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CULTURA
22 novembre 2010
LA CIRCONCISIONE DI GESU' E LA SUA PRESENTAZIONE AL TEMPIO
IL VANGELO DELL'INFANZIA
LA CIRCONCISIONE DI GESU' E LA SUA PRESENTAZIONE AL TEMPIO

(Luca 2, 21-40)

LA CIRCONCISIONE DI GESU' (2, 21)
Scrive Luca «E quando furono compiuti gli otto giorni in capo ai quali Egli doveva essere circonciso, gli fu imposto il nome di Gesù, che gli era stato dato dall'angelo, prima che Egli fosse concepito nel seno»: questo accenno fato da Luca al rito della circoncisione di Gesù vuole informarci, oltreché del rito stesso a cui il bambino fu sottoposto come qualsiasi bambino ebreo, anche della imposizione del nome "Gesù", secondo quanto comunicato dall'angelo sia a Maria (Luca 1, 31) che a Giuseppe (Matteo 1, 21).
Alcune informazioni sul rito ebraico della circoncisione sono state date a proposito della circoncisione di Giovanni il Battezzatore (Luca 1, 59-63).
Qui aggiungeremo solo che la circoncisione non fu per la prima volta usata in Oriente dagli Ebrei per ordine di Dio (Genesi 17, 9-14), perché si tratta di una pratica molto più antica un uso presso i popoli orientali (semiti) sia per motivi presumibilmente igienici, sia come rito magico-propiziatorio per consacrare alla divinità la facoltà generativa, mediante cui si trasmette la vita.
Tra gli ebrei, però essa ebbe fin dall'inizio un significato religioso, cioè di appartenenza al popolo di Dio, legato a Dio dall'alleanza (Genesi 17, 2; Levitico 12, 3).

LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO (2, 22-24)
In questa pericope Luca narra che Maria e Giuseppe ottemperarono a due precetti della Legge mosaica: al precetto dell'offerta del primogenito a Signore, che secondo Numeri 18, 15 doveva essere riscattato al 31° giorno dalla nascita, mediante il pagamento di 5 sicli; e al precetto della purificazione di Maria, che il Levitico 12, 2-8 imponeva alla donna di fare, presentasi al tempio entro 40 giorni, se il neonato era maschio, oppure entro 80, se femmina.
«E quando furono compiuti i giorni della loro purificazione, secondo la legge di Mosè »; a chi si riferisce il pronome "loro"? Grammaticalmente sembra riferirsi ai genitori, che sono il soggetto del verbo seguente "portarono". Ma, poiché in nessun passo dell'Antico Testamento si fa mai menzione o allusione a una qualche impurità che avrebbe contratto il padre alla nascita di un figlio, sembra evidente che il pronome "loro" si riferisca a Maria e Gesù, protagonisti della cerimonia.
Il termine "purificazione" (greco: kaqari\smo\j = katharìsmòs = riscatto, o semplicemente: espiazione) è stato scelto a causa di Maria, ma in modo da convenire meglio a Gesù (infatti la Settanta per indicare la purificazione della partoriente usa il termine tecnico "kathàeseos").
La legge del Levitico (12, 6-8) prescriveva che la donna nel giorno della sua purificazione offrisse in olocausto un agnello di un anno e una colomba o tortora, ma, se era povera, era sufficiente che offrisse due colombi o tortore, come fece appunto Maria.
La cerimonia della purificazione si svolgeva così: giunta la donna al tempio presso la porta di Nicanore, il sacerdote di turno l'aspergeva con sangue e recitava su di essa alcune preghiere; quindi seguiva l'offerta stabilita per la purificazione e il pagamento dei cinque sicli per il riscatto del primogenito, che apparteneva a Dio (Esodo 13, 2.12.15; 22, 29; 34, 19; Numeri 3, 13; 8, 16-17; 18, 15). Perché Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo e Figlio di Dio, e Dio lui stesso, che non era perciò tenuto ad offrire al Padre né a se stesso alcun riscatto, e perché Maria, che, non avendo concepito col concorso d'uomo, non aveva contratto alcuna impurità legale alla nascita del Figlio, si sottoponeva alla luce comune a tutti i figli maschi primogeniti?
Probabilmente, perché il mistero della nascita miracolosa di Gesù e della sua divina natura non doveva essere rivelato. D'altra parte la Legge parlava chiaro di quest'obbligo per tutti i primogeniti (Numeri 8, 16) e Gesù si trovava in questa condizione. Per questo Maria e Gesù si sottomisero alla Legge (Numeri 18, 15-16).

Mentre Maria e Giuseppe erano nel tempio col bambino Gesù, avvennero due fatti singolari.
L'APPARIZIONE DI SIMEONE E ANNA NEL TEMPIO (Luca 2, 25-38).
Viveva in quel tempo a Gerusalemme « un uomo di nome Simeone» (o Simone, ebraico: esaudimento?), di cui si dice che «era giusto e timorato di Dio », cioè osservante della Legge e pio, avanzato d'età, il quale aveva una fede talmente forte, malgrado le umiliazioni del popolo sottomesso ai Romani, «aspettava la consolazione d'Israele»; questa è un'espressione astratta per indicare Colui che i profeti avevano annunziato come "Consolatore, cioè il Messia (cfr. Isaia 41, 1.3; 66, 13; Aggeo 2, 7-9).
«E lo Spirito Santo era sopra di lui»: si tratta dello Spirito di profezia, che era tornato, dopo 400 anni circa, a risvegliare l'attesa messianica tra gli Ebrei e prepararli alla venuta del Messia.
A Simeone «era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d'aver veduto (coi suoi occhi) il Cristo (cioè l'Unto) del Signore: "vedere la morte" è un'espressione semitica per dire "morire".
Egli, quel giorno, « mosso dallo Spirito, venne nel tempio», cioè nel recinto del tempio (greco: iero/n = ieròn; mentre il tempio propriamente detto, riservato ai soli sacerdoti, era detto nao\j = naòs), e vi giunse proprio mentre « i genitori vi portavano il bambino Gesù», cioè appena vi erano appena entrati.
Egli, per illuminazione divina, comprese che quel bambino era l'Atteso di Israele, perciò « se lo prese anch'egli tra le braccia e benedisse Iddio», cioè lo ringraziò per averlo privilegiato non solo di vedere ma anche di toccare e tenere tra le braccia il bambino, cioè il Messia.
Esplose così nel cantico, chiamato "Nunc Dimittis", dalle prime parole in latino.
Informazioni sulla paternità di Simeone di questo cantico possono trovarsi in articoli precedenti a proposito del cantico di Zaccaria ("Benedictus") e di Maria ("Magnificat").
«Ora, o mio (manca nel testo greco) Signore tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola»: da notare il contrasto tra "Signore" (greco: despo\thj = despòtes, cioè padrone assoluto e proprietario) e "servo" (dou\loj = doùlos = schiavo servitore). Inoltre "tu lascia andare in pace": in greco c'è il verbo "apolùeis", usato spesso per indicare la liberazione di un prigioniero, il congedo di truppe, il cambio della sentinella, ma il cui significato è "disciogli": Simeone infatti sembra ritenere la morte come uno scioglimento di lacci, una liberazione dalle pene della vita, e se stesso, essendo Dio padrone dell'uomo, come uno schiavo ubbidiente disposto a fare la sua volontà.
"La parola", a cui Simeone allude, è senza dubbio quella con cui lo Spirito Santo gli aveva dichiarato che non sarebbe morto prima di aver veduto il Messia (Cristo) Signore. Questa promessa gli aveva riempito l'anima di una tale gioia e pace, che ora non desiderava vivere più a lungo, avendo visto realizzate le sue speranze.
«Poiché gli occhi miei han veduto la tua salvezza»: "salvezza" (in greco: swthri/an = soterìan), poiché nel Messia si realizzavano tutte le promesse messianiche e si accumulavano tutte le benedizioni della redenzione.
Ma questa salvezza è detta "tua", perché Dio ne ha formato il disegno e tutto ha fatto cooperare al suo adempimento (Romani 3, 22).
«Che hai preparato dinanzi a tutti i popoli»: quindi, non solo per gli ebrei, come avevano annunziato anche i profeti antichi (Isaia 2, 2-3; 11, 10 ecc.; Ezechiele 16, 61; Amos 9, 12; Michea 4, 1-2 ecc.).
«Per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»: il salvatore fu "luce" per i gentili, che difettavano della rivelazione soprannaturale, data agli Ebrei, mediante la verità che ha annunziato (2 Corinzi 3, 14-18), e che ha mostrato loro la via della pace; fu "gloria" invece per gli Ebrei, perché il Messia è provenuto da loro.
«E il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che diceva di lui (cioè del loro bambino)»: tale meraviglia proveniva loro dall'armonia straordinaria di testimonianze sullo stesso soggetto proveniente da fatti verificatisi nei più diversi ambienti e dalle parole dette dalle persone più diverse (angelo, sogno di Giuseppe, messaggio ai pastori, e le affermazioni di Simeone).
«E Simeone li benedisse (cioè si rallegrò e congratulò con loro, chiamandoli "beati") e disse a Maria, madre di lui: Ecco, questi è posto a caduta e rialzamento di molti in Israele»: è chiara l'allusione a Isaia 8, 14-15.18; 28, 16.
Chi crederà in Cristo otterrà salvezza ("rialzamento"), chi non crederà cadrà e si perderà (Romani 9, 33; 1 Pietro 2, 6-8).
Questa della "pietra" è la prima delle immagini.
«E per segno a cui si contraddirà»: è questa la seconda immagine o paragone.
"il segno" o vessillo si innalza per annunziare un avvenimento o segnalare un pericolo, e attorno ad esso si riuniscono tutti. Cristo sarà un segno per l'umanità, come lo sarà per gli ebrei: tutti di fronte a Lui dovranno assumere la loro posizione, o pro o contro di lui.
Come "segno" che dividerà l'umanità in due campi, il Messia farà in modo che « i pensieri di molti cuori siano rivelati»: "i pensieri" (greco : dialogismo\i = dialoghismòi) sono da intendersi come pensieri non buoni, malvagi, intenti cattivi.
«E a te stessa una spada trapasserà l'anima»: è la terza immagine o paragone.
"La spada" (greco: r¥onfai¢a = romphaia) è la spada a doppio taglio, acuto e penetrante che in genere è identificata con la Parola di Dio (Apocalisse 19, 13; Ebrei 4, 12). Questo inciso, riguardante Maria, si trova in un contesto, che riguarda "i pensieri", e malvagi per giunta; sembra quindi che la "spada" servirà a mettere a nudo i pensieri di Maria.
Anche essa, infatti, durante la vita, andò soggetta a dubbi circa suo Figlio, se fosse o no il Messia (cfr. Luca 2, 50; Marco 3, 21.31-35; Matteo 10, 36; Giovanni 7, 5). Quindi queste parole non profetizzano la sofferenza di Maria assieme a Gesù.

In quel tempo viveva « anche Anna» (ebraico: grazia, misericordia), « profetessa» (come Maria, sorella di Mosè, Esodo 15, 20; come Debora, Giudici 4, 4; come Hulda 2 Re 22, 14; 2 Cronache 24, 22), quindi conosceva e predicava l'avvenire e difendeva la Legge di Dio nei suoi discorsi o colloqui, riprendendo il vizio e incoraggiando la virtù; « figliuola di Fanuel (ebraico: faccia di Dio), della tribù di Aser, la quale era molto attempata», cioè molto avanti con gli anni. « Dopo esser vissuta col marito sette anni della sua verginità, era rimasta vedova ed aveva raggiunto gli ottantaquattro anni»: espressione che rende incerto se voglia dire che aveva 84 anni, oppure se era vissuta 84 anni dopo la morte del marito col quale era stata sposata sette anni (in questo caso 84 di vedovanza, più sette di matrimonio, più quindici oppure 13 di verginità, darebbe un'età di 106/104 anni.
«Ella non si dipartiva mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e orazioni »: secondo alcuni Anna avrebbe abitato assieme ad altre donne in una delle abitazioni annesse ai cortili del tempio, perché addette ad alcuni servizi ("sodo 38, 8; 1 Samuele 1, 22; Numeri 4, 23; 8, 24); ma sembra meglio ritenere che Luca voglia dire che passava gran parte del giorno nel tempio, avendo consacrato tutta la sua vita al Signore e trascorrendola in preghiera giorno e notte e nei digiuni.
«Sopraggiunta in quella stessa ora» dove si trovavano Simeone, Maria e Giuseppe col bambino Gesù, «lodava anch'ella Dio », perché dava compimento alle profezie con l'invio dell'atteso Messia, «e parlava del bambino », cioè del Messia, «a tutti quelli che aspettavano la redenzione (cioè il redentore) di Gerusalemme » (altri leggono: a tutti quelli che in Gerusalemme aspettavano la redenzione).

(vers. 38-40) Maria e Giuseppe « come ebbero adempiute a tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazareth, loro città». Secondo il Vangelo di Matteo (2, 1 seg.) avvennero poi altri vari fatti (visita dei Magi, strage degli innocenti, fuga e ritorno dall'Egitto e dimora a Nazareth) che Luca non narra. Or i fatti narrati da Matteo debbono essere avvenuti subito dopo la presentazione al tempio, e così noi li tratteremo.
Luca poi conclude, dando un laconico accenno alla fanciullezza di Gesù a Nazareth, e dice: « E il bambino cresceva e si fortificava, essendo ripieno di sapienza; e la grazia di Dio era sopra lui». Così è descritto lo sviluppo intellettuale (greco: sofi/a = sophìa) di Gesù, quello fisico (greco huÃcanen = eùcsanen) e quello morale (greco xa/riti = kàriti) dai primi mesi ai 12 anni.
Inoltre la frase "e la grazia di Dio era sopra di lui" afferma che egli si distingueva fra gli altri bambini per i doni e le grazie, che mostrava a tutti come fosse il favorito di Dio.

http://www.chiesadicristo-padova.it/gesu1.htm


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CULTURA
16 aprile 2009
La profanazione del tempio.
 

La profanazione del tempio.

 

Luca 19, 45-48

In quel tempo Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, dicendo: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.


 



Cecco del Caravaggio, Cacciata dei mercanti dal tempio, 1610-15, Berlino Staatliche MuseenQuello stesso Gesù che aveva detto: "imparate da me, che sono mite e umile di cuore" scaccia con veemenza i venditori nel tempio. Il luogo della preghiera era diventato un mercato e una spelonca di ladri e tutto ciò è orrendamente sacrilego. Quando la religione si trasforma in commercio di cose e in luogo di profitto c'è da temere la giusta ira di Dio. Dalla simonia all'idolatria il passo è breve. La tentazione di vendere e commerciare con le cose sante o di approfittare per trarne profitti personali è ricorrente nella storia di tutte le religioni e anche la nostra chiesa ripetutamente ha dovuto e deve ancora difendersi da tali tentazioni. Gesù ci ha ammonito: "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Qualunque prezzo si voglia stabilire per le cose di Dio è sempre infinitamente inadeguato al suo valore. Lo stesso Signore del resto si è impegnato a non lasciarci mancare nulla a coloro che pongono al primo posto l'avvento del suo Regno: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta".Ha impegnato anche i fedeli perché provvedano generosamente il necessario ai predicatori del vangelo: "l'operaio è degno della sua mercede".


Il tempio di Salomone fu costruito nel 960 (e fu distrutto nel 587 dai Babilonesi). Il secondo tempio è edificato dagli ebrei ritornati dall’esilio babilonese e il terzo da Erode il grande (quello visto da Gesù), molto più grande dei precedenti .
Il tempio non è il luogo dove Dio abita ma piuttosto il luogo dove si avvicina all’uomo che viene a cercarlo, si manifesta e salva , ascolta e perdona.
Il tempio è il segno dell’alleanza di Dio con Israele , segno della elezione: Dio che il cielo e la terra non possono contenere ha scelto questa città.
Resti del tempio di GerusalemmeMa il Dio che si manifesta a Gerusalemme non dimentica di essere il Dio di tutta la terra e di tutti i popoli: Dio ascolta anche lo straniero che viene da un paese lontano “perché tutti i popoli della terra conoscano il suo nome”
Anche per i profeti il tempio è il luogo dell’incontro con Dio. E’ nel tempio di Gerusalemme che Isaia ha la sua grande visione. Per Geremia esso è “il trono di della gloria” e “la speranza di Israele”. Ed Ezechiele descrive la futura restaurazione d’Israele sotto l’immagine di un grandioso tempio rinnovato in cui la gloria del Signore ritornerà a dimorare.

Tuttavia i profeti sono attenti e vigili. La concezione del tempio può facilmente scadere nella magia o in un formalismo senza anima. I profeti non cessano di ricordare che, se è vero che Dio lo si incontra nel tempio, è altrettanto vero che egli è soprattutto interessato a ciò succede fuori, alla vita e al mondo.

Come ogni giudeo anche Gesù frequenta il tempio e lo onora. Ma i vangeli concordano anche nel ricordare che, come i profeti, criticò il tempio (Mt 21,12-13; Mc 11,15-19; Lc 19,45-48; Gv 2,14-16).

Di fronte all’orgoglio dei discepoli per la grandiosità del tempio (“maestro, guarda che pietre e che costruzioni!”) ribatté: “Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà pietra su pietra, che non sia distrutta” (Mc 13,1-2). La sua critica al tempio fu una delle accuse mossegli al processo (Mc 14,58). Anche la prima comunità di Gerusalemme accetta pacificamente il tempio e lo frequenta (At 2,46). Ma Stefano assunse una posizione più critica riprendendo la polemica dei profeti.
Questo atteggiamento dialettico, fatto di accettazione e di critica raggiunge la sua svolta quando si fa strada la consapevolezza che il vero spazio della presenza di Dio fra gli uomini non è più il tempio di Gerusalemme ma il “corpo di Cristo” (Gv 2,21: nel contesto della cacciata dal tempio dei venditori e dei cambiavalute “Gesù disse: distruggete questo tempio ed io lo farò risorgere in tre giorni. Gli dissero i giudei :questo tempio è stato costruito in 46 anni e tu in tre giorni lo farai risorgere? Ma egli parlava del tempio del suo corpo”; Gv 1,14: “E il verbo si fece carne ed venne ad abitare - a porre la sua tenda - in mezzo a noi”).

 

http://www.tanogabo.it/religione/mercanti.htm


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letteratura
2 aprile 2009
GESU' AL TEMPIO DI GERUSALEMME
 
GESU' AL TEMPIO DI GERUSALEMME
 
 
V.Matteo: 21, 1-17
 

21-1Gesù e i discepoli stavano avvicinandosi a Gerusalemme. Quando arrivarono al villaggio di Bètfage, vicino al monte degli Ulivi, Gesù mandò avanti due discepoli. 2Disse loro: "Andate nel villaggio che è qui di fronte a voi, e subito troverete un'asina e il suo puledro, legati. Slegateli e portateli a me. 3E se qualcuno vi domanda qualcosa, dite così: È il Signore che ne ha bisogno, ma poi li rimanda indietro subito".
4
E così si realizzò quel che Dio aveva detto per mezzo del profeta:
5
Dite a Gerusalemme:
guarda, il tuo re viene a te.
Egli è umile,
e viene seduto su un asino
un asinello, puledro d'asina.
6I due discepoli partirono e fecero come Gesù aveva comandato. 7
Portarono l'asina e il puledro, gli misero addosso i mantelli e Gesù vi montò sopra.
8La folla era numerosissima. Alcuni stendevano sulla strada i loro mantelli, altri invece stendevano ramoscelli tagliati dagli alberi e facevano come un tappeto. 9
La gente che camminava davanti a Gesù e quella che veniva dietro gridava:
"Osanna! Gloria al Figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Gloria a Dio nell'alto dei cieli!".
10Quando Gesù entrò in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione. Dicevano: "Ma chi è costui?". 11
La folla rispondeva: "È il profeta! È Gesù, quello che viene da Nàzaret di Galilea".
      
12Poi Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che stavano là a vendere e a comprare, buttò all'aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. 13E disse loro: "Nella Bibbia Dio dice:
La mia casa sarà casa di preghiera.
"Voi invece ne avete fatto
un covo di briganti".
14Nel Tempio si avvicinarono a Gesù alcuni ciechi e Zoppi, ed egli li guarì. 15I capi dei sacerdoti e i maestri della Legge videro le cose straordinarie che aveva fatto e sentirono i bambini che gridavano: "Gloria al Figlio di Davide!" e si sdegnarono. 16
Dissero a Gesù: - Ma non senti che cosa dicono?
Gesù rispose:
- Sì, sento. Ma voi non avete mai letto nella Bibbia queste parole: Dalla bocca dei fanciulli e dei bambini ti sei procurata una lode?
17
Poi li lasciò e se ne andò via; uscì dalla città e passò la notte a Betània.

http://www.bibbiaedu.it/pls/bibbiaol/GestBibbia_int2.Ricerca?Libro=Matteo&Capitolo=21

 
 

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