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SOCIETA'
7 giugno 2010
SANDALO PEDOFILIA-INDAGATO CAPO VESCOVI TEDESCO
articolo di giovedì 03 giugno 2010

 

Scandalo pedofilia:
indagato il capo
dei vescovi tedeschi

di Andrea Tornielli

 

 
L’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è accusato di aver rinnovato l’incarico a un frate sospettato di abusi sessuali su minori. La difesa: "Solo nel 2006 venne a conoscenza delle violenze e agì immediatamente"

Il presidente dei Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, è indagato per complicità in un caso di abuso sessuale su un minore.
Lo ha confermato ieri la Procura di Friburgo, dopo le indiscrezioni della Tv Ard e del quotidiano Südkurier. Secondo l’accusa della vittima, che ha subito violenza nel 1960, Zollittsch, ventisette anni dopo, cioè nel 1987, avrebbe confermato il sacerdote violentatore nel suo incarico.

La diocesi di Friburgo ha smentito che l’arcivescovo, all’epoca soltanto responsabile del personale della diocesi, sia implicato, e ha definito del tutto «inconsistente» l’accusa, spiegando che solo nel 2006 Zollitsch venne a conoscenza dei trascorsi del sacerdote, agendo di conseguenza.
Il coinvolgimento del capo dei vescovi tedeschi ha creato notevole scalpore in Germania. Zollitsch è in prima linea nell’applicare la «tolleranza zero» contro i preti pedofili: nei mesi scorsi ha fatto importanti ammissioni, dicendo che la Chiesa aveva «nascosto casi di abusi sessuali per anni». Ha praticamente invitato il confratello vescovo di Ausburg, Walter Mixa, a rassegnare le dimissioni perché coinvolto in un presunto caso di abusi (poi dimostratosi infondato) e per aver usato, da sacerdote, metodi maneschi. Ora è lui stesso ad essere finito nel tritacarne mediatico-giudiziario, per una vicenda che però appare piuttosto inconsistente.

Nei giorni scorsi un uomo ha denunciato un frate cistercense per abusi avvenuti cinquant’anni fa, accusando anche Zollitsch per averlo in qualche modo «coperto». Nel 1987 l’attuale arcivescovo aveva rinnovato l’incarico di priore a Birnau, sul lago di Costanza, al frate, che esercitava il suo ministero nella diocesi di Friburgo ma dipendeva dall’abate del monastero cistercense di Mehrerau. Secondo la vittima, Zollitsch doveva essere a conoscenza del fatto che il frate si era macchiato di abusi sessuali.
La diocesi di Friburgo, invece, smentisce. Parla di «sensazionalismo», precisa che monsignor Zollitsch, che all’epoca non era ancora arcivescovo ma si occupava degli spostamenti dei sacerdoti, non aveva scelto una nuova destinazione per il frate, limitandosi a rinnovare l’incarico che già ricopriva. E dunque essendo all’oscuro del suo passato. Quando, nel 2006, per la prima volta, Zollitsch era venuto a conoscenza degli abusi, aveva subito «avvertito l’ordine» cistercense, al quale appartiene l’accusato, chiedendo di trarne «le necessarie conseguenze».

L’apertura dell’inchiesta è stata confermata ufficialmente dal procuratore capo di Friburgo, Wolfgang Mayer e gli atti sono già stati trasmessi alla Procura di Costanza. Nel caso in cui i reati di pedofilia commessi dal padre cistercense fossero già caduti in prescrizione, verrebbe automaticamente archiviata anche l’indagine nei riguardi di Zollitsch.

Come si ricorderà lo scandalo degli abusi sui minori era scoppiato in Germania nei primi mesi dell’anno, a partire dal prestigioso collegio Canisius, gestito dai gesuiti. Nei giorni scorsi un rapporto ufficiale ha messo in evidenza che solo nelle scuole gestite dai gesuiti tedeschi si sono verificati nei decenni passati 205 casi di abusi sessuali.

http://www.ilgiornale.it/esteri/scandalo_pedofilia_indagato_capo__dei_vescovi_tedeschi/03-06-2010/articolo-id=450085-page=0-comments=1


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7 giugno 2010
PEDOFILIA: BAGNASCO, REATO TERRIFICANTE, MAI PIU' COPERTURE
PEDOFILIA: BAGNASCO, REATO TERRIFICANTE, MAI PIU' COPERTURE
28 MAG 2010

(AGI) - CdV, 28 mag. - "Se vi sono state coperture di abusi sessuali anche in Italia, nel caso che cio' venga accertato, il giudizio della Chiesa e' quello noto: si tratta di di una cosa sbagliata che va corretta e superata". Lo ha detto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ricordando che "la pedofilia e' un peccato terrificante e un reato, che riguarda tutta la societa' e la Chiesa che fa parte della societa'".
  "Oggi - ha osservato il presidente della Cei - c'e' una contezza diversa rispetto a tempo addietro. Anche nel mondo scientifico c'e' un'evoluzione di consapevolezza verso questo fenomeno che 5 anni fa c'era molto di meno in termin globali".
  Da parte sua, "la Chiesa sta prendendo molto sul serio l'emergere di casi anche al suo interno". "Nelle linee guida della Santa Sede, recentemente pubblicate - ha spiegato Bagnasco - troviamo le indicazioni piu' autorevoli e opportune per affrontare questo drammatico problema: serve giustizia comiugata con la cura e il perdono, elementio che non si sostituiscono uno con l'altro. Referente nelle singole diocesi e' il vescovo. Chiunque, per qualunque motivo, puo' avere accesso a lui per fare denunce, segnalare situazioni delicateavendo fiducia che egli nella assoluta trasparenza dara' risposte e operera' gli interventi più' adeguati". "Abbiamo notizia - ha ripetuto il presidente della Cei - di un centinaio di casi in dieci anni e al momento non sono in grado precisare lo stato degli atti di caiscun procedimento canonico, ma come Cei daremo le informazioni che ci perverranno. Preciso - ha aggiunto - che la prima preoccupazione dei pastori, lo dice il loro cuore e lo dicono le linee guida, e' il bene vero delle singole vittime. Non e' questo - ha chiarito il porproato - solo un enunciato ovvio, perche' le situazioni possono essere diversificate a seconda delle persone che hanno subito abusi".
  In proposito il card. Bagnasco ha anche risposto a una domanda riguardo a affermazioni dell'Osservatore Romano e del suo direttore Giovanni Maria Vian, sottolineando la sintonia con la linea adottata anche dalla Cei e escludendo che vi fossero implicitamente delle critiche. (AGI) .

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7 giugno 2010
Preti pedofili, "cento in Italia"

Preti pedofili, "cento in Italia"

25/5/2010
 

La Cei: "Rilevati negli ultimi 10 anni"

 

I casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti "rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio" sono "un centinaio", secondo quanto riferito dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Si tratta, secondo il prelato, di "un dato che indica il quadro complessivo della situazione", ricordando che "anche un solo caso è sempre di troppo". In Italia, comunque, "non c'è bisogno di alcuna commissione speciale".

Secondo monsignor Crociata, "le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano", motivo per cui una commissione simile a quella istituita dalla conferenza episcopale tedesca sarebbe inutile in Italia. Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell'ex Sant'Uffizio e da quello civile le autorità competenti "hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti".

Crociata ha quindi ribadito che "la normativa italiana non prevede l'obbligo di denuncia. Evidentemente questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l'accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi". Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare, ha concluso il segretario della Cei con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio "è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti".

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482467.shtml

 


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7 giugno 2010
Vaticano, un documento segreto per coprire i preti pedofili

Vaticano, un documento segreto per coprire i preti pedofili


Tratto dal libro di Cosimo Cellammare: “Al di là dei mulini a vento: crimini compiuti in nome di Dio
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 Il testo, datato 1962, pubblicato dal giornale londinese Observer
Ai prelati venne ordinato di nascondere con ogni mezzo gli abusi

LONDRA - Un documento "confidenziale" scritto oltre 40 anni fa dal Vaticano ordinava ai vescovi di tutto il mondo di coprire con ogni mezzo gli abusi sessuali commessi dai religiosi. Il testo, 69 pagine tradotte in inglese, è stato pubblicato oggi dal giornale londinese Observer.
Secondo quanto riferito dalla testata, il documento proviene dall'archivio segreto del Vaticano. L'avvocato texano Daniel Shea, impegnato in un caso di abusi sessuali all'interno della Chiesa americana, ne avrebbe ottenuto una copia da un prete tedesco. Nel testo, datato 1962, si indicano “le procedure da seguire in caso di crimini di istigazione". Cioè quelli in cui un religioso tende "a sollecitare e provocare il penitente ad atti impuri ed osceni". “Il peggiore dei crimini si legge - è quello costituito da azioni nei confronti di giovani di ambo i sessi".

La Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha confermato l'autenticità del documento, che doveva "essere diligentemente conservato negli archivi segreti della Curia, rimanendo rigidamente riservato". Un mese fa, il legale americano che l'ha scoperto ha provveduto a consegnarne una copia alle autorità degli Stati Uniti, dove da molto tempo la chiesa cattolica è al centro di uno scandalo su abusi sessuali commessi nei confronti di adolescenti. Una vicenda che ha coinvolto anche l'arcivescovo di Boston Bemard Law. Costretto a lasciare il seggio per aver trasferito in massima segretezza i religiosi incriminati.
Nel documento segreto, scritto sotto il pontificato di Giovanni XXIII, il Vaticano impone ai vescovi di mantenere la massima segretezza sulle accuse di abusi. Si invita ad "ammonire, correggere e, se il caso lo richiedesse, a sospendere" i sacerdoti messi sotto accusa. "Ma - si legge - tutti i prelati devono gestire questi casi con la massima segretezza e vincolati al silenzio perpetuo". Pena la scomunica.

"Questo prova - dichiara Daniel Shea - che vi era un complotto internazionale da parte della Chiesa per coprire gli abusi sessuali. E un subdolo tentativo di nascondere attività criminali". Secondo un portavoce del Vaticano, però, il testo indica solo “le procedure disciplinari nel caso che un prete sia accusato di aver sollecitato prestazioni sessuali durante la confessione". La segretezza sarebbe dunque tesa "a proteggere gli accusati, come avviene anche nelle procedure penali oggi. Ed è anche subordinata alla speciale natura segreta del sacramento della confessione". In ogni caso, riferisce il giornale, non proibisce alle vittime di presentare accuse civili.

E su questo punto insiste il reverendo Thomas Doyle, un cappellano dell'Air Force statunitense in Germania. Secondo l'esperto di diritto ecclesiastico, il documento non legittima l'ordine di silenzio imposto alle vittime. “Pur confermando la patologica ossessione per la segretezza che affligge la Chiesa cattolica - afferma Doyle - il testo non giustifica le intimidazioni al silenzio subite dalle vittime degli abusi sessuali da parte esponenti della chiesa americana". Per provare questo, conclude il sacerdote, "servono infatti prove concrete".
(www.repubblica.it/2003/h/sezioni/esteri/observer/observer/obscrver.hftffl i (17 agosto 2003)

Riportiamo di seguito alcune delle 69 pagine del documento originale tradotto in inglese dal giornale londinese Observer e alcuni articoli del testo evidenziati dallo stesso giornale (il testo completo è riportato nel sito summenzionato).

Due pagine del documento originale in inglese. Clicca per ingrandire

Tratto dal libro: “Al di là dei mulini a vento: crimini compiuti in nome di Dio  

 

 

http://www.disinformazione.it/vaticano_pedofilia.htm


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7 giugno 2010
Preti pedofili, accuse a Ratzinger

Preti pedofili, accuse a Ratzinger

9/4/2010

Lettera dell'85:"Non rimosse prete Usa"

 

 

Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".

 

 

L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".

Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.

A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.

In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".

 

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478710.shtml


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2 aprile 2010
Papa:"Vergogna per preti pedofili"

Papa:"Vergogna per preti pedofili"

11/12/2009
 

"Massima attenzione per caso Irlanda"

 

Benedetto XVI si è detto "sconvolto e angosciato" dal contenuto del rapporto sugli abusi su minori compiuti dai preti cattolici in Irlanda. E' quanto si legge in un comunicato della Santa Sede al termine dell'incontro del Pontefice con rappresentanti della Chiesa locale. Il Vaticano continuerà a seguire questa "grave questione" con la "massima attenzione" per capire come siano potuti accadere questi "vergognosi eventi".

Il Papa - afferma la nota della sala stampa - ha ''ascoltato le preoccupazioni'' dei vescovi irlandesi e della Curia romana, e ha discusso con loro degli ''eventi traumatici'' evidenziati dal Rapporto della Commissione investigativa irlandese sull'arcidiocesi di Dublino.
  
Dopo un ''attento studio'' del rapporto, il papa si è sentito ''profondamente sconvolto e angosciato dal suo contenuto. ''Desidera ancora una volta - aggiunge la nota - esprimere il suo profondo dispiacere per le azioni compiute da alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio, oltre che la fiducia loro accordata dalle vittime e dalle loro famiglie, e in generale dalla società''.
  
''Il Santo Padre - prosegue il comunicato - condivide il senso di oltraggio, tradimento e vergogna sentito da tanti fedeli in Irlanda, e si unisce a loro in preghiera in questo
difficile momento per la vita della Chiesa''.  Il Papa chiede perciò ai cattolici irlandesi, ai quali rivolgerà presto una lettera pastorale, e a quelli di tutto il mondo, di unirsi alle preghiere per le vittime, le loro famiglie e chiunque sia stato toccato da questi ''odiosi crimini''.
  
Promette, intanto, che ''la Chiesa continuerà a seguire questa grave questione con la massima attenzione per capire come questi vergognosi eventi siano potuti accadere e individuare il miglior modo per sviluppare efficaci e sicure strategie per evitare che si ripetano''.


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2 aprile 2010
PRETI PEDOFILI: QUANDO C'E' IL DAIAVOLO SOTTO LA TONACA

PANORAMA.IT 26 11 2009

PRETI PEDOFILI: QUANDO C'E' IL DAIAVOLO SOTTO LA TONACA

 

Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto - Santa Rufina.
Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don  Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

MIGLIAIA DI CASI
4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.


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2 aprile 2010
«Pedofilia, in gioco la credibilità della Chiesa»

«Pedofilia, in gioco
la credibilità della Chiesa»

28 marzo 2010
  | Francesco Peloso
 

LA CHIESA si gioca la sua credibilità sulla questione “cruciale” dello scandalo degli abusi sessuali da parte dei preti: tutto dipende dal tipo di risposta che saprà dare. Il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, torna a commentare le polemiche che infuriano sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo, questa volta non per urlare al complotto contro la Santa Sede, ma per dire che la Chiesa deve andare fino in fondo nell’opera di pulizia. Poi spiega che da parte dei media c’è un interesse naturale verso la vicenda, anche se alcuni mezzi di informazione hanno davvero attaccato il Papa. Ancora si rileva che la linea dura, a cominciare da quella messa in campo dalla Chiesa degli Stati Uniti che per prima ha affrontato lo scandalo, ha dato i suoi buoni frutti. La strada da seguire è dunque già tracciata - spiega il gesuita - ed è la stessa indicata dal Pontefice nella sua lettera ai cattolici irlandesi.

La lunga nota di padre Lombardi è in equilibrio, ma i toni non sono più quelli della crociata. Il fatto che «la questione degli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero cattolico ha continuato ad essere largamente presente sui media di molti Paesi - ha detto Lombardi - non è una sorpresa. L’argomento è di natura tale da attirare di per sé l’attenzione dei media, e il modo in cui la Chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità morale».

Molti casi sono vecchi, ha spiegato il portavoce vaticano, e tuttavia «riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella “purificazione della memoria” che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà e fiducia al futuro». Poi c’è il riferimento alla Chiesa degli States che, con linea intransigente, è riuscita a ridurre, nell’ultimo anno, del 30% le denunce di abusi sessuali. Un buon segno che non deve far «indulgere a compiacimenti fuori luogo», e tuttavia si dimostra che la strada seguita è efficace. Infine si rileva che gli attacchi più recenti al Papa non lo indeboliscono, anzi la sua autorità esce rafforzata nel perseguire la via del «rinnovamento e della riparazione».

 

In Irlanda è in gioco il futuro del cardinale Sean Brady, primate della Chiesa cattolica del suo Paese, del quale l’opinione pubblica chiede a gran voce le dimissioni per aver taciuto del suo coinvolgimento nella copertura di abusi sessuali ai danni di bambini. Il cardinale che ha nascosto le proprie responsabilità anche agli altri vescovi e al Pontefice, sarebbe vicino alle dimissioni. In Vaticano si auspica che il porporato abbia il buon senso di lasciare il suo posto per evitare un braccio di ferro con Roma, ma se un cardinale fosse costretto alle dimissioni, il fatto avrebbe connotati clamorosi.

L’Osservatore romano, infine, ha pubblicato un intervento dell’arcivescovo di Westminster, mons. Vincent Nichols, nel quale il prelato dice che di fronte a notizie di abusi sessuali da parte di preti, i vescovi devono rivolgersi alla polizia; non vi è alcun impedimento nella legge canonica - rileva Nichols - in questo senso. Anzi l’arcivescovo si spinge oltre e chiede che il processo penale anticipi quello canonico, capovolgendo tutta l’impostazione data fin qui al tema dalle alte gerarchie ecclesiastiche.

 

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2010/03/28/AMwRxuXD-pedofilia_credibilita_chiesa.shtml


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SOCIETA'
9 novembre 2009
IL RANCH DELL'ORRORE
 

IL RANCH DELL'ORRORE....

Post n°772 pubblicato il 29 Ottobre 2009 da nonna.fra

 

Gli assistenti sociali all’infanzia del Texsas sono arrivati alla conclusione che almeno 12 ragazzine minorenni che vivevano all’interno della comunità poligama “Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints” (che nell’aprile era stato perquisito), sono state coinvolte in matrimoni “spirituali” con uomini anziani.  Gli assistenti sociali, in oltre, avrebbero confermato che centinaia di bambini residente all’interno della comunità sarebbero stati esposti a rapporti non consoni alla loro età.

I dati sono stati divulgati martedì in una relazione del Dipartimento del Texas che ha messo a fuoco ciò che succedeva a chi viveva all’interno del ranch  Yearning di Zion in Eldorado. Il caso Yearning di Zion è sconcertante, in quanto è stato insegnato ai bambini e alle bambine che i rapporti con uomini molto più grandi sono una cosa assolutamente normale, e che è  un modo di vivere, ed è proprio in questo modo che venivano perpretrati gli abusi sessuali ai danni dei minori. I genitori non hanno mai ostacolato le unioni illegali che i propri figli subivano, con uomini che tra l’altro erano anche gia sposati. Tutto ciò non faceva parte di una vocazione religiosa, ma del culto che praticavano  “Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints” . 

” Secondo il rapporto del Dipartimento del Texas, abusare dei bambini nel ranch era un fatto usuale,  12 ragazzine tra i 12 e i 15 anni  erano unite “spiritualmente” con uomini molto più anziani di loro, e anche questo rientrava nella normalità(all’interno del ranch). Il rapporto dice anche che 7 di quelle 12 ragazzine partorirono uno o più bambini da quelle relazioni  “spirituali”. Un porta voce delle famiglie del ranch che appartengono alla Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints”, respinge le conclusioni del rapporto degli agenti e mette in dubbio ciò che è stato accertato.

Willie Jessop, portavoce del ranch, dichiarò che la relazione degli agenti  era “un tentativo disperato degli  assistenti sociali e degli agenti per giustificare le loro barbare azioni del 3 aprile.” I bambini sono stati portati via dal ranch e presi in custodia dal tribunale. Il portavoce aggiunge dicendo che “Nel rapporto non c’è niente, stanno cercando di giustificare le loro azioni infondate.” La setta “Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints” fu fondata da due mormoni scomunicati, si scisse dalla corrente principale che le univa alla Chiesa mormone (1890)che rifiutava la poligamia, ed è per questo che spesso si trovano in battagli legali e pubbliche per la  pratica della stessa.

Tutto sembra essere partito da una telefonata che al principio sembrava uno scherzo di cattivo gusto. Una ragazzina telefonò disse di fare parte della setta e che loro, i bambini, in questo posto venivano abusati. Partirono le indagini, e le squadre speciali del Texsas intervennero con un bliz, che gli permise di portare via 439 bambini. L’operazione attrasse l’attenzione nazionale per settimane. Il tribunale mise in cura i bambini abusati e diede disposizione che fossero dati in affidamento ad altre famiglie. Le stesse si recarono in tribunale protestando e chiedendo che i loro figli facessero ritorno a casa. 

Il Texsas, la Suprema Corte e la Corte d’Appello hanno deliberato che il bliz è stato troppo precipitoso, che non ci sono gli elementi sufficenti che possano portare in evidenza gli abusi sessuali e che non ci stono stati  motivi validi portare via i bambini dal ranch. Tutti i bambini, tranne uno ha fatto ritorno alle proprie famiglie, e si indaga se all’origine dell’abuso invece non ci sia stata una beffa. Dopo il bliz, comunque la giuria nell’Eldorado accusò 12 uomini che vivevano nel ranch di bigamia e abuso sessuale di  un minore. Alle bambine e hai bambini fu fatto frequentare  un “corso” per educarli sul normale  sviluppo psicosessuale e a come identificare un abuso sessuale e denunciarlo.

Nel frattempo , l’agenzia Welfare, comunica che :424 bambini sono stati ritenuti non abusati, mentre 15 casi rimangono ancora aperti. Patrick Crimmins, un portavoce dell”agenzia di stato, ha detto che nella relazione è specificato il motivo dell’irruzione avvenuta nel ranch il 3 aprile: ”L’operazione aveva come scopo salvare dei bambini dagli abusi sessuali, l’intervento da parte degli agenti non era mirato allo scopo di togliere dei bambini alle loro famiglie e fargli fare cure terapeutiche.”

La setta “Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints” fu fondata da Warren Jeffs, ed era sotto controllo dagli agenti da tempo.

 La polizia non è riuscita a risalire alla famiglia di molti di questi minorenni.

Altre 140 donne sono letteralmente scappate dal ranch, prima del blitz della polizia, innescato dalla telefonata di una ragazzina sedicenne che viveva in quella tenuta.

La chiesa dei mormoni ci ha tenuto a precisare di non aver nulla a che fare con questa setta!

 (The New York Times)

http://blog.libero.it/NONNAFRA/7905534.html


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 9/11/2009 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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