.
Annunci online

Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
7 giugno 2010
S. MARCO EVANGELISTA
 
S. MARCO EVANGELISTA
 
 
 

S. Marco fu il cooperatore di S. Paolo e l'ausiliare di S. Pietro nella predicazione del Vangelo. Nel Nuovo Testamento ora è chiamato col nome ebraico di Giovanni, ora col nome latino di Marco, ora Giovanni Marco. I migliori interpreti della Scrittura ritengono che si tratti sempre della medesima persona, non essendo raro il caso di ebrei aventi due nomi, come l'apostolo dei gentili che si chiamava Saulo e Paolo.



Non sappiamo nulla della sua infanzia trascorsa forse a Cipro insieme con il cugino Barnaba (Col. 4,10), di stirpe levitica. Gli Atti degli Apostoli parlano per la prima volta di lui in occasione della miracolosa liberazione di Simon Pietro dal carcere. Rientrato in se stesso, l'apostolo "dopo aver riflettuto, si recò in casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco, dove molti erano radunati e stavano pregando" (12,12). In quella casa alcuni hanno voluto ravvisare il Cenacolo. Molti hanno identificato Marco con quel ragazzo che, "avvolto il corpo nudo in un fine indumento di lino", seguiva Gesù nella notte del tradimento. Per sfuggire all'arresto, abbandonò l'indumento in mano agli sgherri appena lo afferrarono (Me. 14, 5ls). Non è improbabile che a Gerusalemme, dove abitava, abbia assistito a qualche discorso o a qualche miracolo operato da Gesù a conferma della sua dottrina. Ippolito romano afferma in Philosophumena (VII, 30, 1) che Marco sarebbe stato "dalle dita monche". Siccome S. Pietro nella prima lettera che scrisse da Babilonia, cioè Roma, ai cristiani dell'Asia settentrionale chiama "Marco, figlio mio" (5,13), si ritiene che lo abbia battezzato personalmente, dopo la Pentecoste.

L'evangelista debuttò nella vita apostolica sotto gli auspici di suo cugino Barnaba e di Paolo, i quali lo condussero con sé ad Antiochia dopo che ebbero consegnato agli anziani di Gerusalemme la colletta che avevano portato (Atti, XII, 25). Data la sua giovane età, non fu adibito subito nel ministero della predicazione. Egli fu piuttosto responsabile dei servizi logistici, esterni, del loro apostolato. Nel loro primo viaggio missionario lo presero con sé. Attesta S. Luca: "Quando poi furono a Salamina (Cipro) cominciarono a diffondere la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei e avevano per cooperatore Giovanni" (Atti, 13, 5). Il coraggio di costui però venne ben presto meno di fronte alle persecuzioni degli ebrei e alle estenuanti fatiche del viaggio a piedi. Infatti, "partiti per mare da Pafo, Paolo e compagni giunsero a Perge in Panfilia, ma Giovanni si distaccò da loro e se ne tornò a Gerusalemme" (Ivi, 13,13). Nel 52, al momento del secondo viaggio missionario, Marco era di nuovo ad Antiochia. Barnaba avrebbe desiderato averlo in sua compagnia, "ma Paolo giudicò più conveniente di non riprendere con sé colui che in Panfilia si era separato da loro rifiutandosi di proseguire con essi nell'impresa. Ne derivò tale dissenso, che si separarono l'uno dall'altro: Barnaba prese con sé Marco e s'imbarcò alla volta di Cipro, Paolo, invece, si scelse Sila... e percorse la Siria e la Cilicia consolidando quelle Chiese" (Ivi, 15, 37-41).

A partire da questo momento gli Atti degli Apostoli non ci parlano più di Marco. E’ certo tuttavia che Paolo dimenticò presto i dissensi di Antiochia. Verso il 61 o 62, durante la sua prima prigionia romana, troviamo difatti Marco di nuovo in sua compagnia. Ai Colossesi scrisse in quel tempo l'apostolo: "Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione" (4, 10s). Un anno o due più tardi, Marco attendeva all'evangelizzazione dei romani con S. Pietro. L'apostolo, nella lettera scritta agli abitanti dell'Asia del nord, ai suoi saluti unì anche quelli del "suo figlio, Marco" (1 Pt. 5,13). Questa è una dimostrazione evidente che l'attività di lui in Oriente era stata molteplice e vasta dopo il suo ritorno da Cipro verso il 50. Dovette ritornarvi prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, dopo l'incendio di Roma. Nel 66, durante la sua seconda prigionia romana, Paolo scrisse difatti a Timoteo, residente ad Efeso: "Affrettati a venire da me al più presto... Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero" (2 Tim. 4, 9-11).

Antiche tradizioni abbastanza attendibili asseriscono che, negli anni successivi al martirio dei Principi degli Apostoli, S. Marco abbia evangelizzato l'Egitto, vi abbia fondato la chiesa di Alessandria di cui sarebbe stato il primo vescovo. Non ci è noto il tempo e il genere della sua morte. Mercanti veneti nell'828 trafugarono le reliquie dell'evangelista, in onore del quale, l'anno successivo, a Venezia, fu costruita una basilica in seguito ampliata e rivestita di mosaici. Il principe saraceno di Alessandria, per poter costruire un grande palazzo, aveva deciso di abbattere un gruppo di edifici tra i quali si trovava quello che conservava il corpo del santo. Per evitarne la profanazione, il monaco Staurazio e il prete Teodoro, s'accordarono con i mercanti Buono da Malamocchio e Rufino di Torcello i quali deposero i resti di S. Marco in una cesta e li ricoprirono di carni suine per eludere il controllo dei doganieri maomettani.

Tutti gli studiosi ammettono concordi che il secondo vangelo, il più breve di tutti, fu scritto da S. Marco, il quale, come fu l'ausiliare di S, Pietro nella predicazione in Asia e a Roma, così ne fu pure l'interprete e il portavoce autorizzato. Nel suo Vangelo, perciò, non ci ha trasmesso altro che la catechesi del primo papa, tale e quale egli la predicava ai primi cristiani. Difatti Papia, vescovo di Gerapoli all'inizio del II secolo, dice espressamente, riportando le affermazioni di un certo presbitero Giovanni: "Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse esattamente, ma senza ordine quando si ricordò delle cose o pronunziate o operate dal Signore. Egli infatti né udì il Signore, né lo seguì, ma più tardi, come ho detto, seguì Pietro, il Quale faceva le istruzioni secondo le necessità, senza voler fare un coordinamento dei detti del Signore; cosicché Marco non ha colpa se scrisse alcune cose come ricordava. Ad un solo punto fece attenzione, a non tralasciare nulla di quanto aveva udito e a non mentire" (in Eusebio, Hist. Eccl., III, 39, 15).

Marco scrisse il suo Vangelo a Roma, tra il 55 e il 62, in seguito alle istanze di molti cristiani, convertiti dal paganesimo, per dimostrare che Gesù è vero Dio con una vivace descrizione dei miracoli da lui operati.

 

 

Sac. Guido Pettinati SSP,

I Santi canonizzati del giorno, vol. 4, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 318-320.

http://www.edizionisegno.it/

 

http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=548

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. san marco evangelista

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 7/6/2010 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 novembre 2008
Morton Smith e la truffa del Vangelo Segreto di Marco.
 
LE RADICI DEL CODICE DA VINCI

Morton Smith e la truffa del Vangelo Segreto di Marco. Un libro scuote il mondo accademico americano

di Massimo Introvigne

Capita di rado che un libro esploda come una bomba e produca sconquassi nel mondo accademico americano, che è di solito riservato, tranquillo e abituato a muoversi con cautela. Ma è quanto sta succedendo con il volume di Stephen C. Carlson The Gospel Hoax. Morton Smith’s Invention of Secret Mark (“La truffa del Vangelo. Morton Smith e l’invenzione del Vangelo Segreto di Marco), appena pubblicato dalla Baylor University Press di Waco, nel Texas. Stephen C. Carlson è un avvocato specializzato in contraffazioni e documenti falsi, non uno studioso di scienze religiose, ma è l’editore che dà prestigio al volume. La Baylor University, una delle più grandi università degli Stati Uniti, da un originario legame con la Chiesa Battista è passata a un ambizioso piano di rinnovamento che fa sì che oggi la maggioranza dei docenti e degli studenti non siano battisti, ha attirato celebrità internazionali (delle più diverse opinioni religiose e politiche) in diversi settori, e pubblica quell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion che molti considerano la più autorevole rivista accademica online nel settore degli studi sulle religioni.

C’è un gruppo di studiosi che ha contestato il Codice da Vinci da una prospettiva opposta a quella di molti cattolici e protestanti. Sono i seguaci di Morton Smith (1911-1991), il famoso e controverso storico della Chiesa, docente alla Columbia University di New York, secondo cui Gesù Cristo era il capo di una conventicola esoterica in cui si entrava con un rituale di iniziazione segreto che comprendeva elementi chiaramente omosessuali. Evidentemente il Gesù eterosessuale, sposato alla Maddalena e con figli di Dan Brown, non poteva piacere agli smithiani. Morton Smith si era conquistato fama e onori accademici annunciando nel 1958 di avere scoperto nella biblioteca del monastero di Mar Saba, in Palestina, inserita in un libro del 1646, la copia scritta a mano da un monaco circa un secolo dopo di un frammento di una lettera asseritamente scritta da San Clemente di Alessandria (?-215) a un certo Teodoro. Nella lettera – oltre a parlare male degli gnostici carpocraziani – si fa stato dell’esistenza di una versione segreta del Vangelo di Marco, e se ne cita in particolare un brano parallelo al noto episodio della resurrezione di Lazzaro. “Il giovane che Gesù amava”, un personaggio che assomiglia a Lazzaro, in questo Vangelo Segreto di Marco non è morto (tanto che “un grande grido si ode dalla sua tomba”) ma solo malato. Gesù lo riaccompagna a casa, e “dopo sei giorni”, come il Maestro gli aveva chiesto, Lazzaro gli si presenta “con un panno di lino sul corpo nudo”. Gesù “rimase con lui quella notte” e “gli insegnò i misteri del Regno di Dio”. Secondo Morton Smith si ha qui la prova di cerimonie iniziatiche in cui i discepoli sperimentano una “esperienza allucinatoria” e ottengono una “libertà dalla Legge (ebraica)” che li porta a una strettissima unione spirituale con Gesù, “completata da un’unione fisica”. Detto in termini meno accademici, Gesù è il capo di una setta esoterica come tante apparse in seguito nella storia e che esistono ancora oggi, che pratica rituali di magia sessuale, nella specie omosessuali.

Per alcuni anni un buon numero di studiosi ha creduto all’esistenza del Vangelo Segreto di Marco sulla base della testimonianza di Morton Smith, delle fotografie da lui scattate della lettera del monaco settecentesco, e delle autentiche di una serie di specialisti greci cui Smith mostrò a suo tempo le fotografie e che certificarono che si trattava in effetti di un testo scritto nel Settecento e su carta dell’epoca. Naturalmente, che il monaco del Settecento avesse copiato fedelmente un testo perduto di san Clemente non si poteva provare direttamente, ma Morton Smith e i suoi seguaci assicuravano che lo stile era così tipicamente di Clemente da rendere la tesi dell’autenticità praticamente certa. E Clemente era abbastanza vicino ai tempi apostolici per dovere sapere di che cosa stava parlando: se affermava che esisteva un Vangelo Segreto di Marco, questo doveva esistere. Dal momento che molte ipotesi di Morton Smith su insegnamenti esoterici di Gesù Cristo, diversi da quelli essoterici a tutti noti, erano piuttosto spericolate, molti storici e teologi si rifiutavano di seguirlo fino in fondo. Ma fino a qualche anno fa i più si limitavano a sostenere che il Vangelo Segreto di Marco citato da Clemente era in realtà un testo gnostico posteriore al Vangelo di Marco che tutti conosciamo, imitato da questo e da collocare nella categoria dei Vangeli apocrifi, dove storie più o meno bizzarre su Gesù sono – come sa chi ha appunto seguito le controversie sul Codice da Vinci – più o meno comuni.

C’era anche, per la verità, chi sosteneva che la lettera di Clemente era falsa e che il fatto che il manoscritto fotografato da Morton Smith fosse andato perduto nel monastero di Mar Saba e non si trovasse più per sottoporlo a ulteriori esami era un po’ troppo comodo. Ma queste voci erano messe a tacere: si rischiava di passare da bigotti, che volevano soffocare la voce scomoda di un professore progressista gettando dubbi indegni sulla integrità di un illustre docente. Il libro di Carlson presenta ora il caso sotto una luce completamente diversa. Afferma che le fotografie sono più che sufficienti. Applicando tecniche di investigazione forense non note negli anni 1950 Carlson dimostra persuasivamente – tanto da avere convinto tutti i recensori specializzati in criminologia – che è possibile provare non solo che il testo è stato prodotto nel XX secolo, non nel XVIII, ma anche che l’autore dello scritto è lo stesso Morton Smith. Le prove calligrafiche, estremamente tecniche, sono di per sé sufficienti. Ma – come molti falsari – Smith non ha resistito alla tentazione di lasciare una firma e ha inserito un’allusione a un metodo di produzione del sale assolutamente ignoto nel XVIII secolo – per non parlare dell’epoca di san Clemente – noto come “metodo Morton”, e altri riferimenti alla parola “Smith”. Inoltre la famosa prova costituita dall’“inconfondibile” stile di Clemente tradisce ancora il falsario, perché esagera. Ci sono stilemi e modi di esprimersi unici utilizzati da Clemente, ma nelle sue opere ricorrono una volta ogni due o tre frasi. Qui in un solo breve testo ce ne sono decine.

Dopo lo scandalo letterario del Codice da Vinci, interamente costruito su documenti noti da vent’anni come falsi (come credo di avere dimostrato nel mio Gli Illuminati e il Priorato di Sion, Piemme, Casale Monferrato 2005), siamo di fronte a uno scandalo accademico che interesserà meno il grande pubblico, ma le cui potenzialità sono assai più esplosive. Come hanno scritto recensori del libro di Carlson che insegnano storia del cristianesimo antico, come Bart D. Ehrman, si crede al Vangelo Segreto di Marco perché ci si vuole credere: non solo perché è “politicamente corretto” ritrovare l’omosessualità fra i primi cristiani, ma perché – quand’anche non fosse valido come prova di iniziazioni omosessuali – dovrebbe provare un punto centrale (ma falso) dell’esegesi biblica più ostinatamente “progressista”: l’instabilità della tradizione apostolica e la coesistenza di tradizioni molto differenti ancora nel secondo secolo se non addirittura nel terzo. Da questo punto di vista, un rispettato professore della Columbia University – un tempio del progressismo politico e religioso – come Morton Smith appare, a posteriori, come la semplice versione accademica di un Dan Brown qualunque.

M. Introvigne

Quanto appena detto da Introvigne ci aiuta a renderci conto di chi era questo Morton Smith: un bestemmiatore menzognero! Ho visto proprio ieri il suo libro blasfemo e veramente diabolico: Gesù Mago; questo libro è semplicemente un accumulo di menzogne e bestemmie contro Gesù benedetto. Ma chi si mette contro la Verità che è Cristo , prima o poi mostra mostra di essere un menzognero, è il caso di questo professore, falso maestro , ora deceduto; che sia arrivato a falsificare documenti e affermare tali menzogne è altamente istruttivo per noi ...chissà ora dove sta? E se sta all'inferno quanto terribilmente soffre per avere scandalizzato tanti e probabilmente in modo cosciente , con le sue bestemmie e menzogne.

Cristo regni

D. Tullio

http://apologetica.altervista.org/contro_codice_da_vinci.htm


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vangelo segreto marco

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 3:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
aprile        novembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte