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Don Rock prete-papĂ 

Don Rock prete-papà
La Curia di Padova apre un'inchiesta

 
 
Don Paolo Spoladore finisce in un fascicolo della Curia vescovile. Al centro, più che la presunta paternità, la sua predicazione così originale ai corsi di meditazione di Santa Maria di Sala. Dopo le accuse di una donna, ecco quelle dei genitori di un giovane cuoco, sposato e con figli
PADOVA. Don Paolo Spoladore nella lente d’ingrandimento della curia vescovile per la sua attività pastorale. La prossima settimana si dovrebbe aprire nei suoi confronti una «indagine previa», ossia esplorativa, prevista dal diritto canonico. L’inchiesta interna dovrebbe riguardare non solo la sua presunta paternità dovuta dalla relazione con l’allora quarantenne Pimpy ma anche il «verbo» fuori dagli schemi da lui predicato nei corsi di meditazione a Santa Maria di Sala, soprattutto in riferimento alla malattia, ai sistemi alternativi per curarla e ai rapporti conflittuali tra figli e genitori inculcati con forza persuasiva agli adepti.

Una dottrina comportamentale che si rifà a Gerlald Jamplsky che nel libro «Lasciar andare la paura» invita a vivere l’amore in tutte le sue manifestazioni. Come del resto suggerisce Spoladore alias «Don Rock» nel suo volume «Non abbiate paura», nato dalla raccolta di foglietti scritti ogni domenica dai suoi fedelissimi discepoli quando, a centinaia, si recavano nella chiesa di San Lazzaro per assistere alla sua messa cantata delle 11. E da quella parrocchia il «Donpa» non venne rimosso per deviazioni sul vangelo bensì spostato ad altri incarichi meno appariscenti, dal momento che a quella comunità servivano riferimenti pastorali più semplici e tradizionali.

Adesso, sotto l’ondata mediatica di questa storia di paternità contrastata, si coglie il disagio delle autorità ecclesiastiche da tempo informate sulle sue «deviazioni» rispetto all’ortodossia ufficiale. «C’è dolore, sorpresa e sconcerto nella Chiesa di Padova per le notizie apparse negli ultimi giorni sulla stampa locale. Notizie che coinvolgono un prete diocesano molto noto: don Paolo Spoladore» esordisce una nota dell’Ufficio stampa diocesano. Seguono le argomentazioni sul punto: «Queste notizie addolorano per la risonanza, ma soprattutto per le conseguenze che comportano tra i presbiteri, i laici, le comunità cristiane. A questo proposito i superiori di don Spoladore assicurano che stanno seguendo con attenzione l’evolversi della vicenda, nella volontà di giungere alla verità dei fatti. In questo tempo di forte Quaresima - tempo di attesa e riflessione - la nostra chiesa locale si sente maggiormente interpellata dallo Spirito anche attraverso questi accadimenti per i quali chiede un supplemento di preghiera al Signore perché possa illuminare i cuori e, nella ricerca della verità, aiutare la maturazione di tutte le persone con le quali, seguendo gli insegnamenti della Gaudium et Spes. La Chiesa si sente di condividere le gioie e i dolori, le fatiche e le speranze».

Oggi intanto «Donpa» continuerà, in via Leonordo da Vinci 13 di Santa Maria di Sala, il suo consueto corso di meditazione da guru. Ieri si sono presentati al nostro giornale i genitori (abitano in provincia di Treviso) di un insegnante-cuoco della Bassa Padovana accanito seguace del sacerdote cantautore, comunicatore e guaritore. «Don Paolo lo ha plagiato, inculcandogli idee strane. L’h a convinto che la causa dei suoi mali siamo noi. Così possiamo vedere lui, sua moglie e i suoi due bambini solo un paio di volte all’anno. Per non parlare delle idee sulla malattia, sulle abolite medicine e sul parto. Seguendo i consigli del «Donpa», nostra nuora ha partorito il secondo figlio in casa da sola, senza assistenza, senza un’ostetrica, senza nessuno ad aiutarla in caso di necessità. Siamo molto preoccupati da questa brutta china» avverte Oreste, il padre del giovane. E racconta d’aver bussato a tutte le porte. «Il 6 ottobre 2008 mi sono recato in Curia parlando quattr’occhi con don Luciano Barin. Gli ho lasciato i miei dati per essere avvertito in caso di sviluppi. In un anno, nessuna telefonata. Così venerdì 9 gennaio 2009 ho bussato alla porta del vicario vescovile esponendogli la situazione. Ha detto che su don Paolo Spoladore erano al corrente di tutto. Come se non bastasse, ho anche scritto due volte a “Famiglia Cristiana” senza ricevere risposta. E mi sono perfino rivolto all’associazione anti-sette di Ancona, chiedendo un aiuto perché il rapporto con nostro figlio ritornasse quello di un tempo».
 
Sui metodi curativi proposti da «Donpa» interviene un’altra ex adepta che non solo aveva partecipato ai corsi di meditazione ma che, nel 2003, si era pure prenotata per essere ricevuta in canonica di San Lazzaro da Spoladore nella veste di guaritore, per le visite riservate a casi di malattia gravi. «Ai malati di tumore consigliava di sospendere la chemioterapia. E sapete cosa proponeva alle donne che avevano un aborto? Di sedersi per due ore sulla sabbia calda, così da purificare il feto. Altrimenti in caso di un altro parto, il figlio sarebbe predisposto al suicidio. Colpa della madre. Colpa del padre. Sono loro il male oscuro da evitare».
(05 marzo 2010)
 
 
 

Padre Rock è papà? Il caso in tribunale
Un'altra donna: "Più che prete è santone"

Si annuncia una battaglia legale sulla presunta relazione tra l’ex parroco di San Lazzaro, don Paolo Spoladore, e la psicologa Pimpy, che si è già rivolta a un'avvocato. Un'ex seguace del sacerdote lo accusa per i metodi usati con i fedeli
PADOVA. Finita la guerra mediatica su forum di Campiglia.it, momentaneamente chiuso, si preannuncia una battaglia legale altrettanto serrata sulla presunta relazione d’amorosi sensi intercorsa tra l’ex parroco di San Lazzaro, don Paolo Spoladore, noto come Don Rock, e la bella psicologa Pimpy, con la nascita di un bimbo che ora ha circa otto anni. Una storia che a breve finirà in tribunale. La madre del minore, assistita dall’avvocatessa Maria Pia Rizzo, sta già raccogliendo una serie di riscontri probatori.

FALSE GENERALITÀ Per quanto concerne invece il test del Dna che accerterebbe la paternità di don Spoladore, si sono appresi ulteriori particolari. Quella comparazione genetica, pur se esaustiva a livello clinico, non ha valore legale. Da sola non basta a comprovare la paternità in sede giudiziaria, mancando dei requisiti di legge. Rappresenta tuttavia uno degli elementi di prova, dal momento che emerge una circostanza che potrebbe giocare a favore di Pimpy: anche se le generalità fornite dalla persona che si è sottoposta al test risultano false, la data di nascita corrisponde però a quella del «Donpa».

«DONPA» DAL VESCOVO. Intanto martedì pomeriggio la madre del minore, ricevuta da un alto prelato della Curia vescovile, ha esibito la fotocopia del discusso test del Dna a cui si sarebbe sottoposto don Paolo sotto sembianze diverse, nonché alcune foto del bambino che evidenzierebbe tratti somatici simili al padre. Ma «Donpa», convocato dal vescovo Antonio Mattiazzo lunedì scorso, avrebbe negato ogni «congiunzione» con quella donna (ora quarantanovenne) conosciuta durante i corsi di formazione di autostima tenuti dallo stesso sacerdote. Davanti a quel suo diniego totale, le autorità diocesane preferiscono muoversi con cautela, in attesa degli eventi. Però esiste il pericolo che, scavando sui retroscena di questo feuilleton, vengano a galla altre storie sul sacerdote-musicista-scrittore fuori dagli schemi.

PARLA UN’EX ADEPTA. Per capirne di più sulla complessa personalità del sacerdote cantautore che riempiva ogni domenica la chiesa di San Lazzaro con diverse centinaia di fedeli alla messa «cantata» delle 11, abbiamo raccolto la sofferta testimonianza di Marina (nome di fantasia), una sua ex adepta che nel 2003 partecipò al corso di formazione promosso da «Donpa» a Vigonza e la cui iscrizione costa oggi 280 euro. «All’inizio eravamo un centinaio di persone. Fin dall’inizio don Paolo fu perentorio: spiegò che alcuni di noi avrebbero abbandonato il corso anzitempo, mentre altri si sarebbero messi a piangere nel vedersi contestare il loro operato nei confronti dei figli. E così avvenne. Per lui la colpa è sempre dei genitori, anche quando i ragazzi si ammalano. E la medicina resta soltanto l’ultima spiaggia, come ha cercato di far credere a una ragazza di 25 anni affetta da neoplasia. Le disse che per guarire doveva leggere una preghiera dove perdonava i genitori per il male che le avevano procurato. Più che un sacerdote lo reputo un santone».

IN CANONICA. La nostra interlocutrice riferisce d’ aver acquistato tre libri scritti da don Spoladore: «Non abbiate paura», «Tutti ti cercano» e «Come luce che sorge». Ma spiega che gli adepti potevano comprare anche candele o altri gadget in bella mostra all’ingresso della sala-conferenze. E svela un altro retroscena. «Don Paolo non teneva solo corsi di formazione. Su appuntamento, riceveva gli adepti in canonica a San Lazzaro. Erano per lo più suoi seguaci, invasati a tal punto da vederlo come un semidio. Conosco amici ed amiche che si sono talmente assimilati nel personaggio che usano le sue stesse frasi e assumono i suoi atteggiamenti. Un giorno la curia gli vietò quelle pratiche, essendo al corrente di ciò che argomentava e faceva. Allora telefonò alle persone in lista. I rendez vous vennero cancellati». Nel libro «Vita da via», don Spoladore tratteggia il suo religioso sentire. «Se il movimento della vita si ferma per qualsiasi motivo, in qualche modo inizia da qualche parte necrosi e morte. E’ la rabbia che ferma, è il perdono che muove».
(04 marzo 2010)
 
 
 

Il caso di Padre Rock papà
Il popolo del web difende "Donpa"

E' stato sospeso il forum on-line dove una cinquantenne padovana ha accusato don Paolo Spoladore di essere il padre del suo bambino di otto anni. Molti messaggi nell’ultimo giorno accusavano la donna per i suoi attacchi. E lei vuole rivolgersi ai legali
PADOVA. «Donpa» Spoladore continua a non parlare della sua paternità. Meglio tacere che lasciarsi magari sfuggire qualche parola di troppo. E da ieri non è più attivo il forum di wwwcampiglia.it dove Pimpy, l’ex amata, aveva lanciato le sue prime esternazioni riferendo che il sacerdote rockstar si era sottoposto al test del Dna, risultato compatibile con quello del suo bambino di 7 anni e mezzo. «Per qualche giorno il forum non sarà accessibile. Mi spiace chiudere anche a chi non scrive di don Paolo, ma sono costretto a farlo» puntualizza il webmaster Enrico.

Il tam-tam sussurrato nel forum di Campiglia.it in queste settimane sul conto di «Donpa» per via di un suo «figlio clandestino», ha costretto Pimpy ad uscire allo scoperto con alcune rivelazioni decisive su una vicenda che avrebbe invece dovuto rimanere segreta. Essendo un’assidua e attiva visitatrice di questo sito internet, era rimasta esterrefatta nel sentir raccontare una storia distorta su questa sua privatissima vicenda di ragazza-madre. Ha allora deciso di uscire allo scoperto dando la versione esatta dei fatti, soprattutto in riferimento al test genetico e al comportamento di don Spoladore che si sarebbe disinteressato del bambino. Adesso è divenuta furiosa davanti alle dure (e per lei ingiuste) posizioni assunte da numerosi adepti nei suoi confronti. «Pimpy, sei dispiaciuta per tuo figlio, ma accusare suo padre, sputtanandolo non è che migliori lo stato delle cose. Facevi meglio risolvere la questione senza coinvolgere tanta gente. E poi sapevi benissimo che procreare un figlio con un prete (storia comunque secondo me inventata) portava a future difficoltà. Quello che semini, raccoglierai» scrive Vinny sul forum del 25 febbraio. «Bisogna accettare gli eventi e smettere di parlare. Qualsiasi cosa (Donpa) abbia fatto o non fatto, è la sua vita. Non spetta a nessuno di noi giudicare le sue scelte» avverte Elena.

Pimpy non ha gradito questa alzata generale di scudi a favore del presunto padre di suo figlio. Di qui la decisione di rivolgersi all’ avvocatessa Maria Pia Rizzo perché si faccia finalmente chiarezza sull’intera vicenda e che «Donpa» si assuma tutte le responsabilità del caso. Un invito alla chiarezza arriva anche dalla stessa Curia vescovile, inquieta per quel suo sacerdote-imbonitore in grado di fare presa su migliaia di ragazzi e ragazze con la sua «musica del cuore».
(01 marzo 2010)
 
 

Padre Rock è anche papà?
Settimana decisiva tra Pimpy e la Curia

Giorni importanti per capire gli sviluppi del caso della presunta paternità di don Paolo Spoladore, ex parroco di San Lazzaro a Padova. La donna che lo indica come padre di suo figlio sta raccogliendo testimonianze prima di presentare denuncia. E prosegue anche l'inchiesta della Curia vescovile sull'operato del sacerdote
 
PADOVA. Questa è una settimana decisiva per capire gli sviluppi del caso relativo alla presunta paternità di don Paolo Spoladore, molto noto come Padre Rock per via delle sue canzoni e dell'attività discografica, gran comunicatore ed ex parroco di San Lazzaro.

Secondo Pimpy, la cinquantenne che si presenta come la sua ex compagna e che è madre di un bambino di circa otto anni, sarebbe lui il papà naturale. Lo dimostrerebbe il test del Dna a cui il sacerdote si sarebbe sottoposto sotto falso nome. Quali le prossime mosse di Pimpy, che è assistita dall’avvocatessa Maria Pia Rizzo? Prima di portare la questione in ambito giudiziario, come ha annunciato, la donna sta raccogliendo altre testimonianze.

Intanto la Curia vescovile ha aperto «un’inchiesta previa» per valutare la condotta pastorale di Donpa - altro soprannome con cui è noto il sacerdote al centro del caso - anche in riferimento ai suoi discussi corsi di formazione. Per accedere a quello che si tiene a Santa Maria di Sala, al quale partecipano cento iscritti, si pagano 240 euro.

Da un lato centinaia di fedeli seguaci di Padre Rock ne esaltano il carisma, dall’altro fioccano censure sul suo operato. In particolare sul suo insegnamento in merito ai rapporti tra genitori e figli. E’ arrivato, per esempio, l’appello disperato di un genitore: suo figlio vuole «vendere tutto e andare via per sempre».
(08 marzo 2010)
 
 

Padre Rock, un business da 770 mila euro
Corsi super-blindati con cento iscritti

C'è un body-guard all’ingresso dell'aula a Santa Maria di Sala dove don Paolo Spoladore, noto come Padre Rock, il sacerdote che una cinquantenne padovana indica come il padre di suo figlio e altri definiscono "un santone", tiene il suo corso di formazione. “Entrano solo gli iscritti”, dice. Dentro ci sono cento persone che hanno versato 240 euro a testa. Nel 2008 il bilancio della società Usiogope, che gestisce i corsi, ma anche dischi e libri di Padre Rock aveva un bilancio di 900 mila euro, con ricavi per 770
 
PADOVA. Un body-guard erculeo, vestito casual con jeans, scarpe da tennis e cappotto elegante a fungere da voluto contrasto. Controlla e ricontrolla tutto impettito l’elenco degli iscritti per evitare spiacevoli intrusioni. L’ordine è perentorio: ingresso vietato per i non addetti ai lavori al corso di formazione base indetto da don Paolo Spoladore a Santa Maria di Sala, in via Leonardo da Vinci 13. Una zona decentrata del paese, in una grande sala attigua al negozio «La Bomboniera».

CENTO ISCRITTI. Arriviamo di primo pomeriggio, quando quasi tutti gli adepti sono già entrati in sala, dopo aver riempito i tavoli del bar sottostante per la pausa-pranzo. Ieri hanno ascoltato le meditazioni del «Donpa» dalle 9 alle 12,30. Le lezioni postprandiali durano dalle 14,30 alle 18,30. Chiediamo al body-guard di parlare con don Sploladore. Ci fissa abbozzando un sornionesco sorriso di circostanza. «Mi dispiace, qui entrano solo gli iscritti. E poi don Paolo ha già iniziato il corso...» avverte chiudendoci in faccia la doppia porta blindata della sede di Usiogope, come si legge all’ingresso.

GROSSI INTROITI. Ma ecco un’iscritta ritardataria. Arriva a passo svelto, per recuperare il tempo perduto. Gli chiediamo del corso. «Stamattina don Paolo e il dottor Raffaele Migliorini hanno disquisito sulle funzioni del cervello. Ho trovato queste nozioni interessanti ed esaustive. Poi si vedrà» puntualizza. E alla domanda se il «Donpa» ha accennato al suo caso personale, diventa tagliente: «Non ho pagato 240 euro per ascoltare vicende che non mi riguardano». Questo corso-base dura tre giorni: venerdì, sabato e domenica. Attualmente ci sono un centinaio di iscritti, con un incasso di circa 24 mila euro. E poiché il corso viene ripetuto ai primi di ogni mese, l’introito annuo s’aggira sui 280 mila euro. Senza contare l’indotto di libri, dischi e gadget acquistati dagli adepti. Ma siamo solo al primo scalino iniziatico.

QUATTRO LIVELLI
. A chi interessa approfondire il verbo» di «Don Rock» sono pronte altre quattro meditazioni sempre più complesse: realtà e illusione, malattia, meditazione, frequenza madre sul cordone ombelicale. Siamo alla quadratura del cerchio del filosofema esistenzial-religioso di don Spoladore e dei suoi più stretti collaboratori, mutuato dal pensatore americano Gerald Jampolsky ed imperniato su un vissuto dinamico inteso come «liberazione in modo sereno e vitale dei cordoni ombelicali mai interrotti». L’allusione allo strappo dai genitori appare evidente. Non a caso il padre di un discepolo di «Donpa» si è rivolto a noi con accenti accorati. «Ho saputo che mio figlio sta addirittura per vendere la casa. Ma non riesco a trovarlo, a comunicare con lui. Eppure è sposato e padre di due bambini. Gli ha dato di volta il cervello».

Nel 2008 il bilancio della società Usiogope (che gestisce non solo i corsi di formazione ma anche l’attività canora e libraria di don Spladore) risultava di 900 mila euro, con ricavi dell’attività di 770 mila euro. Un fatturato ragguardevole, a riprova della notorietà in ambito veneto raggiunta da questo sacerdote-cantautore e concertista rock ma nel contempo anche scrittore, pensatore e guru.

Torniamo a Santa Maria di Sala alle 18,30, all’uscita dal corso degli adepti. Una constatazione sorge spontanea: molte più donne che uomini. Di ogni età e professione. Alla vista del fotografo, si coprono istintivamente il volto, anche se non hanno niente di cui vergognarsi. Alcune sgattaiolano via a testa bassa sibilando un «non possiamo dire nulla» in odore d’indottrinamento. Non rispondono nemmeno alle domande più banali, come un giudizio generale sul corso. Ad altre riusciamo invece ad estorcere qualche battuta. «Per saperne di più fate come me, iscrivetevi» suggerisce una che si qualifica come giornalista. Un’altra avverte che «i temi trattati sono così complessi e particolari che non si possono raccontare».

TUTTO SUL CERVELLO. Ma una ragazza dal fare disinvolto ha la bontà di spiegarci l’orientamento formativo emerso in questa prima giornata di lezione. «Il dottor Raffaele ha parlato delle funzioni celebrali sotto il profilo fisiologico, mentre don Paolo ha trattato la questione dal versante psicologico» puntualizza. Psiche e tecne, come asserivano gli antichi filosofi greci. Ad un’altra ragazza chiediamo invece cosa l’ha spinta ad avvicinarsi a don Paolo. «Essendo attualmente senza lavoro e incuriosita da questo sacerdote così carismatico, ho raccolto l’i nvito di alcuni amici e mi sono iscritta. Spero che la mia curiosità sia ripagata da un arricchimento interiore». Tentiamo per l’ultima volta di avvicinare il «Donpa». La sua segretaria factotum e il suo angelo custode ci sbarrano il passo. «Non vuole parlare con nessuno, capito?».
(06 marzo 2010)
 
 
 

Pubblicato il 2/4/2010 alle 14.34 nella rubrica Diario.

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