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CULTURA
7 giugno 2010
La Sindone fra genio ed amore
A proposito di domande e dubbi sul telo sindonico

La Sindone fra genio ed amore

por Giuliano Guzzo
 
“la Sindone è un documento sconvolgente: se è autentica, è frutto di un amore sovrumano; se non è autentica, è frutto di un genio sovrumano”. Riportiamo dal sito "Libertà e persona" questo interessante articolo in risposta ad alcune ricerche scientifiche sul telo sindonico.
 

L’ateismo, osservava Mathieu Delarue, non è una conclusione, bensì un punto di partenza. Ed è vero: molto spesso l’ateo aborrisce le grandi domande – che lo indurrebbero, in poco tempo, a comprendere quanto sia illogico negare Dio – mentre predilige le risposte iniziali, brevi ed immediate. E quando qualcosa osa minacciare il suo pensiero, rigidamente schematico, l’ateo non sa darsi pace: vuole assolutamente dimostrare che quel “qualcosa” è falso e illusorio.

Un curioso e recente esempio dell’infaticabile interesse di certi atei a dissacrare – anche umiliando la stessa ragione cui dicono di rifarsi – tutto ciò che potrebbe indurli a ripensare i propri pre-giudizi è la Sindone, “la più misteriosa reliquia in nostro possesso” per dirla con Valerio Massimo Manfredi. Quel telo – studiando il quale più di qualche scienziato ha trovato la fede – per anni ha rappresentato agli occhi di molti non credenti un interrogativo troppo ingombrante, da rimuovere ed evitare. Tuttavia, negli ultimi decenni, com’è noto, gli atei hanno avuto una parziale rivincita sul celebre sudario: la datazione medievale della Sindone, effettuata nel 1988.

Poco importa che 250 dei 300 studi scientifici sulla Sindone – che la rendono, fra l’altro, l’oggetto più esaminato della storia – depongano a favore della sua autenticità e poco importa che Michael S. Tite, uno degli esaminatori dell’88, abbia dichiarato in anticipo di essere assolutamente certo – alla faccia dell’imparzialità degli scienziati – che la Sindone non fosse autentica, la datazione al Carbonio 14 del 1988 per lo scettico non credente non si tocca: è sacra. E pensare che lo stesso Christopher Bronk Ramsey, direttore del laboratorio di Oxford, uno dei tre dove fu esaminato il sudario nell’88, ha recentemente riconosciuto che “chiunque abbia lavorato in questo settore, scienziati esperti di radiocarbonio ed altri esperti, debbano dare uno sguardo critico alle prove che hanno prodotto”.

A molti scettici le parole di Ramsey non fanno né caldo né freddo. E così l’articolo di “Nature” che già nell’89 mise in luce gli errori statistici del carbonio 14, gli studi del fisico Harry Gove, il padre della moderna datazione radiocarbonica – che in un lavoro pubblicato su “Nuclear Instruments and Methods in Physics Research” ammette che la presenza di funghi e batteri può aver contaminato il campione sindonico che fu datato -, e quelli del chimico Raymond Rogers, che su “Thermochimica Acta” ha dimostrato che nel campione datato c’era un rammendo invisibile che, di fatto, rende inattendibili gli esami dell’88.

Ma siccome gli scettici sono tutt’altro che sprovveduti, e hanno capito, anche se è impossibile per loro ammetterlo, che la datazione medievale della Sindone, in sé, fa acqua da tutte le parti, da qualche anno si sono rimessi all’opera con rinnovata grinta e una grandiosa ambizione: riprodurre il telo, realizzando così la definitiva e inappellabile confutazione della reliquia tanto cara ai cristiani, i quali – è bene precisarlo – non fondano la fede su di essa, anche se, indubbiamente, rappresenta se non una prova quanto meno un suggestivo indizio della risurrezione di Cristo. L’annuncio della presunta ri-produzione della Sindone è stato dato lo scorso 5 ottobre, quando il quotidiano “La Repubblica” ha dedicato un’intera pagina proprio a questo scoop:”Per la prima volta la Sindone è stata riprodotta in ogni singolo dettaglio”(La Repubblica, 5/10/09, p.31) erano le parole dell’autore dell’opera, il chimico Luigi Garlaschelli, docente di chimica organica all’Università di Pavia nonché membro del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale.

Non fu da meno il quotidiano torinese “La Stampa”, che diede ampio risalto all’impresa:”Un telo di lino, un professore di chimica e un po’ di tecnologia colorata. Ecco una Sindone nuova di zecca, a grandezza naturale, del tutto simile a quella custodita a Torino” (La Stampa, 5/10/09). Anche “Focus Storia” di questo mese ha raccontano con entusiasmo manifesto il lavoro di Garlaschelli: “Il risultato è molto somigliante all’originale: un’immagine tenute, sfumata […] tutte caratteristiche che si dicevano irriproducibili, ottenute invece in un colpo solo” (Focus Storia n. 42, aprile 2010, p.17). Nota bene: l’autore dell’articolo di “Focus Storia” è Massimo Polidoro, co-fondatore, insieme a Piero Angela, Margherita Hack e Silvio Garattini, proprio del Cicap, il comitato cui aderisce Garlaschelli. Nessun dubbio, dunque, sulla sincerità delle sue lodi alle gesta del socio.

Ma torniamo alla copia della Sindone. Prima di verificare l’attendibilità dell’esperimento di Garlaschelli – finanziato, guarda caso, dall’UAAR: Unione degli atei e agnostici razionalisti -, dobbiamo precisare subito un “particolare”: se da un lato non possiamo escludere che il chimico, come afferma, abbia studiato con maniacale attenzione tutti i 300 studi eseguiti sulla Sindone, dall’altro è bene sottolineare – sempre rifacendoci a quanto dice lui stesso – che non ha mai avuto modo di analizzare in prima persona il sudario che ha poi voluto riprodurre: si è attenuto a delle semplici fotografie. Può apparire una sottolineatura polemica, invece non lo è affatto; va piuttosto considerata una precisazione doverosa, dato che sono davvero in tanti a considerare il manufatto di Garlaschelli non soltanto poco serio sperimentalmente, ma persino ridicolo.

Colpisce in particolare l’ostinazione con la quale l’autore della copia della Sindone abbia finora sottratto il suo manufatto ad analisi come la profondità submicrotetica della colorazione del suo telo: come mai tanta ritrosia? Sui “colori” utilizzati da Garlaschelli – strano ma vero – persino i seguaci dell’UAAR hanno espresso perplessità; consultando il blog più anticlericale d’Italia è possibile infatti apprendere della delusione di più di qualche ateo sulla metodologia sperimentale adottata dal chimico del Cicap: “Leggo che Garlaschelli ha usato dell’ocra. Eppure la presenza di sangue sul telo sembra sia indubbia. Perchè non ha usato il sangue di qualche animale?. Del resto, anche Giulio Fanti, docente di Misure Meccaniche e Termiche all’Università di Padova ha chiesto addirittura davanti alle telecamere di “Porta a Porta” di poter analizzare il manufatto del Cicap: niente da fare. Paradossalmente, proprio quelli del Cicap – che tanto amanocontrollare le affermazioni sul paranormale - si rifiutano di sottoporre a verifiche le loro . E pensare che sarebbe davvero interessante vedere se l’immagine del manufatto di Garlaschelli è come quella della Sindone vera, che ha già mostrato resistenza a ben 25 solventi da laboratorio.

Tornando alla presenza del sangue – stranamente messa in discussione da Massimo Polidoro – meritano di essere sottolineati i numerosi studi che, negli ultimi decenni, l’hanno provata. Pensiamo al test positivo dell’emocromo, della bilirubina, della cianoemoglobina, dell’albumina e alla dimostrazione dell’esistenza di proteine (Esame di Heller ed Adler, 1978), oppure alla verifica della fibrinolisi interrotta dopo 36-40 ore (Esame di Brillante – Baima Bollone, 1982). Insomma, l’uomo della Sindone è stato indubbiamente torturato. Ragion per cui, chi sostiene l’autenticità della datazione medievale del celebre sudario deve prendersi la responsabilità delle proprie affermazioni e aver il coraggio di sostenere che il geniale falsario avrebbe anzitutto dovuto procurarsi il cadavere di un uomo trentenne crocifisso – impresa tutt’altro che semplice, nel Medioevo-, oppure crocifiggerlo egli stesso.

Inoltre avrebbe dovuto, anticipando l’invenzione del microscopio, aggiungere sul telo svariate decine di elementi invisibili a occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite e altro ancora; avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata la XIX secolo – perché la Sindone è un’immagine in negativo; avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita e in altri con sangue post-mortale, rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche sulle braccia, la legge di gravità, scoperta nel 1666. Insomma, il falsario della Sindone avrebbe dovuto essere un gigante della scienza, un genio assoluto; un genio del quale, stranamente, non si ha la benché minima traccia storica. Qualcuno ha fatto il nome di Leonardo da Vinci, dimostrando di non sapere che ci sono testimonianze plurime che attestano la presenza della Sindone in Europa, precisamente in Francia, 99 anni prima della nascita del celebre artista.

In ogni caso, l’ipotesi del falsario deve fare i conti con un altro dato inspiegabile, ossia il modo col quale l’uomo della Sindone sarebbe stato estratto dal telo: decine di dettagliate analisi hanno dimostrato che non c’è la minima traccia di trascinamento. Che la Sindone sia effettivamente inspiegabile, nel 2002, lo riconobbero persino i soci del Cicap che, in un loro convegno, riconobbero che “non è chiaro” come si sia formata quell’immagine. Non a caso, anni fa, un noto studioso fu costretto ad ammettere che, secondo le conoscenze scientifiche attualmente in nostro possesso, quel sudario “non dovrebbe esistere”. Poi, tutto ad un tratto, ecco sbucare Garlaschelli con la sua copia della Sindone realizzata servendosi di un bassorilievo sul quale è stata applicata della vernice a secco che avrebbe prodotto immagini negative, che sarebbero inspiegabili.

Peccato la teoria del bassorilievo, riscaldato, strofinato o verniciato, sia stata esclusa, giudicata impraticabile e quindi abbandonata da almeno tre decenni dopo che gli scienziati statunitensi dello “Shroud of Turin Research Project” pubblicarono dettagliatamente i loro risultati su prestigiose riviste internazionali. D’altronde, chi non ha nulla da temere fa bene a rendere noti metodologia ed esiti dei propri studi. Altri, invece, preferiscono fare annunci ad effetto celebrati con insolito favore dai mass media ma sostanzialmente privi di qualsivoglia valenza sperimentale. Perché la Sindone, di fatto, rimane inspiegabile. Un libro di Emanuela Marinelli, che, a differenza di tanti suoi critici, l’ha studiata in prima persona e che ha scritto decine di testo sul telo sindonico, si chiude con questa riflessione: “la Sindone è un documento sconvolgente: se è autentica, è frutto di un amore sovrumano; se non è autentica, è frutto di un genio sovrumano”.




 

http://www.bibbiablog.com/2010/04/26/la-sindone-fra-genio-ed-amore/
 
 

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CULTURA
7 giugno 2010
MADONNA ORTODOSSA LACRIMA A MILANO

 

MADONNA ORTODOSSA LACRIMA A MILANO

MILANO – Un’icona che raffigura una Madonna, in una chiesa ortodossa di Milano, avrebbe lacrimato copiosamente durante una funzione avvenuta domenica scorsa. A confermarlo è stato il metropolita della Chiesa greco-ortodossa di Milano, Euloghios I. Al fenomeno, che si sarebbe ripetuto il giorno successivo, secondo le testimonianze raccolte, hanno assistito decine di persone.Il fenomeno di cui tutti parlano nella piccola comunità greco-ortodossa di Milano, la lacrimazione di un’icona avvenuta domenica e lunedì 18 e 19 aprile 2010 , è stato osservato da diverse decine di fedeli, che quel giorno erano presenti alle liturgie festive alla Metropolia ortoddossa di Milano e Longobardia. “Tutti hanno visto e toccato il liquido che sgorgava copiosamente dagli occhi della madonna – racconta Claudia, 25 anni, romena – Io stessa ho toccato l’icona e ho sentito il liquido, un po’ vischioso. Ma non ungeva, anzi, era profumato. E in quel momento non c’erano fiori nella chiesetta né candele, solo la cera liquida che è inodore. Comunque ha pianto così tanto che alla fine era bagnato tutto il mobile di legno che stava sotto”. Secondo i preti della comunità e altri fedeli, a ‘piangere’ sarebbe stato anche il Bambin Gesù e un’altra icona della Vergine che si trova vicino alla prima. Nella chiesa di S.Nicola al Lazzaretto (ciò che rimane del lazzaretto manzoniano), sono stati celebrati due matrimoni, ma il fenomeno non si è ripetuto.(ANSA)

http://primapaginacasertana.wordpress.com/2010/04/26/madonna-ortodossa-lacrima-a-milano/

 


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Cosenza, feto sopravvive all'aborto
26/4/2010 (13:4) - IL CASO
Cosenza, feto sopravvive all'aborto
 
Il cappellano si è accorto
che il corpicino respirava
COSENZA
Ha cessato di vivere nella notte, intorno alle 3, il corpicino del piccolo di 22 settimane che era sopravvissuto ad un aborto terapeutico sabato nell’ospedale di Rossano (Cosenza). Qui si era recata la giovane che, come raccontano oggi i quotidiani «Gazzetta del Sud» e «Calabria Ora», alla sua prima gravidanza aveva però deciso di interromperla per la presenza di una malformazione del nascituro, il cui quadro clinico era assai grave anche per via delle 22 settimane di gestazione.

Tutto sembrava essere andato secondo programma. Ma ieri mattina il cappellano dell’ospedale, che si era recato a pregare sul feto, si è invece accorto che questo aveva ancora il cuore che batteva. Allertati i sanitari, il corpicino, di appena 300 grammi, era stato trasportato al nosocomio di Cosenza. Inutili però i tentativi di tenerlo in vita.

Gli agenti del commissariato di Rossano hanno già acquisito la cartella clinica e nelle prossime ore saranno ascoltati i medici che hanno effettuato l’intervento di interruzione di gravidanza. In particolare gli inquirenti stanno cercando di accertare se ci sono state negligenze, da parte del personale medico, che avrebbe dovuto accertarsi del decesso subito dopo l’interruzione di gravidanza.
 

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SOCIETA'
7 giugno 2010
Gela, Vanessa Lo Porto ha ucciso i bimbi perché non soffrissero più

Gela, Vanessa Lo Porto ha ucciso i bimbi perché non soffrissero più

domenica 25 aprile 2010
 
 

Ritorniamo a parlare della tragica vicenda di Gela, perché la 31enne Vanessa Lo Porto non “voleva suicidarsi, ma far morire i piccoli perché non soffrissero più“.

Lo avrebbe rivelato la stessa donna ad un medico che he lavora nella divisione ospedaliera di psichiatria dove è ricoverata.

L’ha visitata e ha parlato con lei e ha riferito che la madre riteneva i due bambini affetti da autismo.

L’accusa rimane la stessa: duplice omicidio aggravato.

 
http://caltanissetta.blogsicilia.it/2010/04/gela-vanessa-lo-porto-ha-ucciso-i-bimbi-perche-non-soffrissero-piu/

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Gela, ha ucciso i suoi due figli. Dice che voleva suicidarsi

Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per andare avanti. Non si può scegliere come sentirsi… ma si può fare sempre qualcosa per cercare di stare il meglio possibile!“.

Lo ha scritto Vanessa Lo Porto sul suo Facebook, una donna gelese di quasi 31 anni. Un messaggio ottimista, pregno di speranza per un futuro migliore. Almeno nell’apparenza.

Vanessa aveva due figli: Rosario e Andrea Pio, avuti con Marco D’Augusta, manovale di 42 anni, da cui si è separata sei mesi fa.

Forse mossa dalla depressione, dalla pesantezza della vita, o da chissà che altro, ha tentato di suicidarsi, portando con sé i suoi due bambini. Ma lei si è salvata. Rosario e Andrea Pio, invece, sono morti.

Questa è la sua versione.

Adesso è accusata di duplice omicidio aggravato.

 

http://caltanissetta.blogsicilia.it/2010/04/gela-ha-ucciso-i-suoi-due-figli-dice-che-voleva-suicidarsi/


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7 giugno 2010
S. MARCO EVANGELISTA
 
S. MARCO EVANGELISTA
 
 
 

S. Marco fu il cooperatore di S. Paolo e l'ausiliare di S. Pietro nella predicazione del Vangelo. Nel Nuovo Testamento ora è chiamato col nome ebraico di Giovanni, ora col nome latino di Marco, ora Giovanni Marco. I migliori interpreti della Scrittura ritengono che si tratti sempre della medesima persona, non essendo raro il caso di ebrei aventi due nomi, come l'apostolo dei gentili che si chiamava Saulo e Paolo.



Non sappiamo nulla della sua infanzia trascorsa forse a Cipro insieme con il cugino Barnaba (Col. 4,10), di stirpe levitica. Gli Atti degli Apostoli parlano per la prima volta di lui in occasione della miracolosa liberazione di Simon Pietro dal carcere. Rientrato in se stesso, l'apostolo "dopo aver riflettuto, si recò in casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco, dove molti erano radunati e stavano pregando" (12,12). In quella casa alcuni hanno voluto ravvisare il Cenacolo. Molti hanno identificato Marco con quel ragazzo che, "avvolto il corpo nudo in un fine indumento di lino", seguiva Gesù nella notte del tradimento. Per sfuggire all'arresto, abbandonò l'indumento in mano agli sgherri appena lo afferrarono (Me. 14, 5ls). Non è improbabile che a Gerusalemme, dove abitava, abbia assistito a qualche discorso o a qualche miracolo operato da Gesù a conferma della sua dottrina. Ippolito romano afferma in Philosophumena (VII, 30, 1) che Marco sarebbe stato "dalle dita monche". Siccome S. Pietro nella prima lettera che scrisse da Babilonia, cioè Roma, ai cristiani dell'Asia settentrionale chiama "Marco, figlio mio" (5,13), si ritiene che lo abbia battezzato personalmente, dopo la Pentecoste.

L'evangelista debuttò nella vita apostolica sotto gli auspici di suo cugino Barnaba e di Paolo, i quali lo condussero con sé ad Antiochia dopo che ebbero consegnato agli anziani di Gerusalemme la colletta che avevano portato (Atti, XII, 25). Data la sua giovane età, non fu adibito subito nel ministero della predicazione. Egli fu piuttosto responsabile dei servizi logistici, esterni, del loro apostolato. Nel loro primo viaggio missionario lo presero con sé. Attesta S. Luca: "Quando poi furono a Salamina (Cipro) cominciarono a diffondere la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei e avevano per cooperatore Giovanni" (Atti, 13, 5). Il coraggio di costui però venne ben presto meno di fronte alle persecuzioni degli ebrei e alle estenuanti fatiche del viaggio a piedi. Infatti, "partiti per mare da Pafo, Paolo e compagni giunsero a Perge in Panfilia, ma Giovanni si distaccò da loro e se ne tornò a Gerusalemme" (Ivi, 13,13). Nel 52, al momento del secondo viaggio missionario, Marco era di nuovo ad Antiochia. Barnaba avrebbe desiderato averlo in sua compagnia, "ma Paolo giudicò più conveniente di non riprendere con sé colui che in Panfilia si era separato da loro rifiutandosi di proseguire con essi nell'impresa. Ne derivò tale dissenso, che si separarono l'uno dall'altro: Barnaba prese con sé Marco e s'imbarcò alla volta di Cipro, Paolo, invece, si scelse Sila... e percorse la Siria e la Cilicia consolidando quelle Chiese" (Ivi, 15, 37-41).

A partire da questo momento gli Atti degli Apostoli non ci parlano più di Marco. E’ certo tuttavia che Paolo dimenticò presto i dissensi di Antiochia. Verso il 61 o 62, durante la sua prima prigionia romana, troviamo difatti Marco di nuovo in sua compagnia. Ai Colossesi scrisse in quel tempo l'apostolo: "Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione" (4, 10s). Un anno o due più tardi, Marco attendeva all'evangelizzazione dei romani con S. Pietro. L'apostolo, nella lettera scritta agli abitanti dell'Asia del nord, ai suoi saluti unì anche quelli del "suo figlio, Marco" (1 Pt. 5,13). Questa è una dimostrazione evidente che l'attività di lui in Oriente era stata molteplice e vasta dopo il suo ritorno da Cipro verso il 50. Dovette ritornarvi prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, dopo l'incendio di Roma. Nel 66, durante la sua seconda prigionia romana, Paolo scrisse difatti a Timoteo, residente ad Efeso: "Affrettati a venire da me al più presto... Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero" (2 Tim. 4, 9-11).

Antiche tradizioni abbastanza attendibili asseriscono che, negli anni successivi al martirio dei Principi degli Apostoli, S. Marco abbia evangelizzato l'Egitto, vi abbia fondato la chiesa di Alessandria di cui sarebbe stato il primo vescovo. Non ci è noto il tempo e il genere della sua morte. Mercanti veneti nell'828 trafugarono le reliquie dell'evangelista, in onore del quale, l'anno successivo, a Venezia, fu costruita una basilica in seguito ampliata e rivestita di mosaici. Il principe saraceno di Alessandria, per poter costruire un grande palazzo, aveva deciso di abbattere un gruppo di edifici tra i quali si trovava quello che conservava il corpo del santo. Per evitarne la profanazione, il monaco Staurazio e il prete Teodoro, s'accordarono con i mercanti Buono da Malamocchio e Rufino di Torcello i quali deposero i resti di S. Marco in una cesta e li ricoprirono di carni suine per eludere il controllo dei doganieri maomettani.

Tutti gli studiosi ammettono concordi che il secondo vangelo, il più breve di tutti, fu scritto da S. Marco, il quale, come fu l'ausiliare di S, Pietro nella predicazione in Asia e a Roma, così ne fu pure l'interprete e il portavoce autorizzato. Nel suo Vangelo, perciò, non ci ha trasmesso altro che la catechesi del primo papa, tale e quale egli la predicava ai primi cristiani. Difatti Papia, vescovo di Gerapoli all'inizio del II secolo, dice espressamente, riportando le affermazioni di un certo presbitero Giovanni: "Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse esattamente, ma senza ordine quando si ricordò delle cose o pronunziate o operate dal Signore. Egli infatti né udì il Signore, né lo seguì, ma più tardi, come ho detto, seguì Pietro, il Quale faceva le istruzioni secondo le necessità, senza voler fare un coordinamento dei detti del Signore; cosicché Marco non ha colpa se scrisse alcune cose come ricordava. Ad un solo punto fece attenzione, a non tralasciare nulla di quanto aveva udito e a non mentire" (in Eusebio, Hist. Eccl., III, 39, 15).

Marco scrisse il suo Vangelo a Roma, tra il 55 e il 62, in seguito alle istanze di molti cristiani, convertiti dal paganesimo, per dimostrare che Gesù è vero Dio con una vivace descrizione dei miracoli da lui operati.

 

 

Sac. Guido Pettinati SSP,

I Santi canonizzati del giorno, vol. 4, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 318-320.

http://www.edizionisegno.it/

 

http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=548

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SOCIETA'
7 giugno 2010
Svezia: nozze in chiesa per coppie omosessuali
Svezia: nozze in chiesa per coppie omosessuali
Dopo il sì alle unioni civili, il sinodo luterano ammette quelle religiose

In Svezia nozze gay anche in chiesa
di Livia Sansone

COPENAGHEN - In Svezia, a partire dal primo novembre le coppie gay, già
ammesse da alcuni mesi alle unioni civili, potranno sposarsi anche in
chiesa. La decisione é stata presa oggi a larga maggioranza dal Sinodo
generale della Chiesa luterana svedese, la prima delle grandi chiese del
mondo pronte a consentire che le persone dello stesso sesso possano
unirsi in matrimonio con il rito religioso. Il dibattito all'interno e
fuori della chiesa è stato ampio e tormentato a partire dalla primavera
scorsa, quando è entrata in vigore una legge che consente agli
omosessuali il matrimonio civile. Contrasti sono emersi anche oggi nella
riunione del Sinodo che si è tenuta ad Uppsala, ma alla fine la
maggioranza favorevole è stata superiore alle previsioni.

Dei 250 delegati che compongono il Sinodo 176 hanno votato a favore, 62
contro e 11 si sono astenuti. A decidere per il sì è stata dunque una
maggioranza ampia, ma ciò non toglie che nella Chiesa svedese si possa
aprire un periodo di tensioni che porteranno alcuni pastori a rifiutarsi
di celebrare nozze gay. In una conferenza stampa che si è tenuta al
termine dei lavori, il vescovo Esbjorn Hagberg si è detto preoccupato
per i contrasti che ora potranno accrescersi nei rapporti con le grandi
chiese del mondo. Al contrario l'Arcivescono Anders Wejryd non ritiene
che vi saranno profonde fratture. "I cambiamenti - è stato il suo
commento - comportano sempre tensioni e dissidi. Ma non credo che
rimarremo a lungo proprio soli". Wejryd ha aggiunto che questa svolta ha
a che vedere con lo scarso valore che in Svezia hanno le tradizioni in
rapporto ai diritti ed ha ricordato che fin dagli anni 90 i vescovi
della Chiesa di Svezia si erano espressi unanimemente a favore delle
relazioni omosessuali. Del resto nel Paese, prima ancora che per le
persone dello stesso sesso venisse introdotto il matrimonio civile, le
coppie gay venivano riconosciute come coppie di fatto ed avevano
ottenuto il diritto all'adozione. Il pronunciamento del Sinodo
naturalmente viene accolto con entusiasmo dall' organizzazione cristiana
degli omosessuali EKHO, che raggruppa anche i bisessuali e i
transessuali. "La decisione - si legge in suo comunicato stampa - mostra
che quella svedese è una chiesa aperta, e che si guarda con serietà
all'amore fra le persone dello stesso sesso".

http://it.narkive.com/2009/10/23/3609375-ansa-viva-gli-sposi.html
 

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SOCIETA'
7 giugno 2010
PASTORE OMOSESSUALE IN CASA UCEBI

PASTORE OMOSESSUALE IN CASA UCEBI

 

 di Nicola Martella

 

 

1.  ENTRIAMO IN TEMA: Che in Italia sia stato consacrato un omosessuale a pastore battista appartenente all’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia), non ne avremmo saputo nulla per via ufficiale, se sul sito della chiesa battista di Cagliari non fosse comparsa una lettera del «Consiglio di Chiesa di Cagliari al Comitato Esecutivo dell’UCEBI», rimproverando l’intervento della Federazione Battista Europea contro tale decisione, incoraggiando il Comitato Esecutivo dell’UCEBI ad andare avanti in tale via intrapresa ed esprimendo solidarietà a tale pastore omosessuale battista (6 marzo 2009).

     Prima di proseguire, premettiamo che non abbiamo dubbi che nelle chiese battiste dell’UCEBI si trovino tanti veri credenti rigenerati dallo Spirito Santo, timorati di Dio, sottomessi alla sua Parola e desiderosi di onorare il nome di Gesù Cristo nella loro propria vita con parole e fatti.

     Abbiamo cercato in rete una dichiarazione della Federazione Battista Europea (EBF) o dell’UCEBI, ma non abbiamo trovato nulla in merito. Se la chiesa battista di Cagliari non ne avesse parlato, non ne sapremmo nulla. È probabile che ci sia la volontà che tutto ciò non si sappia.

 

 

2.  I FATTI EVINTI: Dalla sunnominata lettera del Consiglio di Chiesa di Cagliari risulta quanto segue:

     ¦ Il Comitato Esecutivo dell’UCEBI deve aver approvato un battista omosessuale al pastorato oppure confermato un pastore battista nel suo ufficio, anche dopo che egli ha ammesso di essere omosessuale. Il nome di tale pastore non viene fatto. Il tutto dev’essere accaduto già nel 2008.

     ¦ La Federazione Battista Europea deve aver mandato uno scritto, in cui disapprova un tale passo del Comitato Esecutivo dell’UCEBI. Il tutto dev’essere accaduto già alla fine del 2008 o all’inizio del 2009. Purtroppo ci sfugge il suo contenuto.

     ¦ Il Comitato Esecutivo dell’UCEBI ha elaborato un documento di difesa il 16 gennaio 2009 e l’ha inviato a tutti i membri dell’EBF. Purtroppo non sappiamo cosa c’è scritto in esso.

     ¦ Segue tale lettera ad Anna Maffei da parte Consiglio di Chiesa di Cagliari. Le posizioni della presidente sulla famiglia tradizionale sono note da tempo (p.es. qui); non meravigliano quindi neppure quelle sull’omosessualità (p.es. qui).

 

 

3.  CONVINZIONI BATTISTE A CAGLIARI: Nella lettera risulta evidente l’atteggiamento del Consiglio di Chiesa di Cagliari.

     ¦ Esso desiderava «esprimere tutta la nostra solidarietà» al Comitato Esecutivo dell’UCEBI e al suo documento di difesa.

     ¦ Esso esprimeva «la nostra vicinanza e il nostro sostegno al pastore», di cui si parlava.

     ¦ Secondo i componenti di tale consiglio di chiesa, la vita privata e il ministero di tale conduttore sono stati così impropriamente invasi. «Con stupore e sconcerto siamo costretti a notare, ancora una volta, che questioni tanto sensibili, e che riguardano l’autonomia della persona, la sua autoconsapevolezza e responsabilità di fede, siano affrontate con atteggiamento di giudizio e con procedure sommariamente amministrative». Si fa capire che la pratica omosessuale di tale pastore sarebbe una faccenda privata che non deve interessare a nessuno, tanto meno alla Federazione Battista Europea.

     ¦ Per loro la questione del «sentimento profondo e umano d’ascolto e solidarietà», che «chiede il rispetto di chiunque», è evidentemente la cosa principale.

     ¦ Riguardo a tale pastore omosessuale, essi prendono posizione contro il «giudizio di riprovazione» o «giudizio d’esclusione» da parte della Federazione Battista Europea e contro «i passi biblici citati per sostenere» tutto ciò; si esprimono parimenti a favore dell’approvazione da parte dell’UCEBI. Contrariamente a tale ammonizione, essi considerano l’omosessualità non come depravazione dell’umanità, così come risulta dai brani biblici, ma come «condizione d’esistenza, d’affetto e di relazione». Quindi essi scusano e approvano l’omosessualità. Nonostante ciò parlano riguardo agli altri di «posizioni di censura» e fanno intendere che essi abbiano un «ascolto fedele» della Parola di Dio. Ricorre più volte il termine «fraintendimento» riguardo alla lettura della Bibbia, che fanno gli altri (ossia la FBE), che sarebbe «distante dallo spirito evangelico».

 

 

4.  UNA MORALE UMANISTA BIBLICIZZATA: Le cose che mi hanno meravigliato in tale atteggiamento in tali asserzioni sono le seguenti.

     ¦ Non viene lontanamente posta la questione della base biblica della moralità dei cristiani, quindi riguardo alla volontà di Dio e a ciò che «sta scritto» nella Parola di Dio.

     ¦ Non viene neppure posta la questione riguardo al comportamento dei credenti verso i fornicatori (1 Cor 5,11) e a coloro che vivono in un disordine morale (2 Ts 3,6) e creano così scandali (Rm 16,17). Invece di turbarsi verso i fornicatori (1 Cor 5,1ss), ci si indigna verso coloro che pongono la questione: la Federazione Battista Europea!

     ¦ Non viene neppure lontanamente posta la questione biblica secondo cui un credente dev’essere «irreprensibile» (gr. anepílemptos «non esposto ad assalto, intangibile, integerrimo, perfetto») prima di essere approvato al ministero di conduttore (1 Tm 3,2; Tt 1,6s; cfr. 1 Tm 6,14). Secondo loro si può vivere secondo la condotta dei pagani, ottenebrati di mente (Rm 1,21; Ef 4,17ss), senza che ci sia un prima e un poi riguardo al mutamento della condotta di vita. È scritto invece: «Avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; ad essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente, e a rivestire l’uomo nuovo che è creato all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità» (Ef 4,22ss). Nel NT viene ribadito che non bisogna illudersi, visto che gli «ingiusti non erediteranno il regno di Dio» e tra di loro vengono menzionati per primi i fornicatori, poi anche gli adulteri, gli effeminati e i sodomiti (1 Cor 6,9s). Poi viene mostrato il necessario cambiamento fra prima e dopo la conversione: «E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo e mediante lo Spirito del Dio nostro» (v. 11).

     ¦ Il cristianesimo viene ridotto a un sentimentalismo umanistico senza interesse per la verità biblica, a un atteggiamento psicologico senza chiedersi quale sia le cose che sono grate a Dio e quali quelle che Dio ha in abominio. «E quando un uomo si giace con un maschio come uno si giace con una donna, entrambi hanno commesso una cosa abominevole. Devono essere messi a morte. Il loro sangue ricadrà su di loro» (Lv 20,13).

     ¦ Si suggerisce che il loro consenso etico contemporaneo, mutuato dalla morale corrente del mondo, sia lo «spirito evangelico». Non interessa quanto quest’ultimo sia distante dall’etica del nuovo patto come risulta da una lettura del NT, basata su un’esegesi contestuale e rigorosa. È il caso di dire riguardo a tale sedicente «spirito evangelico»: «Provate gli spiriti per vedere se provengono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo» (1 Gv 4,1).

     ¦ Come si può concludere tale lettera così: «Orientiamoci tutti e tutte, innanzitutto ed essenzialmente, alla sequela di Gesù Cristo e alla fedeltà a Lui in povertà di spirito»? Seguire Gesù Cristo, significa accettare che le sue parole non passeranno (Mt 24,35). Egli si è espresso anche sulla contaminante fornicazione (Mt 15,19), di cui quella omosessuale è una specie. Il Concilio di Gerusalemme ingiunse di astenersi anche dalla fornicazione (At 15,20.29; 21,25). L’insegnamento degli apostoli era contro ogni specie di fornicazione, anche quella omosessuale. Come si può pretendere di essere fedeli a Cristo, agendo contrariamente all’insegnamento che Lui ha affidato ai suoi apostoli?

 

 

5.  ASPETTI CONCLUSIVI: La cosa preoccupante è che ciò, che i rappresentanti della chiesa di Cagliari hanno espresso, stia diventando un consenso di non pochi battisti. Più di due decenni fa ci fu una scissione in tale chiesa proprio sul tema dell’omosessualità. Infatti la chiesa battista di Cagliari fu la prima a battezzare un omosessuale dichiarato, non pentito e praticante anche dopo. In seguito a questo vi fu appunto tale scissione. Tutto ciò è raccontato dal gruppo omosessuale militante «Gionata», che è operante fra le chiese della FCEI (federazione di battisti, metodisti e valdesi). Se tale lievito della fornicazione eterosessuale ed omosessuale viene tollerata nelle chiese e diventa consenso, è inevitabile che qui si instaurerà un nuovo modello morale e lì ciò creerà defezioni o spaccature.

     Che questo possa portare a quella defezione della fede, chiamata «apostasia» e attesa per la fine dei tempi, mi sembra alquanto probabile. Paolo raccomandava a Timoteo quanto segue: «Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno insegnanti secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole» (2 Tm 4,2ss).

     Sembra che tali battisti italiani, trovandosi già sull’orlo del precipizio, siano intenzionati a fare un ulteriore passo avanti…

 

Per gli approfondimenti degli aspetti etici dell'omosessualità rimandiamo alla seguente sezione: ? Etica: Omosessualità e particolarmente ai seguenti scritti:

? La fornicazione omosessuale {Veglio Jugovac} (A)

? Martin Luther King: un modello da imitare? {Nicola Martella} (A)

? Omosessualità è fornicazione? Parliamone {Nicola Martella} (T)

? Pastore omosessuale in casa UCEBI: Abominio in luogo sacro? {Nicola Martella} (T)

 

? URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Pastore_omosex_ucebi_EnB.htm

20-04-2009; Aggiornamento:

http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Pastore_omosex_ucebi_EnB.htm

 


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Una gay e' stata nominata vescovo ausiliario dalla diocesi episcopale di Los Angeles

San Francisco, 06-12-2009

Una gay e' stata nominata vescovo ausiliario dalla diocesi episcopale di Los Angeles. La decisione, che deve essere ratificata dalla chiesa nazionale, rischia di scatenare nuove polemiche nella comunita' anglicana sulla questione esplosiva del clero omosessuale.

Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, e' la prima omosessuale dichiarata a diventare vescovo episcopale dal 2003, quando la nomina di Gene Robinson del New Hampshire spacco' gli episcopali e favori' lo scisma di alcune congregazioni e 100mila fedeli confluiti in una nuova chiesa nordamericana.

A luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay, con un gesto conciliatorio verso l'ala progressista.

"Sono molto eccitata per il futuro di tutta la Chiesa episcopale e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro", ha dichiarato la Glasspool. Figlia di un prete episcopale, indossa l'abito talare da 27 anni.Una gay e' stata nominata vescovo ausiliario dalla diocesi episcopale di Los Angeles. La decisione, che deve essere ratificata dalla chiesa nazionale, rischia di scatenare nuove polemiche nella comunita' anglicana sulla questione esplosiva del clero omosessuale.

Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, e' la prima omosessuale dichiarata a diventare vescovo episcopale dal 2003, quando la nomina di Gene Robinson del New Hampshire spacco' gli episcopali e favori' lo scisma di alcune congregazioni e 100mila fedeli confluiti in una nuova chiesa nordamericana.

A luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay, con un gesto conciliatorio verso l'ala progressista.
"Sono molto eccitata per il futuro di tutta la Chiesa episcopale e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro", ha dichiarato la Glasspool. Figlia di un prete episcopale, indossa l'abito talare da 27 anni.

 

http://www.rainews24.rai.it/it//news.php?newsid=134850


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Gay/ I luterani italiani benediranno le unioni omosessuali
Gay/ I luterani italiani benediranno le unioni omosessuali
Roma, 22 apr. (Apcom) - La Chiesa cattolica no, e neppure la Corte costituzionale, ma la Chiesa luterana in Italia, piccola minoranza protestante, si prepara a benedire le coppie gay. "Per quanto riguarda la benedizione delle unioni di vita - che non può e non deve essere confusa con una celebrazione nuziale - la Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi) intende iniziare un processo di riflessione sulla realtà delle unioni di vita differenti da quelle della famiglia classica", si legge in un comunicato. "L'esperienza pastorale porta quotidianamente a contatto con queste diverse e nuove forme di convivenza, determinando la necessità di accompagnare persone che cercano supporto nel vivere la loro particolare situazione in Italia e sollecitando una comprensione più ampia e profonda da parte della Celi di questo fenomeno". Il comunicato rende noto che da venerdì 30 aprile a lunedì 3 maggio si svolgerà, presso il centro Carraro di Verona, l'assemblea del Sinodo dei luterani italiani, guidato dal 2008 da due donne, la presidente Christiane Groeben e la vicepresidente Caroline von Hohenbuehel. "Al centro dei lavori di quest'anno, ci saranno in particolare l'elezione del Decano e del Vicedecano nonché il dibattito sulla benedizione delle unioni di vita e la presentazione del nuovo innario della Celi". La nota ricorda che la prima comunità luterana in Italia è quella di Venezia, risalente alla Riforma attuata dal monaco agostiniano di Martin Lutero nel 1517. I Luterani presenti in Italia e riuniti nella Celi sono circa 7mila e il loro riconoscimento giuridico avviene il 20 aprile 1993 con la firma dell'Intesa con lo Stato italiano.

http://www.apcom.it/news/rss/20100422_211925_dc0c97_86985.html

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CULTURA
7 giugno 2010
Sindone,avanzate ipotesi sul suo possesso da parte dei Templari

Sindone,avanzate ipotesi sul suo possesso da parte dei Templari

Posted By RLalli On 19 aprile 2010 @ 09:46 In Cultura | No Comments

 

Una tesi che è molto più di una semplice congettura, basata su una ricostruzione storica condotta con serietà ed accuratezza, dimostrerebbe come i Templari possedevano la Sindone e la adoravano quale autentico lino posto attorno al corpo di Gesù Cristo morto in croce; secondo questa tesi infatti il lenzuolo sacro rimase in mano all’Ordine del Tempio per circa mezzo secolo, dal 1260 al 1314. Questo almeno secondo quanto spiegato ed esposto da Barbara Frale, ufficiale dell’Archivio segreto Vaticano oltre che studiosa delle Crociate e dei Templari ed autrice del libro “La Sindone di Gesù Nazareno” uscito quasi contemporaneamente con l’ostensione della Sacra Sindone a Torino.

Secondo le ricostruzioni illustrate dalla studiosa infatti, i Templari avrebbero ricevuto la Sindone nell’anno 1260 dal duca di La Roche, dignitario del Tempio, tramite una donazione incrociata che avrebbe permesso loro di evitare e superare il “divieto” di vendita di reliquie religiose ; il sacro lino fu conservato fino al 1314 quando passò poi alla famiglia feudataria degli Charny, i conti di Champagne. In tutto quel lasso di tempo furono da loro riprodotti diversi oggetti con il volto di Cristo senza collo e senza aureola proprio come nella Sindone: senza collo in quanto il corpo nella rigidità cadaverica aveva la testa reclinata con il mento abbassato dovuto alla morte in croce; senza aureola in quanto il Cristo avvolto dal lenzuolo di lino era morto ma non era ancora resuscitato.

Barbara Frale aggiunge inoltre ulteriori spiegazioni illustrando aneddoti e testimonianze, come quella di un templare che descrive una cerimonia religiosa aggiungendo la presenza di un lungo telo di lino da venerare baciandone l’immagine impressa dei piedi; per quanto concerne il processo contro i Templari fu solamente una macchinazione finanziaria e politica e di questo erano ben consapevoli anche i contemporanei di quel tempo, se Dante Alighieri ne parla perfino nel Purgatorio.

Ma ci sono anche opinioni discordanti da quella dell’archivista vaticana come ad esempio quella del gran priore Walter Grandis che afferma come sia vero che i Templari possedessero un velo tenuto in grande venerazione ma di come non ci sia la sicurezza che fosse quello che aveva avvolto il corpo di Gesù. Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone, sostiene invece di come non esista affatto alcun rapporto tra la Sindone ed i Templari dal momento che non è accertata l’esistenza di nessuna documentazione che dimostri che siano stati loro i custodi del Sacro Lino o che l’abbiano trasportato dall’Oriente all’Occidente.

Rossella Lalli


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