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Cresce l’interesse per gli atei svizzeri

 

Cresce l’interesse per gli atei svizzeri
 
 

Fenomeno passeggero o destinato a durare?
 
(Jacques Mouriquand) Prima c’è stata la vicenda degli autobus di Londra sui quali è stata lanciata una campagna pubblicitaria a favore dell’ateismo. Poi c’è stata l’irritazione che ha fatto seguito alla decisione di Benedetto XVI di aprire ai cattolici ultraconservatori di Lefebvre. Entrambi i casi hanno attirato, anche in Svizzera, l’attenzione su chi critica le religioni e si proclama ateo. L’Associazione svizzera del libero pensiero ha lanciato una campagna di raccolta fondi per finanziare un’azione pubblicitaria simile a quella svolta a Londra e in altre città europee. E dopo la riammissione nella chiesa cattolica romana dei vescovi del movimento di Ecône, i liberi pensatori svizzeri hanno registrato un rinnovato interesse nei loro confronti. «Il nostro sito internet ha messo a disposizione dei formulari mediante i quali chiedere di essere stralciati dai registri degli appartenenti alla chiesa», ha detto Reta Caspar, segretaria generale dell’Associazione svizzera del libero pensiero. «Naturalmente non posso sapere se chi ha scaricato il formulario abbia effettivamente deciso di lasciare la chiesa, ma mai prima d’ora avevamo registrato tanti contatti».
 
Atei e indifferenti
Impossibile trasformare, da un giorno all’altro, dei credenti delusi e arrabbiati in atei convinti. Tra l’affievolirsi della fede, l’indebolimento dei legami con le istituzioni e il passaggio all’ateismo, il cammino è lungo. Il sociologo Roland Campiche, commentando nel 2004 la seconda edizione del suo studio «Croire en Suisse», ha sottolineato questo aspetto affermando che «gli atei puri e duri sono una specie rara, in Svizzera».
In base ai dati dell’ultimo censimento federale, oltre l’11% della popolazione svizzera dichiara di non avere alcuna appartenenza religiosa. E il successo commerciale, nel nostro Paese, delle opere di filosofi dichiaratamente atei come Michel Onfray, André Comte-Sponville, Piergiorgio Odifreddi o Richard Dawkins, è un indizio che suggerisce un movimento significativo. O forse semplicemente il ritorno in primo piano di correnti da sempre presenti.
 
Temi ricorrenti
I temi cari ai liberi pensatori sono quelli relativi all’insegnamento religioso nelle scuole (in Ticino i liberi pensatori sostengono la necessità di escludere l’insegnamento confessionale della religione nella scuola, n.d.t.) e della separazione tra Stato e Chiesa. In Svizzera l’Associazione del libero pensiero contesta il meccanismo dell’imposta ecclesiastica, combatte contro l’iniziativa per il divieto di costruzione di minareti e ha sostenuto recentemente la costituzione di un’associazione di ex-musulmani. E si preoccupa per l’affiorare, in alcuni ambienti, di opinioni creazioniste. Più in generale, i liberi pensatori lamentano un’eccessiva presenza, sulla scena pubblica, del religioso.
 
Libero pensiero
L’ondata di indignazione che ha prodotto migliaia di messaggi inviati alle organizzazioni atee per chiedere loro di agire con maggiore determinazione si tradurrà in un vasto movimento di adesione a una visione atea del mondo? Reta Caspar afferma che l’Associazione svizzera dei liberi pensatori ha un pubblico maturo, che non utilizza internet, riceve la rivista e partecipa agli incontri, e un pubblico di giovani, entusiasti ma sfuggenti, collegati via internet, che non partecipano a nessuna manifestazione.
«Io ho l’impressione», conclude Caspar, «che molti di quelli che abbandonano le chiese non vadano a finire da nessuna parte. Se ne vanno, e basta» (Jacques Mouriquand, ProtestInfo, trad.it. Paolo Tognina) 
 
 
http://www.voce-evangelica.ch/index.cfm?method=articoli.main&id=9226
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 10/4/2009 alle 3.51 nella rubrica Diario.

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