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POLITICA
7 giugno 2010
Italiano ucciso in scontri Bangkok

Italiano ucciso in scontri Bangkok

19/5/2010
 

Giornalista tra le vittime del blitz

 

C'è anche un reporter italiano, il 45enne Fabio Polenghi, tra le vittime del blitz dell'esercito nell'accampamento delle "camicie rosse" nel centro di Bangkok. La notizia è stata diffusa dai soccorritori, ma ancora manca una conferma da parte della Farnesina. Polenghi è stato colpito al cuore e all'addome, ed è arrivato già morto all'ospedale. A riconoscerlo è stata un'amica.

Il reporter era arrivato in Thailandia tre mesi fa e in questo periodo era uscito tre volte dal Paese per lavoro. Lo ha raccontato la stessa amica che gli ha parlato per l'ultima volta ieri sera. "Mi ha detto che stava bene e che era tutto ok", spiega la donna, con la voce rotta dall'emozione. Polenghi era single e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia per conto di una rivista europea.

Oltre al giornalista italiano, sono rimaste uccise altre cinque persone mentre una cinquantina (compresi altri due reporter, uno thailandese e uno occidentale) sono stati feriti durante il blitz dell'esercito thailandese. L'attacco è iniziato alle 8 (le 3 di notte in Italia). I militari hanno circondato in forze l'accampamento delle "camicie rosse" nel centro di Bangkok, sfondando poi le barricate con mezzi blindati e penetrando nell'area dall'alto, attraverso i binari della metropolitana sopraelevata. Subito hanno iniziato a parlare le armi.

Le camice rosse si arrendono
Al termine del blitz, dopo le ultime trattative con il senatore Letrat Rattanavanich, le camice rosse hanno deciso di arrendersi. Uno dei principali leader della protesta, Jatuporn Prompan, ha parlato ai sostenitori dal palco dell'accampamento: "Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch'io sono distrutto. Ci arrenderemo". La resa arriva a sei settimane dall'occupazione di un presidio nel quartiere commerciale di Bangkok. La tv di Stato ha mostrato quattro capi della protesta dei fedelissimi dell'ex premier Thaksin Shinawatra che venivano portati via in manette dalla polizia. 

Uno dei leader, Nattawut Saikua, ha esortato il resto dei manifestanti a dirigersi verso il National Stadium, all'esterno dell'accampamento, e lasciare che la polizia si occupi di loro. "Non preoccupatevi, tutti andranno a casa in condizioni sicure. Non perderemo la nostra libertà per un tempo lungo", ha detto Nattawut.

Cordoglio del presidente della Repubblica
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha appreso "con commozione la tragica notizia" della morte del fotoreporter italiano. Gli uffici del Quirinale, a quanto si è appreso, sono in contatto con l'unità di crisi della Farnesina affinchè siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità di quanto accaduto.

Finita l'offensiva dell'esercito thailandese
Con la resa da parte dei manifestanti anche i soldati hanno interrotto la loro avanzata verso il centro dell'accampamento delle "camicie rosse" e faciliteranno lo sgombero pacifico delle zone presidiate dai thailandesi in protesta. Lo ha annunciato Sansern Kaewkamnerd, portavoce delle forze armate.

Atti vandalici in vari punti della città
Nonostante l'ordine di disperdersi pacificamente dato dai leader delle "camicie rosse", manifestanti antigovernativi si stanno dando ad atti di vandalismo, all'interno e all'esterno dell'accampamento in via di sgombero dopo il blitz dell'esercito. Fonti giornalistiche riferiscono di tentativi di appiccare le fiamme ad alcuni esercizi commerciali.

Nuove proteste nel nord del Paese
Simpatizzanti delle camicie rosse hanno preso d'assalto i municipi di diverse città del nord della Thailandia appena si è sparsa la notizia dell'assalto dei militari alla sede della protesta a Bangkok. A Udon Thani, capoluogo dell'omonima provincia nord orientale, centinaia di manifestanti hanno dato alle fiamme due edifici prima usati come sede del municipio e si sono poi diretti verso la residenza del governatore. In diverse strade della città sono state erette barricate con copertoni dati alle fiamme. Manifestanti hanno attaccato anche i municipi di Chang Mai e Chang Rai, capoluoghi delle omonime province settentrionali. Secondo l'emittente Spring Tv, manifestazioni antigovernative sono in corso anche in altre provincie nord orientali.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo481919.shtml?%22

SOCIETA'
2 aprile 2010
Prete ortodosso anti-Islam ucciso in chiesa
Prete ortodosso anti-Islam ucciso in chiesa PDF Stampa E-mail
Sabato 21 Novembre 2009 15:21
MOSCA - Assassinio in chiesa a Mosca, dove ieri sera un giovane parroco, Daniil Sisoiev, una sorta di Salman Rushdie russo noto per le sue crociate anti Islam, è stato freddato da tre colpi di pistola esplosi da uno sconosciuto travisato con una mascherina anti influenza. Un suo collaboratore è rimasto gravemente ferito. Un delitto clamoroso, che rischia di ripercuotersi sui delicati rapporti tra la dominante Chiesa ortodossa e quella musulmana, seconda confessione in un Paese dove vive la più grande comunità islamica europea (20 milioni di fedeli). L'omicidio è l'ultimo di una lunga serie ai danni di preti ortodossi: 18 le vittime dal 1990.
Sisoiev, 35 anni, sposato con tre figli e capo di una piccola chiesa nella periferia sud della capitale, si era fatto comunque molti nemici anche al di fuori del mondo islamico per la sua ostilità verso sette, movimenti occultistici, movimenti ultranazionalisti e nostalgici staliniani.

Il killer è entrato nell'edificio di culto verso le 23.00 e, dopo aver chiamato per nome il parroco per assicurarsi della sua identità, gli ha sparato a distanza ravvicinata con una Makarov.

Poco prima il sacerdote aveva ricevuto una telefonata in cui un anonimo interlocutore gli aveva chiesto se lo avrebbe trovato in chiesa anche in tarda serata. Sisoiev è morto durante il trasporto all'ospedale, dove è ancora ricoverato in condizioni stazionarie il suo maestro di coro Vladimir Strelbitski. "La principale teoria è che dietro al delitto ci siano motivazioni religiose", hanno ammesso gli inquirenti.

Il prete, un missionario con toni da crociata ma anche un teologo preparato, aveva denunciato sul suo blog e in una recente intervista al tabloid Komsomolskaia Pravda di aver ricevuto 14 minacce di morte ("vogliono tagliarmi la testa") via mail e telefono, attribuendole agli islamici radicali. Le aveva segnalate anche anche l'Fsb, i servizi di sicurezza. I nemici se li era fatti con la sua attività missionaria tra gli immigrati caucasici e asiatici, ma soprattutto predicando e scrivendo contro l'Islam, tanto che nel 2007 la co-presidente del consiglio dei mufti russi Nafigulla Ashirov l'aveva bollato come il "Salman Rushdie russo", mentre una giornalista musulmana, Khalida Khamidullina, l'aveva denunciato per istigazione all'odio religioso.

Colpa anche dei suoi due libri, "Una risposta ortodossa all'Islam" e "Matrimonio con un musulmano", dove nega la compatibilità e il possibile dialogo tra Cristianesimo e Islam, definendo le rivelazioni di Maometto come opera del Diavolo e denunciando la pesante condizione di sudditanza femminile nel mondo musulmano. Così era diventato un "infedele". Ma Sisoiev era stato preso di mira anche sui siti ultrapatriottici e non era ben visto dalle sette che avversava, come i Testimoni di Geova, gli Avventisti del Settimo giorno o i Rodnovers, neopagani slavi sui quali la polizia ha qualche sospetto.

Il capo dei Mufti russi Ravil Gainuddin ha espresso le sue condoglianze alla Chiesa ortodossa e alla famiglia della vittima, chiedendo di non speculare sul movente del delitto e ricordando la sua opposizione "ad ogni espressione di terrorismo ed estremismo". Anche il patriarca Kirill ha cercato di gettare acqua sul fuoco, invitando a "non trarre conclusioni affrettate contro un gruppo o l'altro".

© http://www.tio.ch/ - 20 novembre 2009 Quote this article on your site

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SOCIETA'
9 novembre 2009
Missionario italiano ucciso in Amazzonia
 
 

il Giornale.it

articolo di domenica 20 settembre 2009

Missionario italiano ucciso in Amazzonia

di Matteo Buffolo

Ruggero Ruvoletto, padovano, assassinato con due colpi di pistola al volto e alla testa durante uan rapina. Era in Brasile da 25 anni. Arrestati tre giovani

Un omicidio a scopo di rapina, probabilmente perché nella sua parrocchia erano custoditi i soldi di otto comunità. È morto così, in casa sua, Ruggero Ruvoletto, 52 anni, un missionario italiano che prestava la sua opera in una parrocchia alla periferia di Manaus, nel nord-ovest del Brasile. Secondo quanto raccontano i quotidiani brasiliani - «O Globo» e «Folha de S. Paulo» in testa - citando fonti della polizia brasiliana, il parroco della chiesa di Santa Evelina stava dormendo quando i suoi assassini si sono introdotti nella sua abitazione nella capitale dello stato amazzonico, alle sei e mezza circa della mattina di ieri (le 11.30 in Italia). Il sacerdote è stato fatto inginocchiare e i suoi assassini gli hanno sparato due colpi, uno al volto e l’altro in testa. Le indagini della polizia sono già partite e sembra abbiano portato ai primi risultati, perché sono state fermate tre persone sospette, tutte con precedenti penali, anche se come ha spiegato parlando con la stampa locale il segretario alla sicurezza pubblica dell'Amazzonia, Francisco Sa', «è ancora presto per definire con certezza il movente dell'omicidio».

Era un buon sacerdote, don Ruggero, e centinaia di abitanti del sobborgo in cui predicava e diceva messa si sono stretti attorno alla canonica, per vederne il corpo, come non volessero credere all'omicidio di quel prete, che ormai era da loro da due anni. Centinaia di persone intenzionate a rendere l'ultimo saluto, al punto che la polizia è dovuta intervenire per contenere la folla che si era riunita sul luogo dell'omicidio. «Era molto ben voluto dalla comunità, in città c'è una grande commozione», ha commentato padre Danival de Olivera, dell'arcidiocesi di Manaus.

Molto ben voluto anche perché, quaranta chilometri all'interno della foresta amazzonica, si dedicava ad un'attività «rivolta all'accoglienza dei giovani, sviluppando le loro facoltà artistiche», che favoriva anche «la possibilità di una convivenza tra diversi, che non dovrebbe essere mai una minaccia, ma che dal punto di vista sociale e religioso è una vera ricchezza». Il tutto «nel rispetto per la storia indigena amazzonica, che ha molte cose da insegnarci». Lì si dedicava «all'appoggio delle comunità periferiche, anche se per ora non abbiamo molte strutture su cui investire denaro», perché la missione è ancora focalizzata «sull'accoglienza». A raccontarlo era stato lui stesso, un anno fa, in un'intervista in cui sembrava felice di questa nuova avventura dall'altra parte del mondo. Un'intervista radio, rilasciata all'emittente della sua diocesi italiana, quella di Padova. Dove ora prevalgono «il dolore e lo sconcerto» per quel sacerdote che in passato aveva anche diretto il Centro missionario della città veneta.

Proprio da lì era stato mandato in Brasile, «Fidei Donum», cioè inviato in missione dalla sua chiesa locale, dove stava ormai dal 1982. E per questo, il prete proveniente dalla provincia di Venezia (era nato a Galta di Vigonovo il 23 maggio del 1957) aveva preso tutta la sua vita e si era trasferito a Manaus.


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