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SOCIETA'
7 giugno 2010
Rieti, è morta la bimba di sei mesi gettata dal balcone. A compiere il gesto la madre

Rieti, è morta la bimba di sei mesi gettata dal balcone. A compiere il gesto la madre

 
ultimo aggiornamento: 02 giugno, ore 20:17
Roma - (Adnkronos) - La donna è affetta da depressione post partum. La drammatica vicenda a Passo Corese, in provincia di Rieti. La piccola era stata ricoverata al Gemelli di Roma per un gravissimo trauma cranico. I genitori hanno dato l'autorizzazione per la donazione degli organi
 
 
 
Tso alle neomamme per combattere depressione post partum e infanticidio
 
ultimo aggiornamento: 03 giugno, ore 19:09
Milano - (Adnkronos) - La misura potrebbe aiutare 1000 mamme in difficoltà ogni anno e salvare la vita di altrettanti bambini. Consiste nell'assistenza domiciliare 24 ore su 24 da parte di un'equipe specializzata. Rieti, è morta la bimba di sei mesi gettata dal balcone. A compiere il gesto la madre
 
Milano, 3 giu. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - "Alla luce del recente fatto di cronaca che ha visto una giovane madre di Passo Corese (Rieti) uccidere il proprio figlio di pochi mesi, proponiamo al ministro della Salute Ferruccio Fazio di applicare la procedura del Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum, a rischio di infanticidio". A suggerire una 'linea dura' per arginare il dramma delle mamme assassine sono Giorgio Vittori, presidente della Societa' italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), e Antonio Picano, presidente dell'Associazione Strade Onlus e responsabile del progetto 'Rebecca' per la prevenzione e il trattamento della depressione in gravidanza e nel puerperio.
 
 
Gli esperti calcolano che ogni anno 50-75 mila mamme italiane vengono colpite dal baby blues, con un costo sociale valutato in circa 500 milioni di euro su 12 mesi. Secondo gli esperti di Strade Onlus, i casi tanto gravi da costituire una minaccia per la vita del bebe' e da richiedere un Tso sono circa mille all'anno. Il trattamento sanitario obbligatorio extraospedaliero, ricorda una nota della Sigo, consente di adottare limitazioni della liberta' personale per ragioni di cura, all'interno dell'abitazione del paziente. Un'equipe specializzata potrebbe occuparsi continuativamente 24 ore su 24 delle donne con comportamenti potenzialmente omicidi, tutelando cosi' in maniera efficace sia la madre che il figlio, sostengono gli specialisti.

 

 

"La depressione post partum si puo' prevenire - assicura Vittori - e i ginecologi italiani sono impegnati da tempo per diventare 'sentinelle'" contro questa triste emergenza. Ma quali sono i campanelli d'allarme? Al primo posto gli episodi di ansia o depressione durante la gravidanza, o una storia personale o familiare di depressione (81%), spiegano gli esperti. A seguire, precedenti casi di depressione post partum (78%), isolamento o condizioni socioeconomiche svantaggiate (63%) e problemi con il partner (58%).

 

 

Secondo la letteratura scientifica, la depressione post partum colpisce circa il 10% delle neomamme. Eppure, nonostante i numeri preoccupanti del fenomeno, "il rischio di sviluppare depressione viene valutato di routine solo dal 30% dai ginecologi durante gli incontri pre-parto - rileva Vittori - Dopo, solo nel 45% delle strutture e' previsto un monitoraggio delle mamme a rischio. E il tempo dedicato all'informazione prima della dimissione e' inadeguato per il 72% dei ginecologi".

 

 

La Sigo ha raccolto questi dati attraverso un'indagine fra i propri soci, sulla cui base ha attivato gia' nel 2008 la campagna nazionale 'Non lasciamole sole'. Obiettivo: costruire una rete di protezione per tutelare soprattutto le donne piu' fragili. Il progetto, multidisciplinare, ha coinvolto vari specialisti: se il ginecologo si afferma infatti quale prima figura di riferimento (molto importante per il 63%), rivestono un ruolo chiave anche lo psicologo (59%), l'ostetrica (52%), il medico di famiglia (30%) e il pediatra (24%). "Alla prevenzione deve immediatamente seguire una presa in carico del problema da parte dei singoli professionisti - avverte Vittori - un concreto impegno delle autorita' nazionali e locali, anche dal punto di vista organizzativo-gestionale, e una stretta collaborazione con le donne e i loro familiari, senza esitare", puntualizza il presidente Sigo.

 

 

"E' questa la chiave di volta per evitare che si ripetano episodi drammatici, purtroppo troppo frequenti, che segnano per sempre la vita di chi li subisce", precisa l'esperto. "La donna affetta da depressione post partum non puo' essere trattata come una qualsiasi criminale - aggiunge Picano - L'impulso di eliminare il proprio figlio e' un sintomo tipico e ben conosciuto. Si tratta di una forza estranea alla volonta' della persona, contro la quale la donna depressa lotta strenuamente e di cui si vergogna profondamente.Non puo' comunicare a nessuno i suoi pensieri, in particolare al marito, ma anche la mamma o la sorella vengono tenute all'oscuro di questo dramma. Oggi non esiste una protezione reale per il bambino e per la donna. Non basta come per la mamma di Passo Corese, ottenere una corretta diagnosi e una terapia farmacologica per salvare un bambino dalla defenestrazione e una donna dal dramma e dal carcere. Sono necessarie delle attenzioni particolari per la paziente che ha una condizione a rischio e il bambino deve essere tutelato esplicitamente", conclude il presidente di Strade Onlus.
 
 
SOCIETA'
9 novembre 2009
"Natuzza è morta da santa"
 
2/11/2009
"Natuzza è morta da santa"
 
Fra un paio di mesi, dice il vescovo, monsignor Luigi Renzo, potrebbe essere avviata la procedura per la causa di beatificazione.
MARCO TOSATTI

La morte di Natuzza Evolo ha colpito profondamente il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo. C'è chi parla della possibilità che in futuro venga avviata una causa di beatificazione per la mistica. «Sono rimasto impressionato – ha affermato il prelato – dalla profonda spiritualità di questa donna. Quello che mi ha sempre attratto di questa sorella in Cristo è stata la sua semplicità e il suo senso dell'obbedienza all'autorità ecclesiastica. Natuzza non ha mai fatto niente che potesse mettere in difficoltà la Chiesa. È stata sempre fedele – ha aggiunto – alle indicazioni che i vescovi, che l'hanno conosciuta, le davano. Le è stato imposto agli inizi della sua missione pubblica di non ricevere la gente e lei, senza battere ciglio, ha ubbidito. Solo quando le hanno dato il via ha ricominciato a ricevere gente per dare loro conforto». Monsignor Renzo, che ha conosciuto Natuzza per varianni, è rimasto impressionato dalla sua profonda fede legata a un grande amore verso Cristo e la Madonna. «Quella di Natuzza – ha dichiarato – è un'esperienza mistica che tocca quegli aspetti legati al rapporto intimo con Gesù Cristo. La sofferenza, che ha sempre accettato in silenzio, è la riprova del suo legame con la passione di Cristo. I fenomeni che lei avvertiva durante la settimana santa, infatti, sono il segno del dono che Dio stesso le ha fatto. Natuzza – ha proseguito monsignor Renzo – con la sua forza spirituale è riuscita a comunicare con tutti. Un aspetto notevolissimo che ha coinvolto la gente, oltre alla sicurezza che riusciva ad infondere, sono le sue opere sociali. La cittadella della carità rappresenta il segno visibile della Teologia dell'incarnazione. La fede non si vive in astratto e Natuzza questo l'ha compreso perfettamente. La mistica, toccando con mano i problemi della gente, ha voluto entrare nel vivo dei loro bisogni materiali. Le sue visioni straordinarie che l'hanno accompagnata per tutta la vita sono in perfetta sintonia con il Vangelo». Adesso, dopo il ritorno al Padre, tra i figli spirituali di Natuzza, che sono a milioni su tutta la terra, serpeggia forte il desiderio di vederla presto santa. Il vescovo ha ribadito con estrema chiarezza che bisogna aspettare. «È il momento – ha ribadito – del silenzio. Fra un paio di mesi, dopo che avremo chiesto l'autorizzazione alla Conferenza episcopale calabra, avvieremo la procedura complessa della beatificazione. Saranno raccolte testimonianze e messi nella giusta luce gli aspetti più complessi della sua vita. Non c'è nessuna fretta. Non ce l'ha neanche Natuzza che ora vive in paradiso contemplando la luce di Dio padre. I frutti che ha lasciato – ha evidenziato – sono sotto gli occhi di tutti. Quelli che verranno saranno molti di più. Una cosa è certa. Ha fatto una morte da santa. La gente che sta arrivando a Paravati è la testimonianza più alta della sua generosità e del suo altruismo».

 

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=548&ID_sezione=396&sezione=


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 9/11/2009 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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