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cinema
7 giugno 2010
"La Papessa" di Sonke Wortmann

"La Papessa" di Sonke Wortmann

Verità o leggenda?

di Lavinia Bassani
Pubblicato venerdì 4 giugno 2010 - NSC anno VI n. 17

A gettare ancora una volta nel turbine dello “scandalo” la Chiesa di Roma, dopo i recenti fatti di pedofilia e omosessualità, provvede La Papessa di Sonke Wortmann, film tratto dal romanzo di Donna Woolfolk Cross. Con la straordinaria partecipazione di Johanna Wokalek (La banda Baader Meinhof), John Goodman (Il grande Lebowsky) e David Wenham (Australia, Il Signore degli anelli).

Agli albori del Medioevo, una ragazza di nome Johanna (Johanna Wokalek), cresce in un isolato paesino nel nord Europa. Figlia del prete del paese, un uomo spietato e accecato dalla tipica superstizione religiosa di quei tempi, Johanna, grazie ad una fede molto forte, sente di poter avere un destino diverso da quello che suo padre ha in serbo per lei. Decide quindi di scappare di casa, riuscendo a essere accettata nella scuola della cattedrale di Dorstadt proprio grazie alle sue doti così fuori dal comune. Lì conosce il Conte Gerold (David Wenham), il quale offrendole la sua protezione finisce anche per innamorarsi ricambiato a sua volta.

Ma le avventure di Johanna sono appena incominciate: la giovane è infatti costretta ad assumere le sembianze di un uomo per poter essere accettata nel monastero benedettino di Fulda dove svolge la professione di medico fino a quando, giunta a Roma, dopo aver curato Papa Sergius (John Goodman) e aver fatto carriera nelle gerarchie ecclesiastiche, viene eletta Papa. La sua esistenza rimane ancora oggi avvolta nel mistero. Johanna dovrebbe essere stata Papa, conosciuta infatti con il nome di Johannes Anglicus dall’853 all’855.

Tuttavia la sua storia, seppur appoggiata da numerose prove, potrebbe rivelarsi semplicemente un mito nato dalla satira papale. La Chiesa dal canto suo ha sempre negato l’esistenza di una “Papessa”; d’altronde se questo segreto fosse mai venuto alla luce, questo avrebbe comportato l’inevitabile scardinamento di tutti quei principi che hanno reso forte e impenetrabile questa istituzione nei secoli.

Pochi giorni fa, un articolo sul giornale “La Repubblica” enunciava a chiare lettere la presa di posizione della Chiesa che, restando coerente con i suoi principi, vietava alla prima donna ordinata prete nella Chiesa vetero-cattolica di celebrare la messa all’interno di una parrocchia a Milano. La donna è stata dunque costretta a compiere la funzione in strada.

In fondo sono storie molto simili e il passare dei secoli dimostra che le cose non sono ancora cambiate: le donne dovranno lottare a lungo per ottenere forse un barlume di uguaglianza e, specialmente in ambito religioso, ciò sembra essere ancora oggi un’utopia.

Dunque verità o leggenda? A più di un millennio di distanza, dimostrare l’esistenza della Papessa è praticamente impossibile e il mistero di Johanna, che già in passato aveva affascinato il regista Michael Anderson che diresse il film Papessa Giovanna, con protagonista Liv Ullman, è destinato a restare irrisolto, almeno per il momento.

Interessante e con una trama scorrevole, La Papessa è un film che sarà ampiamente gradito a un pubblico amante di plots in stile “Artù e i cavalieri della tavola rotonda”, riferendoci nel paragone esclusivamente all’enigma che riguarda l’effettiva esistenza del personaggio storico.

 

 

http://www.nonsolocinema.com/La-Papessa-di-Sonke-Wortmann_20372.html


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 7/6/2010 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
cinema
1 aprile 2010
MADDALENA NELLA CHIESA CATTOLICA-LA PAPESSA
CENTRO ANTI-BLAFEMIA
 
LA CHIESA CATTOLICA E' A FAVORE DEL CODICE DA VINCI
 INFATTI ACCETTA MARIA MADDALENA LA PAPESSA
 
 
Novembre 2005,molti siti parlano di un bizzarro complotto a Venezia.
Citiamo un articolo a caso,il cui titoplo è:
THE POPE MARY MAGDALENE
In questo articolo si parla del film di Abel Ferrara;
"MARY",prodotto da Fernando Sulichin e Roberto De Nigris,distribuito dallo MICADO.
L'articolo preso dal sito;THE KINGDOMOFHEAVEN.ORG/
APOSTASY-3,dice che questo film è stato alla mostra
del cinema di Venezia,dove è stato bene accolto,ed ha
ricevuto dei prestigiosi premi.
Il primo premio citato è il LEONE D'ARGENTO della mostra,
il secondo è il premio SIGNIS della giuria cattolica,
il terzo premio,NAVICELLA di Sergio Trasatti,
il quarto premio,Mimmo Rotella Istitution ,dalla regione
Calabria ,consegnato personalmente dal presidente della
reg.Calabria Lojero.
 
L'articolo,vede in tutto questo una contraddizione,e spiega
che,in questo film Gesù e Maria Maddalena,sono tratti
dai vangeli gnostici,in particolare dal vangelo di Maria e
Filippo.Però,Ferrara ha esasperato la storia,per renderla,
simile a quella raccontata dal best-seller "Il Codice Da Vinci".
Nel film infatti aggiunge l'articolo,Maria Mddalena
è la compagna intima di Gesù,più di una semplice amante
o concubina,il suo braccio destro,e alla morte di Gesù,
sarà lei il capo supremo della chiesa di Cristo,e non Pietro.
Nel film l'articolo aggiunge,che Maria Maddalena,è
adornata come una prostituta,con i capelli sciolti,e
la tunica rossa,con un particolare,la tunica è larga da
farla sembrare incinta.L'articolo,cita delle fonti giornalistiche
Usa,secondo i quali,questo film è stato realizzato,per
fare da sostegno,da sgabello,da cornice al film che stava
per uscire nei Cinema di tutto il mondo,"IL CODICE DA VINCI".
Nel mese di Novembre 2005,il film di Ferrara,
usciva nei Cinema di tutta Italia,ecco veniva fatta una
speciale publicità,su quasi tutti i giornali cattolici
italiani;AVVENIRE,FAMIGLIA CRISTIANA,VITE PASTORALI,
LETTURE,MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO DI PADOVA,
e molti altri,perfino l'agenzia ACLI.
L'articolo concludeva,che la chiesa cattolica,sosteneva,
questo film ivece di criticarlo,quindi la chiesa cattolica
favoriva "IL CODICE DA VINCI".
Quindi per questo sito Battista fonamentalista,la chiesa
cattolica è falsa.
Noi noi ci capiamo nulla,però abbiamo visto il film,per noi
è davvero eretico come diceva l'articolo.
Come la chiesa cattolica ,l'abbia accettato,premiato e
publicizzato è un mistero.
Comunque il film,quasi nessuno lo ha visto,era noioso,
confuso,spazzatura,la gente semplice si dimostra,vero
critico d'arte.
Riflettete,la chiesa cattolica è confusa , divisa,salvatela,se potete.
 
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MARY
 DI ABEL FERRARA
 
Recensione da Fmilycinematv.it

Recensione di Paolo Braga

 

USA  Italia 2005
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Simone Lageoles, Abel Ferrara, Mario Isabella
Durata: 83'
Interpreti: Juliette Binoche, Forest Whitaker, Matthew Modine, Stefania Rocca

Produzione: De Nigris - Central Film in coproduzione con Wild Bunch e Associated Filmakers
Genere: Dramma
Abel Ferrara intercetta su note a lui familiari – la crisi di disperazione e la deriva morale come premesse d’elezione alla riscoperta del sacro – la sete di trascendenza dell’uomo di inizio millennio, sconcertato dalle guerre, turbato dagli scontri di religione. Pescando a reminiscenze di una lontana e assai personalizzata educazione cattolica, con Mary il regista pone tre diversi casi esistenziali a confronto con la forza interrogante del Cristo. I temi del perdono e del travaglio della conversione, infatti, mettono la pellicola in risonanza con la sensibilità cristiana. Chi volesse concentrarsi solo su questi aspetti troverebbe pertanto nel film spunti di riflessione: su questo ha puntato anche la campagna di lancio del film, che –almeno in Italia- ha molto puntato sul pubblico cattolico, con l’acquisto di intere pagine di spazio pubblicitario su periodici come Avvenire e Famiglia cristiana. E a una prima lettura, il film appare un appello –forse un po’ generico- a farsi domande trascendenti, a riscoprire la fede, ecc. Se, però, si guarda un po’ più da vicino che cosa Ferrara voleva dire, i contenuti del film diventano ben più problematici. Si tratta di  un messaggio che, a nostro parere, a causa di una certa confusione tematica e narrativa del film, non arriva (per fortuna) a tutti, o almeno non arriva a tutti chiaramente. Lo prova, per esempio, il fatto che il film abbia ottenuto al festival di Venezia il premio dell’associazione cattolica Signis, come pure il giudizio nettamente positivo della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei.

  

Ferrara riassume così il nucleo, a nostro avviso, molto problematico del film, cioè la tesi che sta a cuore al cineasta: “Mary è un’opera politica che prende spunto da Gesù come figura rivoluzionaria e dal considerare Maria Maddalena il dodicesimo apostolo, vera erede di Cristo: fatto ormai accertato, dopo la scoperta dei vangeli gnostici”. Con tutte le licenze poetiche che si possono concedere a Ferrara, è dunque opportuno tenere presente che il suo cristianesimo ha solide basi eretiche, che per giunta appaiono irritate dal successo mondiale di The Passion. Nella sostanza, il messaggio di Mary è questo: abbasso Mel Gibson, evviva Dan Brown. 

Ted Younger (Whitaker), anchorman newyorchese dai buoni indici di ascolto, dedica un ciclo della sua trasmissione alla figura di Gesù. Ogni puntata un ospite che dice la sua. Intanto, Younger tradisce la moglie e questa rischia di morire di parto insieme col bimbo. Sintomatica, per il giornalista in cerca del senso delle cose, la crisi religiosa. Del resto, sembra la Provvidenza a volerlo: l’amante di Younger è amica dell’attrice interprete di Maria Maddalena in un film che sta scuotendo l’America. La donna (Binoche) si è fatta prendere dal personaggio ed è andata a fare la santona a Gerusalemme. Già in parola con il regista (Modine) della controversa pellicola per averlo ospite in studio, Younger riuscirà a contattare in Terra Santa anche la novella Maddalena e questa, nel pieno degli scontri tra ebrei e palestinesi, gli darà consigli spirituali, al telefono.

Mary elabora una ricetta anticattolica; ne promuove i benefici esemplificandoli nel personaggio pacificato della Binoche; movimenta la predica con le traversie esistenziali del conduttore e del regista ospite del programma tv.

La ricetta consiste in una sequenza di interviste di Younger ad “esperti” di cristologia. Persone reali interpretano se stesse ed esprimono sul Salvatore opinioni azzeccate per argomentare l’inutilità, anzi, la negatività di Santa Romana Chiesa. Amos Luzzatto, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dichiara che gli Ebrei non avrebbero avuto interesse ad uccidere uno come Gesù, uno che voleva solo insegnare loro qualcosa di nuovo. Un ingenuo monaco di Camaldoli presta quindi a Ferrara parole atte a lanciare il suo manifesto: con l’Incarnazione Gesù si è contaminato, assumendo la natura umana per mostrare la strada ai peccatori. E qual è questa strada? La spiegano subito Elaine Pagel, autrice di best seller esoterico femministi, e Jean Yves Leloup, sacerdote ortodosso appassionato di psicologia, buddismo e meditazione zen. 

La Pagel dice che la Maddalena era la discepola prediletta del Maestro. Secondo la studiosa, Pietro, maschilista invidioso, sarebbe riuscito a spuntarla, fondando sulla menzogna patriarcale – si lascia intendere, anche se probabilmente non tutto il pubblico intende – quella cricca oppressiva che oggi fa capo al Papa. Leloup, dal canto suo, spiega che l’insegnamento della Maddalena invita gli uomini ad integrare nella loro personalità la parte femminile di sé. Viceversa per le donne.

Ecco, dunque, la liberazione: l’annuncio di Gesù, passando per la Maddalena, ci informa che possiamo essere tutti figli di Dio, “veri uomini”, per mettere da parte Gesù stesso, senza sottostare ad autorità altre, e trovando in noi stessi quello che ci manca. Pelagio, l’eretico che secoli fa negava il Peccato Originale e l’utilità della Grazia, asserendo che l’uomo può salvarsi da solo, non avrebbe saputo dire di meglio.

Il personaggio della Binoche a Gerusalemme è quello che ha capito tutto: se all’inizio del film sognava sconvolta di trovare vuoto il sepolcro, di vedere gli angeli e il Risorto, alla fine, radiosa, rema su una barca non di pescatori come gli Apostoli, ma di pescatrici. Visivamente, la trasformazione è resa da Ferrara contrapponendo le inquadrature buie e sotterranee dei primi minuti a quelle solari, aperte sul mare, dell’epilogo.

Il movimento narrativo sull’anchorman e sul regista contestato punta a dare una parvenza di neutralità al film, ad addolcirne la gradazione ideologica, facendo da contrappeso drammatico alle ospitate televisive di cui sopra. I due personaggi sono l’umanità combattuta e tormentata, conscia di un vuoto da colmare, ma oltraggiata dalla tracotanza delle destre cristiane. Infatti, come un rullo compressore di ignoranza – non hanno studiato la Maddalena –, i conservatori americani schiacciano tutto quanto non sia ortodossia. Del resto, nel film, le ricorrenti immagini del conflitto israelo palestinese, suggeriscono che ortodossia è uguale a guerra di religione. Nello specifico, il regista interpretato da Modine serve a Ferrara ora per mimare e criticare Mel Gibson, ora per lodare, citandolo, Scorsese e L’ultima tentazione di Cristo, ora per mettere in scena il proprio scombussolamento interiore.

La confezione visiva dignitosa non copre quanto Mary sia una pellicola assai meno originale di quanto molti hanno invece ritenuto: proprio il suo attingere alla gnosi, cioè alla versione colta della New Age, dice di un messaggio ormai inflazionato, trito. L’animus polemico dell’autore, inoltre, rende artefatto l’insieme e di circostanza la performance di Whitaker.

Il film, così come Il Codice Da Vinci, si ispira ai Vangeli apocrifi di Nag Hammadi (la località egiziana del loro ritrovamento, nel 1945), redatti tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. È provato che questi testi non hanno attendibilità storica sulla vita di Gesù né coerenza scritturistica, a differenza dei quattro Vangeli canonici.

In nome del femminino, dell’arcaica divinizzazione della fecondità muliebre, Abel Ferrara auspica una religione fai da te e butta a mare senza pensarci (o senza sapere?) Paolo di Tarso, Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino e tanti altri secoli di esegesi e teologia. Se lo dice lui…   

 

Elementi problematici per la visione: una scena di nudo parziale.

 

Paolo Braga

Il film, si ispira ai Vangeli apocrifi di Nag Hammadi  che  non hanno alcuna attendibilità storica, per proporre una fede fai-da-te
Una scena di nudo parziale. E' necessaria una buona preparazione culturale per analizzare criticamente le tesi del film.
 
 
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