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25 dicembre 2010
RUSSIA: LA VITA RELIGIOSA

La vita religiosa in Russia

 
 
22.12.2010, 19:05
© Foto:RIA Novosti
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L’anno uscente 2010 può essere definito anno di nuovi programmi e progetti religiosi. Il secondo anno del Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie Kirill nella carica di Primate della Chiesa Ortodossa Russa è stato contrassegnato da diverse novità, che in passato non sono mai esistite nella Chiesa Russa.

L’anno scorso l’avvenimento più importante nella vita religiosa russa  è stata l’istituzione di un organo destinato a predisporre documenti da esaminare ed approvare in sede di Concilio Locale della Chiesa Ortodossa Russa. Il detto organo può dare sue raccomandazioni  e una sua valutazione di vari avvenimenti che si verificano nella società russa e all’estero,-  dice il Patriarca Kirill:

"La nuova struttura non ha equivalenti nelle altre chiese del mondo. È il Concilio permanente, è un organo aperto. Tutti i sacerdoti e credenti hanno la possibilità di apportare il loro contributo nella sua attività, tutti i documenti vengono pubblicati per il dibattito pubblico cui possono partecipare anche i non credenti".

Un’altra novità dell’anno che sta per finire  è rappresentata dal fatto che ha cominciato a funzionare il Tribunale religioso destinato ad occuparsi di problemi  di carattere disciplinare, economico, a risolvere le divergenze tra i ministri del culto.

Molti ricorderanno il 2010 come Anno di stretta collaborazione tra la Chiesa e lo Stato. All’inizio dell’anno in molte regioni della Russia nella rete dei programmi scolari sono apparse le lezioni “Fondamenti della cultura religiosa”.  Il capo della Chiesa Ortodossa Russia è certo che le lezioni di tolleranza religiosa ed interetnica, di morale religioso, di fede e la conoscenza dei fondamenti della cultura nazionale  ci aiuteranno ad attenuare l’estremismo e il radicalismo religioso: 

"Secondo me,- dice il Patriarca Kirill,-  in prima linea di questa opera devono essere i credenti: siamo chiamati a dare un buon esempio di atteggiamento cristiano  verso tutti.  Per la fede ortodossa è avversa l’idea di supremazia nazionale, di odio nei confronti dei rappresentanti di altre religioni".

 Alla metà dell’anno a Mosca ha preso il via il programma “Chiese di prossimità” che viene realizzato   con il supporto da parte delle autorità della capitale. Secondo il Patriarca, simili chiese modulari consentono di risolvere il problema della carenza di chiese  nei nuovi quartieri della capitale.

 Sempre nell’anno uscente è stata varata la legge statale  sulla restituzione eccesiastica, secondo cui in un prossimo futuro  saranno restituiti tutti gli edifici  di destinazione religiosa  che nell’era sovietica erano passati in possesso dello Stato.

Quest’anno  sono ricorsi 20anni  dal momento in cui in Russia fu varata  la legge sulla libertà di coscienza. IN due decenni la Chiesa Ortodossa Russa è riuscita a fare molte cose.  Il numero delle chiese nel nostro Paese è aumentato di alcune volte, il numero dei credenti è aumentato in modo esponenziale. Attualmente i due decenni trascorsi vengono definiti l’era di seconda cristianizzazione.   In questo senso  il 2010 è una degna conferma  di questa tesi.

 


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CULTURA
15 novembre 2008
Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008
 
Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008      
Scritto da Simone Baroncia   
Lunedì 27 Ottobre 2008 22:24

La negazione della libertà religiosa è sulle pagine di tutti i giornali. Violenze e soprusi si registrano continuamente in ogni parte del mondo. Per fare il punto sulla situazione, fornire notizie, fatti, situazioni e testimonianze su avvenimenti che potrebbero rischiare di passare sotto silenzio o sfuggire all’opinione pubblica è stato presentato il Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre.


Sono intervenuti padre Bernardo Cervellera, Camille Eid, Marco Politi, padre Joaquin Alliende, Paola Rivetta. Realizzato da ACS-Internazionale, il Rapporto, ha ricordato padre Allende, "risponde a un’esigenza sempre più avvertita dall’opinione pubblica, di conoscere la reale situazione dei diritti umani in generale e della libertà religiosa in particolare, quale diritto inalienabile di ogni essere umano. Questo Rapporto si qualifica per il suo approccio non confessionale, prendendo in esame la situazione di ciascun Paese, con riferimento a ogni restrittiva fattispecie giuridico-istituzionale o ad ogni tipologia socio-culturale o ideologica". Libertà di cambiare religione, di manifestare e praticare le proprie convinzioni religiose sia in privato che in pubblico, di sviluppare la propria vita religiosa, di trasmettere il proprio credo e di diffonderne i valori, il Rapporto analizza la presenza o la negazione della libertà religiosa in ogni nazione, fornendo dati e cifre, in molti casi, allarmanti.

"Quando si rompono le dighe della convivenza – ha affermato Marco Politi – il problema della violazione della libertà religiosa si presenta in tutta la sua valenza, al di là delle frontiere confessionali. Oggi gli Stati che rappresentano un problema sono Stati chiave per l’equilibrio mondiale: come ad esempio la Cina, dove perdura il controllo sulla libertà religiosa, o l’India, dove le violenze anticristiane di questi ultimi mesi hanno raggiunto proporzioni incredibili". Camille Eid ha posto l’attenzione invece sugli esodi forzati di cristiani dall’Iraq, registratisi in questi ultimi mesi. "La legge approvata lo scorso settembre in Parlamento a Baghdad – ha ricordato Camille Eid - ha abrogato l’articolo che in minima parte garantiva la libertà religiosa dei cristiani in Iraq".

"Cosa viene fuori dal Rapporto ACS 2008? – si è domandato padre Cervellera nel suo intervento alla conferenza stampa - un dato interessante è senza dubbio che le offese alla libertà religiosa avvengono sempre meno per cause ideologiche e sempre più per motivi di potere. Il tentativo di bloccare la libertà religiosa mira soprattutto a impoverire gli Stati, mantenendo la popolazione in una situazione di schiavitù. In altre nazioni come ad esempio la Cina, il timore di aprirsi alla libertà di culto coincide con il timore di non sollecitare in senso più ampio le altre libertà. Quindi dietro lo show di facciata, basti pensare alle Olimpiadi, la situazione di chiusura e di negazione della libertà rimane alterata". Sono oltre 60, ancora oggi, i Paesi nei quali si contano attacchi alla libertà religiosa.

Tra i Paesi del vicino Oriente l'Egitto è quello che conta il più grande numero di cristiani. In grande maggioranza appartengono alla Chiesa copto-ortodossa, gli altri fanno parte delle comunità ultra-minoritarie: copto-cattolica, armena, greco-ortodossa, greco-cattolica, caldea, maronita e latina. Delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il Benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Varie fonti indicano che ci sono non meno di 2mila detenuti per ragioni religiose (secondo Compass Direct News per il 95% sono cristiani, soprattutto di gruppi evangelici non riconosciuti) arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo (nonostante la legge proibisca detenzioni superiori a trenta giorni senza che sia contestata l’accusa), spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. Il Regno si dichiara "integralmente" islamico, considera il Corano l'unica Costituzione del Paese e la sharia la sua legge fondamentale.

Tra le minacce maggiori alla libertà religiosa in Indonesia vi è soprattutto il terrorismo. Negli ultimi anni il Paese è stato colpito da una serie di sanguinosi attentati rivendicati dalla JI, braccio locale di al-Qaeda, che ha attaccato in prevalenza obiettivi "occidentali", come chiese e ambasciate. Pur garantendo la libertà religiosa, la costituzione indonesiana non ha di fatto impedito le minacce nate da una intensa campagna di islamizzazione, portata avanti da movimenti e formazioni estremiste e contro le cui iniziative il governo stenta spesso ad intervenire. In Nigeria, invece, i più diffusi atti di intolleranza e discriminazione religiosa sono quelli lamentati dalle varie comunità cristiane presenti negli Stati più islamizzati della Nigeria settentrionale che coincidono quasi sempre con i 12 Stati che hanno introdotto nella loro legislazione la sharia. Anche in Myanmar la situazione della libertà religiosa e dei diritti umani nel 2007 ha subito un netto peggioramento.

Tra agosto e settembre monaci buddisti si sono messi a capo di un movimento pacifico contro i soprusi e le politiche repressive del regime militare che dal 1962 regge il Paese con il pugno di ferro. In Iran la minoranza perseguitata con più violenza è quella dei Bahai, la più grande minoranza religiosa del paese, con circa 300mila fedeli. Grave anche la situazione nel Pakistan, dove lo strumento peggiore della repressione religiosa è la legge sulla blasfemia, l’esempio di legislazione più settaria e fondamentalista del Paese, che continua a mietere vittime. A Cuba invece le restrizioni alla libertà religiosa contribuiscono a impoverire la presenza dei giovani tra i fedeli cattolici e a far sì che, perfino tra i praticanti, il livello di appoggio alle misure morali come l'opposizione all'aborto e al divorzio, o il gesto di sposarsi in chiesa, non siano seguiti neanche dalla metà della popolazione.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Ottobre 2008 22:31 )
http://www.korazym.org/index.php/esteri/6-internazionale/560-liberta-religiosa-il-punto-della-situazione-nel-2008

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