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31 marzo 2009
AFGHANISTAN: LEGGE AMMETTE LO STUPRO DELLE MOGLI
 

AFGHANISTAN: LEGGE AMMETTE LO STUPRO DELLE MOGLI

AGI) - Londra, 31 mar. - Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha firmato una legge che modifica il diritto di famiglia sciita legalizzando lo stupro della moglie da parte del marito e proibendo alle donne sposate di uscire di casa senza il permesso del coniuge. A denunciarlo all'"Independent" sono state fonti delle Nazioni Unite e diverse associazioni per i diritti delle donne che operano in Afghanistan. La riforma riguarda solo gli sciiti, per lo piu' appartenenti all'etnia hazara, la terza del Paese, il cui voto Karzai ha voluto probabilmente corteggiare in vista delle presidenziali di agosto. All'articolo 132 la nuova legge stabilisce che le mogli devono assecondare i desideri sessuali dei loro mariti e prevede che un uomo possa aspettarsi di avere rapporti con la moglie "almeno una volta ogni quattro notti", a meno che la consorte non sia indisposta. C'e' inoltre un tacito consenso per i matrimoni con bambine e si proibisce alla donna di uscire di casa senza il permesso del marito. Il testo della legge e' stato rivelato da fonti del Palazzo di Vetro al quotidiano inglese. Il progetto di legge giaceva in parlamento da piu' di un anno e solo a febbraio e' stato fatto dibattere da Karzai, in cerca di alleati nel braccio di ferro con l'opposizione sulla sua proroga in vista delle presidenziali. "Abbiamo detto a Kabul pubblicamente che questa legge deve essere modificata o che comunque ci aspettiamo un segnale chiaro che smentisca la possibilita' che una legge del genere possa vedere la luce", ha commentato il ministro degli Esteri, Franco Frattini dall'Aja, dove ha preso parte alla Conferenza internazionle sull'Afghanistan.
  http://www.agi.it/estero/notizie/200903311753-est-rt11259-art.html

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SOCIETA'
31 marzo 2009
Claudia V. : “Io, Plagiata per 10 anni da un mago”
 
 
 
 

Note: La mia vita nelle mani di un mago

Caratteristiche: rilegato, con sovraccoperta

 

Note di Copertina

Come può succedere che una donna colta e intelligente cada nella trappola psicologica di un malfattore fino a diventare, giorno dopo giorno, la sua schiava?
Claudia era una ragazza giovane e bella, fidanzata e innamorata della musica. Simile probabilmente a tante altre. E come tante altre ha attraversato un momento di difficoltà in seguito alla grave malattia della madre. È stato proprio in questa crepa che si è infilato Demos, sedicente mago in contatto col divino, che ha piegato la sua mente a proprio piacimento. Con la scusa di compiere strani rituali, che lui chiamava "le opere", il mago ha iniziato ad abusare sessualmente di Claudia, costringendola a giochi osceni e contagiandola con il virus dell'Hiv.
Questa però è una storia a lieto fine. Grazie all'aiuto delle persone più vicine e soprattutto grazie a un coraggio straordinario (e in effetti assai raro), Claudia è riuscita dopo anni a svegliarsi dal suo incubo, a denunciare il suo oppressore e a ritrovare il sorriso.
La lucidità e insieme l'intensità emotiva con cui l'autrice racconta le sue vicende danno a questo libro una forza che va oltre le pur importantissime implicazioni sociali. Leggendo le parole di Claudia si viene trascinati nel vortice in apparenza assurdo del plagio e ci si rende conto che cadere vittima di episodi del genere è, al di là di ogni supposizione, drammaticamente possibile.


http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8804577754


“Io, Plagiata per 10 anni da un mago”

RIMINI: Claudia ha 20 anni quando la madre si ammala gravemente e il mondo crolla. Poi conosce Demos e per lei inizia l’inferno: abusi, violenze e il contagio da Hiv. “Questa prigione senza sbarre mi ha fatto capire il senso della libertà”

Ho pianto. Perché non si può fare altrimenti leggendo Plagiata libro autobiografico scritto da Claudia V. residente in una città di Rimini nord. In pratica è la sua giovane vita nelle mani di un mago che l’ha piegata alla sua volontà, abusando sessualmente di lei, costringendola a giochi osceni, contagiandola con il virus dell’Hiv. Il tutto in un periodo di disperazione, quando la madre (poi deceduta) era stata colpita da una grave malattia. Momenti in cui si viene colpiti negli affetti più cari: si è giovani, è difficile dominare la mente e purtroppo è facile cadere nelle grinfie di persone senza scrupoli. Che ti rubano soldi, giovinezza e vita. Claudia è stata una di queste. Ha creduto nelle promesse di Demos (nome fittizio), sedicente mago in contatto col divino, ha creduto in lui e per anni è stata succube di questo uomo che l’ha portata sull’orlo del precipizio. Una storia però a lieto fine, grazie a tante buone persone vicine a lei, ma soprattutto alla sua grinta e a un coraggio straordinario che l’ha portata prima a denunciare il suo oppressore e poi a ritrovare il sorriso. Recentemente è apparsa nelle trasmissioni “Uno Mattina” su Rai Uno, “Mattino 5” su Canale 5 e a “Piazza Grande” su Rai Due presentando il suo libro edito da Mondadori. Una ragazza straordinaria che ha avuto anche il coraggio di scrivere tutta la sua storia perché qualcuno non cada nelle illusioni e nei tranelli di questi maghi dei quali purtroppo ancora oggi l’Italia è piena.

Claudia, come e quando è iniziata tutta la vicenda?
“Tutto è cominciato nel 1991 quando a 20 anni mi sono trovata con mia madre ammalata senza una possibile via d’uscita. Quando ci sono gravi problemi in casa è facile diventare preda di avvoltoi, che senza scrupoli si approfittano di un periodo di vulnerabilità psicologica provocata dalla sofferenza".
L’incontro con il mago come è avvenuto?
“Una persona mi disse che probabilmente questo mago mi avrebbe aiutata. Mi sono fidata di lui e sono andata. Di lì è iniziata la mia tragica storia durata una decina d’anni e fatta di sudditanza psicologica e fisica, tormento, terrore, angoscia e sfruttamento economico di un centinaio di milioni. Mi aveva allontanato dalla famiglia e dagli amici, facendoli passare tutti per nemici, diventando lui al centro della mia vita, facendosi credere la via per la mia salvezza. Poi l’intervento di mio cognato che, avendo capito che ero succube di questa persona, è stato decisivo per portare Demos allo scoperto. Quando il mago ha sentito il fiato grosso sul collo, ha cominciato a mollare la presa su di me. Di lì è iniziata, anche se molto lentamente, a gradi, la mia rinascita”.

Come è nata l’idea del libro?
“Cinque anni fa, subito dopo avere denunciato il mago alla polizia. Nello scrivere ho trovato il mio modo per liberarmi di tutte quelle cattive radici profonde che aveva inculcato dentro di me. Scrivere è stato il mio modo di liberarmi di quell’orribile macigno e ritrovare allo stesso tempo me stessa”.

E l’incontro con la Mondadori per la pubblicazione del libro?
“Due anni fa mandai alla Mondadori la copia del mio manoscritto. Dopo dodici mesi mi dissero che sarebbe stato pubblicato e poco tempo fa è finalmente uscito”.

L’ha scritto tutto da sola?
“Sì. Sono convinta che una storia del genere possa essere scritta solo da chi purtroppo l’ha vissuta direttamente in prima persona”.

Il titolo del romanzo, Plagiata, come è nato?
“In accordo con la Mondadori, perché in una sola parola si ha l’idea di quale è stata la mia condizione per dieci lunghi anni”.

Cosa significa essere plagiati?
“Mente, anima e vita in mano a un’altra persona. Quando si è nel pieno del vortice del plagio, da soli non se ne può uscire. Ci vogliono attenzione e aiuto degli altri. E in un certo senso sono poi stata fortunata perché mio cognato ha capito che da quel tunnel non ne sarei uscita da sola e di conseguenza ha agito”.

Chi è oggi, Claudia?
“Una donna che ha ricominciato a vivere, che ha ritrovato la sua famiglia, che ha incontrato nuovi amici. Per un periodo non ho creduto più di potere avere un amore tutto mio. La Claudia nuova è quella che non si vuole porre limiti alla vita. Dieci anni di prigione senza sbarre mi hanno fatto capire ora quanto è importante la libertà”.

Programmi per l’estate?
“Voglio portare avanti il messaggio che ho cercato di dare con il libro: il plagio e il condizionamento mentale sono questioni serissime, esistono, ma se ne parla poco e vengono considerate in modo troppo superficiale. Così chi si ritrova a essere vittima di manipolatori e ciarlatani può avere uno strumento in più per riconoscere il pericolo in cui sta per cadere. Il libro non l’ho scritto solo per me, ma anche per gli altri. È un libro che nella sua tragicità può aprire gli occhi a tante persone".

Scriverà altri libri?
“Lo farò, perché scrivendo ho trovato un mio modo di dire quello che ho dentro”.

Un bis di Plagiataa?
“No. Ho pensato però che potrei anche raccontare il periodo dei cinque anni dalla denuncia a oggi dopo che si è concluso il processo di primo grado con la condanna di Demos a 15 anni di carcere. Un mio sogno sarebbe, invece, scrivere favole per bambini, frutto della mia fantasia”.

Ermanno Pasolini


IL FENOMENO DEL LOVE BOMBING. QUELL'AMORE RIPUDIATO


Si chiama “love bombing”. Che tradotto significa testualmente “bombardamento d’amore”. Ma è tutt’altro che una cosa positiva. Perché il love bombing è la tecnica utilizzata da tutti quei movimenti religiosi che vengono definiti distruttivi. Ti avvicinano, magari, parlando del più e del meno. Poi piano piano, giorno dopo giorno, ti “bombardano” con segnali precisi e sottili che hanno l’effetto ti portarti a cercare di conoscerli in maniera più approfondita. Ma è già troppo tardi. Perché in quel preciso momento, in quel preciso istante sei già stato “adescato”.
Quante storie, pazzesche, che vanno anche al di là della più fervida immaginazione, abbiamo imparato a sentire, conoscere in questi anni. Ragazzi, ragazze, uomini e donne che entrano a far parte di queste sette e faticano a uscirne con l’aiuto delle proprie gambe. Una delle tante è quella di un giovane riminese, da sette anni in un gruppo sincretico.
Una storia che ha dato a Caterina Boschetti, giovane giornalista di Cesena, il la per immergersi in una lunga inchiesta su questo fenomeno, una lunga inchiesta fatta di storie di grande dolore. E proprio da questa inchiesta Eddi Bisulli ha tratto il documentario “Love bombing. L’amore ripudiato” che è stato presentato durante l’ultima edizione del Premio Ilaria Alpi. Un documentario che fa entrare lo spettatore nel mondo sconosciuto delle sette che portano non solo allo sfaldamento della famiglia, nucleo fondamentale della società, ma soprattutto alla manipolazione psicologica di tantissimi individui.
Un vero e proprio grido d’allarme contro una piaga sociale che lede i diritti anche giuridici dell’uomo in maniera sotterranea ma capillare. (fra.ba.)

Il Ponte e' una testata registrata Reg. presso il tribunale di Rimini
redazione@ilponte.com
 

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31 marzo 2009
IL RITORNO DEL SIGNORE GESU' SECONDO LE SACRE SCRITTURE
 

IL RITORNO DEL SIGNORE GESU' SECONDO LE SACRE SCRITTURE

The Mount Of Olives

 

Caratteristiche del ritorno di Cristo

Subito dopo la partenza fisica di Gesù dal monte degli Ulivi e mentre ancora i suoi discepoli guardavano fissamente verso l'alto con timore e meraviglia, fu loro fatta la seguente promessa: « E come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentr'egli (Gesù) se ne andava, ecco due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: "Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l'avete veduto andare in cielo" » (Atti 1:10-11).

Le parole tradotte « nella medesima maniera » nell'originale sono ancora più precise in quanto dicono « esattamente nella medesima maniera ». Esattamente come è partito fìsicamente, visibilmente e personalmente dalla terra, così egli ritornerà. Così come è partito con le nuvole, così ritornerà.

Il suo ritorno sarà personale, visibile e fisico

L'apostolo Giovanni ha detto: « Ecco, egli viene con le nuvole; ed ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui » (Apocalisse 1:7).

Zaccaria ha predetto il medesimo quadro 500 anni prima della nascita di Cristo: « ... ed essi (gli Ebrei credenti) riguarderanno a me (Gesù), a colui ch'essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico... » (Zaccaria 12:10).

Fare cordoglio per colui che è stato trafitto vuoi dire riconoscere Gesù che è stato crocifisso e rigettato. Ciò richiede una drammatica apparizione personale e fisica.

Gesù promise davanti al sommo sacerdote durante il suo processo: «... anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell'uomo sedere alla destra della Potenza (Dio) e venire sulle nuvole del cielo» (Matteo 26:64).

Su questa affermazione si basarono ufficialmente l'accusa di bestemmia e la conseguente condanna a morte. Gesù osò presentarsi come colui che adempiva alle due più note profezie riguardanti la venuta nella gloria del Messia per governare la terra. La prima, pronunciata prima del 1000 a.C., è dei Salmi: « L'Eterno (Dio, il Padre) ha detto al mio Signore (Dio, il Figlio): Siedi alla mia destra finché io abbia fatto de' tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi » (Salmo 110:1).

La seconda del 550 a.C. circa è di Daniele: « Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile ad un figliuol d'uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a lui. E gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno un regno che non sarà distrutto » (Daniele 7:13-14).

Nessuna meraviglia se alla corte suprema ebraica (il sinedrio) venne il capogiro. Quando Gesù fece la sua fantastica asserzione in una frase molto chiara, delle due una: o buttarsi in ginocchio ed adorarlo, o ucciderlo. Essi scelsero l'ultima soluzione.

La sua venuta sarà improvvisa e sorprendente

Gesù predisse la rapidità del suo ritorno nella maniera seguente: « Perché come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell'uomo » (Matteo 24:27).

Egli disse ancora: « E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell'uomo; ed allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figliuol dell'uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria » (Matteo 24:30).

« Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due saranno nel campo; l'uno sarà preso e l'altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. » (Matteo 24:38-42)

Egli sarà in compagnia dei santi

E' importante sottolineare che molti riferimenti al ritorno di Cristo affermano ch'egli verrà sulle « nuvole del cielo ». Noi crediamo che le nuvole si riferiscono alle miriadi di credenti che in vesti bianche ritorneranno con Cristo.
In Ebrei 12:1 si parla dei credenti come di « gran nuvolo di testimoni ». Le nuvole dunque sarebbero i credenti di tutte le epoche della chiesa, voi e io, che ritornano in corpi immortali glorificati e che sono stati in antecedenza rapiti per incontrare Cristo nell'aria per l'ultimo viaggio, prima dei sette anni di tribolazione sulla terra e della resurrezione dei santi dell'Antico Testamento (Apocalisse 19:14).

La parola « santo » indica qualcuno che è messo a parte come possesso di Dio ed è usata per indicare tutti quelli che hanno creduto in Cristo come Salvatore. Questa parola è spesso usata anche per indicare coloro che accompagneranno Cristo nel suo ritorno.

Così diceva Zaccaria parlando della seconda venuta del Messia: « ...e l'Eterno, il mio Dio verrà, e tutti i suoi santi con lui » (Zaccaria 14:5).

L'apostolo Giovanni parla del fatto che i santi che torneranno con Cristo saranno vestiti di « lino fino bianco e puro » (Apocalisse 19:14).
Giovanni spiega il perché del lino bianco: «... e (alla chiesa formata dai credenti che sono stati rapiti) le è stato dato di vestirsi di lino bianco, risplendente e puro: poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi » (Apocalisse 19:8).

La sua venuta sarà accompagnata da un giudizio terribile

Quando Gesù venne la prima volta non fu per giudicare il mondo ma per salvarlo. Venne come l'Agnello di Dio che diede la sua vita per togliere il peccato del mondo. L'unica condizione stabilita da Dio era che l'uomo credesse in Cristo come Salvatore. Oggi la porta della grazia è ancora aperta, ma presto, quando tornerà per la seconda volta, Gesù verrà come giudice, per giudicare quelli che hanno respinto il libero dono della salvezza dai peccati. L'uomo avrà dimostrato in maniera inequivocabile di essere meritevole di giudizio.

Secondo Zaccaria saranno radunate « tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme ». Gli Ebrei viventi nella zona saranno sull'orlo dell'annientamento quando Dio darà loro la forza soprannaturale per fuggire. Allora Dio continuerà a lottare per loro e li salverà.

I piedi di Gesù toccheranno la terra là dove l'hanno lasciata sul monte degli Ulivi. L'istante stesso in cui Gesù la toccherà, con un grande terremoto la montagna si dividerà in due. Il gigantesco crepaccio risultante attraverserà il centro della montagna da oriente ad occidente. Ad oriente partirà dalla punta settentrionale del mar Morto e ad occidente arriverà al Mediterraneo (Zaccaria 14).

Zaccaria predice un fatto strano conseguente alla spaccatura della terra. I Giudei credenti che si troveranno a Gerusalemme fuggiranno verso il crepaccio invece di far la cosa più naturale e cioè quella di fuggirne lontano. Essi conosceranno questa profezia e comprenderanno che la grande caverna sarà aperta per loro, in modo che il Signore possa proteggerli dalla terribile distruzione che farà cadere sulle schiere nemiche tutt'intorno.

La natura delle forze che il Signore scatenerà in quel giorno contro gli eserciti radunati nel Medio Oriente è descritta in Zaccaria 14:12: « E questa sarà la piaga con la quale l'Eterno colpirà tutti i popoli che avran mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, gli occhi si struggeranno loro nelle orbite, e la loro lingua si consumerà nella loro bocca. »
Un quadro terrificante, non è vero? Non vi viene da pensare che questo è esattamente ciò che accade a chi è esposto ad un'esplosione termonucleare?

Il paradiso ristabilito

Il regno di Dio sarà caratterizzato da pace vera ed uguaglianza e da una spiritualità e conoscenza universali del Signore. Tutti gli uomini avranno a sufficienza e dimoreranno in sicurezza. La Grande Società che i governanti umani hanno sempre promesso attraverso i secoli e non hanno mai prodotta, finalmente sarà realizzata da Cristo il Signore. I mansueti e non gli arroganti erediteranno la terra (Isaia 11).

Preludio all'eternità

Come è stato ricordato nei capitoli 8 e 9, Daniele ha predetto i quattro grandi regni mondiali che saranno stabiliti nel tempo che va dal sesto secolo a.C. fino alla venuta del Messia. Questi regni sono il Babilonese, il Medo-persiano, il Greco e il Romano, quest'ultimo con la sua nuova forma negli ultimi giorni. Il quinto regno mondiale, che secondo Daniele assoggetterà la rinata forma dell'impero romano, è il regno messianico (Daniele 7:13-27).

Questo regno avrà inizio nel tempo, con sudditi mortali (Apocalisse 20:4-6), durerà 1000 anni; alla fine di questo tempo un gran numero di nazioni daranno inizio ad una ribellione contro Cristo. Il Signore li giudicherà prima che la ribellione raggiunga l'attuale livello di lotta (Apocalisse 20:7-10).

Dopo questo avvenimento tutti gli uomini assumeranno una forma immortale ed anche il regno di Dio, senza cessare d'esistere, cambierà forma e sarà ristabilito in un nuovo cielo e una nuova terra (Apocalisse 21).

La successione degli avvenimenti è chiara negli ultimi capitoli dell'Apocalisse. Innanzi tutto ha luogo il ritorno di Cristo al culmine della più grande guerra di tutti i tempi. Poi Cristo divide i viventi fra credenti e non credenti; i non credenti saranno giudicati e scacciati dalla terra (Apocalisse 20:1-6; cfr. Matteo 25:41-46). Come terzo passo, Cristo stabilisce il regno del millennio e i credenti ne sono i cittadini con l'incarico di popolarlo (Apocalisse 20:11-15; cfr. Matteo 25:31-40). Quarto, alla fine dei mille anni Cristo giudica coloro che si sono ribellati, e cancella completamente i vecchi cieli e la vecchia terra creandone di nuovi (Apocalisse 21; Isaia 65:17; 2 Pietro 3:8-13). Questo è il destino finale di tutte le persone che sono state redente da Cristo.

Quante volte ci siamo chiesto come sarà il cielo? Secondo le indicazioni di brani come Apocalisse 21 e 22 il cielo è un posto reale e meraviglioso. Non vagabonderemo come spiriti disincarnati, suonando l'arpa per l'eternità, come alcune persone immaginano.
Vivremo in eterno alla presenza di Dio, coeredi di Cristo, come re e sacerdoti in eterno, senza più dolore o lacrime.
Conosceremo una gioia immensa e senza fine, circondati da una terra e da un cielo d'indescrivibile bellezza. Pensate al posto più bello che abbiate mai visto, ingranditene la bellezza oltre la vostra capacità di comprensione, immaginate che cosa sarebbe senza morte, malattia, ne altro malanno, e avrete una pallida idea del cielo.

La parola tradotta « nuovo » in Apocalisse 21:1 significa nuovo nel tipo e nell'ordine, e non soltanto nuovo riguardo al tempo. Pietro descrive il processo che Dio userà per rinnovare il cielo e la terra ora esistenti: « Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le cose che sono in essa saranno arse. Poiché dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno, e gli elementi infiammati si struggeranno? Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia » (2 Pietro 3:10-13).



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CULTURA
31 marzo 2009
STABAT MATER
 

STABAT MATER

[Stabat Mater dolorosa
iuxta Crucem lacrimosa,
dum pendebat Fílius.

[Addolorata, in pianto
la Madre sta presso la Croce
da cui pende il Figlio.

Cuius animam gementem,
contristátam et dolentem,
pertransívit gládius.

Immersa in angoscia mortale
geme nell'intimo del cuore
trafitto da spada.

O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigeniti!

Quanto grande è il dolore
della benedetta fra le donne,
Madre dell'Unigenito!

Quae maerebat, et dolebat,
Pia Mater, dum videbat
Nati poenas íncliti.

Piange la Madre pietosa
contemplando le piaghe
del divino suo Figlio.

Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplício?

Chi può trattenersi dal pianto
davanti alla Madre di Cristo
in tanto tormento?

Quis non posset contristári,
Christi Matrem contemplári
dolentem cum Fílio?

Chi può non provare dolore
davanti alla Madre che porta
la morte del Figlio?

Pro peccátis suae gentis
vidit Iesum in tormentis,
et flagellis súbditum

Per i peccati del popolo suo
ella vede Gesù nei tormenti
del duro supplizio.

Vidit suum dulcem natum
moriendo desolátum,
dum emísit spíritum.

Per noi ella vede morire
il dolce suo Figlio,
solo, nell'ultima ora.

Eia Mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.

O Madre, sorgente di amore,
fa' ch'io viva il tuo martirio,
fa' ch'io pianga le tue lacrime.

Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.

Fa' che arda il mio cuore
nell'amare il Cristo-Dio,
per essergli gradito.

[Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide

[Ti prego, Madre santa:
siano impresse nel mio cuore
le piaghe del tuo Figlio.

Tui nati vulneráti,
Tam dignati pro me pati,
poenas mecum dívide.

Uniscimi al tuo dolore
per il Figlio tuo divino
che per me ha voluto patire.

Fac me tecum pie flere,
Crucifíxo condolere,
donec ego víxero.

Con te lascia ch'io pianga
il Cristo crocifisso
finché avrò vita.

Iuxta Crucem tecum stare,
et me tibi sociáre
in planctu desídero.

Restarti sempre vicino
piangendo sotto la croce:
questo desidero.

Virgo vírginum præclára,
mihi iam non sis amára:
fac me tecum plángere.

O Vergine santa tra le vergini,
non respingere la mia preghiera,
e accogli il mio pianto di figlio

Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac consórtem,
et plagas recólere.

Fammi portare la morte di Cristo,
partecipare ai suoi patimenti,
adorare le sue piaghe sante.

Fac me plagis vulnerári,
fac me Cruce inebriáriet
cruóre Fílii.

Ferisci il mio cuore con le sue ferite,
stringimi alla sua croce,
inebriami del suo sangue

Flammis ne urar succensus,
per te, Virgo,
sim defensusin die iudícii.

Nel suo ritorno glorioso
rimani, o Madre, al mio fianco,
salvami dall'eterno abbandono.

Christe, cum sit hinc exíre,
da per Matrem me veníre
ad palmam victóriæ.

O Cristo,
nell'ora del mio passaggio
fa' che, per mano a tua Madre,
io giunga alla meta gloriosa.

Quando corpus morietur,
fac ut animæ donetur
paradísi glória.

Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi,
Signore, le porte del cielo,
accoglimi nel tuo regno di gloria.

immagine tratta dal sito Santi e Beati
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.


Gruppo "Alla-scuola-di-Maria" di Google Gruppi. http://groups.google.it/group/Alla-scuola-di-Maria
""Gruppo cattolico mariano"

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31 marzo 2009
L'ORA SANTA A CURA DI DON G.MUZZATTI
 

ORA SANTA

Sacerdote Giuseppe Muzzatti. Anno 1933

Preparazione

Raccogliamoci in silenzio interiore, abbandoniamo le nostre preoccupa­zioni e dimentichiamo le creature stiamo per parlar con Gesù.

Egli è Dio, è dovunque, è qui prostriamoci davanti a Lui, adoriamolo nel mistero della sua immensità e della nostra piccolezza, della sua infinita santità e della nostra assoluta miseria. Per essere a Lui accetti umiliamoci dei nostri peccati, domandiamogli per­dono e recitiamo, dall'intimo del cuore, l'atto di contrizione:

Atto di dolore Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propon­go col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdo­nami.

Egli è Dio, è l'eterno, non subisce la successione del tempo e se, secondo il nostro modo di ragionare, venne quaggiù ad epoca determinata, come uomo, vedeva però davanti a Sè, co­me Dio, il passato, il presente e l'av­venire. Egli ha visto nel giardino degli Ulivi tutti gli uomini, ha numerato ad uno ad uno i loro peccati e ne senti­va il peso e la vergogna: Egli viveva il momento attuale nel quale noi vi­viamo e scorgeva tutto ciò che noi pensiamo, amiamo e vogliamo.

Egli è Dio immutabile: possiamo quindi, con la fede, rivivere con Lui la scena sinistra e terribile del giovedì santo e, per fissare la nostra imma­ginazione ed orientare le nostre intime visioni nell'ora che vogliamo passare con Gesù sofferente, sarà bene rico­struire il fatto riassumendo quello che dicono gli Evangelisti.

Dopo la Cena Pasquale, dopo aver istituito 1' Eucaristia ed il Sacerdozio, il divin Maestro s'inoltrò nella notte, (erano le nove e la luna non era an­cor sorta) accompagnato dagli Undici e si diresse verso il torrente Cedron ch' Egli attraversò, seguendo poi la riva sinistra del torrente verso la valle fino al Monte degli Ulivi ove, ai piedi del versante occidentale, v' era un giardino chiamato Getsemani. Spesso Gesù vi andava, al tramonto del sole, per pregarvi co' suoi discepoli.

Il luogo era raccolto e triste, austero e religioso.

Il Maestro prediligeva quel luogo solitario: colà volle pregare un'ultima volta ed essere schiacciato dal dolore come il frutto dell' olivo sotto il fran­toio. Egli entrò cogli Undici nell'Orto ed, al limitare di esso, disse ai suoi «Fermatevi qui mentre io andrò a pregare ». E condusse seco Pietro, Giacomo e Giovanni : allontanatosi con essi alla distanza di un trar di pietra cominciò a rattristarsi ed a sen­tirsi preso da spavento e d'angoscia. « L'anima mia è triste fino alla mor­te » disse loro, « restate qui e vegliate meco ».

S'avanzò qualche passo e cadde in ginocchio, col volto a terra: i tre di­scepoli lo sentivano pregare: « Padre se è possibile, allontanate da me que­sto Calice: però, non come io voglio, ma come volete Voi! ».

Ritornò dai discepoli e li trovò as­sonnati: « Simone - disse rivolgendosi a Pietro, « dormi? Non hai potuto vegliare un' ora con me ? ».

L'Apostolo che, testè, si diceva pronto a morire per Gesù, ora dor­miva; il Salvatore gli rimproverò dol­cemente la sua debolezza ed aggiunse: « Vegliate e pregate perchè non en­triate in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma ». Parola pro­fonda all'indirizzo degli Undici, i quali, con lo spirito e la volontà, non esitano a seguire il Maestro fino alla morte, ma, sotto il peso della materia che ag­grava l'anima piegano e soccombono.

Gesù s'allontanò una seconda volta. Egli supplicava : « Padre, se questo Calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la vostra volontà! ».

Ritornò dagli Apostoli e li trovò appesantiti nel sonno sì che gli rispo­sero parole incoerenti.

Li lasciò di nuovo e pregò una terza volta « Padre, se lo volete, al­lontanate da me questo calice: però sia fatta la vostra volontà e non la mia! ».

Allora un angelo del cielo gli ap­parve per confortarlo.

Accasciato ed agonizzante, raddop­piava le suppliche, mentre un sudore di sangue gli scorreva lungo la per­sona fino a terra.

Dopo questa preghiera ritornò una terza volta dagli Apostoli e, trovandoli ancora addormentati, disse con accento triste : « Voi dormite ancora : ebbene, dormite pure e riposatevi ».

Questo è il racconto autentico dell'agonia di Gesù al Getsemani, se­condo il Vangelo.

Non lasciamoci intorpidire dal son­no, non abbandoniamoci al riposo, ma contempliamo lungamente il nostro Salvatore accompagnandolo nella sua triplice preghiera e mirando il suo Cuore straziato sotto il peso della tristezza e dell'angoscia; inginocchia­moci con la fronte nella polvere vicino a Lui, mentre suda sangue, uniamoci all'Angelo che lo conforta e preghia­mo S. Margherita Maria di prestarci i suoi sentimenti generosi e delicati on­de consolare il divino Agonizzante durante questa Ora Santa.

Sopratutto invochiamo 1' assistenza della Vergine Santissima, Regina dei martiri che, col cuore, si trovava nel giardino degli Ulivi, come attualmente vi siamo noi, ma il suo amore era così ardente da trasportare anche la sua anima laggiù; grazia che doman­deremo anche per noi ripetendo tre volte con fervore Santa Madre deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

Sforziamoci oltre d'approfondire" l'intelligenza e angosce del Divino Agonizzante e a compassione che a Lui possono tributare le anime nostre.

I dolori del Divino Agonizzante

La intelligenza dei dolori di Gesù trova la sua espressione più vera ed efficace nelle parole che il Salvatore rivolse alla sua confidente di Paray-le­Monial. Eccole testualmente in un brano della vita della Santa: Medi­tavo un giorno attentamente l'unico oggetto del mio amore al Giardino degli Ulivi, immerso in una indicibile tristezza, in un dolore tutto amore e, sentendomi ispirata di partecipare alla sua dolorosa angoscia, raccolsi le sue divine confidenze: « Fu qui che io ho sofferto intimamente più che in tutto il resto della Passione trovandomi in un totale abbandono da parte del cielo e della terra e schiacciato sotto il peso di tutti i peccati degli uomini.

Sono apparso davanti alla santità di Dio che, senza badare alla mia in­nocenza, mi ha colpito nel suo furore, facendomi bere il calice che conteneva il fiele e 1' amarezza, della sua giusta collera, come se avesse dimenticato il nome di Padre per sacrificarmi al suo sdegno. Nessuno potrà mai capire la grandezza dei tormenti che soffersi allora : essi adombrano il dolore che l'anima colpevole proverà quando, apparendo al tribunale della santità divina, sarà colpita, oppressa, inabis­sata dalla sua giusta collera ».

Qual tremenda parola : « Fu nel giardino degli Ulivi che io soffersi di più ».

Gesù non esagera in nulla, Egli non sfida il dolore insultando coloro che glielo procurano, non proclama che il patire è parola vana : sa cos' è in realtà ed accettandolo in misura senza misura, si mostra accasciato, ed insiste nel suo pensiero: « Nessuna creatura potrà mai capire quanto io ho sofferto allora ! ».

L'impotenza di capire coloro che amiamo è un supplizio. Seguendo le leggi di natura che esercitano su noi tanto impero, siamo più inclinati a compatire i dolori corporali perchè sono più accessibili ai nostri sensi purtroppo spesso i dolori intimi ci sfuggono... eppure quanti spasimi in­terni, quanti strazi, quante angosce, quanti supplizi segreti sono più co­centi dei mali esterni e visibili ! Per capire, per compatire non basta sa­pere, bisogna esperimentare 1' agonia del cuore.

Tuttavia se abbiamo seriamente ed attivamente seguito il Salvatore nel giardino degli Ulivi, possiamo intuire e condividere le angosce che affan­nano il suo Cuore divino.

II Divin Padre lo schianta coi ful­mini del sue minacce e de' suoi ca­stighi ed Egli sen giace come povera canna spezzata dall'uragano. Gli uo­mini lo colpiscono col loro odio: op­presso dai loro peccati soccombe sotto il peso della vergogna e si trova ri­dotto quasi «verme della terra schiac­ciato sotto il piede del viandante ». Infine le creature tutte l'abbandonano, nessuno si preoccupa di lui : i suoi amici lo dimenticano, un apostolo lo tradisce ed Egli è invero « l'obbrorio de­gli uomini e l'abbiezione del popolo ».

La sua stessa anima non gli serba che tormento, rimorso e strazio fa­cendogli sentire alcun che di quel tremendo cordoglio che colpirà l'a­nima riprovata quando verrà colpita dal furore d'un Dio vendicatore !

Il quadro è terribile e dolorosamente vero. Ah! le nostre anime devono al­fine sentirsi vinte e commosse davanti al povero Gesù steso a terra, agoniz­zante in quella notte terribile, per a­mor del Padre, al quale vuol restituire la gloria che il peccato gli tolse, per amor degli uomini che vuol redenti e salvi !

Il suo Cuore è spezzato, quel Cuore divino che è un capolavoro di deli­catezza, di bontà, di tenerezza infinita, quel Cuore che, nel corso della sua vita mortale, ha diffuso su tutti te­sori d' incoraggiamento; di perdono, di generosità infinite fino agli eccessi dell' Eucaristia, la quale rappresenta l'ultimo limite dell'amore. « Amò sino alla fine », disse San Giovanni; fin dove era possibile a Dio di amare a traverso il cuore dell' Uomo Dio.

I dolori immani di questo Cuore ci dicono con eloquenza le responsabilità terribili dei peccati di cuore che pe­sano sulle bilance eterne in modo af­fatto distinto perchè, se 1' uomo col cuore può fare un gran bene, egli, col cuore, può fare un gran male.

Pensiamo ai nostri peccati personali, umiliamoci e, con l'accento ispirato di S. Alfonso de' Liguori, ripetiamo con fede: « Oh mio amoroso Gesù! in questo giardino non vedo nè fla­gelli, nè chiodi, nè spine: come mai siete asperso di sangue da capo a piedi? Ah ! questo sangue spremettero dal vostro Divin Cuore, come duro torchio, i miei peccati ! Anch'io dun­que mi unii ai vostri carnefici per farvi soffrire più crudelmente... Se io avessi meno peccato, Voi avreste meno sof­ferto; ogni mia colpa trovò un dolo­roso riscontro in maggior patire per Voi. Perchè non muoio di pura an­goscia pel dolore d'aver ricambiato il vostro amore infinito con un calice di tristezza e di pena, d'aver inveito crudelmente contro un Cuore così a­mabile e così amante?

Mio Gesù, ormai non ho altra ri­sorsa che il pentimento, ma questa almeno voglio, con sincerità di dolore, tramutare in consolazione pel vostro Cuore divino. Perdono di tanti peccati! Me ne pento dall'intimo dell'anima perchè offesa vostra, tradimento del vostro Cuore e cagione di tante vostre angosce : datemi una contrizione così vitale e sentita che mi faccia piangere fino all'ultimo respiro, o mio Dio, mio amore, mio tutto! ».

II.

La compassione delle nostre Anime

Il Salvatore Gesù che si degnò det­tare, per così dire, il metodo dell'Ora santa a Santa Margherita Maria, sarà nostra guida e modello in questi pre­ziosi momenti.

Ascoltiamo il primo consiglio: «Egli mi disse che tutte le notti dal giovedì al venerdì dovevo levarmi all'ora in­dicata per recitare cinque Pater, Ave, Gloria, prostrata con la faccia per terra, e cinque atti d'adorazione già inse­gnatimi dalla sua bontà per tributargli omaggi riparatori in ricambio dell' e­strema angoscia sofferta nella notte della Passione. Obbediamo noi pure al divin desiderio ed umilmente pro­strati recitiamo con vera contrizione cinque Aater, Ave e Gloria.

Ascoltiamo ora anche il secondo consiglio più specificato del primo «Tutte le notti dal Giovedì al Venerdì ti farò partecipare alla tristezza mor­tale che soffersi nel Getsemani e sarai tu pure ridotta, senza che tu possa capire come, ad una specie d' agonia peggiore della morte. Ti leverai fra le undici e mezzanotte per accompa­gnarmi nell'umile preghiera che, in mezzo alle più crudeli angosce, pre­sentai al Padre e, prostrata con la faccia a terra per un'ora, placherai la collera divina implorando misericordia per i poveri peccatori ed addolcendo 1' amarezza che mi procurò 1' abban­dono degli Apostoli ai quali dovetti rimproverare di non aver saputo ve­gliare meco neppur un'ora : durante quest' ora farai quello che io ti dirò.

1° Fine dell'Ora Santa. - Gesù ha promesso un dono, un privilegio e cioè la partecipazione alla sua mortale tristezza : per un' anima della tempra di S. Margherita Maria la pienezza di questo dono fu terribile perchè ne ri­sultò un'agonia peggiore della morte. Noi non meritiamo tale privilegio per noi basta eccitarci a vero dolore di contrizione per i peccati nostri e per quelli degli altri : siamo poveri miserabili: è giusto che il nostro a­more abbia radice in un dolore intimo, verace e profondo d'aver offeso tante volte Gesù, d'aver tante volte « contri­stato lo Spirito Santo ». Come S. Paolo cerchiamo di portar sempre in cuore questo sentimento di pena per il pec­cato, per il male di Dio: la nostra vita risalterà più seria e raccolta, meno portata alla gioia frivola ed al riso frequente ed inconsiderato.

Vicino a Gesù umiliato, immolato, silenzioso e sfinito sotto il peso della desolazione, pentiamoci, spezziamo i nostri cuori. Scindite corda vestra, promettiamo di farla finita una buona volta con la dissipazione che paralizza le migliori energie, con la leggerezza che indebolisce il carattere, con 1' ir­riflessione che diminuisce lo spirito di fede. Siamo raccolti, seri, forti, de­cisi a praticare il consiglio dell' Imi­tazione : « Se vuoi salvarti conservati nel santo timor di Dio... Come si può foleggiare spensieratamente pensando che la vita è un esilio pericoloso e che ad ogni momento si può arrischiare l'eternità? Ahimè! Spesso ridiamo co­me insensati ed avremmo ben serie ra­gioni di piangere ! ».

Uniti, dunque, quanto è possibile alla nostra debolezza ed inguaribile freddezza, al dolore di Gesù, racco­gliamo le sue precise richieste e cioè che s'implori la misericordia divina per i peccatori e che lo si consoli per l'amaro abbandono degli Apostoli.

O mio Dio, quale mansione sublime, ma come delicata!

2° Fine dell'Ora Santa. - Implorare per i peccatori ! Ah ! quanto sono grandi, inesorabili le esigenze della giustizia eterna di fronte al peccato! Per capirle guardiamo quest'adorabile Agonizzante che trema davanti al Ca­lice perchè, espiando come uomo, ac­cetta e subisce le ripugnanze umane, le invincibili ritrosie dell'uomo che, per istinto, non vuole nè patire, nè morire. Sul suo povero Cuore infranto gravitano due formidabili possibilità da una parte il Calvario col lugubre corteo di spasimi atroci, dall'altra a dannazione del genere umano sap­piamo qual fu la scelta in uniformità al divin beneplacito. Come Gesù e con la grazia di Gesù gettiamoci nelle braccia della Volontà di Dio che pro­porziona e misura la Croce aspettando la nostra debolezza : espiamo, ripa­riamo, suppliamo alle altrui deficienze, decidiamoci una buona volta a vivere un programma di vita fortemente e saldamente cristiana: rinunce ai ca­pricci d'una volgarità ribelle, distacco di cuore, mortificazione di corpo ecco il vero modo di levare efficace­mente le mani al cielo e di esclamare con l'eloquenza dei fatti : « Perdono, Gesù, perdono per i vostri figli! Parce, Domine, parce populo tuo, ne in aeter­num irascaris nobis! ».

Non dimentichiamo però la condi­zione base per essere esauditi come ce la insegnano i sacri libri : « Chi salirà il monte del Signore, e starà nel luogo santo ? Colui che avrà le mani monde ed il cuore puro ! ». (Ps. XXIII, 4).

Per placare Dio bisogna essere puri, spiritualizzarci nel sentimento, seguire la via immacolata del bene: « Beati immaculati in via ! ».

Promettiamo quindi, con animo in­vinto e cosciente, promettiamo a quel Gesù il cui Sangue germina i vergini d'essere casti come gli Angeli del cielo, pur a costo di agonie interiori, di sacrifici eroici, della vita stessa.

3° Fine dell'Ora Santa. - Addolcire 1' amarezza del Cuore di Gesù trafitto per l'abbandono degli Apostoli. Que­st'abbandono era figura, triste simbolo dell' indifferenza umana nel corso dei secoli. In realtà però intorno a Gesù penante grava I' isolamento del cuore. Nessuno, in tanto dolore, si fa avanti per consolarlo, per dirgli una parola d'incoraggiamento, per difenderlo...

Fra poco la folla lo griderà a morte e neppure una voce si leverà in suo favore: eppure molti furono miraco­lati, tutti furono beneficati, alcuni ven­nero perfino assunti alla sublimità del Sacerdozio, Pietro fu creato capo del Collegio Apostolico e fu prediletto fra i prediletti... ma nessuno, nessuno ha una parola, uno sguardo, un pensiero per Gesù che agonizza e muore. Ecco il riassunto atroce dell' inconce­pibile, umana indifferenza.

Pesiamo sulle bilance della fede questo contegno : Dio è 1' infinito, 1' uomo è nulla; Dio ha tutti i diritti, l'uomo vi si ribella. Dio si offre per amore, 1' uomo lo rifiuta per odio. Oh! qual noncuranza per Dio! Egli è per sistema, per principio messo da parte; gli si dà il meno possibile e come a stento... Peccatori che lo de­testano e lo bestemmiano; fedeli inerti che lo servono avaramente e come per forza ; ecco il quadro vero di tutti i secoli che vediamo vissuti, in pochi istanti, da Gesù nel giardino del Getsemani.

Nostro Signore se ne lagnò mesta­mente con S. Margherita Maria e le sue confidenze dolorose si conclusero con un misterioso, divino richiamo « Tu, almeno, fammi il piacere di consolarmi ! ».

Cerchiamo di capire : noi siamo povere nullità, ma, per pura miseri­cordia, Dio ha sete del nostro amore e della nostra fedeltà. Rispondiamo al suo invito nel senso ch' Ei desidera

Amiamolo.

Che significa amare ? Amare vuol dire pensare al Diletto, bramar di vederlo, orientare tutto verso di Lui, stare con Lui, essere felici di sacrifi­carsi per Lui ; applichiamoci a que­st' arte divina di amare Gesù. Portia­molo con noi ovunque, in dolce in­timità di cuore come in un sacro ciborio, pensiamo a Lui per riparare le umane dimenticanze, pargliamogli affettuosamente per coloro che l' ol­traggiano, rifiutiamo alla nostra corrotta natura soddisfazioni anche lecite, per supplire ai peccati di coloro che sono schiavi di piaceri colpevoli, offriamogli con la vigilante delicatezza dell'amore tutte le nostre azioni, una dopo l'altra, come un monile di perle per rivendi­care l'oltraggio di quei poveri cristiani che, calpestando i più sacri doveri di giustizia, lo servono con una parsi­monia stanca ed impaziente.

Ah com'è vasto, luminoso e lungo il cammino dell'amore! l'anima di buona volontà vi si trova a meraviglia solo il primo, passo costa, solo la porta è stretta : più in là c' è la pace, la soddisfazione sublime d'un amore infinito. Mettiamoci risolutamente in cammino : non possiamo frapporre indugi : Gesù ci aspetta.

CONCLUSIONE

Ringraziamo il Cuore di Gesù della luce che ci ha largito e chiediamo umilmente perdono delle nostre ingua­ribili freddezze e distrazioni. Memori del lamento di Gesù, che accetta il conforto da un Angelo e che domanda anime consolatrici, proponiamoci di essere, per tutta la vita, gli Angeli dell'Agonia di Gesù. - Abbiamo in­tuiti i dolori di Gesù; abbiamo impa­rato da Lui il modo di consolarlo siamo quindi ferventi e fedeli associati dell'Ora Santa.

Riassumiamo i nostri sentimenti ed i nostri propositi consacrandoci al Sa­cro Cuore secondo la formola perfetta di S. Margherita Maria, quella formola a cui sono legate promesse divine giacche «tutti coloro, che si saranno così consacrati non periranno giam­mai ».

lo N. N. dò e consacro al S. Cuore di nostro Signore Gesù Cristo la mia. persona e la mia. vita, le mie azioni,, pene e sofferenze, non volendo più servirmi d'alcuna parte del mio es­sere se non per onorarlo e glorificarlo.

E' mia volontà irrevocabile esser tutta sua e far ogni cosa per suo a­more, rinunziando con tutto il cuore a qualunque cosa gli possa dispiacere.

Prendo dunque Voi, o Cuore sacra­tissimo, per oggetto unico dell'amor mio, per protettore della mia vita, per sicurezza della mia salute, per rimedio della mia fragilità e della mia inco­stanza, per riparatore di tutti i difetti della mia vita e per sicuro asilo nel punto della mia morte.

Siate dunque, o Cuore di bontà, la mia giustificazione verso Dio Padre e allontanate da me í fulmini della sua giusta collera. O Cuore d'amore metto tutta la mia confidenza in Voi, poichè temo tutto dalla mia malizia e fragilità, ma spero tutto dalla vostra bontà.

Consumate dunque in me tutto ciò che può dispiacervi o farvi resistenza, e il vostro puro amore s'imprima sì addentro nel mio cuore, ch' io non possa mai dimenticarmi di Voi; nè esser da Voi separata.

Vi scongiuro, per tutte le bontà vostre, che il mio nome sia scritto in Voi, giacchè io voglio 'far consistere tutta la mia felicità e tutta la mia gloria nel vivere e nel morire in qua­lità di vostra schiava. Così sia.

(Dall' opuscolo: Nell' Orto degli Ulivi del Canonico A. Gonon - Tip. dell'Addolorata - Varese).

http://www.preghiereagesuemaria.it/l'ora%20santa/ora%20santa_2.htm


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CULTURA
31 marzo 2009
L'APOSTASIA DEI FALSI PROFETI E FALSI MAESTRI
 


CENTRO ANTI-BLASFEMIA
 
L'APOSTASIA DEI FALSI PROFETI E FALSI MAESTRI
 
 

SECONDA LETTERA DI S.PIETRO: 2, 1-3
 

2-1Un tempo, in mezzo al popolo di Dio ci furono anche falsi profeti. Allo stesso modo verranno anche tra voi falsi maestri. Essi cercheranno di diffondere eresie disastrose e si metteranno perfino contro il Signore che li ha salvati; ma andranno presto in rovina. 2Molti li ascolteranno e vivranno, come loro, una vita immorale. Per colpa loro, la fede cristiana sarà disprezzata. 3Per il desiderio di ricchezza, vi imbroglieranno con ragionamenti sbagliati. Ma la condanna di questi falsi maestri è già pronta; la loro rovina non si farà aspettare.

ATTI: 20, 29-32

 


SECONDA LETTERA DI S.TIMOTEO: 4, 1-5          

41Davanti a Dio e davanti a Cristo Gesù che si manifesterà come re, quando verrà a giudicare i vivi e i morti, voglio farti una raccomandazione: 2predica la parola di Dio, insisti in ogni occasione, rimprovera, raccomanda e incoraggia, usando tutta la tua pazienza e la tua capacità d'insegnare. 3Perché ci sarà un tempo nel quale gli uomini non vorranno più ascoltare la sana dottrina, ma seguiranno le loro voglie: si procureranno molti nuovi maestri, i quali insegneranno le cose che essi avranno voglia di ascoltare. 4Non daranno più ascolto alla verità e andranno dietro alle favole.
5
Tu però sta' sempre in guardia, sopporta le sofferenze, continua il tuo lavoro di predicatore del Vangelo, porta a termine il tuo impegno a servizio di Dio.

Citazioni Bibbia Cei

http://www.bibbiaedu.it/bibbia/home.html

 

http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it

 



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CULTURA
31 marzo 2009
LA CARNE E LO SPIRITO

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teatro
31 marzo 2009
IL MUSICAL " MEDITANDO LA PASSIONE "-I CATTOLICI NON HANNO PIU' TIMORE DI DIO
 
CENTRO ANTI-BLASFEMIA
I CATTOLICI NON HANNO PIU' TIMORE DI DIO
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IL MUSICAL " MEDITANDO LA PASSIONE "
 
 
Nel musical dei ragazzi recitano, cantano e ballano la Passione di Gesù, una specie del blasfemo Jesus Christ Superstar,
ma di livello artistico mediocre, dai tratti  buffi, comici e irriverenti, per non parlare della locandina,
 dove i ragazzi senza alcun timore di Dio, vi si mettono a cavalcioni, come se fosse una panchina o un muretto.
Qui ci troviamo difronte ad un atteggiamento pagano, infatti i pagani adoravano i loro dei con balli osceni.
Povera Chiesa Cattolica, come è cambiata, ormai siamo nell'era dell'Apostasia!
 
 
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Il musical “Meditando la Passione”recitatoda oltre 150 giovani (dai 16 ai 32 anni)  dall’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace,
promosso dal Movimento Apostolico.Si tratta di una sacra rappresentazione teatrale ideata, scritta e musicata da Cettina Marraffa,
presidente del Movimento.
 
 «La finalità di “Meditando la Passione” – afferma la Marraffa – è il desiderio di suscitare quella fede nel mistero di Cristo morto e risorto».
Abbiamo voluto coinvolgere i giovani perché sono loro il futuro della Chiesa di domani. Per motivarli, però, c’era bisogno di un qualcosa che rispecchiasse la loro natura, qualcosa di dinamico: ecco qui che è nata l’idea del musical, che dà la possibilità di esprimere se stessi e alternare recitazione, ballo e canto». Si tratta di giovani, quasi tutti universitari, che vivono da anni la spiritualità del Movimento, sostenuti da interpreti di maggior esperienza, soprattutto nel ruolo dei personaggi più delicati: «Ci tengo a sottolineare – precisa ancora Cettina Marraffa – che sono attori non professionisti che si sono messi in gioco per testimoniare e proclamare con coraggio la loro fede, e tutto ciò che ne scaturisce è espressione del loro sentire».

Saranno otto le scene e ricostruiranno le ultime ore della vita di Gesù: dall’arrivo trionfale in Gerusalemme alla Resurrezione, accompagnate da melodie musicali capaci di dare forza e significato agli eventi narrati. «Lo spettatore si trova immerso, così, nel passato della Passione, filtrato dall’attualità del presente e rivive in prima persona la trama del racconto», spiega monsignor Costantino di Bruno, assistente ecclesiastico centrale del Movimento. Ciò che ha spinto la Marraffa è stato «la volontà di rimanere fedeli alla verità evangelica – ricorda ancora monsignor di Bruno –, attraverso il distacco da tutto ciò che è invenzione, fantasia, artificio scenico. Nulla è tradito o alterato, nessuna verità sacrificata agli effetti speciali con l’intento di stupire».

Suggestiva l’immagine scelta per la locandina di presentazione del musical: un fotogramma della rappresentazione in cui è visibile una croce, priva del Cristo, cui sono aggrappati, in pose diverse, vari attori-ballerini, a significare che la croce non è Morte ma Vita, eterna alleanza tra Dio e il suo popolo, come il tralcio unito indissolubilmente alla vite ».
 

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teatro
31 marzo 2009
RIFLESSIONE SULLA LOCANDINA DEL MUSICAL DISSACRANTE " MEDITANDO LA PASSIONE "
 
CENTRO RELIGIONE CRISTIANA
RIFLESSIONE SULLA LOCANDINA DEL MUSICAL DISSACRANTE " MEDITANDO LA PASSIONE "
 
 
Riflessione sulla locandina del musical dissacrante " Meditando la Passione".
Nella locandina vediamo l'atteggiamento dei ragazzi d'oggi che burlano il crocifisso,
si proprio il simbolo piu' sacro della religione cristiana, viene trattato come un palo
da giochi circensi. Ora se non rispettano la S.Croce del Signore Gesù,
 come possono rispettare il Signore stesso ?
Ci chiediamo questi commedianti si comporterebbero così  sulla tomba dei loro cari,
sulla lapide e la croce ?
Certamente no, infatti hanno rispetto per la tomba dei loro cari, che riempiono di fiori
e ornamenti.
Quindi se non c'è rispetto, non c'è amore, e nemmeno fede e timore di Dio,
quindi giocano con Gesù e i simboli del cristianresimo.
Non ci dobbiamo meravigliare se presso le scuole gli studenti bruciano il crocifisso,
la Chiesa dovrebbe essere il buono esempio, ma vediamo che la Chiesa è il cattivo
esempio, ecco come giudicano la locandina del Musical le autorità cattoliche:
 
("Suggestiva l’immagine scelta per la locandina di presentazione del
musical: un fotogramma della rappresentazione in cui è visibile una
croce, priva del Cristo, cui sono aggrappati, in pose diverse, vari
attori-ballerini, a significare che la croce non è Morte ma Vita,
eterna alleanza tra Dio e il suo popolo, come il tralcio unito
indissolubilmente "
Diocesi di Roma)
Quindi ormai il cattolicesimo ha perso la rotta della salvezza!
 
 
 

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30 marzo 2009
IL BLASFEMO AMERICAN JESUS
 

ANCORA OPERE BLASFEME CONTRO GESU' E IL SUO VANGELO

IL VERO GESU' E' SOLO QUELLO DEL NUOVO TESTAMENTO E DELLE SACRE SCRITTURE
GESU' RITORNERA' COME E' SCRITTO IN ATTI : 1,11 E NON COME SI INVENTANO MATTHEW VAUGHN-MARK MILLAR
RICORDA CHE UN ALTRO VANGELO SU GESU' E' ANATEMA-GALATI : 1, 6-9
 
 
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Matthew Vaughn cerca il suo American Jesus

Il regista Matthew Vaughn, dopo Kick.Ass, torna a collaborare con l'autore di comics Mark Millar per adattare il fumetto American Jesus.



notizia a cura di Valentina D'Amico, scritta il 26.03.2009

Matthew Vaughn cerca il suo American Jesus
Dopo aver collaborato per l'action comedy Kick-Ass, il regista Matthew Vaughn e il creatore di fumetti Mark Millar potrebbero tornare a lavorare insieme per un altro adattamento tratto da una graphic novel. Vaughn infatti, ha intenzione di portare sullo schermo American Jesus producendo la pellicola con il suo socio della Marv Films Kris Thykier e utilizzando finanziamenti indipendenti, così come ha fatto per Kick-Ass.

La storia di American Jesus vede il ritorno sulla Terra di Cristo che approda nel mondo moderno, confrontandosi con l'Anticristo in un ultimo disperato tentativo di salvare l'umanità. La graphic novel, realizzata da Mark Millar insieme all'artista Peter Gross, è stata originariamente pubblicata nel 2006 col titolo Chosen. Successivamente, con la scelta di proseguire la serie realizzandone tre episodi, il titolo è mutato in American Jesus. La seconda parte, che verrà pubblicata in autunno, si intitolerà The Resurrection. L'inizio delle riprese del film è previsto per l'estate.

Kick-Ass, che è attualmente in fase di post-produzione, vede protagonista uno studente appassionato di fumetti che ha intenzione di diventare un supereroe anche se è totalmente privo di poteri. Tra i protagonisti del film spicca la star Nicolas Cage.
 
 
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26 marzo 2009
American Jesus, dalle tavole al grande schermo
American Jesus, dalle tavole al grande schermo

L'autore di comics, Mark Millar, farà di nuovo coppia con il regista Matthew Vaughn. I due adatteranno per il grande schermo la serie American Jesus, ideata dallo stesso Millar.
La storia si basa sul ritorno di Cristo nel mondo moderno. Inevitabile il confronto con l'anticristo nel tentativo di salvare l'umanità.
Il fumetto è stato creato nel 2004 in collaborazione con Peter Gross. La serie segue un ragazzo di dodici anni, Jodie Christianson, che mentre cresce come un normale ragazzo del Midwest scopre di essere Gesù Cristo tornato in Terra.

Il progetto dovrebbe partire questa estate, non appena Vaughn finirà il film Kick-Ass.


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 30/3/2009 alle 4:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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