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SOCIETA'
2 aprile 2010
Don Rock prete-papà

Don Rock prete-papà
La Curia di Padova apre un'inchiesta

 
 
Don Paolo Spoladore finisce in un fascicolo della Curia vescovile. Al centro, più che la presunta paternità, la sua predicazione così originale ai corsi di meditazione di Santa Maria di Sala. Dopo le accuse di una donna, ecco quelle dei genitori di un giovane cuoco, sposato e con figli
PADOVA. Don Paolo Spoladore nella lente d’ingrandimento della curia vescovile per la sua attività pastorale. La prossima settimana si dovrebbe aprire nei suoi confronti una «indagine previa», ossia esplorativa, prevista dal diritto canonico. L’inchiesta interna dovrebbe riguardare non solo la sua presunta paternità dovuta dalla relazione con l’allora quarantenne Pimpy ma anche il «verbo» fuori dagli schemi da lui predicato nei corsi di meditazione a Santa Maria di Sala, soprattutto in riferimento alla malattia, ai sistemi alternativi per curarla e ai rapporti conflittuali tra figli e genitori inculcati con forza persuasiva agli adepti.

Una dottrina comportamentale che si rifà a Gerlald Jamplsky che nel libro «Lasciar andare la paura» invita a vivere l’amore in tutte le sue manifestazioni. Come del resto suggerisce Spoladore alias «Don Rock» nel suo volume «Non abbiate paura», nato dalla raccolta di foglietti scritti ogni domenica dai suoi fedelissimi discepoli quando, a centinaia, si recavano nella chiesa di San Lazzaro per assistere alla sua messa cantata delle 11. E da quella parrocchia il «Donpa» non venne rimosso per deviazioni sul vangelo bensì spostato ad altri incarichi meno appariscenti, dal momento che a quella comunità servivano riferimenti pastorali più semplici e tradizionali.

Adesso, sotto l’ondata mediatica di questa storia di paternità contrastata, si coglie il disagio delle autorità ecclesiastiche da tempo informate sulle sue «deviazioni» rispetto all’ortodossia ufficiale. «C’è dolore, sorpresa e sconcerto nella Chiesa di Padova per le notizie apparse negli ultimi giorni sulla stampa locale. Notizie che coinvolgono un prete diocesano molto noto: don Paolo Spoladore» esordisce una nota dell’Ufficio stampa diocesano. Seguono le argomentazioni sul punto: «Queste notizie addolorano per la risonanza, ma soprattutto per le conseguenze che comportano tra i presbiteri, i laici, le comunità cristiane. A questo proposito i superiori di don Spoladore assicurano che stanno seguendo con attenzione l’evolversi della vicenda, nella volontà di giungere alla verità dei fatti. In questo tempo di forte Quaresima - tempo di attesa e riflessione - la nostra chiesa locale si sente maggiormente interpellata dallo Spirito anche attraverso questi accadimenti per i quali chiede un supplemento di preghiera al Signore perché possa illuminare i cuori e, nella ricerca della verità, aiutare la maturazione di tutte le persone con le quali, seguendo gli insegnamenti della Gaudium et Spes. La Chiesa si sente di condividere le gioie e i dolori, le fatiche e le speranze».

Oggi intanto «Donpa» continuerà, in via Leonordo da Vinci 13 di Santa Maria di Sala, il suo consueto corso di meditazione da guru. Ieri si sono presentati al nostro giornale i genitori (abitano in provincia di Treviso) di un insegnante-cuoco della Bassa Padovana accanito seguace del sacerdote cantautore, comunicatore e guaritore. «Don Paolo lo ha plagiato, inculcandogli idee strane. L’h a convinto che la causa dei suoi mali siamo noi. Così possiamo vedere lui, sua moglie e i suoi due bambini solo un paio di volte all’anno. Per non parlare delle idee sulla malattia, sulle abolite medicine e sul parto. Seguendo i consigli del «Donpa», nostra nuora ha partorito il secondo figlio in casa da sola, senza assistenza, senza un’ostetrica, senza nessuno ad aiutarla in caso di necessità. Siamo molto preoccupati da questa brutta china» avverte Oreste, il padre del giovane. E racconta d’aver bussato a tutte le porte. «Il 6 ottobre 2008 mi sono recato in Curia parlando quattr’occhi con don Luciano Barin. Gli ho lasciato i miei dati per essere avvertito in caso di sviluppi. In un anno, nessuna telefonata. Così venerdì 9 gennaio 2009 ho bussato alla porta del vicario vescovile esponendogli la situazione. Ha detto che su don Paolo Spoladore erano al corrente di tutto. Come se non bastasse, ho anche scritto due volte a “Famiglia Cristiana” senza ricevere risposta. E mi sono perfino rivolto all’associazione anti-sette di Ancona, chiedendo un aiuto perché il rapporto con nostro figlio ritornasse quello di un tempo».
 
Sui metodi curativi proposti da «Donpa» interviene un’altra ex adepta che non solo aveva partecipato ai corsi di meditazione ma che, nel 2003, si era pure prenotata per essere ricevuta in canonica di San Lazzaro da Spoladore nella veste di guaritore, per le visite riservate a casi di malattia gravi. «Ai malati di tumore consigliava di sospendere la chemioterapia. E sapete cosa proponeva alle donne che avevano un aborto? Di sedersi per due ore sulla sabbia calda, così da purificare il feto. Altrimenti in caso di un altro parto, il figlio sarebbe predisposto al suicidio. Colpa della madre. Colpa del padre. Sono loro il male oscuro da evitare».
(05 marzo 2010)
 
 
 

Padre Rock è papà? Il caso in tribunale
Un'altra donna: "Più che prete è santone"

Si annuncia una battaglia legale sulla presunta relazione tra l’ex parroco di San Lazzaro, don Paolo Spoladore, e la psicologa Pimpy, che si è già rivolta a un'avvocato. Un'ex seguace del sacerdote lo accusa per i metodi usati con i fedeli
PADOVA. Finita la guerra mediatica su forum di Campiglia.it, momentaneamente chiuso, si preannuncia una battaglia legale altrettanto serrata sulla presunta relazione d’amorosi sensi intercorsa tra l’ex parroco di San Lazzaro, don Paolo Spoladore, noto come Don Rock, e la bella psicologa Pimpy, con la nascita di un bimbo che ora ha circa otto anni. Una storia che a breve finirà in tribunale. La madre del minore, assistita dall’avvocatessa Maria Pia Rizzo, sta già raccogliendo una serie di riscontri probatori.

FALSE GENERALITÀ Per quanto concerne invece il test del Dna che accerterebbe la paternità di don Spoladore, si sono appresi ulteriori particolari. Quella comparazione genetica, pur se esaustiva a livello clinico, non ha valore legale. Da sola non basta a comprovare la paternità in sede giudiziaria, mancando dei requisiti di legge. Rappresenta tuttavia uno degli elementi di prova, dal momento che emerge una circostanza che potrebbe giocare a favore di Pimpy: anche se le generalità fornite dalla persona che si è sottoposta al test risultano false, la data di nascita corrisponde però a quella del «Donpa».

«DONPA» DAL VESCOVO. Intanto martedì pomeriggio la madre del minore, ricevuta da un alto prelato della Curia vescovile, ha esibito la fotocopia del discusso test del Dna a cui si sarebbe sottoposto don Paolo sotto sembianze diverse, nonché alcune foto del bambino che evidenzierebbe tratti somatici simili al padre. Ma «Donpa», convocato dal vescovo Antonio Mattiazzo lunedì scorso, avrebbe negato ogni «congiunzione» con quella donna (ora quarantanovenne) conosciuta durante i corsi di formazione di autostima tenuti dallo stesso sacerdote. Davanti a quel suo diniego totale, le autorità diocesane preferiscono muoversi con cautela, in attesa degli eventi. Però esiste il pericolo che, scavando sui retroscena di questo feuilleton, vengano a galla altre storie sul sacerdote-musicista-scrittore fuori dagli schemi.

PARLA UN’EX ADEPTA. Per capirne di più sulla complessa personalità del sacerdote cantautore che riempiva ogni domenica la chiesa di San Lazzaro con diverse centinaia di fedeli alla messa «cantata» delle 11, abbiamo raccolto la sofferta testimonianza di Marina (nome di fantasia), una sua ex adepta che nel 2003 partecipò al corso di formazione promosso da «Donpa» a Vigonza e la cui iscrizione costa oggi 280 euro. «All’inizio eravamo un centinaio di persone. Fin dall’inizio don Paolo fu perentorio: spiegò che alcuni di noi avrebbero abbandonato il corso anzitempo, mentre altri si sarebbero messi a piangere nel vedersi contestare il loro operato nei confronti dei figli. E così avvenne. Per lui la colpa è sempre dei genitori, anche quando i ragazzi si ammalano. E la medicina resta soltanto l’ultima spiaggia, come ha cercato di far credere a una ragazza di 25 anni affetta da neoplasia. Le disse che per guarire doveva leggere una preghiera dove perdonava i genitori per il male che le avevano procurato. Più che un sacerdote lo reputo un santone».

IN CANONICA. La nostra interlocutrice riferisce d’ aver acquistato tre libri scritti da don Spoladore: «Non abbiate paura», «Tutti ti cercano» e «Come luce che sorge». Ma spiega che gli adepti potevano comprare anche candele o altri gadget in bella mostra all’ingresso della sala-conferenze. E svela un altro retroscena. «Don Paolo non teneva solo corsi di formazione. Su appuntamento, riceveva gli adepti in canonica a San Lazzaro. Erano per lo più suoi seguaci, invasati a tal punto da vederlo come un semidio. Conosco amici ed amiche che si sono talmente assimilati nel personaggio che usano le sue stesse frasi e assumono i suoi atteggiamenti. Un giorno la curia gli vietò quelle pratiche, essendo al corrente di ciò che argomentava e faceva. Allora telefonò alle persone in lista. I rendez vous vennero cancellati». Nel libro «Vita da via», don Spoladore tratteggia il suo religioso sentire. «Se il movimento della vita si ferma per qualsiasi motivo, in qualche modo inizia da qualche parte necrosi e morte. E’ la rabbia che ferma, è il perdono che muove».
(04 marzo 2010)
 
 
 

Il caso di Padre Rock papà
Il popolo del web difende "Donpa"

E' stato sospeso il forum on-line dove una cinquantenne padovana ha accusato don Paolo Spoladore di essere il padre del suo bambino di otto anni. Molti messaggi nell’ultimo giorno accusavano la donna per i suoi attacchi. E lei vuole rivolgersi ai legali
PADOVA. «Donpa» Spoladore continua a non parlare della sua paternità. Meglio tacere che lasciarsi magari sfuggire qualche parola di troppo. E da ieri non è più attivo il forum di wwwcampiglia.it dove Pimpy, l’ex amata, aveva lanciato le sue prime esternazioni riferendo che il sacerdote rockstar si era sottoposto al test del Dna, risultato compatibile con quello del suo bambino di 7 anni e mezzo. «Per qualche giorno il forum non sarà accessibile. Mi spiace chiudere anche a chi non scrive di don Paolo, ma sono costretto a farlo» puntualizza il webmaster Enrico.

Il tam-tam sussurrato nel forum di Campiglia.it in queste settimane sul conto di «Donpa» per via di un suo «figlio clandestino», ha costretto Pimpy ad uscire allo scoperto con alcune rivelazioni decisive su una vicenda che avrebbe invece dovuto rimanere segreta. Essendo un’assidua e attiva visitatrice di questo sito internet, era rimasta esterrefatta nel sentir raccontare una storia distorta su questa sua privatissima vicenda di ragazza-madre. Ha allora deciso di uscire allo scoperto dando la versione esatta dei fatti, soprattutto in riferimento al test genetico e al comportamento di don Spoladore che si sarebbe disinteressato del bambino. Adesso è divenuta furiosa davanti alle dure (e per lei ingiuste) posizioni assunte da numerosi adepti nei suoi confronti. «Pimpy, sei dispiaciuta per tuo figlio, ma accusare suo padre, sputtanandolo non è che migliori lo stato delle cose. Facevi meglio risolvere la questione senza coinvolgere tanta gente. E poi sapevi benissimo che procreare un figlio con un prete (storia comunque secondo me inventata) portava a future difficoltà. Quello che semini, raccoglierai» scrive Vinny sul forum del 25 febbraio. «Bisogna accettare gli eventi e smettere di parlare. Qualsiasi cosa (Donpa) abbia fatto o non fatto, è la sua vita. Non spetta a nessuno di noi giudicare le sue scelte» avverte Elena.

Pimpy non ha gradito questa alzata generale di scudi a favore del presunto padre di suo figlio. Di qui la decisione di rivolgersi all’ avvocatessa Maria Pia Rizzo perché si faccia finalmente chiarezza sull’intera vicenda e che «Donpa» si assuma tutte le responsabilità del caso. Un invito alla chiarezza arriva anche dalla stessa Curia vescovile, inquieta per quel suo sacerdote-imbonitore in grado di fare presa su migliaia di ragazzi e ragazze con la sua «musica del cuore».
(01 marzo 2010)
 
 

Padre Rock è anche papà?
Settimana decisiva tra Pimpy e la Curia

Giorni importanti per capire gli sviluppi del caso della presunta paternità di don Paolo Spoladore, ex parroco di San Lazzaro a Padova. La donna che lo indica come padre di suo figlio sta raccogliendo testimonianze prima di presentare denuncia. E prosegue anche l'inchiesta della Curia vescovile sull'operato del sacerdote
 
PADOVA. Questa è una settimana decisiva per capire gli sviluppi del caso relativo alla presunta paternità di don Paolo Spoladore, molto noto come Padre Rock per via delle sue canzoni e dell'attività discografica, gran comunicatore ed ex parroco di San Lazzaro.

Secondo Pimpy, la cinquantenne che si presenta come la sua ex compagna e che è madre di un bambino di circa otto anni, sarebbe lui il papà naturale. Lo dimostrerebbe il test del Dna a cui il sacerdote si sarebbe sottoposto sotto falso nome. Quali le prossime mosse di Pimpy, che è assistita dall’avvocatessa Maria Pia Rizzo? Prima di portare la questione in ambito giudiziario, come ha annunciato, la donna sta raccogliendo altre testimonianze.

Intanto la Curia vescovile ha aperto «un’inchiesta previa» per valutare la condotta pastorale di Donpa - altro soprannome con cui è noto il sacerdote al centro del caso - anche in riferimento ai suoi discussi corsi di formazione. Per accedere a quello che si tiene a Santa Maria di Sala, al quale partecipano cento iscritti, si pagano 240 euro.

Da un lato centinaia di fedeli seguaci di Padre Rock ne esaltano il carisma, dall’altro fioccano censure sul suo operato. In particolare sul suo insegnamento in merito ai rapporti tra genitori e figli. E’ arrivato, per esempio, l’appello disperato di un genitore: suo figlio vuole «vendere tutto e andare via per sempre».
(08 marzo 2010)
 
 

Padre Rock, un business da 770 mila euro
Corsi super-blindati con cento iscritti

C'è un body-guard all’ingresso dell'aula a Santa Maria di Sala dove don Paolo Spoladore, noto come Padre Rock, il sacerdote che una cinquantenne padovana indica come il padre di suo figlio e altri definiscono "un santone", tiene il suo corso di formazione. “Entrano solo gli iscritti”, dice. Dentro ci sono cento persone che hanno versato 240 euro a testa. Nel 2008 il bilancio della società Usiogope, che gestisce i corsi, ma anche dischi e libri di Padre Rock aveva un bilancio di 900 mila euro, con ricavi per 770
 
PADOVA. Un body-guard erculeo, vestito casual con jeans, scarpe da tennis e cappotto elegante a fungere da voluto contrasto. Controlla e ricontrolla tutto impettito l’elenco degli iscritti per evitare spiacevoli intrusioni. L’ordine è perentorio: ingresso vietato per i non addetti ai lavori al corso di formazione base indetto da don Paolo Spoladore a Santa Maria di Sala, in via Leonardo da Vinci 13. Una zona decentrata del paese, in una grande sala attigua al negozio «La Bomboniera».

CENTO ISCRITTI. Arriviamo di primo pomeriggio, quando quasi tutti gli adepti sono già entrati in sala, dopo aver riempito i tavoli del bar sottostante per la pausa-pranzo. Ieri hanno ascoltato le meditazioni del «Donpa» dalle 9 alle 12,30. Le lezioni postprandiali durano dalle 14,30 alle 18,30. Chiediamo al body-guard di parlare con don Sploladore. Ci fissa abbozzando un sornionesco sorriso di circostanza. «Mi dispiace, qui entrano solo gli iscritti. E poi don Paolo ha già iniziato il corso...» avverte chiudendoci in faccia la doppia porta blindata della sede di Usiogope, come si legge all’ingresso.

GROSSI INTROITI. Ma ecco un’iscritta ritardataria. Arriva a passo svelto, per recuperare il tempo perduto. Gli chiediamo del corso. «Stamattina don Paolo e il dottor Raffaele Migliorini hanno disquisito sulle funzioni del cervello. Ho trovato queste nozioni interessanti ed esaustive. Poi si vedrà» puntualizza. E alla domanda se il «Donpa» ha accennato al suo caso personale, diventa tagliente: «Non ho pagato 240 euro per ascoltare vicende che non mi riguardano». Questo corso-base dura tre giorni: venerdì, sabato e domenica. Attualmente ci sono un centinaio di iscritti, con un incasso di circa 24 mila euro. E poiché il corso viene ripetuto ai primi di ogni mese, l’introito annuo s’aggira sui 280 mila euro. Senza contare l’indotto di libri, dischi e gadget acquistati dagli adepti. Ma siamo solo al primo scalino iniziatico.

QUATTRO LIVELLI
. A chi interessa approfondire il verbo» di «Don Rock» sono pronte altre quattro meditazioni sempre più complesse: realtà e illusione, malattia, meditazione, frequenza madre sul cordone ombelicale. Siamo alla quadratura del cerchio del filosofema esistenzial-religioso di don Spoladore e dei suoi più stretti collaboratori, mutuato dal pensatore americano Gerald Jampolsky ed imperniato su un vissuto dinamico inteso come «liberazione in modo sereno e vitale dei cordoni ombelicali mai interrotti». L’allusione allo strappo dai genitori appare evidente. Non a caso il padre di un discepolo di «Donpa» si è rivolto a noi con accenti accorati. «Ho saputo che mio figlio sta addirittura per vendere la casa. Ma non riesco a trovarlo, a comunicare con lui. Eppure è sposato e padre di due bambini. Gli ha dato di volta il cervello».

Nel 2008 il bilancio della società Usiogope (che gestisce non solo i corsi di formazione ma anche l’attività canora e libraria di don Spladore) risultava di 900 mila euro, con ricavi dell’attività di 770 mila euro. Un fatturato ragguardevole, a riprova della notorietà in ambito veneto raggiunta da questo sacerdote-cantautore e concertista rock ma nel contempo anche scrittore, pensatore e guru.

Torniamo a Santa Maria di Sala alle 18,30, all’uscita dal corso degli adepti. Una constatazione sorge spontanea: molte più donne che uomini. Di ogni età e professione. Alla vista del fotografo, si coprono istintivamente il volto, anche se non hanno niente di cui vergognarsi. Alcune sgattaiolano via a testa bassa sibilando un «non possiamo dire nulla» in odore d’indottrinamento. Non rispondono nemmeno alle domande più banali, come un giudizio generale sul corso. Ad altre riusciamo invece ad estorcere qualche battuta. «Per saperne di più fate come me, iscrivetevi» suggerisce una che si qualifica come giornalista. Un’altra avverte che «i temi trattati sono così complessi e particolari che non si possono raccontare».

TUTTO SUL CERVELLO. Ma una ragazza dal fare disinvolto ha la bontà di spiegarci l’orientamento formativo emerso in questa prima giornata di lezione. «Il dottor Raffaele ha parlato delle funzioni celebrali sotto il profilo fisiologico, mentre don Paolo ha trattato la questione dal versante psicologico» puntualizza. Psiche e tecne, come asserivano gli antichi filosofi greci. Ad un’altra ragazza chiediamo invece cosa l’ha spinta ad avvicinarsi a don Paolo. «Essendo attualmente senza lavoro e incuriosita da questo sacerdote così carismatico, ho raccolto l’i nvito di alcuni amici e mi sono iscritta. Spero che la mia curiosità sia ripagata da un arricchimento interiore». Tentiamo per l’ultima volta di avvicinare il «Donpa». La sua segretaria factotum e il suo angelo custode ci sbarrano il passo. «Non vuole parlare con nessuno, capito?».
(06 marzo 2010)
 
 
 

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letteratura
1 aprile 2010
L'ultimo Sì : Un Dio che muore solo come un cane-Titolo blasfemo!
Copertina del prodotto: 'L'ultimo Sì' 

L'ultimo Sì : Un Dio che muore solo come un cane

Dettagli del Prodotto

Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 1 ed.
Data di pubblicazione: 1 Febbraio 2010
Codice ISBN-10: 8821566773
Codice ISBN-13: 978-8821566776
Collana: Religione / Teologia e cultura religiosa / Dimensioni dello spirito
Formato: 13,5x21, brossurato, 376 pagine
Prezzo di copertina: € 16,00
novità

Descrizione

Una profonda riflessione sui testi della passione e morte di Gesù che conduce il lettore di fronte allo scandalo della fede.

Con la consueta verve e il suo stile diretto e attuale Paolo Curtaz affronta il mistero della Morte di Cristo, prendendo le mosse dal Vangelo, dalle pagine che più hanno turbato, straziato, scosso l’anima del mondo

Tutto è compiuto, il «sì» è stato detto, Dio ha dato tutto. Il velo del tempio è squarciato: questo è il volto del Dio cercato dall’uomo. A noi, ora, di schierarci. Di cadere in ginocchio, sbigottiti, o, ancora, di versargli addosso l’amaro aceto dell’incredulità.

Paolo Curtaz, valdostano, medita il vangelo e lo condivide sul sito www.tiraccontolaparola.it e tiene i contatti con i suoi amici tramite il blog www.paolocurtaz.it . Spezza la Parola con numerosi cercatori di Dio in giro per l’Italia e attraverso internet. È presidente dell’associazione culturale Zaccheo. Con le Edizioni San Paolo ha pubblicato Cristiano stanco? (20044), Convertirsi alla gioia (20053), In coppia con Dio (20065), La Parola spezzata (2006), Gesù zero (20072), La Parola compiuta (2007), La lettera perduta (20082), La Parola incarnata (20082), Dov’è Colui che è nato? (2009). Per i ragazzi ha pubblicato Mattia va alla Prima comunione (2010). Le sue pubblicazioni sono tradotte in rumeno, polacco, spagnolo e portoghese. Collabora con la rivista “Parola e preghiera”.

 

http://www.paolinitalia.it/libri/catalogo.asp?p=9&isbn13=9788821566776

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA

 

"L'ultimo Sì : Un Dio che muore solo come un cane"

Questo titolo è una vera bestemmia.

Quanta ignoranza sulle Sacre Scritture regna presso gli scrittori cattolici.

Dal punto di vista teologico vediamo che Dio Altissimo non muore, Dio non può morie,

in croce è morto Gesù il Figlio di Dio, la parte umana di Gesù ha cessato di vivere,

ma vediamo che Gesù lasciato il corpo mortale, in spirito si è recato a predicare la salvezza negli Inferi; I Pietro: 3,21.

Gesù non era solo quando era in croce, infatti è stato crocifisso tra due ladroni; Luca: 23, 33.

Presso la croce di Gesù c'erano i soldati romani che lo crocifiggevano e si dividevano le sue vesti; Giovanni: 19,23-24.

Presso la croce di Gesù c'era un centurione romano; Luca: 23, 47.

Presso la croce di Gesù c'erano i capi dei sacerdoti e gli scribi, i quali si facevano beffe di lui; Marco; 15, 31.

Presso la croce di Gesù c'erano quelli che passavano, e lo insultavano;  Marco: 15, 29.

Presso la croce di Gesù, c'era una grande folla convenuta per vedere lo spettacolo; Luca: 23, 48.

Altri Giudei vedevano lo spettacolo dalla città, perché il luogo dove crocifissero Gesù era vicino Gerusalemme; Giovanni: 19,20.

Presso la croce di Gesù c'erano le pie donne che lo avevano seguito dalla Galilea ; Marco: 15, 40.

Presso la croce di Gesù c'era sua madre, sua zia, Maria di Magdala e l'Apostolo Giovanni; Giovanni: 19, 25-27.

Ma quello che davvero conta è questa realtà, presso la croce di Gesù era presente l'Onnipotente,

 il quale mandò dei forti segnali; Matteo: 27, 45 e 27, 51-54.

Per gli ebrei la parola cane rapresenta peccati e impurità, ora usare questo termine per indicare Gesù crocifisso

è veramente blasfemo e ingiusto.

I cattolici scrivono riguardo Gesù senza rispetto, e facendo grossi errori, questo è dovuto alla loro grande

ignoranza sulle Sacre Scritture, ma sono ancora in tempo a riflettere e convertirsi.

 

http://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home

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CULTURA
29 maggio 2009
San Paolo, grandioso testimone della divinità di Cristo
 

CRISTIANESIMO/ San Paolo, grandioso testimone della divinità di Cristo

INT.
Rainer Riesner

martedì 12 maggio 2009

Rainer Riesner, su invito del Centro Culturale di Milano, ha tenuto mercoledì scorso un’affollata conferenza su san Paolo nell’Aula Magna dell’Università Cattolica. Ha tutte le competenze per parlare di questo argomento, essendo uno dei massimi studiosi protestanti del cristianesimo primitivo e docente di Nuovo Testamento a Dortmund.

 

Professor Riesner, san Paolo è un apostolo o un fondatore?

 

L’apostolo Paolo è assolutamente decisivo per l’evangelizzazione del mondo antico. Ma egli stesso avrebbe fortemente protestato se lo si fosse chiamato “fondatore” di qualcosa. La sua continuità con Gesù Cristo è un dato acclarato e indiscutibile. Gli si è applicata la categoria di “fondatore” per metterlo in contrasto con Gesù.

 

Come è avvenuto?

 

Tutto è iniziato nel diciannovesimo secolo. Si è voluto contrapporre l’etica semplice, amichevole di Gesù da un lato e, dall’altro, Paolo con la sua teologia, cristologia e soteriologia complicate. Gesù diventava così un mero maestro e profeta giudeo e Paolo sarebbe stato il responsabile di una successiva divinizzazione di Gesù, operata attraverso teorie tratte dal paganesimo. Il risultato di questa posizione è fin troppo chiaro: per riferirci autenticamente a Gesù, dobbiamo alleggerirci di tutta la dogmatica, che sarebbe un portato paolino.

 

Finendo così per negare la divinità di Gesù. Ma, dunque, il Paolo vero chi è?

 

Anzitutto è importante tener presente la sua origine ebraica. A Paolo sono familiari tutte le tradizioni e le categorie dell’Antico Testamento. A questo proposito è decisiva una questione biografica. Tutti gli studiosi sono concordi sulla provenienza di Paolo da Tarso. Per quanto riguarda la gioventù di Paolo vi sono però due posizioni. La prima – cui convintamente aderisco – afferma che Paolo proviene da una devota famiglia di farisei, che lo ha inviato fin da giovane a Gerusalemme per studiare l’Antico Testamento. L’altra posizione vuole dimostrare il condizionamento di Paolo da parte del pensiero pagano dicendo che egli ha vissuto a lungo in Tarso, centro dove le religioni pagane erano parecchio diffuse. Rimane comunque il fatto che l’indubbia adesione di Paolo all’ebraismo rende necessario spiegare come mai, immediatamente dopo la caduta sulla via di Damasco, un ebreo possa affermare la divinità di una persona umana.

 

Paolo infatti “incontra” Cristo sulla via di Damasco. Come l’esegesi spiega il fatto accaduto quel giorno? Di che tipo di incontro si tratta?

 

La domanda è interessantissima. Facciamo un passo indietro. Sappiamo che Paolo ha perseguitato la prima comunità di Gerusalemme. Le fonti sono concordi nel datare la caduta da cavallo a un anno e mezzo di distanza dall’Ascensione. Inoltre Paolo stesso – lo apprendiamo dagli Atti degli Apostoli – dice di avere studiato a Gerusalemme. Il lasso di tempo è strettissimo: Paolo a Gerusalemme, Gesù per l’ultima volta a Gerusalemme, l’incontro sulla via di Damasco. Io ritengo possibile che Paolo abbia conosciuto personalmente Gesù a Gerusalemme: non come discepolo, ma come abitante della città. E certamente era a conoscenza di cosa gli apostoli testimoniassero riguardo la Sua risurrezione; era proprio quello il motivo per cui li perseguitava! Dirò di più: per Paolo la prova schiacciante della falsità messianica di Gesù consisteva proprio nella morte in croce.

 

Poi dirà: «Non conosco altro che Cristo, e Cristo crocifisso».

 

Nel terzo capitolo della lettera ai Galati si vede perfettamente la sua precedente opinione su Gesù, laddove dice: «Maledetto colui che pende dal legno della croce». Dopo la conversione – attenzione! – continua a condividere questa frase, ma le dà un significato molto più profondo: Cristo è effettivamente maledetto, ma non per Sua colpa, bensì per la salvezza degli uomini.

La domanda centrale è dunque: come è potuto avvenire un cambiamento simile? Anzitutto ce lo dice Paolo stesso. Dopo quel giorno sulla via di Damasco egli non ha più alcun dubbio: Gesù è Figlio di Dio. Nella Seconda Lettera ai Corinzi Paolo descrive l’avvenimento nel quale ha incontrato Cristo e parla della luce divina, cioè egli attribuisce a quell’apparizione le caratteristiche che gli ebrei riservavano alle manifestazioni di Dio (come, per esempio, quella sul Sinai). Nell’avvenimento sulla via di Damasco Paolo ha visto una persona – Gesù Cristo – manifestarsi nella gloria divina. La mia personale ipotesi è che Paolo abbia avuto una visione di Cristo crocifisso. Così è ancora più evidente il contenuto del suo annuncio: quel Gesù crocifisso è contemporaneamente e inscindibilmente il Signore della gloria. E si ricordi che quando Paolo parla di gloria – la doxa – pensa sempre e solo a quella divina.

 

Era impensabile che un devoto ebreo si inventasse una cosa del genere?

 

Sì, dev’essere successo qualcosa. Non è un caso che nella esegesi anglofona più avanzata si riconosca che la divinità di Cristo è un’esperienza dei testimoni di Gesù (e, dunque, non qualcosa aggiunto posteriormente). Essi non possedevano le premesse culturali e intellettuali per inventarsi una cosa simile, dunque devono aver fatto esperienza di qualcosa al di fuori di loro.

 

Si sta concludendo l’anno di celebrazioni per il bimillenario della nascita di san Paolo, quale ritiene sia il suo insegnamento più urgente per noi?

 

La missione. La passione di Paolo è stata quella di portare il fatto di Cristo in tutto il mondo. Ciò implica due cose. La prima è la certezza su chi sia Cristo; Paolo risponde: la manifestazione definitiva di Dio per tutti. La seconda è l’apertura a tutto il mondo; Paolo conosceva solo un mondo che finiva in Spagna e voleva portare l’annuncio fin là, ma certo non se ne avrebbe a male se noi andassimo in terre di cui egli ignorava l’esistenza.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=20159

 

 

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CULTURA
10 maggio 2009
SAN PAOLO SCRIVEVA SUI MURI
 
6 Maggio 2009
INTERVISTA
San Paolo scriveva sui muri
Corse così tanto per annunciare il Vangelo da lasciarsi alle spalle già allora incomprensioni e amarezze. Non che Paolo di Tarso fosse uno che nelle dispute si tirava indietro. Anzi, era proprio in quei momenti che manifestava tutto il suo temperamento focoso e passionale. Di fatto però, come succede ai grandi personaggi della storia, dopo duemila anni la sua figura è ancora al centro di dibattiti e polemiche. C’è chi è convinto che senza i suoi viaggi missionari la buona notizia di Cristo sarebbe rimasta circoscritta a una sparuta setta ebraica e che l’Apostolo debba essere considerato il vero «inventore» del cristianesimo come religione universale. Sono tesi che conosce bene uno dei massimi studiosi della Chiesa primitiva, il tedesco Rainer Riesner, esegeta protestante, docente di Nuovo Testamento all’Università di Dortmund. Riesner interverrà questa sera all’Università Cattolica in una conferenza organizzata dal Centro culturale di Milano: «Dalla terra alle genti: San Paolo, fondatore del cristianesimo o Apostolo di Gesù?».

Professor Riesner, come mai Paolo di Tarso continua a far discutere?
«È ancora in voga una tesi del XIX secolo per cui Paolo sarebbe l’inventore del cristianesimo. Si vuole così contrapporre Gesù come semplice profeta e Paolo che dai suoi insegnamenti avrebbe creato una teologia complicata e distinta. Paolo viene dipinto come un uomo profondamente condizionato dal pensiero pagano, che per convincere i suoi interlocutori pagani avrebbe divinizzato Gesù. Ma dietro il tentativo di ridimensionare l’apostolo c’è la volontà di negare la natura divina di Gesù e di ridurlo al ruolo di un insegnante di morale… Eppure basta leggere la Lettera ai Filippesi, in cui Paolo fa riferimento a una tradizione che non ha formulato lui ma che ha preso dalla Palestina, perché il linguaggio è semitico. La tradizione sostiene che Gesù è il figlio di Dio. Per cui Paolo non è il primo ad averne affermato la divinità. Allo stesso tempo egli è intimamente persuaso della divinità di Cristo, non solo per aver accettato la tradizione, ma perché ne ha fatto esperienza lui stesso sulla via di Damasco, come racconta nella Lettera ai Galati».

Qual è l’originalità di Paolo nella storia del cristianesimo?
«Paolo ha capito più profondamente e più velocemente degli altri apostoli che Cristo andava annunziato in tutto il mondo e che il padre di Gesù è il Dio dell’Antico Testamento. Ha testimoniato che attraverso Cristo tutti gli uomini possono arrivare al Dio d’Israele, l’unico vero Dio: anche i non ebrei; da qui le sue dispute con i Giudei. E allo stesso modo si è battuto perché gli ebrei convertiti a Cristo potessero continuare i rituali ebraici come la circoncisione. Per questo la sua è una figura moderna, che sprona anche oggi le Chiese alla missione, e Benedetto XVI ha perfettamente ragione sulla necessità di una nuova evangelizzazione dell’Europa. Paolo è un modello anche per le altre religioni e per i politici: lui ha predicato il Vangelo in maniera del tutto nonviolenta e ha sempre rispettato l’irriducibile valore della libertà di coscienza della persona».

Lei è uno dei più apprezzati studiosi di esegesi biblica e archeologia dei luoghi sacri. Quali sono gli ultimi rilevamenti significativi sulle origini del cristianesimo?
«Oggi siamo in grado di mostrare a Gerusalemme il luogo esatto in cui la prima comunità si ritrovava: il Cenacolo della tradizione. Purtroppo non si può scavare in quel posto per motivi politici. Ci sono però importanti sviluppi in un luogo legato alla vita stessa di Paolo: a Smirne, in Turchia, grazie alle ricerche di uno studioso americano, Roger Bagnall, sono stati rinvenuti dei graffiti che fanno riferimento a Gesù; in particolare è stata decifrata la frase "Colui che dona lo Spirito", che potrebbe essere la più antica testimonianza scritta della storia cristiana».

Finora la Lettera ai Tessalonicesi – scritta nel 50-51 – è considerata il testo più antico di un autore cristiano. È l’Apostolo il padre della letteratura cristiana?
«Il dibattito è aperto. Molti studiosi dell’Europa centrale pensano effettivamente che la Lettera ai Tessalonicesi sia il testo cristiano più antico. Ma in ambito anglofono e ora anche tra alcuni cattolici c’è un numero rispettabile di esegeti che ritengono più vecchia la Lettera ai Galati. C’è poi una minoranza di studiosi in cui mi riconosco che pensa sia più datata la Lettera di Giacomo. Penso infatti che essa sia stata scritta prima del Concilio apostolico di Gerusalemme nel 48. In questo testo Giacomo introduce il problema principale affrontato dal Concilio: il rapporto dei cristiani con la legge mosaica. Un tema che sarà trattato, sebbene più tardi, anche da Paolo nella Lettera ai Galati».

Oggi c’è un grande interesse intorno alla storicità di Cristo e degli apostoli. C’è il rischio che alcuni best-seller falsino la verità storiografica?
«Non solo come cristiano ma come studioso sono convinto che i Vangeli siano fonti storiche molto affidabili. Nel Vangelo di Marco soprattutto c’è coincidenza tra fatti, testimonianza oculare e Scritture. Nella ricerca non è più discusso ma accettato che questo Vangelo sia in gran parte l’insegnamento di Pietro. Il legame tra Pietro, l’evangelista Marco e il suo Vangelo diventa importante soprattutto se si considerano i vangeli apocrifi che adesso hanno fortuna nella letteratura popolare. Nessuno degli apocrifi è più antico del II secolo e per nessuno di essi si può riscontrare continuità tra testimoni diretti di Gesù e la loro redazione. E questa è una differenza importante rispetto ai Vangeli canonici».

Che cosa la preoccupa di più delle polemiche su Paolo di Tarso?
«La tesi dell’Apostolo come inventore del cristianesimo è nata all’interno del protestantesimo liberale, anche se molti esegeti evangelici si oppongono a tale interpretazione e non a caso proprio da essi il Papa ha ricevuto le recensioni più entusiaste del libro su Gesù. Ma sono molto dispiaciuto del successo di questa corrente anche al di fuori della Riforma. Io temo che essa sia così diffusa e amata perché apparentemente rende più facile il dialogo con le altre religioni: se Gesù è presentato solo come maestro e profeta e non come figlio di Dio sarebbe più semplice accettarlo per l’ebraismo liberale e l’islam. Ma possiamo rinunciare alla cristologia per il dialogo interreligioso? Su questa domanda si gioca il futuro del cristianesimo».

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23 dicembre 2008
SAN PAOLO: SECONDA LETERA AI TESSALONICESI
 
 
 
SAN PAOLO: SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI
 
1:1 Paolo, Silvano e Timoteo, alla chiesa dei Tessalonicesi, che è in Dio nostro Padre e nel Signore Gesù Cristo,
1:2 grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.
1:3 Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com'è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l'amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più;
1:4 in modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate.
1:5 Questa è una prova del giusto giudizio di Dio, perché siate riconosciuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite.
1:6 Poiché è giusto da parte di Dio rendere a quelli che vi affliggono, afflizione;
1:7 e a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza,
1:8 in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù.
1:9 Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza,
1:10 quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi.
1:11 Ed è anche a quel fine che preghiamo continuamente per voi, affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vocazione e compia con potenza ogni vostro buon desiderio e l'opera della vostra fede,
1:12 in modo che il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
2:1 Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo
2:2 di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente.
2:3 Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione,
2:4 l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio.
2:5 Non vi ricordate che quand'ero ancora con voi vi dicevo queste cose?
2:6 Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo.
2:7 Infatti il mistero dell'empietà è già in atto, soltanto c'è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo.
2:8 E allora sarà manifestato l'empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta.
2:9 La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi,
2:10 con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati.
2:11 Perciò Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna;
2:12 affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell'iniquità, siano giudicati.
2:13 Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità.
2:14 A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo.
2:15 Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera.
2:16 Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza,
2:17 consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola.
3:1 Per il resto, fratelli, pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata come lo è tra di voi,
3:2 e perché noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi, poiché non tutti hanno la fede.
3:3 Ma il Signore è fedele ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno.
3:4 A vostro riguardo abbiamo questa fiducia nel Signore, che fate e farete le cose che vi ordiniamo.
3:5 Il Signore diriga i vostri cuori all'amore di Dio e alla paziente attesa di Cristo.
3:6 Fratelli, vi ordiniamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo che vi ritiriate da ogni fratello che si comporta disordinatamente e non secondo l'insegnamento che avete ricevuto da noi.
3:7 Infatti voi stessi sapete come ci dovete imitare: perché non ci siamo comportati disordinatamente tra di voi;
3:8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e con pena abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi.
3:9 Non che non ne avessimo il diritto, ma abbiamo voluto darvi noi stessi come esempio, perché ci imitaste.
3:10 Infatti, quando eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se qualcuno non vuole lavorare, neppure deve mangiare.
3:11 Difatti sentiamo che alcuni tra di voi si comportano disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose futili.
3:12 Ordiniamo a quei tali e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo, a mangiare il proprio pane, lavorando tranquillamente.
3:13 Quanto a voi, fratelli, non vi stancate di fare il bene.
3:14 E se qualcuno non ubbidisce a ciò che diciamo in questa lettera, notatelo, e non abbiate relazione con lui, affinché si vergogni.
3:15 Però non consideratelo un nemico, ma ammonitelo come un fratello.
3:16 Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.
3:17 Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo; questo serve di segno in ogni mia lettera; è così che scrivo.
3:18 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

da: La Sacra Bibbia "Nuova Riveduta sui testi originali"
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23 dicembre 2008
SAN PAOLO: PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI
 
 
 
 
 
 
SAN PAOLO: PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI
 
1:1 Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace.
1:2 Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere,
1:3 ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell'opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo.
1:4 Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione.
1:5 Infatti il nostro vangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene.
1:6 Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo,
1:7 tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia.
1:8 Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell'Acaia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo, di modo che non abbiamo bisogno di parlarne;
1:9 perché essi stessi raccontano quale sia stata la nostra venuta fra voi, e come vi siete convertiti dagl'idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero,
1:10 e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall'ira imminente.
2:1 Voi stessi, fratelli, sapete che la nostra venuta tra voi non è stata vana;
2:2 anzi, dopo aver prima sofferto e subìto oltraggi, come sapete, a Filippi, trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.
2:3 Perché la nostra predicazione non proviene da finzione, né da motivi impuri, né è fatta con inganno;
2:4 ma come siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare il vangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.
2:5 Difatti, non abbiamo mai usato un parlare lusinghevole, come ben sapete, né pretesti ispirati da cupidigia; Dio ne è testimone.
2:6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, sebbene, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità;
2:7 invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini.
2:8 Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto il vangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate diventati cari.
2:9 Perché, fratelli, voi ricordate la nostra fatica e la nostra pena; infatti è lavorando notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi, che vi abbiamo predicato il vangelo di Dio.
2:10 Voi siete testimoni, e Dio lo è pure, del modo santo, giusto e irreprensibile con cui ci siamo comportati verso di voi che credete;
2:11 sapete pure che, come fa un padre con i suoi figli,
2:12 abbiamo esortato, confortato e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
2:13 Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete.
2:14 Infatti, fratelli, voi siete diventati imitatori delle chiese di Dio che sono in Cristo Gesù nella Giudea; poiché anche voi avete sofferto da parte dei vostri connazionali le stesse tribolazioni che quelle chiese hanno sofferto da parte dei Giudei,
2:15 i quali hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno cacciato noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini,
2:16 impedendoci di parlare agli stranieri perché siano salvati. Colmano così senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l'ira finale.
2:17 Quanto a noi, fratelli, privati di voi per breve tempo, di persona ma non di cuore, abbiamo tanto più cercato, con grande desiderio, di vedere il vostro volto.
2:18 Perciò più volte abbiamo voluto, almeno io, Paolo, venire da voi; ma Satana ce lo ha impedito.
2:19 Qual è infatti la nostra speranza, o la nostra gioia, o la corona di cui siamo fieri? Non siete forse voi, davanti al nostro Signore Gesù quand'egli verrà?
2:20 Sì, certo, voi siete il nostro vanto e la nostra gioia.
3:1 Perciò, non potendo più resistere, preferimmo restar soli ad Atene;
3:2 e mandammo Timoteo, nostro fratello e servitore di Dio nella predicazione del vangelo di Cristo, per confermarvi e confortarvi nella vostra fede,
3:3 affinché nessuno fosse scosso in mezzo a queste tribolazioni; infatti voi stessi sapete che a questo siamo destinati.
3:4 Perché anche quando eravamo tra di voi, vi preannunciavamo che avremmo dovuto soffrire, come poi è avvenuto, e voi lo sapete.
3:5 Perciò anch'io, non potendo più resistere, mandai a informarmi della vostra fede, temendo che il tentatore vi avesse tentati, e la nostra fatica fosse risultata vana.
3:6 Ma ora Timoteo è ritornato e ci ha recato buone notizie della vostra fede e del vostro amore, e ci ha detto che conservate sempre un buon ricordo di noi e desiderate vederci, come anche noi desideriamo vedere voi.
3:7 Per questa ragione, fratelli, siamo stati consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede, pur fra tutte le nostre angustie e afflizioni;
3:8 perché ora, se state saldi nel Signore, ci sentiamo rivivere.
3:9 Come potremmo, infatti, esprimere a Dio la nostra gratitudine a vostro riguardo, per la gioia che ci date davanti al nostro Dio,
3:10 mentre notte e giorno preghiamo intensamente di poter vedere il vostro volto e di colmare le lacune della vostra fede?
3:11 Ora Dio stesso, nostro Padre, e il nostro Signore Gesù ci appianino la via per venire da voi;
3:12 e quanto a voi, il Signore vi faccia crescere e abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti, come anche noi abbondiamo verso di voi,
3:13 per rendere i vostri cuori saldi, irreprensibili in santità davanti a Dio nostro Padre, quando il nostro Signore Gesù verrà con tutti i suoi santi.
4:1 Del resto, fratelli, avete imparato da noi il modo in cui dovete comportarvi e piacere a Dio ed è già così che vi comportate. Vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a progredire sempre di più.
4:2 Infatti sapete quali istruzioni vi abbiamo date nel nome del Signore Gesù.
4:3 Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione,
4:4 che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore,
4:5 senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio;
4:6 che nessuno opprima il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e dichiarato prima.
4:7 Infatti Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.
4:8 Chi dunque disprezza questi precetti, non disprezza un uomo, ma quel Dio che vi fa anche dono del suo Santo Spirito.
4:9 Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri,
4:10 e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più,
4:11 e a cercare di vivere in pace, di curare i vostri beni e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato di fare,
4:12 affinché camminiate dignitosamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nessuno.
4:13 Fratelli, non vogliamo che siate nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.
4:14 Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati.
4:15 Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati;
4:16 perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo;
4:17 poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore.
4:18 Incoraggiatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.
5:1 Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva;
5:2 perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte.
5:3 Quando diranno: "Pace e sicurezza", allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno.
5:4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro;
5:5 perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre.
5:6 Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri;
5:7 poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte.
5:8 Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.
5:9 Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo,
5:10 il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.
5:11 Perciò, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate.
5:12 Fratelli, vi preghiamo di aver riguardo per coloro che faticano in mezzo a voi, che vi sono preposti nel Signore e vi istruiscono,
5:13 e di tenerli in grande stima e di amarli a motivo della loro opera. Vivete in pace tra di voi.
5:14 Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti.
5:15 Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti.
5:16 Abbiate sempre gioia;
5:17 non cessate mai di pregare;
5:18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
5:19 Non spegnete lo Spirito.
5:20 Non disprezzate le profezie;
5:21 ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene;
5:22 astenetevi da ogni specie di male.
5:23 Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.
5:24 Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo.
5:25 Fratelli, pregate per noi.
5:26 Salutate tutti i fratelli con un santo bacio.
5:27 Io vi scongiuro per il Signore che si legga questa lettera a tutti i fratelli.
5:28 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.

 


da: La Sacra Bibbia "Nuova Riveduta sui testi originali"
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23 dicembre 2008
SAN PAOLO FU RAPITO IN ESTASI
 
 
 
 
SAN PAOLO FU RAPITO IN ESTASI
 
22:17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi,
22:18 e vidi Gesù che mi diceva: "Affrèttati, esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza su di me".
22:19 E io dissi: "Signore, essi sanno che io incarceravo e flagellavo nelle sinagoghe quelli che credevano in te;
22:20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di coloro che lo uccidevano".
22:21 Ma egli mi disse: "Va' perché io ti manderò lontano, tra i popoli"".

Atti degli Apostoli: 22, 17-21
 

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23 dicembre 2008
SAN PAOLO FU RAPITO AL TERZO CIELO
 
 
 
 
SAN PAOLO FU RAPITO AL TERZO CIELO
 
12:1 Bisogna vantarsi? Non è una cosa buona; tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.
12:2 Conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu con il corpo non so, se fu senza il corpo non so, Dio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo.
12:3 So che quell'uomo (se fu con il corpo o senza il corpo non so, Dio lo sa)
12:4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di pronunziare.
12:5 Di quel tale mi vanterò; ma di me stesso non mi vanterò se non delle mie debolezze.

Seconda Corinzi: 12, 1-5
 

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23 dicembre 2008
SAN PAOLO E IL MISTERO DELLA RISURREZIONE
 

STUDIO BIBLICO

A cura di Giulio Lattes e Martino Gerber

_____________________________

SAN PAOLO E IL MISTERO DELLA RISURREZIONE

 

"Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità. Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria?
O morte, dov'è il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci da la vittoria mediante il Signor nostro Gesù Cristo!"
I Corinti 15, 53-57

 

 

"Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore."  I Tessalonicesi 4, 15-17

 

“Qualcuno domanderà: Come resusciterano i morti? Con quale corpo ritorneranno? Stolto! Quello che tu semini non germina, se prima non muore; quello che tu semini non è il corpo che deve nascere, ma un nudo granello come, ad esempio, un chicco di grano o di qualunque altra semenzaDio poi gli dà il corpo che vuole, a ciascun seme gli dà il corpo che gli conviene.” Corinti I, 15, 35-38

 

““Il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente”, il secondo Adamo è spirito vivificante. Ma non è prima ciò che è spirituale, ma bensì ciò che è materiale: lo spirito viene dopo. Il primo uomo, tratto dalla terra. È terrestre; il secondo, invece, è dal cielo. E qual è il terrestre, tali sono i terrestri; e qual è il celeste tali sono i celesti.” Corinti I, 15, 45-48

 

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