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Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
CULTURA
10 maggio 2009
Terremoto, preghiera e carità
 

Terremoto, preghiera e carità

Il terremoto in Abruzzo ha suscitato una grande ondata di solidarietà. Le scosse della terra hanno “scosso” anche i cuori. Segnale positivo per una società che, nonostante i suoi mille motivi di frammentazione, di divisione e di conflitto, almeno nelle grandi prove si ritrova fortemente unita. Tra le altre cose non è mancata, e non deve mancare, la preghiera. Toccante la messa celebrata per le vittime, con il messaggio del Papa. Proprio in occasione di tale celebrazione, tra le molte voci consonanti, mi è capitato di ascoltare una voce critica, persino sarcastica. Mi riferisco a un’intervista in cui l’intervistato ragionava, grosso modo, così: preghiere, preghiere, ma a che servono? Non è forse Dio a mandarci il terremoto? Una considerazione di questo genere ci tocca, come credenti, sul vivo. Merita una risposta. Certamente, tutto è nelle mani di Dio, e anche un terremoto, che dipende solo da cause naturali, non accadrebbe se Dio non lo permettesse. Ma la Bibbia ci dà la visione di un Dio che, mentre governa il mondo, rispetta le leggi che Egli vi ha impresso, come rispetta la libertà dell’uomo, chiamandolo a porsi responsabilmente rispetto alla creazione. In certo senso ci fa suoi “collaboratori”. Le leggi fisiche, chimiche, biologiche, geologiche ecc. vanno conosciute, valorizzate e governate. La scienza è qui. Ed anche la politica! L’uomo cresce, diventa “adulto”, attraverso la fatica del suo misurarsi con la realtà. Dio è presente con la sua Provvidenza, ma non si sostituisce a noi. Bonhoeffer avrebbe detto che non è un “tappabuchi”. Cammina piuttosto a fianco a noi. Può ovviamente intervenire anche in modo straordinario, come ci attestano nel Vangelo le guarigioni operate da Gesù quali segni del regno di Dio. Di tanto in tanto, possiamo fare esperienza di questi interventi straordinari, e nulla ci impedisce di chiederli. Ma il modo ordinario della presenza di Dio è l’aiuto offerto alla nostra responsabile e attiva collaborazione. È questo aiuto che soprattutto chiediamo con la nostra preghiera. Il culmine del messaggio evangelico è la notizia che Dio non solo ci è vicino, ma nel Figlio Gesù addirittura si è caricato della nostra croce. Dov’era Dio a L’Aquila, quando tante case sono crollate, tante vite sono perite sotto le macerie? La risposta della croce è chiara: era lì, sotto le macerie, a condividere la sofferenza di tanti nostri fratelli, chiedendo di essere riconosciuto e amato proprio in quei fratelli, nei quali continua a portare la croce. Ricordiamo il grande discorso in cui Gesù ci insegna questa verità: “Ero affamato, e mi avete dato da mangiare, assetato e mi avete dato da bere…”. Possiamo attualizzare: “Ero terremotato, e siete venuti in mio soccorso..”. Dio è amore, e la sapienza dell’amore passa anche attraverso la croce dei nostri terremoti. Tutto rinasce e si riapre alla speranza, se il volto del Dio - Amore illumina i nostri rapporti e produce una civiltà dell’amore.

Domenico Sorrentino  Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino

http://www.lavoce.it/articoli/20090501271.asp

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29 aprile 2009
TERREMOTO: LA TESTIMONIANZA DELL'AVVOCATO MAURIZIO CORA
 
TERREMOTO ABRUZZO
 Cora: ho perso moglie e due figlie, ma sono convinto che tutto ha un senso
 
 

martedì 28 aprile 2009

Il terremoto gli ha portato via la moglie, Patrizia, e le due figlie, Alessandra, di 22 anni, e Antonella, 27. Maurizio Cora, avvocato dell’Aquila, è l’unico ad essersi salvato. Alessandra era una giovane promessa della musica, hanno anche istituito un premio in suo onore. Se n’è andata subito, con la mamma, travolte dal primo crollo. Antonella no, ha lottato per un po’ tra la vita e la morte, in ospedale, ma poi neanche lei ce l’ha fatta. Maurizio è rimasto solo. Non ha più nulla, con la casa ha perso anche lo studio, ma lo troviamo intento al lavoro, fuori dell’Aquila. Risponde in modo pacato, sereno, apparentemente senza emozionarsi. Non è però distacco, ma un abbandono, fiducioso, a quello che non possiamo mutare.

 

Avvocato Cora, oggi a L’Aquila ci sarà la visita di Benedetto XVI. Dopo eventi così drammatici che l’hanno coinvolta personalmente, e che hanno travolto una città, famiglie, legami, rapporti, cosa si attende?

 

La visita del Papa è un grande conforto per quanti, come me, soffrono profondamente. Le sembrerà poca cosa ma altro, mi creda, non saprei dire. Sentire vicina la Chiesa in un momento come questo ci conforta nella fede e nella speranza che tutto questo comunque possa avere un senso.

 

Neanche sua figlia Antonella ce l’ha fatta. Lei è sopravvissuto ai suoi cari…

 

Sì purtroppo è così. Dico purtroppo perché sopravvivere ai propri figli e alla propria moglie è qualcosa di tremendo, di assolutamente tremendo. Ho perduto in un attimo gli affetti più cari. Ora rimane la dolcezza che non c’è più. È l’evidenza di una dolcezza che hai sempre percepito, ma quasi come sottofondo della tua esistenza. Ora ne senti la mancanza, ma senti anche la forza di questa dolcezza che non hai più.

 

È questo sentimento a darle la forza di andare avanti?

 

Se non ti agganci con la fede a Dio ma rimani sul piano del contingente, finisci per crollare. L’alternativa alla fede, per me, sarebbe la disperazione. Ora ringrazio il Signore per avermi regalato, per un pezzo della mia vita, Patrizia, Alessandra e Antonella. Persone meravigliose che mi hanno gratificato della loro presenza, del loro affetto, del loro sorriso. Ora non sono più con me, ma questa mancanza mi permette di constatare quanto grande era il dono che avevo ricevuto.

 

Lei ha perso la casa, lo studio, tutto. Ora ha ripreso a lavorare. Dove ha trovato la forza di ricominciare?

 

Sì, ho perso tutto. Questo naturalmente non è nulla rispetto alla scomparsa di mia moglie e delle ragazze. Ho trovato forza, come le dicevo, solo nella fede. Qui c’è ben poco da fare, umanamente parlando. Devi accettare, mi sono detto, come volontà di Dio quello che è accaduto.

 

Lei prega, dunque?

 

Sì, costantemente.

 

Tornerà dove ha sempre vissuto?

 

No. Penso che resterò in Abruzzo ma non all’Aquila, perché non ho una casa dove tornare e non vorrei ricostruirla là dove ho vissuto questi anni con mia moglie e le mie figlie. Sarebbe uno stillicidio di dolore. Non ce la farei e già adesso sono provato. Sarebbe una grandissima difficoltà andare avanti.

 

Come lei tanti altri suoi concittadini stanno lottando per tornare, lentamente ma con enorme fatica, alla normalità della vita e del lavoro. Cosa ha significato per lei questa prova?

 

In me non è cambiato nulla, sono così com’ero prima. Ma hai una visione molto più relativa delle cose, vedi in maniera chiara ciò che conta veramente nella vita, che sono gli affetti e non le cose. I drammi li comprendi soltanto nel momento in cui li attraversi, quando ti trapassano lo stomaco e vivi la tragedia. E la tendenza è quella di allontanarsi rapidamente dalla dimensione del dolore e della sofferenza mentre, invece di fuggirla, bisognerebbe parteciparla.

 

Una prova drammatica come quella che ha vissuto come interroga la sua ragione, la sua fede e la sua speranza? Che risposta si è dato alla domanda sul perché? Perché tutto questo?

 

Indagare il perché di quello che è accaduto sarebbe un atto di presunzione. Perché è successo non lo sappiamo, non è nelle nostre possibilità. A meno che non si confonda tutto questo con la spiegazione di un terremoto. Quanto dolore accade ed è puntualmente dimenticato? Io anzi mi considero un privilegiato, perché ho la possibilità di raccontare la mia storia e il mio dramma. Altre persone hanno vissuto, e stanno vivendo, drammi tremendi nel silenzio.

 

Lei ha detto prima che il Papa conforterà la speranza della gente. Cosa voleva dire?

 

Il papa non toglierà nulla alle sofferenze della gente, ma porterà un annuncio di speranza. Le sofferenze si stemperano dinanzi certezza della paternità divina e alla speranza che viene annunciata dal Vangelo. La lezione di tutto questo è che nella vita bisogna sempre operare per il bene, e fare il bene, perché Dio ci chiama da un momento all’altro e l’importante è essere in grado di poter stare davanti a Lui.

 

Nonostante il dramma che sta vivendo, lei dà comunque un’impressione di grande forza.

 

Mi viene solo dall’accettare la volontà di Dio. Quello che accade lo dobbiamo accettare. Io sono convinto nella fede che tutto ha un senso, e nel momento in cui l’esistenza si pone in questi termini va accettata comunque. Nel lavoro, nella nostra famiglia, siamo sempre stati aiutati dalla Provvidenza, alla quale ci siamo sempre affidati. Se non possiamo comprendere questo evento - e come potremmo? - possiamo soltanto accettarlo. E starci dentro mi fa condividere la situazione di tutti.


http://www.ilsussidiario.net:80/articolo.aspx?articolo=18517

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CULTURA
29 aprile 2009
DOVE ERA DIO DURANTE IL TERREMOTO?
 

Ho sentito dire che qualcuno si è chiesto dove era Dio durante il terremoto dell’Aquila.

Addirittura sembra che qualcuno abbia perso la fede a causa di questo cataclisma.

Io mi chiedo: c’era veramente una fede radicata in coloro che hanno perso la loro fede  a causa del terremoto dell’Aquila? Era gente ben formata nella fede, questa? …..la risposta diretta che mi viene è la seguente: normalmente chi perde la fede a causa della sofferenza non aveva una fede veramente profonda.

La fede non è sentimento, stiamo bene attenti, la fede è intelligenza e volontà; la fede non si nutre di comodità o di benessere, si nutre di preghiera, di meditazione della Passione, di digiuno, di umiltà, di Sacramenti degnamente ricevuti……

La fede nasce e cresce all’ombra della Croce e della Risurrezione ….la fede sa che Dio non voleva la morte per l’uomo, la morte è stata causata da noi uomini, con il peccato, ….la fede sa che Dio non voleva la sofferenza, la sofferenza è stata causata dal peccato …..la fede sa che il più grande dono che Dio ci fa è la Croce ………la fede sa che l’Amore di Dio sta nel fatto che Lui ci vuole donare una eternità beata, dopo la morte ….la fede sa che la morte non è il momento più brutto della vita ma il più bello ….

Allora…che fede era quella di coloro che sono diventati increduli dopo il terremoto dell’Aquila? ….Io temo che quella, nella grandissima maggioranza dei casi, era una parvenza di fede ….era una fede umanizzata e paralizzata, era una fede distorta, che non ha saputo leggere rettamente gli eventi. Invece di prendersela con sé stessi e con il peccato, convertendosi, queste persone se la sono presa con Dio…… Sono caduti molto stoltamente nella trappola di satana che, come sapete, tende a rovesciare radicalmente la realtà per farci pensare che essa sia il contrario di ciò che realmente è……

Stiamo dunque bene attenti quando incontriamo persone che dicono di credere, verifichiamo bene che la loro fede sia reale e non un sentimento vago. Se verifichiamo che la loro fede è un sentimento avvertiamoli, svegliamoli, scuotiamoli, illuiminamoli prima che sia troppo tardi.

Dove era Dio durante il terremoto? Era nel cuore della gente per sostenerla, era negli eventi, per mettere noi uomini alla prova, era nei buoni che hanno rischiato per aiutare gli altri …..Dio era ed è più reale e più presente di tutto ….. La vera domanda da porsi è: dove erano e dove sono le menti e i cuori degli uomini ? …..la risposta pare che debba essere la seguente: i cuori degli uomini, in gran parte, erano e sono nel nulla del peccato, perciò arrivavano e arrivano a chiedersi dove era Dio durante il terremoto …..Solo una mente ottenebrata può chiedersi dove sia Colui che è, dovunque, super presente ….

 

 E poi, carissimi, rendiamoci sempre bene conto che il silenzio di Dio non esiste ……esiste invece la durezza dell’uomo e la sua sordità alle parole e alle verità che Dio continuamente insegna attraverso la sua Chiesa……Dio parla continuamente attraverso il vangelo, attraverso i buoni sacerdoti, vescovi etc. …Dio parla attraverso il Papa ……se gli uomini non vogliono ascoltare abbiano almeno l’onestà di dire che sono loro stessi, con la loro sordità, la causa dei loro mali……

 

 

Perché Dio non ascolta le mie preghiere?

 

Risposta: Dio “obbedisce” a chi gli obbedisce; la Madonna ha obbedito pienamente a Dio e perciò è Mediatrice di tutte le grazie ….

 

 

..e tu? …..è chiaro che se continui a disobbedirgli, Lo invocherai ma Lui non ti risponderà ……….

 

Qualche idea per farti arrivare alla perfetta obbedinza  ….

 

perché non ti trovi un confessore stabile e un direttore spirituale che possano guidarti e a cui tu puoi obbedire? I santi sono diventati tali anche attraverso l’umile obbedienza al direttore spirituale ….

 

..

Considera che Dio ascolta soprattutto le preghiere degli umili ….e la vita di umiltà consiste in ciò che dico qui di seguito ….

 

 

§. I. PRATICA DELL'UMILTÀ

 

Chi non è umile, non può piacere a Dio, il quale non può soffrire i superbi. Egli ha promesso di esaudir chi lo prega, ma se lo prega un superbo, il Signore non l'esaudisce; agli umili all'incontro diffonde le sue grazie: "Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam" (Iac. 4. 6). L'umiltà si distingue in umiltà d'"affetto" ed umiltà di "volontà". L'umiltà d'affetto consiste nel tenerci noi per quelli miseri che siamo, che niente sappiamo e niente possiamo, se non far male. Quanto abbiamo e facciamo di bene, tutto viene da Dio. Veniamo alla pratica. In quanto all'umiltà d'affetto dunque, per I. non mettiamo mai confidenza alle nostre forze ed a'1 nostri propositi; ma diffidiamo e temiamo sempre di noi. "Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 12).2 Dicea S. Filippo Neri:3 "Chi non teme, è caduto". Per 2. non ci gloriamo mai delle cose nostre, come de' nostri talenti, delle nostre azioni, della nostra nascita, de' nostri parenti e simili. Perciò è bene che non parliamo mai dell'opere

 nostre, se non per dire i nostri difetti. Ed il meglio è non parlar mai di noi, né di bene, né di male: perché anche nel dirne male, sorge spesso in noi la vanagloria d'esser lodati, o almeno d'esser tenuti per umili, sicché l'umiltà si riduce a superbia.

 

Per 3. non ci sdegniamo con noi stessi dopo il difetto. Ciò non è umiltà, ma superbia, ed è anche arte del demonio per farci diffidar

- 300 -

 

in tutto e lasciar la buona vita. Quando ci vediamo caduti, diciamo come dicea S. Caterina da Genova:4 "Signore, questi sono i frutti dell'orto mio". Allora umiliamoci e subito rialziamoci dal difetto commesso con un atto d'amore e di dolore, proponendo di più non ricadervi e confidando nell'aiuto di Dio. E se per disgrazia ritorniamo a cadervi, sempre facciamo così. Per 4. vedendo le cadute degli altri, non ce ne ammiriamo; ma compatiamoli e ringraziamo Dio, pregandolo a tenerci le mani sopra; altrimenti il Signore ci punirà con permettere che cadiamo negli stessi peccati e forse peggiori di quelli. Per 5. stimiamoci sempre i maggiori peccatori del mondo; e ciò quantunque sapessimo che altri abbiano più peccati de' nostri; poiché le nostre colpe commesse dopo tanti lumi e grazie divine peseranno più avanti a Dio, che le colpe degli altri, benché in maggior numero. Scrive S. Teresa:5 "Non credere d'aver fatto profitto nella perfezione, se non ti tieni per lo peggiore di tutti, e non desideri d'esser posposto a tutti".

 

L'umiltà poi di "volontà" consiste nel compiacerci d'essere disprezzati dagli altri. Chi si ha meritato l'inferno, merita d'essere calpestato da' demonii per sempre. Gesu-Cristo vuole che impariamo da lui ad essere mansueti ed umili

 di cuore: "Discite a me, quia mitis sum, et humilis corde" (Matth. 11. 29). Molti sono umili di bocca, ma non di cuore. Dicono: "Io sono il peggiore di tutti: merito mille inferni". Ma poi se uno li riprende, o lor dice una parola che non piace, si voltano con superbia. Questi fanno come i ricci,6 che subito che son

- 301 -

 

toccati, si fanno tutti spine. Ma come? voi dite che siete il peggiore di tutti e poi non potete soffrire una parola? Il vero umile, dice S. Bernardo,7 si stima vile e vuol essere riputato vile anche dagli altri.

 

Per I. dunque, se volete esser vero umile, quando ricevete qualche ammonizione, ricevetela con pace e ringraziate chi v'ammonisce.8 Dice il Grisostomo9 che il giusto, quando è corretto, si duole dell'errore commesso; ma il superbo si duole che sia conosciuto l'errore. I santi anche quando son incolpati a torto, non si difendono, se non quando la difesa è necessaria per evitare lo scandalo degli altri, altrimenti tacciono e tutto offeriscono a Dio.

 

Per 2. allorché ricevete qualche affronto, soffritelo con pazienza ed accrescete l'amore a chi vi disprezza. Questa è la pietra paragone per conoscere, se una persona è umile e santa. Se ella si risente, ancorché facesse miracoli, dite ch'è canna vacante. Dicea il Padre Baldassarre Alvarez10 che il tempo delle umiliazioni è tempo di guadagnare tesori di meriti. Guadagnerete più in ricever con pace un disprezzo, che se faceste dieci digiuni in pane ed acqua. Son buone le umiliazioni, che facciamo da per noi [davanti]11 agli altri, ma molto più vale l'accettar le umiliazioni che dagli altri vengono fatte a noi, perché in queste vi è meno del nostro, e vi è più di Dio; onde vi è assai maggior profitto, se lo sappiamo soffrire. Ma che sa fare un cristiano, se non sa soffrire un disprezzo per Dio? Quanti disprezzi Gesu-Cristo ha sofferti per noi? schiaffi, derisioni, flagelli, sputi in faccia? Eh se portassimo amore a Gesu-Cristo, non solo non faressimo12 risentimento negli affronti, ma ce ne compiaceressimo,13 vedendoci disprezzati, come fu disprezzato Gesu-Cristo.

 

 

 

Adesso ….probabilmente hai capito molto bene perché Dio non ti e non ci ascolta ……

….perciò, da oggi invece di chiederci perché Dio non ci ascolta domandiamoci perché noi non lo ascoltiamo ….cioè domandiamoci perché siamo poco obbedienti e poco umili ………

 

 

D. Tullio


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SOCIETA'
11 aprile 2009
SOLENNI FUNERALI PER LE VITTIME DEL TERREMOTO DELL'AQUILA DEL 5 APRILE
 
CENTRO RELIGIONE CRISTIANA
VENERDI SANTO 10 APRILE 2009
SOLENNI FUNERALI PER LE VITTIME DEL TERREMOTO DELL'AQUILA DEL 5 APRILE
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CI UNIAMO AL DOLORE DEI PARENTI DELLE VITTIME ED ESPRIMIAMO IL PIU' GRANDE CORDOGLIO
E OFFRIAMO LE PIU' SENTITE CONDOGLIANZE E PROMETTIAMO DI PREGARE PER I LORO CARI
CHE HANNO LASCIATO QUESTO MONDO TRAGICAMENTE.
OGGI  SI COMMEMORA QUESTO FUNERALE PROPRIO QUANDO RICORRE  IL GIORNO DELLA PASSIONE E MORTE DI GESU' .
QUESTE DUE RICORRENZE INSIEME SONO UN GRIDO DI DOLORE INFINITO VERSO IL CIELO.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L'AQUILA - Oltre cinquemila persone - secondo le stime delle forze dell'ordine - 

si sono riunite all'Aquila ad assistere ai funerali delle vittime del terremoto che ha colpito la regione.

La cerimonia solenne è iniziata questa mattina e si è conclusa nel primo pomeriggio,

 alla presenza del capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, e delle più alte cariche istituzionali del Paese.
Sull'altare allestito nella piazza d'Armi della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza i circa 1.600 parenti delle

vittime hanno cominciato ad affluire sin dal primo mattino. Ognuno di essi ha accompagnato i solenni funerali

di 205 delle 290 persone rimaste sotto le macerie la notte del 6 aprile scorso.
Duecentocinque bare allineate su quattro file nell'ampio piazzale della caserma,

molte sormontate da quelle bianche e piccole dei bambini. Appena mezzo metro quella del più giovane,

un bimbo di soli cinque mesi.
Più in là, nelle città ferite, il lavoro dei volontari è proseguito senza sosta, fra le macerie,

insieme a quello delle squadre antisciacallaggio.
E anche durante i funerali si sono avvertite scosse, una sola di magnitudo 2,5.
Intanto è salito a 290 i numero ufficiale dei morti causati dal terremoto di lunedì.

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teatro
7 aprile 2009
AQUILA:TERREMOTO MENTRE ERA IN CORSO JCS PRESSO IL SANTUARIO DI ROIO-CASTIGO DIVINO
 

PUNIZIONE PER JCS

PUNIZIONE PER JCS

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

SIAMO ADDOLORATI CHE SI CONTINUA A BESTEMMIARE GESU' NELLA CHIESA CATTOLICA

E POI SUCCEDONO DEGLI AVVENIMENTI CHE HANNO IL CARATTERE DI CASTIGO DIVINO

ECCO CHE LA CITTA' DELL'AQUILA E' STATA COLPITA DAL TERREMOTO MENTRE IN UNA SUA CHIESA

CATTOLICA SI BESTEMMIAVA GESU' E IL SANTO VANGELO CON IL MUSICAL ROCK E BLASFEMO

JESUS CHRIST SUPERSTAR.

"Fuggi fuggi anche dal Santuario di Roio stracolmo di gente visto che era in corso e vicina alla conclusione la rappresentazione teatrale di «Jesus Christ Superstar».

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Nuova scossa di 3.9 registrata alle 22,48:
verifiche sui danni causati agli edifici

Terremoto nella notte,
fuga da case e locali

Giampiero Giancarli
L’AQUILA. Dopo due giorni di assoluta tranquillità sotto il profilo sismico ieri sera è tornato l’incubo del terremoto. Infatti, alle 22,48, la terra ha tremato ancora. E’ stata infatti registrata una scossa con una magnitudo di 3.9 della scala Richter, ovvero di poco inferiore di quella di lunedì 30 marzo che fu di 4. L’epicentro, anche stavolta, dovrebbe essere quello tra Collimento di Lucoli, Roio e Tornimparte. Scene di panico non sono mancate. La gente, nonostante il freddo, si è riversata per strada. Alcuni hanno lasciato le case, altri sono scappati dalle sale cinematografiche e dai pub ancora aperti. Fuggi fuggi anche dal Santuario di Roio stracolmo di gente visto che era in corso e vicina alla conclusione la rappresentazione teatrale di «Jesus Christ Superstar». Solita raffica di telefonate ai vigili del fuoco di gente allarmatissima che chiedeva cosa fare e soprattutto se sono previste altre scosse, domanda alla quale nessuno può rispondere. La reazione, in nottata, è stata identica a quella del pomeriggio del 30 marzo e migliaia di automobili hanno affollato le strade. Tutti si sono diretti verso spazi aperti. Alcuni, sopratutto coloro che abitano nel centro storico si sono riversati in piazza Duomo come pure piazza Palazzo. Ma altri ancora hanno scelto luoghi centrali ma più sicuri come la villa comunale, oppure il parco del castello cinquecentesco. In quasi tutti i paesi dell’Aquilano sono successe cose analoghe con la gente che si è radunata nella piazza principale. Chi vive nella periferia del capoluogo ha trovato più agevole ripiegare su ampi spazi intorno a piazza d’Armi e Santa Barbara. I vigili del fuoco, di intesa con protezione civile hanno svolto i primi controlli, sia pure sommari, negli edifici più a rischio come la scuola De Amicis, la basilica di Collemaggio, San Berardino oltre che, come è di obbligo, in case di cura e al San Salvatore. Poi ci sono stati altri controlli in altri edifici segnalati dalla gente ma, almeno fino a ieri notte, non sono stati individuati danni di rilievo. Qualche chiamata, infine, è arrivata al 118 ma si è trattato di casi risolti per telefono visto che era solo gente che voleva essere rassicurata.
(06 aprile 2009)

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