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Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
musica
15 novembre 2008
Rock Cristiano?,
 
da F.E.A.

Rock Cristiano?,
di Ric Llewwllyn, pubblicato
Parte Prima

Questo trattato spiega in dettaglio quali sono i "filtri Biblici" attraverso i quali qualsiasi musica deve passare prima di essere chiamata "Cristiana" (Efes. 5:18, 19; Colos. 3:16). La musica, nel suo insieme, deve contenere la corretta dottrina:

a) I versi devono essere sufficentemente chiari, in modo da comunicare la verità distintamente, e devono essere coerenti con la rivelazione biblica (sana dottrina) - le parole devono essere centrate sul Signore Gesù Cristo e devono incoraggiare la sottomissione pratica a Dio di tutte le nostre attività personali. La maggior parte della musica cristiana contemporanea può già essere rigettata sulla base dei soli testi. Infatti, anche quando questi sono udibilmente chiari, la preminenza di false dottrine e/o la poco profonda visione della persona e l'opera di Gesù Cristo sono, a dir poco, spaventosi.

b) La melodia e l'arrangiamento - Il significato della parola salmo originalmente denotava un pizzicare o colpire con le dita uno strumento con corde. Solo in seguito assunse il significato di canzone sacra, cantata con un accompagnamento musicale. (Vinés Expository Dictionary of New Testament Words). I nostri salmi, e gli arrangiamenti delle note musicali, sono un ingrediente vitale di quel termine generale che chiamiamo "musica". Questo succede perché questa è l'area nella quale siamo di solito più ignoranti. La ricerca medica, ha dimostrato chiaramente che i toni musicali e i ritmi, anche senza versi, possono causare reazioni fisiche ed emozionali sulle quali, l'ascoltatore ha poco o nessun controllo. Poiché gli arrangiamenti della musica cristiana contemporanea, con i suoi tempi sincopati e con le sue note indistinte, è virtualmente indistinguibile da quella secolare, uno si deve domandare se la spiritualità viene erosa a scapito della carnalità. Una persona deve sempre chiedersi questo, quando si accinge ad ascoltare musica cristiana: stimola la "carne" al "boogie" o stimola lo spirito a lodare il Signore?

c) Il carattere - I nostri inni, o carattere della musica, è il componente più oscuro. Il carattere di molta di quella che viene chiamata musica "cristiana" può essere definito come carismatico, irreverente, universalista, idealistico, superficialmente religioso, neo-evangelic, espressionistico, ostentoso e in tanti altri modi. Quale è il carattere della musica ad un concerto "cristiano", dove, qualunque messaggio che viene presentato viene puntualizzato da chitarre urlanti, bombe di fumo e una generale atmosfera di frivolità? E poiché il carattere della musica non è sempre comprensibile al momento all'ascoltatore, esso può avere l'effeto più insidioso su un credente. La tolleranza o l'accettazione di false dottrine può facilmente insorgere dalla continua esposizione a questo tipo di attitudine distorta della musica. Il carattere della musica "cristiana", viene facilmente adottato dagli ascoltatori, e questo può portarli lontano dal solido fondamento della Parola. La musica degna del nome "cristiana", dovrebbe invece stimolare e simulare emozioni compatibili con la vera spiritualità, l'appropriata risposta a Dio e la Sua Parola.

L'origine della musica rock

L'origine della musica rock e del termine "rock 'n'roll" sono molto interessanti. Nei primi anni cinquanta, un disk-jockey chiamato Alan Freed, fu uno delle prime persone bianche ad essere coinvolto nel "rhythm & blues", che fu il diretto precedessore del rock. La completa genealogia del rock è: dal voodoo al jazz, al blues, al rock (David Tame, The Secret Power of Music, pp. 187-204). Il rock'n'roll è stata una specie di fusione tra il rhythm & blues ed la musica country and western. Freed fu uno dei primi bianchi a suonare questo nuovo genere di musica nel suo programma radiofonico, e fu molto perplesso sul come chiamarlo, poiché ovviamente, necessitava un nuovo nome. Egli aveva ricevuto delle notizie bizzarre su come i giovani reagivano a questo nuovo tipo di musica, e così, nel dare un nome alla nuova musica, decise di usare il termine che la gente di colore usava nel ghetto per descrivere il sesso fatto nel sedile posteriore di un auto. È così che il termine rock'n'roll fu coniato.

Si contrasti la vera origine del rock appena citata con quella data del gruppo musicale "cristiano" Petra nei versi di una delle loro canzoni che dichiara il fatto che Dio è stato la sorgente del rock'n'roll:

Dio ti ha dato il rock'n'roll
Lo ha messo nel cuore di tutti
Se tu ami il suono
E non ti dimentichi della sua Sorgente
Tu puoi volgerti indietro
Tu puoi cambiare il tuo cammino.

Sembra esserci un parallelo tra l'intento di "Cristianizzare" la musica rock e quello di "Cristianizzare" le varie pratiche religiose pagane nella Roma del quarto secolo dopo Cristo. Tali pratiche religiose, di origine Babilonese, furono introdotte dall'imperatore Costantino nel 313 d.C. nel suo tentativo di rendere accettevole il Cristianesimo ai pagani di allora. Così nacque il Sacro Romano Impero. Le feste pagane furono adottate nel Cristianesimo e in seguito, molti dei simboli e riti usati dai pagani furono reinterpretate ed adattate alla fede e pratica Cristiana. La "Cristianizzazione" dei costumi, simboli e riti pagani avvenne affinché i pagani si potessero "convertire" al Cristianesimo senza in realtà lasciare le loro vecchie credenze e rituali.

Non ha forse la chiesa di oggi fatto la stessa cosa nell'adottare, reinterpretare e "Cristianizzare" la musica rock nel tentativo di rendere il Cristianesimo più accettevole ai giovani fuori della chiesa? Da quando qualcosa diventa Cristiana con il semplice atto del cambiamento di terminologia e col piazzare il Nome di Cristo davanti ad essa? Non dobbiamo noi forse chiamare i non salvati fuori dal secolarismo e al pentimento e santificazione, piuttosto che imitare i loro modi di fare?

Il rock "Cristiano" e figlio del rock secolare. Esso cerca di rendere palatibile il messaggio Cristiano al mondo, usando un mezzo appartenente al mondo. I Carismatici e Neo Evangelici hanno cercato di Cristianizzare la musica rock, mischiando il sacro con il profano, per attirare i giovani. Essi ragionano "Per vincerli a Cristo, dobbiamo parlare la loro stessa lingua". Ma quando li attirano, a che cosa li attirano? Anche il tenue messaggio di salvezza che fosse presente, si perde in questo processo. Secondo tale ragionamento, si potrebbe "Cristianizzare" l'alcool mettendo il messaggio del Vangelo sulle bottiglie di liquore e publicizzarle come mezzo per portare a Cristo gli ubriaconi. Un buon fine non giustifica affatto l'uso di mezzi non Scritturali.

Molti nella chiesa, oggi credono, che bisogna avere un "angolo" giusto per presentare il Vangelo ad un mondo ostile. Questo, ha portato a strategie evangelistiche molto bizzarre. La chiesa, imita quasi tutte le mode secolari. Il rock metallaro, il rap, i graffiti, il break dancing, il body building, il frantumare oggetti vari come mattoni, lastre di ghiaccio etc. (karate) , la ginnastica jazzesercize, la danza interpretativa, la comicità da spettacolo etc. tutte queste cose ed tante altre sono state aggiunte al repertorio evangelistico. Tutto ciò, non è nient'altro che puro edonismo, sotto le mentite spoglie di religione. Tanti dicono che "senza un espediente, il messaggio evangelico non arriverà alle persone, e perciò, se non lo adattiamo alle mode dei nostri giorni, non possiamo sperare che abbia successo." Così, queste chiese moderne credono che che bisogna pianificare e programmare queste cose per attirare i non credenti che non possono essere persuasi con la semplice Verità che ci è stata rivelata.

I gruppi che fanno il rock "Cristiano", quasi sempre dicono che lo scopo della loro musica è per evangelizzare e/o per intrattenere. Anche se le Scritture ci descrivono diverse canzoni popolari, o di lavoro, o di battaglia etc., la Bibbia ci insegna che lo scopo che Dio approva per l'uso della musica è principalmente per la lode e l'adorazione e per l'edificazione e l'insegnamento delle dottrine Bibliche (Esodo 15:1, 2, 20, 21; I Cron. 15:27, 28; 16:9, 23; II Cron. 20:21, 22; Salmo 95:2; 105:2; Atti 16:25; Efes. 5:18, 19; Colos. 3:16). Più di cinquanta salmi sono stati dedicati al capo dei musicisti per essere usati nell'adorazione di Dio, e nei cieli, i 24 anziani e gli esseri angelici usano ed useranno la musica nell'adorazione (Riv. 5:8).

Anche se la musica sacra può avere uno scopo o un esito evangelistico (Salmo 96:1-3; 108:3), nelle Scritture non è principalmente usata per ciò. Infatti, non esiste alcun versetto che dichiari, "Cantate il Vangelo di Cristo" . La Parola ci dice di predicarlo Dio può certamente usare la musica per portare qualcuno a Cristo, ma a qualche punto, ci deve essere una presentazione del Vangelo. La nostra musica è primariamente l'espressione di una vita ripiena di Spirito Santo, e non è affatto intesa ad uso e consumo del mondo. Sembriamo così desiderosi di cantare i nostri cantici al mondo, che non esitiamo a metterli nel loro vernacolo, pensando che tutto ciò sia evangelistico.

Così, anche se non ci fosse niente di cattivo con i versi, l'arrangiamento ed il carattere, e/o gli effetti prodotti dal rock "Cristiano", uno si deve chiedere perché gli auto-proclamati evangelisti-intrattenitori di oggi persistono nell'uso della loro musica, laddove non esiste un chiaro precedente biblico. Nelle Scritture, la musica viene menzionata più di 800 volte, ma mai, la musica viene usata per intrattenimento o per evangelizzazione diretta o per alcuno scopo fine a sé stesso. Nella Bibbia, la musica viene usata principalmente per lode e adorazione a Dio (I Cron. 16:9, 23; II Cron. 29:30; Salmo):11; 30:4; 33:2, 3; 47:6; 135:3; etc..), o a Satana (Daniele 3:4, 5, 7, 10, 15; Esodo 32:17, 18).

Inoltre, dato che i rockers religiosi dicono quasi sempre che essi stanno semplicemente cercando di attirare i non credenti, perché non vanno totalmente nel campo secolare, lasciando così l'appello alla chiesa? Perché scomodarsi per quelli già salvati? Naturalmente, sappiamo già la risposta: l'ottanta per cento delle loro entrate provengono da fonti Cristiane, come librerie, chiese etc.

Gesù disse che quando sarebbe stato innalzato, Egli avrebbe attirato tutti gli uomini a sé. Allora perché i musicisti cristiani credono che essi possono attirare i non credenti usando la musica e i metodi del mondo, quando l'unico effetto di tutto ciò è quello di stimolare la carne e le emozioni piuttosto che l'amore verso Dio?

Quando la gente parla in generale del male che produce il rock secolare, si riferisce di solito ai supposti messaggi satanici che vengono celatamente piazzati nelle menti degli ascoltatori attraverso un processo chiamato "back-masking". La teoria dietro questo procedimento è che i messaggi sotto la soglia dell'audio normale (i messaggi all'indietro, nel nostro caso), sono percepiti dall'inconscio, così bypassando l'evaluazione della mente razionale e a qualche punto nel futuro possono esercitare un'influenza sulla mente dell'ascoltatore. Questa idea dell'inconscio che riceve messaggi direttamente attraverso meccanismi percettivi peculiari e poi li passa alla mente razionale o cosciente è basata sulla teoria, totalmente senza credito, di Freud. Senza alcun credito perché non è stata mai supportata né neurologicamente, né praticamente. Oltretutto la teoria dell'inconscio di Freud è in conflitto diretto con la Parola di Dio, che è consciamente evoluzionalmente orientata.

Noi non dubitiamo che messaggi in back-masking siano stati registrati, ma poiché non c'e alcuna prova che la mente umana sia capace di riceverli, il loro effetto sul comportamento umano è ovviamente inesistente. Infatti, una causa di qualche tempo fa, vedeva incriminato il gruppo rock "Judas Priest", accusato di aver causato il suicidio di due giovani che apparentemente si erano uccisi dopo aver ascoltato messaggi subliminali registrati nei loro dischi. Il gruppo non è stato trovato colpevole, non perché i messaggi di back-masking non erano stati registrati nei loro dischi, (infatti lo erano), ma perché l'evidenza scientifica presentata in tribunale ha evidenziato massicciamente che tali messaggi non hanno alcun effetto!

Visto ciò, è molto inquitante il fatto che alcuni gruppi rock "Cristiani" hanno adottato questo metodo nei loro dischi, però sostituendo il messaggio subliminale negativo con un messaggio "Cristiano", sotto le mentite spoglie di "evangelismo subliminale". Anzi, addirittura quacuno ha dichiarato che, a loro insaputa, lo Spirito Santo stesso ha introdotto il messaggio subliminale nei loro dischi. Anche assumendo la loro ignoranza sul fatto che il back-masking non funziona, non stanno essi praticamente dichiarando che la Spirito Santo deve ricorrere a questi sotterfugi per salvare i non credenti? Credono forse che la Parola di Dio, predicata chiaramente, abbia perso la capacità di salvare i peccatori?

Il fatto che la musica può essere usata per il male, è chiaro dalle Scritture. Lucifero fu creato con una grande abbondanza di talento musicale, che evidentemente doveva essere usato nella sua direzione delle creature angeliche nell'adorazione a Dio (Ezech. 28:13). La caduta di Lucifero, evidentemente portò ad una perversione della musica, in modo che, l'uso improprio di essa fosse di fatto offensiva a Dio (Amos 5:23; 6:5). Il fatto che la musica ha un'influenza notevole sulle emozioni o stato d'animo di una persona è chiaramente insegnato nelle Scritture (I Samuele 16:15-17, 23; II Re 3:15).

Nonostante ciò, alcuni studiosi della Bibbia continuano a dire che la musica sia amorale (piuttosto che morale, o immorale), e che non può avere di per sé il potere di causare le persone a peccare. Ognuno ha diritto alla propria opinione, ma la ricerca scientifica indica esattamente l'opposto (e non menzionando le Scritture appena citate). Perfino Allan Bloom, (un non credente) nel suo libro The Closing of the American Mind, fa delle interessanti osservazioni sugli effetti morali della musica sulle persone (pp. 68-81).
"Niente è di più singolare di questa generazione che la sua dipendenza alla musica... Oggi, una stragrande maggioranza dei giovani tra i dieci e i venti anni di età vive per la musica... La musica rock incoraggia le passioni e propone modelli di vita che non hanno alcuna relazione alla vita quotidiana di questi giovani... Sospetto che la dipendenza alla musica rock, particolarmente nel caso di assenza di una forte controtendenza, ha lo stesso effetto che hanno le droghe.

Parte Seconda

Platone ebbe molto a che dire intorno alla moralità della musica, dal suo punto di vista filosofico. Nella sua Republica, Platone dedica considerevole tempo al ruolo della musica nella vita politica e morale. Il suo insegnamento in merito dice semplicemente che il ritmo e la melodia, accompagnate dalla danza, sono le espressioni barbariche dell'anima. Barbariche ed animali. La musica costituisce il medium dell'anima umana nella sua condizione più esaltata, nello stupore e nel terrore. Non solo è irraggionevole, ma è addirittura ostile alla ragione. Anche quando dei versi ragionevoli sono aggiunti, essi sono totalmente subordinati e determinati dalla musica e dalle passioni che essa genera... Armato di musica, l'uomo può scavalcare il pensiero razionale. Dalla musica sono suscitati gli dei ad essa appropriati, ed essi educano gli uomini con il loro esempio e con i loro comandamenti.

Nell'antica Roma, Platone chiese di censurare la musica perché aveva timore che i "cittadini" fossero corrotti da essa e fossero così condotti ad indulgere in emozioni immorali.

David Tame, un altro non credente, nel suo libro del 1984 "The Secret Power of Music", (Il Potere Segreto della Musica), non solo dimostra la natura morale della musica, ma rivela un'estesa ricerca medica che dimostra gli effetti distruttivi della musica rock, sia sulla mente che sul fisico.

Commentando sull'origine morale della musica rock, Tame dice: "...un certo incrocio fertalizzante stava diventando gradualmente apparente tra la "nuova musica" e lo stile generico del Jazz e del Rock. Si cominciava a vedere che le differenze tecniche tra la cosiddetta musica "seria", jazz, rock e tutte le altre forme della musica moderna erano meno importanti del fattore base e cioè che la base filosofica era più o meno la stessa: l'edonismo e l'anarchia. (pag. 103).

Nel mondo rock, i soldi sono alla base su cui tutto circola, e perciò la musica non si dirige verso l'alto ma verso il più basso denominatore comune. La vera domanda che tale mondo si pone è: Si venderà? Lo standard artistico non potrebbe essere meno rilevante. (pag. 116)

Se percorressimo tutta la terra alla ricerca della più aggressiva, malevola e senza alcun dubbio malvagia musica in esistenza, certamente non si troverebbe nulla che sorpassi la musica voodoo in tali attributi... originatasi come accompagnamento a rituali satanici e orgie, la musica voodoo è la quintessenza della malvagità tonale... I suoi ritmi multipli, invece di integrarsi in un insieme coerente, sono eseguiti in un certo conflitto fra loro... Quello che è certo, è che ascoltando questa musica si viene immediatamente avvinti dal suo crudo e furibondo suono... Musicologisti e storici sono d'accordo che i ritmi tribali africani furono portati in America e furono trasmessi allo stile di musica che poi si chiamò jazz. Poiché il jazz e il blues furono i genitori del rock'n'roll, questo significa anche che esiste una linea di discendenza dalle cerimonie voodoo dell'Africa, attraverso il jazz, al rock'n'roll e a tutte le altre forme di musica odierne (pag. 189-190).

Da una parte, gli anziani e i tradizionalisti: la convinzione che la musica influenza il carattere e la società, e che perciò l'artista ha il dovere di essere moralmente e costruttivamente responsabile e non immorale e distruttivo. Dall'altro lato, i materialisti: disconoscendo la responsabilità e il bisogno di giudicare i valori, e perciò non curanti dell'esito dei loro suoni. Questo secondo campo contiene, non solo l'avant-garde radicale, ma l'intera massa dei musicisti jazz e rock, certamente più popolare e culturalmente influenzante. Chi ha ragione?... È vero o no, che i modelli di vita seguono i modelli di musica? (pag. 136). Tame cita allora un'esauriente ricerca che appoggia le tesi dei tradizionalisti: che la musica, in generale, può essere, e che il rock specificamente è una influenza negativa sia sul corpo sia sulla natura morale dell'uomo.

Alla domanda, "Il corpo fisico dell'uomo, è influenzato dalla musica"?, la ricerca scientifica odierna risponde con un secco "sì". Non c'è una sola funzione del corpo che non possa essere influenzata da toni musicali (arrangiamenti)... L a ricerca ha dimostrato che la musica influenza la digestione, le secrezioni degli organi, la circolazione, la nutrizione e la respirazione. Si è scoperto che perfino i circuiti neurali del cervello sono sensibili ai principi armonici" (pag. 136).

I ricercatori hanno scoperto che accordi consoni e dissonanti, intervalli differenti e altre peculiarità della musica, esercitano un profondo effetto sul battito del polso e sulla respirazione, a secondo che il loro ritmo sia costante, o interrotto e agitato. La pressione sanguigna viene abbassata dagli accordi "sostenuti" ed alzata dagli accordi vivaci e ripetuti. È stato anche scoperto che la tensione nella laringe è influenzata dalla melodia, che alcuni stimoli musicali hanno un effetto negativo sui muscoli scheletrici, che i ritmi del rock possono causare la perdita del perfetto ritmo cardiaco e che alcuni ritmi possono causare una rara malattia conosciuta come "epilepsia musicogenica" (ci sono 76 casi documentati fino al 1984), che causa un tormento tale da spingere alcune delle sue vittime al suicidio o omicidio. Possiamo chiaramente vedere che la musica influenza il corpo in due modi distinti: direttamente, con gli effetti che il suono produce sulle cellule e gli organi, e indirettamente, influenzandone le emozioni, che a loro volta influenzano numerosi processi biologici corporei (pag. 137).

Julis Portnoy ha anche scoperto che la musica non solo può "cambiare il metabolismo, influenzare l'energia muscolare, alzare o abbassare la pressione sanguigna e interferire con la digestione, ma riesce a fare tutte queste cose con più efficacia di qualsiasi altro stimolante che produce quei cambiamenti nei nostri corpi" (pag.138), La musicologa Alice Monsarrat, indica che "è precisamente a questo punto che il rock diventa potenzialmente pericoloso. Ciò avviene perché, per mantenere un senso di benessere e integrazione, è necessario che l'uomo non sia troppo soggetto a dei ritmi contrari ai suoi ritmi corporei naturali" (pag. 199).

Un'esauriente ricerca è stata condotta sugli effetti della musica sulla vita non-umana: quella animale e delle piante. Paradossalmente, gli esperimenti sulle piante che concernevano gli effetti della musica sulla vita, sono stati ancora più convincenti degli esperimenti umani: la musica influenza la vita biologica inclusa la vita umana. Questo avviene perché negli esperimenti con le piante gli effetti del precondizionamento soggettivo della mente e della sua reazione soggettiva alla musica, o ai sentimenti per la musica, o ai gusti personali, sono ovviamente rimossi. Se si può dimostrare che la musica (arrangiamento) può influenzare le piante, allora tali effetti devono essere causati all'influenza oggettiva dei toni e ritmi musicali che agiscono direttamente sulle cellule e sui processi biologici della vita. (È anche evidente che sia molto più facile eseguire un esperimento scientifico controllato con delle piante che con degli esseri umani).

I risultati della ricerca sulle piante sono solidamente a favore dei tradizionalisti. Non solo la musica rock arresta la crescita di una vasta varietà di piante, ma se suonata sufficientemente a lungo, ne produce la loro morte. Ancora più straordinarie sono le scoperte del Dott. T. C. Singh, responsabile del Botany Department all'Università Annamalia, India. I suoi esperimenti hanno dimostrato che non solo alcune forme musicali e alcuni strumenti (specificamente la musica classica e il violino) causano il raddoppio della velocità di crescita delle piante, ma che le successive generazioni dei semi di queste piante incorporano tali tratti nella loro componente genetica (più grandi, più foglie etc.). Presumibilmente gli stessi effetti possono risultare da cattiva musica, ovviamente in senso opposto. Il possibile significato delle scoperte del Dott. Singh è evidente e dovrebbe mettere in allarme i fans della musica rock (pag 141-145).

Nei suoi commenti finali sulle radici degli stili e ritmi musicali, David Tame, un non credente, con una perspicacia spirituale spesso carente in tanti credenti odierni, prende posizione contro la musica rock: "Più di ogni altra forma dell'abuso del suono, è il rock il problema principale che dobbiamo affrontare oggi... È un fenomeno globale; un battito incessante e distruttivo che viene udito dall'America e l'Europa, all' Africa e Asia. Il suo effetto sull'anima umana, è di rendere quasi impossibile, il vero silenzio interiore e la pace necessaria per la contemplazione delle verità eterne... È tanto necessario, al giorno d'oggi, che qualcuno abbia il coraggio di essere "differente" e di separarsi dal gruppo che ha venduto la propria vita e personalità a questo suono.. Io credo fermamente che il rock, in tutte le sue forme, è un problema critico che la nostra civilizzazione deve affrontare... se intende sopravvivere" (pag. 204).

Per il mondo è impossibile separarsi dall'illusione dei piaceri carnali; esso non ha ne il desiderio ne il potere di farlo, anche se lo desiderasse. Ma quali ragioni noi Cristiani abbiamo per ignorare l'ordine del Signore di uscire fuori dal mondo ed essere separati? Invece adottiamo la musica del mondo in tutte le sue forme distruttive (arrangiamento e carattere), aggiungiamo versi Cristiani ad esse e pensiamo che stiamo rendendo un servizio a Dio e che siamo un testimonianza di santità ai non credenti.

Recenti ricerche mediche altrettanto disputano la nozione della presunta non-neutralità della musica: Il Dott. John Diamond, ha condotto un'esauriente ricerca sugli effetti medici causati dalla musica. Egli ha notato che l'uomo è un essere ritmico per quanto riguarda la respirazione, il battito cardiaco, il polso, il linguaggio e l'andatura, e che quando il ritmo della musica corrisponde a quello naturale del corpo, esso produce uno stato di estasi, di prontezza reattiva e di pace, e che dà energia alla mente e al corpo, facilitando l'equilibrio e l'autocontrollo. (Queste scoperte dei nostri giorni, confermano quello che dice la Bibbia - I Samuele 16:15-17 e 23).

Il Dott. David Nobel, un altro dottore e autorità riconosciuta sugli effetti della musica, ha condotto un'estesa ricerca sulla corrispondenza dei ritmi musicali a quelli del corpo umano. Egli scrive che: "Il ritmo del rock contiene dissonaza armonica e disarmonia melodica, mentre accentua i ritmi con un forte beat. Infatti, il cosiddetto ritmo "anapestico" che è formato da due battute brevi, una lunga seguita da una pausa, e che viene usato da molti musicisti rock, è addirittura l'opposto del ritmo naturale cardiaco e arteriale dell'uomo. Questo ritmo causa un'imediata perdita di energia muscolare."

Il Dott. Diamond conferma le scoperte del Dott. Nobel e aggiunge che tale ritmo "anapestico" innalza la rabbia, abbassa il rendimento, aumenta l'iperattività e indebolisce la forza muscolare. Ammettendo pure che misurare oggettivamente lo stress e la rabbia sia in parte tecnologicamente problematico, non lo è il misurare la forza muscolare che è invece precisissimo ed ha i requisiti dell'affidibilità scientifica ed è perciò statisticamente significante.

Il potere che la musica ha di comunicare è dimostrato in un articolo di David Mazie, "Music's Surprising Power to Heal", pubblicato nel numero di Agosto 1992 dal Reader's Digest . "La musica riduce la tensione del personale nella sala di chirurgia", dice il Dott. Clyde L. Nash Jr, ...e aiuta il paziente a rilassarsi." Egli usa musica classica, come Vivaldi e Mozart, Il Dott. Nash è uno dei tanti medici che stanno scoprendo che la musica, utilizzata a fianco delle terapie mediche convenzionali, può aiutare il malato nel processo di guarigione.

Ricercatori clinici alla Scuola d'Infermeria dell'Università U.C.L.A. (Los Angeles) e del Centro Medico Battista in Atlanta, Georgia, hanno scoperto che i neonati prematuri, aumentavano di peso più rapidamente e utilizzavano l'ossigeno più efficientemente quando erano esposti a della musica calmante, con l'aggiunta di voci e suoni del grembo materno. Al Memorial Regional Medical Center in Tallahassee, Florida, i neonati prematuri o sottopeso che venivano esposti ad un'ora e mezza di musica calmante con canto al giorno, rimanevano mediamente 11 giorni nel reparto intensivo, paragonato a 16 giorni al gruppo di controllo, che non era esposto. All'Ospedale St. Agnes di Baltimora fu provata la musica classica nel reparto di cura intensiva. "Mezz'ora di musica produce gli stessi effetti di 10 milligrammi di Valium", ha dichiaratoil Dott. Raymond Bahr, primario dell'unità di cure coronarie.

In quale modo la musica aiuta? Alcuni studi hanno dimostrato che può abbassare la pressione sanguigna, il metabolismo di base, e il ritmo della respirazione, così riducendo le reazioni fisiologiche allo stress. Altri studi suggeriscono che la musica può aiutare ad aumentare la produzione delle endorfine e di S-IgA (l'immoglobulina salivare A). L'S-IgA velocizza la guarigione, riduce il rischio di infezione e controlla il ritmo cardiaco. Studi, indicano che i due emisferi del cervello sono coinvolti dalla musica. Il Dott. Sacks spiega che "Le basi neurologiche della reazione alla musica sono solide e possono addirittura permanere anche dopo lesioni ai due emisferi," (Reader's Digest, Agosto 1992).

"In conclusione, possiamo dire che, per quanto concerne il corpo umano, la nozione che la musica non ha alcun effetto su di esso, è assolutamente erronea", dice David Tame, (pag. 141). I musicisti odierni non possono più rivendicare il fatto che la musica sia una questione di gusti o che il musicista abbia il diritto di eseguire qualsiasi cosa gli piaccia. Quando ascoltiamo musica, ogni momento di ascolto può gradualmente incrementare o diminuire la nostra lucidità mentale (coscienza).

Ciò che questi rapporti medici segnalano, è il fatto essenziale che la musica rock, senza riguardo dei versi che le vengono aggiunti, siano essi secolari o "Cristiani", lotta contro la natura ritmica dell'uomo. Di fronte a tali evidenze, è veramente difficile capire come alcuni abbiano il coraggio di dire che la musica sia, per sua natura, neutrale.

Nel suo libro del 1985 "Set the Trumpet to Your Mouth", David Wilkerson disse: "una delle ragioni per le quali Dio ritirò il Suo Spirito dal movimento "Jesus People", fu il loro rifiuto di abbandonare la loro vecchia musica. Essi abbandonarono la marjuana, l'eroina, l'alcool, il sesso promiscuo e gli stili di vita perversi che fino allora avevano praticato. Ma essi rifiutarono di abbandonare il loro amatissimo rock.... Incredibile. Io dico che il suo potere è più forte delle droghe, dell'alcool, o del tabacco. Il rock, usato ed eseguito nel Cristianesimo, è della stessa natura satanica di quello che viene chiamato punk, heavy metal ed è suonato in tutto il mondo."

Partecipando a questi concerti rock, un credente si identifica con queste false dottrine e diventa a sua volta colpevole. La Bibbia insegna chiaramente la teologia della "colpa per associazione". E dato che tutti i credenti saranno chiamati davanti al Trono Bema di Cristo per rispondere di come hanno utilizzato le risorse che il Signore ha loro provveduto sulla terra, come può allora un credente finanziare tali iniziative?

I rock "Cristiano" non offre alcuna speranza. poiché è senza Spirito, non ne può offrire a sua volta. I rockers religiosi dicono che bisogna diventare come il mondo per vincere il mondo a Cristo. Questo metodo non funzionerà mai perché è semplicemente al di fuori del piano di Dio per la presentazione equilibrata e biblica del Vangelo con i suoi principi di separazione dal mondo.

Gordon Sears, nel suo libro "Is Today's Christian Music Sacred"?, pone sei domande a coloro che pensano che la musica Cristiana contemporanea sia accetta a Dio:

  • 1) perché essa causa tanta confusione e divisione nella Chiesa?
  • 2) perché non viene accettata nelle Chiese basate sul fondamentalismo biblico?
  • 3) perché viene accettata prontamente dai non credenti? Il mondo non ha mai accettato i vecchi inni Cristiani.
  • 4) perché Università Americane che rifiutano la Bibbia e shows televisivi secolari invitano artisti Cristiani famosi per esibizioni di musica Cristiana moderna?
  • 5) perché ci sono centinaia e centinaia di chiese in America, condotte da pastori che temono Dio, che proibiscono e rifiutano questa musica nelle loro chiese?
  • 6) perché questa musica ha un così forte effetto sul corpo umano?

Che tipo di musica glorifica veramente Dio? Ernest Pickering fa una lista di dieci linee guida primarie da seguire nel libro "The Kind of Music that Honors God", (pag. 11-12).

  • 1) Il suo messaggio è biblico (Col. 3:16). La buona musica Cristiana deve presentare un messaggio che sia fedele alla Parola di Dio e perciò dottrinalmente sano e corretto.
  • 2) Ci deve guidare verso modelli biblici e non orientarsi sul male, sia nei versi sia nell'arrangiamento musicale. I testo e la musica non devono essere comuni o volgari.
  • 3) Deve guidarci ad onorare Dio con i nostri corpi (I Cor. 6:19-20). Musica che cerca di imitare gli effetti del rock pagano sul corpo umano o che danneggia l'uidito non è musica Cristiana.
  • 4) Deve mantenere un equilibrio tra "spirito" e "comprensione" (I Cor. 14:15). Musica che sia basicamente fumo emozionale non adempie questa richiesta.
  • 5) Deve contenere parole che siano belle, dignitose, reverenti e semplici, parole degne da rivolgere in adorazione ad un Dio Santo.
  • 6) Deve essere libera da legami con gli stili musicali del mondo e deve evidenziare un carattere santificato e consacrato (Rom. 12:2; I Giov. 2:15). Musica che cerca di copiare gli stili del mondo, non fa onore a Dio.
  • 7) Deve esprimere la pace che accompagna la vita Cristiana, non il clamore, la confusione, il fracasso e l'agitazione del mondo (Col. 3:15-16). Le varie forme della musica rock non contribuiscono alla pace interiore, ma estendono il costante risuono del mondo peccaminoso.
  • 8) Deve essere caratterizzata da precisione musicale, e finezza di tecnica poetica ed evidenziare una struttura di armonia e ordine. Dio è un Dio di ordine e non di disordine.
  • 9) Deve promuovere ed accompagnare uno stile di vita di bontà, modestia e pace interiore e non di mode passeggere, atti suggestivi e aggressività sessuale (1 Pietro 1:16; Tito 2:11-12).
  • 10) Non deve contribuire alla tentazione di nuovi o deboli credenti (Rom. 14:13, 21; 15:2). Musica che fa ricordare ai nuovi convertiti il loro vecchio modo di vita di peccato deve essere aborrita e rigettata.

L'erosione degli standard musicali fra i Cristiani odierni è parallela all'erosione delle convinzioni e pratiche in altri campi del Cristianesimo. Ciò denota uno spirito di compromesso con il mondo che deve essere fortemente denunciato e opposto da tutti i leaders Cristiani coscienti. Come in tutte le altre cose della vita, i credenti devono seguire gli ammonimenti di Paolo: "Sia dunque che mangiate o beviate o che facciate alcun altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio" (I Cor. 10:31).

È nostra convinzione che la musica rock non può essere usata per comunicare verità spirituali. Spesso la melodia nel rock "Cristiano" è oscurata e soffocata dal forte accompagnamento ritmico (batteria, basso, chitarra), che è così predominante da cancellare qualsiasi messaggio che possa essere presente. Le convinzioni devono essere basate sulla Parola di Do e non sui gusti personali, su ciò che piace o che dispiace. Come potrebbe infatti, la musica rock, con le sue origini e radici demoniache , con i suoi provati effetti avversi sul corpo umano applicarsi al Vangelo del Signore Gesù Cristo?

Attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono. Tito 1:9




http://www.apocalypsesoon.org/I/i-rock.html

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musica
15 novembre 2008
Rock e occultismo
 




Rock e occultismo

a cura di G. Cosco, adatt., tratto da aiutonline.org

 

Negli ultimi anni i mezzi di comunicazione hanno dato spesso notizia dei rapporti tra satanismo, esoterismo e musica moderna. Si é parlato di dischi che spingono alla violenza, al suicidio, alla droga, all'adorazione del diavolo. Ma qual é la reale dimensione di questo fenomeno? Esiste davvero il "rock satanico", o si tratta di una leggenda?

La questione dev'essere affrontata con equilibrio. Di fronte al tema del "rock satanico" esistono diversi atteggiamenti, che si possono riassumere in due schieramenti opposti: gli "scettici" e i "catastrofisti". I "catastrofisti" sono quelli che vedono il diavolo dappertutto e vorrebbero cancellare ogni forma di musica moderna. Gli "scettici", invece, amano così tanto i loro idoli musicali da rifiutare di metterli in discussione. Non accettano critiche e tendono a giustificare ogni eccesso del rock con la scusa della "libertà d'espressione". Entrambi gli schieramenti, pur trovandosi su fronti opposti, hanno qualcosa in comune: la mancanza di approfondimento e di obiettività. Per questa ragione, sono caduti spesso in bugiarde esagerazioni o in faziosi riduzionismi. Al contrario, il fenomeno del rock satanico non dev'essere né gonfiato, né sottovalutato. Dev'essere analizzato alla luce dei fatti, evitando di scadere in valutazioni superficiali ed estremiste.

Il primo segnale

Il primo, timido riferimento al mondo del satanismo compare sulla copertina di uno dei dischi più famosi della storia del rock: "Sergeant Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles (1967). Sulla copertina dell'album compaiono tanti personaggi noti: Marx, Brando, Dylan ed altri. Il batterista Ringo Starr, all'epoca, dichiarò: "Abbiamo pensato di raggruppare i volti delle persone che amiamo ed ammiriamo". (1) E tra questi, in alto a sinistra, spicca l'immagine di un uomo calvo. È l'occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947), padre del satanismo moderno ed ispiratore della maggior parte dei gruppi esoterici contemporanei. Il motto di Crowley era "Fai ciò che vuoi". Un invito a godersi la vita senza limiti o regole morali, nella continua ricerca della soddisfazione personale e del piacere egoistico. Negli ambienti rock degli anni sessanta, in cui fioriva l'interesse per l'esoterismo, Crowley era considerato un personaggio "di moda". Era apprezzato per la sua natura trasgressiva e per l'invito a rifiutare ogni regola imposta dall'alto.
Al culmine del successo dei Beatles (1965), John Lennon sostenne: "Il Cristianesimo morirà. Andrà scomparendo sempre più. Noi ora siamo più famosi di Gesù". Circa la sua famosa canzone Imagine, dal tono apparentemente pacifista, Lennon dichiarò che essa in realtà "è antireligiosa... ma viene accettata perché è coperta di zucchero" (Rolling Stone, 11/12/03).

Un tocco esoterico

Negli anni settanta, il rock comincia ad assumere toni più accesi. Nasce l'hard rock (rock duro), caratterizzato da suoni metallici, chitarre elettriche distorte e voci potenti. Tra i pionieri del genere ci sono gli inglesi Led Zeppelin, gruppo fondamentale nella storia dei rapporti tra musica e satanismo. Leader dei Led Zeppelin é il chitarrista Jimmy Page, accanito sostenitore delle dottrine di Aleister Crowley. Il suo interesse nei confronti dell'occultista inglese é tale da spingerlo a collezionare tutti i suoi oggetti personali: libri, manoscritti, cappelli, canne da passeggio, quadri e perfino le tuniche utilizzate durante i rituali. Page vive, addirittura, nella casa in cui Crowley abitava, un antico cottage nei pressi del Loch Ness. I Led Zeppelin sono il primo gruppo rock a fare uso di simboli satanici sulla copertina di un disco. Nell'album "IV" del complesso troviamo, infatti, un carattere magico che viene comunemente utilizzato per fare i patti con il diavolo. (2) Un altro richiamo al satanismo é contenuto nell'album "III" del Led Zeppelin. Vicino all'etichetta del disco, Jimmy Page fece incidere il motto di Crowley: "Fai ciò che vuoi". Ad un giornalista che gli chiedeva spiegazioni su quella frase, la rock-star rispose in modo evasivo: "L'idea é stata mia. La storia che c'é dietro é troppo lunga da raccontare. Ma l'intenzione era quella di dare un piccolo tocco esoterico. Speravo che nessuno la vedesse". (3)
Anche Jim Morrison, del gruppo Doors, era profondamente coinvolto nell'occulto. Dichiarò: "L'Oscurità, il Male, il Selvaggio sono per noi territori da sondare, da percorrere cavalcando il Serpente... Il mio è anche un invito rivolto ai poteri oscuri, alle forze del Male, perché escano allo scoperto" (The Lost Writings). Sulla copertina dell'album "13" è raffigurato il suo gruppo riunito attorno al busto di Crowley.

Il satanismo esplicito

Negli anni ottanta e novanta la corrente dell'hard rock si farà sempre più dura, dando vita al filone dell'heavy metal (metallo pesante). Ed é proprio in questo genere musicale che il satanismo diventa esplicito, con una forte tendenza all'uso di tematiche esoteriche nei testi delle canzoni e nelle immagini delle copertine. Tra i gruppi più rappresentativi ci sono i danesi Mercyful Fate. Una loro canzone, "Don't break the oath", riproduce la formula di un vero e proprio giuramento al diavolo. Dello stesso genere sono i Deicide, il cui leader, Glen Benton, é arrivato al punto di farsi bruciare una croce rovesciata sulla fronte, mantenendo perennemente l'ustione prodotta. La croce raffigurata al contrario, é un tipico simbolo dei satanisti, che compare su molte copertine di dischi rock. Tra i gruppi italiani spiccano i Death SS, guidati dal cantante Steve Sylvester. In un loro disco, "Black Mass", viene descritto nei minimi particolari un rituale satanico celebrato alle undici di sera in una chiesa sconsacrata.

Gli oltraggi blasfemi

Particolarmente sgradevoli sono le copertine di dischi che propongono immagini blasfeme ed anticristiane. Il più colpito é certamente Gesù Cristo, che viene raffigurato in modi agghiaccianti (si vedano le copertine degli album di Mortuary, Deicide, Messiah, Celtic Frost, Torr). Anche gli stessi nomi dei complessi, a volte, hanno contenuto blasfemo. Ci sono, ad esempio, i finlandesi Impaled Nazarene, che significa "il Nazareno Impalato". Ma anche i polacchi Christ Agony, i torinesi Burn The Crucifix (Brucia il crocifisso) e i newyorkesi Fallen Christ (Cristo decaduto). Il fatto incredibile é che questi gruppi, godono dell'appoggio di molti critici musicali. Il caso più clamoroso é quello del giornalista Stefano Marzorati, curatore dell'Almanacco della paura del fumetto Dylan Dog. Secondo Marzorati, al gruppo Impaled Nazarene "andrebbe una nota di merito per aver scelto un nome così blasfemamente suggestivo". (4)

Musica contro la vita

Tra gli eccessi di certi gruppi rock non c'é soltanto l'adorazione del diavolo. Argomenti ricorrenti, nei testi delle canzoni, sono anche l'esaltazione del suicidio e dell'eutanasia. Alcuni cantanti invitano apertamente l'ascoltatore ad uccidersi, dicendogli che la vita é triste, che il mondo fa schifo e che non vale la pena di restare su questa Terra. Un esempio lampante di questa "musica contro la vita" lo troviamo nella canzone "Suicide solution" (La soluzione del suicidio), di Ozzy Osbourne. All'interno del brano si può trovare un messaggio seminascosto che invita l'ascoltatore a spararsi con una pistola: "Ah, nessuno. Tu solo sai realmente dove si trova. Tu ce l'hai. Perché? Prova! Prendi la pistola e provala. Spara! Spara! Spara!". Sulla copertina interna di un disco dei Christian Death troviamo la scritta in francesce "L'invitation au suicide" (L'invito al suicidio). Mentre il disco "Stained class" dei Judas Priest raffigura l'immagine di una testa attraversata da un colpo di pistola. All'eutanasia é dedicato il disco "Youthanasia" dei Megadeth, ispirato alla vicenda del "Dottor Morte" Jack Kevorkian, medico tristemente noto per aver "aiutato" alcuni pazienti a farla finita. Secondo i Megadeth, l'eutanasia non sarebbe altro che una metafora della vita. (5)

Un ponte verso il satanismo

Negli ultimi anni il rock satanico é diventato una vera e propria moda, che si esprime attraverso le correnti musicali più estreme, i cui nomi parlano chiaro: "death" (morte), "black" (nero), "grind" (frantumare, stritolare), "doom" (rovina, tragico destino). Alcuni complessi "recitano" la parte dei satanisti come trovata pubblicitaria per vendere dischi. Ma c'é anche chi fa sul serio, operando a stretto contatto con le sette. Negli Stati Uniti, ad esempio, numerosi artisti rock collaborano con la "Chiesa di Satana". Fra questi ci sono King Diamond e gli Acheron, che tendono a dipingere il satanismo come una sorta di "religione alternativa", rassicurante e non pericolosa. Dal semplice ascolto di un disco é possibile entrare in contatto con ambienti esoterici. Come nel caso del complesso Psychic Tv, che ha fondato il "Tempio della Gioventù Psichica". Per aderire a questa setta, i fans del gruppo devono prendere parte ad un disgustoso rituale di tipo magico-sessuale. Anche le riviste rock rappresentano un punto di contatto con gli ambienti del satanismo. Uno dei più noti mensili musicali italiani, "Flash", ha pubblicato l'indirizzo della Chiesa di Satana americana, descrivendola come "l'associazione più seria ed affidabile a cui si possano rivolgere gli amanti e i cultori delle teorie occulte". L'articolo in questione termina con un chiaro invito ai lettori: "Se pensate che vi possa aiutare la conoscenza del satanismo, e se volete far parte di quella grande palestra del pensiero che é la filosofia satanica, la Chiesa di Satana vi aspetta". (6)

Dal rock alle profanazioni

L'idea di una musica che può spingere alla pratica del satanismo, fino a qualche tempo fa, era considerata una semplice ipotesi. Ma alcuni fatti di cronaca, accaduti proprio in Italia, hanno dimostrato che i messaggi lanciati da alcuni cantanti possono avere effetti devastanti. Soprattutto quando vengono ricevuti da ragazzi psicologicamente fragili ed influenzabili. Il caso più noto é quello di un giovane satanista di La Spezia, protagonista di "visite notturne" nei cimiteri, con profanazioni di tombe e furti di teschi ed ossa (7). La procura di La Spezia, dopo la confessione del giovane, ha condotto una vasta indagine denominata "Operazione Diablo", in seguito alla quale si ritrovano indagati nove giovani dai diciotto ai ventisette anni. Le accuse vanno dal danneggiamento e violazione di sepolcro al furto aggravato di arredi sacri. Daniele Murgia, ispettore della questura di La Spezia che ha seguito l'operazione, ha dichiarato: "Il filo conduttore che legava queste persone nel loro culto del male era la musica black metal. I loro contatti avvenivano sia a livello epistolare, sia ai concerti di rock satanico". (8)

Violenza e razzismo

In Italia il rock satanico ha causato "soltanto" profanazioni di tombe e furti nelle chiese. In Norvegia, purtroppo, il fenomeno ha avuto conseguenze ben peggiori. I componenti di alcuni gruppi rock, riuniti nella corrente di pensiero della "Black Metal Mafia", hanno organizzato attentati terroristici a chiese cattoliche, trasformando il loro odio musicale in veri e propri atti di vandalismo. In questo clima rovente non sono mancati gli omicidi. Count Grishnackh, cantante dei Burzum, é stato condannato a ventun anni di prigione per aver ucciso un altro musicista, Oysten Aarseth, capo storico del complesso Mayhem e suo (ex) grande amico. Stessa sorte é toccata a Bard G. Eithun, batterista degli Emperor: quattordici anni di carcere per omicidio. Per comprendere lo spirito che caratterizzava la "Black Metal Mafia" é sufficiente ascoltare alcune dichiarazioni di Count Grishnack: "Io sono orgoglioso di essere un uomo bianco di razza ariana, con una figlia bianca ariana che ha anche una madre della sua stessa razza. Sono fiero dei miei occhi blu, dei miei capelli biondo scuro e della mia pelle bianca". (8) Dal satanismo al razzismo il passo é breve. Non a caso, molti gruppi di rock satanico sono anche antisemiti ed attaccano le persone di colore. Trey Azagtoth, chitarrista dei Morbid Angel, afferma senza mezzi termini di "abbracciare lo spirito di Hitler". (9) Mentre gli italiani Deviate Ladies si dichiarano "cultori della razza bianca unica e dominatrice". (10)

I messaggi nascosti

Un altro fenomeno che ha destato molta curiosità, oltre al satanismo esplicito, é quello dei "messaggi nascosti" o subliminali nei dischi di famose rock-star. I messaggi nascosti vengono registrati al contrario (backmasking), in sala di incisione. E si possono ascoltare facendo girare il disco al rovescio. Ad esempio, ascoltando al contrario la canzone dei Led Zeppelin "Stairway to heaven" si otterrà una voce che dice: "Ecco il mio dolce Satana, la cui piccola via non mi renderà triste, e della quale il potere é Satana. Egli darà il progresso, dandoti il sei, sei, sei" (numero biblico dell'Anticristo). Questo tipo di tecnica si può ricondurre all'antica tradizione dei satanisti di recitare preghiere al contrario, durante le "messe nere", per dissacrarle e rivolgerle al diavolo. In linea con questo tipo di rituali é un disco del complesso Christian Death, "Prayer", in cui é stato registrato il Padre Nostro al contrario. I messaggi rovesciati rappresentano il tentativo di realizzare dei piccoli rituali esoterici attraverso la musica. Non mancano, comunque, i gruppi rock che li hanno utilizzati semplicemente come forma di scherzo o di provocazione. Tra questi ci sono i Pink Floyd, che nell'album "The Wall"' hanno inserito la frase: "Congratulazioni! Hai appena scoperto il messaggio segreto. Per favore, manda la tua risposta ai vecchi Pink, presso la buffa fattoria, Chalfont".

Un fenomeno in espansione

La questione dei messaggi nascosti, da sempre, suscita molta curiosità, ma non é l'aspetto più importante del problema. Ciò che desta maggiori preoccupazioni é la corrente del rock satanico esplicito, attualmente in grande espansione. Negli ultimi tempi, in Italia, sono sorti negozi specializzati in questo genere di musica. Oltre ai comuni dischi, vendono libri di satanismo e magia nera. Anche la stampa musicale si sta adeguando. Un vero fenomeno editoriale é la "Grind Zone", specializzata in dischi satanici. Nata come semplice esperimento, si é trasformata in un periodico a tutti gli effetti, con tanto di edizioni in lingua spagnola e tedesca. Fioriscono, poi, le cosiddette "fanzine", riviste amatoriali che vengono distribuite al di fuori del normale circuito delle edicole. Un ulteriore mezzo di diffusione del rock satanico é Internet, che ospita numerosi siti dedicati ai seguaci del diavolo. Perfino i razzisti Burzum, o i blasfemi Marduk, hanno a disposizione una loro pagina sulla "rete delle reti".

Un grande "spot" per il diavolo

Tutti gli elementi elencati finora dimostrano in modo schiacciante come una parte della musica moderna sia diventata, senza ombra di dubbio, un efficace mezzo di diffusione del satanismo tra i giovani. Fortunatamente non tutto il rock propone messaggi negativi. Ma non si può negare che qualcuno abbia deciso di utilizzarlo per promuovere la non-cultura dell'occultismo, della morte e della disperazione. I "venditori di Satana" sanno bene che, attraverso un disco, é possibile raggiungere il cuore di milioni di giovani in tutto il mondo. Quale spot pubblicitario potrebbe mai garantire una simile diffusione del proprio "prodotto"? Un'ulteriore, clamorosa conferma di questa tesi é rappresentata dalla serie di trasmissioni che il satanista Efrem Del Gatto ha condotto sull'emittente televisiva laziale "Magic TV", specializzata in programmi musicali (24 ore su 24). Del Gatto, fondatore di una confraternita luciferiana, é una delle figure più note del satanismo italiano contemporaneo. Ed é significativo che, per parlare in tv, abbia scelto un'emittente musicale. Chissà quanti ragazzi, tra una canzone e l'altra, avranno abboccato al suo amo.


Note:

1) Regimbal Jean-Paul e collaboratori, "Il Rock'n'roll", Edizioni Uomini Nuovi, Marchirolo (Varese), 1983; 2) Bouisson Maurice, "Storia della magia", SugarCo, Carnago (Varese), 1992; 3) Aa.Vv. "Led Zeppelin", Arcana, Milano, 1983; 4) Marzorati Stefano, Dizionario dell'Horror rock, SugarCo, Carnago (Varese), 1993; 5) "I Megadeth e l'eutanasia", in "Tuttifrutti", luglio 1994; 6) Vitali Francesco, "E al di là dell'oceano?", in "Flash", settembre 1994; 7) Benedetti Massimo, "Il mio demonio era la musica black metal", in "La Nazione", 26 agosto 1996; 8) Colombo Andrea, "Altri nove satanisti sotto inchiesta", in "Avvenire", 5 settembre 1996; 9) Bianchini Maurizio, "E' il rumore dell'inferno", in "L'Europeo", 17 agosto 1994; 10) "Deviate Ladies ideologia perversa", in "Metal Shock", 15 marzo 1995.

 



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musica
15 novembre 2008
GESU' RE DEL ROCK
 
 CENTRO ANTI-BLASFEMIA
CONDANNIAMO QUESTO POSTER CON GESU' CHITARRISTA ROCK
POSTER DEGLI EVANGELICI SABAOTH
SE COLORO CHE SI DICHIARANO CRISTIANI NON RISPETTANO LA SIGNORIA DEL NOSTRO SALVATORE GESU' CRISTO
COME POSSONO RISPETTARLO GLI ALTRI ?
 
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Evangelici.net notizie

Quinto Sabaoth music festival, i partecipanti

Inserita il 3/10/2008 alle 09:23 nella categoria: Musica e dintorni

MILANO - Il Ministero Sabaoth ha reso noti i dieci finalisti che parteciperanno alla quinta edizione del Sabaoth festival della musica cristiana, che si svolgerà il 15 novembre al Palalido di Milano.

I nomi dei dieci finalisti e il titolo del brano proposto:








Elysa Balsamo - Anche se
Chantal Prestigiacomo - Isais 53
Sergio Recupero - Non importa
Ricardo Mirabelli - Spirito Santo
Eleonora Santacroce - SMS
Simona Confortino - Alleluia
Ivan Bonifitto & Patrizia Annunziata - Cristo in me
2 Soul - Dio c'è
Andrea Ricchi - Il respiro dell'anima
Angelo Maugeri - Silenziosamente

I brani inediti presentati al Sabaoth music festival, che si conferma come la più importante manifestazione di musica cristiana in Italia, sono stati selezionati tra gli oltre venti brani proposti e saranno valutati sia per quanto riguarda l'espressione musicale che per il messaggio contenuto.

Il vincitore sarà premiato, come di consuetudine, con la registrazione di un cd presso i Sabaoth studio di Milano. [sr]

Per informazioni: www.sabaothfestival.com


Pubblicata da evangelici.net

 

http://www.evangelici.net/cgi/coranto/viewnews.cgi?id=EkkFpElykAYnwkIgFz&style=print

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GESU' RE DEL ROCK-ECCO COME DEFINISCONO IL FIGLIO DI DIO

IGNORANZA E BESTEMMIA PERCHE' IL ROCK E' DA SEMPRE ASSOCIATO CON DROGA

SESSO E SATANISMO QUINDI E' L'OPPOSTO DEL VANGELO DI GESU'

http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it

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Gesù re del rock è l’efficace slogan del 5° Sabaoth Festival della musica cristiana, di cui sopra il curioso promo, che il 15 novembre - a partire dalle 20,30 - accenderà il Palalido. Abbiamo avuto modo di mostrarvi precedentemente l’abilità mediatica degli evangelici del ministero di Sabaoth, fieri organizzatori dell’evento che dal 2000, a cadenza biennale, ha visto un susseguirsi di star di prim’ordine come Whitney Houston e Santana.

A parte presentatori, madrine, giuria (rumors accreditati parlano della Vanoni, don Mazzi e Luzzatto Fegiz) e possibili special guest internazionali, il fulcro della serata, ad ingresso gratuito, riguarda dieci fenomeni emergenti della musica cristiana - differente da quella “secolare” essenzialmente per il testo - che si sfideranno a suon di lodi a Cristo. L’ambito premio è la registrazione di un cd presso gli studi della Sabaoth record (Milano).

Così si spazierà dalla fusion de “Le Orme” che presenteranno l’inedito “Il figlio prodigo”, al pop di Angelo Maugeri, al rap dei “2 soul”, alla nuova promessa della musica evangelica Eleonora Santacroce con la canzone “SMS”, fino a Sergio Recupero, batterista d’esperienza nel mondo della musica cristiana.

Io ci andai nel 2004, tra gli ospiti c’era Claudia Koll, che ricordavo come sensualissima Diana di “Così fan tutte”. Da qualche tempo con volto emaciato ed eloquenza monacale fa da testimonial all’evangelismo. Miracoli della fede.

http://www.02blog.it/post/3746/gesu-re-del-rock-sabato-15-novembre-a-milano-il-festival-della-musica-cristiana


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CULTURA
15 novembre 2008
Prove storiche su Gesù da fonti non cristiane
 
Il cammino cristiano




Prove storiche da fonti non cristiane

sull'esistenza e sulla vita di Gesù Cristo

elaborato sulla base di uno studio di M. Gleghorn

 

Nota del curatore: come ho sottolineato nell'indice di questa sezione del sito, ho voluto riportare alcuni documenti riguardanti le conferme storiche e archeologiche in quanto possono tornare utili a quanti si confrontano con discussioni su determinate questioni. La nostra fede, tuttavia, non si fonda sulle conferme che abbiamo dalle scienze, ma unicamente sull'incontro che abbiamo fatto con il Signore Gesù, e sulla comunione che abbiamo con Lui giorno per giorno da quanto lo abbiamo conosciuto nella nostra vita.


Nonostante l'evidenza dell'accuratezza e della fedeltà storica del Nuovo Testamento della Bibbia, molte persone rifiutano di accettarne e crederne il contenuto perché vogliono un riscontro in fonti non bibliche e non cristiane che ne avvalorino le affermazioni.

Alcuni agnostici ed atei affermano che escludendo "qualche oscuro riferimento in Giuseppe Flavio e simili", non ci sono prove storiche della vita di Gesù al di fuori della Bibbia.

La realtà è che tali prove esistono, e in questo articolo ne osserveremo qualcuna.


Prove dagli annali di Cornelio Tacito

Cominciamo con un passaggio che lo storico Edwin Yamauchi definisce "probabilmente il riferimento più importante a Gesù al di fuori del Nuovo Testamento".

Cornelio Tacito è comunemente riconosciuto come storico tra i più scrupolosi, come ci attesta anche l'antica testimonianza di Plinio il Giovane che ne loda la diligenza; Tacito si dedicò infatti con gran scrupolo alla raccolta di informazioni e notizie, utilizzando non solo fonti letterarie, ma anche documentarie. Per la sua posizione politica, egli aveva accesso agli acta senatus (i verbali delle sedute del senato romano) e agli acta diurna populi romani (gli atti governativi e le notizie su ciò che accadeva giorno per giorno).

Riportando la decisione dell'imperatore Nerone di riversare sui Cristiani la colpa dell'incendio che distrusse Roma nel 64 d.C., Tacito scrisse:

"Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Christus, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato all'estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato" (Tacito, Annali XV, 44).

Cosa possiamo apprendere da questo antico (e piuttosto animoso) riferimento a Gesù e ai primi Cristiani? Notiamo, innanzi tutto, che Tacito riporta che il titolo di Cristiani deriva da una persona realmente esistita, chiamata Christus, il nome latino per Cristo. Di lui si dice che ha subìto "l'estrema condanna", alludendo ovviamente al metodo romano di praticare l'esecuzione capitale mediante la crocifissione.
Questi avvenimenti sono avvenuti "durante il regno di Tiberio" e per decisione di Ponzio Pilato. Ciò conferma le affermazioni del Vangelo sulle circostanze della morte di Gesù.

Tacito riporta anche le seguenti notizie sulla persecuzione verso i cristiani:

"Alla pena vi aggiunse lo scherno: alcuni ricoperti con pelli di belve furono lasciati sbranare dai cani, altri furono crocifissi, ad altri fu appiccato il fuoco in modo da servire d'illuminazione notturna, una volta che era terminato il giorno. Nerone aveva offerto i suoi giardini per lo spettacolo e dava giochi nel Circo, ove egli con la divisa di auriga si mescolava alla plebe oppure partecipava alle corse con il suo carro. . . . [I cristiani] erano annientati non per un bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo."

Come Tacito, anche Svetonio (120 d.C.), scriba dell'imperatore Adriano, fa riferimento a Gesù ed i suoi seguaci nelle Epistole (X, 96). Nella "Vita di Claudio", inoltre, egli scrive: "Claudio espulse i giudei da Roma, visto che sotto l'impulso d'un certo Christus non cessavano di agitarsi" (Claudius 25).

Ci sono inoltre altri autori antichi, fra i quali Epitteto, Galeno, Celso, l'imperatore Marco Aurelio, il siriaco Mara Bar Serapion e Luciano di Samosata; questi e altri hanno fatto allusioni a Gesù e ai cristiani.

(N.d.r.: Per quanto riguarda i commenti sulle "nefandezze" di cui si accusavano i Cristiani, si rimanda alle note a fine pagina).


Prove da Plinio il Giovane

Un'altra importante fonte di prove storiche su Gesù e sui primi Cristiani si trova nelle lettere di Plinio il Giovane all'imperatore Traiano. Plinio fu allievo del famoso retore Quintiliano, ed era il governatore romano di Bitinia, in Asia Minore, e del Ponto. Egli ci ha lasciato una raccolta di epistole contenute in 10 libri, l'ultimo dei quali contiene il carteggio ufficiale tra lui e l'imperatore Traiano. Queste lettere risalgono per lo più al periodo del governatorato di Plinio in Bitinia, ovvero agli anni 111-113, e sono una fonte documentaria di eccezionale importanza.

In una delle sue lettere, egli chiede consiglio a Traiano sul modo più appropriato di condurre le procedure legali contro le persone accusate di essere Cristiane (cfr. Plinio, Epistole X,96).
Plinio dichiara di avere necessità di consultare l'imperatore riguardo a tale questione, poiché un gran numero di persone, di ogni età, sesso e ceto sociale, erano state accusate di essere Cristiani.

Il procedimento di Plinio è il seguente: egli interroga i presunti Cristiani, e se essi risultano tali, e non ritrattano entro il terzo interrogatorio, li manda a morte. Per coloro che neghino di essere Cristiani, o dicano di esserlo stato in passato, anche vent'anni prima (allusione alle apostasie dovute alla persecuzione di Domiziano?), egli pretende la dimostrazione di quanto affermano, inducendoli a sacrificare agli dei, a venerare l'effigie dell'imperatore e a imprecare contro Gesù Cristo.

A un certo punto della sua lettera, Plinio riporta alcune informazioni sui Cristiani:

"Essi avevano l'abitudine di incontrarsi in un certo giorno prestabilito prima che facesse giorno, e quindi cantavano in versi alternati a Cristo, come a un dio, e pronunciavano il voto solenne di non compiere alcun delitto, né frode, furto o adulterio, né di mancare alla parola data, né di rifiutare la restituzione di un deposito; dopo ciò, era loro uso sciogliere l'assemblea e riunirsi poi nuovamente per partecipare al pasto - un cibo di tipo ordinario e innocuo" (Plinio, Epistole, trad. di W. Melmoth, revis. di W.M.L. Hutchinson, vol. II, X,96).

Questo passaggio ci fornisce un interessante scorcio della vita e delle pratiche dei primi Cristiani. Innanzi tutto, leggiamo che i Cristiani si incontravano regolarmente un certo giorno per adorare. Poi, leggiamo che la loro adorazione era diretta a Cristo, e ciò dimostra che essi credevano fermamente nella Sua divinità.
Inoltre, la frase di Plinio che sottolinea come i Cristiani cantassero inni a Cristo "come a un dio", viene interpretata da uno studioso come riferimento al fatto singolare che, "a differenza degli dèi che venivano adorati dai romani, Cristo era una persona che era vissuta sulla terra" (M. Harris, "References to Jesus in Early Classical Authors"). Se questa interpretazione è corretta, allora Plinio comprendeva che i Cristiani stavano adorando una persona realmente esistita che però reputavano essere Dio stesso. Questa conclusione concorda perfettamente con la dottrina della Bibbia secondo cui Gesù è Dio ma venne nel mondo come uomo.

Non solo la lettera di Plinio ci conferma ciò che i primi Cristiani credevano sulla persona di Gesù, ma rivela anche la grande considerazione in cui tenevano i Suoi insegnamenti. Ad esempio, Plinio nota che i Cristiani "pronunciavano il voto solenne" di non violare alcuno standard morale, il che trova la sua fonte negli insegnamenti e nell'etica di Gesù. Inoltre, il riferimento di Plinio all'usanza Cristiana di condividere un pasto comune fa evidentemente riferimento alla loro osservanza di prescrizioni Cristiane come la comunione fraterna e lo "spezzare il pane" insieme, di cui parla il Nuovo Testamento (Habermas, "The Historical Jesus").

Plinio sottolinea anche che il loro era "un cibo di tipo ordinario e innocuo", quindi rigetta le false accuse di "cannibalismo rituale" sollevate da alcuni pagani, come Cecilio (cfr. Bruce, "Christian Origins", 28), insieme ad altre simili dicerie (infanticidio, riunioni edipodee e cene tiestee in cui ci si cibava di infanti), e non ritiene i Cristiani pericolosi membri di sodalizi sovversivi.

Circa le molte calunnie contro i Cristiani (su cui aveva anche fatto leva Nerone per accusarli dell'incendio di Roma), il cartaginese Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (160-222 circa), avvocato e letterato, dichiarò espressamente che esse non avevano nulla a vedere con i motivi delle sentenze di morte: "Le vostre sentenze", scrive, "muovono da un solo delitto: la confessione dell'essere cristiano. Nessun crimine è ricordato, se non il crimine del nome". Egli anzi cita la formula di queste sentenze: "In fin dei conti, che cosa leggete dalla tavoletta? 'Egli è cristiano.' Perché non aggiungete anche omicida?".


Prove da Giuseppe Flavio

Quelli che forse sono i riferimenti più notevoli a Gesù al di fuori della Bibbia, si trovano negli scritti di Giuseppe Flavio, uno storico giudeo-romano del primo secolo (nacque nel 37 d.C.), che fu prima delegato del Sinedrio e governatore della Galilea, ed in seguito consigliere al servizio dell'imperatore Vespasiano e di suo figlio Tito.

Nelle sue "Antichità giudaiche", egli menziona diverse volte Gesù e i Cristiani. In uno dei riferimenti descrive l'illegale lapidazione dell'apostolo Giacomo, che era a capo della comunità cristiana di Gerusalemme, avvenuta nel 62, descritto come un atto sconsiderato del sommo sacerdote nei confronti di un uomo virtuoso: "Anano ... convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione" (Ant. XX, 200). Questa descrizione combacia con quella fatta dall'apostolo Paolo in Galati 1:19, dove egli parla di "Giacomo, il fratello del Signore".

In un altro passo, Giuseppe Flavio menziona la figura di Giovanni Battista; Erode Antipa, per sposare Erodiade moglie del proprio fratello aveva ripudiato la figlia di Arete, re di Nabatene, la quale si rifugiò dal proprio padre. Ne sorse una guerra nel 36 in cui Erode fu sconfitto, e questo è il commento di Giuseppe Flavio:

"Ad alcuni dei Giudei parve che l'esercito di Erode fosse stato annientato da Dio, il quale giustamente aveva vendicato l'uccisione di Giovanni soprannominato il Battista. Erode infatti mise a morte quel buon uomo che spingeva i Giudei che praticavano la virtù e osservavano la giustizia fra di loro e la pietà verso Dio a venire insieme al battesimo; così infatti sembrava a lui accettabile il battesimo, non già per il perdono di certi peccati commessi, ma per la purificazione del corpo, in quanto certamente l'anima è già purificata in anticipo per mezzo della giustizia. Ma quando si aggiunsero altre persone - infatti provarono il massimo piacere nell'ascoltare i suoi sermoni - temendo Erode la sua grandissima capacità di persuadere la gente, che non portasse a qualche sedizione - parevano infatti pronti a fare qualsiasi cosa dietro sua esortazione - ritenne molto meglio, prima che ne sorgesse qualche novità, sbarazzarsene prendendo l'iniziativa per primo, piuttosto che pentirsi dopo, messo alle strette in seguito ad un subbuglio. Ed egli per questo sospetto di Erode fu mandato in catene alla già citata fortezza di Macheronte, e colà fu ucciso" (Antichità XVIII,116-119).

Altrettanto interessante, e davvero sorprendente, è un capitolo della stessa opera, conosciuto come "Testimonium Flavianum", nel quale leggiamo (libro 18, capitolo 3, paragrafo 3):

"Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se è lecito chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani" (Giuseppe Flavio, Antichità XVIII, 63-64).

Giuseppe Flavio menziona anche Giovanni il Battista, e Giacomo il fratello di Gesù. Egli parla inoltre del battesimo praticato da Giovanni il Battista, dei suoi discepoli, della sua condanna a morte sotto Erode (Antichità XVIII, 5). E' interessante la seguente citazione dal libro 20 capitolo 9 paragrafo 1 della sua opera:

"Festo era ora morto, e Albino era per la strada; così riunì il Sinedrio dei giudici, e portò dinanzi a loro il fratello di Gesù che era chiamato Cristo, il cui nome era Giacomo, e alcuni altri, e quando ebbe formato un'accusa contro di loro come violatori della legge, li consegnò loro per essere lapidati" (Giuseppe Flavio, ibid.).

Alcuni studiosi esprimono dubbi sull'autenticità del primo brano di questi due brani; ritengono infatti che Giuseppe Flavio sia realmente l'autore del brano, ma che questo possa essere stato alterato da qualche Cristiano. Il motivo di questi dubbi è che Giuseppe Flavio non era un Cristiano, e quindi essi trovano difficile credere che egli potesse fare affermazioni in favore della divinità di Cristo. Ad esempio, l'affermazione che Gesù era "un saggio" la ritengono originale, mentre sospettano la frase "se è lecito chiamarlo uomo", in quanto essa lascia scorgere l'idea che Gesù potesse essere di natura divina. Allo stesso modo, trovano difficile che un non cristiano possa attribuire a Gesù il titolo di "Cristo".
Notiamo però che secondo il Vangelo ciò fu precisamente quello che fece Pilato; è scritto anche che Erode credeva nei miracoli di Gesù, ma che Gesù non volle compiere alcuno dei miracoli che Erode gli chiese di fare. Né Pilato né Erode erano Cristiani. Dopo la morte di Gesù, persino il centurione romano che era con le guardie arrivò a dire: "veramente costui era Figlio di Dio" (Matteo 27:54).

Anche lo storico Eusebio, vissuto agli inizi del IV secolo, conosceva questo passaggio di Giuseppe Flavio e lo accettò come originale; lo stesso fecero Girolamo e Ambrogio. Persino il tedesco A. von Harnack, noto per le sue violente critiche, lo considerò originale.

Roger Liebi scrive: "...dal punto di vista della critica dei testi (cioè dall'esame dei vecchi manoscritti tramandatici), non appare giustificato neanche il minimo dubbio in merito a una simile falsificazione.
Vi è da aggiungere l'interessante constatazione che Eusebio (263-339) ha conosciuto questo passo, perché lo riporta due volte nei suoi scritti. Una volta nella «Storia della chiesa» I,12 e una volta nella «Demonstratio Evangelica» III,5. Vi è pure da notare che, fra gli altri, il Dott. H. St. John Thackeray, uno dei più importanti studiosi inglesi delle questioni concernenti Giuseppe Flavio, ha di recente constatato che questo passo mostra determinate peculiarità linguistiche che sono caratteristiche di Giuseppe Flavio".

Lo studioso A. Nicolotti commenta: "...se il passo su Gesù fosse stato costruito a tavolino da un interpolatore cristiano, sarebbe stato verosimilmente inserito subito dopo il resoconto di Giuseppe su Giovanni Battista, mentre in Giuseppe l'accenno a Gesù non segue il racconto di Giovanni. D'altra parte, sarebbe strano che Giuseppe abbia omesso di registrare qualche informazione su Gesù, dato che si occupa del Battista, di Giacomo e di altri personaggi del genere; né il cristianesimo, da storico qual era, gli poteva essere ignoto, essendo a quei tempi penetrato fin nella famiglia imperiale. Quando poi Giuseppe più avanti tratta di Giacomo, invece di indicare come si faceva di solito il nome del padre per identificarlo (Giacomo figlio di...), lo chiama "fratello di Gesù detto il Cristo", senza aggiungere altro, lasciando intendere che questa figura era già nota ai suoi lettori. Se a ciò si aggiunge che Flavio Giuseppe parla già di altri "profeti" (come appunto Giovanni, oppure Teuda), è perfettamente plausibile che si sia occupato anche di Cristo".

In ogni caso, anche scegliendo di non considerare i punti "sospetti" di questo passaggio, che diversi studiosi di larga fama (F. K. Burkitt, C.G. Bretschneider, A. von Harnack e R.H.J. Schutt) hanno invece difeso, rimane ugualmente una buona quantità di informazioni che avvalorano la visione biblica di Gesù. Leggiamo che era "un uomo saggio" e che "compì opere straordinare". E sebbene fosse stato crocifisso per mano di Pilato, i Suoi seguaci "non scomparvero", ma anzi continuarono a seguire la via di Cristo e furono conosciuti come Cristiani. Quando combiniamo queste affermazioni con la frase di Giuseppe: "Gesù, detto Cristo", ne emerge un quadro piuttosto dettagliato che si armonizza bene con i resoconti biblici. Appare sempre più evidente che il "Gesù biblico" e il "Gesù storico" sono la stessa persona.


Prove dal Talmud Babilonese

Ci sono solo pochi riferimenti espliciti a Gesù nel Talmud Babilonese, una collezione di scritti rabbinici ebrei, compilata verso il 70-500 d.C. circa. Il primo periodo di compilazione del Talmud è il 70-200 d.C. (Habermas, ibid.). Il passaggio più significativo che fa riferimento a Gesù è il seguente:

"Alla vigilia della Pasqua [ebraica], Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo . . . gridava: "Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia" (Talmud Babilonese, trad. di I. Epstein, vol. III, 43a/281; cfr. Sanhedrin B, 43b).

Esaminiamo questo passaggio. "Yeshu" (o "Yeshua") è il nome di Gesù in lingua ebraica. Ma allora perché è scritto che Gesù "fu appeso"? Il Nuovo Testamento non dice che Gesù fu crocifisso? Questo è certo, ma il termine "appeso" indica proprio la crocifissione. Ad esempio, in Galati 3:13 leggiamo che Cristo fu "appeso", in Atti 10:39 che fu "appeso al legno", e in Luca 23:39 questo termine viene usato anche per i criminali che furono crocifissi assieme a Gesù. Troviamo questo termine anche in Giuseppe Flavio.
Il Talmud afferma inoltre che Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica, proprio come riportato nel Nuovo Testamento (Matteo 26:2; 27:15).

Ma che dire allora dell'annuncio dell'araldo, secondo cui Gesù sarebbe dovuto essere lapidato? La condanna che avevano in mente i Giudei era evidentemente la lapidazione (ciò si evince molto chiaramente dal Nuovo Testamento in Giovanni 10:31-33, 11:8, 8:58-59). Furono i Romani a cambiare tale giudizio, mutandolo in crocifissione (cfr. Giovanni 18:31-32).

Il passaggio spiega anche il motivo per cui Gesù fu crocifisso. Esso riporta che Egli praticava la "stregoneria" e che aveva "condotto Israele verso l'apostasia". Dal momento che questa affermazione proviene da una fonte ostile a Cristo, non meraviglia il fatto che questi Ebrei descrivessero la situazione dal loro punto di vista. È interessante, però, notare il parallelismo tra queste accuse e quelle rivolte dai farisei a Gesù nel Nuovo Testamento. Essi infatti, vedendo le liberazione da Lui compiute, lo accusavano di scacciare i demòni "con l'aiuto di Beelzebub, principe dei demòni" (Matteo 12:24). Notiamo anche che questa è una conferma del fatto che Gesù compì realmente delle opere miracolose. A quanto pare i Suoi miracoli erano talmente reali da non poter essere negati pubblicamente, dunque l'unica alternativa era attribuirli alla stregoneria! Allo stesso modo, l'accusa di aver condotto Israele verso l'apostasia, collima con il racconto del Vangelo secondo cui i capi di Israele accusarono Gesù di stare sovvertendo la nazione mediante i Suoi insegnamenti (Luca 23:2,5). Una simile accusa da parte dei religiosi dell'epoca, non fa altro che confermare la realtà della potenza degli insegnamenti di Gesù.
Dunque, se letto con attenzione, questo passaggio del Talmud conferma diverse affermazioni che il Nuovo Testamento fa su Gesù.


Prove da Luciano

Il retore scettico Luciano, nato a Samosata intorno al 120 e morto dopo il 180, attivo nell'età degli Antonini, ci ha lasciato un'opera intitolata "La morte di Peregrino". In essa, egli descrive i primi Cristiani nel seguente modo:

"I Cristiani . . . tutt'oggi adorano un uomo - l'insigne personaggio che introdusse i loro nuovi riti, e che per questo fu crocifisso. . . . Ad essi fu insegnato dal loro originale maestro che essi sono tutti fratelli, dal momento della loro conversione, e [perciò] negano gli dèi della Grecia, e adorano il saggio crocifisso, vivendo secondo le sue leggi" (Luciano, De morte Per., 11-13, trad. di H.W. Fowler).

Sebbene Luciano si beffi dei primi Cristiani per la loro scelta di seguire "il saggio crocifisso" anziché "gli dèi della Grecia", egli riporta diverse informazioni interessanti. Innanzi tutto, egli dice che i Cristiani servivano "un uomo", che "introdusse i loro nuovi riti". E sebbene i seguaci di questo "uomo" avevano chiaramente un alto concetto di Lui, molti dei Suoi contemporanei Lo odiavano per i Suoi insegnamenti, al punto che "per questo fu crocifisso".

Pur non menzionandone il nome, è chiaro che Luciano si sta riferendo a Gesù. Ma cosa aveva fatto Gesù per farsi odiare fino a questo punto? Secondo Luciano, aveva insegnato che tutti gli uomini sono fratelli dal momento della loro conversione. E fin qui niente di pericoloso. Ma cosa si intendeva con "conversione"? Significava abbandonare gli dèi Greci, adorare Gesù, e vivere secondo i Suoi insegnamenti. Non è difficile immaginare che una persona venga uccisa per aver insegnato queste cose in quell'epoca.
Inoltre, sebbene Luciano non lo dica esplicitamente, il fatto che i Cristiani rinnegassero gli altri dèi e adorassero Gesù, e facessero questo pur essendo consapevoli delle persecuzioni cui andavano incontro, implica che per loro Gesù era senza dubbio più che un essere umano. Perché tante persone arrivassero a questo, rinnegando tutti gli altri dèi, appare evidente che per loro Gesù era un Dio più grande di tutti gli altri dèi che le religioni della Grecia potevano offrire!


Ricapitoliamo, dunque, ciò che abbiamo appreso su Gesù da questo studio delle antiche fonti non cristiane.

Primo, sia Giuseppe Flavio che Luciano riconoscono che Gesù era un saggio. Secondo, Plinio, il Talmud, e Luciano, implicano che Egli era un insegnante potente e riverito. Terzo, sia Giuseppe che il Talmud indicano che Egli compì opere miracolose. Quarto, Tacito, Giuseppe, il Talmud, e Luciano, menzionano tutti il fatto che Egli fu crocifisso. Tacito e Giuseppe dichiarano che ciò avvenne sotto Ponzio Pilato. E il Talmud dichiara che il periodo era quello della vigilia della Pasqua ebraica. Quinto, ci sono possibili riferimenti alla risurrezione di Gesù sia negli scritti di Tacito che in quelli di Giuseppe. Sesto, Giuseppe racconta che i seguaci di Gesù credevano che Egli fosse il Cristo, cioè il Messia. E infine, sia Plinio che Luciano indicano che i Cristiani adoravano Gesù come Dio.

Rendiamoci conto di come anche prendendo in considerazione alcuni degli antichi scritti non cristiani, le verità su Gesù riportate nei Vangeli sono da essi avvalorate e confermate. Naturalmente, oltre alle fonti non cristiane ve ne sono anche innumerevoli Cristiane, come conseguenza della conversione di tanti a ciò che era ed è più che semplicemente un fatto storico.
Dato però che l'affidabilità storica dei Vangeli canonici è così saldamente stabilita, e che tramite essi innumerevoli persone hanno conosciuto Gesù personalmente nella loro vita, vi invito a leggere direttamente i Vangeli per avere un resoconto autorevole della vita di Gesù, e più ancora, per conoscerLo personalmente nella vostra vita!


A proposito delle dicerie diffuse sui Cristiani dei primi secoli

L'interlocutore pagano Cecilio, rifacendosi alle dicerie in voga al suo tempo, scriveva: "Essi [i Cristiani], raccogliendo dalla feccia più ignobile i più ignoranti e le donnicciuole, facili ad abboccare per la debolezza del loro sesso, formano una banda di empia congiura, che si raduna in congreghe notturne per celebrare le sacre vigilie o per banchetti inumani, non con lo scopo di compiere un rito, ma per scelleraggine; una razza di gente che ama nascondersi e rifugge la luce, tace in pubblico ed è garrula in segreto. Disprezzano ugualmente gli altari e le tombe, irridono gli dèi, scherniscono i sacri riti; miseri, commiserano i sacerdoti (se è lecito dirlo), disprezzano le dignità e le porpore, essi che sono quasi nudi! […] Regna tra loro la licenza sfrenata, quasi come un culto, e si chiamano indistintamente fratelli e sorelle, cosicché, col manto di un nome sacro, anche la consueta impudicizia diventi incesto. […] Ho sentito dire che venerano, dopo averla consacrata, una testa d'asino, non saprei per quale futile credenza […] Altri raccontano che venerano e adorano le parti genitali del medesimo celebrante e sacerdote […] E chi ci parla di un uomo punito per un delitto con il sommo supplizio e il legno della croce, che costituiscono le lugubri sostanze della loro liturgia, attribuisce in fondo a quei malfattori rotti ad ogni vizio l'altare che più ad essi conviene […] Un bambino cosparso di farina, per ingannare gli inesperti, viene posto innanzi al neofita, […] viene ucciso. Orribile a dirsi, ne succhiano poi con avidità il sangue, se ne spartiscono a gara le membra, e con questa vittima stringono un sacro patto […] Il loro banchetto, è ben conosciuto: tutti ne parlano variamente, e lo attesta chiaramente una orazione del nostro retore di Cirta […] Si avvinghiano assieme nella complicità del buio, a sorte" (Octavius VIII, 4-IX, 7).

A risposta di questo armamentario di accuse infamanti e di seconda mano (Ho sentito dire…), possono valere le parole che il cristiano Giustino rivolgeva in quegli stessi anni ad un altro accusatore del Cristianesimo, il filosofo cinico Crescente: "Veramente è ingiusto ritenere per filosofo colui che, a nostro danno, rende pubblicamente testimonianza di cose che non conosce, dicendo che i Cristiani sono atei e scellerati; e dice ciò per ricavarne grazia e favore presso la folla, che resta ingannata" (II Apologia, VIII).

Si noti che questo intervento raccoglie tutte assieme accuse che già circolavano dal secolo precedente, sottintese fin dalle parole di Tacito; ma se alcuni storici si prendevano la briga di verificarne la veridicità, come fece Plinio il Giovane, altri contribuivano a diffonderle.

Interessante il riferimento al culto della testa d'asino, una vecchia accusa già usata da Tacito contro gli Ebrei, dalla quale si era già difeso Giuseppe Flavio; di essa abbiamo anche una rappresentazione figurativa, un graffito di età severiana ritrovato sul Palatino, e ora conservato nell'antiquarium, raffigurante la caricatura di un uomo crocifisso con testa d'asino, con ai suoi piedi un altro uomo in atto di adorazione, il tutto accompagnato dalla scritta: "Alessameno adora il suo Dio".


Note storiche sulle persecuzioni contro i Cristiani nei primi secoli

Publio Adriano, successore di Traiano, imperatore dal 117 al 138, ricevette una lettera da Quinto Licinio Silvano Graniano, proconsole d'Asia nel 120 circa, nella quale si richiedevano istruzioni riguardo al comportamento da tenersi con i Cristiani, spesso oggetto di delazioni anonime e accuse ingiustificate. Egli rispose con un rescritto, che ci è pervenuto nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, indirizzato al successore di Graniano, Caio Minucio Fundano, in carica nel 122-123. In esso si legge:

"Se pertanto i provinciali sono in grado di sostenere chiaramente questa petizione contro i Cristiani, in modo che possano anche replicare in tribunale, ricorrano solo a questa procedura, e non ad opinioni o clamori. E' infatti assai più opportuno che tu istituisca un processo, se qualcuno vuole formalizzare un'accusa. Allora, se qualcuno li accusa e dimostra che essi stanno agendo contro le leggi, decidi secondo la gravità del reato; ma, per Ercole, se qualcuno sporge denuncia per calunnia, stabiliscine la gravità e abbi cura di punirlo" (Hist. Eccl. IV, 9, 2-3).

Gli apologisti, a partire da Giustino, che riporta il testo di questo rescritto in appendice alla sua prima Apologia, hanno interpretato favorevolmente questa disposizione, vedendo nella richiesta di Adriano il primo tentativo di distinguere tra l'accusa di nomen christianus e i suoi presunti flagitia; il semplice nome cristiano non doveva essere perseguito, e gli eventuali reati dovevano essere prima dimostrati tramite regolare processo, come per qualsiasi cittadino. In tal guisa interpretano anche molti studiosi moderni; tuttavia, ancora sotto Antonino Pio i Cristiani erano oggetto di persecuzione solamente in quanto tali.

Il successore di Antonino Pio, Marco Aurelio Antonino, imperatore dal 161 al 180, scrisse intorno al 170, in lingua greca, un'opera in 12 libri, intitolata "A se stesso", nella quale raccolse massime, pensieri, ricordi e meditazioni di contenuto filosofico. In essa trova spazio un accenno al martirio dei Cristiani:

"Oh, come è bella l'anima che si tiene pronta, quando ormai deve sciogliersi dal corpo, o estinguersi, o dissolversi o sopravvivere! Ma tale disposizione derivi dal personale giudizio, e non da una mera opposizione, come per i Cristiani" (Ad sem. XI, 3).

Come già Plinio il Giovane, così anche Marco Aurelio pare essere infastidito dalla ostinazione dei cristiani, che vanno incontro al martirio pur di non rinnegare la propria fede. Per l'imperatore, questo tipo di morte non è frutto di un giudizio interno, sano e ponderato, ma è il frutto di una "una mera opposizione". Ed è proprio sotto l'impero di questo sovrano "saggio" e filosofo, che prende forma la grande persecuzione che porterà alla morte, tra gli altri, di Giustino, Policarpo di Smirne, Carpo, Papilo, Agatonice, e dei cosiddetti Martiri di Lione.

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CULTURA
15 novembre 2008
GESU' PESONAGGIO STORICO
 
 DOCUMENTI SU GESÙ

Fonti pagane

Possediamo notizie su Gesù nelle opere di alcuni scrittori latini. Oltre a particolari propri, tutti ci attestano che egli è veramente esistito.

PLINIO IL GIOVANE (62-114 d.C.). Quando era governatore della Bitinia, in una lettera inviata all'imperatore Traiano nel 112, domanda come debba comportarsi nei confronti dei cristiani. Brevemente riferisce che alcune persone, una volta cristiane, ma poi allontanatesi dalla Chiesa perché l'imperatore aveva proibito le associazioni segrete, avevano fatto delle rivelazioni sui loro servizi religiosi. Al riguardo riferisce: "Adfirmabant autem hanc fuisse summam vel culpae suae vel erroris, quod essent soliti stato die ante lucem convenire carmenque Christo quasi deo dicere..."
"Affermavano inoltre che tutto il loro crimine o errore sarebbe consistito nel fatto che solevano riunirsi in un giorno determinato della settimana, prima del sorgere del sole, e cantare un inno a Cristo come a un Dio...".

Traiano risponde in modo tollerante: non ricercare i cristiani, ma se denunciati non con lettera anonima, bisogna punirli se non accettano di sacrificare agli Dei.
Un secolo più tardi Tertulliano rimprovererà all'imperatore la illogicità di questa strana sentenza affermando: se ritieni colpevoli i cristiani, perché non vai anche a cercarli? Se non li ritieni colpevoli perché condanni quelli che vengono denunciati?

PUBLIO CORNELIO TACITO (55-120 d.C.). Verso il 116 Tacito, grande storico romano, scrive la storia dell'impero tra gli anni 14 e 68 d.C. servendosi anche delle Storie di Plinio il Vecchio, testimone della caduta di Gerusalemme. Nei suoi Annali descrive tra l'altro l'incendio di Roma verificatosi nell'anno 64. Incendio che il popolo attribuì a Nerone il quale, per scagionarsi non trovò di meglio che accusare i cristiani: "Sed non ope humana, non largitionibus principis aut deum placamentis decedebat infamia, quin iussum incendium crederetur ergo abolendo rumori Nero subdidit reos et quaesitissimis poenis adfecit, quos per flagitia invisos vulgus chrestianos appellabat austor nominis eius Christus, Tiberio imperitante, per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfestus erat". "Ma l'oltraggiosa convinzione che l'incendio fosse stato ordinato non cessava né con mezzi umani, né con le elargizioni sovrane, né con i sacrifici espiatori, per cui Nerone, volendo mettere a tacere questa diceria, diede la colpa ad altri e punì con raffinati supplizi coloro che la gente chiamava "crestiani" e che, a causa delle loro scelleratezze, erano odiati da tutti. Questo nome ha avuto origine da Cristo, che fu condannato a morte sotto il regno di Tiberio dal procuratore Ponzio Pilato".

CAIO SVETONIO TRANQUILLO (75-150 d.C.). In qualità di segretario privato sotto l'imperatore Traiano e Adriano, aveva libero accesso agli archivi imperiali. Scrisse verso il 120 la Vita dei dodici Cesari nella quale a proposito di Claudio (41-54 d.C.) riferisce: "Judaeos, impulsore Chresto, adsidue tumultuantes Roma expulit". "espulse da Roma i Giudei i quali, istigati da un certo Crestos, provocavano spesso tumulti". È molto probabile che con l'espressione "impulsore Chresto " ci si riferisca a Cristo; ciò risulta dal fatto che era usuale accanto a "Christus" anche la scrittura "Chrestos". Anche Tacito parla di "Chrestiani" e dal contesto risulta cvidente che si riferisce ai seguaci di Cristo.

MARA BAR SERAPION. Un manoscritto siriaco del VII secolo contiene il testo di una lettera del siriano Mara Bar Serapion a suo fratello Serapione. La lettera è certamente successiva al 73 d.C.: "Che vantaggio trassero gli ateniesi dal condannare a morte Socrate?... gli uomini di Samo dal bruciare Pitagora?... i giudei dal giustiziare il loro sapiente Re? Fu proprio dopo tale [delitto] che il loro regno fu distrutto [evidentemente la distruzione di Gerusalemme]. Dio giustamente vendicò questi tre uomini saggi: gli ateniesi morirono di fame; gli uomini di Samo furono sopraffatti dal mare; i giudei, rovinati e cacciati dalla loro terra, vivono in completa diaspora. Ma Socrate non morì per i buoni; continuò a vivere nell'insegnamento di Platone. Pitagora non morì per i buoni; continuò a vivere nella statua di Hera. Né morì per i buoni il Re sapiente; continuò a vivere nell'insegnamento che aveva impartito" . A differenza dei precedenti documenti, qui il riferimento a Gesù è indiretto, tuttavia il testo che presenta Socrate e Pitagora quali personaggi storici, pone accanto a loro come figura storica anche il "saggio Re" dei Giudei. Questi non può essere che Gesù di Nazaret, il quale fu giustiziato (crocifisso) e con il suo messaggio dette "nuove leggi" all'umanità.

Fonti giudaiche

Le fonti giudaiche non riportano molte notizie su Gesù e in genere dimostrano un atteggiamento ostile.

TALMUD BABILONESE. È una raccolta di riflessioni e di tradizioni ebraiche. "Viene tramandato: Alla vigilia (del sabbat e) della pasqua si appese Jesu (il nazareno). Un banditore per quaranta giorni andò gridando nei suoi confronti: "Egli (Jesu il nazareno) esce per essere lapidato, perchè ha praticato la magia e ha sobillato e deviato Israele. Chiunque conosca qualcosa a sua discolpa, venga e l'arrechi per lui". Ma non trovarono per lui alcuna discolpa, e lo appesero alla vigilia (del sabbat e) della pasqua". Il Talmud riporta notizie su Gesù non conformi a verità, però è importante perché indica come data della morte di Cristo il 14 di Nisan, la stessa segnalata nel vangelo di Giovanni.

GIUSEPPE FLAVIO. Storico di rilievo della nazione giudaica. Nato a Gerusalemme nel 37 da famiglia di stirpe sacerdotale, abitò a lungo in questa città. Conobbe la prima comunità cristiana di cui si interessò con atteggiamento critico. Passato al servizio della dinastia dei Flavi, partecipò con i romani alla distruzione di Gerusalemme nell'anno 70. Nella sua opera Antichità giudaiche, pubblicata a Roma intorno al 93, si trovano due passi importanti.

  • 1° testo: "A quell'epoca visse Gesù, un uomo sapiente (se uomo lo si può chiamare). Egli operò cose mirabili (ed era maestro di quegli uomini che accolgono con gioia la verità). Molti Giudei e pagani egli attrasse a sé. (Egli era il Messia). E quando su accusa dei nostri uomini più autorevoli Pilato lo ebbe condannato alla morte di croce, coloro che lo avevano amato, non desistettero. (Egli infatti apparve loro vivente il terzo giorno, come avevano annunziato di lui, fra mille altre cose mirabili, i Profeti inviati da Dio). E fino ad oggi non è più venuta a cessare la comunità di coloro che da lui traggono il nome di Cristiani". Questo testo, riportato in tutti i codici antichi, è importante per attestare la storicità di Gesù, ma contiene alcune espressioni che con molta probabilità furono interpolate da mano cristiana e sono quelle incluse tra parentesi. Sorprende infatti una testimonianza a favore della messianità di Gesù da parte di un giudeo ostile alla nuova religione.

A conferma del tenore originale del testo esiste una versione araba (pubblicata nel 1971). Essa è particolarmente degna di fede, in quanto è stata riportata da un ambiente cristiano che non aveva certo interesse a ridurre la figura di Gesù. "In questo tempo ci fu un uomo saggio che era chiamato Gesù. La sua condotta era buona ed era noto per essere virtuoso. E molti fra i giudei e fra le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quelli che erano diventati suoi discepoli non abbandonarono il suo discepolato. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo; forse, perciò, era il Messia, del quale i profeti hanno raccontato meraviglie" .

  • 2° testo: "Il Sommo Sacerdote Anna riuni il Sinedrio a giudizio e fece comparire davanti ad esso Giacomo, fratello di Gesù detto il Cristo, e con lui alcuni altri, e li condannarono a morte mediante lapidazione". Si tratta di Giacomo, capo della comunità di Gerusalemme, lapidato nella Pasqua del 62 e denominato anche da S. Paolo " fratello del Signore " (E' molto probabile che si tratti di un "vero fratello" di Gesù; và però ricordato che in aramaico sono chiamati fratelli anche i parenti prossimi).

Ci si può domandare perché le fonti non cristiane siano così esigue a proposito di Gesù. Benché le testimonianze che possediamo siano sufficienti a renderci certi della sua esistenza, è possibile rispondere a questo interrogativo citando quanto scrive Vittorio Messori: "Nessuno di quegli scrittori avrebbe potuto occuparsi di lui [Gesù] se non per inciso. Essi parlano di coloro che furono "re" nell'ordine della forza e della sapienza. Le tracce che Gesù ha lasciato non sono quelle su cui si basa la storia ufficiale: palazzi reali, templi, monete con il suo nome e il suo profilo, segni di guerre e di conquiste. Egli ha lasciato solo un elemento impalpabile, in apparenza insignificante: la sua parola, affidata a un gruppo di rozzi provinciali. Non è un caso, infatti, che le testimonianze antiche più che di lui parlino degli effetti "politici" della sua esistenza. Gli storici, cioè, non hanno colto il Cristo, confuso com'era nel torrente delle vicende orientali. Hanno notato invece il cristianesimo, che andava organizzandosi come vivace e inquietante "gruppuscolo" che era impossibile disperdere" .

Fonti cristiane

Se i documenti giudaici e pagani attestano l'esistenza storica di Gesù, è a quelli cristiani che dobbiamo rivolgerci per conoscere chi sia veramente Gesù, la sua vita, il suo messaggio. Le fonti cristiane, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento, costituiscono la documentazione più antica ed autorevole.

I VANGELI

In quattro redazioni diverse ci mettono in contatto con la figura storica di Gesù e con il suo insegnamento, ossia con quello che Gesù ha detto e fatto nella sua vita pubblica, fino alla sua morte e risurrezione.

Scritti in greco nella seconda metà del I secolo, vennero attribuiti dalla antica tradizione a quattro autori diversi. Due apostoli: Matteo e Giovanni; due discepoli di apostoli: Marco e Luca.
Matteo e Luca iniziano dalla nascita di Gesù, Marco dalla predicazione del Battista, Giovanni dalla preesistenza di Gesù come Verbo presso Dio.

La più antica testimonianza è quella di Papia, vescovo di Gerapoli. Nella sua opera scritta verso il 120 (ampiamente citata da Eusebio) riferisce esplicitamente che Matteo, Marco e Giovanni scrissero un vangelo. L'importanza storica di tale attestazione è dovuta al fatto che Papia stesso dichiara di aver attinto le sue informazioni direttamente dai discepoli degli apostoli.

Ireneo, nato a Smirne verso il 130, fu discepolo del vescovo Policarpo (a sua volta discepolo diretto dell'apostolo Giovanni). Trasferitosi con la comunità cristiana a Lione, ne divenne vescovo. Fu dunque un testimone qualificato sia della Chiesa orientale che di quella occidentale. Scrive verso il 180: "Matteo, che stava tra gli Ebrei, pubblicò il vangelo in ebraico mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma, e vi fondarono la Chiesa. Dopo la partenza di questi, anche Marco, il discepolo e l'interprete di Pietro, trascrisse ciò che Pietro aveva insegnato, e Luca, compagno di Paolo, redasse il vangelo annunziato da quello. Di poi Giovanni, discepolo del Signore che riposò sul suo petto, pubblicò il suo vangelo dimorando a Efeso nell'Asia".

Sempre nel secolo II merita attenzione la testimonianza di Giustino, martire a Roma nel 165. Nella prima Apologia e nel Dialogo con Trifone parla delle "memorie degli apostoli" e precisa che si chiamano vangeli.
Il Canone Muratoriano, elenco dei libri sacri risalenti al II secolo (ritrovato da L. Muratori e attualmente alla Biblioteca Ambrosiana di Milano), mutilo nella parte riguardante Matteo e Marco, menziona espressamente Luca e Giovanni.

Altri scritti anche più antichi dei precedenti, come la Didaché, una specie di catechismo databile verso la fine del primo secolo, e la lettera di Clemente Romano, citano già i quattro vangeli come libri sacri, anche se non hanno occasione di parlare dei loro autori.

Inoltre il nome degli evangelisti risulta dalle opere di Clemente Alessandrino, Tertulliano, Origene, composte verso il 200.

Da ciò che si è detto qui in breve si rileva che a metà del II secolo la comunità cristiana primitiva conosceva i quattro vangeli e dava loro importanza storica come a libri provenienti dal tempo degli apostoli e come documenti che procedevano dalla trasmissione orale di essi.

ATTI DEGLI APOSTOLI

Con il terzo vangelo in principio costituirono una sola opera che noi oggi intitoleremmo "Storia delle origini cristiane". Negli Atti infatti, viene presentato lo sviluppo della Chiesa fondata da Gesù, nei suoi momenti essenziali sotto l'azione dello Spirito Santo.
L'arco di tempo considerato va dall'anno 30 al 63.
È riportato il primo annuncio su Gesù fatto da Pietro ai suoi contemporanei, quando ancora questo poteva essere controllato dai testimoni oculari dei fatti. La separazione dal testo del vangelo avvenne quando i cristiani desiderarono possedere i quattro vangeli in un solo codice. Ciò dovette avvenire molto presto, prima del 150.
L'autore degli Atti è identificato concordemente dalla tradizione della Chiesa con Luca. Lo dimostra la testimonianza del Canone Muratoriano, del Prologo antimarcionita, di Ireneo, degli scrittori alessandrini e di Tertulliano.

LETTERE DI S. PAOLO

L'apostolo delle genti ci è noto, più di qualsiasi altra personalità del N.T., dalle sue Lettere e dagli Atti degli Apostoli, due fonti indipendenti che si confermano e si completano vicendevolmente. Da accanito persecutore della giovane Chiesa cristiana, fu improvvisamente convertito sulla via di Damasco dall'apparizione di Gesù risorto che, manifestandogli la verità della fede cristiana, gli annunciò la sua speciale missione di apostolo dei pagani. Le sue lettere (redatte tra il 50 e il 67 circa) contengono tutte una stessa dottrina fondamentale incentrata intorno al Cristo morto e risorto, dottrina che si adatta, si sviluppa e si arricchisce secondo particolari esigenze pastorali. Lo stesso Paolo dichiara di aver confrontato la sua fede e averne ricevuta l'approvazione da Pietro e dagli altri Apostoli.

Fanno parte del N.T. anche le Lettere cattoliche e l'Apocalisse. Non ci informano direttamente sulla vita di Gesù, ma si interessano dei problemi riguardanti le prime comunità cristiane. Ne suppongono tuttavia l'esistenza come una realtà da tutti ammessa e conosciuta.

Vangeli apocrifi

Sono scritti posteriori ai vangeli. Benché redatti ad imitazione di essi, ne risultano profondamente diversi.
Infatti molto spesso oltre ad inesattezze storiche, cedono con eccessiva frequenza al bisogno del fantastico e del miracolistico e alla necessità di dare un fondamento a talune eresie.
Scritti da autori ignoti, per dar loro maggior credito sono stati a volte falsamente attribuiti a qualche apostolo (es. Protoevangelo di Giacomo, Vangelo di Pietro, di Tommaso, ecc.). Se da una parte manifestano il loro aperto carattere leggendario, dall'altra confermano l'esistenza storica di Gesù e l'interesse notevole suscitato dalla sua persona.
Non si può tuttavia escludere che contengano qualche ricordo autentico su Gesù.
La Chiesa non li ha mai accettati perché privi di autorità storica. Questo rifiuto rivela la preoccupazione di conservare e trasmettere inalterati i testi autentici dei quattro vangeli, dichiarati canonici, ossia normativi per la fede cristiana di tutti i tempi.


LA CRONOLOGIA DELLA VITA DI GESÙ

Dai documenti citati risulta certa l'esistenza storica di Gesù. Anzi, basandoci sui vangeli è possibile fissare con approssimativa sicurezza alcune date riguardanti la sua vita. Al riguardo occorre premettere, come vedremo meglio in seguito, che gli evangelisti non si sono preoccupati di redigere una biografia accurata e ricca di dati cronologici, ma hanno voluto presentare "l'evento" Gesù e il suo messaggio. Quindi lo schema cronologico da essi usato è fondato nella storia anche se risulta molto semplificato perché adattato allo scopo catechetico che si erano prefissi.

Gesù nacque prima della morte di Erode il grande. "Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode" (Mt 2,1).

Secondo i computi del dotto monaco Dionigi il Piccolo (morto a Roma intorno al 550), che i Papi medievali fecero propri, Cristo sarebbe nato nell'anno 754 dopo la fondazione di Roma; egli designò pertanto quest'anno come l'anno I della nuova numerazione, rimasta in uso fino ad oggi: ma si è scoperto che il suo computo era sbagliato: Erode il Grande, che era ancora sul trono al tempo della nascita di Gesù, è morto nell'anno 750 della fondazione di Roma". Gesù nacque pertanto qualche anno prima, cioè circa il 6 a.C.

"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio" (Lc 2,1-2). Il censimento indetto dall'imperatore Ottaviano Augusto è un altro riferimento per stabilire la data della nascita di Gesù. Secondo Luca questo censimento a scopo tributario ebbe luogo sotto l'imperatore Augusto (30 a.C.-14 d.C.) e il governatore Quirinio; questi ha amministrato la Siria due volte. Ci si può domandare se non avesse già iniziato il censimento alla fine del primo periodo di governo, ossia verso il 7 a.C.

I vangeli non dicono nulla circa il mese e il giorno della nascita di Gesù. La scelta del 25 dicembre risale alla fine del regno di Costantino (morto nel 337) in sostituzione della festa pagana dedicata al "natale del Sole invitto". La Chiesa trasformò così la solennità pagana del dio Sole nella festa dell'apparizione del vero " sole di giustizia" Cristo che "illumina ogni uomo". Nell'antico "cronografo" del 354 al 25 dicembre si legge questa nota: "Ottavo giorno delle Calende di gennaio: Cristo nasce a Betlemme di Giudea".

Inizio e durata della vita pubblica "Nell 'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Ciudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'lturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto" (Lc 3,1-2).

"Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni" (Lc 3,23).

Luca colloca l'anno quindicesimo di Tiberio come data di inizio del ministero di Giovanni il Battista. Poco dopo Gesù ricevette il battesimo e iniziò a sua volta la vita pubblica. Poiché l'imperatore Augusto è morto l'anno 14 della nostra epoca, l'anno quindicesimo di Tiberio è il 27-28 d.C.

Lo stesso dato trova conferma in un particolare conservato nel quarto vangelo: durante la prima pasqua di Gesù a Gerusalemme i Giudei gli obiettano: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni... '' (Gv 2,20). Ora poiché Erode intraprese la ricostruzione del Tempio attorno all'anno 19 a.C., l'inizio del ministero pubblico di Gesù, quarantasei anni dopo, può stare sugli anni 28-27.


Più complessa è la questione riguardante la durata del ministero pubblico di Gesù: un anno, due, tre? I Sinottici [Matteo, Marco, Luca] ... schematizzano il ministero pubblico in una narrazione che sembra stare nello spazio di un anno. Il quarto vangelo invece parla esplicitamente di tre pasque (2,13; 6,4; 11,55), per cui si impone un ministero pubblico della durata di due anni e alcuni mesi. Questo vangelo è oggi riconosciuto come il più esatto nella datazione.

Infine, è assolutamente certo che Gesù morì il giorno di Parasceve [preparazione del sabato], venerdì.
Stando ai sinottici quel venerdì era il giorno solenne di Pasqua, il 15 del mese di Nisan, per cui Gesù la sera precedente fece la Cena pasquale con i discepoli (non dimentichiamo che il giorno si computava, allora come oggi in Israele, da un tramonto all'altro).
Secondo Giovanni invece quel venerdì era la vigilia di un sabato solenne [la Pasqua], e soltanto a sera, al tramonto, i Giudei avrebbero immolato l'agnello e fatta la Cena pasquale.
Le due fonti sembrano contraddirsi, ed è necessario procedere alla ricerca di una soluzione.
Leggendo attentamente i sinottici riscontriamo dei dati che farebbero pensare che veramente quel venerdì non fosse il giorno di Pasqua, ma un giorno feriale. Infatti ci sono delle guardie armate (Mc 14,47), un uomo viene dal lavoro dei campi (15,21), un altro compera un lenzuolo (15,46); tutte azioni vietate nel grande giorno di Pasqua. Pertanto bisogna ancora una volta stare alla cronologia del quarto vangelo: quel venerdì era la vigilia di Pasqua, il 14 Nisan.
Ma allora come si spiega la Cena pasquale al giovedì anzichè al venerdì sera?... forse Gesù anticipò di un giorno al Cena perchè presagiva che il giorno seguente avrebbe celebrato la Pasqua immolato sulla croce.

Poiché il 14 Nisan corrisponde al 7 aprile dell'anno 30, questa è, a giudizio degli studiosi, la data più probabile della morte di Gesù.
Non deve stupire questa discordanza dal momento che, come si è già accennato, i vangeli non sono una cronaca. Tali divergenze segnalano semmai come gli evangelisti si attengano fedelmente alle loro fonti, senza cercare di accordarle forzatamente tra di loro.

 

http://gesustorico.altervista.org/gesupersonaggiostorico.htm


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CULTURA
15 novembre 2008
GIUDA IL GALILEO
 

Giuda il Galileo

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Giuda il Galileo o Giuda di Gamala fu un pretendente al trono ebraico, rivendicando una discendenza dalla dinastia degli Asmonei, spodestata dalla dinastia erodiana. Fu fondatore della setta degli Zeloti e guidò due successive rivolte giudaiche contro l'Impero romano negli anni 6 e 7 d.C.[1].

Giudea e Galilea nel I secolo

Originario di Gamala, era figlio di Ezechia di Gamala, che si era ribellato contro Ircano II e i Romani, e sarebbe stato sconfitto e ucciso da Erode Antipatro, che in seguito salì al trono giudaico. Nel 6 d.C. Giuda guidò una rivolta antiromana che impegnò il proconsole della provincia romana della Siria, Quintilio Varo, attaccando Gerusalemme. Sconfitti i rivoltosi si ebbe una durissima repressione, con la crocifissione di circa duemila rivoltosi, che fece crescere i sentimenti antiromani della popolazione ebraica.

L'anno successivo la Giudea fu trasformata da regno tributario a territorio direttamente amministrato da Roma e si ebbe di conseguenza una riorganizzazione fiscale. Per consentire l'esazione delle imposte il governatore della Siria, Publio Sulpicio Quirinio organizzò un censimento, che provocò una nuova rivolta sempre guidata da Giuda il Galileo, che venne nuovamente sconfitto e ucciso.

Note [modifica]

  1. ^ La storia della rivolta è raccontata da Giuseppe Flavio nelle sue opere, la [[Guerra giudaica (Flavio Giuseppe)|]] (II.8.1 e XVII.8.) e le Antichità giudaiche (XVIII).
 
 

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CULTURA
15 novembre 2008
GAMALA
 

Gamala

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

32°54'10?N 35°44'26?E? / 32.90278, 35.74056

Panorama di Gamala.
Rovine della città di Gamala.

Gamala (in ebraico: ????, Gamla o Gamala) fu la principale città del Golan dall'87 a.C. al 67 d.C., quando fu distrutta dai Romani nel corso della prima guerra giudaica. Le sue rovine possono ancora essere viste sulle alture del Golan. Il nome Gamla deriva dalla parola ebraica gamal, che significa "cammello", dato che è situata su una collina a forma di gobba di cammello.

La città venne fondata dal sovrano asmoneo Alessandro Ianneo nell'81 a.C.. Di questa città erano Ezechia di Gamala e il figlio Giuda di Gamala, che si proclamavano discendenti della dinastia asmonea e furono a capo di rivolte antiromane. Giuda di Gamala fu inoltre il fondatore della setta degli Zeloti.

Fu fortificata da Giuseppe Flavio, comandante della Galilea durante la rivolta giudaica contro Roma nell'anno 66[1], che ne descrisse l'aspetto e la conquista, attuata nel 67 dal futuro imperatore Vespasiano a capo della legione X Fretensis.

I Romani dapprima cercarono senza successo di prendere la città mediante la costruzione di una rampa. Ad un secondo tentativo riuscirono a penetrare all'interno delle mura e conquistarono la città. Gli abitanti furono sterminati o si suicidarono gettandosi dalla collina[2].

Le fonti non forniscono dati precisi sulla sua localizzazione e il sito della fortezza ha potuto essere identificato sulla base di indagini archeologiche negli anni Settanta.

Scavi archeologici [modifica]

I resti della città sono stati rinvenuti sul pendio meridionale, meno ripido di quello settentrionale, di una altura a forma di aguzza cresta, che assicurava un'ottima posizione difensiva. Le difese naturali erano rinforzate da una cinta muraria in blocchi di basalto spessa circa 6 m e dotata di torri quadrate e di una circolare disposta sulla cima; l'unico ingresso, fiancheggiato da torri, si apriva sul lato meridionale. Su questo lato si notano le tracce di opere di rinforzo, eseguite forse in occasione dell'assedio: in alcuni tratti vani di abitazioni addossate al muro sul lato interno vennero riempiti di pietre. Si sono rinvenute anche le tracce della breccia aperta nel muro che permise la conquista romana, al centro del lato orientale.

Le case erano disposte su terrazze accessibili da percorsi a gradini. La presenza di torchi oleari indica che l'economia della città doveva basarsi probabilmente sulla coltivazione dell'olivo. Le strutture recano tracce di incendio e distruzione violenta.

Nei pressi delle mura si trovava un importante edificio, identificato come la sinagoga della città, a pianta rettangolare (25.5 x 17 m.) e orientata in senso nord-est - sud-ovest, verso Gerusalemme. Lungo le pareti sono presenti gradini in pietra come sedili e dei pilastri centrali sorreggevano il tetto dell'ambiente. Nell'adiacente cortile è stato rinvenuto un mikve (bagno rituale ebraico).

Gamala nella letteratura [modifica]

Bulgakov ne "Il Maestro e Margherita" interrogato da Pilato, fa rispondere al suo Gesù che proviene da Gamala. In effetti esistono studiosi, come l'italiano Donnini David e l'ungherese Edmund Bordeaux Szekely, che individuano nella città golanita il probabile luogo di provenienza del personaggio storico che, nella narrazione evangelica, è identificato come Gesù detto "il Cristo".

Anche Luigi Cascioli ne "La favola di Cristo" associa la figura di Gesu a quella di Joshua o Giovanni di Gamala.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gamala

 


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CULTURA
15 novembre 2008
GIOVANNI DI GAMALA PERSONAGGIO NON STORICO
 

CENTRO STUDI STORIA

GIOVANNI DI GAMALA PERSONAGGIO NON STORICO

Dalle nostre ricerche sulla storia ebraica antica non risulta che sia mai esistito Giovanni Gamala

vedere anche l'ottimo studio di Silvio Barbaglia: " La favola di Cascioli"

http://www.lanuovaregaldi.it/doc/evento/Cascioli.pdf

ALCUNI ARTICOLI PER COMPRENDERE

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Il Giovanni di Gamala di Luigi Cascioli e David Donnini

Quali sono le osservazioni che si possono rivolgere alle teorie di Luigi Cascioli e David Donnini?

Di questi autori è possibile leggere i libri da loro pubblicati i cui estratti sono recuperabili in Internet. 1

In sintesi, la teoria da loro proposta - Cascioli non la ritiene tale ma anzi la propugna come una "prova inconfutabile" - è che in effetti il personaggio principale che ci viene raccontato nel Nuovo Testamento altri non fosse che un figlio di Giuda di Gamala, uno zelota fatto crocifiggere dai Romani per le sue pericolose azioni e idee rivoluzionarie. Secondo loro, la Chiesa avrebbe cambiato i nomi ai protagonisti della vicenda per "mitigare" una "ingiustizia" dei dominatori romani, trasformando un violento zelota in un personaggio che addirittura salva l'umanità intera. Da un messaggio rivoluzionario, nel senso politico e militare del termine, dunque ad uno di redenzione che, agendo in una sfera prettamente personale, comporterebbe importanti risvolti sociali.

Quando lessi per la prima volta questi studi rimasi molto colpito perché mettevano completamente in discussione quanto affermato dalla Chiesa, che passava inevitabilmente dalla parte della "furba" ingannatrice. Seppur attratto da queste teorie alternative piuttosto accattivanti, cominciai a studiarle per verificarne l'attendibilità e pian piano mi accorsi che non soddisfacevano alcune banali considerazioni che di seguito elenco:

- La prima, più evidente, è che nessun testo tramandatoci cita questo figlio di Giuda, tale Giovanni di Gamala. Né gli autori (Cascioli e Donnini) giustificano in maniera soddisfacente che un tale personaggio dovesse esistere, e perché proprio lui sarebbe stato oggetto di quella "deificazione" poi propagandata tra le genti;

- Cascioli sostiene con forza che Gesù non sarebbe mai esistito. Questo contraddice una evidenza particolare, cioè che non si può inventare ed imporre l'adorazione di una persona senza che questa non sia effettivamente esistita. Tanto più che i racconti evangelici descrivono Gesù come un personaggio molto famoso tra le popolazioni del Medioriente di allora. E il comportamento su questa informazione da parte degli uomini di Chiesa, che invece vorrebbero far passare Gesù per un povero incompreso sconosciuto ma dotato di talenti, era già un indizio che stessero occultando una scomoda verità;

- Se il Cristianesimo era nato in ambiente zelota, e Gesù ne era l'artefice, allora come è possibile che i cristiani non siano stati fatti oggetto di tali e tante persecuzioni da essere fatti letteralmente "sparire", come è capitato ad altri gruppi religiosi? Evidentemente invece proprio quel Cristianesimo, ben lontano dall'ideale rivoluzionario, aveva come oggetto di adorazione un personaggio famoso ma che di zelota, cioè anti imperialistico, probabilmente non aveva alcunché. Al contrario il suo "mito" sopravviveva in quanto ben funzionale al sistema politico romano;

- È contraddittorio che i Romani, dopo aver messo a morte un rivoluzionario, lo avessero spacciato per un "santo" martire. So che qui il paragone con personaggi come Socrate o Thomas Moore potrebbe farci presumere una tale possibilità, ma il confronto è mal posto. Se Gesù era uno zelota allora dobbiamo pensare di paragonarlo non a un predicatore pacifista, bensì ad un "terrorista" del giorno d'oggi, cioè una persona che fa seguire alla predicazione anche azioni violente, contro l'oppressore. Ma tutti gli evangelisti ci presentano Gesù come ben lungi dal fomentare attacchi "terroristici" contro Roma.

Le osservazioni che ho presentato spiegano le principali contraddizioni, o domande senza risposta, che le teorie di questi studiosi portano con sé. Prima però di maturare queste convinzioni le mie ricerche sono state abbondantemente influenzate da simili precedenti, come si desume leggendo l'argomento Analisi dei Vangeli .

 

http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=878

 
 
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 Da far ridere perfino Cascioli ammette che Giovanni di Gamala non è storico !
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Innanzitutto Giovanni da Gamala - Non lo sa nemmeno Cascioli
da dove spunta fuori questo personaggio e parlandone di
persona dopo una sua conferenza mi ha detto che le sue sono
solamente ''deduzioni'' tratte dall'esame di alcuni scritti patristici,
per cui allo stato non esisterebbe
alcuna prova storica della sua esistenza.
 
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Dal bollettino parrocchiale “RISVEGLIO” N° 264:

“La favola di Giovanni di Gamala”
Questo è il vero titolo del libro pubblicato da Luigi Cascioli come “Favola di Cristo”

La favola è un racconto immaginario che affonda le radici nella fantasia e che di conseguenza è aperto ad ogni soluzione la più inverosimile. Il fatto storico invece è tutto il contrario della favola perché non si fonda sulla fantasia, ma “in re”. Il Cristo uomo emerge come figura inconfondibile tra tutti gli uomini del passato con una quantità impressionante di testimonianze di provenienza religiosa e pagana. I personaggi non religiosi che parlano di Cristo sono moltissimi e lo fanno in maniera disinteressata, da osservatori lontani e sconosciuti tra loro: Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, Plinio il giovane, Adriano, Trifone, Marco Aurelio, Epitteto, Publio Lentulo. Bisognerebbe sbuggiardarli uno per uno per annullare il Cristo Uomo di cui parlano. (Riporto “sbuggiardarli” con due g come è stato scritto sulla lettera). Uno storico che si rispetti dovrebbe conoscere il latino, il greco, i generi letterari, l’esegesi, la critica storica, l’analisi scientifica. La storia non s’inventa la si riscopre cercando pazientemente e mettendo insieme infiniti frammenti fino a comporre il mosaico originale! Il fatto storico è allergico alla immaginazione di che vorrebbe per forza. per malizia o per ignoranza piegarlo alle proprie tesi. È, se è, non è, se non è. Il Cascioli ha la preparazione dello storico? I giornalisti lo presentano come “studioso del Lazio” e come “storico” ma loro ci credono a queste qualifiche? Leggendo attentamente i loro articoli, questi titoli sanno tanto di presa in giro. 75 anni fa, quando venni battezzato, il parroco che mi fece cristiano già predicava il Cristo Uomo. Il Cascioli mi trascina davanti al tribunale perché “IO” tra 33.000 parroci italiani abuso della credulità popolare imbrogliando tutti col mettere Cristo al posto di Giovanni di Gamala. Il Cascioli sostiene che Cristo non è mai esistito. Se non vede il sole a mezzogiorno, non può denunciami perché lo vedo io. Dovrebbe denunciare tutti i vedenti (?!). Da duemila anni viene rispettata la libertà di credere o almeno all’esistenza di Cristo uomo, ma il Cascioli non ammette questa libertà e mi denuncia perché non credo a quello che crede lui. (?!). Chi era Giovanni di Gamala? Che cosa ha fatto? Quali tracce ha lasciato? Ho l’impressione che il Cascioli sia l’unico testimone della sua esistenza (?!). Quanti personaggi in questi anni hanno cantato, dipinto, scolpito, elogiato Cristo? Sono tutti matti?! Tristo è colui che per vedere le stelle ha bisogno di una capocciata! Quanti martiri per Cristo! Tutti scemi? Quando crolla un edificio, s’indaga l’impresario non l’operaio che vi ha lavorato. Che parte ho io nell’operazione di Cristo? Se non fossi mai nato, oggi non cambierebbe nulla. Mi sembra di rileggere in chiave moderna la storia di don Chisciotte che assaliva i mulini a vento! Con don Chisciotte si ride, ma con Cascioli che si fa? Dopo 50 anni di sacerdozio, mi sarei aspettato un po' di riposo, invece mi trovo al centro di una disputa “ridicola” sulla esistenza storica dell’uomo Gesù. Di solito le feste finiscono con i fuochi, ma non credo mai che Cascioli festeggiasse i miei 50 anni di sacerdozio sparando una bomba così grossa! PAZIENZA.

Don Enrico Righi
http://www.fisicamente.it//modules.php?name=News&file=article&sid=87
 
 
 

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CULTURA
15 novembre 2008
LUIGI CASCIOLI QUERELA DI NUOVO LA CHIESA
 

Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti  

“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”

È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.

Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.

Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo. 
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!


Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.

La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.  

Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.


Le prime pagine

                                                                       Premessa

                                                      CHE COSA GESÙ NON HA DETTO


Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.

In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

© 2008, Mondadori

Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008 
ISBN 978-88-04-58303-5


Gli autori


Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico. 
Le opere di Corrado Augias su Wuz

Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz


25 settembre 2008
 
 
Di Grazia Casagrande
 
 

Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti

di Massimo Introvigne

imgLa fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.

Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.

Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.

Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.

Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.

Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.

A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm

 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
15 novembre 2008
CORRADO AUGIASUN ALTRO LIBRO CONTRO GESU' MA INTOVIGNE LO SMASCHERA
 

Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti  

“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”

È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.

Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.

Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo. 
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!


Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.

La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.  

Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.


Le prime pagine

                                                                       Premessa

                                                      CHE COSA GESÙ NON HA DETTO


Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.

In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

© 2008, Mondadori

Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008 
ISBN 978-88-04-58303-5


Gli autori


Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico. 
Le opere di Corrado Augias su Wuz

Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz


25 settembre 2008
 
 
Di Grazia Casagrande
 
 

Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti

di Massimo Introvigne

imgLa fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.

Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.

Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.

Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.

Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.

Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.

A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm

 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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