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Il libro di Saramago, una sfida per noi credenti evangelici

RELIGIONE, EVANGELICI. LUNEDI' LETTERARIO: Il libro di Saramago, una sfida per noi credenti evangelici
07:55:00

2010-02-08 

di Federica Gramiccia, DiRS GBU
 

José Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo,

traduzione di Rita Desti, Einaudi, 2002. pp. 410

 

Anche Gesù scrisse un vangelo?

 

 

«Ci sono momenti, nella vita, che andrebbero fissati, protetti dal tempo, e non solo affidati, per esempio, a questo vangelo o alla pittura o, più recentemente, alla fotografia, al cinema, al video, sarebbe importante che coloro che li hanno vissuti o fatti vivere potessero restare presenti in eterno agli occhi dei posteri e che a noi, oggi, fosse possibile andare fino a Gerusalemme per vedere coi nostri occhi questo ragazzino, Gesù, figlio di Giuseppe, avvolto nella sua povera coperta, mentre fissa le case di Gerusalemme e rende grazie al Signore perché neppure questa volta ha perduto l'anima»

(J. Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo, p. 180)

Il romanzo si apre con lo scenario del piccolo borgo di Nazaret, dove un angelo travestito da mendicante annuncia la futura nascita di Gesù a Giuseppe e Maria. L'indizione, da parte delle autorità romane, di un censimento, induce la coppia a lasciare il villaggio per recarsi a Betlemme, dove vede la luce Gesù in una grotta utilizzata come stalla. Mentre lavora a Gerusalemme Giuseppe viene a conoscenza dell'iniziativa di Erode di inviare a Betlemme un corpo di mercenari perché uccida tutti i bambini al di sotto dei tre anni. Combattuto tra l'istinto di proteggere la propria famiglia e l'impulso di avvertire tutti gli abitanti del villaggio, Giuseppe opera la scelta più egoistica, condannando a morte venticinque bambini del villaggio, e infliggendo a se stesso un incubo ricorrente, che lo perseguiterà ogni notte.La famiglia lascia dunque Betlemme, fa ritorno a Nazaret, e qui passano gli anni, al primogenito si aggiungono altri figli. Quando Gesù ha tredici anni e suo padre trentatré, nel corso di una sanguinosa cattura di ribelli zeloti condotto dai legionari romani nei pressi del villaggio di Sefforis, Giuseppe, corso a controllare un suo vicino di casa, viene catturato e muore in croce. A scoprire il corpo sono Maria, distrutta dalla perdita del marito, e Gesù, al quale si trasmette l'incubo del padre. Una richiesta di chiarimenti alla madre porta Gesù a scoprire la verità sull'eccidio di Betlemme e ad allontanarsi dalla propria casa, venendo meno ai doveri di primogenito. Gesù si reca a Gerusalemme (sulla strada viene assalito e derubato da due briganti), interroga un sacerdote del Tempio circa l'eredità della colpa, si reca poi a Betlemme, dove incontra l'anziana schiava che gli ha fatto da levatrice, Zelomi. Nel deserto, incontra un uomo che si fa chiamare semplicemente Pastore, lo stesso angelo che ha annunciato a Maria la nascita di Gesù. Nonostante la condotta immorale tenuta da Pastore, Gesù trascorre quattro anni con lui, conducendo un enorme gregge, evitando pressoché ogni contatto con la gente. Al compiersi dei quattro anni, Gesù, inviato da Pastore a cercare una pecora smarrita nel deserto, incontra Dio, sottoforma di una colonna di fumo: viene informato del fatto che la sua vita appartiene inesorabilmente a Dio, e suggella con lui un patto grazie al quale, dopo morto, riceverà potere e gloria. L'angelo che si fa chiamare Pastore scaccia Gesù; il ragazzo, appena diciottenne, si incammina verso Nazaret. Lungo il percorso, dovendosi fermare per medicare una ferita che ha preso infezione, Gesù incontra Maria di Magdala, una prostituta che, innamoratasi follemente di lui, rinuncia alla professione per divenire la sua amante e compagna. Dopo otto giorni trascorsi con lei, Gesù fa ritorno a casa, dove, alla rivelazione dell'incontro nel deserto, viene accolto freddamente dalla madre e dai fratelli maggiori. Decide di tornare da Maria di Magdala e parte con lei per la costa del Lago di Tiberiade, dove inizia a compiere prodigi e a stringere amicizia con quelli che poi diventeranno i suoi discepoli e apostoli. Alle nozze di Cana Gesù compie il noto miracolo, tramutando l'acqua in vino. Tornato sulle rive del lago, Gesù ha un altro incontro con Dio, che dura quaranta giorni, e che vede anche la partecipazione del Diavolo, che si scopre essere l'angelo che apriva il racconto, il pastore con cui Gesù ha trascorso gli anni dell'adolescenza nel deserto. Dio spiega a Gesù che ciò che esige è l'acquisizione di una maggior estensione della devozione nei suoi riguardi e il solo modo per ottenerla è sacrificare il proprio figlio, il figlio di Dio, infliggendogli una morte dolorosa e infame, come la crocifissione, per avvicinare gli umili alla fede, in cambio di una generica promessa di una qualche forma vita dopo la morte. Lunga e dolorosa è l'elencazione delle conseguenze che la morte di Gesù porterà: Dio si dilunga nell'esporre martiri e martirii, guerre di religione e punizioni corporali di cui saranno autori e protagonisti i fedeli della religione che nascerà da quella croce, da quel sacrificio. Inizia la predicazione di Gesù, i miracoli e le guarigioni prodigiose; a Betania, villaggio natale di Maria di Magdala, Gesù incontra la sorella della compagna, Marta, e il fratello, Lazzaro. Da qui Gesù e i suoi discepoli si recano al Tempio di Gerusalemme, dove rovesciano i banchi dei cambiavalute e le gabbie che imprigionano le colombe da offrire in sacrificio. Di poco successivo è l'incontro con Giovanni Battista, precursore del Messia. Il romanzo, a questo punto, corre velocemente verso la fine: il Battista viene arrestato da Erode Antipa e fatto decapitare; Lazzaro muore, ma Maria di Magdala sconsiglia Gesù dal resuscitarlo, e questi, obbediente, non tenta di farlo. Proprio a Betania un Gesù disperato, disgustato dalla figura di un Dio insensibile, sanguinario e crudele, ermetico e quasi folle, inscena l'ultimo tentativo di una titanica ribellione, un tentativo che si dimostrerà inutile e vano, e sancirà il trionfo di un Dio carnefice e implacabile.

José de Sousa Saramago nasce ad Azinhaga il 16 novembre del 1922, scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998; definito dal critico letterario statunitense Harold Bloom  "Il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita, un Maestro, uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione".

Le sue posizioni sulla religione e il suo ateismo hanno suscitato notevoli controversie in Portogallo. Dopo la pubblicazione de "Il vangelo secondo Gesù Cristo", le aspre critiche rivoltegli lo hanno indotto a lasciare il paese per vivere alle Canarie. Di nuovo, nel 2009, con l'uscita del suo romanzo "Caino", Saramago si trova a polemizzare con la chiesa cattolica portoghese, criticando la Bibbia e definendo Dio "vendicativo, rancoroso, cattivo, indegno di fiducia".

I punti più controversi, rispetto ai vangeli canonici, sono dunque: la nascita di Gesù, avvenuta da un rapporto carnale tra i suoi genitori («Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio», p.69); la morte di Giuseppe avvenuta per crocifissione, nel suo trentatreesimo anno di vita («Il ragazzino di nome Gesù è inginocchiato davanti al cadavere, piange, vorrebbe toccarlo, ma non osa, arriva però il momento in cui il dolore è più forte del timore della morte, allora abbraccia quel corpo inerte, Padre mio, padre mio, dice, e un altro grido si unisce al suo, Povero Giuseppe, povero marito mio, è Maria che finalmente è arrivata, esausta, aveva cominciato a piangere già da lontano perché fin da quell'istante, vedendo il figlio fermarsi, sapeva ciò che l'aspettava», p.149); l'amore, anche sensuale, di Gesù per la Maddalena («Quei dolci sfioramenti facevano rabbrividire Gesù, le unghie della donna che gli percorrevano la pelle, Non aver paura, disse Maria di Magdala», p.255) intriso di echi tratti dal Cantico dei Cantici («Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, il tuo ombelico è una coppa rotonda, colma di vino profumato, il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli, i tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella...», p.256); la vicinanza tra Dio e Diavolo, figure quasi speculari, complementari l'una all'altra («Signore, Quanto sei noioso, uomo, che altro c'è, Il pastore del gregge, Quale pastore, Quello che sta con me, Ebbene, È un angelo o un demonio, È uno che conosco, Ma, dimmi, è angelo o demonio, Te l'ho già detto, per Dio non c'è né avanti né dietro, sta' bene», p.240); la figura di Dio, tratteggiata come autoritaria, vendicativa, crudele, spesso mossa da intenzioni nascoste e insensate («Signore, dimmi, Zitto, non domandare altro, l'ora arriverà, né prima né dopo, e allora saprai che cosa voglio da te, Udirti, mio Signore, significa obbedire, ma voglio farti ancora una domanda, Non mi infastidire.. », p.239); la razionalizzazione degli eventi soprannaturali: le apparizioni di angeli e i miracoli vengono ricondotti alla quotidianità, alla sfera della possibilità, in un qualche modo sono banalizzati, quando non del tutto ignorati.

Cinematograficamente questo romanzo può essere accostato alla pellicola L'ultima tentazione di Cristo (Martin Scorsese, USA 1988), film aspramente criticato dal clero cattolico, in cui ci viene presentato un Gesù essenzialmente umano che vive il suo rapporto con Dio come persecutorio, un Gesù che vorrebbe vivere come gli altri, avere una famiglia, un Gesù che non comprende il suo percorso messianico. Nel film di Scorsese, Cristo, rappresentato dal volto ambiguo e inquietante di Willem Defoe, è innanzitutto un uomo: un uomo pieno di dubbi, pieno di paure, disorientato da voci e apparizioni, segnali di un soprannaturale indefinibile che gli indica la strada, sì, ma solo un poco alla volta, senza rivelargli mai la verità e il proprio destino fino in fondo. «Vuoi sapere chi è il mio dio? È la paura» afferma Cristo. Paura di essere davvero il Messia e non sapere che cosa fare, paura di dover parlare agli uomini e di rispondere alle loro domande con le parole di Dio, paura di dire le cose sbagliate o, peggio, di dire le cose giuste, e, in ultimo, paura di dover soffrire per tutto questo. Questo Gesù quindi chiede aiuto a chiunque per ricevere sostegno nel compiere il proprio destino: chiede perdono e conforto alla Maddalena, consigli a Giovanni Battista e agli uomini del deserto, protezione a Giuda e forza a Dio: infatti essere il Figlio di Dio significa non essere risparmiato né dalla sofferenza più atroce, la crocifissione, né dalla morte. Dover essere il Messia, portare la speranza fra gli uomini, è un compito gravoso, terribile, sovrumano. L'ultima tentazione di Cristo, e forse l'unica vera tentazione di Cristo, si consuma proprio sulla croce ed è il sogno di una vita da uomo, lontano dalla sofferenza, dalle paure, dall'attenzione della gente; una vita semplice, fatta di amore, famiglia, figli e finalmente libera da quel pesante giogo che lo ha accompagnato per tutta la vita: «Non sei il Messia» gli sussurra l'angelo custode che lo accompagna lontano dalla croce verso la sua nuova vita. Questo vuole il Cristo di Scorsese: essere liberato da questo peso e non avere più un dovere divino da compiere. Questo vuole il Cristo di Saramago. Questo non vuole il Cristo dei vangeli canonici, un Cristo che morendo sulla croce sussurrò "tutto è compiuto" (Giovanni 19.30).

Questo romanzo rappresenta una sfida per noi credenti evangelici. Negli ultimi decenni sentiamo ormai parlare di strane nuove teorie su Gesù: un mese sì uno no qualche editore se ne viene fuori con un bestseller dichiarando che Gesù era un guru New Age, un frammassone egiziano o un rivoluzionario hippy. All'interno del grande calderone noto come Third Quest un vasto fronte ha proposto l'interpretazione di un Gesù privo di qualsiasi dimensione propriamente escatologica. Tutto questo, anche se ci scandalizza (o ci ferisce) come cristiani, non ci deve però spaventare; dovrebbe semmai essere uno stimolo per equipaggiarci degli strumenti necessari per rispondere a questi attacchi. Accogliamo la sfida di presentare al mondo un Dio pieno d'amore che ha mandato suo figlio a morire sulla croce per noi, anche partendo dall'idea di un dio cinico e distante come quello di Saramago.

Federica Gramiccia, laurea in Comunicazione nella società della globalizzazione; specializzazione in Scienze delle Religioni (Tesi: L'immagine di Cristo nella cinematografia del secondo novecento), è responsabile dell'Ufficio Stampa dei Gruppi Biblici Universitari e collaboratrice con il gruppo GBU di Roma.

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA
Per chiarezza ricordiamo che nel romanzo  ultrablasfemo 
"Il Vangelo secondo Gesù " di J.Saramago,
fra tante bestemmie ed assurdità, vediamo che Gesù è un grandissimo
peccatore, convive e fa sesso con una  prostituta, la solita Maddalena,
il suo amico e maestro è un pastore, il quale in realtà è il demonio in persona.
    Questo Gesù si ribbella a Dio, il quale è molto crudele, nonostante questo,
Gesù è figlio di Dio, fa miracoli e muore in croce come vuole il Padre.
Queste sono fantasie da malati di mente, poiché il Santo non può essere
contemporaneamente un dannato, ed il figlio di Dio non può essere  nello stesso tempo un
peccatore,  e discepolo di Satana.
Di un Gesù così ne facciamo volentieri a meno, non ci serve, è spazzatura,
comunque questo Gesù è inventato dall'ateo Saramago, e noi possiamo stare tranquilli,
perché il nostro Gesù è solo quello vero del Nuovo Testamento, Santissimo,Purissimo,
Dio incarnato, e Salvatore del mondo.
 
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Pubblicato il 7/6/2010 alle 15.42 nella rubrica Diario.

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