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CULTURA
22 novembre 2010
SAN GIUSEPPE NEI VANGELI DELL'INFANZIA DI GESU'
SAN GIUSEPPE NEI VANGELI DELL'INFANZIA DI GESU'
 
Analisi di Martino Gerber e Giuliano Lattes studiosi biblisti
 
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GIUSEPPE DAL VANGELO SECONDO MATTEO
 
Matteo1: 18 fino 2: 23
 
 

1-18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".

22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

2

1Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2"Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". 3All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero
il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

9Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo".

14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

16Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

19Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino". 21Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: "Sarà chiamato Nazareno".

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GIUSEPPE DAL VANGELO SECONDO LUCA

Luca 2: 1-52

2-1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

8C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama".

15Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". 16Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

20I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

21Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

22Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli,
32luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele".

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".

36C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

39Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

41I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; 43ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". 49Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". 50Ma essi non compresero le sue parole.

51Partì dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

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Citazioni Bibbia di Gerusalemme

 
 

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SOCIETA'
7 giugno 2010
Pedofilo italiano preso a Londra

Pedofilo italiano preso a Londra

9/4/2010

La moglie l'aveva denunciato in tv

 

 

Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. La moglie aveva lanciato un appello su Internet e a una trasmissione televisiva per la sua cattura. La donna aveva chiesto che chiunque l'avesse visto avvertisse subito le forze dell'ordine.

 

(Foto tratta da Visto)

 

La moglie aveva scoperto che l'uomo aveva abusato della loro bambina dopo che la sorella e il cognato le avevano indicato atteggiamenti sessualizzati nella piccola (mimava l'atto sessuale).

Così aveva denunciato il marito, ed erano seguiti il processo e la condanna a 6 anni e due mesi nel febbraio 2003. Poi, dopo la conferma definitiva della sentenza da parte della Corte di Cassazione nell'ottobre del 2009, Gianluca Falduto era sparito.

Nel frattempo la donna aveva scoperto anche che l’ex imprenditore edile di origine calabrese aveva anche fondato un gruppo su Facebook (probabilmente con scopi di lucro). Il gruppo in questione si chiamava "Regala un click ad un bimbo sordo".

"Quando mi sono accorta che agiva anche su quel social network e che poteva quindi adescare altri bimbi mi sono detta che dovevo fare qualcosa per avvertire tutte le altre potenziali vittime”; ha raccontato la donna. Così, ha stampato diversi manifesti con nome, cognome e fotografia dell’ex marito latitante. Poi si è attivata con messaggi sul Web e alla trasmissione Chi l'ha visto?. "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri", aveva detto la donna. Il marito era stato individuato nel suo nascondiglio dalla stessa trasmissione della Rai.

Intercettazioni da brivido
Parlando del suo crimine, nelle intercettazioni, Falduto commentava con frasi del tipo “Eh ma non è mica morto nessuno” e “I bambini non scrivono il copione della propria vita fino agli 11 anni”. Poi altre giustificazioni come : “bisognava farle capire la differenza tra i sessi” ed accuse rivolte alla moglie quali “ma tu non venivi mai a letto con me”.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478664.shtml


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2 aprile 2010
Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (II)

Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (II)

 

Ricevette lettere e telefonate di minaccia da parte di Musulmani. Un anno e mezzo prima dell’omicidio, la giornalista musulmana Halida Hamidullina richiese l’intervento del pubblico ministero contro p. Daniele per incitamento all’odio inter-religioso ed inter-etnico. Il pubblico ministero rifiutò di portare avanti la causa, ma nei mass media islamici iniziò una vera e propria campagna di diffamazione; gli Ortodossi non ne sanno nulla perché, comprensibilmente, non sono famigliari con i mass media islamici.

Non molto tempo fa, solo tre giorni prima dell’omicidio, p. Daniele mi stava riportando a casa in macchina e ridevamo nel ricordare la vita di dieci anni fa. P. Daniele disse che, di tutte le religioni, l’Islam era sempre stata quella che lo interessava meno e non aveva pianificato di studiarla. Gli ricordai anche di una vecchia conversazione che avemmo quando stava tornando dalla chiesa della rappresentanza Krutitsky ed era apparso contento di scoprire che stavo scrivendo alcuni articoli apologetici, in risposta alle critiche islamiche. Egli disse: «Oh, questa è un’ottima cosa, significa che non dovrò occuparmene io». Ma il Signore, prima attraverso una serie di circostanze fortuite, poi attraverso qualcos’altro, fece in modo che egli entrasse in contatto con Musulmani o con l’argomento Islam e p. Daniele proseguì diritto verso il luogo che il Signore gli indicava. Questo era ciò che gli importava di più.

P. Daniele si laureò all’Accademia Teologica di Mosca nel 2000, dopo aver discusso con successo la sua tesi L’antropologia dei Testimoni di Geova e degli Avventisti del Settimo Giorno. Più tardi venne pubblicata in un volume. Scrisse anche un certo numero di altri libri: Una passeggiata con un Protestante in una chiesa ortodossa è un lavoro unico, nel quale, sulla base della Bibbia, sono spiegate la disposizione e l’arredo di una chiesa ortodossa e il significato del culto ortodosso. Cronache dell’Inizio e Chi è come Dio, o Quanto è lungo un giorno della Creazione sono dedicati, come disse egli stesso, a difendere l’insegnamento patristico sulla creazione del mondo. In questi libri p. Daniele spiega perché un Cristiano ortodosso non possa aderire alla teoria dell’evoluzione.

Matrimonio con un Musulmano è dedicato ad uno degli argomenti più dolorosi della coesistenza fra Cristiani e Musulmani nella nostra terra. Il pretesto per questo libro nacque quando venne aperta, sul sito web Ortodossia ed Islam, una sezione in cui era possibile fare domande ad un prete, dove chiunque poteva porre questioni a p. Daniele. Egli fu sorpreso dall’abbondanza delle lettere che riceveva da donne battezzate che, o pianificavano di sposare un Musulmano, e domandavano se questo fosse ammesso dalla Chiesa, oppure erano già sposate con un Musulmano e avevano vari problemi e cercavano un consiglio. In più, durante la sua attività pastorale, gli accadde di incontrare donne russe che, sotto l’influenza di un simile matrimonio, avevano rinunciato a Cristo e si erano convertite all’Islam e poi, avendo avuto notevoli difficoltà all’interno di un simile matrimonio e avendo compreso il proprio errore con l’aiuto di batiuska, si erano pentite ed erano ritornate alla Chiesa. Tutto questo indusse p. Daniele a scrivere un libro esaustivo su questo argomento, ricordando alla gente che, secondo le regole della Chiesa, non è ammissibile per un Cristiano ortodosso sposare una persona di altra fede; inoltre diede anche concreti consigli sui problemi che nascono se un simile matrimonio, nonostante tutto, avesse avuto luogo. Scrisse anche un opuscolo dal contenuto simile, intitolato Sposato/a ad un non credente?

Oltre a ciò p. Daniele pubblicò un libro, Perché non sei ancora battezzato?, in cui esaminava le tipiche obbiezioni contro il battesimo che si ascoltano dalla gente di tutti i giorni. Per i battezzati, ma non praticanti, scrisse un opuscolo dal titolo Perché si dovrebbe andare in chiesa ogni domenica. Per i praticanti, scrisse con me Sulla comunione frequente. Non molto prima della sua morte mi disse che il libro che aveva più caro era Omelie sul Cantico dei Cantici, che è una raccolta delle omelie bibliche che aveva fatto nel corso degli anni, spiegando le Scritture alla luce dei Commentari dei Santi Padri.

Infine, il suo ultimo libro fu Istruzioni per l’Immortale, ovvero cosa fare se, nonostante tutto, sei morto. In esso scrisse le seguenti parole: «In assoluto la migliore morte per un Cristiano è, naturalmente, il martirio per Cristo il Salvatore. In linea di principio si tratta della più grandiosa morte possibile per una persona. Alcuni mandarono condoglianze al monastero di Optina dopo l’assassinio di tre monaci (i monaci Basilio, Trofim e Terapont, assassinati da un satanista nel 1993 n.d.T.) ma, per un Cristiano, il martirio è, in realtà, la gioia suprema. Nella Chiesa antica non venivano inviate condoglianze, quando qualcuno veniva ucciso da qualche parte. Tutte le chiese mandavano invece immediatamente congratulazioni. Potete immaginarvi, congratularsi con alcuni per il fatto che essi avevano un nuovo intercessore in Paradiso! Una morte da martire lava tutti i peccati, a parte l’eresia e lo scisma…».

 

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SOCIETA'
18 settembre 2009
SANAA: UNA SFORTUNATA RAGAZZA MAROCCHINA
 

 

MAROCCHINA UCCISA: SI INDAGA SUL PADRE

 

(AGI) - Mantereale Valcellina (Pordenone), 16 set. - El Ketawi Dafani, il cittadino marocchino di 45 anni fermato ieri sera dai Carabinieri con l'accusa di aver ucciso a coltellate la figlia, Sanaa, 18 anni e di aver ferito il suo fidanzato Massimo Di Biasio di 31 anni, avrebbe cominciato a parlare. Lui sulla scena del delitto ci sarebbe stato. Blocca tutto pero' il comandante dei Carabinieri Pierluigi Grosseto che dice: "Non ha ammesso niente e non c'e' stato alcun interrogatorio diretto. Ci sara' un'udienza di convalida tra venerdi' e sabato davanti ad un difensore d'ufficio. Lui infatti per il momento non si e' nominato alcun legale. Tutto quello che viene detto e scritto al di fuori di questo non e' roba mia. Aggiungo anche che l'arma del delitto non e' stata trovata e che sono una quindicina gli uomini dell'arma che la stanno cercando". Questa mattina il capitano Grosseto ha avuto un lungo colloqui con il Procuratore di Pordenone Maria Grazia Zaina per riferirle passo passo tutto quello che e' avvenuto dopo la scoperta del delitto. Ora sara' lei che tirera' le fila del fatto di sangue e che assieme al Gip stabilira' nuovi appuntamenti investigativi. Resta chiaro il fatto che El Ketawi Dafani avrebbe ucciso la figlia perche' non condivideva la relazione che aveva con un italiano di religione diversa dalla sua: lui cattolico lei musulmana. I rapporti fra padre e figlia sarebbero poi peggiorati, dopo la decisione della ragazza di andare a vivere con il giovane, una scelta incompatibile con lo stile di vita musulmano. Cosi' sarebbe maturato l'accoltellamento di ieri sera. El Ketawi Dafani avrebbe atteso la coppia a Grizzo di Montereale Valcellina mentre in auto andavano al ristorante dove la ragazza lavorava e di cui il giovane e' socio. L'uomo avrebbe bloccato la loro auto poi avrebbe ammazzato la figlia e ferito il fidanzato che tentava di difenderla. Un delitto gia' paragonato con quanto accaduto nel bresciano con la giovanissima pakistana Hina Saleem. Anche per Sanaa Dafani una morte orribile: sgozzata. Il colpo di coltello sferrato dal padre una volta raggiunta nel boschetto, le ha squarciato la gola. La scena presentatasi ai Carabinieri di Sacile (Pordenone) e' stata orribile e a nulla sono valse le cure dei sanitari del 118 per tentare di salvare la ragazza, mentre il fidanzato e' stato ricoverato all'ospedale, dove non versa in pericolo di vita. Intanto all'appartamento di El Ketaoui sono stati postii sigilli e per oggi e' previsto un sopralluogo.

 

http://www.agi.it/cronaca/notizie/200909161136-cro-rt11075-marocchina_uccisa_prime_ammissioni_dal_padre


LA VITTIMA DI PORDENONE

Sanaa, gli amici su Facebook
e un paio di jeans «Voglio una vita mia»

La madre del fidanzato della 18enne uccisa in un boschetto:«Avevano paura»

DAL NOSTRO INVIATO
MONTEREALE VALCELLINA (Por­denone) — Jeans e maglietta.
La gonna quando era lontana da casa, ma mai troppo corta. Un filo di truc­co. Il profilo su Facebook. Amici ma­rocchini. Anche tanti italiani. Sanaa non ricordava praticamente nulla di Casablanca. Anche se in casa il padre le ripete­va in maniera quasi ossessiva che «lei veniva da un’altra terra, che cer­te cose non sono ammesse». Ora, piangendola, gli amici di scuola, del­le medie di Azzano Decimo, la ricor­dano durante la ricreazione, l’ora delle merenda: «Lei andava pazza per i panini, ma sapeva benissimo, perché il padre non perdeva occasio­ne per dirglielo, che è vietato ai mu­sulmani mangiare prosciutto e sala­me: si metteva in disparte e ingoia­va tutto in un sol colpo, facendoci il gesto di stare zitti, di non dire nulla ai suoi». Un panino, un morso di na­scosto: l’integrazione, la voglia di normalità, passa anche di qui. E Sa­naa, capelli neri a cadere sulle spal­le, una luce intensa negli occhi, il sorriso sempre pronto, voleva im­mergersi fino in fondo in questa vi­ta, vita italiana, con i suoi riti e le sue brutture, ma comunque lontana anni luce da quella che sentiva rac­contare in casa dal padre, sovrano assoluto di una famiglia di sole don­ne: la moglie Fatna e le due sorelli­ne, 7 e 4 anni.

Troppo lontani lei e quel genito­re. «Fino a qualche anno fa — rac­contano alla trattoria Lido, dove Da­fani lavora da 9 anni come aiuto cuo­co senza mai dare problemi —, Sa­naa ogni tanto veniva a trovare il pa­dre ». Poi le visite si sono diradate sempre più. Indizi di quelli che il procuratore capo ha eufemistica­mente definito «dissidi familiari». Sempre più profondi man mano che Sanaa cresceva. La prima vera frattura si è aperta qualche anno fa quando la ragazza, concluse le medie, ha comunicato al padre l’intenzione di abbandonare la scuola. «Voglio lavorare, voglio guadagnare, così posso anche aiutar­vi ». Il genitore sognava altro, ma non c’è stato niente da fare. «Bella, sorridente e volonterosa» la ricorda tra Azzano Decimo e Tiezzo chi le diede i primi lavoretti, in alcuni bar e pub. Sempre più sicura di sé e deci­sa a trovare un’occupazione stabile, la ragazza ha allargato a Pordenone la sua ricerca ed è stato qui, nella piz­zeria Barrique, che ha conosciuto Massimo De Biasio, titolare del loca­le. Quel giorno, più che un lavoro, Sanaa ha trovato l’amore. Assunta in un altro locale di cui l’uomo è so­cio, la «Spia» a Montereale Valcel­lina, tra i due è na­ta una relazione. «Facevano sul serio, erano molto uniti— racconta il padre di Massimo, Gianni —. Quando mi hanno det­to che pensavano di andare a convivere, ho dato loro un apparta­mento. Sanaa era diventata una di fa­miglia: quando poteva, veniva ad aiutarmi nel panificio». Solo per un po’ la ragazza è riusci­ta a tenere nascosta al padre la sto­ria con quell’uomo italiano, di un’al­tra religione, così lontano dal mon­do di El Katawi Dafani.

Un incubo. «Spesso si sentivano delle urla in ca­sa » racconta Flavia Bortolussi, che vive a Piezzo vicino all’appartamen­to di Dafani. E quando Sanaa, forte del fatto di essere diventata maggio­renne, ha deciso di lasciare la fami­glia per trasferirsi con il fidanzato, qualcosa si è rotto nella mente del­l’aiuto cuoco. Racconta la madre di Massimo: «I due ragazzi avevano paura. Negli ultimi tempi quell’uo­mo telefonava sempre più spesso a casa, minacciando la figlia. Nessuno certa immaginava una fine del gene­re. È terribile, Sanaa voleva solo vi­vere la sua vita. E il mio Massimo è salvo per miracolo...». Se n’erano ac­corti anche in paese. Racconta un amico: «L’avevo detto a De Biasio di stare alla larga da quell’uomo, ma lui mi diceva che prima o poi la cosa si sarebbe risolta...». E invece no: Sa­naa ha perso la sua battaglia come la perse tre anni fa Hina, la pakista­na di 20 anni, pure lei uccisa dal pa­dre. Quando l’integrazione diventa disintegrazione.

Francesco Alberti
 
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_17/sanaa_facebook_alberti_bcfb3490-a354-11de-a213-00144f02aabc.shtml


 

il Giornale.it

articolo di venerdì 18 settembre 2009

Logica islamica: per la madre Sanaa se l’è cercata

di Luciano Gulli

La mamma della ragazza 18enne, uccisa a coltellate dal padre, perdona il marito: «Mia figlia ha sbagliato ad andarsene di casa». Il sindaco: «Questa donna e la sua famiglia sono indesiderati, vadano via dal paese»
nostro inviato a Pordenone

«Perdonarlo? Ha detto che perdona il marito dopo che le ha ammazzato la figlia? Ma questo è inaudito, è inconcepibile, è gravissimo. Qui non siamo mica nel deserto del Sahara! Ma come? Invece di dare un segnale forte e inequivoco nei confronti delle donne musulmane che vivono soggiogate dai loro mariti, questa signora… No,mi dispiace. Io non ho il potere di espellerla, ma una cosa gliela voglio dire bella chiara: una persona così, nel mio Comune, è una persona indesiderata».
Il sindaco di Azzano Decimo, il leghista Enzo Bortolotti, è in collera. Gli daranno del razzista, ma al sindaco famoso per aver firmato la prima ordinanza «anti burqa» (vuoi girare col volto coperto? Raus!) non gliene frega niente. Ha l’appoggio della sua gente, e tanto gli basta.
Ma come si fa a dirlo a Fatna Sharok, 39 anni, la mamma di Sanaa, che ad Azzano non la vogliono più? «El Ketawi è mio marito, abbiamo altre due figlie: che devo fare? Ha sbagliato, ma ha sbagliato anche Sanaa ad andarsene di casa... », geme lei, sorvegliata a vista dall’imam di Pordenone e dal cognato Mohammed, arrivato fresco fresco da Casablanca. Ma poi: è proprio vero che Fatna non potrà più tornare a casa, che è «indesiderata»? Andiamo, Bortolotti... «Ma no, dài - sbuffa il sindaco, ora che ha smesso di schiumare -. Il Comune si occuperà di questa famiglia, è anche nostro dovere tutelare i minori. Però la devono capire. Siamo in Friuli qui, mica a Marrakech».
Fatna Dafani, nata Sharok, andata sposa a 17 anni, è una donna corpulenta, massiccia, come spesso sono le donne musulmane alle soglie dei quaranta. Vestita di una jellaba color viola da cui spuntano solo gli alluci, il volto largo, dai lineamenti marcati, stretto da un velo violanero, Fatna si è rifugiata con le bambine che le sono rimaste (una di sette, l’altra di quattro anni) a casa di amici, gente del suo Paese, in una palazzina popolare a Villanova di Pordenone.
Parla poco, gli occhi colmi di sospetto, di diffidenza, e si capisce lontano un chilometro che ripete le cose che le hanno detto di dire suo cognato Mohammed e l’imam Ouatik, che la piantonano. Sono loro, i maschi, che dettano la linea. È sempre stato così a casa di Fatna, laggiù, in Marocco. Sono i maschi che comandano, che decidono. Sono i maschi, anche stavolta, che argomentano, che spiegano, che suggeriscono. Lei ripete come un povero pappagallo ammaestrato. «Sanaa da noi stava bene. Mio marito - detta nel suo italiano stentato - solo non voleva che Sanaa usciva la sera con ragazzi. Sanaa ha sbagliato ad andarsene di casa, a vivere con quel ragazzo. E ha sbagliato mio marito a fare quello che ha fatto. Ma è mio marito, è il padre dei miei figli, siamo sposati da 22 anni. Che senso avrebbe non perdonarlo?».
La religione diversa, la differenza d’età: niente di tutto questo, giura Fatna. «Quello che mio marito non sopportava era che Sanaa non era più a casa, e non sapevamo dove dormiva». Lei però non ha mai sospettato. Anche il giorno che ha visto uscire di casa El Ketawi con gli occhi torvi, il coltello in tasca, non sapeva, non ha capito. E neppure era sporco di sangue, quando rincasò. Quanto al suo presunto dispotismo: «Non è vero, mi lasciava venire a Pordenone da sola, col pullman... ».
Mohammed Dafani, 53 anni, tre figli, cognato di Fatna, abita a Preganziol, vicino Treviso, da trent’anni. Era a Rabat, quando è accaduta la tragedia. E fra qualche giorno, quando il giudice gli darà il permesso, ci tornerà, con la salma di Sanaa. Se la portano a casa, in Marocco. È Mohammed, camionista di mestiere, che ha elaborato insieme con il molto reverendo imam di Pordenone la linea di difesa. «Mio fratello non stava bene da quattro mesi. Forse era malato», dice toccandosi la tempia destra con l’indice. «Non mangiava, era sempre nervoso, solo fumava tanto. Mio fratello ha sbagliato, ma ha sbagliato anche quel ragazzo, Massimo De Biasio, a portarsi via Sanaa. L’aveva sequestrata, le aveva mangiato il cervello».
L’imam Ouatiq, la barbetta in tumulto, si intromette, sorridendo diplomatico. Capisce che il fratello di El Ketawi le sta sparando grosse, e corregge: «Qui non stiamo giustificando il gesto del papà di Sanaa. Ma questa tragedia si poteva evitare se il giovane italiano fosse venuto a casa, a presentarsi, a chiedere la mano, come si usa fra noi. Invece... ».
«Invece due giorni prima di martedì Sanaa parla con madre - interviene Mohammed Dafani, il lampo dell’astuzia negli occhi -. Madre dice a figlia: vieni a casa. Ma Sanaa risponde: non mi lascia venire». Sì? Sì, dice Fatna. Sì, dicono le teste degli altri due. Dunque un padre, invece di «liberare» la figlia le taglia la gola. Sì? «Lui malato», dice il fratello, e la solfa ricomincia.
Dal suo letto d’ospedale, Massimo De Biasio smentisce. «Se vi vedo insieme vi ammazzo, le aveva scritto in un messaggio sul telefonino. Ma come fai a pensare che possa succedere davvero?», racconta il giovane, rimasto ferito nel tentativo di difendere Sanaa dalle coltellate di El Ketawi. La religione, la mentalità, la gelosia di un padre come se ne vedevano al Sud, da noi, negli anni Cinquanta, Sessanta: ecco i motivi della tragedia, per Massimo. Però... «Però uno non può pensare di venire in Italia con i figli, vederli crescere qui, in questo mondo per loro nuovo e diverso, e pensare che non possa nascere un sentimento tra ragazzi e ragazze di culture diverse. Se uno ragiona così, è meglio che se ne stia a casa sua».

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SOCIETA'
18 settembre 2009
Australia:Sequestra e Abusa Della Figlia Per 30 Anni
 
Stupra la figlia per 30 anni:
arrestato un 60enne australiano
 

Proprio come l'austriaco Josef Fritzl: un uomo in Australia ha abusato della figlia e dalle violenze sono nati quattro figli. Ora dovrà rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce

E' un caso simile a quello dell'austriaco Josef Fritzl, che tenne rinchiusa la figlia per 24 anni avendo con lei sette figli: un uomo è stato arrestato in Australia e incriminato di una serie di reati di sesso e di incesto commessi con la figlia in un arco di 30 anni. L'uomo, oltre 60 anni, dovrà comparire in tribunale in novembre, per rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce di morte. I test del dna avrebbero stabilito che l'uomo è il padre dei quattro figli della donna, uno dei quali morto poco dopo il parto, tutti nati in ospedale ma senza il nome del padre sui certificati di nascita. La notizia è stata rivelata in esclusiva dal quotidiano di Melbourne Herald Sun, secondo cui l'uomo aveva iniziato a stuprare la figlia quando aveva ancora 11 anni, minacciandola di violenze contro la madre. E' stato arrestato in febbraio, dopo che la figlia aveva raccontato tutto a un poliziotto, ma un tribunale aveva emesso un ordine di soppressione. Il ministro dei servizi alla comunità, Lisa Neville, ha ordinato un rapporto urgente sul caso: "Non so quale coinvolgimento abbiano avuto la polizia, il mio dipartimento o altre agenzie, negli ultimi 30 anni", ha ammesso.

 

Australia: Emulo Di Fritzl, Sequestra e Abusa Della Figlia Per 30 Anni

 
ASCA-AFP) - Melbourne, 17 set - Sequestrata e violentata per trent'anni dal padre dal quale ha avuto 4 figli. Il terribile caso di incesto avvenuto in Australia, riportato dal quotidiano Herald Sun, ricorda l'analoga vicenda di Josef Fritzl che tenne segregata la figlia in un bunker per 24 anni. L'uomo, che adesso ha 60 anni, comincio' a molestare la figlia nel 1970 quando la ragazza aveva appena 11 anni ed ha continuato fino al 2007. I quattro figli, frutto di incesti, sono stati fatti nascere in diversi ospedali di Melbourne. I bambini sono nati tutti con gravi problemi di salute ed uno e' deceduto subito dopo il parto. La polizia dello stato di Victoria, che sta indagando sul caso, non ha voluto fornire i particolari delle indagini sulla vicenda, mentre il quotidiano riporta anche alcune dichiarazioni della madre della vittima. ''Abbiamo vissuto in una grande casa, quindi non potevo sapere cosa stava succedendo. Era un alcolizzato'', ha riferito la donna parlando del marito. Secondo la madre, la figlia era rimasta incinta di ragazzi sconosciuti che aveva di volta in volta incontrato la sera in alcuni locali. ''Crimini di questo genere, suscitano lo sdegno di tutta la popolazione e devono essere puniti con il massimo della pena'', ha detto il presidente John Brumby. Ad incastrare l'uomo, che ha sempre negato le accuse, e' stata la prova del Dna, su di lui attualmente pesano 83 capi d'accusa ridotti a 13, incluse 5 accuse per incesto, 5 per stupro e 2 per pedofilia. La vittima aveva denunciato il padre gia' nel 2005, ma temendo per la sua incolumita' aveva rinunciato a proseguire con le indagini, per poi denunciarlo nuovamente nel giugno dell'anno scorso ed ottenere la prova del Dna. I bambini e la madre al momento sono sotto custodia cautelare e stanno ricevendo delle cure in attesa dell'inizio del processo a novembre.
 

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SOCIETA'
29 maggio 2009
Parla Padre Amorth, l'anti-satana
 
 

I giovani e il diavolo

Parla Padre Amorth, l'anti-satana

L'intervista con Padre Gabriele Amorth, l'esorcista più conosciuto al mondo: "Vescovi e preti ignoranti s'affidano agli psichiatri".

 

Nel 1972 Paolo VI affermò che «attraverso qualche fessura il fumo di satana è entrato nella Chiesa». Il 15 novembre dello stesso anno dedicò al demonio un intero discorso. L'intervento del Papa fece scalpore.

Quel fumo è stato allontanato o ha invaso altre stanze?
«Ha invaso altre stanze»

A che cosa si riferisce?
«Alla ignoranza assoluta dei preti e dei vescovi su queste tematiche per cui capita che, quando una persona si rivolge al suo vescovo per chiedere aiuto, viene sbattuto fuori dalla porta. Ci sono diversi esorcisti in crisi di identità che mandano tutti dagli psichiatri».

I casi di possessioni però aumentano e il clero sembra sempre meno attrezzato?
«È così. Quando una persona viene da me ed esprime i suoi disturbi chiedo subito se va a messa, se prega. Di solito le risposte sono negative. Niente messa, niente sacramenti, posizioni matrimoniali sballate».

E lei come reagisce?
«Di solito dico: "Figliolo caro, la prima condizione per guarire è quella di vivere in grazia di Dio. Un esorcismo non serve a niente se si vive in stato di peccato».

Parla con foga padre Gabriele Amorth, principe degli esorcisti, mentre affronta uno dei fenomeni più inquietanti della nostra epoca. Malefici, possessioni diaboliche, fatture, sedute spiritiche, occultismo, rock satanico, scritture automatiche, invocazioni ai morti, magia nera o bianca. Insomma, lo "spiritismo fai da te". Padre Amorth non è affatto triste come si suppone. Al contrario. È persona gaia e dolce, serena e persino spiritosa. Scherza con chi scrive e con Mariarita Viaggi, l'ex-annunciatrice della Rai, oggi in forza a RaiUno, cantautrice e "scugnizza di Dio" come lo stesso Amorth la definisce. È grazie alla Viaggi, nata sensitiva che riesce a sintonizzarsi anche senza parole col famoso esorcista, che abbiamo ottenuto questa intervista. Padre Amorth, nato a Modena il 1 maggio 1925, ci riceve in una grande sede della società San Paolo a Roma. Un ufficio che assomiglia a una infermeria. Sulle pareti foto di san Padre Pio, del beato Alberione, una statuina della Madonna di Fatima e una effigie della Madonna di Medjugorje. «Io sono cotto di Medjugorje. Su questa apparizione ho scritto molto ed è il posto del mondo dove ci si confessa di più e avviene il maggior numero di conversioni». Mi dà un numero di "Tutto Maria" e un foglietto con i "Comandamenti di Dio". «Basta seguirli per salvarsi. Qui c'è la medicina per ogni male dell'anima».

Senta, padre Amorth, lei è sempre stato critico nei confronti del nuovo Rituale degli esorcismi. Lo è ancora?
«Lo sono ancora perché nessun cambiamento è stato fatto. Tranne una modifica: nel nuovo Rituale si proibiva di fare gli esorcismi nei casi di malefici che sono il novanta per cento. Il che significava impedire agli esorcisti di fare il loro mestiere».

 La modifica l'avete ottenuta per un intervento dell'allora cardinale Joseph Ratzinger.
«Ratzinger per tre volte mi ha consultato. Da parte mia uso il vecchio Rituale e mi sento in perfetta regola».

Quanti sono gli esorcisti in Italia?
«Calcolo che siano circa trecento. Poi altri, ma temo abbiano scarsa preparazione».

Sappiamo che Giovanni Paolo II è intervenuto qualche volta per liberare dei fedeli dal demonio. Con Benedetto XVI la battaglia del principe delle tenebre si è fatta ancora più dura?
«Sì, Benedetto XVI è un Papa sensibilissimo su questa problematica, cosa rara e da ammirare perché i tedeschi, come i francesi, i portoghesi e gli spagnoli, ad esempio, non hanno esorcisti. Non ci credono i vescovi e i preti. E in quelle Chiese questa figura è scomparsa».

La più grande vittoria del demonio non è forse quella di far credere che non esiste?
«È una frase attribuita a Baudelaire. Fa credere di non esistere per agire con piena libertà, per tormentare e, a volte, distruggere una vita. Il calo vertiginoso della pratica religiosa ne è un sintomo. Si frequenta la Chiesa fino all'adolescenza poi si sparisce. Si azzera Dio nella propria vita».

 Eppure la vita terrena e pubblica di Gesù è stata una ininterrotta battaglia contro il male. Scacciare il demonio è stata une delle sue occupazioni principali.
«Nel Vangelo tante volte Gesù caccia i demoni e dà il potere di vincerli. Prima agli Apostoli, poi ai settantadue discepoli e poi a tutti. Anche lei, con una preghiera privata, può scacciare i demoni. La preghiera pubblica è quella di un esorcista che agisce in nome della Chiesa. È un sacerdote nominato da un vescovo, non è detto però che sia più efficace. Ci sono tanti santi che, pur non essendo preti, erano esorcisti. San Benedetto da Norcia, santa Caterina da Siena, qui a Roma san Vincenzo Pallotti, san Padre Pio. Io sono amico del Rinnovamento Carismatico Cattolico e lo sono perché il cuore di questo movimento è Gesù Cristo e lo Spirito Santo, gli unici che hanno il potere di liberarci dal male».

Il filone della magia nera, la presenza di satana hanno invaso gli schermi cinematografici e i concerti di massa. C'è un appeal oscuro, anche se fa cassetta. Fra l'altro, dietro tanti delitti abbiamo scoperto che c'è il dito del demonio.
«Pensi alla suora uccisa a Chiavenna o a Erika e Omar, i due ragazzi di Novi Ligure. Le indagini hanno scoperto che questi ragazzi avevano libri satanici. E satana si trova benissimo con queste persone, perché fanno quello che lui vuole».

Impressiona che siano soprattutto giovani.
«Non si meravigli. Una volta mentre esorcizzavo una persona, invocavo l'intercessione di Giovanni Paolo II. Il demonio era furioso. Perché ce l'hai tanto con questo Papa? gli ho chiesto…».

E la risposta quale è stata?
«Perché mi ha strappato tanti giovani, perché ha rotto i miei piani.. Io credo si riferisse al crollo del comunismo».

Può essere. Anche se oggi la società globale dei consumi quanto a "morte di Dio" non è da meno del socialismo reale.
«Ha ragione. Il demonio usa ogni mezzo per strappare la gente da Dio. Leggi sul divorzio e leggi sull'aborto che - non dimentichiamo - è un omicidio legalizzato. Gioventù demotivata e senza ideali che, andando in discoteca, si lascia irretire dalle droghe leggere o pesanti. Giovani che incontrano una setta satanica e ci si infilano dentro».

Cosa promette satana?
«Basta leggere le tentazioni di Cristo. Promette tutti i beni terreni. Nella mia vita ho bruciato tante "consacrazioni" a satana scritte col sangue: "Tu sei il mio dio, io appartengo a te"».

Gloria, potenza, denaro, successo, sesso facile. Forse la tentazione più subdola è la visibilità a ogni costo.
«Se ti prostri ad adorarmi, tutti i regni della terra saranno tuoi, dice il demonio a Gesù portato su un alto monte. "Sta scritto: adorerai solo il Signore Dio tuo", risponde Gesù. Vede, persino Gesù è stato messo alla prova. E quale prova! Dio ci ha dato il libero arbitrio e lo rispetta fino al punto di permetterci di fare il male».

Quale è l'identikit di un posseduto?
«Di essere completamente lontano da Dio. Sant'Alfonso Maria de' Liguori affermava che chi prega si salva, chi non prega si danna. Poi il "posseduto" fa dei piaceri e delle ricchezze un idolo, un vitello d'oro da adorare. Noi non abbiamo scampo. Fra cent'anni saremo o all'inferno o in paradiso. Ecco perché io faccio come Gesù. "Cosa devo fare per avere la vita eterna?" Gesù è diretto: "Osserva i dieci comandamenti"».

Il demonio, Belzebù non le ha mai fatto del male?
«A me no. La Madonna mi protegge col suo manto. Ho l'arcangelo Gabriele, come il mio nome, che mi protegge. Ho il mio angelo custode che mi fa da cane da guardia e non lascia passare niente».

 Padre Amorth, è sempre riuscito a sconfiggere il demonio?
«Si fa una fatica immensa. Si può alleviare la sofferenza di una persona, ridurre al minimo una possessione diabolica, permettere alla vittima di tornare a una vita normale. Scacciare via il demonio non sempre riesce».

C'è una preghiera che ci può mettere al riparo?
«Tutte le preghiere sono buone. Io raccomando la messa, i sacramenti, la confessione settimanale per coloro che sono colpiti, quella mensile per tutti gli altri. Raccomando la preghiera mariana del rosario, la lettura quotidiana della Sacra Scrittura. Tutte le cose stanno in piedi se vengono alimentate. Lo stesso per l'amore. Se due si sposano e se alimentano il loro amore il matrimonio regge. Così è per la fede. E non si può credere a fasi alterne o costruirsi una propria religione. "Credo, ma non sono praticante" che vuol dire? Io non ho mai incontrato un diavolo ateo, tutti i diavoli credono e non sono praticanti, perché hanno disubbidito a Dio».

Vuol dire che credere in Dio non serve a niente se….
«Se non si è coerenti e praticanti. "Non chi dice: Signore, Signore, entra nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio"».

 

Giuseppe De Carli

26/05/2009

 

http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/26/1028802-parla_padre_amorth_anti_satana.shtml#


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