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CULTURA
25 dicembre 2010
SANTO NATALE-Riflessione di Rosaria Schimmenti
 

 

SANTO NATALE

Riflessione di Rosaria Schimmenti

 



L’Iddio della vita, l’Iddio dell’amore venne in soccorso all’uomo mortale.

L’Iddio della luce della bellezza della bontà, intervenne a favore dell’umanità.


Ma perché è così difficile credere, accoglierlo e cambiare? Anche se ritorna puntualmente il SANTO NATALE gli atei rimangono sempre tali, per loro Dio non esiste.

Se così fosse, rimane la testimonianza vivente della legge universale di amore, di cui tutti siamo coinvolti, e non possiamo negare questa realtà, dovrebbe essere divulgata e insegnata nelle scuole elementari e superiori.


La nostra mente ha bisogno di essere alimentata da tutto ciò che è buono, per il benessere personale e universale; Ma la realtà è quella in cui viviamo, che vediamo, chi e al timone dovrebbero essere di esempio, e coloro che alimentano la mente pubblica dovrebbero dispensare un alimento sano. Dov’è la vera intelligenza e la vera sapienza? I segni che vediamo esigono un cambiamento, come può germogliare una società migliore se l’alimento mentale è micidiale?

La chiesa e la famiglia fanno quello che possono; Ma la corrente del male è più potente. I Golia sono più forti.

In seno alla cristianità è distruttivo menzionare spesso le forze del male ( il Diavolo) questo avviene in tante comunità cristiane. Non aiuta al cambiamento, o ad essere più sereni. L’alimento di vita per la mente è il bene, il bello e tutto ciò che è positivo. “AMA DIO CON TUTTO IL CUORE, MENTE, E FORZA” Nella vita individuale e familiare in cui si menzionano spesso le negatività, si viene a creare il bene e il male, si costruisce e si demolisce. (Gesù mi libera, il diavolo mi perseguita) è terribile! Noi creature abbiamo i sintomi in base a ciò che crediamo. Come si può parlare spesso del Diavolo a delle persone fragili e suggestionabili?

Prendiamo coscienza di come siamo fatti! E dell’alimento di vita e vitamine salutari di cui necessitiamo, per acquisire forza mentale, salute, sicurezza e serenità.


Una mia amica malata, anni addietro iniziò ad associarsi ad una comunità cristiana, per motivi di salute, perché si basano sulle guarigione. Nel giro di poco tempo iniziò a pregare anche Lei in lingue, Io non mi sono mai aggregata; Ma li ho sempre rispettati, evitando i dibattiti. In una occasione accettai l’invito ad un congresso, alla fine l’oratore ha annunciato: “Cari fratelli, durante la strada del rientro il diavolo ha in mente di farvi fare degli incidenti stradali; Ma noi lo cacciamo via prima di uscire da questo luogo.” Circa trecento persone si sono levati in piedi e con le mani alzate e i pugni stretti cominciarono a saltare e gridare in coro: vai via Satana! vai via Satana! Le è servito senz’atro ad acquisire la convinzione che era stato cacciato, e si misero in viaggio verso casa con più fiducia. Comunque ciò che ho visto e udito per me è stato terribile.

Noi siamo figli di un Dio Santo e la sola idea di appartenere a questa Divinità meravigliosa, pura, trasparente e limpida ci fa bene. Un Dio di Luce, di pace, di amore, di ordine, un Dio intelligente e sapiente che ci insegna, ci istruisce nelle sue vie, ci invita all’ubbidienza, all’umiltà, per imparare e crescere rettamente, basta solo questo pensiero e gli occhi ci brillano di gioia, perché? Perché abbiamo registrato nella nostra mente le sue qualità, che dobbiamo a nostra volta conservare e farli nostre, e come conseguenza ci aprono il sentiero della vita, si conosce l’essenza di Dio, che è bene e luce e nessuno può ingannarci dicendoci che se non facciamo parte della loro religione non abbiamo Dio.

Chi meglio di Dio può conoscere l’alimento basilare di cui abbiamo bisogno. Alcune volte mi trovo a riflettere riguardo la vita disagiata del suo popolo e delle persone che a scelto. I Patriarchi, nomadi. I loro discendenti schiavi in Egitto, e successivamente accampati nel deserto. Maria e Giuseppe in viaggio con un asinello, e partorì Gesù in una stalla, sicuramente Dio ha provveduto ciò di cui aveva bisogno in quel momento.

Il mondo non era degno di accogliere il figlio di Dio, la compagnia del bue e dell’ asino erano preferibili agli uomini di quel tempo. La buona notizia fu annunziata agli umili pastori, non ai dotti. Dio guidò dei stranieri, i Re Magi ad adorarlo, e portare dei doni di valore, che servirono ai coniugi per il loro sostentamento e trasferimento in Egitto.

Tutte queste creature di Dio pur vivendo nel disagio ambientale, avevano la più grande ricchezza che appaga il cuore e da serenità. L’affiatamento e l’unione delle loro anime, delle loro famiglie, un solo Dio unico a cui si rivolgevano in preghiera ed era al timone nella loro vita.


Questo è ciò che manca nella nostra società odierna. Vi sono divisioni in tutti i campi: politici, religiosi, e familiari. Non si è più in sintonia affettiva, di sentimenti buoni. Constatiamo che in tutti gli ambienti si crea quasi sempre comunione nella negatività, come: denigrare il proprio simile, complotto a scagliarsi contro qualcuno preso di mira, ed annientarlo.

Siamo spinti al materialismo, ai piaceri ai divertimenti, e alle distrazioni di ogni genere, mentre l’affezione naturale viene meno, le depressioni aumentano e i medicinali più venduti sono i psicofarmaci. Penso che i posti migliori ed edificanti sono gli ospedali, dove si aiuta il malato e si ricevono visite solidali, sensibilizza il nostro animo e ci riporta alla realtà della vita.


Preghiera a Gesù.

Signore vieni presto, non vogliamo annegare, il mondo va alla deriva, perché al timone vi sono persone che ignorano i tuoi comandamenti. Abbi compassione dei nostri fanciulli, dell’umanità sofferente, compassione del creato (opera delle tue mani) la terra è malata, gli animali muoiono, divisione, solitudine e disaccordi dilagano……..Signore vieni presto. Tu sei il Davide che sconfigge Golia, Tu sei il Re del tuo popolo e di tutto l’universo. Sia santificato il nome di Dio e venga il suo regno.


UN BUON NATALE A TUTTI, CON PERSONE A NOI CARE

E CON GESU’ NEL CUORE”

dicembre 2010 rosariaschimmenti@alice.it


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CULTURA
7 giugno 2010
La missione dello Spirito Santo
 
 
 
 
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni padre dei poveri,
vieni datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
sana ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.

La missione dello Spirito Santo
Dal trattato «Contro le eresie» di sant'Ireneo, vescovo


(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306)


Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). E' questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio,
operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l'inno di lode a Dio in perfetto accorto, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformano il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio. Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un'unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l'acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un'unica Chiesa in Cristo Gesù senza l'«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l'acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall'alto.
Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte. Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2). Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l'accusatore, possiamo avere anche l'avvocato. Il Signore affida allo Spirito santo quell'uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l'immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.
 
 
 

 

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CULTURA
2 aprile 2009
Sant'Agostino: La verginità consacrata 6,6
 
La verginità consacrata 6,6
Sant'Agostino
"Maria è stata l'unica donna ad essere insieme madre e vergine... Spiritualmente però non fu madre del nostro capo, cioè del nostro Salvatore,
dal quale piuttosto ebbe la vita, come l'hanno tutti coloro che credono in lui (anche lei è una di questi!)
ai quali si applica giustamente il nome di figli dello sposo.
E' invece senza alcun dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l'amore a generare alla Chiesa dei fedeli,
che formano le membra di quel capo".

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CULTURA
2 aprile 2009
sant' Ireneo: Adamo e Cristo - Eva e Maria
 
 
 
Adamo e Cristo  - Eva e Maria 
"Come la disobbedienza di un solo uomo (Adamo) ha reso tutti peccatori, così l'obbedienza di uno solo (Gesù Cristo) renderà tutti giusti" (san Paolo);
"Ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede" (Ireneo).
Maria guidata dall'annuncio dell'angelo, obbedì alla parola divina e meritò di portare Dio bel suo grembo.
Quella dunque si lasciò sedurre e disobbedì, questa si lasciò persuadere e ubbidì. In tal modo la vergine Maria poté divenire avvocata della vergine Eva.
 
 (Ireneo)
http://groups.google.com/group/centro-religione-cristiana?hl=it
 
 
 
 

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2 aprile 2009
sant'Atanasio: Il mistero pasquale riunisce nell'unità della fede coloro che sono lontani col corpo
 

Dalle «Lettere pasquali» di sant'Atanasio, vescovo
(Lett. 5, 1-2; PG 26, 1379-1380)


Il mistero pasquale riunisce nell'unità della fede
coloro che sono lontani col corpo

Fratelli miei, è bello passare da una festa all'altra, passare da una orazione all'altra e, infine, da una celebrazione all'altra. E' vicino ora quel tempo che ci porta e ci fa conoscere un nuovo inizio, il giorno della santa Pasqua, nella quale il Signore si è immolato. Noi ci alimentiamo del suo nutrimento e sempre deliziamo la nostra anima con il suo prezioso, quasi attingendo a una sorgente. Tuttavia abbiamo sempre sete e sempre ardiamo di desiderio. Il nostro Salvatore però è vicino a chi si sente riarso e per la sua benevolenza nel giorno di festa invita a sé coloro che hanno cuori assetati, secondo la sua parola: «Se uno ha sete, venga a me e beva» (Gv 7, 37). Ma per estinguere l'arsura interiore non è necessario portare la bocca alla sorgente, basta far domanda dell'acqua alla fonte stessa. La grazia della celebrazione festiva non è limitata ad un solo momento, né il suo raggio splendente si spegne al tramonto del sole, ma resta sempre disponibile per lo spirito di chi lo desidera. Esercita una continua forza su quanti hanno già la mente illuminata e giorno e notte meditano la Sacra Scrittura. Questi sono come quell'uomo che viene chiamato beato, secondo quanto è scritto nel salmo: «Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte» (Sal 1, 1-2).
Pertanto, miei cari, Dio che per noi istituì questa festa, ci concede anche di celebrarla ogni anno. Egli che, per la nostra salvezza consegnò alla morte il Figlio suo, per lo stesso motivo ci fa dono di questa festività che spicca nettamente fra le altre nel corso dell'anno. La celebrazione liturgica ci sostiene nelle afflizioni che incontriamo in questo mondo. Per mezzo di essa Dio ci accorda quella gioia della salvezza che accresce la fraternità. Mediante l'azione sacramentale della festa, infatti, ci fonde in un'unica assemblea, ci unisce tutti spiritualmente e fa ritrovare vicini anche i lontani. La celebrazione della Chiesa ci offre il modo di pregare insieme e innalzare comunitariamente il nostro grazie a Dio. Questa anzi è un'esigenza propria di ogni festa liturgica. E' un miracolo della bontà di Dio quello di far sentire solidali nella celebrazione e fondere nell'unità della fede lontani e vicini, presenti e assenti.

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2 aprile 2009
sant'Agostino: Cristo è via alla luce, alla verità, alla vita
 
 

Dai «Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, vescovo
(Tratt. 34, 8-9; CCL 36, 315-316)

Cristo è via alla luce, alla verità, alla vita

 

Il Signore in maniera concisa ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12), e con queste parole comanda una cosa e ne promette un'altra. Cerchiamo, dunque, di eseguire ciò che comanda, perché altrimenti saremmo impudenti e sfacciati nell'esigere quanto ha promesso, senza dire che, nel giudizio, ci sentiremmo rinfacciare: Hai fatto ciò che ti ho comandato, per poter ora chiedere ciò che ti ho promesso? Che cosa, dunque, hai comandato, o Signore nostro Dio? Ti risponderà: Che tu mi segua.
Hai domandato un consiglio di vita. Di quale vita, se non di quella di cui è stato detto: «E' in te la sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
Dunque mettiamoci subito all'opera, seguiamo il Signore: spezziamo le catene che ci impediscono di seguirlo. Ma chi potrà spezzare tali catene, se non ci aiuta colui al quale fu detto: «Hai spezzato le mie catene»? (Sal 115, 16). Di lui un altro salmo dice: «Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto»(Sal 145, 7. 8).
Che cosa seguono quelli che sono stati liberati e rialzati, se non la luce dalla quale si sentono dire: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre»? (Gv 8, 12). Si, perché il Signore illumina i ciechi. O fratelli, ora i nostri occhi sono curati con il collirio della fede. Prima, infatti, mescolò la sua saliva con la terra, per ungere colui che era nato cieco. Anche noi siamo nati ciechi da Adamo e abbiamo bisogno di essere illuminati da lui. Egli mescolò la saliva con la terra: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Mescolò la saliva con la terra, perché era già stato predetto: «La verità germoglierà dalla terra» (Sal 84, 12) ed egli dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). 
Godremo della verità, quando la vedremo faccia a faccia, perché anche questo ci viene promesso. Chi oserebbe, infatti, sperare ciò che Dio non si fosse degnato o di promettere o di dare? 
Vedremo a faccia a faccia. L'Apostolo dice: Ora conosciamo in modo imperfetto; ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia (cfr. 1 Core 13, 12). E l'apostolo Giovanni nella sua lettera aggiunge: «Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che, quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2). Questa è la grande promessa.
Se lo ami, seguilo. Tu dici: Lo amo, ma per quale via devo seguirlo? Se il Signore tuo Dio ti avesse detto: Io sono la verità e la vita, tu, desiderando al verità e bramando la vita, cercheresti di sicuro la via per arrivare all'una e all'altra. Diresti a te stesso: gran cosa è la verità, gran bene è la vita: oh! se fosse possibile all'anima mia trovare il mezzo per arrivarci!
Tu cerchi la via? Ascolta il Signore che ti dice in primo luogo: Io sono la via. Prima di dirti dove devi andare, ha premesso per dove devi passare: «Io sono», disse «la via»! La via per arrivare dove? Alla verità e alla vita. Prima ti indica la via da prendere, poi il termine dove vuoi arrivare. «Io sono la via, Io sono la verità, Io sono la vita». Rimanendo presso il Padre, era verità e vita; rivestendosi della nostra carne, è diventato la via. 
Non ti vien detto: devi affaticarti a cercare la via per arrivare alla verità e alla vita; non ti vien detto questo. Pigro, alzati! La via stessa è venuta a te e ti ha svegliato dal sonno, se pure ti ha svegliato. Alzati e cammina!
Forse tu cerchi di camminare, ma non puoi perché ti dolgono i piedi. Per qual motivo ti dolgono? Perché hanno dovuto percorrere i duri sentieri imposti dai tuoi tirannici egoismi? Ma il Verbo di Dio ha guarito anche gli zoppi.
Tu replichi: Si, ho i piedi sani, ma non vedo la strada. Ebbene, sappi che egli ha illuminato perfino i ciechi.

 

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23 dicembre 2008
LA BESTEMMIA CONTRO L SPIRITO SANTO
 
LA BESTEMMIA CONTRO L SPIRITO SANTO
 
 
 
 
 
REGNO DI DIO E REGNO DI SATANA
12:22 Allora gli fu presentato un indemoniato, cieco e muto; ed egli lo guarì, in modo che il muto parlava e vedeva.
12:23 E tutta la folla stupiva e diceva: "Non è questi il Figlio di Davide?"
12:24 Ma i farisei, udendo ciò, dissero: "Costui non scaccia i demòni se non per l'aiuto di Belzebù, principe dei demòni".
12:25 Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse loro: "Ogni regno diviso contro sé stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro sé stessa non potrà reggere.
12:26 Se Satana scaccia Satana, egli è diviso contro sé stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno?
12:27 E se io scaccio i demòni con l'aiuto di Belzebù, con l'aiuto di chi li scacciano i vostri figli? Per questo, essi stessi saranno i vostri giudici.
12:28 Ma se è con l'aiuto dello Spirito di Dio che io scaccio i demòni, è dunque giunto fino a voi il regno di Dio.
12:29 Come può uno entrare nella casa dell'uomo forte e rubargli la sua roba, se prima non lega l'uomo forte? Allora soltanto gli saccheggerà la casa.
LA BESTEMMIA CONTRO LO SPIRITO SANTO
12:30 Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.
12:31 "Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.

12:32 A chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.
DAL FRUTTO SI CONOSCE L'ALBERO
12:33 O fate l'albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero.
12:34 Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla.
12:35 L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie.
IL GIUDIZIO IN BASE ALLE PAROLE
12:36 Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio;
12:37 poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato".
IL SEGNO DI GIONA
12:38 Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: "Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno".
12:39 Ma egli rispose loro: "Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.
12:40 Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell'uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.
12:41 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c'è più che Giona!
12:42 La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c'è più che Salomone!
LA RICADUTA
12:43 "Quando lo spirito immondo esce da un uomo, si aggira per luoghi aridi cercando riposo e non lo trova.
12:44 Allora dice: "Ritornerò nella mia casa da dove sono uscito"; e quando ci arriva, la trova vuota, spazzata e adorna.
12:45 Allora va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, i quali, entrati, vi prendono dimora; e l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa malvagia generazione".

 

da: La Sacra Bibbia "Nuova Riveduta sui testi originali"
Copyright © 1994, Società Biblica di Ginevra - CH-1211 Ginevra

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23 dicembre 2008
SANT'ANDREA APOSTOLO
 

SANT'ANDREA APOSTOLO

Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.


Autore: Domenico Agasso

http://www.santiebeati.it/dettaglio/22000

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CULTURA
15 novembre 2008
Il Graal secondo Suor Anna Katharina Emmerick
 

Il Graal secondo Suor Anna Katharina Emmerick

La mistica tedesca Anna Katharina Emmerick (1774-1824) è sulla ribalta in questi giorni per il contributo dato alla Passione di Cristo di Mel Gibson e per la sua imminente beatificazione. Le sue visioni di avvenimenti biblici pubblicate nelle opere La dolorosa passione di Nostro Signore Gesù Cristo (1833) e La vita di Gesù Cristo e rivelazioni bibliche (1858-60) contengono una descrizione unica del Santo Graal. Il termine Graal tuttavia non è mai usato poiché essa preferisce chiamarlo semplicemente il Calice dell'Ultima Cena.

Secondo Suor Emmerick il Calice fu consegnato a Noè da tre angeli mentre era al lavoro sull'arca. Esso conteneva un chicco di grano e un ramoscello di vite destinati a crescere dopo il diluvio. Noè usò il calice per pregare. Esso poi passò al suo primogenito, Sem, che lo portò in Mesopotamia da dove Melchisedek lo riportò ad Abramo. A questo punto, il Calice "aveva coppe a forma di piccole botti. Questi recipienti non erano nè d'oro nè d'argento,  ma trasparenti come se fossero stati fatti di pietre preziose." A questo punto, l'imponente calice "appariva come se fosse stato formato dalla natura e non da mano d'uomo." 

I patriarchi usavano il Calice e le coppe nei riti sacerdotali che prefiguravano la Messa e per comunicare la speciale benedizione di Dio ai loro eredi attraverso un "oggetto sacro" non ben definito . In seguito Mosè mise i recipienti e il misterioso "oggetto sacro" che il calice conteneva nell'Arca dell'Alleanza. Essi furono rimossi prima che Geremia nascondesse l'Arca avanti la distruzione di Gerusalemme ad opera di  Nebuchadnezzar. Gli Esseni difesero il Calice e lo riportarono al Secondo Tempio.

Un angelo portò l'oggetto sacro a S. Gioacchino prima del concepimento di Maria, ma il sacerdote del  tempio vendette l'antichissimo calice ad un antiquario. Santa Veronica lo comprò affinché Gesù lo usasse nelle feste religiose.

Al tempo dell'Ultima Cena, il Calice era " a forma di pera e di metallo bruno lucido rivestito d'oro." Era ora fornito di manici e di una base di "oro vergine, il bordo circondato da un serpente," decorato con pietre preziose e con un motivo a forma di uva. Il Calice, che conteneva un piccolo vaso ed era coperto da un piatto, stava su un vassoio liscio che celava una piccola lapide ed era provvisto di cucchiaio, coperte di lino e un astuccio di pelle. "Solo Gesù sapeva di che cosa era fatto".

Il Calice rimase in custodia alla Chiesa primitiva ed è ancora custodito in qualche luogo. Suor Emmerick ha predetto che esso "verrà alla luce come era una volta".

Sandra Miesel è coautrice insieme a  Carl Olson di The Da Vinci Hoax (Ignatius, 2004).

Copyright Crisis Magazine © 2004 Washington DC, USA

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CULTURA
15 novembre 2008
LA VERA STORIA DEL SANTO GRAAL
 

Misterioso e glorioso, il Santo Graal simboleggia un inafferrabile oggetto del desiderio.

Sebbene oggi sia solitamente identificato come il calice dell'Ultima Cena cercato dagli eroi arturiani, il Graal è stato descritto come un piatto, un ciborium e perfino come una pietra bianca. In effetti per molto tempo il suo nome ha avuto un significato piuttosto mondano.

Il termine Graal appartiene al francese antico e deriva dal latino gradale (per gradi), si riferisce ad un piatto profondo in cui venivano servite le pietanze - portata dopo portata - in un banchetto medievale. Il termine è usato per la prima volta in inglese ("Grail") nel 1330 con pronunce diverse:greal e graile.  Le Morte D’Arthur di Sir Thomas Malory (1470) traduce “Holy Grail” ("Santo Graal") sia come "Sankgreal” che “Holy Grayle.”

Egli a volte attribuisce a “Sankgreal”  una falsa etimologia, dal francese sang real (sangue reale), cioé "il santissimo sangue di Gesù Cristo".

Questo graal - non ancora "santo"- fa la sua comparsa nel Conte del Graal (conosciuto anche come Perceval), un romanzo cavalleresco francese di Chrétien de Troyes  scritto nel tardo 12° secolo. Il graal di Chrétien è un grande piatto prezioso contenente un'ostia che una fanciulla porta durante un banchetto presso un castello incantato. Il re che presiede il banchetto è stato ferito ai genitali e il suo paese è una landa desolata a causa della sua infermità. Né lui né il suo paese possono essere guariti a meno che il giovane eroe del poema, Perceval, domandi: " A chi viene servito il Graal?"

Il poema di Chrétien rimase incompiuto. Quattro sconosciuti autori cercarono di terminarlo. Ma nel 1200 circa un poeta borgognone chiamato Robert de Boron  ampliò con successo la storia, sebbene questa sopravviva solo in una prosa conosciuta come Didot- Perceval. Robert trasforma il graal da piatto a coppa dell'Ultima Cena (in cui serve da ciborium piuttosto che da calice) e il re viene ferito dalla  sacra lancia di Longino che trafisse il costato di Gesù. Robert aveva precedentemente scritto Giuseppe d'Arimatea in cui la sacra coppa, che aveva anche raccolto il sangue di Cristo alla deposizione dalla croce, nutriva Giuseppe nei 43 anni di prigionia. Dopo varie peripezie in medio oriente, il figlio di Giuseppe porta il Graal in Inghilterra dove i suoi familiari diventano i custodi ereditari del Graal e antenati di Perceval.

Il materiale di Robert fu incorporato nel cosiddetto ciclo arturiano in prosa (1215-35). La parte intitolata La Queste del Saint Graal mostra l'influenza cistercense e probabilmente è stata scritta da un monaco. Questa è la versione più esplicitamente cristiana della leggenda del Graal poiché fa della ricerca un'odissea spirituale che solo i più virtuosi possono portare a termine. Qui il Graal - originariamente il piatto in cui veniva servito l'agnello pasquale - sta a significare la grazia divina.

Il ciclo arturiano fu la fonte maggiore per Malory, la cui opera Le Morte D’Arthur è il racconto "canonico" della storia per gli oratori inglesi. Sia nel ciclo arturiano che in Malory, Sir Perceval/Percivale è uno dei tre cavalieri più puri della Tavola Rotonda. Insieme a Sir Bors e all'irreprensibile Sir Galahad, egli ha il privilegio di prendere parte al rituale del Graal e di ricevere la Santa Comunione dalle mani dello stesso Gesù. Galahad guarisce il re ferito con il sangue di Cristo che stilla dalla sacra lancia. Infine, la compagnia del Graal vede la coppa e la lancia tornare in cielo. Galahad muore subito dopo, Perceval muore un anno dopo essere diventato eremita, e Bors ritorna a Camelot per raccontare la loro storia. Il Santo Graal ora non è più a portata di mano. 

Fra Chrétien e Malory, i romanzi cavallereschi si diffusero in tutta Europa dall'Italia alla Spagna fino all'Islanda e portarono con loro la storia del Santo Graal. Il poeta tedesco Wolfram von Eschenbach trasformò il materiale in modo originale per il suo Parzival (1210) Il Graal di Wolfram è una misteriosa pietra bianca forse tratta da un oggetto magico descritto in un romanzo su Alessandro il Grande. Questo Graal è chiamato il lapsit exilis, probabilmente una storpiatura in latino per "piccola pietra". Portata sulla terra dagli angeli all'epoca della caduta di Lucifero, essa genera qualunque cibo e bevanda che i convitati nel castello desiderino, risuscita i morti, cura i malati, e mantiene giovani coloro che la posseggono. Ogni tanto i nomi dei bambini chiamati a servire il Graal appaiono scritti sulla pietra. I ragazzi rimangono celibi e diventeranno cavalieri del santo Graal, conosciuti anche come Templari, ma le ragazze alla fine possono sposarsi. Ogni Venerdì Santo una colomba celestiale posa un'Ostia sulla pietra per nutrire il re ferito. Solo quando il suo giovane e ottuso nipote Parzival alla fine chiede: "Caro zio, cosa ti affligge?", il re viene guarito. Il Graal sceglie Parzival come futuro re.

Le innovazioni di Wolfram  non diventeranno mai la norma. Anche la versione dell'opera di Richard Wagner, Parsifal (1882), ripropone il Graal come calice, che è ciò che il suo pubblico si aspettava di vedere. L'eroe di Wagner, oltre ad avere il nome scritto diversamente, è vergine e non più un uomo sposato. Il Lohengrin di Wagner (1850), che vede come protagonista il figlio di Parsifal, è solo marginalmente una storia sul Graal.

Wagner non era certo il solo a trarre ispirazione dal Graal. Sebbene la predilezione per i romanzi cavallereschi si spense dopo il rinascimento, l'epoca Romantica li riscoprì, così come riscoprì il Medioevo. Il ciclo poetico di Alfred Lord Tennyson, Gli idilli del re (completato nel 1885) riuscì a creare un revival quasi da solo. Diventò il soggetto preferito dai Preraffaelliti e da altri artisti vittoriani. I Vittoriani addirittura inventarono una leggenda popolare secondo la quale il Graal giaceva nascosto nel pozzo di Glastonbury macchiandone di rosso le pietre.

L'impatto letterario delle leggende del Graal si protrasse fino al 20° secolo. “The Wasteland” di T. S. Eliot (1925) usa il Graal come metafora del mondo moderno. Charles Williams descrive un conflitto moderno tra bene e male introducendo il Graal nel suo romanzo  War in Heaven (1930), mentre le sue opere poetiche Taliessin through Logres (1938) e The Region of the Summer Stars (1944) sono rifacimenti metafisici dei romanzi cavallereschi. Nova di  Samuel R. Delany (1968) associa il Graal alla balena bianca di Melville e ne fa una fonte di energia fantascientifica. La landa desolata è Hollywood nel Lancelot di Walker Percy (1978), ma Las Vegas svolge lo stesso ruolo in Last Call di Tim Powers (1992). Moles cerca una pietra bianca simile al Graal nella storia della bestia parlante di William Horwood,  Duncton Wood (1980).

I film sono ricorsi alla stessa fonte in modi diversi: farsa in Monty Python e il Sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail) 1975, fantasia romantica in Excalibur (1981), avventura in  Indiana Jones e l'ultima crociata (Indiana Jones and the Last Crusade ) 1989, e favola moderna in Il re pescatore (The Fisher King) 1991.

Questo piccolo campionario di opere tratte dalle storie del Graal rende testimonianza alla straordinaria ricchezza del simbolo. Da esso sono venuti miti universali: recipienti inesauribili, cibo miracoloso, l'unione fra re e terra oltre a specifici elementi  di alcune culture indo-europee, tutte plasmate dalla cristianità medievale.

Le origini del Santo Graal

Gli studiosi concordano sulle origine celtiche del Graal. Il principale sostenitore di questa opinione è lo studioso arturiano Roger Sherman Loomis il cui libro The Grail: From Celtic Symbol to Christian Myth (1963) lo fa risalire alle storie irlandesi di calderoni e boccali che mai si prosciugano così come ai racconti dei viaggi verso il Felice Altromondo. La fanciulla che porta il Graal rappresenta la sovranità dell'Irlanda, una donna che dà la sua coppa solo a chi ne è degno. Questi elementi furono trasmessi al Galles, poi alla Britannia, e i cantastorie bretoni li diffusero nella Francia del nord dove apparvero per la prima volta i romanzi medievali. Loomis sostiene che il materiale è stato alterato da incomprensioni e dal processo orale: non c'era nessun mito del Graal "originale".

Una teoria più recente e controversa è proposta da C. Scott Littleton e Linda A. Malcor in  From Scythia to Camelot (1994). Essi fanno risalire i motivi del Graal all'antico popolo della Crimea, gli Sciti, la cui simbolica coppa della sovranità cadde dal cielo e i cui moderni discendenti della ex Unione Sovietica ancora narrano storie su una coppa sovrannaturale che giudica i meriti degli eroi - tra i quali vi è una figura per molti versi simile ad Artù.

Si ritiene che questi miti siano stati portati in Europa da due ondate di invasioni barbariche durante l'epoca romana: la prima fu quella dei Sarmati che furono mandati in Britannia nel secondo secolo e la seconda fu quella degli Alani che si stabilirono in Britannia e Provenza nel 5° secolo. E' probabile che le loro antiche storie si siano mischiate con avvenimenti storici quali il saccheggio di preziosi arredi sacri, forse anche il saccheggio del tempio ebraico, che ebbero luogo durante il sacco di Roma del 410. Littleton e Malcor vedono quest'ultimo evento come l'origine della storia del Graal.

Ma fu il collegamento con la Santa Eucarestia che fissò il Graal nell'immaginazione medievale. Gli antichi miti non avrebbero mai potuto ottenere tale popolarità senza la cristianizzazione che li adattò alla iconografia medievale e alla pratica devozionale.

Gli artisti medievali illustrarono le storie sul Graal con i costumi, gli arredi e l'ambientazione del loro tempo, così come facevano con le scene della Bibbia o dell'antichità classica. Come calice eucaristico, il Graal doveva assomigliare a quelli veramente usati nella liturgia. Gli "accessori " del Graal come la sacra lancia e la spada spezzata di Davide riparata da Galahad ricordano le reliquie, le offerte votive di armi, e le insegne reali conservate nelle chiese.

Oltre al suo uso nell'Ultima Cena - la prima messa - si riteneva che il Graal fosse stato usato per raccogliere il sangue del Signore crocifisso. Il motivo del "calice presso la croce" che era emerso alla fine del primo millennio mostra un calice che raccoglie solo sangue, portato dagli angeli, o dalla mano di una donna allegorica che rappresenta l'Eucarestia ( la Chiesa) che tiene una specie di bastone pastorale con l'altra mano. Sicuramente questo riecheggiava la figura femminile che portava il Graal.

Le storie sul Graal apparvero proprio nel momento in cui la devozione eucaristica cominciava a diffondersi, espressa nell'elevazione dell'ostia durante la messa, nelle processioni Corpus Christi, nelle parabole dei predicatori e nelle storie di miracoli. Ostie che levitavano, sanguinavano, unico cibo dei santi, spesso apparivano nei miracoli eucaristici e nelle avventure del Graal. Si credeva che la devozione all'ostia elevata o esposta comunicasse non solo la grazia ma benessere e protezione, così come succedeva anche con il Graal.

La chiesa medievale non prese una posizione ufficiale sulle storie del Graal. Ma la cattedrale di Valencia sostiene di possedere il vero calice, una coppa di pietra rossa dell'epoca di Cristo trasformata in splendido calice durante il medioevo. La sua leggenda - che non deve niente ai romanzi cavallereschi - sostiene che fu inviata in Spagna dal martire romano S. Lorenzo. Donata alla cattedrale nel 1437, è custodita in una speciale cappella e fu una volta usata per la messa da Papa Giovanni Paolo II.

Le storie si moltiplicano

Nonostante le origini mitologiche, gli abbellimenti letterari e le fantasie popolari, il Santo Graal divenne saldamente collegato alla dottrina cattolica della Presenza Reale. E' Gesù e nessun altro colui che il calice contiene, "Corpo e Sangue, Anima e Divinità". Consideriamo il momento saliente di La Queste del Saint Graal (nella traduzione di P. M. Matarasso). I valorosi re che hanno completato la ricerca ascoltano la Messa detta dal vescovo Josephus, figlio di Giuseppe di Arimatea che era sopravvissuto per anni grazie all'Ostia miracolosa del Graal. Al momento della consacrazione, "discendeva dall'alto una figura come di bimbo, il cui volto brillava e risplendeva come fuoco; essa entrava nel pane che prendeva forma umana sotto gli occhi dell'assemblea". In seguito, Josephus svanì e la compagnia "vide la figura di un uomo apparire dal sacro calice, svestito, con le mani, i piedi e il costato sanguinanti..." E' Gesù in persona che dà la Comunione ai cavalieri, e l'ostia ha un sapore meravigliosamente dolce. La scena riecheggia i miracoli eucaristici in cui Cristo si rivela nell'apparenza del pane. I prototipi pagani sono stati cristianizzati.

Ciononostante le alternative eterodosse hanno ancora i loro seguaci. Per essi una pietra miliare fu il libro di  Jessie L. Weston,  From Ritual to Romance (1920).  Sotto l'influenza di Golden Bough di Sir James Frazer (1890), Weston immaginò che il Graal derivasse dai riti di fertilità e dal folclore popolare così come dagli insegnamenti di misteriose religioni orientali, di Gnostici e Catari oltre che da eresie presenti fra i Cavalieri Templari.

Ma Loomis rigettò tutto quanto condannando pubblicamente "la suggestiva teoria della signorina Weston su un perduto culto misterioso portato da mercanti orientali dal mediterraneo in Britannia, e su segreti riti di iniziazione  praticati in epoche remote - una teoria screditata anche dall'assenza di qualsiasi riferimento a tali culti nella massa di testimonianze medievali di eresia." Loomis non dà peso ad un'origine provenzale (presumibilmente catara) per Parzival in quanto "assurda" e rifiuta i suoi cavalieri del Graal, i Templeisen, come veri Templari. Per Loomis, le leggende del Graal sicuramente non erano "le dottrine esoteriche di culti eretici" nè volevano essere una propaganda antipapale. Inoltre gli Gnostici e i Catari, antimaterialisti com'erano,  non avrebbero mai potuto vedere Cristo presente nell'Eucarestia.

Weston rese popolare anche l'idea dei quattro elementi del Graal (coppa,lancia,spada, pietra) che si sarebbero perpetuati nei semi delle carte dei Tarocchi (coppe, bastoni, spade, pentacoli) e poi nei semi delle comuni carte da gioco. Le screditate idee di Weston sono ancora popolari tra gli occultisti dei nostri giorni come Margaret Starbird che definisce i tarocchi come il catechismo cataro. Questo ignora comodamente la storia reale, in cui le carte dei tarocchi furono inventate all'inizio del 15° secolo in Italia come innocuo gioco - non come pratica occulta- e posticipa la comparsa delle carte da gioco di almeno 50 anni. Tutto questo non ha nulla a che vedere con i Catari o i Templari.

Il Graal come simbolo di conoscenza segreta affascinò anche Adolf Hitler. Il nazista affascinato dall'occulto mise 12 ufficiali delle SS come Cavalieri del Graal in un castello ricostruito a Vevelsburg, Vestfalia, dove i loro riti sinistri probabilmente includevano anche sacrifici umani.

I pagani e i neo-gnostici  vanno ancora matti per il Graal, ma l'interpretazione esoterica oggi dominante è quella promossa ne Il Codice Da Vinci di Dan Brown (2003). Brown afferma che il Graal sia il grembo di Maria Maddalena che portò il figlio di Gesù, stabilendo una discendenza di sangue sacro che ancora continua, e questa ricerca del Graal era una copertura per la ricerca del "divino femminino" perduto. Le affermazioni di Brown si basano in gran parte su  Holy Blood, Holy Grail, un saggio di pseudo-storia senza alcun fondamento di Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln (1982).

Al contrario di quanto asserisce Brown, sia dalla Scrittura che da fonti patristiche si evince chiaramente che i cristiani hanno sempre creduto alla divinità di Gesù - e non c'è nessuna evidenza di una relazione sessuale fra lui e la Maddalena (vedi il mio articolo “Dismantling The Da Vinci Code,” Settembre 2003, Crisis). Sebbene il Graal come calice sia femminile in senso freudiano, esso - dalla sua prima comparsa nella letteratura medievale- ha sempre contenuto la Santa Eucarestia.

Tuttavia l'unica persona che può asserire di essere un Graal vivente è Maria la madre di Dio, non Maria Maddalena. Con la gravidanza e con l'allattamento, la Santa Madre di Dio ha donato il suo sangue e il suo latte per farsi il Corpo e il Sangue di Cristo. Di conseguenza, essa è onorata con una litania di titoli che santificano la donna-che-contiene: Arca dell'Alleanza, Casa d'oro, Tabernacolo dell'eterna Gloria.... Questo Santo Graal fu assunto in cielo, tuttavia il calice e il ciborium di ogni messa sono veri Graal. E così a ciascuno di noi è concessa la grazia di essere Galahad, poiché la nostra ricerca terrena del Graal termina all'altare.

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