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SOCIETA'
7 giugno 2010
Abusi su bimbi, arrestato bidello

Abusi su bimbi, arrestato bidello

22/5/2010
 

Salerno, li violentava in bagno asilo

 

Abusava sessualmente dei bambini nel bagno dell'asilo: l'agghiacciante vicenda è stata scoperta dai carabinieri, che hanno arrestato un bidello 45enne nel Salernitano. L'uomo è accusato di pornografia minorile e violenza sessuale aggravata. Le indagini erano partite a gennaio dopo la denuncia presentata dai genitori di un bambino. Secondo gli inquirenti durante gli abusi l'uomo scattava anche diverse fotografie.

Le vittime del bidello sarebbero tre bambini di 4 anni, tutti alunni della scuola dell'infanzia in un comune della valle dell'Irno. A gennaio i genitori di uno dei tre piccoli si sono rivolti ai carabinieri perché il figlio aveva comportamenti strani che li hanno indotti ad approfondire la situazione. Il bimbo, grazie al supporto di psicologi, ha descritto con dovizia di particolari gli abusi subiti nel bagno della scuola. I militari, raccogliendo altre testimonianze, hanno accertato altri abusi compiuti dalla stessa persona e con le medesime modalità su altri due bimbi di 4 anni.

L'arresto è stato effettuato proprio nell'asilo, dove i carabinieri hanno perquisito i locali frequentati dal 45enne e hanno sequestrato alcuni cellulari e computer sui quali sono in corso altre indagini.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482223.shtml


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SOCIETA'
7 giugno 2010
Pedofilo italiano preso a Londra

Pedofilo italiano preso a Londra

9/4/2010

La moglie l'aveva denunciato in tv

 

 

Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. La moglie aveva lanciato un appello su Internet e a una trasmissione televisiva per la sua cattura. La donna aveva chiesto che chiunque l'avesse visto avvertisse subito le forze dell'ordine.

 

(Foto tratta da Visto)

 

La moglie aveva scoperto che l'uomo aveva abusato della loro bambina dopo che la sorella e il cognato le avevano indicato atteggiamenti sessualizzati nella piccola (mimava l'atto sessuale).

Così aveva denunciato il marito, ed erano seguiti il processo e la condanna a 6 anni e due mesi nel febbraio 2003. Poi, dopo la conferma definitiva della sentenza da parte della Corte di Cassazione nell'ottobre del 2009, Gianluca Falduto era sparito.

Nel frattempo la donna aveva scoperto anche che l’ex imprenditore edile di origine calabrese aveva anche fondato un gruppo su Facebook (probabilmente con scopi di lucro). Il gruppo in questione si chiamava "Regala un click ad un bimbo sordo".

"Quando mi sono accorta che agiva anche su quel social network e che poteva quindi adescare altri bimbi mi sono detta che dovevo fare qualcosa per avvertire tutte le altre potenziali vittime”; ha raccontato la donna. Così, ha stampato diversi manifesti con nome, cognome e fotografia dell’ex marito latitante. Poi si è attivata con messaggi sul Web e alla trasmissione Chi l'ha visto?. "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri", aveva detto la donna. Il marito era stato individuato nel suo nascondiglio dalla stessa trasmissione della Rai.

Intercettazioni da brivido
Parlando del suo crimine, nelle intercettazioni, Falduto commentava con frasi del tipo “Eh ma non è mica morto nessuno” e “I bambini non scrivono il copione della propria vita fino agli 11 anni”. Poi altre giustificazioni come : “bisognava farle capire la differenza tra i sessi” ed accuse rivolte alla moglie quali “ma tu non venivi mai a letto con me”.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478664.shtml


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SOCIETA'
2 aprile 2010
Usa, abusò di 200 bambini. Il Nyt: «Il Papa e Bertone lo coprirono»

Usa, abusò di 200 bambini. Il Nyt: «Il Papa e Bertone lo coprirono»

La salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. È quanto ha commentato al New York Times il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, riferendosi al caso di pedofilia, rivelato dallo stesso giornale, che ha coinvolto un prete del Wisconsin e almeno 200 bambini sordi. Un caso che, secondo documenti ottenuti dal New York Times, il cardinale Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, e il cardinale Tarcisio Bertone, attuale segretario di Stato Vaticano, preferirono non rivelare.

Padre Murphy, è detto in un comunicato di Padre Lombardi citato dal New York Times, ha certamente abusato di bambini «particolarmente vulnerabili» e violato la legge. Si tratta di «un caso tragico», ha aggiunto.

Lombardi ha però sottolineato che il Vaticano è stato messo a conoscenza del caso solo nel 1996, anni dopo la fine delle indagini. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche».

Ha quindi aggiunto che la precaria salute di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione. Padre Murphy è morto nel 1998, due anni dopo che il Vaticano venne a conoscenza del caso.

25 marzo 2010
 

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SOCIETA'
2 aprile 2010
Nyt:"Papa sapeva di prete pedofilo"

Nyt:"Papa sapeva di prete pedofilo"

Nuove accuse su scandalo tedesco

 

Il futuro Papa Benedetto XVI sapeva del caso del prete tedesco, riconosciuto colpevole di abusi su minori e reintegrato nelle sue cariche pastorali, mentre Joseph Ratzinger era arcivescovo di Monaco. La nuova accusa sulla massima carica della Chiesa cattolica arriva ancora una volta dal "New York Times", che si riferisce a Peter Hullermann e parla di un documento che avrebbe informato il futuro papa della vicenda.

Il quotidiano americano ricorda che proprio quel sacerdote tornò alle sue funzioni pastorali pur essendo stato riconosciuto colpevole di pedofilia. Il caso era venuto alla luce qualche settimana fa. Ma in quell'occasione l'allora vice di Ratzinger, Gerhard Gruber, aveva detto di avere lui tutte le responsabilità per i mancati interventi nei confronti del prete.

In pratica, si dice invece che il futuro papa Benedetto XVI fu tenuto strettamente aggiornato a proposito di quel caso, molto più di quanto lasciato trasparire dalla Chiesa. Una circostanza che accresce gli interrogativi sulla gestione dello scandalo da parte di Ratzinger prima della sua ascesa al Vaticano. Da quanto riferisce il New York Times, sembra che, con l'approvazione dell'allora arcivescovo, Peter Hullermann aveva iniziato una terapia negli anni Ottanta in seguito ai suoi abusi, ma sarebbe tornato alla sua attività pastorale pochi giorni dopo l'inizio della cura psicologica. E lo stesso prete fu successivamente condannato per molestie ai danni di bambini.

Il quotidiano statunitense spiega che esiste una nota riguardante il caso di Hullermann che fu consegnata all'allora arcivescovo di Monaco informandolo del reintegro del prete. Insomma, secondo il New York Times, Ratzinger avrebbe avuto le informazioni che gli permettevano di intervenire su quel prete, o almeno evitare che venisse di nuovo in contatto con minori.

La gerarchia ecclesiastica è subito intervenuta in difesa di Benedetto XVI, continua il quotidiano, dicendo che quel "memo" è pura routine e che è quindi "improbabile che quel documento sia arrivato sulla scrivania dell'arcivescovo", secondo quanto dice il reverendo Lorenz Wolf, vicario giudiziario dell'arcidiocesi di Monaco. Ma lo stesso Wolfa avrebbe anche precisato che non potrebbe escludere che il cardinale Ratzinger abbia letto quel documento. "L'esistenza del documento è confermata da due fonti ecclesiastiche", riferisce il Nyt, "e dimostra che Ratzinger non solo presiedette un incontro il 15 gennaio 1980, con il quale si approvava il trasferimento del prete, ma fu anche informato della nuova dislocazione del sacerdote".

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477509.shtml

 


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SOCIETA'
2 aprile 2010
"Sei anni di abusi da un prete"

"Sei anni di abusi da un prete"

di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell'autore

Girotondi neocatecumenali, chitarre che scandiscono «Venite a me...», ragazzi che sciamano dietro ai cartelli della vergine Maria. Fatalità, c’è il raduno della Giornata mondiale della gioventù e piazza San Pietro è invasa da adolescenti che attendono di incontrare il Pontefice. Loro, gli accusatori del Papa, quattro signori di mezza età, restano un metro al di qua delle transenne. In una mano stringono la foto del cardinale Ratzinger, nell’altra quella di quando erano loro stessi «bambini abusati da preti».

Adesso sono i responsabili della Survivors Network of those Abused by Priests, associazione dei bambini abusati dai preti. Sapevano di padre Murphy prima di leggerlo sui giornali, lo hanno saputo dalle vittime, molti anni fa, e quando sono venuti in possesso del carteggio tra la diocesi di Milwakee e il Vaticano hanno deciso di portarlo a Roma, a San Pietro, come atto d’accusa: «La Chiesa sta cercando di riscrivere la storia, dicendo noi non sapevamo, questo documento dimostra che sapevano e non hanno fatto niente», denunciano, prima che la polizia arrivi a portarli via, in commissariato per due ore, sequestrando tutto. Il carteggio. Una stampa con l’immagine dell’attuale Pontefice Benedetto XVI in abiti cardinalizi. Un’altra con il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone.

La foto di padre Murphy circondato dalla squadra di basket di una scuola americana. Foto di bambini a mezzo busto. Cartoncini con su scritto: «Verità» e «Proteggi i bambini». Qualche foto sono riusciti a salvarla. In una c’è una bambina vestita di bianco: «Sono io, avevo sei anni, lo zio del mio migliore amico era un prete, chiese se potevo aiutarlo in chiesa, mia madre mi disse di mettere il mio vestito migliore e delle scarpe nere, che non mi piacevano: di nascosto me le sono cambiate, uscendo poi sul retro. Quando arrivai dal prete, lui disse che ero una bambina cattiva e che Dio lo aveva mandato per salvarmi. Abusò di me e io pensai che lui sapeva che mi ero cambiata le scarpe di nascosto disubbedendo alla mamma e quella era la punizione. Siamo andati avanti così per sette anni: ogni volta pensavo che non avevo fatto i compiti o ero stata cattiva con il mio fratellino. E non a mia madre non dissi nulla, lei era orgogliosa che il prete mi considerasse speciale e non volevo che sapesse quanto ero cattiva», racconta tutto d’un fiato la sua storia Barbara Dorris di Saint Louis, una signora dai capelli bianchi che lotta perché «ad altri bambini non accada quello che è successo a me».

«L’abuso subito non si cancella mai, resta per tutta la vita», spiega Peter Isely, 49 anni, che adesso lavora come psicoterapeuta e ha in cura anche alcune delle vittime di padre Murphy. «Chi ha raccontato questa storia è un eroe, alcuni non ce l’hanno fatta a sopportare il peso e si sono suicidati». Lui stesso è un bambino abusato: «Avevo tredici anni, andavo a scuola dai frati per diventare sacerdote, l'uomo che abusò di me era il rettore del seminario, ora è morto, non è mai stato allontanato dalla Chiesa». 

«La mia famiglia era devota, io frequentavo scuole cattoliche», racconta Barbara Blain. Aveva tredici anni quando è stata abusata dal suo parroco. «Il prete mi diceva “smetti di tremare, non voglio farti niente di male”... Più tardi seppi che altre ragazze nel ‘69 avevano denunciato di essere state violentate, ma la Chiesa lo allontanò dal suo incarico solo nel 1992 quando andai in tv a raccontare quello che mi aveva fatto». Non che la chiesa non sapesse. «Sapeva benissimo, organizzarono anche un incontro con lui, un suo superiore e lo psicologo: lui mi disse, Barbara, sei una persona migliore di me, dimenticati di questa vicenda, fai calare una tenda...». E invece no: «Sono loro che non devono dimenticare, bogliamo che rendano pubbliche le decine di carte tenute segrete in Vaticano sui casi di pedofilia e che i vescovi rimuovano i preti pedofili dal sacerdozio».

26 marzo 2010
 

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2 aprile 2010
PRETE PEDOFILO COPERTO
 

il Giornale.it
 

articolo di venerdì 02 aprile 2010

 

Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"

di Luca Fazzo

 

 
Dopo le rivelazioni del magistrato milanese Forno sui casi nascosti in Italia, il racconto choc: "Aveva 7 anni quando il prete le mise le mani addosso. Dopo la denuncia i salesiani mi hanno isolato ". Ma non è il matrimonio a guarire i preti malati

«Vuole sapere quale fu la reazione dei salesiani quando denunciai il prete che aveva messo le mani addosso a mia figlia? Fu una reazione molto semplice. Mi dissero: lei non doveva andare dai giudici, doveva venire da noi, adesso si arrangi. E da quel giorno mi hanno fatto terra bruciata intorno». Il signor G. è il padre di una bambina di dieci anni. Ne aveva sette quando raccontò alla nonna cosa era successo in oratorio, dopo che don Marco l’aveva presa in braccio. Oggi don Marco è sotto processo a Milano per violenza sessuale: l’altro ieri un’altra udienza, la prossima il 21 aprile, la sentenza in maggio. Ma più della passione morbosa di un vecchio prete per una ragazzina, la storia che racconta il signor G. parla di qualcosa di ancora più sconcertante, che è la reazione delle gerarchie ecclesiastiche alla sua denuncia. È un racconto che fa capire a cosa si riferiva Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, quando nell’intervista al Giornale di ieri accusava i vescovi di coprire quanto accade nelle loro diocesi «per paura dello scandalo». «Da loro - affermava il magistrato - non mi è mai arrivata una sola denuncia, eppure sanno molte cose più di noi».

Apriti cielo. Eppure, a parlare con il signor G. si direbbe che Forno sia stato fin troppo cauto. Perché in questo caso i superiori del prete sotto accusa non si sono limitati a insabbiare. Hanno reagito ribaltando le parti, trasformando la vittima in colpevole, isolando lei e la sua famiglia, fino a costringerli a lasciare la cittadina alle porte di Milano dove tutto è accaduto.

«Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un “mammo”, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese. Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio. Hanno impedito ai miei figli di fare la comunione e la cresima. Hanno rifiutato la loro iscrizione ai campi estivi. Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?». E riferisce il racconto della figlia. Un racconto orribile, ripetuto più volte dalla piccola agli psicologi che non hanno trovato in lei contraddizioni né indizi di menzogna.

«Eppure io ho aspettato tre mesi prima di sporgere denuncia. Ero andato dal parroco, e lui mi disse: “Caspita, cosa mi dici, eravamo già in preallarme perché altre mamme si erano lamentate di don Marco, adesso chiamiamo subito l’ispettore e vediamo il da farsi, tu intanto sta zitto e non perdere la calma”. Sembrava sinceramente deciso a fare qualcosa. Poi arrivò l’ispettore dei salesiani. Non volle mai incontrarmi, e lì cominciai a capire che la musica era cambiata».

Dopo tre mesi senza che accadesse nulla, il signor G. si decise a sporgere denuncia. E da quel momento, racconta, cominciò intorno a lui l’operazione terra bruciata. «Mi aizzarono contro gli altri parrocchiani. Ordinarono a tutti di chiudermi le porte in faccia. Mi trovai di fronte ad un’organizzazione, quella dei salesiani, che ha nell’obbedienza assoluta una delle sue regole. Ma nel frattempo le indagini andavano avanti. La Procura mise sotto controllo un po’ di telefoni. Oggi quelle intercettazioni sono agli atti del processo, e raccontano bene come e perché si cercò di insabbiare tutto. Il parroco di Arese, quello che doveva vigilare su don Marco, viene ascoltato mentre fa sesso al telefono. L’ispettore capo viene intercettato mentre ordina a tutti le versioni da fornire agli inquirenti, per addomesticare le indagini. Una mafia. E tutto per nascondere la verità, perché non si scoprisse che c’erano due preti pedofili che dietro lo schermo di una onlus e dietro il nobile scopo delle adozioni a distanza violentavano i bambini. Che c’era un prete che si faceva mandare i bambini di due anni dicendo “portami quel negretto”».
Don Marco, va detto, ha negato tutto. E ancora l’altro ieri, in aula, in tribunale, tra le lacrime ha giurato di «non avere mai fatto niente di male». «Peccato - dice il signor G. - che abbia mentito durante tutte le indagini. Quando io sporsi la denuncia lui per sostenere che mi ero inventato tutto disse che mia figlia non l’aveva mai vista, che non era mai stata nel suo ufficio, e soprattutto che non c’era mai stata da sola. Solo adesso, in aula, ha ammesso che mia figlia è stata lì, da lui, senza nessun altro, e che l’ha presa in braccio. Ma per i salesiani io continuo ad essere quello che si è inventato tutto. D’altronde mi avevano avvisato: “Se sporge denuncia, stia sicuro che gliela faremo pagare cara”».

 
 

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