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Josè Saramago e Caino: l’arte di essere blasfemi

 

Il premio nobel portoghese torna a parlare di Dio e religione con Caino, una divertita apologia del più famoso condannato della storia.

Alcuni lo chiamano realismo magico, altri satira biblica, altri ancora la liquidano come blasfemia. La prosa dell’ottantottenne Josè Saramago è tra le più originali della letteratura contemporanea, e versatile al punto da poterla utilizzare per filtrare qualsiasi tema: in questo caso, la religione.

In Caino (142 pagine, Feltrinelli), come già aveva fatto vent’anni fa ne Il vangelo secondo Gesù Cristo,  Saramago prende le sacre scritture e le scalda fino a renderle duttili, plasmabili, e in definitiva, un ottimo materiale narrativo. Così può succedere che il cherubino posto a sorvegliare come un buttafuori le porte del Paradiso possa essere corrotto da una languida Eva, l’angelo inviato da Dio per fermare la mano di Abramo possa arrivare in ritardo a causa di problemi con l’ala destra e Caino possa ritrovarsi a essere l’improbabile salvatore di Isacco. Nel romanzo dunque Caino non è solo un fratricida condannato alla colpa eterna, assomiglia di più a un viandante a cavallo della sua mula, un ribelle condannato, da un Dio “malvagio, rancoroso” e incapace di amare gli uomini, ad attraversare momenti leggendari quali la distruzione di Sodoma e la costruzione dell’Arca di Noè.

Non è la prima volta che lo scrittore portoghese si cimenta con un tema religioso. Già nel 1991, con Il vangelo secondo Gesù Cristo, il futuro premio Nobel si era attirato l’odio della chiesa cattolica romana e portoghese, per aver riscritto la storia di Cristo infarcendola di sesso, peccato e sfumature volutamente blasfeme. Come in Caino, il Dio di cui Saramago (dichiaratamente ateo) scriveva nel 1991 era un personaggio crudele e doppio, capace di includere in sè sia il bene che il male e di trattare con il Diavolo come farebbero due leader politici alla tavola di un pranzo formale.

Al tempo le pressioni degli ambienti cattolici avevano convinto l’autore a trasferirsi dal Portogallo all’Isola di Lanzarote, nelle Canarie, dove attualmente vive assieme alla moglie Pilar (che è anche traduttrice ufficiale delle sue opere in spagnolo.) Probabilmente questa volta le critiche saranno meno roventi (non si parla di sesso tra Gesù e Maria Maddalena, solo di un uomo che uccide il fratello dopo una scaramuccia con il padreterno), ma di certo Caino non sfuggirà alla penna rossa del Vaticano che lo includerà sicuramente sullo scaffale dei “libri sconsigliabili”, dove già prendono polvere Dan Brown e altri moderni Giordano Bruno.

http://blog.panorama.it/libri/2010/04/27/jose-saramago-e-caino-larte-di-essere-blasfemi/

Pubblicato il 7/6/2010 alle 16.4 nella rubrica Diario.

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