di Arai Daniele

Josè Saramago

Questi giorni in Portogallo divampa la polemica su José Saramago, premio Nobel per la Letteratura, che sta pubblicando il suo nuovo lavoro: «Caino». E per anticipare la sua pubblicità, ha voluto lanciare nella grande stampa il «pensiero» cui è giunto: la Bibbia è un manuale di cattivi costumi insegnati da un dio cattivo, invidioso e crudele.

Per controbilanciare tale aringa atea e antibiblica, furono mobilitati dalle TV locali alcuni preti in cravatta e anche rappresentanti della comunità ebraica. Tutti distinguono tra la poca attendibilità in matteria dell’autore del «Quinto Vangelo» e i suoi grandi meriti letterari. E il «mummifico» autore si dichiara stanco di rispondere alle critiche a un libro appena pubblicato e che non è stato ancora letto. Sarebbe pronto, però, a dibattere l’argomento con personalità in buona fede! In verità, le critiche sono proprio alla mala fede di chi si fa pubblicità attraverso un feroce attacco alla Bibbia e a Dio.  

Qui, però, l’interesse non va a tale nobel di un rancido ateismo, ma al Libro «criticato», che svela il sublime progetto della grande Famiglia umana secondo l’Amore del Padre, rovinato dai pessimi costumi ribelli cui l’uomo si avviò alienando proprio la Parola di Dio. La Bibbia è il racconto di quanto l’uomo perse e stenta a ricuperare anche dopo che il Verbo di Dio s’incarnò per far vivere il progetto di Dio nella coscienza e nella società degli uomini di buona volontà.

Il Peccato Originale è, infatti, la ribellione ingenerante i pessimi costumi in questione, in cui vanno inclusi tutti gli orrori umani, dal delitto di Caino a quelli di Pol Pot, senza escludere, anzi, mettendo in primo posto i delitti mentali, filosofici, letterari ecc. che deviano moltitudini dal vero e dal bene, causando queste nefandezze. Contro la Verità, quale Nobel può vantare merito oltre il “mistero buffo” del proprio successo in un mondo avviato a una miserevole demenza porno-politeistica e auto-idolatrica?

Intendo, quindi, parlare più di cure divine che di degenerazioni umane, più del Santo Sacrificio che dei barbari massacri mentali e carnali oggi in atto. Questi per la loro estrema iniquità richiamano nel piano religioso i tempi finali della desolazione profetizzata nelle Sacre Scritture e confermate dal Signore stesso.

Si può dire che le Profezie bibliche vanno nel senso e hanno il valore di cure divine?

Sarebbe d’aiuto per il mondo presente la profezia di Daniele legata alla sospensione del Sacrificio perpetuo, corrispondente all’abominio della desolazione nel Luogo santo e che rappresenta un attacco finale alla Fede; alla Verità stessa, confermata dal Signore?

La Chiesa ha sempre insegnato la centralità del Sacrificio di amore del Salvatore, non solo nelle questioni religiose, ma in ogni decisiva questione umana. Poiché la vita umana è generalmente guidata da una mentalità prevalente, se a questa manca il senso del sacrificio personale per amore del vero e del bene, manca tutto quel che conta per giustificare una vita degna d’essere vissuta in un vero ordine terreno. Questa mancanza è legata alle ingiustizie e massacri perpetrati da quanti hanno preso le distanze perfino dal senso del Sacrificio divino. E quando non si sacrifica all’Alto per le proprie colpe, si scende nell’abisso di sacrificare altri per le proprie idee e godurie, ovvero idoli di possesso e di potere. Dalla cecità riguardo alla Vittima divina si passa a fare vittime il prossimo, in nome d’idoli oscuri. Si pensi ai sacrifici umani dei Maia e altri, ma pure nella società presente all’aborto e alle guerre di stermino, trascinante al degrado un numero infinito di coscienze in un turpe mondo moderno.

In quest’oscuro frangente storico siamo davanti a moti abominevoli ma promossi per via legale. Sarà forse una coincidenza che ciò corrisponda nel mondo spirituale a una manipolazione del Santo Sacrificio Eucaristico? In tal caso, le Profezie bibliche non vanno veramente nel senso di avvertimenti piuttosto che di minacce divine?

Non sono forse risposte permanenti per far riconoscere la nostra situazione presente?

A questa giusta risposta arriva solo il fedele che capisce la vitale importanza di quanto profetizzato da Gesù Cristo stesso sul Mistero cui è legata la formazione della retta coscienza delle genti. Ma oggi, in nome della stessa Fede, sembra che l’importante sia proclamare apertamente il diritto alla libertà totale a causa dell’assoluta dignità umana, omologata nella società abortista e canonizzata in termini simili dal Vaticano II; ognuno sarebbe libero e degno comunque scelga d’agire contro la Fede e perciò pure contro Dio.

È l’«idea desolante» che richiama l’apocalittica apertura del pozzo dell’abisso ad ogni libertà, fatto ormai misteriosamente compiuto dopo il calo del «vescovo con la chiave»!

Sorge il grave dubbio: costoro hanno la stessa fede nel DIO unico? La risposta negativa la danno loro stessi dicendo che cristiani, mussulmani ed ebrei hanno lo stesso Dio.

In quest’affermazione vi è un doppio empio inganno. Primo, perché restringe solo ai monoteisti cristiani, mussulmani e ebrei la sovranità di Dio, che è Signore dell’universo intero e perciò di tutto e di tutti, dei credenti d’ogni religione e pure degli atei, gnostici e agnostici; Dio è il Creatore delle stelle come della Terra, dei mari come delle montagne. Poi, perché la vera questione è sapere se si ha la fede in Dio come Egli si è rivelato e perciò Lo si ascolta e ubbidisce. Il contrario è credere in un dio secondo le proprie idee, superstiziosi o vantaggi; come se si fosse «capace» di conoscere Dio da sé, magari dire come deve agire e pensare per non far arrabbiare qualche televisivo don Mazzi o far angosciare un Paolo VI di cupa memoria.

Se un misero mondo clericale è arrivato a fare rimproveri a Dio ad Auschwitz (“dove ti eri nascosto”), figuriamoci se non è pronto anche a operare «ritocchi illuminati» o compromessi desolanti riguardo il Suo antiquato Sacrificio, inintelligibile ormai a una rigogliosa gioventù, resa emancipata perfino dalla propria coscienza!

E tutto ritorna a quella profezia del viaggio senza ritorno dal Cielo in terra per aprire l’abisso delle umane libertà. Chi sono se non quelli che hanno paura solo di perdere il semaforo verde della «nuova coscienza della Chiesa», come la chiamava anche il «Santo subito»; quella nuova coscienza riconciliata e a servizio del «nuovo ordine ecumenista» secondo il mondialismo illuminista?

Veniamo ora alla riflessione sull’abominio posto nel Luogo santo, che si presentava ai fedeli cattolici fino al Vaticano II come un avviso ermetico riguardante l’adulterazione del Santo Sacrificio. Nell’ora attuale non sembra ormai difficile risalire alla natura di questa realtà preannunciata da Gesù, perché corrisponde a qualcosa di storicamente verificatosi: la manipolazione del Sacrificio redentore rappresentato nella Santa Messa Cattolica da uno spirito innovatore. Allora veniamo alle parole di Gesù Cristo nel Suo discorso escatologico, quando cita il libro del Profeta Daniele (9, 27): «Egli stringerà una forte alleanza con molti… farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà fino alla fine». Basta pensare a Paolo VI che per inventare il Novus Ordo Missae si accorda ai protestanti negatori del Sacrificio, per capire il fatto enigmaticamente velato di una presenza e attuazione abominevoli.

Il Concilio di Trento interpreta tale versetto riprendendo il tema dell’Anticristo per due volte, nella sessione del 6 agosto 1547 e in quella del 10 dicembre 1551. Due testi che non differiscono perché centrati nel mistero dell’Eucaristia, rifacendosi a Daniele.

Il grande Concilio, riguardo l’introduzione nel Tempio dell’abominio della desolazione, afferma che annuncia l’Anticristo nella Chiesa, quell’«altro» che sorgerà in una fase finale della storia e che sarà ricevuto come ministro (vicario) di Gesù Cristo, esercitando il più sinistro potere pontificale per attuare la persecuzione ai cristiani che celebrano l’unico e vero Sacrificio salvatore; Esso deve essere quello tramandato dalla Croce, a un tempo, propiziatorio, di lode, di ringraziamento, quindi, di supplica, in quanto nel Sacrificio eucaristico, dopo aver riconosciuto e lodato il supremo dominio di Dio, si impetra l’applicazione ai fedeli dei meriti acquistati sulla Croce. La Chiesa e il Papato sono stati istituiti per perpetuarne la celebrazione, secondo l’intenzione divina, mai dei barlumi umanisti o del lugubre relativismo ecumenista.

Nelle parole di Gesù l’abominio della desolazione ha un significato profetico riferito a fatti non ancora accaduti, di cui quello terminale; della fine. Allora, il «Luogo santo» non è più il Tempio di Gerusalemme, ma è la Sua Chiesa. Tale idolo sarà lo spirito d’inganno dell’Anticristo, quello che porta un nuovo vangelo vuoto di soprannaturale ma pieno del senso illuminista e mondialista; quello che induce esterni ritualismi, ma è privo della forza della Parola e suscita la grande indifferenza, preludio dell’apostasia. «Badate che nessuno vi inganni! Poiché molti verranno nel mio Nome dicendo: “Io sono il Cristo”, e molta gente sarà tratta in inganno» … Allora il Cristianesimo non sarà apertamente negato, ma subdolamente invertito da una «nuova coscienza della Chiesa», che conserva una sorta di pietà spiritualmente vuota. È il segnale da leggere nei passi biblici relativi agli inganni finali, più chiari alla luce dei fatti che si svolgono ora nella Chiesa. Ecco l’aiuto profetico: ci siamo; resistete all’inganno con la vostra fede perché è stato levato di mezzo ( II Tes 2, 7) per un tempo il vero Pastore con il suo seguito fedele (Terzo Segreto di Fatima).

L’ora presente è contrassegnata dall’inganno capitale dei falsi cristi, in veste pastorale. Pastori guidati dallo spirito della «stella» crollata dal Cielo in terra e che aprì le porte che contenevano la scelleratezza delle libertà del mondo umano.

A questo punto, vedere l’ateismo che si diffonde nel mondo senza freni, non deve più sorprendere. Da quando lo spirito dell’illuminismo ecumenista ha scalato il Vaticano, ogni attacco a quel che è santo diviene banale roba quotidiana in veste canonica.

Solo nella Bibbia era la vera storia di Caino e di Giuda, che gli atei vorrebbero invertire; nel mondo presente la realtà della sua ripetizione.

Ateismo rampante di umanisti da premio Nobel? Bazzecole! Dei loro appassionati si son dati all’umanesimo ecumenista dopo aver indossato e presto alienato la triplice Corona del potere di Nostro Signore Gesù Cristo. Tutto, per essere graditi allo spirito che può attirare i potenti dal Cielo in terra, premiando la caduta con l’applauso di questo mondo di umanisti stirati e retti dalla bava dei media!

Eppure, c’è ancora quel piccolo mondo di poveri cattolici illusi aggrappati a certe vesti canoniche come paracaduti! Esse non scansano neppure la caduta nel dileggio mondano!

Viviamo l’ora di simulacri e inganni d’ordine terminale che soltanto parole bibliche potevano svelare. Ma esse sono riservate alle coscienze formate nella Fede del Signore. Le maggioranze continueranno a cercare le realtà del mondo nel baccano televisivo e conciliare, che non richiede attenzione e tanto meno sacrifici!