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SOCIETA'
7 giugno 2010
PEDOFILIA: BAGNASCO, REATO TERRIFICANTE, MAI PIU' COPERTURE
PEDOFILIA: BAGNASCO, REATO TERRIFICANTE, MAI PIU' COPERTURE
28 MAG 2010

(AGI) - CdV, 28 mag. - "Se vi sono state coperture di abusi sessuali anche in Italia, nel caso che cio' venga accertato, il giudizio della Chiesa e' quello noto: si tratta di di una cosa sbagliata che va corretta e superata". Lo ha detto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ricordando che "la pedofilia e' un peccato terrificante e un reato, che riguarda tutta la societa' e la Chiesa che fa parte della societa'".
  "Oggi - ha osservato il presidente della Cei - c'e' una contezza diversa rispetto a tempo addietro. Anche nel mondo scientifico c'e' un'evoluzione di consapevolezza verso questo fenomeno che 5 anni fa c'era molto di meno in termin globali".
  Da parte sua, "la Chiesa sta prendendo molto sul serio l'emergere di casi anche al suo interno". "Nelle linee guida della Santa Sede, recentemente pubblicate - ha spiegato Bagnasco - troviamo le indicazioni piu' autorevoli e opportune per affrontare questo drammatico problema: serve giustizia comiugata con la cura e il perdono, elementio che non si sostituiscono uno con l'altro. Referente nelle singole diocesi e' il vescovo. Chiunque, per qualunque motivo, puo' avere accesso a lui per fare denunce, segnalare situazioni delicateavendo fiducia che egli nella assoluta trasparenza dara' risposte e operera' gli interventi più' adeguati". "Abbiamo notizia - ha ripetuto il presidente della Cei - di un centinaio di casi in dieci anni e al momento non sono in grado precisare lo stato degli atti di caiscun procedimento canonico, ma come Cei daremo le informazioni che ci perverranno. Preciso - ha aggiunto - che la prima preoccupazione dei pastori, lo dice il loro cuore e lo dicono le linee guida, e' il bene vero delle singole vittime. Non e' questo - ha chiarito il porproato - solo un enunciato ovvio, perche' le situazioni possono essere diversificate a seconda delle persone che hanno subito abusi".
  In proposito il card. Bagnasco ha anche risposto a una domanda riguardo a affermazioni dell'Osservatore Romano e del suo direttore Giovanni Maria Vian, sottolineando la sintonia con la linea adottata anche dalla Cei e escludendo che vi fossero implicitamente delle critiche. (AGI) .

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CULTURA
7 giugno 2010
GESU' IN INDIA E GIAPPONE-INVENZIONI RECENTI
GESU' IN INDIA E GIAPPONE-INVENZIONI RECENTI
 
L'Idea secondo cui Gesù avrebbe soggiornato in India viene lanciata nel 1894 con l'opera dell'ebreo russo Nicholas Notovitch "Il vangelo buddista della vita di Gesù". "Tutte le storie su Gesù in India - osserva Kranenborg - hanno una data successiva al 1894. A partire da quell'epoca ritroviamo questa tradizione ovunque, e la vediamo comparire in messaggi dell'altro mondo: ma prima dei 1894 non si sapeva nulla di questa idea". In altre parole, ogni nuovo movimento magico che presenta una sua versione degli "insegnamenti segreti" comincia con il presentarne come parte integrante tutti gli elementi che sono stati proposti da movimenti magici precedenti.
A livelli naturalmente diversi il tema degli "insegnamenti segreti" si ritrova, peraltro, in tutti questi mondi. Se la cultura esoterica europea del Settecento rifletteva su presunti "sensi nascosti" della Bibbia, perfino la "Maga Krishna", indovina e cartomante delle televisioni private piemontesi, parlava nel 1992 di "veri insegnamenti di Gesù Cristo, nascosti in archivi segreti". Particolarmente nel mondo dei "nuovi movimenti magici" è all'opera, a proposito degli "insegnamenti segreti", il fenomeno che lo studioso olandese Reender Kranenborg ha chiamato "tradizione cumulativa dell'esoterismo" per cui, dal momento in cui una nuova tesi o dottrina viene presentata come parte degli "insegnamenti segreti", tutti i successivi movimenti magici incominciano a parlarne (mentre non si ritrova nei movimenti precedenti).
 

Nel secondo dopoguerra l'idea secondo cui Gesù avrebbe trasmesso agli apostoli una serie di "insegnamenti segreti" (particolarmente in tema di reincarnazione) è stata diffusa da una serie di nuovi movimenti religiosi di origine orientale. Tra i imovimenti di origine indiana la tesi degli "insegnamenti segreti" si ritrova, per esempio, nella Self-Realization Fellowship di Paramahansa Yogananda (1893-1952), fra gli Hare Krishna, fra i cosiddetti "arancioni" (anche se hanno ora abbandonato le vesti di questo colore) di Bhagwan Shree Raineesh (1931-1990) e fra i seguaci di Sathya Sai Baba.
Un'analisi dei testi di questi movimenti ci convince tuttavia rapidamente che non si tratta di spunti tipicamente indiani, ma di importazioni dalla letteratura esoterica occidentale. È vero che il tema della formazione di Gesù in India e degli "insegnamenti segreti" era stato diffuso nel subcontinente indiano dal movimento scismatico islamico Ahmadiyyat, fondato da Mirza Ghulam Ahmad (1835 o 1839-1908); ma è probabile che Ahmad conoscesse e ripetesse le storie su Gesù in India del "vangelo buddista" di Notovitch. Gesù è "uno fra i tanti maestri" nella storia dell'umanità anche per alcune delle vivaci nuove religioni che vengono dal Giappone, fra cui
Sukyo Mahikari, fondata da Kotama Okada (1901-1974). Per quest'ultimo movimento - secondo una rivelazione che ha indotto Mahikari a riconsiderare una tradizione giapponese - Gesù Cristo non si sarebbe formato in India, ma in Giappone; sfuggito alla crocifissione (al suo posto sarebbe stato crocifisso il fratello minore!) e tornato in Giappone sarebbe morto all'età di 118 anni e sarebbe seppellito a Herai. Per Mahikari "non c'è dubbio che la Bibbia sia un libro sacro e valido che contiene alcuni insegnamenti di Gesù Cristo" ma "è altrettanto chiaro che la Bibbia contiene pure molti errori che sono stati introdotti, volontariamente o meno, da altre persone durante i secoli". "Gran parte del messaggio originario di Gesù non è stato trascritto del tutto nella Bibbia" ma "a poco a poco negli ultimi due secoli gli studiosi hanno raccolto frammenti di racconti e opinioni su Gesù che contraddicono i dogmi della Chiesa così come ci sono più noti oggi". Benché le origini di questa leggenda giapponese siano più difficili da determinare con precisione, sembra che essa abbia cominciato a diffondersi dopo le speculazioni di Notovitch e di altri su Gesù in India, e in ogni caso Mahikari è stato influenzato, su vari punti, da movimenti esoterici occidentali.

 
 
Quanto alle "tombe" di Gesù Cristo in Kashmir, a Herai o altrove, non ne è mai stata dimostrata neppure l'origine antica; manca una documentazione archeologica professionale sugli eventuali resti umani che potrebbero contenere e sulla loro antichità; quando pure fosse dimostrato che si tratta di tombe antiche, nulla proverebbe che l'uomo che vi è sepolto è effettivamente Gesù Cristo.
 
 
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CENTRO ANTI-BLASFEMIA
 
GESU' VIAGGIO' IN ORIENTE?
Un grande esperto di religioni orientali R.Kranenborg,ha indagato sui presunti
viaggi di Gesù in oriente,ha scoperto che queste leggende new-age e della
teosofia,sono incominciate a diffondersi solo dopo il libro dell'ebreo-russo
N.Notovitch,il quale pur dichiarando che si era convertio alla religione
cristiana ortodossa,aveva sicuramente aderito alla scuola di Teosofia
della baronessa russa Madam Blavatsky.Prima del 1894 non c'è
traccia di libri che parlano di Gesù in oriente.
Abbiamo una grande testimonianza che toglie ogni dubbio,Mani che
visse in Persia nel III secolo,e conosceva tutto sulle religioni orientali,
anzi perfino ne aveva preso alcuni elementi ed apportati nel suo
cristianesimo eretico.Pur essendo eretico Mani professava che Gesù
era sceso dal cielo,era totalmente di natura divina ed aveva assunto solo
in apparenza la natura umana,era vissuto sempre in palestina ove era
morto e risosto ed asceso al cielo.Mani quindi ci testimonia questo,
ma inoltre vediamo che in oriente arrivò presto la religione cristiana.
In India la chiesa cattolica rivendica di essere stata fondata dall'Apostolo
San Tommaso.Ora se Gesù fosse morto in Kashmir il cristianesimo
non si sarebbe diffuso.N.Notovitch è il demonio che ha seminato
questa zizzania di Gesù che va in India,ma fù subito smascherato
da certi giornalisti che si recarono in Oriente a verificare se N.Notovitch
dicesse la verità,scoprirono  che il suo libro era solo un romanzo
di fantasia,dove aveva commesso degli errori che lo smascheravano,
ne citiamo solo uno per ora,nel suo libro;"La Vita Sconosciuta di Gesu'",
vediamo che Gesù è chiamato SANTO ISSA,questo termine è post-islamico.
Prima del corano,arabi ed orientali chiamavano Gesù con il nome
 Yus,o similmente.
La setta del falso  Messia Ahmad,non subito ma dopo un pò di tempo
incominciò a creare la storia di Gesù che non sarebbe morto in croce
ma a Srinagar in Kashmir.Noi posssediamo degli articoli dove il falso Messiab Ahmad,
sulla tomba di Gesù in principo crede sia in palestina e solo dopo molti anni dice che è
a Srinagar,ne parleremo in seguito.Ora ci sarebbe  un certo Kasmiro Fida Hassnain,il
quale si dichiara musulmano sufi ma in realtà ha legami sia con la setta di Ahmad che
con dei massoni tedeschi e austriaci,questo Fida scrive libri per dimostrare che
sia N.Notovitch,che Ahmad dicono la verità,che Gesù da giovane fù educato in Oriente,
e poi dopo essere guarito dalla crocifissione ha ingannato tutti,e in occulto se ne è andato
in Kashmir dove si è rifatto una nuova vita con moglie e figli,mentre naturalmente
gli apostoli per professare Gesù risorto diventavano martiri.
Ci sono altre cose da chiarire,lo faremo in seguito,ma vogliamo aggiungere
dei particolari su Fida,il quale nel suo libro;"Sulle tracce di Gesù Esseno",
si rende blasfemo,asserendo che Gesù è stato concepito tramite il
tantra-sex tra Maria e qualche esseno.Inoltre per costruire la sua
falsa vita di Gesù,usa un libro della massoneria tedesca inesistente;
"The Crucicixion by an Eye-Witness",dove viene raccontato che Gesù non morì in
croce,ma fù guarito.Parleremo ancora di tutto questo,per ora convincetevi che
Gesù non era esseno e non viaggiò presso popoli considerati impuri dai pii ebrei.
 
 
 
 
 
 
 

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CULTURA
7 giugno 2010
KASHMIR: CHIUSO SANTUARIO DI RAZA BAL-PRESUNTA TOMBA DI GESU'
26/05/2010

A nord della penisola indiana, in Kashmir, c’è un santuario che ospita due tombe, una delle quali sarebbe quella di Gesù

Gesù è morto come un uomo comune e giace in una tomba a Srinagar, capitale dello Stato indiano del Kashmir.
Sembra la sceneggiatura di un romanzo di Dan Brown, e invece è la Lonely Planet, famosa collana di guide turistiche, che riporta la descrizione della “tomba di Gesù”, nel sito sepolcrale di Roza Bal, il cui significato deriva dal kashmiro Rauza-Bal, “tomba del profeta”. A nulla è servita la presa di distanza pubblicata nella più recente edizione della guida sull’India: la tomba è ormai meta di pellegrinaggio da parte di stranieri curiosi e di teorici della cospirazione.

Il dibattito va avanti da decenni e sembra che la tomba contenga due siti di sepoltura: uno è quello di un santo musulmano del periodo medievale, Syed Naseerudin, l’altro è di un predicatore carismatico arrivato in Kashmir da Israele nel 30 d.C., Yuz Asaf, chiamato anche Issa.
Tutto il movimento che ruota attorno alla vicenda e i turisti che riempiono il sito sacro, non sono ben visti dalla popolazione musulmana locale, per la quale la tomba contiene i resti dell’antico santo Sufi, il più recente inquilino di Roza Bal, la cui vita è ampiamente documentata, e che ha attirato su di sé tutta l’attenzione religiosa in epoca recente.
Di Yuz Asaf, invece, si dice sia arrivato con la madre Maria, e il suo nome nella lingua del Kashmir vuol dire “il guaritore” o “il pastore”.

Le storie riguardanti versioni alternative o spurie del Nuovo Testamento, tra le quali la possibilità che Gesù sia sopravvissuto alla crocifissione e abbia viaggiato fino in Kashmir con la madre o con la moglie, sono molto antiche, ma negli ultimi cento anni hanno cominciato a destare sempre più interesse.
Della tomba di Roza Bal si hanno testimonianze dal 112 d.C., prima dell’avvento dell’Islam, ma sia i musulmani che i cristiani sono concordi nell’affermare che tutta questa storia è blasfema: per entrambe le religioni Gesù Cristo è stato assunto in cielo da Dio, e alcune sette credono in una sua seconda venuta.
Il guardiano del piccolo santuario che sorge a Srinagar dichiara con fermezza che entrambe le sepolture sono musulmane, ma i sostenitori della tesi che nel tempio di Roza Bal ci sia la tomba di Cristo portano diversi argomenti a favore delle loro teorie: tra loro c’è Suzanne Olsson, ricercatrice che vive a New York, autrice di “Jesus in India, the lost tomb”. La Olsson dice di essere la 59esima discendente di Cristo e ha un progetto dal nome ambizioso: “il Dna di Dio”, che vuole studiare sette siti sepolcrali tra Pakistan, Kashmir e Tibet, sperando che l’esame del Dna a Rosa Bal produca la prova conclusiva della sua discendenza. Sostiene anche che in quello che è oggi il Pakistan, dove sarebbe passata durante il suo viaggio, si trovi la tomba di Maria, in un sito noto col nome di Murree.

I libri sull’argomento. Sull’argomento, oltre a quello della Olsson, sono stati scritti diversi libri fin dal secolo scorso: un avvocato francese per primo propose l’idea che Gesù avesse passato del tempo in India in un libro del 1869, The Bible in India. C’è poi un autore russo, Nicolas Notovich, che scrisse nel 1890 The Unknown life of Jesus Christ. Più di recente troviamo una serie di libri pubblicati da una setta indiana, la setta di Ahmadiyya, e un giornalista locale, Aziz Kashmiri, è coautore nel 1973 di un altro libro sull’argomento con il professor Fida Hassnain, ex direttore della sezione archeologica dei musei in Jammu e Kashmir. Oltre a libri di inchiesta e saggi, troviamo anche romanzi ben documentati, come il thriller The Rozabal line, di Ashwin Sanghi, del 2007.

Le tesi. Le principali tesi, riportate nelle diverse pubblicazioni che vogliono provare la presenza di Cristo a Roza Bal, partono dalla considerazione dei cosiddetti anni mancanti nella vita di Gesù, quelli tra i 12 e i 30 anni, di cui non c’è traccia del Nuovo Testamento. L’autore russo dell’ottocento, Notovich, parla di alcuni rotoli buddisti ritrovati in un monastero nella regione di Ladakh, dove si narra della presenza di Gesù in India proprio in quegli anni, impegnato nello studio del buddismo. Il giornalista Kashmiri poi, insieme al prof. Hassnain, espone la tesi che Gesù sia morto in India alla veneranda età di 120 anni. Un legame storico legherebbe Gesù e l’area geografica del Kashmir: l’origine dei Kashmiri e dei Pashtun afghani risalirebbe alle dieci tribù perdute di Israele, i popoli stabilitisi in nuovi Paesi dopo essere andati via da Israele nel periodo babilonese, nel 720 circa a.C., è per questo motivo che Gesù sarebbe tornato tra la sua gente.
La Olsson fa notare invece che il sarcofago a Roza Bal è posizionato da est verso ovest, come vuole la tradizione giudaica, al contrario di quella musulmana, che segue la direttrice nord-sud, ed è poi stato coperto da una pietra direzionata da nord a sud per conferire al luogo, secondo la sua spiegazione, un’identità musulmana. Inoltre i piedi di Yuz Asaf, scolpiti sulla pietra, mostrano i segni di ferite del tutto simili a quelle inferte da un chiodo che li attraversa quando sono uno sopra all’altro durante la crocifissione, e in Asia non c’è nessuna tradizione o traccia storica di crocifissioni. Altre sepolture poi, oltre a quella di Murree, testimonierebbero i legami tra il Kashmir e la tradizione giudaica: la tomba di Mosè e quella del fratello Aronne che si troverebbero a Bandipora e Harwan, sempre in linea est-ovest.

Una cosa è certa, se tutte queste tesi possono dimostrare che il sepolcro di Roza Bal sia di matrice giudaica, ben altra cosa è provare che si tratti della tomba di Gesù il nazareno. Tuttavia il principale problema per Suzanne Olsson e il suo progetto è un’altro: l’idea di fare il test del Dna è visto come una profanazione del santuario da parte della popolazione di Srinagar. Le cose vanno meglio in Pakistan dove si trova la tomba di Maria, e il governo ha già dato il suo appoggio al progetto, anche mettendo a disposizione tecnologie militari per eseguire i rilievi. In Kashmir è però difficile che le cose vadano allo stesso modo, visto che un simile pronunciamento da parte del governo scatenerebbe accese proteste da parte di chi ha già definito folle la ricercatrice americana, e il santuario ad aprile è stato chiuso a seguito di un tentativo della Olsson di introdurvisi ed effettuare il test.
Dopo vent’anni di guerra indipendentista, lo stato di Jammu e Kashmir sta vivendo un periodo di relativa tranquillità, e il governo indiano non vuole turbare la fragile calma che si è venuta a creare autorizzando iniziative che possano far riesplodere la violenza religiosa.

 

http://it.peacereporter.net/articolo/22138/Ges%26ugrave%3B+riposa+in+India

 

Alessandro Micci


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Prima donna sacerdote in Italia, celebra messa per strada: video

 

Prima donna sacerdote in Italia, celebra messa per strada: video

La prima donna sacerdote in Italia dice messa per strada perché a chiesa che l’ha ospitata negli ultimi 5 anni le chiude la porta in faccia. Ma lei non si scoraggia

Ha fatto scalpore qualche tempo fa la notizia dell’ordinazione della prima donna sacerdote in Italia all’interno della Chiesa vetero cattolica. Ora, dopo aver mostrato una certa apertura, la Chiesa cattolica torna sui suoi passi negandole la parrocchia per celebrare la sua prima messa. Chiuse anche le porte della cappella dove negli ultimi 5 anni aveva celebrato da diacona. Pentimento postumo per aver concesso ad una donna un sacramento di solito riservato agli uomini? Forse. Fatto sta che madre Maria Vittoria Longhitano ha dovuto celebrare per strada, con un altare improvvisato e il frastuono del traffico.

A pochi passi dalla chiesa che per tanti anni l’ha accolta, eppure è come se fosse ad anni luce di distanza: improvvisamente irraggiungibile, la cappella nell’istituto don Orione, a Milano, è stata decisamente interdetta alla neosacerdotessa subito dopo l’ordinazione. E pensare che la Chiesa vetero cattolica è in dialogo con Roma e di certo non ha saputo della novità solo dopo che la notizia si è diffusa. E così Maria Vittoria col marito e la sorella, insieme ad una trentina di fedeli tra i quali omosessuali e trans gender, ha improvvisato una chiesa all’aria aperta, nei giardini di fronte al Don Orione, con un crocifisso di legno e uno scaffale Ikea come altare. Nella sua omelia, cita due donne perseguitate, Emanuela Loy, la prima poliziotta vittima della mafia, e Santa Rita, la santa dei miracoli impossibili.

 

http://donna.fanpage.it/prima-donna-sacerdote-in-italia-celebra-messa-per-strada-video/

SOCIETA'
7 giugno 2010
Preti pedofili, "cento in Italia"

Preti pedofili, "cento in Italia"

25/5/2010
 

La Cei: "Rilevati negli ultimi 10 anni"

 

I casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti "rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio" sono "un centinaio", secondo quanto riferito dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Si tratta, secondo il prelato, di "un dato che indica il quadro complessivo della situazione", ricordando che "anche un solo caso è sempre di troppo". In Italia, comunque, "non c'è bisogno di alcuna commissione speciale".

Secondo monsignor Crociata, "le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano", motivo per cui una commissione simile a quella istituita dalla conferenza episcopale tedesca sarebbe inutile in Italia. Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell'ex Sant'Uffizio e da quello civile le autorità competenti "hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti".

Crociata ha quindi ribadito che "la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia. Evidentemente questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l'accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi". Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare, ha concluso il segretario della Cei con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio "è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti".

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482467.shtml

 


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CULTURA
7 giugno 2010
La missione dello Spirito Santo
 
 
 
 
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni padre dei poveri,
vieni datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
sana ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.

La missione dello Spirito Santo
Dal trattato «Contro le eresie» di sant'Ireneo, vescovo


(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306)


Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). E' questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio,
operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l'inno di lode a Dio in perfetto accorto, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformano il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio. Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un'unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l'acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un'unica Chiesa in Cristo Gesù senza l'«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l'acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall'alto.
Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte. Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2). Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l'accusatore, possiamo avere anche l'avvocato. Il Signore affida allo Spirito santo quell'uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l'immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.
 
 
 

 

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CULTURA
7 giugno 2010
LA PENTECOSTE
 
LA PENTECOSTE
 
 

Per gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai, Dio diede a Mosè le tavole della Legge – Per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

Origini della festa
Presso gli Ebrei la festa era inizialmente denominata “festa della mietitura” e “festa dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una gioiosa festa agricola.
È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32..
Quindi lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.
Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

La discesa dello Spirito Santo
L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio.
“Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…”.
Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco accurato, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo
È il nome della terza persona della SS. Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche ‘Paraclito’, cioè ‘Consolatore’).
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della ‘personalità’ e della ‘divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.
Il magistero della Chiesa insegna che la terza Persona procede dalla prima e dalla seconda, come da un solo principio e come loro reciproco amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di ‘missione’ nel mondo, e che esso ‘inabita’ nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.
Concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.
L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11, 1 sgg.) enumera sette doni particolari, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.

Simbologia
Lo Spirito Santo, rarissimamente è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte.
In tutte le religiosità, il fuoco ha un posto fondamentale nel culto ed è spesso simbolo della divinità e come tale adorato. Il dio sumerico del fuoco, Gibil, era considerato portatore di luce e di purificazione; a Roma c’era una fiamma sempre accesa custodita dalle Vestali, simbolo di vita e di forza.
Nell’Antico Testamento, Dio si rivela a Mosè sotto forma di fuoco nel roveto ardente che non si consuma; nella colonna di fuoco Dio Illumina e guida il popolo ebraico nelle notti dell’Esodo; durante la consegna delle Tavole della Legge a Mosè, per la presenza di Dio il Monte Sinai era tutto avvolto da fuoco.
Nelle visioni profetiche dell’Antico Testamento, il fuoco è sempre presente e Dio apparirà alla fine dei tempi con il fuoco e farà giustizia su tutta la terra; anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista annuncia Gesù come colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Matteo, 3, 11).

La Pentecoste nel cristianesimo
I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.
Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia. L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.
La Chiesa, nella festa di Pentecoste, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.

La Pentecoste nell’arte
Il tema della Pentecoste, ha una vasta iconografia, particolarmente nell’arte medioevale, che fissò l’uso di raffigurare lo Spirito Santo che discende sulla Vergine e sugli apostoli nel Cenacolo, sotto la forma simbolica di lingue di fuoco e non di colomba.
Lo schema compositivo richiama spesso quello dell’Ultima Cena, trovandosi nello stesso luogo, cioè il Cenacolo, e lo stesso gruppo di persone: Gesù è sostituito da Maria e il posto lasciato vuoto da Giuda viene occupato da Mattia.
Viene così a comunicarsi il valore dell’unità dell’aggregazione e successione apostolica, oltre che la sua disposizione a raggiungere i confini del mondo.

Nella Liturgia
Lo Spirito Santo viene invocato nel conferimento dei Sacramenti e da vero protagonista nel Battesimo e nella Cresima e con liturgia solenne nell’Ordine Sacro; e in ogni cerimonia liturgica, ove s’implora l’aiuto divino, con il magnifico e suggestivo inno del “Veni Creator”, il cui testo in latino è incomparabile.
Nella solennità di Pentecoste si recita la Sequenza, il cui testo della più alta innologia liturgica, si riporta a conclusione di questa scheda come preghiera, meditazione, invocazione allo Spirito Santo.
 

Veni creator

Veni, creator Spiritus,
mentes tuorum visita,
imple superna gratia
quae tu creasti pecora.

Qui diceris Paraclitus,
donum Dei altissimi,
fons vivus, ignis, caritas
et spiritalis unctio.

Tu semptiformis munere,
dextrae Dei tu digitus,
tu rite promissum Patris
sermone ditans guttura.

Accende lumen sensibus,
infunde amorem cordibus,
infirma nostri corporis
virtute firmans perpeti.

Hostem repellas longius
pacemque dones protinus;
ductore sic te praevio
vitemus omne noxium.

Per te sciamus da Patrem,
noscamus atque Filium,
te utriusque Spiritum
credamus omni tempore.
Amen.

Vieni Santo Spirito (Sequenza)

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni padre dei poveri,
vieni datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
sana ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.


Autore: Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20266

 


 
 

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CULTURA
7 giugno 2010
SANTA RITA DA CASCIA

SANTA RITA DA CASCIA

 

 

Fra le tante stranezze o fatti strepitosi che accompagnano la vita dei santi, prima e dopo la morte, ce n'è uno in particolare che riguarda s. Rita da Cascia, una delle sante più venerate in Italia e nel mondo cattolico, ed è che essa è stata beatificata ben 180 anni dopo la sua morte e addirittura proclamata santa a 453 anni dalla morte.
Quindi una santa che ha avuto un cammino ufficiale per la sua canonizzazione molto lento (si pensi che sant’Antonio di Padova fu proclamato santo un anno dopo la morte), ma nonostante ciò s. Rita è stata ed è una delle più venerate ed invocate figure della santità cattolica, per i prodigi operati e per la sua umanissima vicenda terrena.
Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti.
Nacque intorno al 1381 a Roccaporena, un villaggio montano a 710 metri s. m. nel Comune di Cascia, in provincia di Perugia; i suoi genitori Antonio Lottius e Amata Ferri erano già in età matura quando si sposarono e solo dopo dodici anni di vane attese, nacque Rita, accolta come un dono della Provvidenza.
La vita di Rita fu intessuta di fatti prodigiosi, che la tradizione, più che le poche notizie certe che possediamo, ci hanno tramandato; ma come in tutte le leggende c’è alla base senz’altro un fondo di verità.
Si racconta quindi che la madre molto devota, ebbe la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza, che avrebbero ricevuto una figlia e che avrebbero dovuto chiamarla Rita; in ciò c’è una similitudine con s. Giovanni Battista, anch’egli nato da genitori anziani e con il nome suggerito da una visione.
Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di S. Maria della Plebe a Cascia e alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso; dopo qualche mese, i genitori, presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante.
E un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, mentre i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio.
Rita crebbe nell’ubbidienza ai genitori, i quali a loro volta inculcarono nella figlia tanto attesa, i più vivi sentimenti religiosi; visse un’infanzia e un’adolescenza nel tranquillo borgo di Roccaporena, dove la sua famiglia aveva una posizione comunque benestante e con un certo prestigio legale, perché a quanto sembra ai membri della casata Lottius, veniva attribuita la carica di ‘pacieri’ nelle controversie civili e penali del borgo.
Già dai primi anni dell’adolescenza Rita manifestò apertamente la sua vocazione ad una vita religiosa, infatti ogni volta che le era possibile, si ritirava nel piccolo oratorio, fatto costruire in casa con il consenso dei genitori, oppure correva al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia, dove forse era suora una sua parente.
Frequentava anche la chiesa di S. Agostino, scegliendo come suoi protettori i santi che lì si veneravano, oltre s. Agostino, s. Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, canonizzato poi nel 1446. Aveva tredici anni quando i genitori, forse obbligati a farlo, la promisero in matrimonio a Fernando Mancini, un giovane del borgo, conosciuto per il suo carattere forte, impetuoso, perfino secondo alcuni studiosi, brutale e violento.
Rita non ne fu entusiasta, perché altre erano le sue aspirazioni, ma in quell’epoca il matrimonio non era tanto stabilito dalla scelta dei fidanzati, quando dagli interessi delle famiglie, pertanto ella dovette cedere alle insistenze dei genitori e andò sposa a quel giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, del quale “fu vittima e moglie”, come fu poi detto.
Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi, chiedendogli con ubbidienza perfino il permesso di andare in chiesa. Con la nascita di due gemelli e la sua perseveranza di rispondere con la dolcezza alla violenza, riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito e renderlo più docile; fu un cambiamento che fece gioire tutta Roccaporena, che per anni ne aveva dovuto subire le angherie.
I figli Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, crebbero educati da Rita Lottius secondo i principi che le erano stati inculcati dai suoi genitori, ma essi purtroppo assimilarono anche gli ideali e regole della comunità casciana, che fra l’altro riteneva legittima la vendetta.
E venne dopo qualche anno, in un periodo non precisato, che a Rita morirono i due anziani genitori e poi il marito fu ucciso in un’imboscata una sera mentre tornava a casa da Cascia; fu opera senz’altro di qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze subite.
Ai figli ormai quindicenni, cercò di nascondere la morte violenta del padre, ma da quel drammatico giorno, visse con il timore della perdita anche dei figli, perché aveva saputo che gli uccisori del marito, erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini; nello stesso tempo i suoi cognati erano decisi a vendicare l’uccisione di Fernando Mancini e quindi anche i figli sarebbero stati coinvolti nella faida di vendette che ne sarebbe seguita.
Narra la leggenda che Rita per sottrarli a questa sorte, abbia pregato Cristo di non permettere che le anime dei suoi figli si perdessero, ma piuttosto di toglierli dal mondo, “Io te li dono. Fà di loro secondo la tua volontà”. Comunque un anno dopo i due fratelli si ammalarono e morirono, fra il dolore cocente della madre.
A questo punto inserisco una riflessione personale, sono del Sud Italia e in alcune regioni, esistono realtà di malavita organizzata, ma in alcuni paesi anche faide familiari, proprio come al tempo di s. Rita, che periodicamente lasciano sul terreno morti di ambo le parti. Solo che oggi abbiamo sempre più spesso donne che nell’attività malavitosa, si sostituiscono agli uomini uccisi, imprigionati o fuggitivi; oppure ad istigare altri familiari o componenti delle bande a vendicarsi, quindi abbiamo donne di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di faide familiari, ecc.
Al contrario di s. Rita che pur di spezzare l’incipiente faida creatasi, chiese a Dio di riprendersi i figli, purché non si macchiassero a loro volta della vendetta e dell’omicidio.
S. Rita è un modello di donna adatto per i tempi duri. I suoi furono giorni di un secolo tragico per le lotte fratricide, le pestilenze, le carestie, con gli eserciti di ventura che invadevano di continuo l’Italia e anche se nella bella Valnerina questi eserciti non passarono, nondimeno la fame era presente.
Poi la violenza delle faide locali aggredì l’esistenza di Rita Lottius, distruggendo quello che si era costruito; ma lei non si abbatté, non passò il resto dei suoi giorni a piangere, ma ebbe il coraggio di lottare, per fermare la vendetta e scegliere la pace. Venne circondata subito di una buona fama, la gente di Roccaporena la cercava come popolare giudice di pace, in quel covo di vipere che erano i Comuni medioevali. Esempio fulgido di un ruolo determinante ed attivo della donna, nel campo sociale, della pace, della giustizia.
Ormai libera da vincoli familiari, si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di S. Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro; ma fu respinta per tre volte, nonostante le sue suppliche. I motivi non sono chiari, ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra famiglie del luogo e solo dopo una riappacificazione, avvenuta pubblicamente fra i fratelli del marito ed i suoi uccisori, essa venne accettata nel monastero.
Per la tradizione, l’ingresso avvenne per un fatto miracoloso, si narra che una notte, Rita come al solito, si era recata a pregare sullo “Scoglio” (specie di sperone di montagna che s’innalza per un centinaio di metri al disopra del villaggio di Roccaporena), qui ebbe la visione dei suoi tre santi protettori già citati, che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero, si cita l’anno 1407; quando le suore la videro in orazione nel loro coro, nonostante tutte le porte chiuse, convinte dal prodigio e dal suo sorriso, l’accolsero fra loro.
Quando avvenne ciò Rita era intorno ai trent’anni e benché fosse illetterata, fu ammessa fra le monache coriste, cioè quelle suore che sapendo leggere potevano recitare l’Ufficio divino, ma evidentemente per Rita fu fatta un’eccezione, sostituendo l’ufficio divino con altre orazioni.
La nuova suora s’inserì nella comunità conducendo una vita di esemplare santità, praticando carità e pietà e tante penitenze, che in breve suscitò l’ammirazione delle consorelle. Devotissima alla Passione di Cristo, desiderò di condividerne i dolori e questo costituì il tema principale delle sue meditazioni e preghiere.
Gesù l’esaudì e un giorno nel 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona del Cristo conficcarsi nella fronte, producendole una profonda piaga, che poi divenne purulenta e putrescente, costringendola ad una continua segregazione.
La ferita scomparve soltanto in occasione di un suo pellegrinaggio a Roma, fatto per perorare la causa di canonizzazione di s. Nicola da Tolentino, sospesa dal secolo precedente; ciò le permise di circolare fra la gente.
Si era talmente immedesimata nella Croce, che visse nella sofferenza gli ultimi quindici anni, logorata dalle fatiche, dalle sofferenze, ma anche dai digiuni e dall’uso dei flagelli, che erano tanti e di varie specie; negli ultimi quattro anni si cibava così poco, che forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento e fu costretta a restare coricata sul suo giaciglio.
E in questa fase finale della sua vita, avvenne un altro prodigio, essendo immobile a letto, ricevé la visita di una parente, che nel congedarsi le chiese se desiderava qualcosa della sua casa di Roccaporena e Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall’orto, ma la parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile, ma Rita insisté.
Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e in mezzo ad un rosaio, vide una bella rosa sbocciata, stupita la colse e la portò da Rita a Cascia, la quale ringraziando la consegnò alle meravigliate consorelle.
Così la santa vedova, madre, suora, divenne la santa della ‘Spina’ e la santa della ‘Rosa’; nel giorno della sua festa questi fiori vengono benedetti e distribuiti ai fedeli.
Il 22 maggio 1447 Rita si spense, mentre le campane da sole suonavano a festa, annunciando la sua ‘nascita’ al cielo. Si narra che il giorno dei funerali, quando ormai si era sparsa la voce dei miracoli attorno al suo corpo, comparvero delle api nere, che si annidarono nelle mura del convento e ancora oggi sono lì, sono api che non hanno un alveare, non fanno miele e da cinque secoli si riproducono fra quelle mura.
Per singolare privilegio il suo corpo non fu mai sepolto, in qualche modo trattato secondo le tecniche di allora, fu deposto in una cassa di cipresso, poi andata persa in un successivo incendio, mentre il corpo miracolosamente ne uscì indenne e riposto in un artistico sarcofago ligneo, opera di Cesco Barbari, un falegname di Cascia, devoto risanato per intercessione della santa.
Sul sarcofago sono vari dipinti di Antonio da Norcia (1457), sul coperchio è dipinta la santa in abito agostiniano, stesa nel sonno della morte su un drappo stellato; il sarcofago è oggi conservato nella nuova basilica costruita nel 1937-1947; anche il corpo riposa incorrotto in un’urna trasparente, esposto alla venerazione degli innumerevoli fedeli, nella cappella della santa nella Basilica-Santuario di S. Rita a Cascia.
Accanto al cuscino è dipinta una lunga iscrizione metrica che accenna alla vita della “Gemma dell’Umbria”, al suo amore per la Croce e agli altri episodi della sua vita di monaca santa; l’epitaffio è in antico umbro ed è di grande interesse quindi per conoscere il profilo spirituale di S. Rita.
Bisogna dire che il corpo rimasto prodigiosamente incorrotto e a differenza di quello di altri santi, non si è incartapecorito, appare come una persona morta da poco e non presenta sulla fronte la famosa piaga della spina, che si rimarginò inspiegabilmente dopo la morte.
Tutto ciò è documentato dalle relazioni mediche effettuate durante il processo per la beatificazione, avvenuta nel 1627 con papa Urbano VIII; il culto proseguì ininterrotto per la santa chiamata “la Rosa di Roccaporena”; il 24 maggio 1900 papa Leone XIII la canonizzò solennemente.
Al suo nome vennero intitolate tante iniziative assistenziali, monasteri, chiese in tutto il mondo; è sorta anche una pia unione denominata “Opera di S. Rita” preposta al culto della santa, alla sua conoscenza, ai continui pellegrinaggi e fra le tante sue realizzazioni effettuate, la cappella della sua casa, la cappella del “Sacro Scoglio” dove pregava, il santuario di Roccaporena, l’Orfanotrofio, la Casa del Pellegrino.
Il cuore del culto comunque resta il Santuario ed il monastero di Cascia, che con Assisi, Norcia, Cortona, costituiscono le culle della grande santità umbra.


Autore: Antonio Borrelli


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Abusi su bimbi, arrestato bidello

Abusi su bimbi, arrestato bidello

22/5/2010
 

Salerno, li violentava in bagno asilo

 

Abusava sessualmente dei bambini nel bagno dell'asilo: l'agghiacciante vicenda è stata scoperta dai carabinieri, che hanno arrestato un bidello 45enne nel Salernitano. L'uomo è accusato di pornografia minorile e violenza sessuale aggravata. Le indagini erano partite a gennaio dopo la denuncia presentata dai genitori di un bambino. Secondo gli inquirenti durante gli abusi l'uomo scattava anche diverse fotografie.

Le vittime del bidello sarebbero tre bambini di 4 anni, tutti alunni della scuola dell'infanzia in un comune della valle dell'Irno. A gennaio i genitori di uno dei tre piccoli si sono rivolti ai carabinieri perché il figlio aveva comportamenti strani che li hanno indotti ad approfondire la situazione. Il bimbo, grazie al supporto di psicologi, ha descritto con dovizia di particolari gli abusi subiti nel bagno della scuola. I militari, raccogliendo altre testimonianze, hanno accertato altri abusi compiuti dalla stessa persona e con le medesime modalità su altri due bimbi di 4 anni.

L'arresto è stato effettuato proprio nell'asilo, dove i carabinieri hanno perquisito i locali frequentati dal 45enne e hanno sequestrato alcuni cellulari e computer sui quali sono in corso altre indagini.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482223.shtml


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SOCIETA'
7 giugno 2010
MATRIMONI GAY-IL SI' DEL PORTOGALLO
MATRIMONI GAY-IL SI' DEL PORTOGALLO
 
 
Dopo Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Norvegia, anche il Portogallo dà il via libera ai matrimoni omosessuali. Ad avere l'ultima parola è stato il capo dello Stato, il conservatore Anibal Cavaco Silva, che, pur essendo contrario alla legge approvata in Parlamento, non ha opposto il veto e ha firmato il testo. Il Paese, in questo difficile momento, deve concentrarsi sulla crisi economica, spiega, infatti, il presidente: "Sento di non dover contribuire ad allungare il dibattito, perché non avrebbe senso farlo e servirebbe solo a distogliere l’attenzione dai gravi problemi che ci attanagliano".

La legge, voluta dal governo socialista, passata in Parlamento a gennaio e infine approvata dalla Corte Costituzionale lo scorso mese, sarebbe entrata in vigore nonostante il veto, grazie a un ultimo "sì" parlamentare. Inutile quindi opporsi. I conservatori devono arrendersi all'evidenza dei fatti, mentre i socialisti possono finalmente esultare. La legalizzazione del matrimonio gay era inserita già nel programma elettorale del partito che ha vinto le politiche del settembre scorso. Il portavoce Vitalino Canas parla di "un momento memorabile, un passo avanti per la politica e la società".

La reazione della Chiesa - L'introduzione della legge rappresenta una vera e propria rivoluzione in un Paese in cui l'omossesualità era considerata illegale fino agli inizi degli anni '80 e il 90% della popolazione si dichiara cattolico. Dal 2001 sono riconosciute le unioni di fatto, ma solo nel 2007 è stata approvata una legge che consente l’aborto e nel 2008 è arrivato il "sì" al divorzio non consensuale.
I cattolici disapprovano. Durante la sua visita, Benedetto XVI si era espresso contro aborto e matrimonio gay, considerati la più "insidiosa e pericolosa" minaccia che il mondo deve affrontare. Padre Manuel Morujao, portavoce della Conferenza episcopale portoghese, oggi ha commentato la legge con una nota ufficiale: “Prendendo atto della decisione del Presidente della Repubblica di promulgare la legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso” la Conferenza episcopale dichiara innanzitutto che “questa legge costituisce un passo indietro nella costruzione della coesione sociale, ed è in contrasto con uno dei principi più consolidati delle diverse civiltà del genere umano”. A questo proposito il portavoce dei vescovi portoghesi ricorda quanto aveva detto il pontefice a Fatima, parlando ai rappresentanti delle istituzioni sociali cattoliche, chiedendo loro di “tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna”. Così si legge nella nota:   “Lo scorso 13 maggio a Fatima, Papa Benedetto XVI ha ricordato che la  famiglia è fondata sull'unione di amore tra un uomo e una donna, e che la sua tutela è uno dei fattori chiave per la costruzione del bene comune”.

Oltre ai sei Paesi europei, cinque Stati americani, distretto di Washington, il Canada e il Sudafrica hanno legalizzato le nozze tra persone dello stesso sesso.
 
 

18/05/2010
 


http://libero-news.it/news/414556/Matrimoni_gay__il_s__del_Portogallo.html

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