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CULTURA
7 giugno 2010
GESU' IN INDIA E GIAPPONE-INVENZIONI RECENTI
GESU' IN INDIA E GIAPPONE-INVENZIONI RECENTI
 
L'Idea secondo cui Gesù avrebbe soggiornato in India viene lanciata nel 1894 con l'opera dell'ebreo russo Nicholas Notovitch "Il vangelo buddista della vita di Gesù". "Tutte le storie su Gesù in India - osserva Kranenborg - hanno una data successiva al 1894. A partire da quell'epoca ritroviamo questa tradizione ovunque, e la vediamo comparire in messaggi dell'altro mondo: ma prima dei 1894 non si sapeva nulla di questa idea". In altre parole, ogni nuovo movimento magico che presenta una sua versione degli "insegnamenti segreti" comincia con il presentarne come parte integrante tutti gli elementi che sono stati proposti da movimenti magici precedenti.
A livelli naturalmente diversi il tema degli "insegnamenti segreti" si ritrova, peraltro, in tutti questi mondi. Se la cultura esoterica europea del Settecento rifletteva su presunti "sensi nascosti" della Bibbia, perfino la "Maga Krishna", indovina e cartomante delle televisioni private piemontesi, parlava nel 1992 di "veri insegnamenti di Gesù Cristo, nascosti in archivi segreti". Particolarmente nel mondo dei "nuovi movimenti magici" è all'opera, a proposito degli "insegnamenti segreti", il fenomeno che lo studioso olandese Reender Kranenborg ha chiamato "tradizione cumulativa dell'esoterismo" per cui, dal momento in cui una nuova tesi o dottrina viene presentata come parte degli "insegnamenti segreti", tutti i successivi movimenti magici incominciano a parlarne (mentre non si ritrova nei movimenti precedenti).
 

Nel secondo dopoguerra l'idea secondo cui Gesù avrebbe trasmesso agli apostoli una serie di "insegnamenti segreti" (particolarmente in tema di reincarnazione) è stata diffusa da una serie di nuovi movimenti religiosi di origine orientale. Tra i imovimenti di origine indiana la tesi degli "insegnamenti segreti" si ritrova, per esempio, nella Self-Realization Fellowship di Paramahansa Yogananda (1893-1952), fra gli Hare Krishna, fra i cosiddetti "arancioni" (anche se hanno ora abbandonato le vesti di questo colore) di Bhagwan Shree Raineesh (1931-1990) e fra i seguaci di Sathya Sai Baba.
Un'analisi dei testi di questi movimenti ci convince tuttavia rapidamente che non si tratta di spunti tipicamente indiani, ma di importazioni dalla letteratura esoterica occidentale. È vero che il tema della formazione di Gesù in India e degli "insegnamenti segreti" era stato diffuso nel subcontinente indiano dal movimento scismatico islamico Ahmadiyyat, fondato da Mirza Ghulam Ahmad (1835 o 1839-1908); ma è probabile che Ahmad conoscesse e ripetesse le storie su Gesù in India del "vangelo buddista" di Notovitch. Gesù è "uno fra i tanti maestri" nella storia dell'umanità anche per alcune delle vivaci nuove religioni che vengono dal Giappone, fra cui
Sukyo Mahikari, fondata da Kotama Okada (1901-1974). Per quest'ultimo movimento - secondo una rivelazione che ha indotto Mahikari a riconsiderare una tradizione giapponese - Gesù Cristo non si sarebbe formato in India, ma in Giappone; sfuggito alla crocifissione (al suo posto sarebbe stato crocifisso il fratello minore!) e tornato in Giappone sarebbe morto all'età di 118 anni e sarebbe seppellito a Herai. Per Mahikari "non c'è dubbio che la Bibbia sia un libro sacro e valido che contiene alcuni insegnamenti di Gesù Cristo" ma "è altrettanto chiaro che la Bibbia contiene pure molti errori che sono stati introdotti, volontariamente o meno, da altre persone durante i secoli". "Gran parte del messaggio originario di Gesù non è stato trascritto del tutto nella Bibbia" ma "a poco a poco negli ultimi due secoli gli studiosi hanno raccolto frammenti di racconti e opinioni su Gesù che contraddicono i dogmi della Chiesa così come ci sono più noti oggi". Benché le origini di questa leggenda giapponese siano più difficili da determinare con precisione, sembra che essa abbia cominciato a diffondersi dopo le speculazioni di Notovitch e di altri su Gesù in India, e in ogni caso Mahikari è stato influenzato, su vari punti, da movimenti esoterici occidentali.

 
 
Quanto alle "tombe" di Gesù Cristo in Kashmir, a Herai o altrove, non ne è mai stata dimostrata neppure l'origine antica; manca una documentazione archeologica professionale sugli eventuali resti umani che potrebbero contenere e sulla loro antichità; quando pure fosse dimostrato che si tratta di tombe antiche, nulla proverebbe che l'uomo che vi è sepolto è effettivamente Gesù Cristo.
 
 
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CENTRO ANTI-BLASFEMIA
 
GESU' VIAGGIO' IN ORIENTE?
Un grande esperto di religioni orientali R.Kranenborg,ha indagato sui presunti
viaggi di Gesù in oriente,ha scoperto che queste leggende new-age e della
teosofia,sono incominciate a diffondersi solo dopo il libro dell'ebreo-russo
N.Notovitch,il quale pur dichiarando che si era convertio alla religione
cristiana ortodossa,aveva sicuramente aderito alla scuola di Teosofia
della baronessa russa Madam Blavatsky.Prima del 1894 non c'è
traccia di libri che parlano di Gesù in oriente.
Abbiamo una grande testimonianza che toglie ogni dubbio,Mani che
visse in Persia nel III secolo,e conosceva tutto sulle religioni orientali,
anzi perfino ne aveva preso alcuni elementi ed apportati nel suo
cristianesimo eretico.Pur essendo eretico Mani professava che Gesù
era sceso dal cielo,era totalmente di natura divina ed aveva assunto solo
in apparenza la natura umana,era vissuto sempre in palestina ove era
morto e risosto ed asceso al cielo.Mani quindi ci testimonia questo,
ma inoltre vediamo che in oriente arrivò presto la religione cristiana.
In India la chiesa cattolica rivendica di essere stata fondata dall'Apostolo
San Tommaso.Ora se Gesù fosse morto in Kashmir il cristianesimo
non si sarebbe diffuso.N.Notovitch è il demonio che ha seminato
questa zizzania di Gesù che va in India,ma fù subito smascherato
da certi giornalisti che si recarono in Oriente a verificare se N.Notovitch
dicesse la verità,scoprirono  che il suo libro era solo un romanzo
di fantasia,dove aveva commesso degli errori che lo smascheravano,
ne citiamo solo uno per ora,nel suo libro;"La Vita Sconosciuta di Gesu'",
vediamo che Gesù è chiamato SANTO ISSA,questo termine è post-islamico.
Prima del corano,arabi ed orientali chiamavano Gesù con il nome
 Yus,o similmente.
La setta del falso  Messia Ahmad,non subito ma dopo un pò di tempo
incominciò a creare la storia di Gesù che non sarebbe morto in croce
ma a Srinagar in Kashmir.Noi posssediamo degli articoli dove il falso Messiab Ahmad,
sulla tomba di Gesù in principo crede sia in palestina e solo dopo molti anni dice che è
a Srinagar,ne parleremo in seguito.Ora ci sarebbe  un certo Kasmiro Fida Hassnain,il
quale si dichiara musulmano sufi ma in realtà ha legami sia con la setta di Ahmad che
con dei massoni tedeschi e austriaci,questo Fida scrive libri per dimostrare che
sia N.Notovitch,che Ahmad dicono la verità,che Gesù da giovane fù educato in Oriente,
e poi dopo essere guarito dalla crocifissione ha ingannato tutti,e in occulto se ne è andato
in Kashmir dove si è rifatto una nuova vita con moglie e figli,mentre naturalmente
gli apostoli per professare Gesù risorto diventavano martiri.
Ci sono altre cose da chiarire,lo faremo in seguito,ma vogliamo aggiungere
dei particolari su Fida,il quale nel suo libro;"Sulle tracce di Gesù Esseno",
si rende blasfemo,asserendo che Gesù è stato concepito tramite il
tantra-sex tra Maria e qualche esseno.Inoltre per costruire la sua
falsa vita di Gesù,usa un libro della massoneria tedesca inesistente;
"The Crucicixion by an Eye-Witness",dove viene raccontato che Gesù non morì in
croce,ma fù guarito.Parleremo ancora di tutto questo,per ora convincetevi che
Gesù non era esseno e non viaggiò presso popoli considerati impuri dai pii ebrei.
 
 
 
 
 
 
 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 7/6/2010 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
29 maggio 2009
IL NUOVO ROMANZO STORICO DI CAMMILLERI SUI CRISTIANI GIAPPONESI
 
 

il Giornale.it
n. 123 del 2009-05-22 pagina 0

La croce e la Katana. Quando i cristiani del Sol levante andarono alla guerra
di Matteo Sacchi

Nel nuovo romanzo storico di Rino Cammilleri
l'epopea e il martirio dei Samurai
che non vollero abbandonare la religione
giunta da Occidente

Matteo Sacchi
Anno del Signore 1638, anno sedicesimo dello shogunato di Tokugawa Iemitsu. Sul castello di Hara, un vecchio maniero diroccato nel sud del Giappone, sventolano strane bandiere. Sono bianche con disegnata sopra la croce, oppure la Vergine Maria. All'interno delle mura ci sono cinquantamila tra contadini, mercanti, ronin (samurai senza padrone), donne e bambini. All'esterno è schierata un'armata enorme. Più di centomila uomini accorsi sotto il comando dei più potenti daimyo, i signori feudali fedeli al governo dello Shogun. Sono lì per fronteggiare una rivolta che nessuno sino a qualche mese prima avrebbe ritenuto possibile. Nessuno avrebbe mai pensato che i molti contadini e i pochi samurai convertiti al cristianesimo avrebbero osato ribellarsi.
In giappone le guerre private e i conflitti tra clan erano all'ordine del giorno. Ma una rivolta in nome della libertà religiosa e dell'uguaglianza degli uomini davanti a Dio era qualcosa di diverso. Qualcosa che rischiava di turbare gli equilibri dell'intero arcipelago, le radici culturali di una civiltà. Da quando infatti i missionari portoghesi erano giunti, nel 1549, molti giapponesi si erano convertiti al cattolicesimo. Soprattutto a Nagasaki, il più importante porto aperto al commercio con i gaijin (gli stranieri). E la nuova religione, sia per il suo essere un possibile ponte per le potenze straniere, sia per i suoi connotati egalitari e la sua presa tra gli strati bassi della società, era stata subito percepita come un pericolo dal clan dominante: i Tokugawa.
Eppure, nonostante il divieto di professarla emanato nel 1614 e le persecuzioni, i cattolici stavano rialzando la testa. Anzi, si erano organizzati militarmente per resistere allo sterminio. Ecco perché l'assedio che durò mesi, l'assalto ai convertiti che rifiutano di abiurare il loro credo, è stato uno dei momenti più violenti e decisivi della storia del Giappone, anzi dell'Asia intera. Gli spagnoli ebbero paura di intervenire a favore dei cattolici (dalle Filippine) e gli olandesi protestanti appoggiarono con un cannoneggiamento marittimo l'azione del Bakufu (il governo centrale). La vicenda che finì con un immane massacro, è molto nota in Giappone e ben poco in Occidente. Ora Rino Cammilleri la racconta nel romanzo storico Il crocefisso del samurai (Rizzoli, pagg. 274, euro 18,50). La ricostruzione si muove agilmente tra i due fronti dello scontro, dà conto delle ragioni degli uni e degli altri, ridà vita a personaggi storici come lo shogun Iemitsu o Miyamoto Musashi (mitico spadaccino errante). Ne inventa di fantasia come il giovane cristiano Kato e la sua promessa sposa Yumiko (quasi dei Renzo e Lucia con gli occhi a mandorla) che rendono la storia emotivamente avvincente.
Ovviamente il suo sguardo indugia soprattutto sul campo dei ribelli, destinati alla sconfitta ma determinati sino all'ultimo a combattere per Iesu Kirisuto (Gesù Cristo), per quella religione nuova che dava speranza ai contadini e agli umili. Narrando la loro sconfitta, tra combattimenti, duelli a colpi di katana e atti di eroismo, non manca mai di coglierne il lato tragico (la persecuzione secolare verso i cristiani durò sino al 1889). Ma anche il senso di speranza che i «cristiani segreti» non abbandonarono mai, sino al ritorno degli europei.


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