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Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
2 aprile 2010
IL CIELO


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sentimenti
2 aprile 2010
IL CROCIFISSO


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fotografia
2 aprile 2010
PRIMAVERA-FOTO


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sentimenti
2 aprile 2010
BUONA PASQUA 2010
 
 
 
BUONA PASQUA
 
BUONA PASQUA
 
BUONA PASQUA
 
 
BUONA PASQUA
 
BUONA PASQUA
 
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BUONA PASQUA
 
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BUONA PASQUA
BUONA PASQUA
 
BUONA PASQUA
 
BUONA PASQUA
 
 

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2 aprile 2010
PASQUA UNA FESTA DI GIOIA E DOLORE

 

 

Il pianto degli agnelli e il dolore del mondo

Susanna Tamaro

La Pasqua si avvicina. Gli scaffali dei supermercati sono un trionfo di uova di cioccolata di ogni dimensione, di colombe con tutte le possibili varianti — con uvetta, senza uvetta, ricoperte di cioccolata, con lo zabaione — per accontentare i gusti più stravaganti. Da qualche anno poi, alle più tradizionali colombe, si sono affiancati dolci a forma di campane e di agnelli, anche questi in svariate versioni. Per chi vive in campagna, e ha lo sguardo abituato ad osservare ciò che succede nella realtà circostante, la Pasqua è quel momento in cui le gemme sui rami iniziano a ingrossarsi e i peschi e gli albicocchi, spesso temerariamente, schiudono i loro fiori. Le prime lucertole si svegliano e il loro fruscio si sente in prossimità dei muretti mentre le uova dei rospi, avvolte a migliaia da una lunga collana gelatinosa, ondeggiano tra le piante dei laghetti. Nel sottobosco spuntano le primule, le violette, i crochi, le pervinche e il mesto pigolio invernale degli uccelli si trasforma nella grande sinfonia che prelude al corteggiamento.

Il periodo che precede la Pasqua è il periodo in cui la vita si muove nuovamente verso la sua pienezza e, con questa sua forza oggi così poco compresa, spinge anche noi a rinnovarci, ad abbracciare con una nuova visione lo scorrere incerto della vita. Anche molti animali partecipano a questo rinnovamento. La maggior parte dei capretti e degli agnelli nascono con la luna piena di febbraio e, dopo i primi giorni di timidezza trascorsi zampettando dietro l’ombra rassicurante della madre, si lanciano in corse scatenate con i coetanei del gregge. Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un’immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c’è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l’età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte. Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata. Ma poi un giorno, poco prima della Pasqua, mentre gli agnellini pan di spagna sorridono invitanti sui banchi dei supermercati, nelle campagne arrivano i furgoni e caricano i piccoli delle pecore e delle capre. La gioia se ne va dai pascoli e subentrano gli strazianti belati delle madri che per tre giorni corrono incredule da un lato all’altro chiamando a gran voce le loro creature con le mammelle gonfie di latte. Poi, dopo tanta agitazione, sulle campagne scende il silenzio e i pascoli tornano ad essere delle distese brulle in cui i corvi zampettano tra le madri svuotate dal dolore. Intanto gli agnellini, avvolti nel cellophan, sono arrivati nei banconi dei supermercati: interi, a pezzi, o solo la testa, che pare sia una prelibatezza. Non posso non sussultare quando vedo, schiacciati dalla pellicola, quegli occhi opachi e quei dentini che già strappavano la prima erba.

 

«L'agnello» (1913) del pittore tedesco Franz Marc (1880-1916) considerato uno dei padri fondatori del movimento «Der Blue Reiter»

L’altro giorno mi ha chiamato un’amica che lavora vicino al mattatoio. «Mi sono messa i tappi, ma non serve a niente. Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua». Già, perché la Pasqua è soprattutto un pranzo tradizionale, una mangiata di quelle che si fanno di rado, con l’abbacchio trionfante in mezzo alla tavola, un abbacchio ridotto a prelibatezza culinaria, a segno di una cultura gastronomica mai tradita, spogliato da ogni valenza che superi il tratto gastrointestinale. Ma in quei belati, in quelle urla, in quella vita che è pura innocenza, non è forse celata la domanda più profonda sul senso dell’esistere? Perché la morte irrompe e devasta, senza guardare in faccia nessuno. Nella nostra società così asettica e così impregnata di onnipotenza, lo dimentichiamo un po’ troppo spesso, ma dimenticare l’ingombrante presenza della morte vuol dire abdicare, fin da principio, al senso della vita. Quando la morte scende su uno dei miei animali, gli altri fanno dei lunghi giri per non avvicinarsi al corpo, per non guardarlo e, per qualche giorno, il loro comportamento cambia, diventa stranamente assente, come se qualcosa, al loro interno, all’improvviso avesse cominciato a vibrare in modo diverso. La contemplazione della morte non può non provocare un profondo senso di timore, timore per quell’occhio brillante che improvvisamente diventa opaco, per quel vivo tepore che si trasforma in fredda rigidità. È per questa ragione che tutte le culture dell’uomo hanno sviluppato dei rituali di macellazione per rendere questo passaggio meno temibile — temibile per l’animale, ma temibile soprattutto per noi, temibile per la potenza evocativa racchiusa nel sangue che scorre.

Ma in una società come la nostra, totalmente profana, in cui nulla è più sacro e gli unici timori concessi sono legati alla materia, la catena di morte del macello non è che una realtà tra le altre. Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate, abbandonate, dei perseguitati, di tutte quelle voci che invano gridano verso il cielo. È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva. Sdraiati sul comodo divano della teodicea, continuiamo a ripetere che Dio non può esistere perché permette il male degli innocenti e questo assunto ci placa, ci quieta, ci mette dalla parte della ragione, proteggendoci dall’insonnia delle notti e dall’angoscia straziante del dolore del mondo. Quanti orrori — e quanti errori — derivano da quest’immagine di Dio onnipotente, da quest’idea di un Dio con la barba, seduto su una nuvola, parente stretto di Zeus, con i fulmini in mano, pronto a scagliarli sugli empi della terra. L’onnipotenza di questa società ipertecnologica, non deriva forse proprio da questo? Dio non è onnipotente, come ci aveva promesso, e dunque diventa nostro compito assumerci l’onnipotenza, raddrizzare le cose storte in cose dritte, creare il paradiso in terra, un paradiso in cui la giustizia finalmente trionfa, grazie alle nostre leggi. Il paradiso in terra però, come già abbondantemente ci hanno mostrato le tragedie del Novecento, ben presto si trasforma nel suo opposto perché, quando l’uomo crede di agire unicamente secondo i principi assoluti della ragione, sta già srotolando un reticolato e prepara potenti luci al neon per illuminare ogni angolo della prigione.

Forse il pianto delle migliaia di agnelli immolati per routine consumistica in questi giorni non è che il pianto di tutti i milioni di vite innocenti che ogni giorno in modi diversi, da che mondo è mondo, vengono stritolate dal male. E quel pianto che si alza verso il cielo senza ottenere risposta, ci suggerisce forse che il passaggio, la vera liberazione — la vera Pasqua — è proprio questa. Sapere che Dio non è onnipotente, ma, come Agnello, condivide la stessa nostra disperata fragilità. E solo su quest’idea — sull’idea che condividiamo la fragilità, che le tue lacrime sono le mie e le Sue sono le nostre — si può immaginare un mondo che non scricchioli più sotto il delirio dell’onnipotenza ma che si incammini nella costruzione di una vera umanità.



http://www.bibbiablog.com/2010/03/31/il-pianto-degli-agnelli-e-il-dolore-del-mondo/
 

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SOCIETA'
2 aprile 2010
Pakistan, cristiano arso vivo

 

Evangelici.net notizie

 

Pakistan, cristiano arso vivo

 23/3/2010

 RAWALPINDI (Pakistan) - Un nuovo terribile caso di odio religioso. È morto l'autista cristiano di una ricca famiglia della città pakistana di Rawalpindi che venerdì era stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Lo riferisce il Pakistan Christian Post, giornale online affiliato a un partito cristiano locale.

Arshad Masih, 38 anni aveva subito ustioni sull'80% del corpo e, secondo i medici dell'ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, aveva poche probabilità di sopravvivere. Sua moglie, Martha Bibi, aveva inoltre detto di essere stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un'età fra 7 e 12 anni.

La donna lavorava come domestica insieme al marito dal 2005 presso una benestante famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa. Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per abbracciare la religione musulmana, ma lui si sarebbe rifiutato, secondo quanto riportato da AsiaNews, il sito internet del Pime (Pontificio Istituto Missioni Esteri) che per primo ha dato notizia della brutale aggressione.

Negli ultimi tempi si sono ripetuti gli atti di violenza contro la minoranza cristiana pakistana che rappresenta l'1,6% della popolazione. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate lunedì chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell'omicidio e avviare un'inchiesta sulla violenza sessuale ad opera dei poliziotti.

da: www.corriere.it
data: 23 marzo 2010


Pubblicata da evangelici.net

 

http://www.evangelici.net/notizie/1269339308.html

 

http://www.evangelici.net/notizie/1269339308.html


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SOCIETA'
2 aprile 2010
Evangelici arrestati in Marocco
 

Evangelici.net notizie

 

Evangelici arrestati in Marocco

Inserita il 15/3/2010 alle 13:50 nella categoria: Chiesa Perseguitata

RABAT (Marocco) - È sempre più critica la situazione degli evangelici in Marocco: sono decine i missionari arrestati o espulsi dal Paese con l'accusa di proselitismo.

Il timore che i musulmani abbraccino la fede cristiana ha portato il Governo del Marocco a espellere numerose persone e ad arrestarne altre; una trentina di credenti, in maggior parte evangelici anglosassoni, hanno dovuto lasciare il Paese, altrettanti sono stati arrestati, tra cui anche una donna coreana.

Il ministero dell'Interno marocchino ha rilasciato un comunicato in cui precisa che le espulsioni si inseriscono nel quadro della «lotta contro i tentativi di propagazione del credo evangelico, mirante a scuotere la fede dei musulmani e di dedicarsi a fare proselitismo fra minori col pretesto della beneficenza».

A causa dell'allontanamento di sedici evangelici che gestivano l'orfanotrofio per bambini disabili, Village of Hope di Ain Leuh, la struttura, attiva da molti anni e in cui abitavano trentatré bambini, è stata chiusa.

Il pastore evangelico Jean-Luis Blanc, responsabile della chiesa protestante in Marocco, afferma che «a Marrakech la polizia è entrata nel tempio per eseguire gli arresti, una cosa che non era mai accaduta finora».

In Italia, l'Alleanza evangelica italiana, si riunisce per analizzare la situazione e prendere opportune decisioni in merito alla vicenda. [sr]

Su Facebook è in corso una petizione per fermare la deportazione di cristiani stranieri dal Marocco: PETIZIONE MAROCCO

Ulteriori approfondimenti si possono trovare nella pagina dei commenti.

Nella foto: due missionarie piangono mentre lasciano i bambini assistiti nell'orfanotrofio di Ain Leuh.


Pubblicata da evangelici.net

 

http://www.evangelici.net/notizie/1268657432.html


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SOCIETA'
2 aprile 2010
Uccide due figlioletti e si suicida

Uccide due figlioletti e si suicida

24/9/2009

Bologna,la mamma assassina era depressa

 

Una 34enne ha ucciso i suoi due figli, un bimbo di sei e una bimba di cinque anni, accoltellandoli e poi affogandoli all'interno della loro abitazione di Castenaso, grosso comune alle porte di Bologna. La donna, separata dal marito, si è quindi uccisa gettandosi dalla terrazza al secondo piano di una palazzina di via Mazzini, nel centro del paese. A scatenare il gesto di follia sarebbe stata la depressione che aveva colpito la donna.

All'origine del raptus si ipotizza ci sia stata una forte depressione che aveva colpito Erika Mingotti dopo la separazione dal marito, di 41 anni, avvenuta circa un anno fa. Gli inquirenti stanno valutando la lettera che la donna, che ha anche cercato di tagliarsi le vene, ha lasciato. Parole da cui, a quanto si è appreso, traspaiono solitudine e depressione di cui si sentiva vittima. Problemi "familiari e personali", non di natura economica.

Ancora da chiarire la dinamica del delitto. I due bambini, Alessio e Arianna, sono stati accoltellati, forse storditi prima con sonniferi. A dare l'allarme sono stati i vicini, che hanno sentito il tonfo del corpo caduto in strada. I carabinieri della compagnia di Medicina e del Reparto operativo hanno poi trovato i corpi dei due piccoli sul letto, erano bagnati.

Ultimamente, ha spiegato un vicino di casa Erika era dimagrita. Portava ogni giorno i figlia a scuola e, ha aggiunto, "sicuramente non era semplice per una donna con due bimbi piccoli gestire la famiglia e andare a lavorare, era una che sgobbava". Un'amica la ricorda "dolce, calma, tranquilla, mai trasandata. Anche dopo la separazione era sempre una donna molto curata".

Alessio aveva da poco iniziato la prima elementare a Castenaso, ed Erika, chiacchierando pochi giorni fa, le aveva detto di essere riuscita a risparmiare sulle spese del corredino scolastico del bambino utilizzando i punti della raccolta al supermercato per prendergli lo zainetto. Un racconto che aveva colpito l'amica per pragmatismo e forza d'animo.

Ma qualcuno forse un'ombra l'aveva intravista. Un'altra conoscente ha raccontato al vicesindaco di Castenaso, Andrea Biagi, di avere di recente consigliato a Erika di ricorrere ad un aiuto psicologico. L'aveva fatto, ha spiegato la conoscente, proprio perché anche lei, passata da una separazione, sapeva quanto fosse difficile come momento. Biagi, che ha anche la delega ai servizi sociali, ha aggiunto che non risulta che la donna fosse seguita dai servizi di igiene mentale di Budrio, e che il marito, a marzo, aveva invece chiesto informazioni al Comune sulle procedure per ottenere una casa popolare poiché il giudice aveva assegnato la casa a moglie e figli.


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2 aprile 2010
Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (II)

Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (II)

 

Ricevette lettere e telefonate di minaccia da parte di Musulmani. Un anno e mezzo prima dell’omicidio, la giornalista musulmana Halida Hamidullina richiese l’intervento del pubblico ministero contro p. Daniele per incitamento all’odio inter-religioso ed inter-etnico. Il pubblico ministero rifiutò di portare avanti la causa, ma nei mass media islamici iniziò una vera e propria campagna di diffamazione; gli Ortodossi non ne sanno nulla perché, comprensibilmente, non sono famigliari con i mass media islamici.

Non molto tempo fa, solo tre giorni prima dell’omicidio, p. Daniele mi stava riportando a casa in macchina e ridevamo nel ricordare la vita di dieci anni fa. P. Daniele disse che, di tutte le religioni, l’Islam era sempre stata quella che lo interessava meno e non aveva pianificato di studiarla. Gli ricordai anche di una vecchia conversazione che avemmo quando stava tornando dalla chiesa della rappresentanza Krutitsky ed era apparso contento di scoprire che stavo scrivendo alcuni articoli apologetici, in risposta alle critiche islamiche. Egli disse: «Oh, questa è un’ottima cosa, significa che non dovrò occuparmene io». Ma il Signore, prima attraverso una serie di circostanze fortuite, poi attraverso qualcos’altro, fece in modo che egli entrasse in contatto con Musulmani o con l’argomento Islam e p. Daniele proseguì diritto verso il luogo che il Signore gli indicava. Questo era ciò che gli importava di più.

P. Daniele si laureò all’Accademia Teologica di Mosca nel 2000, dopo aver discusso con successo la sua tesi L’antropologia dei Testimoni di Geova e degli Avventisti del Settimo Giorno. Più tardi venne pubblicata in un volume. Scrisse anche un certo numero di altri libri: Una passeggiata con un Protestante in una chiesa ortodossa è un lavoro unico, nel quale, sulla base della Bibbia, sono spiegate la disposizione e l’arredo di una chiesa ortodossa e il significato del culto ortodosso. Cronache dell’Inizio e Chi è come Dio, o Quanto è lungo un giorno della Creazione sono dedicati, come disse egli stesso, a difendere l’insegnamento patristico sulla creazione del mondo. In questi libri p. Daniele spiega perché un Cristiano ortodosso non possa aderire alla teoria dell’evoluzione.

Matrimonio con un Musulmano è dedicato ad uno degli argomenti più dolorosi della coesistenza fra Cristiani e Musulmani nella nostra terra. Il pretesto per questo libro nacque quando venne aperta, sul sito web Ortodossia ed Islam, una sezione in cui era possibile fare domande ad un prete, dove chiunque poteva porre questioni a p. Daniele. Egli fu sorpreso dall’abbondanza delle lettere che riceveva da donne battezzate che, o pianificavano di sposare un Musulmano, e domandavano se questo fosse ammesso dalla Chiesa, oppure erano già sposate con un Musulmano e avevano vari problemi e cercavano un consiglio. In più, durante la sua attività pastorale, gli accadde di incontrare donne russe che, sotto l’influenza di un simile matrimonio, avevano rinunciato a Cristo e si erano convertite all’Islam e poi, avendo avuto notevoli difficoltà all’interno di un simile matrimonio e avendo compreso il proprio errore con l’aiuto di batiuska, si erano pentite ed erano ritornate alla Chiesa. Tutto questo indusse p. Daniele a scrivere un libro esaustivo su questo argomento, ricordando alla gente che, secondo le regole della Chiesa, non è ammissibile per un Cristiano ortodosso sposare una persona di altra fede; inoltre diede anche concreti consigli sui problemi che nascono se un simile matrimonio, nonostante tutto, avesse avuto luogo. Scrisse anche un opuscolo dal contenuto simile, intitolato Sposato/a ad un non credente?

Oltre a ciò p. Daniele pubblicò un libro, Perché non sei ancora battezzato?, in cui esaminava le tipiche obbiezioni contro il battesimo che si ascoltano dalla gente di tutti i giorni. Per i battezzati, ma non praticanti, scrisse un opuscolo dal titolo Perché si dovrebbe andare in chiesa ogni domenica. Per i praticanti, scrisse con me Sulla comunione frequente. Non molto prima della sua morte mi disse che il libro che aveva più caro era Omelie sul Cantico dei Cantici, che è una raccolta delle omelie bibliche che aveva fatto nel corso degli anni, spiegando le Scritture alla luce dei Commentari dei Santi Padri.

Infine, il suo ultimo libro fu Istruzioni per l’Immortale, ovvero cosa fare se, nonostante tutto, sei morto. In esso scrisse le seguenti parole: «In assoluto la migliore morte per un Cristiano è, naturalmente, il martirio per Cristo il Salvatore. In linea di principio si tratta della più grandiosa morte possibile per una persona. Alcuni mandarono condoglianze al monastero di Optina dopo l’assassinio di tre monaci (i monaci Basilio, Trofim e Terapont, assassinati da un satanista nel 1993 n.d.T.) ma, per un Cristiano, il martirio è, in realtà, la gioia suprema. Nella Chiesa antica non venivano inviate condoglianze, quando qualcuno veniva ucciso da qualche parte. Tutte le chiese mandavano invece immediatamente congratulazioni. Potete immaginarvi, congratularsi con alcuni per il fatto che essi avevano un nuovo intercessore in Paradiso! Una morte da martire lava tutti i peccati, a parte l’eresia e lo scisma…».

 

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SOCIETA'
2 aprile 2010
Moglie uccide figli,lui deve pagare

Moglie uccide figli,lui deve pagare

 
28/3/2010

Belgio, Stato gli chiede spese processo

 

L'ex moglie ha ucciso, sgozzandoli, i cinque figli; ora a lui, riconosciuto come vittima nel processo, lo Stato belga ha chiesto di risarcire le spese della giustizia: oltre 72mila euro. La richiesta è rivolta sia a Bouchaib Moqadem sia alla ex consorte Genevieve Lhermitte; ma siccome la donna è in carcere per l'infanticidio, dovrà essere il marito a pagare. "Sono disgustato e sgomento", ha commentato l'uomo; il suo legale ha presentato ricorso.

Secondo la ricostruzione fatta durante il processo, la donna sgozzò una dopo l'altra le sue quattro figlie Yasmine, di 14 anni, Nora di 12, Miryam di 10, Mina di 8 e il maschietto di tre anni, Medhi. Li uccise in casa, dove si trovava da sola dato che il marito algerino era da quasi un mese assente, nel suo Paese. Poi cercò a sua volta di togliersi la vita ma senza successo. La giuria ha ritenuto che Genevieve Lhermitte "fosse in uno stato ansioso-depressivo grave che ha alterato, ma non annullato, la sua capacità di capire" ciò che stava facendo.

Moqadem e la sua ex moglie hanno nel frattempo venduto la casa familiare, nella divisione dei beni seguita al divorzio. L'avvocato dell'uomo si e' rivolto al ministro delle finanze Didier Reynders, sperando che la "morale superi le ragioni amministrative" e che lo Stato dia prova di "moderazione giustificata dal carattere tragico di questo quintuplo infanticidio".

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477636.shtml?refresh_cens&fontsize=medium

 


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