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23 dicembre 2008
IL VANGELO SECONDO PILATO DI ERIC EMMANUEL SCHMITT
 
 
CENTRO ANTI-BLASFEMIA
COSA PENSA GESU' DEI ROMANZI BLASFEMI CONTRO DI LUI VERE CALUNNIE OFFENSIVE?
GESU' HA ORDINATO AI SUOI DISCEPOLI DI PREDICARE I SUOI INSEGNAMENTI MATTTEO: 28,18-20
ORA COSA PENSA GESU' SUI CATTOLICI CHE PUBBLICANO VENDONO DIFFONDONO ED ESALTANO
I ROMANZI BLASFEMI SCRITTI DA ATEI COME IN QUESTO CASO ?
 
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IL VANGELO SECONDO PILATO DI ERIC EMMANUEL SCHMITT
SAN PAOLO EDIZIONI 2002
 
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GESU' NEL BLASFEMO ROMANZO

Nell’orto del Getsemani, in attesa che i soldati vengano ad arrestarlo e consegnarlo al tribunale che lo condurrà alla crocifissione,

 Jeshua ripensa la sua vita.

Quindi la scena si apre sulla collina degli Ulivi, quando poche ore prima del suo arresto Gesù ripercorre le tappe della sua vita.
E’ Gesù stesso all’inizio della rappresentazione che da uomo si interroga e dubita sulla sua natura divina,
che ha paura: «Tra qualche ora - dice - si saprà se sono davvero il Figlio di Dio o se ero solo un pazzo. Uno di più. Uno dei tanti».
Schmitt costruisce un Gesù umano che non sa chi sia e  si chiede di continuo: " Chi sono? "
 

Un Gesù che ripensando alla sua missione perfino crede d'essere pazzo.

Il Gesu' di Schmitt    non sa se ha trovato Dio o  è Satana  ad ingannarlo! (Perfino questa bestemmia contro lo Spirito Santo Marco: 3,28-30)

 Un Gesù che per affrontare la morte non avendo fede in Dio, decide di credere in se stesso, nel suo inconscio.

Ecco cosa Schmitt fa raccontare a Gesù;

 «Avrei potuto essere altrove, questa sera. Avrei potuto spassarmela in una locanda, mescolato ai pellegrini della mia terra .

 Ecco dove mi ha condotto questo mio sogno: aspettare in questo giardino una morte che mi fa paura» (p. 9 s).

Quale sogno? Il sogno che la sua risurrezione dalla morte avrebbe confermato il convincimento delle folle: essere lui il messia.

(QUINDI PROTAGONISMO TANTO ODIATO DAL VERO GESU')

Ha accettato la scommessa di Jehuda: «Il terzo giorno ritornerai», ed eccolo ora, in preda alla paura e al dubbio,

 in attesa che il suo destino si compia.

Quando suo padre è morto, «di colpo, sotto il sole di mezzogiorno», ne ha preso il posto di carpentiere per mantenere fratelli e sorelle.

Carpentiere mediocre, ma giovane ricercato per saggezza e per capacità di amare. Pensa di non essere fatto per il matrimonio,

(VERAMENTE GESU' NE POTEVA E NE VOLEVA SPOSARSI ESSENDO IL PANE IMMACOLATO DISCESO DAL CIELO

E NATO PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO GIOVANNI: 6, 32-35, MATTEO :1, 20-23, LUCA: 20, 34-36.)

Ecco che Joushua  incontra Rebecca, splendida per bellezza e qualità femminili, allora spinto dal desiderio di averla decide di sposarla.

Così  invita la giovane in una locanda sul lago, le offre in dono una spilla di oro, mangiano e bevono, quando un vecchio e un bambino chiedono la carità.

Lei si lascia sfuggire una esclamazione rabbiosa, e l’oste scaccia i mendicanti a colpi di strofinaccio. Il giorno seguente Jeshua rompe il fidanzamento.

 Ha scoperto «il terribile egoismo che si annida nella felicità»; e lui non è fatto per la felicità che «ci lascia in disparte, fa chiudere le porte, serrare le imposte,

dimenticare gli altri, erigere muraglie invalicabili; la felicità presuppone il rifiuto di vedere il mondo così com’è» (p. 24).

(QUINDI SCHMITT HA SCAMBIATO I COSTUMI CASTI DEGLI EBREI AI TEMPI DI GESU' CON QUELLI DEI PARIGINI DI OGGI!)

(Le ragazze ebree restavano sempre in casa, non andavano fuori a cena con l'amico o fidanzato, poi il fidanzato mai avrebbe potuto lasciare la fidanzata

poiché  questo era ripudio e per essere permeso occorrevano motivi gravi, allora i fidanzati erano legalmente sposi, infatti il fidanzamento avveniva dopo contratto e versamento della dote da parte del promesso sposo)

Sfidando le ire dei familiari e la disapprovazione della madre, Joushua intende vivere per gli altri, amarli, operare per la giustizia, condividere la sofferenza.

 Diventa, senza volerlo, un consolatore degli afflitti e un consigliere dei dubbiosi, tanto da attirarsi lo sdegno del rabbino:

 «Ma chi sei tu per pensare di poter parlare delle Scritture? Chi sei per poter dare dei consigli agli altri?

 A Gerusalemme saresti già morto, lapidato» (p. 24). Che cosa fare? Dietro consiglio di sua madre, si reca dal cugino Giovanni.

 Lo osserva, lo ascolta; magro, irsuto, ruvido; pratica un battesimo per la remissione dei peccati. Quando Jeshua gli si presenta per essere battezzato,

egli lo fissa, poi si mette a gridare: «Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (p. 35).

 E aggiunge: «Sono io ad aver bisogno di essere purificato da te!

(IN QUESTO CASO BATTISTA AVREBBE TRATTATO QUESTO GESU' COME UN QUALSIASI PECCATORE)

Sono io che ti chiamo con tutte le mie forze e tu che vieni a me! Io ti amo!». Gesù sviene.

Alcune donne raccontarono che dal cielo era scesa una colomba e si era posata sulla sua fronte.

L’interrogativo sulla sua identità si fa presente. Su di lui circolano giudizi discordi: il Messia? un guru? un illuso?

(PERCHE' PRENDERE I VANGELI E FALSIFICARLI CON FANTASIE BLASFEME ?)

«Da trent’anni tutti avevano un’opinione sul mio destino; io no». Per sfuggire alle tante dicerie, si rifugia nel deserto,

e qui fa un’esperienza sconvolgente.

«Precipitavo dentro me stesso . Poi ebbi la sensazione di rallentare. Stavo cambiando consistenza .

 E, lentamente, si consumò la trasformazione.

 Ero io e non ero io . Approdai in un oceano di luce . Ero disceso nella fucina della vita, nel centro,

nel focolare, là dove tutto si fonde, si fonda e si decide.

 Dentro di me non trovavo il mio “io”, ma più che me stesso, molto più che il mio io: un mare di lava in fusione,

 un infinito mobile e cangiante dove non percepivo alcuna parola,

 alcuna voce, alcun discorso, ma dove provavo una sensazione nuova, terribile, gigantesca, unica,

 inesauribile: il senso che tutto fosse giustificato» (p. 38).

In questo mare Jeshua non trova se stesso, trova Dio. Meglio, dentro di sé c’è qualcosa di più che se stesso,

«un tutto che non è me e che tuttavia non mi è estraneo»,

lo oltrepassa, lo organizza; «un tutto sconosciuto da cui si diparte ogni conoscenza,

 un tutto incomprensibile che rende possibile ogni comprensione, un’unità da cui derivo,

un Padre di cui sono il Figlio» (p. 39). Figlio di Dio o vittima di una tentazione? Lui, un falegname, figlio di Dio?

 Realtà divina o illusione diabolica?

(QUI SI FA L'IMPERDONABILE BESTEMMIA CONTRO LO SPIRITO SANTO MARCO: 3, 28-30)

Nessuna risposta. Allora fa una scommessa: «La scommessa di credere che le mie cadute, le mie gravi meditazioni, mi conducessero a Dio e non a Satana.

 Ho fatto la scommessa di credere che avevo qualcosa di buono da fare. Ho fatto la scommessa di credere in me stesso» (p. 40).

(IL DIAVOLO DI SCHMITT SI COSTRISCE UN GESU' CHE CREDE NELL'UOMO E NON IN DIO)

Seguono giorni esaltanti. Seguìto prima da Andrea e Simone, poi da altri discepoli, percorre la Galilea

predicando quanto Dio gli rivela e riversando la sua attenzione e il suo amore su poveri, miseri, afflitti, donne.

Quando si trova di fronte a un quesito, si apparta dietro un albero o una roccia e si cala «nel suo pozzo»,

 cioè «nel fondo di me stesso per incontrare mio Padre e riemergere con un’inesauribile dose d’amore» (p. 49).

(PERCHE' INVENTARE TUTTE QUESTE DISTORSIONI FANTASIOSE E NON ACCETTARE LA SEMPLICITA' E VERITA' EVANGELICA ?)

Non mancano incomprensioni e difficoltà.I suoi familiari lo rifiutano, anzi lo odiano; sua madre, piangendo, gli prospetta il traguardo della follia;

 il clero è indignato per i suoi insegnamenti e il suo agire contro la Legge.

La situazione si aggrava quando si verificano alcuni miracoli. Miracoli? O non piuttosto energia che si sprigiona dalla capacità di amare?

(L'OSTINAZIONE DI SCHMITT DI NEGARE IL DIVINO ANCHE DIFRONTE I MIRACOLI)

Oppure eventi spiegabili naturalmente? Un dubbio lo assale: che i suoi discepoli, travolti dalla passione, esagerino e parlino di prodigi.

«Non sono forse stati loro a riempire gli otri di vino?  Ad avermi attribuito il felice arrivo di un branco di pesci nel lago di Tiberiade?» (p. 49).

 Esaltati, in buona fede. Anche l’episodio del figlio di Rebecca (la vedova di Nain), da lui richiamato alla vita, può avere una spiegazione naturale

. A Jehuda che afferma il miracolo, così replica: «Sai bene anche tu come sia difficile riconoscere la morte. Quante persone vengono sotterrate vive?

Il bambino forse era soltanto addormentato» (p. 57 s). Insomma, lui non ha il potere di compiere miracoli.

(QUI IL DIAVOLO DI SCHMITT INSISTE NEL RENDERE GESU' UN UOMO SENZA CARISMI E SPIRITO SANTO

NEI VANGELI NON SOLO GESU' HA GLI STESSI POTERI DEL PADRE GIOVANNI: 5, 19-30

MA ANCHE AI SUOI APOSTOLI CONFERISCE I POTERI  LUCA: 10, 17-20 )

 È il Padre, è la fede a compierli.

Jehuda è di parere diverso: la risurrezione del bambino è la prova che Jeshua è l’Eletto. Gli si prostra a terra e piange, abbracciato ai suoi piedi.

Per non deluderlo Jeshua riformula la scommessa: «Jehuda, io non so chi sono. So soltanto che sono abitato da qualcuno che è più grande di me.

 So anche, in virtù di quell’amore che egli mi manifesta, che Dio da me si aspetta molto. Allora, Jehuda, ascolta bene quello che ti dico.

 Faccio una scommessa. Scommetto, dal più profondo del mio cuore, di essere colui, sì, colui che tutto Israele attende.

 Faccio la scommessa di essere veramente il Figlio» (p. 58).

Fra i discepoli, Giuda  soltanto crede ciecamente che Gesù sia il Messia.

per questo Giuda  è l’unico cui Gesù possa chiedere di tradirlo per salvare la comunità dal linciaggio.

Schmitt ribalta il ruolo del traditore di Cristo (versione avvallata recentemente dalla traduzione del cosiddetto Vangelo di Giuda),

(PERCHE' ADDIRITTURA SCHMITT CAPOVOLGE IL VANGELO TRASFORMANDO IL DIAVOLO GIUDA GIOVANNI : 7, 70-71

NEL MIGLIORE DEGLI APOSTOLI ?)

Quindi tra i suoi discepoli il prediletto è Jehuda. Istruito e conoscitore delle Scritture, vuole convincerlo di essere il Figlio di Dio, il Messia.

 sacri testi sono chiari: «Tu devi tornare a Gerusalemme, Jeshua. Il Cristo conoscerà la sua apoteosi a Gerusalemme,

 i testi sono espliciti. Dovrai essere umiliato, torturato, ucciso prima di rinascere. Sarà un momento difficile» (p. 64).

 Illuminato dalla sua fede, Jehuda parla della morte del Messia «con la calma della speranza»:

 «Tu morirai per qualche giorno, Jeshua, tre giorni, poi risorgerai».

La forza persuasiva del discepolo amato ha il sopravvento sulla paura del maestro.

Jeshua accetta di morire, e prega Jehuda di aiutarlo: accetti di essere considerato un traditore,

lo consegni ai soldati e alla croce. E Jehuda? Andrà a morire anche lui: «Se tu vai a farti crocifiggere, perché io non posso andare ad impiccarmi?» (p. 75).

Tutto si compie secondo quanto previsto. Il gesto di Jeshua è chiaro. Accetta di morire perché il suo dubbio si risolva.

Se dopo tre giorni risorgerà, è davvero il Messia, altrimenti sarà ritenuto un illuso.

QUINDI IL GESU' DI SCHMITT HA BISOGNO DEI CONSIGLI DI GIUDA CHE CONOSCE LE PROFEZIE

DEL MESSIA SOFFERENTE QUANDO NEI VANGELI GLI APOSTOLI NON SI ASPETTAVANO LA MORTE DI GESU'

 MA UN GESU' GLORIOSO E RE D'ISRAELE-SCHMITT LAVORA DI TROPPA FANTASIAE IGNORANZA ESTREMA)

Schmitt infanga anche   i discepoli i quali  sono pronti a tornare belando alle loro vite dopo la morte del loro Maestro.

Schmitt inserisce nel romanzo anche la figlia di Erodiade colei che fece uccidere il Battista,

 una Salomè-Lolita cui (scandalo!) per prima appare il Cristo risorto,  un Giuseppe d’Arimatea invidioso e pieno di rancore.

(PERCHE' CAPOVOLGERE LA REALTA' EVANGELICA E TRASFORMARE IL SANTO GIUSEPPE D'ARIMATEA

IN UN INVIDIOSO ?)

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Le teorie dell'ateo Schmitt su Gesù;

Schmitt si chiede :

"Sapeva Gesù sin dall’inizio che era il figlio di Dio o lo ha scoperto progressivamente?». 

 «Mi sembra che i quattro Vangeli, salvo qualche particolare, rispondano a tale quesito: Gesù è soltanto un uomo,

ispirato da Dio certamente, ma nient’altro che un uomo fino alla sua morte in croce. Diversamente non soffrirebbe.

È la Risurrezione che gli conferisce, nella sua realtà terrena, la realtà (le statut) di Dio» (p. 247).

 Affermando che «Gesù nasce e muore come un uomo» (cfr Journal, cit., 251)

Schmitt nega non soltanto la concezione del Verbo per opera dello Spirito Santo,

 ma anche la concezione verginale di Maria. Ritiene anche che «il compito dato a Maria appare

nettamente come il frutto della storia del cristianesimo più che il prodotto dei Vangeli» .

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N.B. LA CHIESA CATTOLICA HA ACCETTATO QUESTO ROMANZO EDITO DA SAN PAOLO

UN ARTICOLO DA CIVILTA' CATTOLICA

http://www.laciviltacattolica.it/Quaderni/2008/3800/Articolo%20Castelli.html

RIPRESO DA ZENIT

http://www.zenit.org/article-15821?l=italian

VEDI ANCHE I CATTOLICI

 

http://www.vivicentro.org/il-mondo-visto-da-roma-18-ottobre-2008-vt11028.html

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=123&id_n=4776

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=102&id_n=4546

http://sacerdotisposati.splinder.com/post/19146074/Il+Vangelo+secondo+Pilato+di+S

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http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 23/12/2008 alle 3:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 dicembre 2008
GLAUCO MAURI STA PORTANDO IN VARI TEATRI ITALIANI L'OPERA BLASFEMA " IL VANGELO SECONDO PILATO " DI SCHMITT
 
 
GLAUCO MAURI STA PORTANDO IN VARI TEATRI ITALIANI L'OPERA BLASFEMA " IL VANGELO SECONDO PILATO " DI SCHMITT
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LANAZIONE
 
PROTAGONISTI / IL TESTO SCHMITT

Il Vangelo secondo Mauri

"La ricetta della bellezza? Fare teatro e raccontare favole. E’ allora che ti senti giovane e bambino. Anche coi capelli bianchi". La chioma leonina, il volto bellissimo, ogni anno di più: Glauco Mauri, è il fantastico gigante del teatro italiano. Da martedì al 23 novembre sarà al teatro della Pergola di Firenze con Il vangelo secondo Pilato di Eric-Emmanuel Schmitt. Con lui in scena l’ottimo Roberto Sturno

 

Firenze, 16 novembre 2008 - "La ricetta della bellezza? Fare teatro e raccontare favole. E’ allora che ti senti giovane e bambino. Anche coi capelli bianchi". La chioma leonina, il volto bellissimo, ogni anno di più: Glauco Mauri, è il fantastico gigante del teatro italiano. Da martedì al 23 novembre sarà al teatro della Pergola di Firenze con Il vangelo secondo Pilato di Eric-Emmanuel Schmitt. Con lui in scena l’ottimo Roberto Sturno.

 

Il teatro e la quotidianità: esiste il legame maestro?

"Non bisogna avere solo entusiasmo. Il teatro è come uno strumento che va studiato, adoperato. E studiato vuol dire anche guardare alla gente, vivere in mezzo alla gente, tenere le antenne dritte per captare".

 

Con questo testo ha fatto una scelta coraggiosa...
"Una battaglia vinta. Perchè abbiamo recitato in città a varie latitudini e il pubblico ha un riscontro emozionale incredibile. Lo spettacolo, nonostante il titolo, non è un testo puramente religioso. Tratta il tema di due uomini, Gesù figlio di un falegname di Nazareth e l’altro, Pilato. Gesù dice: “ Solo dopo la mia morte si saprà se sono il figlio di Dio” e Pilato che è uomo razionale, si trova a risolvere il mistero di un cadavere scomparso che poi è risorto. Lui non crede, ma resta un uomo davanti a un mistero".

 

Per arrivare a cosa?
"Alla risposta che i misteri non si risolvono. O si accettano o non si accettano. Un testo intrigante perchè sono tutti fatti noti e arcinoti. Ma qui nel Vangelo secondo Pilato sono visti con una luce diversa. Col desiderio che l’uomo dovrebbe sempre avere: la voglia di risolvere dubbi anche non risolvibili. Senza tener conto che qui si parla in modo particolare di cose che mettono in agitazione. Come il problema della fede: c’è chi ce l’ha e chi no".

 

E lei da che parte sta in questo spettacolo?
"Non sono nè un teologo nè uno studioso di Vangeli. Il problema non è tanto sull’esistenza di Dio. Ma la ricerca che l’uomo deve sempre fare per capire le cose. In questo caso Gesù è un personaggio avvolto nel mistero per chi non crede. Ci sono elementi che hanno sconvolto la storia dell’umanità. Misterioso, mistico: non ci si crede che Gesù fa un miracolo in scena. Sappiamo che noi attori raccontiamo la realtà truccati. Ma con Gesù è letteralmente impossibile".

 

Gesù come lo vede?
"C’è una sola verità storica ed è data dal filosofo Tacito negli annali che scrive nel 64 dopo Cristo. Dice che Nerone per allontanare da sè i sospetti di aver incendiato Roma, ha accusato i cristiani che prendono il nome da un certo Gesù Cristo. Non commenta la cosa, riporta solo i fatti. E questo a parte i Vangeli naturalmente".

 

Come reagisce il pubblico?
"Con commozione, quella che senti in un teatro è un qualcosa che vibra dentro in maniera particolare. C’è l’uomo alle prese con qualcosa che non comprende".

 

Cioè?
"Che non conta essere nè ricchi nè potenti o schiavi. Ma dopo questa indagine di Pilato vedranno, che è quello che hanno di bello dentro di loro, che serve a costruire un mondo migliore. La vita di Gesù di Nazareth è servita e continua a servire, credenti o non credenti".

 

Quanto contano le emozioni?
"A me interessa trovare testi che permettano emozioni e che facciano uscire la gente più ricca di quando entra in teatro. Da sempre l’uomo ha in lui anche la ricerca di vivere. E Gesù è stato straordinario: un uomo che ha parlato agli uomini delle sue paure, anche delle sue incertezze. Un Gesù pieno di dubbi e di paure è una figura meravigliosa".

 

La più grande soddifazione della vita?
"Quando portai mia mamma, infermiera di giro, che andava in bicicletta dai pazienti, a vedere i Fratelli Karamazof al teatro Eliseo di Roma con Benassi, Santuccio, Salerno. Vide me, questo suo ragazzo di 22 anni, innamorato del teatro, col pubblico che lo applaudiva. E’ stata questa la più grande soddfisfazione della mia vita".
Firenze
teatro della Pergola
da martedì 

Titti Giuliani Foti

 

http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/2008/11/16/133043-vangelo_secondo_mauri.shtml

CULTURA
15 novembre 2008
Il Vangelo secondo Pilato
 
Il Vangelo secondo Pilato

di Eric-Emmanuel Schmitt, San Paolo Edizioni 2002

ECCO UN RIASSUNTO DEL ROMANZO BLASFEMO

Molto è copiato da Katzanzakis e Saramago

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Sulla collina degli Ulivi, qualche ora prima del suo arresto, Gesù si domanda come ha fatto ad arrivare a questa notte fatale.

 È davvero lui il Messia? La Galilea pullulava di falsi Messia e Gesù,

“Confessioni di un condannato a morte la sera del suo arresto”:
 così inizia la prima parte di questo avvincente romanzo,
con Gesù stesso che ripercorre le tappe che lo hanno condotto al culmine tenebroso del Getsemani.
Quindi la scena si apre sulla collina degli Ulivi, quando poche ore prima del suo arresto Gesù ripercorre le tappe della sua vita.
E’ Gesù stesso all’inizio della rappresentazione che da uomo si interroga e dubita sulla sua natura divina,
che ha paura: «Tra qualche ora - dice - si saprà se sono davvero il Figlio di Dio o se ero solo un pazzo. Uno di più. Uno dei tanti».
Schmitt costruisce un Gesù umano che non sa chi sia e  si chiede di continuo: " Chi sono? "

Un Gesù che ripensando alla sua missione perfino crede d'essere pazzo.

Il Gesu' di Schmitt    non sa se ha trovato Dio o  è Satana  ad ingannarlo!

 Un Gesù che per affrontare la morte non avendo fede in Dio, decide di credere in se stesso, nel suo inconscio.

Fra i discepoli, Giuda  soltanto crede ciecamente che Gesù sia il Messia,

per questo è l’unico cui Gesù possa chiedere di tradirlo per salvare la comunità dal linciaggio.

Schmitt ribalta il ruolo del traditore di Cristo (versione avvallata recentemente dalla traduzione del cosiddetto Vangelo di Giuda),

 ma non solo, ecco  i discepoli  sono pronti a tornare belando alle loro vite dopo la morte del loro Maestro,

 una Salomè-Lolita cui (scandalo!) per prima appare il Cristo risorto,  un Giuseppe d’Arimatea invidioso e pieno di rancore.

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Nella seconda parte della rappresentazione invece si apre l’indagine di Pilato,
 che deve capire come sia scomparso il corpo di Gesù. Per evitare che il presunto furto del cadavere sia strumentalizzato politicamente contro Roma.
Pilato cerca di ritrovare il corpo, prima che sorgano leggende pericolose sulla presunta risurrezione.
Pilato che sembra rappresentare l’Occidente contemporaneo: arroccato nella testarda difesa della razionalità greco-romana,

resa ottusa dalla presunzione di voler spiegare tutto e di tracciare col suo righello i confini fra Bene e Male.

 Ma Gesù riappare vivo: e più Pilato cerca di combattere razionalmente i dubbi suscitati da questa situazione più l’enigma lascia posto al mistero.

«Nel caso Gesù - dice Pilato - ho tentato di difendere la mia ragione, salvarla a tutti i costi dal mistero. Non ci sono riuscito, ammetto che esiste qualcosa di incomprensibile».
E’ con queste parole che Schmitt lancia il messaggio che sottende a tutta la rappresentazione
e in pratica emerge attraverso tutte le figure in scena: dubitare e credere sono la stessa cosa.
 

Il finale con la fuga di Claudia Procula, moglie di Pilato, verso l’appuntamento in Galilea.

 

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA
IL VANGELO SECONDO SCHMITT
 
SIA ANATEMA !

Tutti dovremo un giorno comparire davanti al vero Signore Gesù Cristo,
 non davanti a quello partorito dall’immaginazione di Eric-Emmanuel Schmitt

 ma al Giudice di tutta la terra. 


 Il nostro destino eterno dipende dal rapporto che avremo avuto con Lui:
 "Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi invece rifiuta di credere
al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di
lui" (Giovanni 3:36).

Non abbiamo bisogno di romanzi inutili, fantasiosi e blasfemi su Gesù, ma solo il Vangelo è verità salvifica!
San Paolo ci ha avvertiti; Lettera a Galati: 1,8-9
Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un
vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!
 [9]L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un
vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
N.B. Sia Anatema corrisponde, sia maletto e vada all'inferno !

http://groups.google.com:80/group/centro-anti-blasfemia/pendmsg?hl=it

 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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