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Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
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10 aprile 2009
CATTOLICO BLAIR CHIEDE AI CRISTIANI DI INTERPRETARE LE SACRE SCRITTURE METAFORICAMENTE !
 
Blair chiede a tutti i leader religiosi di accettare i gay

Mercoledì 8 Aprile 2009

L'invito che l'ex premier britannico, divenuto cattolico, rivolge anche a Benedetto XVI è di interpretare i testi sacri metaforicamente. Questo, a suo avviso, porterebbe ad accettare l'omosessualità.

Forse non tutti sanno che l'ex premier britannico Tony Blair si è convertito al cattolicesimo alla fine del 2007 sposando così la stessa fede di moglie e figli, cattolici da sempre.
In un'intervista rilasciata al magazine "Attitude" l'ex leader laburista ha dichiarato che è sua intenzione sollecitare le figure di riferimento di tutte le religioni del mondo perché adottino una interpretazione metaforica dei testi sacri e non letterale. A suoi avviso, con il tempo, questo porterebbe tutte le fedi ad accettare l'omosessualità.
Dalle dichiarazioni rilasciate ad "Attitude" sembrerebbe che l'ex inquilino di Downing Street si sia avvicinato alle fasce più liberali della Chiesa cattolica. Ma perché tutto questo interesse per le religioni, vi chiederete? E' solo foga da neoconvertito?No.

 

Da quando non è più premier britannico, Blair presiede una fondazione che promuove il dialogo tra le varie confessioni ed è fautore di quella che chiama la "rivoluzione silenziosa del pensiero". "Ci sono molte e grandi cose che la Chiesa cattolica fa, e ci sono molte fantastiche cose per le quali il Papa si batte - ha dichiarato Blair -, ma penso che quello che sia interessante è che se andiamo in qualsiasi Chiesa cattolica, in modo particolare quelle molto frequentate, e si fa un sondaggio, si rimarrà sorpresi di come le persone abbiano una mentalità liberale", ovvero più al passo con i tempi rispetto alle gerarchie vaticane. "Ciò che la gente spesso dimentica, per esempio - ha continuato l'ex premier -, è che l’intera ragion d’essere di Gesù o anche del profeta Maometto, fosse il cambiamento del modo di pensare tradizionale della gente".

http://www.gay.it/channel/Attualita.html/26352/Blair-chiede-a-tutti-i-leader-religiosi-di-accettare-i-gay.html


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teatro
7 aprile 2009
AQUILA:TERREMOTO MENTRE ERA IN CORSO JCS PRESSO IL SANTUARIO DI ROIO-CASTIGO DIVINO
 

PUNIZIONE PER JCS

PUNIZIONE PER JCS

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

SIAMO ADDOLORATI CHE SI CONTINUA A BESTEMMIARE GESU' NELLA CHIESA CATTOLICA

E POI SUCCEDONO DEGLI AVVENIMENTI CHE HANNO IL CARATTERE DI CASTIGO DIVINO

ECCO CHE LA CITTA' DELL'AQUILA E' STATA COLPITA DAL TERREMOTO MENTRE IN UNA SUA CHIESA

CATTOLICA SI BESTEMMIAVA GESU' E IL SANTO VANGELO CON IL MUSICAL ROCK E BLASFEMO

JESUS CHRIST SUPERSTAR.

"Fuggi fuggi anche dal Santuario di Roio stracolmo di gente visto che era in corso e vicina alla conclusione la rappresentazione teatrale di «Jesus Christ Superstar».

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Nuova scossa di 3.9 registrata alle 22,48:
verifiche sui danni causati agli edifici

Terremoto nella notte,
fuga da case e locali

Giampiero Giancarli
L’AQUILA. Dopo due giorni di assoluta tranquillità sotto il profilo sismico ieri sera è tornato l’incubo del terremoto. Infatti, alle 22,48, la terra ha tremato ancora. E’ stata infatti registrata una scossa con una magnitudo di 3.9 della scala Richter, ovvero di poco inferiore di quella di lunedì 30 marzo che fu di 4. L’epicentro, anche stavolta, dovrebbe essere quello tra Collimento di Lucoli, Roio e Tornimparte. Scene di panico non sono mancate. La gente, nonostante il freddo, si è riversata per strada. Alcuni hanno lasciato le case, altri sono scappati dalle sale cinematografiche e dai pub ancora aperti. Fuggi fuggi anche dal Santuario di Roio stracolmo di gente visto che era in corso e vicina alla conclusione la rappresentazione teatrale di «Jesus Christ Superstar». Solita raffica di telefonate ai vigili del fuoco di gente allarmatissima che chiedeva cosa fare e soprattutto se sono previste altre scosse, domanda alla quale nessuno può rispondere. La reazione, in nottata, è stata identica a quella del pomeriggio del 30 marzo e migliaia di automobili hanno affollato le strade. Tutti si sono diretti verso spazi aperti. Alcuni, sopratutto coloro che abitano nel centro storico si sono riversati in piazza Duomo come pure piazza Palazzo. Ma altri ancora hanno scelto luoghi centrali ma più sicuri come la villa comunale, oppure il parco del castello cinquecentesco. In quasi tutti i paesi dell’Aquilano sono successe cose analoghe con la gente che si è radunata nella piazza principale. Chi vive nella periferia del capoluogo ha trovato più agevole ripiegare su ampi spazi intorno a piazza d’Armi e Santa Barbara. I vigili del fuoco, di intesa con protezione civile hanno svolto i primi controlli, sia pure sommari, negli edifici più a rischio come la scuola De Amicis, la basilica di Collemaggio, San Berardino oltre che, come è di obbligo, in case di cura e al San Salvatore. Poi ci sono stati altri controlli in altri edifici segnalati dalla gente ma, almeno fino a ieri notte, non sono stati individuati danni di rilievo. Qualche chiamata, infine, è arrivata al 118 ma si è trattato di casi risolti per telefono visto che era solo gente che voleva essere rassicurata.
(06 aprile 2009)

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CULTURA
2 aprile 2009
Ricordiamoci ogni tanto delle parole del Salmo 103
 

Ricordiamoci ogni tanto delle parole del Salmo 103:

Benedici, anima mia, il Signore!
E tutto quello che è in me, benedica il suo santo nome.

Benedici, anima mia, il Signore,
e non dimenticare nessuno dei suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
risana tutte le tue infermità.

Salva la tua vita dalla fossa,
ti corona di bontà e compassioni.

Egli sazia di beni la tua esistenza
e ti fa ringiovanire come l’aquila…


Padre mio, Ti ringrazio!

Padre mio, io Ti ringrazio

perché il Tuo cuore è esclusivamente bontà, e in ciò che mi preoccupa Tu mi condurrai verso il bene, poiché Tu vuoi sempre far del bene e aiutare i Tuoi figli.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché quando Ti prego nel mio bisogno Tu non mi dai una pietra al posto del pane, poiché Tu, o Dio, in quanto Padre, non ne sei capace.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu conti tutti i capelli sul mio capo, perciò anche gli eventi più insignificanti passano dalle Tue mani che vogliono soltanto benedirmi e darmi sollievo.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu sei un Padre di misericordia e soffri quando sono nel bisogno, e perciò mi ristori l’anima.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu non mi dimenticherai mai, poiché sono Tuo figlio.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu sei un vero Padre, e non rimani indifferente quando il Tuo figlio è triste, ma gli porti conforto e aiuto.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché quando Tu devi correggere il Tuo figlio, non lo provi oltre le sue capacità.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu sai cosa è utile e salutare per me, perciò Tu mi conduci sempre nel modo migliore, qualunque esso sia.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché più Tuo figlio è povero, più provi gioia nel rallegrarlo e arricchirlo. Sì, la mia miseria e la mia povertà Ti spronano a farmi del bene.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu vuoi dimorare nei cuori spezzati dalla miseria e dalla sofferenza. Essi diventano il luogo dove Tu manifesti la Tua presenza e i Tuoi prodigi.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu ascolti ogni supplica del Tuo figlio, e nessuna delle mie preghiere è inutile.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché non c’è problema che sia troppo piccolo per Te. Per ogni preoccupazione della mia vita Tu Ti senti costretto a intervenire con la Tua potenza e il Tuo aiuto, come un Padre amorevole.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché in tutte le mie afflizioni sono circondato dalla Tua bontà. Non è l’afflizione che mi domina, ma è il Tuo amore.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu sei onnipotente, perciò hai sempre una via e un aiuto per ogni avversità, per quanto grande essa sia. Tu, Padre mio, sei più grande di tutto, più grande di ogni avversità.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché il sole della Tua grazia splende sopra di me, e sorge ogni giorno per effondere la Tua forza e il Tuo amore attorno a me, quando ne ho bisogno.

Padre mio, chi è come Te?

Misericordioso, clemente, paziente e di grande bontà – nessun padre sulla terra è simile a Te!

Padre mio, chi mi ama come Te?

Chi ha cura di me come Te? Chi mi conduce sulla giusta via come Te? Chi porta me, Tuo figlio, con pazienza come Te?

Nessuno sulla terra, nessuno per tutta l’eternità!

Padre mio, io Ti ringrazio

perché non mi accadrà mai qualcosa – nemmeno da parte di uomini – senza che Tu lo permetta. Perciò ogni cosa sarà vantaggiosa per me e servirà al mio bene.

Padre mio, io Ti ringrazio

per la certezza che la via che devo ora percorrere è per me la migliore. Poiché se Tu ne avessi conosciuta un’altra, ancora più elevata, nel Tuo amore mi avresti condotto per essa.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché nel Tuo libro è scritto ogni singolo giorno che mi è destinato. Il Tuo amore ha vagliato ogni peso che esso mi porta, perciò nessuno sarà troppo gravoso.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché il Tuo cuore pieno d’amore ha studiato ogni giorno in modo che io possa esservi più che vincitore e che mi aiuti a preparare la corona della gloria.

Padre mio, io Ti ringrazio

perché Tu sei un Padre che prova gioia nel fare del bene a noi, Tuoi figli. Grazie che posso contarci nel mio bisogno!

http://www.benmelech.org/discepolo/padre-grazie-t29.htm

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CULTURA
2 aprile 2009
Sant'Agostino: La verginità consacrata 6,6
 
La verginità consacrata 6,6
Sant'Agostino
"Maria è stata l'unica donna ad essere insieme madre e vergine... Spiritualmente però non fu madre del nostro capo, cioè del nostro Salvatore,
dal quale piuttosto ebbe la vita, come l'hanno tutti coloro che credono in lui (anche lei è una di questi!)
ai quali si applica giustamente il nome di figli dello sposo.
E' invece senza alcun dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l'amore a generare alla Chiesa dei fedeli,
che formano le membra di quel capo".

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CULTURA
2 aprile 2009
sant' Ireneo: Adamo e Cristo - Eva e Maria
 
 
 
Adamo e Cristo  - Eva e Maria 
"Come la disobbedienza di un solo uomo (Adamo) ha reso tutti peccatori, così l'obbedienza di uno solo (Gesù Cristo) renderà tutti giusti" (san Paolo);
"Ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede" (Ireneo).
Maria guidata dall'annuncio dell'angelo, obbedì alla parola divina e meritò di portare Dio bel suo grembo.
Quella dunque si lasciò sedurre e disobbedì, questa si lasciò persuadere e ubbidì. In tal modo la vergine Maria poté divenire avvocata della vergine Eva.
 
 (Ireneo)
http://groups.google.com/group/centro-religione-cristiana?hl=it
 
 
 
 

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letteratura
2 aprile 2009
Tertulliano:Dal trattato «L'orazione» Ostia spirituale
 
Dal trattato «L'orazione» di Tertulliano, sacerdote
(Cap. 28-29;  CCL 1, 273-274)

Ostia spirituale

 


L'orazione è un sacrificio spirituale, che ha cancellato gli antichi sacrifici. «Che m'importa», dice, dei vostri sacrifici senza numero? Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Chi richiede da voi queste cose? » (cfr. Is 1, 11).
Quello che richiede il Signore, l'insegna il vangelo: «Verrà l'ora», dice, «in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità.  Dio infatti è Spirito» (Gv 4, 23) e perciò tali adoratori egli cerca. 
Noi siamo i veri adoratori e i veri sacerdoti che, pregando in spirito, in spirito offriamo il sacrificio della preghiera, ostia a Dio appropriata e gradita, ostia che egli richiese e si provvide.
Questa vittima, dedicata con tutto il cuore, nutrita dalla fede, custodita dalla verità, integra per innocenza, monda per castità, coronata dalla carità, dobbiamo accompagnare all'altare di Dio con il decoro delle opere buone tra salmi e inni, ed essa ci impetrerà tutto da Dio.
Che cosa infatti negherà Dio alla preghiera che procede dallo spirito e dalla verità, egli che così l'ha voluta? Quante prove della sua efficacia leggiamo, sentiamo e crediamo!
L'antica preghiera liberava dal fuoco, dalle fiere e dalla fame, eppure non aveva ricevuto la forma da Cristo.
Quanto è più ampio il campo d'azione dell'orazione cristiana! La preghiera cristiana non chiamerà magari l'angelo della rugiada in mezzo al fuoco, non chiuderà le fauci ai leoni, non porterà il pranzo del contadino all'affamato, non darà il dono di immunizzarsi dal dolore, ma certo dà la virtù della sopportazione ferma e paziente a chi soffre, potenzia le capacità dell'anima con la fede nella ricompensa, mostra il valore grande del dolore accettato nel nome di Dio.
Si sente raccontare che in antico la preghiera infliggeva colpi, sbaragliava eserciti nemici, impediva il beneficio della pioggia ai nemici. Ora invece si sa che la preghiera allontana ogni ira della giustizia divina, è sollecita dei nemici, supplica per i persecutori. Ha potuto strappare le acque al cielo, e impetrare anche il fuoco. Solo la preghiera vince Dio. Ma Cristo non volle che fosse causa di male e le conferì ogni potere di bene. 
Perciò il suo unico compito è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti.
Pregano anche gli angeli, prega ogni creatura. Gli animali domestici e feroci pregano e piegano le ginocchia e, uscendo dalle stalle o dalle tane, guardano il cielo non a fauci chiuse, ma facendo vibrare l'aria di grida nel modo che a loro è proprio. Anche gli uccelli quando si destano, si levano verso il cielo, e al posto delle mani aprono le ali in forma di croce e cinguettano qualcosa che può sembrare una preghiera.
Ma c'è un fatto che dimostra più di ogni altro il dovere dell'orazione. Ecco, questo: che il Signore stesso ha pregato.
A lui sia onore e potenza nei secoli dei secoli. Amen
. 

 

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2 aprile 2009
sant'Atanasio: Il mistero pasquale riunisce nell'unità della fede coloro che sono lontani col corpo
 

Dalle «Lettere pasquali» di sant'Atanasio, vescovo
(Lett. 5, 1-2; PG 26, 1379-1380)


Il mistero pasquale riunisce nell'unità della fede
coloro che sono lontani col corpo

Fratelli miei, è bello passare da una festa all'altra, passare da una orazione all'altra e, infine, da una celebrazione all'altra. E' vicino ora quel tempo che ci porta e ci fa conoscere un nuovo inizio, il giorno della santa Pasqua, nella quale il Signore si è immolato. Noi ci alimentiamo del suo nutrimento e sempre deliziamo la nostra anima con il suo prezioso, quasi attingendo a una sorgente. Tuttavia abbiamo sempre sete e sempre ardiamo di desiderio. Il nostro Salvatore però è vicino a chi si sente riarso e per la sua benevolenza nel giorno di festa invita a sé coloro che hanno cuori assetati, secondo la sua parola: «Se uno ha sete, venga a me e beva» (Gv 7, 37). Ma per estinguere l'arsura interiore non è necessario portare la bocca alla sorgente, basta far domanda dell'acqua alla fonte stessa. La grazia della celebrazione festiva non è limitata ad un solo momento, né il suo raggio splendente si spegne al tramonto del sole, ma resta sempre disponibile per lo spirito di chi lo desidera. Esercita una continua forza su quanti hanno già la mente illuminata e giorno e notte meditano la Sacra Scrittura. Questi sono come quell'uomo che viene chiamato beato, secondo quanto è scritto nel salmo: «Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte» (Sal 1, 1-2).
Pertanto, miei cari, Dio che per noi istituì questa festa, ci concede anche di celebrarla ogni anno. Egli che, per la nostra salvezza consegnò alla morte il Figlio suo, per lo stesso motivo ci fa dono di questa festività che spicca nettamente fra le altre nel corso dell'anno. La celebrazione liturgica ci sostiene nelle afflizioni che incontriamo in questo mondo. Per mezzo di essa Dio ci accorda quella gioia della salvezza che accresce la fraternità. Mediante l'azione sacramentale della festa, infatti, ci fonde in un'unica assemblea, ci unisce tutti spiritualmente e fa ritrovare vicini anche i lontani. La celebrazione della Chiesa ci offre il modo di pregare insieme e innalzare comunitariamente il nostro grazie a Dio. Questa anzi è un'esigenza propria di ogni festa liturgica. E' un miracolo della bontà di Dio quello di far sentire solidali nella celebrazione e fondere nell'unità della fede lontani e vicini, presenti e assenti.

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letteratura
2 aprile 2009
san Leone Magno: Contemplazione della Passione del Signore
 
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. 15 sulla passione del Signore, 3-4; Pl 54, 366-367)
Contemplazione della Passione del Signore


Colui che vuole onorare veramente la passione del Signore deve guardare con gli occhi del cuore Gesù Crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la propria carne.
Tremi la creatura di fronte al supplizio del suo Redentore. Si spezzino le pietre dei cuori infedeli, ed escano fuori travolgendo ogni ostacolo coloro che giacevano nella tomba. Appaiano anche ora nella città santa, cioè nella Chiesa di Dio, i segni della futura risurrezione e, ciò che un giorno deve verificarsi nei corpi, si compia ora nei cuori.

A nessuno, anche se debole e inerme, è negata la vittoria della croce, e non v'è uomo al quale non rechi soccorso la mediazione di Cristo. Se giovò a molti che infierivano contro di lui, quanto maggiore beneficio apporterà a coloro che a lui si rivolgono!
L'ignoranza dell'incredulità è stata cancellata. E` stata ridotta la difficoltà del cammino. Il sacro sangue di Cristo ha spento il fuoco di quella spada, che sbarrava l'accesso al regno della vita. Le tenebre dell'antica notte hanno ceduto il posto alla vera luce.

Il popolo cristiano è invitato alle ricchezze del paradiso. Per tutti i battezzati si apre il passaggio per il ritorno alla patria perduta, a meno che qualcuno non voglia precludersi da se stesso quella via, che pure si aprì alla fede del ladrone.
Procuriamo che le attività della vita presente non creino in noi o troppa ansietà o troppa presunzione sino al punto da annullare l'impegno di conformarci al nostro Redentore, nell'imitazione dei suoi esempi. Nulla infatti egli fece o soffrì se non per la nostra salvezza, perché la virtù, che era nel Capo, fosse posseduta anche dal Corpo.
«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14) nessuno lasciando privo della misericordia, ad eccezione di chi rifiuta di credere. E come potrà rimanere fuori della comunione con Cristo chi accoglie colui che ha preso la sua stessa natura e viene rigenerato dal medesimo Spirito, per opera del quale Cristo è nato? Chi non lo riterrebbe della nostra condizione umana sapendo che nella sua vita c'era posto per l'uso del cibo, per il riposo, il sonno, le ansie, la tristezza, la compassione e le lacrime?
Proprio perché questa nostra natura doveva essere risanata dalle antiche ferite e purificata dalla feccia del peccato, l'Unigenito Figlio di Dio si fece anche Figlio dell'uomo e riunì in sé autentica natura umana e pienezza di divinità.
E' cosa nostra ciò che giacque esanime nel sepolcro, che è risorto il terzo giorno, che è salito al di sopra di tutte le altezze alla destra della maestà del Padre. Ne segue che se camminiamo sulla via dei suoi comandamenti e non ci vergogniamo di confessare quello che nell'umiltà della carne gli ha operato per la nostra salvezza, anche noi saremo partecipi della sua gloria. Si adempirà allora sicuramente ciò che egli ha annunziato: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio, che è nei cieli» (Mt 10, 32).

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letteratura
2 aprile 2009
san Leone Magno: Il mistero della nostra riconciliazione
 

Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa
(Lett. 28 a Flaviano, 3-4; PL 54, 763-767)


Il mistero della nostra riconciliazione

 

 

Dalla Maestà divina fu assunta l'umiltà della nostra natura, dalla forza la debolezza, da colui che è eterno, la nostra mortalità; e per pagare il debito che gravava sulla nostra condizione, la natura impassibile fu unita alla nostra natura passibile.

Tutto questo avvenne perché, come era conveniente per la nostra salvezza, il solo e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, immune dalla morte per un verso, fosse, per l'altro, ad essa soggetto.


Vera integra e perfetta fu la natura nella quale è nato da Dio, ma nel medesimo tempo vera e perfetta la natura divina nella quale rimane immutabilmente. In lui c'è tutto della sua divinità e tutto della nostra umanità.


Per nostra natura intendiamo quella creata da Dio al principio e assunta, per essere redenta, dal Verbo. Nessuna traccia invece vi fu nel Salvatore di quelle malvagità che il seduttore portò nel mondo e che furono accolte dall'uomo sedotto. Volle addossarsi certo la nostra debolezza, ma non essere partecipe delle nostre colpe.


Assunse la condizione di schiavo, ma senza la contaminazione del peccato. Sublimò l'umanità, ma non sminuì la divinità. Il suo annientamento rese visibile l'invisibile e mortale il creatore e il Signore di tutte le cose. Ma il suo fu piuttosto un abbassarsi misericordioso verso la nostra miseria, che una perdita della sua potestà e del suo dominio.

Fu creatore dell'uomo nella condizione divina e uomo nella condizione di schiavo. Questo fu l'unico e medesimo Salvatore.


Il Figlio di Dio fa dunque il suo ingresso in mezzo alle miserie di questo mondo, scendendo dal suo trono celeste, senza lasciare la gloria del Padre. Entra in una condizione nuova, nasce in un modo nuovo. Entra in una condizione nuova: infatti invisibile in se stesso si rende visibile nella nostra natura; infinito, si lascia circoscrivere; esistente prima di tutti i tempi, comincia a vivere nel tempo; padrone e Signore dell'universo, nasconde la sua infinita maestà, prende la forma di servo; impassibile e immortale, in quanto Dio, non sdegna di farsi uomo passibile e soggetto alle leggi della morte.


Colui infatti che è vero Dio, è anche vero uomo. Non vi è nulla di fittizio in questa unità, perché sussistono e l'umiltà della natura umana, e la sublimità della natura divina. Dio non subisce mutazione per la sua misericordia, così l'uomo non viene alterato per la dignità ricevuta.

Ognuna delle nature opera in comunione con l'altra tutto ciò che le è proprio. Il Verbo opera ciò che spetta al Verbo, e l'umanità esegue ciò che è proprio della umanità. La prima di queste nature risplende per i miracoli che compie, l'altra soggiace agli oltraggi che subisce. E, come il Verbo non rinunzia a quella gloria che possiede in tutto uguale al Padre, così l'umanità non abbandona la natura propria della specie.


Non ci stancheremo di ripeterlo: L'unico e il medesimo è veramente Figlio di Dio e veramente figlio dell'uomo. E' Dio, perché «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). E' uomo, perché: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14).

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letteratura
2 aprile 2009
san Massimo Confessore:La misericordia di Dio verso coloro che si pentono dei loro peccati
 

Dalle «Lettere» di san Massimo Confessore, abate
(Lett. 11; PG 91, 454-455)


La misericordia di Dio
verso coloro che si pentono dei loro peccati

Tutti i predicatori della verità, tutti i ministri della grazia divina e quanti dall'inizio fino a questi nostri giorni hanno parlato a noi della volontà salvifica di Dio, dicono che nulla è tanto caro a Dio e tanto conforme al suo amore quanto la conversione degli uomini mediante un sincero pentimento dei peccati.

E proprio per ricondurre a sé gli uomini Dio fece cose straordinarie, anzi diede la massima prova della sua infinita bontà. Per questo il Verbo del Padre, con un atto di inesprimibile umiliazione e con un atto di incredibile condiscendenza si fece carne e si degnò di abitare tra noi.

Fece, patì e disse tutto quello che era necessario a riconciliare noi, nemici e avversari di Dio Padre. Richiamò di nuovo alla vita noi che ne eravamo stati esclusi.
Il Verbo divino non solo guarì le nostre malattie con la potenza dei miracoli, ma prese anche su di sé l'infermità delle nostre passioni, pagò il nostro debito mediante il supplizio della croce, come se fosse colpevole, lui innocente.

Ci liberò da molti e terribili peccati. Inoltre con molti esempi ci stimolò ad essere simili a lui nella comprensione, nella cortesia e nell'amore perfetto verso i fratelli. Per questo disse: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi» (Lc 5, 32). E ancora: «Non sono i santi che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt 9, 12). Disse inoltre di essere venuto a cercare la pecorella smarrita e di essere stato mandato alle pecore perdute della casa di Israele.

Parimenti, con la parabola della dramma perduta, alluse, sebbene velatamente, a un aspetto particolare della sua missione: egli venne per ricuperare l'immagine divina deturpata dal peccato. Ricordiamo poi quello che dice in un'altra sua parabola: «Così vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito...» (Lc 15, 7). Il buon samaritano del vangelo curò con olio e vino e fasciò le ferite di colui che era incappato nei ladri ed era stato spogliato di tutto e abbandonato sanguinante e mezzo morto sulla strada.

Lo pose sulla sua cavalcatura, lo portò all'albergo, pagò quanto occorreva e promise di provvedere al resto. Cristo è il buon samaritano dell'umanità.

Dio è quel padre affettuoso, che accoglie il figliol prodigo, si china su di lui, è sensibile al suo pentimento, lo abbraccia, lo riveste di nuovo con gli ornamenti della sua paterna gloria e non gli rimprovera nulla di quanto ha commesso. Richiama all'ovile la pecorella che si era allontanata dalle cento pecore di Dio. Dopo averla trovata che vagava sui colli e sui monti, non la riconduce all'ovile a forza di spintoni e urla minacciose, ma se la pone sulle spalle e la restituisce incolume al resto del gregge con tenerezza e amore.

Dice: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi darò riposo (cfr. Mt 11, 28). E ancora: «Prendete il mio giogo sopra di voi» (Mt 11, 29). Il giogo sono i comandamenti o la vita vissuta secondo i precetti evangelici. Riguardo al peso poi, forse pesante e molesto al penitente, soggiunge: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 30). Insegnandoci la giustizia e la bontà di Dio, ci comanda: Siate santi, siate perfetti, siate misericordiosi come il Padre vostro celeste (cfr. Lc 6, 36); «Perdonate e vi sarà perdonato» (Lc 6, 37) e ancora: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7, 12).

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