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CULTURA
9 novembre 2009
San Michele Arcangelo
 

San Michele Arcangelo

29 settembre

 

Nel Nuovo Testamento il termine "arcangelo" è attribuito a Michele. Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella Bibbia. San Michele, "chi come Dio?", è capo supremo dell'esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio. Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male.

 

Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell'Apocalisse di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra.
In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.
Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembre e nella riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto proprio.
Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso, militare e civile.

 

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CULTURA
15 novembre 2008
IL PRINCIPE MICHELE STUART
 
 
CENTRO ANTI-BLASFEMIA
 
IL PRINCIPE MICHELE
In Scozia,si è da tempo inoltrato,un  cittadino belga,il cui vero nome è Michele Roger La Fosse.
Questo tizio,si spaccia per il leggittimo erede della Casa Reale degli Stewart,fondata a St.Germain-en-Laye nel 1692.
Il tizio si fa ora chiamare,principe Michele Giacomo-Alessandro Stewart,duca d'Aquitania,conte di Blois,
è sarebbe il settimo conte di Albany.In Scozia,stanno aumentando coloro che credono a questa bufala,
fra essi spicca Laurence Gardner,Priore della Celtic Church's Sacred Kindred di St.Columbia.
Gardner,da un passato di esoterista,ora è un genealogista di famiglie reali e di cavalieri,si fa passare a livello
diplomatico come il Cavaliere Labhran de St.Germain.Gardner,possiede molti siti su Internet,scrive molti,
libri,che in Italia hanno avuto discreto successo.I suoi libri in Italia sono publicati dalla casa esditrice;
Newton&Compton.Nei suoi siti,e numerosi libri sostiene questo;Il principe Michele di Albany,sarebbe leggittimo erede Stuart,
e niente di meno,leggittimo discendente di Gesù Cristo,di conseguenza il Messia che deve venire.
Lo stesso Michele ha scritto un libro dove sostiene tali cose;"Monarchia Dimenticata".
Queste idee si sono infiltrate anche nella Chiesa cattolica.Nel sito della Chiesa di Santa Maria Maddalena,
della città La Maddalena,del'isola omonima,isola famosa per le basi militari italiane ed USA,isola dove si terrà
il G8 2008,isola da cui quest'anno è partito il Giro D'Italia.Nel sito,hanno messo un brano di un libro
di Gardner,"La Linea Di Sangue Del Santo Graal",libro che spiega come il principe Michele è discendente
de Gesù e degli Stuart.Nel sito della Chiesa;
 
                                                        
 fanno passare il brano di suddetto libro,le pagini;112-117,per Vangelo gnostico di Filippo.Per loro l'ipotesi dei
tre giornalisti britannici,Baigent,Leigh,Lincoln,ipotesi da loro formulata nel loro libro best-seller;"Il Santo Grall",
scritto nel 1982,l'ipotesi che graal sarebbe Maria Maddalena e i figli che ha avuto da Gesù,capostipite dei Merovingi,
questa ipotesi che ha ispiratol'altro best-seller;"Il Codice Da Vinci",per i responsabili del centro studi della Chiesa
 di Santa Maria Maddalena,è un eresia antica.Quindi essendo antica è anche storica,Quindi credono al Codice da Vinci.
Il peggiò è questo dopo il clamore del Codice da Vinci,il sito dell'isola,è molto visitato dai curiosi,per cui gli
ignoranti in materia credono,che la Chiesa insegna che un ipotesi degli anni 80,a cui gli autori nemmeno
credono,sia storia antica e tradizione  graelica.Quanto è pericoloso questo sito!. Come il blasfemo
brano del satanico Gardner sia finito come vangelo nella Chiesa di S.Maria Maddalena è un mistero.
Gardner ha copiato le idee del suddetto brano da un libro della studiosa B.Thiering,"L'uomo Gesù".
In questo libro,la studiosa scrive che Gesù ebbe tre figli con la Maddalena,sopravvisse alla crocifissione,
divorziò da Mddalena,sposò Lidia,morì vecchio a Roma.Queste assurdità a cui nessuno studioso crede,
sono passatinel libro di Gardner,da lui ai mille siti in internet,e da uno di questi siti fatto male;
 
www La Quest du Graal,
 
hanno copiato quelli della chiesa di S.M.Maddalena.Ignoranza,o occulti sostenitori del principe Michele?
 
Comunque,l'attuale erede della Casa Reale degli Stuartè il principe Francesco II,figlio di Alberto  di Baviera,
successore di Carlo Emanuele IV di Sardegna.Gardner,sostiene che Carlo Edoardo Stuart,si sposò una
seconda volta,da questo matrimonio,nacque Edoardo Giacomo Stuardo,che fù chiamato Stuarton,da cui
 discende il principe Michele di Albany,erede Stuart e Messia.
Il mondo è matto,crede alle bufale,nessuno a livello autoritario ha smentito questa impostura. 
 
IL TRONO SCOZZESE
Il diritto al trono scozzese,è passato dagli Stuart ai discendenti di Vittorio Emanuele I Re di Sardegna,
e poi anche Savoia.Vittorio Emanuele I era figlio di Vittorio Amadeo III, Re di Sardegna,figlio di Carlo Emanuele III
Re di Sardegna,figlio di Anna Maria Regina di Sardegna,figlia di Carlo I Stuart, figlio di Giacomo I Stuart,
Re di Inghilterra e Scozia.Il trono scozzese era passato da Giacomo I al figlio Carlo I,da questo al figlio Carlo II,
da lui al fratello Giacomo III,da lui al figlio Carlo Edoardo Stuart,il quale morì  a Roma il 31 Gennaio 1788,
senza eredi,quindi il diritto al trono di Scozia passò al fratello Enrico  Benedetto Stuart,Il quale era Cardinale,
quindi passò il suo diritto ad un parente più prossimo,a Carlo Emanuele IV Re di Sardegna,il quale si fece Gesuita,
e lascio il diritto al trono  di Scozia al fratello Vttorio Emanuiele I.Quindi in questo periodo,il diritto al trono scozzese
ed anche inglese appartiene al regno di Sardegna.Lo sarebbe rimasto,se Vitttorio Emanuele I avesse avuto eredi maschi,
ma l'unico figlio maschio morì,e il diritto al trono scozzese passo a sua figlia Maria duchessa di Modena,
da lei passò a suo figlio Ferdinando,da lui alla figlia Maria Regina di Baviera.
Quindi il diritto al trono scozzese passò al regno di Baviera,ed è rimasto lì. Da Maria il diritto passò al
figlio Roberto principe di Baviera e da lui al figlio Alberto morto 1996,il quale ha lasciato il diritto
al figlio Francesco II,che non ha avuto figli, ma ha molti nipoti figli del fratello Max.
Reclamano il diritto al trono scozzese,altri nobili;i discendenti di Maria Teresa  figlia di Vittorio
Emanuele I,nobili che vivono in Spagna,ma i Giacobiti non li riconoscono.In Spagna ci sono moltissimi nobili,
discendenti del figlio illeggittimo di Giacomo II Stuart,il Duca di Berwik.In Polonia ci sono dei nobili,i Pininski,
pare che discendono da Maria Vittoria,figlia di Charlotte ,figlia illeggittima dell'ultimo erede erede Stuart
Carlo Edoardo Stuart.Questi hanno il diritto al trono di Scozia,insieme ai discendenti dei sovrani del Regno Unito.
 
Di tutti gli aventi il diritto sul trono degli Stuart,quelli più aventi il diritto sono i principi di Baviera,quindi
discendenti di Vittorio Emanuele I,quindi la monarchia scozzese è passata attraverso il
Regno di Sardegna ed è rimasta nei suoi leggittimi discendenti.
 
 
 

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