.
Annunci online

Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
11 aprile 2009
LA PASSIONE MORTE E RISURREZIONE DI GESU' IN SAN LUCA
 
STUDIO BIBLICO
 
LA PASSIONE MORTE E RISURREZIONE DI GESU' IN SAN LUCA
 
Vangelo secondo San Luca: 22,1-24,53
 
22        

1Si avvicinava intanto la festa dei Pani non lievitati, detta anche la festa di Pasqua. 2Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge stavano cercando il modo di eliminare Gesù. Però avevano paura del popolo.
3Ma Satana entrò in Giuda, quello che era chiamato anche Iscariota, e apparteneva al gruppo dei dodici discepoli. 4Giuda andò dai capi dei sacerdoti e dalle guardie del Tempio, e con loro si mise d'accordo sul modo di aiutarli ad arrestare Gesù. 5Quindi furono molto contenti e furono d'accordo di dargli del denaro. 6
Giuda accettò e si mise a cercare un'occasione per fare arrestare Gesù, lontano dalla folla.

 
 
 


      Gesù fa preparare la cena pasquale
      (vedi Matteo 26, 17-19; Marco 14, 12-16)
7Venne poi il giorno della festa dei Pani non lievitati, nel quale si doveva uccidere l'agnello pasquale. 8Gesù mandò avanti Pietro e Giovanni con questo incarico:
- Andate a preparare per noi la cena di Pasqua.
9
Essi risposero:
- Dove vuoi che la prepariamo?
10
Gesù disse:
- Quando entrerete in città incontrerete un uomo che porta una brocca d'acqua. Seguitelo fino alla casa dove entrerà.
11Poi direte al padrone di quella casa: Il Maestro desidera fare la cena pasquale con i suoi discepoli e ti chiede la sala. 12
Egli vi mostrerà al piano superiore una sala grande con i tappeti. In quella sala preparate la cena.
13
Pietro e Giovanni andarono, trovarono come aveva detto Gesù e prepararono la cena pasquale.

      La Cena del Signore
      (vedi Matteo 26,20.26-29; Marco 14,17.22-25; 1 Corinzi 11,23-25)
14Quando venne l'ora per la cena pasquale, Gesù si mise a tavola con i suoi apostoli. 15Poi disse loro: "Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi prima di soffrire. 16Vi assicuro che non celebrerò più la Pasqua, fino a quando non si realizzerà nel regno di Dio". 17Poi Gesù prese un calice, ringraziò Dio e disse: "Prendete questo calice e fatelo passare tra di voi. 18Vi assicuro che da questo momento non berrò più vino fino a quando non verrà il regno di Dio". 19Poi prese il pane, fece la preghiera di ringraziamento, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: "Questo è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria di me". 20Allo stesso modo, alla fine della cena, offrì loro il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue, offerto per voi".
21"Ma ecco: il mio traditore è qui a tavola con me. 22Il Figlio dell'uomo va incontro alla morte, come è stato stabilito per lui; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale egli è tradito". 23
Allora i discepoli di Gesù cominciarono a domandarsi gli uni con gli altri chi di loro stava per fare una cosa simile.

      Chi è il più importante
      (vedi Matteo 19,28; 20,20-28; Marco 10,35-45)
24Tra i discepoli sorse una discussione per stabilire chi tra essi doveva essere considerato il più importante. 25Ma Gesù disse loro:
- I re comandano sui loro popoli e quelli che hanno il potere si fanno chiamare benefattori del popolo.
26Voi però non dovete agire così! Anzi, chi tra voi è il più importate diventi come il più piccolo; chi comanda diventi come quello che serve. 27Secondo voi, chi è più importante: chi siede a tavola oppure chi sta a servire? Quello che siede a tavola, non vi pare? Eppure io sto in mezzo a voi come un servo. 28Voi siete quelli rimasti sempre con me, anche nelle mie prove. 29Ora, io vi faccio eredi di quel regno che Dio, mio Padre, ha dato a me. 30
Quando comincerò a regnare, voi mangerete e berrete con me, alla mia tavola. E sederete su dodici troni per giudicare le dodici tribù del popolo d'Israele.

      Gesù annunzia che Pietro lo rinnegherà
      (vedi Matteo 26, 31-35; Marco 14, 27-31; Giovanni 13, 36-38)
31 - Simone, Simone, ascolta! Satana ha preteso di passarvi al vaglio, come si fa con il grano per pulirlo. 32Ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, quando sarai tornato a me, da' forza ai tuoi fratelli.
33
Allora Pietro gli disse:
- Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e persino alla morte.
34
Ma Gesù rispose:
- Pietro, ascolta quel che ti dico: oggi, prima che il gallo canti, avrai dichiarato tre volte che non mi conosci.

      La borsa, il sacco e la spada
35Poi Gesù disse ai suoi discepoli:
- Quando vi mandai senza soldi, senza bagagli e senza sandali, vi è mancato qualcosa?
Essi risposero:
- Niente!
36
Allora Gesù disse:
- Ora però è diverso: chi ha dei soldi li prenda; così anche chi ha una borsa. E chi non ha una spada venda il suo mantello e se ne procuri una.
37
Vi dico infatti che deve avverarsi per me quel che dice la Bibbia:
È stato messo tra i malfattori.
Ecco, quel che mi riguarda sta ormai per compiersi.
38
Allora i discepoli dissero a Gesù:
- Signore, ecco qui due spade!
Ma Gesù rispose:
- Basta!

 



      Gesù va verso il monte degli Ulivi a pregare
      (vedi Matteo 26,30.36-46; Marco 14,26.32-42)
39Come faceva di solito, Gesù uscì e andò verso il monte degli Ulivi, e i suoi discepoli lo seguirono. 40Quando giunse sul posto disse loro: "Pregate per resistere nel momento della prova".
41Poi si allontanò da loro alcuni passi, si mise in ginocchio 42e pregò così: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice di dolore. Però non sia fatta la mia volontà, ma la tua". 43Allora dal cielo venne un angelo a Gesù per confortarlo; 44
e in quel momento di grande tensione pregava più intensamente. Il suo sudore cadeva a terra come gocce di sangue.
45Quindi, dopo aver pregato, Gesù si alzò e andò verso i suoi discepoli. Li trovò addormentati, sfiniti per la tristezza 46
e disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate per resistere nel momento della prova".

      Gesù è arrestato
      (vedi Matteo 26,47-56; Marco 14,43-50; Giovanni 18,3-12)
47Mentre Gesù ancora parlava con i discepoli, arrivò molta gente. Giuda, uno dei Dodici, faceva loro da guida. Si avvicinò a Gesù per baciarlo. 48Allora Gesù disse:
- Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?
49
Quelli che erano con Gesù, appena si accorsero di ciò che stava per accadere, dissero:
- Signore, usiamo la spada?
50
E in quel momento uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro.
51
Ma Gesù intervenne e disse:
- Lasciate, basta così!
Toccò l'orecchio di quel servo e lo guarì.
52Poi Gesù si rivolse ai capi dei sacerdoti, ai capi delle guardie del Tempio e alle altre autorità del popolo che erano venuti contro di lui e disse: "Siete venuti con spade e bastoni, come per arrestare un delinquente. 53
Eppure io stavo ogni giorno con voi, nel Tempio, e non mi avete mai arrestato. Ma questa è l'ora vostra: ora si scatena il potere delle tenebre".

      Pietro nega di conoscere Gesù
      (vedi Matteo 26,57-58; Marco 14,53-54.66-72; Giovanni 18,13-18.25-27)
54Le guardie del Tempio arrestarono Gesù e lo portarono nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. 55Alcuni accesero un fuoco in mezzo al cortile e si sedettero. Pietro si mise insieme a loro.
56
Una serva lo vide là, seduto presso il fuoco, lo guardò bene e poi disse:
- Anche quest'uomo era con Gesù!
57
Ma Pietro negò e disse:
- Donna, non so chi è!
58
Poco dopo, un altro vedendo Pietro disse:
- Anche tu sei uno di quelli.
Ma Pietro dichiarò:
- Uomo, non sono io!
59
Dopo circa un'ora, un altro affermò con insistenza:
- Sono sicuro: anche quest'uomo era con Gesù: infatti viene dalla Galilea.
60
Ma Pietro protestò:
- Io non so quel che tu dici.
In quel momento, mentre Pietro ancora parlava, un gallo cantò.
61
Il Signore si voltò verso Pietro e lo guardò. Pietro allora si ricordò di quel che il Signore gli aveva detto: "Oggi, prima che il gallo canti, avrai dichiarato tre volte che non mi conosci".
62
Poi uscì fuori e pianse amaramente.

 
 
 



      Gesù viene insultato e picchiato
      (vedi Matteo 26, 67-68; Marco 14, 65)
63Intanto gli uomini che facevano la guardia a Gesù lo deridevano e lo maltrattavano. 64Gli bendarono gli occhi e gli domandavano: "Indovina! Chi ti ha picchiato?". 65E lanciavano contro di lui molti altri insulti.

      Gesù davanti al tribunale ebraico
      (vedi Matteo 26, 59-66; Marco 14, 55-64; Giovanni 18, 19-24)
66Appena fu giorno, si riunirono le autorità del popolo, i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge. Fecero condurre Gesù davanti al loro tribunale 67e gli dissero:
- Se tu sei il Messia, dillo apertamente a noi.
Ma Gesù rispose:
- Anche se lo dico voi non mi credete.
68Se invece vi faccio domande voi non mi rispondete. 69
Ma d'ora in avanti il Figlio dell'uomo starà accanto a Dio Onnipotente.
70
Tutti allora domandarono:
- Dunque, tu sei proprio il Figlio di Dio?
Gesù rispose loro:
- Voi stessi lo dite! Io lo sono!
71I capi allora conclusero: "Ormai non abbiamo più bisogno di prove! Noi stessi lo abbiamo udito direttamente dalla sua bocca".

23        

1Tutta quell'assemblea si alzò e condussero Gesù da Pilato. 2Là, cominciarono ad accusarlo: "Quest'uomo noi lo abbiamo trovato mentre metteva in agitazione la nostra gente: non vuole che si paghino le tasse all'imperatore romano e pretende di essere il Messia-re promesso da Dio".
3
Allora Pilato lo interrogò:
- Sei tu il re dei Giudei?
Gesù gli rispose:
- Tu lo dici!
4
Pilato quindi si rivolse ai capi dei sacerdoti e alla folla e disse:
- Io non trovo alcun motivo per condannare quest'uomo.
5
Ma quelli insistevano dicendo: "Egli crea disordine tra il popolo. Ha cominciato a diffondere le sue idee in Galilea; ora è arrivato fin qui e va predicando per tutta la Giudea".

      Gesù davanti a Erode
      (vedi Matteo 27,27-31; Marco 15,16-20; Giovanni 19,2-3)
6Quando Pilato udì questa accusa domandò se quell'uomo era galileo. 7Venne così a sapere che Gesù apparteneva al territorio governato da Erode. In quei giorni anche Erode si trovava a Gerusalemme: perciò Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui.
8Da molto tempo Erode desiderava vedere Gesù. Di lui aveva sentito dire molte cose e sperava di vederlo fare qualche miracolo. Perciò, quando vide Gesù davanti a sé, Erode fu molto contento. 9Lo interrogò con insistenza, ma Gesù non gli rispose nulla. 10Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge che erano presenti lo accusavano con rabbia. 11Anche Erode, insieme con i suoi soldati, insultò Gesù. Per scherzo gli mise addosso una veste splendida e lo rimandò da Pilato. 12
Erode e Pilato erano sempre stati nemici tra di loro: quel giorno invece diventarono amici.

      Gesù condannato a morte
      (vedi Matteo 27, 15-26; Marco 15, 6-15; Giovanni 18, 38-19, 16)
13Pilato riunì i capi dei sacerdoti, altre autorità e il popolo, 14e disse loro:
- Voi mi avete portato qui quest'uomo come uno che mette disordine fra il popolo. Ebbene, ho esaminato il suo caso pubblicamente davanti a voi. Voi lo accusate di molte colpe, ma io non lo trovo colpevole di nulla.
15Anche Erode è dello stesso parere: tant'è vero che lo ha rimandato da noi senza condannarlo. Dunque, quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte. 16Perciò lo farò flagellare e poi lo lascerò libero. ( 17
)
18
Ma tutti insieme si misero a gridare:
- A morte quest'uomo! Vogliamo libero Barabba!
19
Barabba era stato messo in prigione perché aveva preso parte a una sommossa del popolo in città e aveva ucciso un uomo.
20Pilato parlò di nuovo ai presenti perché voleva liberare Gesù. 21
Ma essi gridavano ancora più forte:
- In croce! In croce!
22
Per la terza volta Pilato dichiarò:
- Ma che male ha fatto quest'uomo? Io non ho trovato in lui nessuna colpa che meriti la morte. Perciò lo farò frustare e poi lo lascerò libero.
23
Essi però insistevano a gran voce nel chiedere che Gesù venisse crocifisso. Le loro grida diventarono sempre più forti.
24Alla fine Pilato decise di lasciar fare come volevano. 25
Avevano chiesto la liberazione di Barabba, quello che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e Pilato lo liberò. Invece consegnò loro Gesù perché ne facessero quello che volevano.



      Gesù sulla via del Calvario
      (vedi Matteo 27, 31-32; Marco 15, 20-21; Giovanni 19, 16-17)
26Presero Gesù e lo portarono via. Lungo la strada, fermarono un certo Simone, originario di Cirène, che tornava dai campi. Gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù.
27
Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e manifestavano il loro dolore per lui.
28Gesù si voltò verso di loro e disse: "Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. 29
Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le donne che non possono avere bambini, quelle che non hanno mai avuto figli e quelle che non ne hanno mai allattato.
30
"Allora la gente comincerà a dire ai monti:
"Franate su di noi"
e alle colline: "Nascondeteci".
31
Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?".

      Gesù è inchiodato a una croce
      (vedi Matteo 27, 33-44; Marco 15, 22-32; Giovanni 19, 18-27)
32Insieme con Gesù venivano condotti a morte anche due malfattori.
33
Quando furono arrivati sul posto detto "luogo del Cranio", prima crocifissero Gesù e poi i due malfattori: uno alla sua destra e l'altro alla sua sinistra.
34
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno". I soldati intanto si divisero le vesti di Gesù, tirandole a sorte.
35La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù e gli dicevano: "Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il Messia scelto da Dio". 36Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano da bere aceto 37
e gli dicevano: "Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!".
38
Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: "Quest'uomo è il re dei Giudei".

      La preghiera di un malfattore
39I due malfattori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo, diceva:
- Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi.
40
L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse:
- Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio?
41
Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male.
42
Poi aggiunse:
- Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno.
43
Gesù gli rispose:
- Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso.

 
 



      Gesù muore
      (vedi Matteo 27, 45-56; Marco 15, 33-41; Giovanni 19, 28-30)
44Verso mezzogiorno si fece buio per tutta la regione fino alle tre del pomeriggio. 45Il sole si oscurò e il grande velo appeso nel Tempio si squarciò a metà. 46Allora Gesù gridò a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido la mia vita". Dopo queste parole morì.
47L'ufficiale romano, vedendo quel che accadeva, rese gloria a Dio dicendo: "Egli era veramente un uomo giusto!". 48Anche quelli che erano venuti per vedere lo spettacolo, davanti a questi fatti se ne tornavano a casa battendosi il petto. 49
Invece gli amici di Gesù e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea se ne stavano ad una certa distanza e osservavano tutto quel che accadeva.

      Il corpo di Gesù è messo nella tomba
      (vedi Matteo 27,57-61; Marco 15,42-16,1; Giovanni 19,38-42)
50- 51Vi era un certo Giuseppe originario di Arimatèa. Faceva parte anche del tribunale ebraico, ma non aveva approvato quel che gli altri consiglieri avevano deciso e fatto contro Gesù. Era uomo buono e giusto, e aspettava con fiducia il regno di Dio. 52Giuseppe dunque andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce e lo avvolse in un lenzuolo. 53Infine lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era stato ancora deposto.
54Era la vigilia del giorno di festa, già stava per cominciare il sabato. 55Le donne, che erano venute con Gesù fin dalla Galilea, avevano seguito Giuseppe. Videro la tomba e osservarono come veniva deposto il corpo di Gesù. 56
Poi se ne tornarono a casa per preparare aromi e unguenti. Il giorno festivo lo trascorsero nel riposo, come prescrive la legge ebraica.

24        

1Il primo giorno della settimana, di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. 2Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. 3Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
4Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. 5Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6EgIi non si trova qui ma è risuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. 7
Allora vi diceva: "È necessario che il Figlio dell'uomo sia consegnato nelle mani di persone malvagie e queste lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno risusciterà"".
8Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. 9Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici discepoli e a tutti gli altri quello che avevano visto e udito. 10
Erano Maria, nativa di Màgdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose.
11
Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
12
Pietro però si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.

 



      Gesù risorto appare ai discepoli di Emmaus
      (vedi Marco 16, 12-13)
13Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri da Gerusalemme. 14Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni.
15Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. 16
Essi però non lo riconobbero, perché i loro occhi erano come accecati.
17
Gesù domandò loro:
- Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?
Essi allora si fermarono, tristi.
18
Uno di loro, un certo Clèopa, disse a Gesù:
- Sei tu l'unico a Gerusalemme a non sapere quel che è successo in questi ultimi giorni?
19
Gesù domandò:
- Che cosa?
Quelli risposero:
- Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel che faceva sia per quel che diceva.
20Ma i capi dei sacerdoti e il popolo l'hanno condannato a morte e l'hanno fatto crocifiggere. 21Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d'Israele! Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. 22Una cosa però ci ha sconvolto: alcune donne del nostro gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù 23ma non hanno trovato il suo corpo. Allora sono tornate indietro e ci hanno detto di aver avuto una visione: alcuni angeli le hanno assicurate che Gesù è vivo. 24
Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come avevano detto le donne, ma lui, Gesù, non l'hanno visto.
25
Allora Gesù disse:
- Voi capite poco davvero; come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto!
26
Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?
27
Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti.
28Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di continuare il viaggio. 29Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: "Resta con noi perché il sole ormai tramonta". Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. 30
Poi si mise a tavola con loro, prese il pane e pronunziò la preghiera di benedizione; lo spezzò e cominciò a distribuirlo.
31In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui spari dalla loro vista. 32
Si dissero l'un l'altro: "Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?".
33
Quindi si alzarono e ritornarono subito a Gerusalemme. Là, trovarono gli undici discepoli riuniti con i loro compagni.
34Questi dicevano: "Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone". 35
A loro volta i due discepoli raccontarono quel che era loro accaduto lungo il cammino, e dicevano che lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane.

      Gesù appare ai discepoli
      (vedi Matteo 28, 16-20; Marco 16, 14-18; Giovanni 20, 19-23; Atti 1, 6-8)
36Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: "La pace sia con voi!".
37Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. 38Ma Gesù disse loro: "Perché avete tanti dubbi dentro di voi? 39
Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho".
40Gesù diceva queste cose ai suoi discepoli, e intanto mostrava loro le mani e i piedi. 41
Essi però, pieni di stupore e di gioia, non riuscivano a crederci: era troppo grande la loro gioia!
Allora Gesù disse: "Avete qualcosa da mangiare?".
42Essi gli diedero un po' di pesce arrostito. 43
Gesù lo prese e lo mangiò davanti a tutti.
44
Poi disse loro: "Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salmi!".
45Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. 46Poi aggiunse: "Così sta scritto: il Messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva risuscitare dai morti. 47- 48Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l'invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. 49
Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza".

 
 



      Gesù sale verso il cielo
      (vedi Marco 16, 19-20; Atti 1, 9-11)
50Poi Gesù condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betània. Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. 51Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. 52I suoi discepoli lo adorarono.
Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia.
53E stavano sempre nel Tempio lodando e ringraziando Dio.

 

http://www.bibbiaedu.it/pls/bibbiaol/GestBibbia_int2.Ricerca?Libro=Luca&Capitolo=1

http://groups.google.com/group/studio-biblico?hl=it

 

 
Note Capitolo 24.

 

 




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. morte passione san luca gesu'

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 11/4/2009 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 dicembre 2008
GESU' GIUDICE SUPREMO NEL VANGELO DI SAN MATTEO
 
STUDIO BIBLICO
Analisi di Giuliano Lattes e Martino Gerber
 
GESU' GIUDICE SUPREMO NEL VANGELO DI SAN MATTEO
 
 
GESU' PUNIRA' I PECCATORI
 
V.Matteo: 13, 40-43
10,40"Come l'erba cattiva è raccolta e bruciata nel fuoco, così si farà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli,
ed essi porteranno via dal suo regno tutti quelli che sono di ostacolo agli altri e quelli che fanno il male.
 42Li getteranno nel grande forno di fuoco. Là piangeranno come disperati. 43Invece, quelli che fanno la volontà di Dio,
quel giorno saranno splendenti come il sole nel regno di Dio Padre. Chi ha orecchi, cerchi di capire".
 
V.Matteo: 16, 27
16,27"Il Figlio dell'uomo ritornerà glorioso come Dio suo Padre, insieme con i suoi angeli.
 Allora egli darà a ciascuno la ricompensa in base a quel che ciascuno avrà fatto.
 
 
GESU' AVVERTE I FALSI CRISTIANI
 
V.Matteo: 7, 21-23
7,21"Non tutti quelli che dicono: "Signore, Signore!" entreranno nel regno di Dio.
Vi entreranno soltanto quelli che fanno la volontà del Padre mio che è in cielo.
22Quando verrà il giorno del giudizio, molti mi diranno: "Signore, Signore!
Tu sai che noi abbiamo parlato a tuo nome, e invocando il tuo nome abbiamo
scacciato demòni e abbiamo fatto molti miracoli".
23"Ma allora io dirò: Non vi ho mai conosciuti. Andate via da me, gente malvagia!".

 
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
 
V.Matteo: 24,30-31

24,30"Allora si vedrà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo; allora tutti i popoli della terra piangeranno,
e gli uomini vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e splendore.
31"Al suono della grande tromba egli manderà i suoi angeli in ogni direzione. Da un confine all'altro
del cielo essi raduneranno tutti gli uomini che si è scelti.

V.Matteo: 25, 31-33
25,31"Quando il Figlio dell'uomo verrà nel suo splendore, insieme con gli angeli,
si siederà sul suo trono glorioso. 32Tutti i popoli della terra saranno riuniti di fronte a lui
ed egli li separerà in due gruppi, come fa il pastore quando separa le pecore dalle capre:
 33metterà i giusti da una parte e i malvagi dall'altra.

Citazioni Bibbia Tilc
 
 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gesu' giudice supremo san matteo

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 23/12/2008 alle 4:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
15 novembre 2008
CORRADO AUGIASUN ALTRO LIBRO CONTRO GESU' MA INTOVIGNE LO SMASCHERA
 

Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti  

“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”

È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.

Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.

Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo. 
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!


Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.

La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.  

Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.


Le prime pagine

                                                                       Premessa

                                                      CHE COSA GESÙ NON HA DETTO


Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.

In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

© 2008, Mondadori

Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008 
ISBN 978-88-04-58303-5


Gli autori


Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico. 
Le opere di Corrado Augias su Wuz

Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz


25 settembre 2008
 
 
Di Grazia Casagrande
 
 

Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti

di Massimo Introvigne

imgLa fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.

Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.

Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.

Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.

Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.

Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.

A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm

 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. corrado augias gesu' massimo introvigne

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 novembre 2008
GESU' NON ERA ESSENO E NON SI RECO' IN ORIENTE
 
 
DAL CENTRO ANTI-BLASFEMIA
 
 
 
GESU' ERA ESSENO?
Gesù sapienza divina incarnata non aveva bisogno di maestri terreni,eretici esseni
o pagani idolatri impuri indù.E' blasfemo solo pensare queste diavolerie.
Noi abbiamo avuto come maestro dei testi di Qumram il grande e ora defunto
Dott.Luigi Moraldi,egli ci ha insegnato che tra Gesù e gli esseni c'è un abisso.
Dal Nuovo Testamento sappiamo,che i farisei volevano uccidere Gesù,perché
non rispettava il Sabato,compiendo guarigoni,per questioni di lavanda delle mani.
Ora chi legge i testi di Qumram che si presume siano appertenuti agli esseni,
scoprirà che sul Sabato e la lavanda delle mani e altri battesimi erano molto
pù rigorosi dei farisei,figuriamoci come odiavano Gesù quando lo sentivano predicare.
Moraldi ci ha spiegato che gli esseni erano paganeggianti pre-gnostici,conoscevano
le cure con le erbe e le pietre,preparavano ammuleti magici,erano astrologi e compilavano
oroscopi,avevano legami con la setta dei terapeuti d'Egitto,i quali pur essendo considerati
ebrei,erano piuttosto pagani collegati con le scuole esoteriche d'Alessandria,magisti,
quindi considerati impuri dai farisei.Gli esseni aspettavano un Messia sacerdote-guerriero
che li avrebbe aiutati a liberare la loro terra dai romani,infatti gli esseni erano una sorta
di monaci-soldati.Quindi Gesù con gli esseni non ha alcun legame,tranne gli elementi
che sono comuni a tutte le correnti ebraiche d'allora.Dal Nuovo Tetamento sappiamo
che Gesù non è stato in nessuna scuola di rabbini,e tanto meno di enciclopedici
maghi eretici esseni, ma la sua dottrina veniva direttamente dal Padre suo celeste;
V.Giov.7,15-18.----Gesù già a dodici anni faceva quello che il Padre suo celeste
gli ordinava;V.Luca,2,49.
Si potrebbe continuare ancora per svelare l'infinita e divina sapienza di Gesù,
per ora basta così,ne riparleremo.
 
GESU' VIAGGIO' IN ORIENTE?
Un grande esperto di religioni orientali R.Kranenborg,ha indagato sui presunti
viaggi di Gesù in oriente,ha scoperto che queste leggende new-age e della
teosofia,sono incominciate a diffondersi solo dopo il libro dell'ebreo-russo
N.Notovitch,il quale pur dichiarando che si era convertio alla religione
cristiana ortodossa,aveva sicuramente aderito alla scuola di Teosofia
della baronessa russa Madam Blavansky.Prima del 1894 non c'è
traccia di libri che parlano di Gesù in oriente.
Abbiamo una grande testimonianza che toglie ogni dubbio,Mani che
visse in Persia nel III secolo,e conosceva tutto sulle religioni orientali,
anzi perfino ne aveva preso alcuni elementi ed apportati nel suo
cristianesimo eretico.Pur essendo eretico Mani professava che Gesù
era sceso dal cielo,era totalmente di natura divina ed aveva assunto solo
in apparenza la natura umana,era vissuto sempre in palestina ove era
morto e risosto ed asceso al cielo.Mani quindi ci testimonia questo,
ma inoltre vediamo che in oriente arrivò presto la religione cristiana.
In India la chiesa cattolica rivendica di essere stata fondata dall'Apostolo
San Tommaso.Ora se Gesù fosse morto in Kashmir il cristianesimo
non si sarebbe diffuso.N.Notovitch è il demonio che ha seminato
questa zizzania di Gesù che va in India,ma fù subito smascherato
da certi giornalisti che si recarono in Oriente a verificare se N.Notovitch
dicesse la verità,scoprirono  che il suo libro era solo un romanzo
di fantasia,dove aveva commesso degli errori che lo smascheravano,
ne citiamo solo uno per ora,nel suo libro;"La Vita Sconosciuta di Gesu'",
vediamo che Gesù è chiamato SANTO ISSA,questo termine è post-islamico.
Prima del corano,arabi ed orientali chiamavano Gesù con il nome
 Yus,o similmente.
La setta del falso  Messia Ahmad,non subito ma dopo un pò di tempo
incominciò a creare la storia di Gesù che non sarebbe morto in croce
ma a Srinagar in Kashmir.Noi posssediamo degli articoli dove il falso Messiab Ahmad,
sulla tomba di Gesù in principo crede sia in palestina e solo dopo molti anni dice che è
a Srinagar,ne parleremo in seguito.Ora ci sarebbe  un certo Kasmiro Fida Hassnain,il
quale si dichiara musulmano sufi ma in realtà ha legami sia con la setta di Ahmad che
con dei massoni tedeschi e austriaci,questo Fida scrive libri per dimostrare che
sia N.Notovitch,che Ahmad dicono la verità,che Gesù da giovane fù educato in Oriente,
e poi dopo essere guarito dalla crocifissione ha ingannato tutti,e in occulto se ne è andato
in Kashmir dove si è rifatto una nuova vita con moglie e figli,mentre naturalmente
gli apostoli per professare Gesù risorto diventavano martiri.
Ci sono altre cose da chiarire,lo faremo in seguito,ma vogliamo aggiungere
dei particolari su Fida,il quale nel suo libro;"Sulle tracce di Gesù Esseno",
si rende blasfemo,asserendo che Gesù è stato concepito tramite il
tantra-sex tra Maria e qualche esseno.Inoltre per costruire la sua
falsa vita di Gesù,usa un libro della massoneria tedesca inesistente;
"The Crucicixion by an Eye-Witness",dove viene raccontato che Gesù non morì in
croce,ma fù guarito.Parleremo ancora di tutto questo,per ora convincetevi che
Gesù non era esseno e non viaggiò presso popoli considerati impuri dai pii ebrei.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gesu' esseno oriente

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 novembre 2008
GESU' NON VOLEVA E NE POTEVA SPOSARSI
 

 

GESU' NON VOLEVA E NE POTEVA SPOSARSI

 

GESU' VUOLE DA TUTTI ESSERE AMATO COME IL PANE CELESTE E L'AGNELLO DI DIO,SI PUO' AMARE QUESTO SESSUALMENTE?

NO,INFATTI FARE QUESTO E' SATANICA BESTEMMIA.ORA GESU' CHE CONOSCEVA TUTTI I SEGRETI DI OGN'UNO NON AVREBBE PERMESSO CHE LE DONNE LO AMASSERO SESSUALMENTE NEMMENO IN OCCULTO E IN BUONA FEDE,SE LO AVESSE PERMESSO SAREBBE UN FALSO MESSIA.

MA GESU' CHE DICE A S.PIETRO;"LUNGI DA ME SATANA",PERCHE' NON VOLEVA CHE GESU' MORISSE,TANTO PIU' GESU' MANDEREBBE VIA DA LUI UNA SEDUTTRICE.

LE PIE DONNE CHE ERANO CON GESU' SAPEVANO CHI ERA,ESEMPIO; S.MARTA-V.GIOVANNI-11,27.

POI GESU' INSGNAVA PURE ALLE DONNE ESTRANEE CHI ERA,COME LA SAMARITANA;V.GIOVANNI-4,7-26-FIGURIAMOCI COME CONOSCEVANO GESU'LE PIE DONNE,INFATTI ECCO UN ESEMPIO;V.LUCA-24,5-8.

MA POI GESU' INSEGNAVA LA SUA VERA NATURA IN PUBBLICO;V.GIOVANNI-6,26-59.---V.MATTEO-7,21-23-----12,25-30

V.LUCA-13,22---30. QUINDI GESU' A TUTTI FACEVA CAPIRE CHI ERA;APOSTOLI,DISCEPOLI,PIE DONNE E FOLLA DI UOMINI,DONNE E BAMBINI.

GESU' E' PANE DIVINO,E NON HA LEGAMI ALCUNO CON LA SESSULITA'

Gesù è sceso dal cielo,ha detto di essere pane sceso dal cielo.Gesù era il verbo che si fece carne,era perfettisimo,era l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.Gesù chiedeva a chi lo voleva seguire,di amarlo più di tutto,lasciare casa,famiglia averi,e possibilmente restare vergini,farsi eunuchi per il regno.Gesù,vuole che venga presto il regno dei cieli,li i risorti saranno come gli angeli,non potranno sposarsi,perché saranno figli della resurrezione, non potranno più morire,saranno figli di Dio.Gesù è già Figlio di Dio, veramente è Dio,chi vede Lui vede il Padre.Gesù,è nato tramite lo Spirito Santo,senza rapporti impuri.Gesù essendo Dio,trasfigurò e divenne tutto luccicante davanti agli apostoli,non poteva fare sesso,sposarsi,la S.Eucaristia,non può fare sesso,ne la S.Trinità, ne Dio,quello giudaico-cristiano,certo i dei pagani vanno con animali e praticano l'incesto.Gesù,consiglia a chi può di restare vergine, cosa che lui avrebbe fatto anche se fosse stato solo un S.profeta,un uomo,come gli esseni. Gesù,ha vinto Satana,e il mondo,perfino dava questo potere agli apostoli,di esorcizzare in suo nome,Gesù vedeva Satana scendere dal cielo,cercare gli apostoli e vagliarli come il grano,Gesù disse che Satana,il principe di questo mondo non poteva fare nulla contro di Lui. Gesù,chiamò Pietro Satana,solo perché,non accettava che Lui morisse,figuriamoci come manda via qualsiasi diavolo tentatore,per cose più gravi.Gesù,guidato dallo Spirito Santo,andò nel deserto, per farsi tentare dal demonio,ma sono tentazini esterne,due solo provocazioni,quella del pane,e del pineacolo,la terza,qui Satana gli chiede di essere adorato,è chiaro che Gesù,stesso non si può fare questa tentazione.Per Gesù,le tentazioni interne a peccare sono peccati,come il solo guardare un donna,per desiderarla è adulterio. Gesù,in vista,delle tentazioni interiori,ci chiede,se il tuo occhio ti fa inciampare cavatelo,è meglio entrare nel Regno senza un occhio, che finire all'inferno. Gesù,è venuto ad insegnarci la verità,Lui è Via Verità Vita. Ora chi crede in questo Gesù dei Vangeli,si salva,può guarire,può diventare Santo come S.Antonio. Chi crede nei falsi Gesù,inventati da atei,massoni come Dan Brown,è destinato al fuoco eterno,e sulla terra si trova nelle tenebre e nel caos e schiavo di Satana.

GESU' NON SI SPOSO' NE' POTEVA E NE' VOLEVA FARLO

Gesù ha una sposa, la chiesa,la Gerusalemme celeste;2CORINTI-11,2 EFESINI-5,32 RIVELAZIONE-21,1-2.
-------------------------------------------------------------------------------------
Gesù,non è un uomo comune,ma è il Figlio eterno di Dio,è Dio stesso,tanto che afferma chi vede me vede il Padre,V.GIOVANNI-14,8-14.
Gesù stesso ha insegnato;V.LUCA-20,34-"I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;ma quelli che sono giudicati degni del mondo futuro e della risurrezione dai morti,non prendono né moglie né marito.Essi non possono più morire,perché sono uguali agli angeli,e sono figli di Dio fatti degni della risurrezione.".Ecco da questa verità,i S.Padri della chiesa hanno stabilito che veramente Gesù non avrebbe potuto sposarsi con una donna,poiché gli Angeli e i figli di Dio eterni non possono sposarsi,vediamo infatti che Gesù,è Figlio di Dio, è il Verbo che si è fatto carne,nato da donna per opera dello Spirito Santo,Gesù è l'immagine del Padre,è Lui stesso Dio,quindi essendo eterno Figlio di Dio sceso dal cielo,dalla natura divina,non può essere asssociato alla sessualità,e prendere moglie.
Poi i S.Padri aggiungevano questo,come il Pane celeste,la .Eucaristia può avere rapporti sessuali,è blasfemo solo ipotizzarlo.
Aggiungevano anche che l'Agnello di Dio deve essere tutto puro è immacolato senza macchia,non solo non può sposarsi ma non deve avere nessun legame con i desideri carnali e la sessualità. I S.Padri facevano notare questo,Gesù ha avuto una nascità miracolosa,ed è risorto dai morti, ma ha dimostrato veramente essere un essere divino specialmente con la sua trasfigurazione,diventando tutto candido,luminoso e
sfolgorante;V.MATTEO-17,1-9.Ora un essere così celestiale e divino non può sposarsi,avere figli,e nemmeno avere desideri carnali,poiché è un essere celeste come gli Angeli,anzi vediamo che gli Angeli lo servono;V.MATTEO-4,11,
V.GIOVANNI-1,51.
Quindi tutte queste ipotesi che Gesù poteva sposarsi e non lo fece per la missione,che se voleva poteva sposarsi,che non si
sposò per imitare gli esseni,che addirittura era sposato,che perfino era omosessuale ed aveva un 'amante,tutte queste ipotesi
sono bestemmie difronte a Gesù Dio eterno incarnato.

GESU' E' DIO PURISSIMO E SANTISSIMO-IL VERBO SI FECE CARNE

Quando venne il momento di mandare suo Figlio Unigenito,Iddio aveva preparato un vaso purissimo per accoglierlo.
V.LUCA-1,26-Dio mandò l'Angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nazareth,ad una vergine promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe della casa di David:il nome della vergine era Maria.Entrò da lei e le disse:"Salve,piena di grazia,l Signore è con te".1,30-L'Angelo le disse:"Non temere,Maria,perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco,tu concepirai nel grembo e darai alla luce un figlio.Lo chiamerai Gesù.Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo;il Signore Dio gli darà il trono di Davide,suo padre e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine"Allora Maria disse all'Angelo."Come avverrà questo,poiché io non conosco uomo?".L'Angelo le rispose:"Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra;perciò quello che nascerà sarà chiamato Santo,Figlio di Dio.
Iddio aveva disposto che Gesù avesse un padre terreno,quindi scelse l'uomo più puro e più giusto e santo,per affidare suo Figlio Divino,e la vergine purissima.V.MATTEO-1,18-Maria si era fidanzata con Giuseppe;ma prima che essi iniziassero a vivere insieme,si trovò che lei aveva concepito per opera dello Spirito Santo.
Il suo sposo Giuseppe,che era giusto e non voleva esporla al publico ludibrio,decisa di rimandarla in segreto.
Ora,quando aveva già preso una tale risoluzione,ecco che un Angelo del Signore gli apparve in sogno per dirgli:
"Giuseppe,figlio di Davide,non temere di prendere con te Maria,tua sposa:ciò che in lei è atato concepito è opera dello Spirito Santo.Darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù;egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Quindi veniva sulla terra il Figlio di Dio.V.GIOVANNI-1,1-In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo.Questi era in principio presso Dio.Tutto per mezzo di Lui fù fatto e senza di li non fu fatto asolutamente nulla
di ciò che è stato fatto.In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;1,9-Era la Luce vera,che illumina ogni uomo,quella che veniva nel mondo.1,14-E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi e abbiamo visto la sua gloria,gloria come
di Unigenito dal Padre,pieno di grazia e verità.L.FILIPPESI-1,6-Cristo Gesù,pur essendo di natura divina,non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;ma spoglio se stesso,assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini,apparso in forma umana,umiliò se stesso facendoi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
L.COLOSSSESI-1,15-Gesu' è immagine del Dio invisibile,generato prima di ogni creatura;poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose,quelli nei cieli e qauelli sulla terra,quelli visibili e quelli invisibili:Troni,Dominazioni,
Principati e Potesta.Tutte le cose sono state create per mezo di Lui e in vista diLui.Eli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui.Egli è anche il capo del corpo,cioè della Chiesa.Egli è il principio,il primogenito di coloro che risuscitano dai morti,per ottenere il primato su tutte le cose.Perché piacque a Dio di fare abitare in Lui ogni pienezza e per mezzo di Lui riconciliare a se tutte le cose,rappacificando con il suo sangue della sua croce,cioè per mezzo di Lui,le cose
che stanno sulla terra e quelle nei cieli.V.LUCA-2,8-In quella stessa regione si trovavano dei pastori:vegliavano all'aperto e di notte facevano la guardia al loro gregge.L'Angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li
avvolse di luce:essi furono presi da grande spavento.Ma l'Angelo disse loro:"Non temete,perché,ecco,io vi annunzio una grande gioia per tutto il popolo:oggi,nella città di Davide,è nato per voi un Salvatore,che è il Messia,Signore.Questo
vi servirà da segno:troverete un bambino avvolto in fasce che giaceinunamangiatoia".
Subito si unì all'Angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio così:"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini
che egli ama".

http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it

 

 

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gesu' non voleva non poteva sposarsi

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 novembre 2008
GESU' NON POTEVA PECCARE
 

 

GESU' NON POTEVA PECCARE

**************************************************

SITO FRANCESCANO

 

 

 

 

I testi da consultare sono: Mt 3, 13-17; Mc 1; Lc 3, 21; Gv 1, 29-34 (partic. 32)

 

La pagina letta, il fatto che essa racconta è storico, cioè Gesù per davvero è stato battezzato nelle acque del Giordano dal cugino Giovanni, il Battista. La pagina è anche una catechesi: mentre ti racconta un fatto, il fatto del battesimo di Gesù (realmente accaduto) ti dice cos’è il battesimo cristiano.

 

q       Movimento penitenziale

In Mt 3,13-17 c’è un movimento penitenziale. Che cosa vuol dire? Gesù lascia Nazareth, lascia la Galilea, si dirige verso il Giordano, entra nel movimento penitenziale suscitato dalla predicazione di Giovanni Battista, che aveva cominciato a dire: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Sul Battista c’è scritto inoltre: Giovanni, portava un vestito di cammello e accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. La predicazione di Giovanni suscita il cosiddetto movimento penitenziale. Gesù entra dentro questo movimento. La gente quando va da Giovanni entra nell’acqua del Giordano, si avvicina al Battista, confessa i suoi peccati, e il Battista versa acqua addosso. Quando Gesù arriva, entra nell’acqua, non confessa peccato alcuno e chiede di essere battezzato. Giovanni, che lo riconosce, essendo suo cugino e profeta egli stesso, gli dice: Non sei tu che devi essere battezzato da me, ma sono io che devo essere battezzato da te. Gesù risponde: Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. La volontà di Dio è questa: senza confessare peccato alcuno, Gesù viene battezzato.


Ecco, a questo punto, una serie di domande alle quali dar risposta:

1)       Perché Gesù non confessa peccato alcuno?

Perché è senza peccato.

2)       Ma Gesù poteva peccare?

Non poteva peccare per la semplice ragione che Egli è PERSONA DIVINA. Se fosse persona umana, in Lui ci sarebbero due persone, la persona divina e la persona umana.

3)       In che rapporto starebbero le due persone?

Sarebbero due persone giustapposte.

4)       E se così fosse?

La persona umana muore, ma la sua morte non ha valore salvifico universale, perché a morire è la persona umana di Gesù. E se così fosse, Maria non sarebbe la madre di Dio, sarebbe la madre della persona Gesù, della persona umana Gesù; allora diventerebbe un’eresia quando dici: Santa Maria madre di Dio.

5)       Perché puoi dire Madre di Dio?

Perché Maria, genera la natura umana dell’unica persona divina del Verbo. Questo è il mistero dell’incarnazione, mistero che è rivelato, ma non spiegato. Gesu’ E’ una sola persona. due sono le nature di questa persona: la natura umana e la natura divina. L’uomo è una sola persona, con una sola natura. Gesù è una sola persona con due nature: è il Mistero dell’Incarnazione.

6)       Ci sono momenti in cui la natura umana prende il sopravvento su quella divina? Come, ad esempio, sulla croce durante l’agonia?

No. Quindi non parliamo mai di sopravvento: è sempre lo stesso soggetto che attraverso la natura umana, mangia, piange, soffre, desidera di essere liberato dalla Passione, ma si abbandona alla volontà di Dio. Se così non fosse, in Lui le persone sarebbero due: e se così fosse, a morire sarebbe la persona umana: e se così fosse, quella morte sarebbe uguale alla mia, alla tua, non avrebbe valore salvifico alcuno. Nessuno di voi potrebbe dire: Dio ha sofferto per me, Dio è morto per me.

7)       Lui, Dio può piangere nella sua natura Divina? Può morire nella sua natura Divina?

Sulla croce o nel giardino degli ulivi, il Figlio di Dio, Lui Figlio di Dio, Lui Dio, piange e suda sangue nella sua dimensione umana. Lui Dio, piange, soffre e muore nella sua dimensione umana, nella sua natura umana.

Gesù entra nell’acqua e poi ne esce. Prima di Lui ci fu un popolo che entro nell’acqua e che uscì dall’acqua: il popolo di Israele, quando guidato da Mosè, fu liberato dai nemici nel passaggio del Mar Rosso. Quando battezziamo qualcuno, infatti, noi facciamo riferimento all’acqua, al passaggio del Mar Rosso. L’acqua ricorda anche il momento in cui gli Israeliti, guidati da Giosuè attraverso le acque del Giordano, entrano nella terra promessa.

Facendo catechesi battesimale, mi rivolgo al catecumeno e gli dico: Quando sarai battezzato entrerai nell’acqua, come un giorno Gesù entrò nell’acqua, come un giorno, prima di lui, il popolo di Israele entrò nell’acqua; tu entrerai nell’acqua e uscirai dall’acqua creatura nuova.

S. Paolo, dice: Tu entri nell’acqua ed è come se entrassi nella tomba di Gesù, è come se morissi con Lui e risorgessi con Lui.

Il battesimo esprime ciò con chiarezza quando è fatto per immersione.

 

Is 63, 19; Is 43

q       APERTURA DEI CIELI                                                             

Mt 27, 51

Gesù entra nell’acqua, esce dall’acqua; i cieli si aprono; nessuno pensi ai cieli che si aprono davvero. Se noi leggiamo Is 63, 19, notiamo che siamo in terra di Babilonia: il popolo di Israele è schiavo dei Babilonesi; angosciati, lontani dalla patria, gli Israeliti hanno un desiderio: quello di essere salvati.

In questo contesto storico, il popolo dice attraverso il profeta: Se Tu squarciassi i cieli e scendessi. Mt 3, 16 dice: I cieli si sono squarciati. Per cui l’apertura dei cieli, letta alla luce di Is 63, 19, ti dice chi è l’uomo che è uscito dall’acqua. Ti dice che quell’uomo, Gesù, è il Messia.

I cieli si sono squarciati, la preghiera è stata esaudita.

All’inizio della vicenda pubblica di Gesù i cieli si aprono, nel momento in cui Gesù muore: “il velo del tempio si squarcia”. C’è uno squarcio all’inizio, c’è uno squarcio alla fine. Il primo squarcio ti dice chi è Gesù, l’ultimo squarcio ti dice il valore della morte di Gesù, ora che il velo è stato squarciato, tutti possono vedere, tutti possono essere salvati. Quella è la morte che salva tutti. Mt 27,51 dice: Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo.

Cosa vuol dire per i catecumeni l’apertura dei cieli? Quando entrerai nell’acqua finirà un tempo, quando uscirai dall’acqua incomincerà un tempo nuovo; finisce il tempo del peccato e incomincia quello della Grazia.

 

q       SPIRITO SANTO                          Gn 1, 2

Gesù entra nell’acqua, Gesù esce dall’acqua, i cieli si aprono, lo Spirito si manifesta. Non c’è bisogno di guardare in alto per osservare una colomba che si posa su Gesù. Che cosa bisogna sottolineare? Nel momento in cui Gesù viene battezzato lo Spirito si manifesta.

Prima del momento del battesimo, lo Spirito era in Gesù, o no?

La vita di Gesù è segnata dall’inizio alla fine, costantemente dalla presenza dello Spirito Santo. Lo Spirito che è in Lui si manifesta con il simbolo della colomba. Simbolo che appartiene alla letteratura biblica (Cfr. Gn 1,2: La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque). Sempre, anche nel deserto, anche sul monte Tabor, anche sulla croce. Perché lo Spirito è l’amore di Gesù - Figlio verso il Padre.

Non si dica: Gesù viene battezzato ed in Lui viene lo Spirito: lo Spirito è già in Lui. 

Che cosa significa questo per il cristiano?

Quando sei stato battezzato, sei diventato dimora, casa, tempio dello Spirito Santo. Più te ne rendi conto e più lo accetti, e più lo vivi, più vivi come tempio dello Spirito Santo; fai le opere dello Spirito, non fai le opere della carne. Nella misura in cui ti pensi tempio dello Spirito Santo, tu rispetti il tuo corpo e il corpo dell’altro e non fai questioni: castità sì o no; rapporti prematrimoniali sì o no; fino a quando ti poni questi problemi, tu non hai capito quello che c’è stato in te col battesimo. Non è una imposizione dall’esterno, se tu sei parte dello Spirito, fai le opere dello Spirito. Lo Spirito che si rivela è lo Spirito che sempre abita in Gesù dal primo istante del suo concepimento nel grembo di Maria all’ultimo istante della sua vita umana: sempre lo Spirito è in Gesù, sempre la vita di Gesù è caratterizzata dalla presenza dello Spirito Santo. Gesù, viene concepito per opera dello Spirito Santo; viene battezzato e si rivela lo Spirito Santo; viene condotto nel deserto dalla potenza dello Spirito Santo. Nella sinagoga di Nazareth Gesù dice: Lo Spirito del Signore è sopra di me; Gesù muore, e quando muore il testo biblico ti dice: ed emise lo Spirito. Emise lo Spirito sul piano letterale vuol dire morì, sul piano teologico vuol dire donò lo Spirito Santo. Vuol dire che Gesù dona di nuovo lo Spirito Santo nel giorno stesso della sua Risurrezione; vuol dire che Gesù dona lo Spirito Santo più volte, e non una sola volta; vuol dire che non bisogna aspettare la Pentecoste, perché Gesù doni lo Spirito Santo.

 

q       LA VOCE                                               Is 42,1

La voce che viene dal cielo rivela l’identità di Gesù, la missione e le modalità con le quali Egli svolgerà la sua missione: Ecco il mio Figlio prediletto, è quest’uomo che è stato battezzato. La voce ti dice chi è Gesù: Gesù è il Figlio prediletto. La voce ti dice anche la missione di Gesù. Quando Matteo dice Ecco mio Figlio, nel quale io mi sono compiaciuto, cita l’inizio di Is 42,1 il primo canto del Servo sofferente: Is 42 da una parte ti dice chi è Gesù (il Figlio), dall’altra ti dice qual è la sua missione (la missione propria del servo), dall’altra ancora ti dice la modalità attraverso la quale Gesù svolgerà la sua missione: la sofferenza, quella sofferenza che porterà alla croce.

**************************************************************************************************************************************************************************************

Riferimento: Gesù non voleva o non poteva peccare?
San Tommaso d’Aquino affronta la questione nell’articolo 15 della parte III della Summa Theologiae.

Questa in sintesi la risposta del Doctor angelicus:

- Anche se Cristo è stato tentato dal demonio (art. 1) Egli «non assunse in nessun modo la miseria del peccato né originale né attuale» (art. 1, s.c.). E di questo eravamo certi già in precedenza.

- L'Aquinate insegna anche che «in Cristo non c'era il fomite del peccato» dato che «lo Spirito Santo esclude il peccato e l'inclinazione al peccato, implicita nel termine fomite» (art. 2, s.c.).
Per «fomite del peccato» si intende l’«inclinazione dell'appetito sensitivo a oggetti che sono contro la ragione» (art. 2, s.c.), la «ricerca del piacere fuori dell'ordine razionale» (art. 2, a. 2).
La terza soluzione delle difficoltà proposta da san Tommaso mi sembra risolutiva del quesito posto da Solennio: «Una certa fortezza lo spirito la dimostra resistendo alla concupiscenza della carne quando gli si oppone, ma esso dimostra una fortezza maggiore quando la reprime totalmente così da eliminarne le brame disordinate. Questa era appunto la condizione di Cristo, il cui spirito aveva raggiunto il sommo grado della fortezza. E sebbene egli non abbia dovuto sostenere il combattimento inferiore del fomite, subì però la lotta esterna del mondo e del diavolo, trionfando dei quali meritò la corona della vittoria» (art. 2, a. 3).

Consiglio vivamente, qualora fosse possibile, la consultazione della Summa. È assai raro vi siano questioni analoghe non affrontate da san Tommaso.
__________________
PROVA: A) - dalla Scrittura: ci consta che Gesù fu 1) immune dal peccato originale: «Quello che
nascerà da te Santo, si chiamerà il Figlio di Dio» (Lc. 1,35).
2) fu immune dal peccato attuale: «Le cose che piacciono a Lui, faccio sempre» (Gv. 8,29). Fare
ciò che vuole il Padre, significa eseguire la sua volontà e non trasgredirla. Per cui Gesù poteva ripetere:
«Chi di voi mi potrà incolpare di peccato?» (Gv. 8, 46). S. Paolo dirà che è «Pontefice santo, innocente,
senza macchia, segregato dai peccatori» (Ebr. 4,15) e S. Pietro: «Che non fece peccato nè si è trovato
inganno nella sua bocca» (1, Pt. 2,22). Tutti questi passi ed altri ancora ci dicono la sua «impeccanza» e al
tempo stesso ci fanno intuire che oltre a essere di fatto immune dal peccato, era immune anche dalla
possibilità di peccare.
B) - dai Padri. S. Ippolito (Contra Noet. 17): «È stato fatto ciò che l’uomo è, eccetto il peccato».
S. Cirillo di Alessandria (In Joan. 8, 29): «Ha avuto in sorte l’esimia prerogativa della natura divina e cioè
di non poter peccare».
C) – ragione teologica. Qualunque peccato o anche la semplice possibilità di peccare, costituisce
l’uomo peccatore. Ma la Persona di Cristo, essendo divina non può essere di un peccatore. Dunque in
Cristo non fu né poteva essere il peccato.
Mentre gli Scotisti pongono la ragione della impeccabilità del Cristo nella visione intuitiva (chi
véde Dio non può non amarlo come supremo bene), S. Tommaso e la maggioranza dei Teologi la pongono
nel fatto della Unione Ipostatica. Il merito o demerito delle azioni dipende e ridonda nella persona:
perciò Cristo, essendo Dio non poteva commettere peccato.
Per questo Cristo fu immune anche da ogni imperfezione morale e da ogni moto disordinato
della concupiscenza, anzi non ebbe nemmeno il fornite della concupiscenza.
La concupiscenza e il suo fomite sono una conseguenza del peccato originale. Anche la Madonna è impeccabile e conserva il libero arbitrio.
 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gesu' non poteva peccare

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 novembre 2008
Gesù, la Maddalena e quelle nozze così «ovvie»
 
 

 

Gesù, la Maddalena e quelle nozze così «ovvie»

di Andrea Tornielli


Ci siamo finalmente lasciati alle spalle la trama del romanzo e i retroscena relativi alla produzione del kolossal cinematografico che ha avuto come iniziale set nientemeno che il Louvre. Possiamo ora entrare nel merito delle affermazioni di Dan Brown (e dei suoi predecessori), incominciando con quelle più «sostanziose», vale a dire quelle che sembrano all’apparenza minare le fondamenta stesse della religione cristiana e i suoi insegnamenti.

Secondo l’autore del Codice da Vinci, Gesù era sposato con la Maddalena, aveva avuto dei figli da lei prima di morire in croce. Il Nazareno non era «figlio di Dio», ma soltanto un grande profeta, un «maestro», trascinatore di folle, ma per nulla divino. Il quale avrebbe deciso di nominare la moglie quale fondamento della sua chiesa e guida spirituale della prima comunità cristiana. Non aveva però fatto i conti con gli agguerriti discepoli maschi, che non sopportando di vedersi sopravanzare e comandare da una donna, l’avevano esiliata, inventando di sana pianta un altro cristianesimo, più maschilista. Avevano cancellato ogni traccia del matrimonio tra Gesù e la Maddalena. L’imperatore Costantino aveva contribuito sensibilmente all’operazione, facendo scomparire i vangeli che provavano la verità e lasciando sopravvivere soltanto gli «innocui» testi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, con la complicità della Chiesa, pronta a esprimersi con un voto, e un risultato a maggioranza risicata, nientemeno che sulla divinità del figlio di Dio.

Incominciamo innanzitutto con il parlare della formazione del testo evangelico, della differenza tra vangeli canonici e vangeli apocrifi, del momento in cui si è formato il «canone» del Nuovo Testamento. Con il termine canone, che in greco significa «misura», «regola», s’intendono i libri sacri ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa. I quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni divennero «canonici» già nel II secolo dell’era cristiana, dunque parecchio tempo prima del Concilio di Nicea, tenutosi nel 325, che secondo Brown avrebbe ufficializzato la scelta. Il Canone Muratoriano, documento del tardo II secolo, contiene un elenco di libri canonici che include i quattro vangeli ed esclude altri scritti.

La parola «apocrifi», usata oggi per indicare i vangeli non canonici e dunque non riconosciuti dalla Chiesa, è sempre greca e significa «nascosti»: nel II secolo circolavano infatti scritti diffusi nei circoli gnostici cristiani che venivano denominati in quel modo, «apókryphoi». Lo gnosticismo («gnosis» significa «conoscenza») è un movimento filosofico-religioso molto articolato che ha avuto la sua massima diffusione tra il II e il III secolo. Gli gnostici credevano in un dualismo radicale, cioè in una differenza abissale tra Dio e la realtà materiale: lo spirito sarebbe, secondo questa visione, sostanzialmente estraneo all’universo e il rapporto con il mondo materiale non potrebbe contribuire in alcun modo all’elevazione spirituale dell’uomo.

Negli ultimi decenni, i vangeli apocrifi hanno conosciuto un grande successo: vengono studiati, letti, recensiti. Molti di questi sono testi che ripropongono l’essenziale dei fatti narrati nei canonici, infarcendoli però molto spesso di aneddoti ed episodi che mirano a stupire e risultano lontani anni luce dallo stile sobrio e cronachistico dei quattro evangelisti «ufficiali». Facciamo finta, per un momento, di non sapere nulla del canone, né degli autori dei canonici e degli apocrifi.

Facciamo finta, per un istante, di non conoscere la datazione più probabile dei primi e dei secondi e dunque di non porci il problema della loro maggiore o minore aderenza ai fatti narrati. Prendiamo in considerazione soltanto ed esclusivamente i testi così come sono, leggendoli senza alcun pregiudizio teologico, filosofico, esegetico. Fingiamo cioè di trovarci di fronte semplicemente alle pagine di due diversi libri: da una parte il «libro» formato dai quattro canonici; dall’altra il «libro» formato assemblando gli apocrifi. Esiste o non esiste una fondamentale differenza? Davvero sono simili, di uguale valore? Davvero si può affermare che gli apocrifi dicono la verità mentre i canonici la mistificano o la sublimano? Chiunque faccia la fatica di affrontare il paragone tra i due tipi di testo, deve riconoscere che esiste una differenza. Anzi, una bella differenza. Prendiamo soltanto un esempio, riferito ai vangeli dell’infanzia, che ci raccontano di Gesù bambino, della strage degli innocenti e della fuga in Egitto. Leggiamo nel vangelo di Matteo: «Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:“Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi».

L’evangelista non parla del viaggio, né della permanenza della sacra famiglia nel Paese dei faraoni. Ecco come, invece, l’autore del vangelo apocrifo detto dello «Pseudo Matteo» parla della fuga in Egitto:

«Giunti a una grotta, decisero di riposare sotto di essa, e Maria scese dalla giumenta e si sedette, tenendo in grembo Gesù. Ora, c’erano tre ragazzi che facevano il viaggio con Giuseppe e una ragazza con Maria. Ed ecco che all’improvviso uscirono dalla grotta molti draghi, vedendo i quali i ragazzi si misero a gridare per il grande spavento. Allora Gesù, sceso dal grembo di sua madre, si fermò ritto in piedi di fronte ai draghi e quelli lo adorarono, e dopo averlo adorato si allontanarono da loro. Così si adempì ciò che era stato preannunciato dal profeta Davide, che aveva detto: “Lodate il Signore della terra, o draghi, e tutti voi, o abissi”. E il piccolo Gesù, camminando davanti a loro, ordinò che non facessero del male a nessuno…Similmente lo adoravano i leoni e i leopardi e si accompagnavano con essi nel deserto: dovunque andavano Maria e Giuseppe, li precedevano indicando la strada e chinando il capo adoravano Gesù…

Nel terzo giorno dopo la loro partenza accadde che Maria nel deserto si stancò per il troppo ardore del sole, e vedendo un albero di palma disse a Giuseppe: “Vorrei riposare un poco alla sua ombra”. E Giuseppe si affrettò a condurla sotto la palma e la fece scendere dalla giumenta. Appena si fu seduta, guardando la chioma della palma, vide che era carica di frutti e disse a Giuseppe: “Desidererei, se fosse possibile, raccogliere di quei frutti di questa palma”…

Allora il piccolo Gesù, che con il volto sorridente riposava nel grembo di sua madre, disse alla palma: “Piegati, albero, e ristora mia madre con i tuoi frutti!”. E subito, a questa voce, la palma chinò la sua cima fino ai piedi di Maria, e da essa raccolsero frutti con cui tutti si saziarono…».

Draghi che vengono domati, belve feroci che indicano la strada, palme che si piegano... Un mondo fantasioso, mirabolante. Si tratta di testi che sono stati scritti con l’intento di rispondere alla curiosità della gente, che inventano laddove mancano testimonianze, che immaginano. Negli apocrifi il piccolo Gesù ci viene presentato come un «superman», che fulmina i bambini che lo disturbano mentre gioca e trasforma in capretti i compagni cattivi. Che contrasto con l’asciuttezza dei canonici, autentici capolavori letterari! In questi ultimi tutto è scarno. Non si cede mai alle fantasticherie. Non si tratta, dunque, di contenuti «scomodi» che vengono censurati, rispetto a quelli più innocui e corrispondenti alla dottrina vincente, al credo di chi nella Chiesa ha assunto il potere. Sono i testi stessi a mostrare la loro intrinseca differenza. Questo, lo ripetiamo, al di là di qualsiasi altra considerazione sul loro valore teologico.

C’è poi un’altra differenza, non di poco conto. I vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono stati scritti nel I secolo dell’era cristiana. È comunemente accettato dagli studiosi che la redazione di questi testi sia avvenuta tra il 70 e il 90 dopo Cristo. Per collocare temporalmente i tre vangeli «sinottici» (in questo modo vengono chiamati i vangeli di Matteo, Marco e Luca, che si possono leggere affiancati per abbracciare con il medesimo sguardo d’insieme, «synopsis», gli avvenimenti narrati), iniziamo col dire che il I vangelo sarebbe quello di Matteo, ma non nella versione greca da noi conosciuta, bensì in una più antica versione in aramaico, la lingua di Gesù: è stato scritto a Gerusalemme ed è un testo destinato ad annunciare la buona novella agli ebrei. Il vangelo di Marco, scritto in greco, è stato invece composto a Roma, mentre quello di Luca, anch’esso scritto direttamente in greco, è stato composto ad Antiochia.

Gerusalemme, Roma, Antiochia: abbiamo citato tre centri importantissimi dell’antichità. In ognuna di queste città ha predicato l’apostolo Pietro, dunque i vangeli canonici traggono la loro origine dalla diretta predicazione apostolica, dalle parole di coloro che avevano condiviso la vita con Gesù, vale a dire i testimoni oculari, gli unici che avevano visto tutto ciò che era accaduto, che avevano assistito ai fatti e avevano ascoltato le parole del messia. Ci sono anche studiosi che sulla base di nuove scoperte tendono ad avvicinare sempre di più l’epoca della stesura dei vangeli ai fatti che vi sono narrati e alla stessa predicazione di Cristo. Sappiamo che Gesù, sulla cui esistenza storica ormai quasi nessuno ha dubbi (a esclusione dello studioso inglese George A. Wells o di qualche personaggio del folklore nostrano), è morto tra l’anno 30 e l’anno 36 dell’era cristiana. Questa datazione è ottenuta incrociando le informazioni in nostro possesso riguardanti, per esempio, il periodo del sommo sacerdozio di Caifa e della permanenza di Ponzio Pilato in Giudea. Già nell’anno 56 viene situato il vangelo di Matteo nella sua versione in aramaico, quello di Marco e quello di Luca si situano verso l’anno 60 e comunque prima del 70, quando avviene la prima distruzione di Gerusalemme da parte dei romani.

Il vangelo di Giovanni, invece, è più tardo, ed è stato scritto verso l’80 dopo Cristo ad Efeso. Un frammento di papiro, denominato 7Q5, scoperto tra i rotoli di Qumran, nel Mar Morto, è stato identificato dal papirologo José O’Callaghan come un passo dell’evangelista Marco. Se questa attribuzione fosse vera, significherebbe che quel vangelo, scritto da un seguace di Pietro, è datato prima dell’anno 50 e ciò corrisponderebbe a un’antica tradizione, citata da Clemente d’Alessandria, secondo la quale la prima predicazione di Pietro a Roma sarebbe avvenuta già nell’anno 42.

Come si vede, si tratterebbe di una stesura del testo avvenuta in tempi molto ravvicinati rispetto ai fatti che espone. In ogni caso, anche lasciando da parte queste scoperte, sulle quali il dibattito scientifico è ancora aperto, e facendo notare che la storicità, la veridicità, l’attendibilità di un testo non sono per forza legate alla sua antichità, ma si deducono anche da una serie di elementi intrinseci, dobbiamo dire che i quattro evangelisti hanno raccolto dei testi scritti che erano già usati per la catechesi dalle prime comunità cristiane. C’erano cioè precedenti raccolte di «detti» di Gesù («loghia») e dunque, presupponendo l’esistenza di tradizioni scritte e orali andate perdute ma più antiche dei vangeli stessi, ci avviciniamo sempre di più agli eventi narrati potendo quasi attribuire a queste fonti – fatte le debite distinzioni – quasi il valore di cronache giornalistiche.

Ecco dunque un secondo, buon motivo per non mettere sullo stesso piano i quattro vangeli canonici e quelli apocrifi. «Per chi voglia avvicinarsi storicamente a Gesù», scrivono Gerd Theissen e Annette Merz nel libro-manuale Il Gesù storico (Queriniana, 2003), «le tradizioni sinottiche restano, già soltanto a motivo della loro consistenza quantitativa, le fonti decisive…».

Possiamo ora chiederci quali siano stati i rapporti di Gesù con le donne. Esse figurano come destinatarie del suo messaggio e quindi come «soggetti religiosamente responsabili» (Theissen-Merz, Il Gesù storico). La folla che si raccoglie nei villaggi all’arrivo del Nazareno, o che lo segue, è fatta di uomini e di donne. In questo caso, le fonti evangeliche sinottiche non confermano l’immagine di una donna che non deve uscire di casa, come invece pretendono altre fonti. Il messaggio di Cristo è volutamente diretto ai più poveri sul piano economico e alle donne socialmente più disprezzate, vale a dire le prostitute. A loro e ai pubblicani, Gesù promette (Matteo 21, 31 ss) l’accesso al regno dei cieli. Mentre secondo Luca (7, 36-50) Gesù consente a una prostituta di avvicinarsi a lui, di baciarlo e di cospargergli i piedi di olio profumato, interpretando questi gesti come espressione del suo amore e assicurando a lei il perdono di Dio. Inoltre, nel corso della sua vita pubblica documentata dagli evangelisti, Gesù guarisce numerose donne. E troviamo dei personaggi femminili, in un numero che doveva variare di volta in volta, anche tra i seguaci itineranti del Nazareno, così come troviamo donne predicatrici della Buona Novella cristiana dopo la morte e la resurrezione di Cristo. «I seguaci di Gesù che vivevano come carismatici itineranti, e quanti li accoglievano, formavano insieme la nuova famiglia di madri, sorelle, fratelli e figli – una familia Dei che condivideva case e campi, ma che viveva senza padre umano… Le gerarchie patriarcali non erano destinate a valere in questa società, dove invece si richiedeva a coloro che erano tradizionalmente privilegiati una rinuncia radicale alla propria condizione sociale…» (TheissenMerz, Il Gesù storico, p. 280). Gesù, nella sua predicazione e nelle sue parabole, sceglie molte volte personaggi femminili ed è evidente la sua critica implicita all’identificazione, nel linguaggio patriarcale, tra «uomo» e «maschio», nonché alla tendenza a simboleggiare Dio utilizzando categorie soltanto maschili.

Veniamo ora alla figura di Maria Maddalena. Si tratta di una delle sette donne che portano questo nome nel Nuovo Testamento. Ecco quali sono (seguiamo qui l’elenco proposto dal biblista protestante Darrell L. Bock, nel suo libro Il Codice da Vinci, verità e menzogne, ed. Armenia 2005): Maria, la madre di Gesù (Luca, 1, 30-31); Maria di Betania (Giovanni 11,1); Maria, la madre di Giacomo (Matteo 27,56); Maria la moglie di Cleofa (Giovanni 19,25); Maria, la madre di Giovanni e Marco (Atti degli Apostoli 12,12); una non meglio identificata Maria (Romani 16,6); Maria Maddalena, caratterizzata dal riferimento al paese natale, Magdala (Luca 8,2). Cominciamo col dire che il nome «Maria» («Miryam») era all’epoca molto diffuso. Notiamo inoltre come le varie Maria citate negli scritti neotestamentarie vengano riconosciute con ulteriori specificazioni legate alla loro funzione di madri o di mogli. Sono riferimenti riconducibili comunque a figure maschili, tipici di una società patriarcale quale quella della società ebraica del I secolo. Ebbene, la Maddalena, la donna che apparteneva al gruppo di seguaci di Cristo, in questi testi viene caratterizzata non per la sua relazione con qualcuno («madre di…», «moglie di…») ma per la sua provenienza geografica, vale a dire Magdala, che dovrebbe corrispondere all’attuale Migdal, nei pressi del mare di Galilea, in Israele. Perché dunque gli evangelisti non ci dicono che essa era «moglie di Gesù»? Dan Brown, lo abbiamo visto, ha già la risposta pronta: non possiamo sperare di trovare la «verità» sulla storia d’amore tra Gesù e la Maddalena negli scritti canonici approvati dalla Chiesa, perché quest’ultima, complice l’imperatore Costantino, ha scelto e ufficializzato proprio gli scritti nei quali questo segreto non veniva svelato, al fine di poter perpetuare il suo potere e presentarci un Gesù celibe e una prima comunità tutta maschile. Per l’autore del Codice da Vinci, conta poco dunque il fatto che i quattro vangeli canonici siano considerati quelli più temporalmente vicini ai fatti narrati, mentre gli altri, gli apocrifi, sono molto più tardi e marginali.

Ma continuiamo il nostro viaggio. Nei vangeli canonici Maria non compare mai da sola in compagnia di Gesù, se non una volta. È tra i seguaci del Nazareno, lo abbiamo detto, insieme ad altre donne. È ai piedi della croce, insieme ad altre donne (le quali vengono sempre citate definendo la loro relazione di madri o di mogli, mentre per la Maddalena ci si riferisce sempre e solo al suo essere di Magdala); la ritroviamo tra coloro che assistono alla deposizione, anche in questo caso mescolata ad altre donne e mai in posizione isolata o preminente. La vediamo infine tra le donne che la mattina di Pasqua, all’alba, si recano al sepolcro per ungere il corpo e compiere quelle lamentazioni che non avevano potuto fare il venerdì, a causa dell’inizio del riposo sabbatico coincidente con il tramonto. In Giovanni (20, 11-18), ritroviamo infine e finalmente l’unico episodio che racconta della Maddalena da sola con Gesù. Tutto accade quella stessa mattina del giorno di Pasqua.

«Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa, allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbuni!”, che significa Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre...”».

Come si può ben vedere, non stiamo propriamente descrivendo un incontro galante. L’abbraccio della Maddalena a Gesù, che quel «non mi trattenere» fa chiaramente intuire, non è legato a una particolare relazione amorosa tra la donna e il Nazareno, quanto alla sua gioia e alla sorpresa di vedere davanti a lei, vivo e vegeto, colui che sapeva morto in croce e deposto nel sepolcro. «Maria era una discepola e seguace itinerante di Gesù fra un gruppo di altre donne», scrive Darrell L. Bock. «Non è mai stata legata a lui in alcun altro senso. Benché altre donne fossero associate a figure maschili a causa di vincoli di parentela, Maria non lo era. Fu solo testimone della crocifissione, della sepoltura e della resurrezione. Nient’altro».

Noi sappiamo, però, che queste spiegazioni non bastano al «complottista» Dan Brown. Perché, nel Codice da Vinci, per «provare» il matrimonio tra Cristo e la Maddalena, vengono citate altre fonti. Fonti nascoste, sfuggite alla furia distruttrice della Chiesa primitiva. Esaminiamole, dunque, queste fonti, dalle quali si evincerebbe senza tema di smentita la relazione tra i due. Nel romanzo Teabing e Langdon spiegano a Sophie Neveu che il matrimonio fra Gesù e la Maddalena è «storicamente documentato» e che la prova sta nei vangeli gnostici, per esempio, nel «Vangelo di Filippo». Si tratta di un testo rinvenuto nel 1945 presso Nag Hammadi, in Egitto, insieme con una intera collezione di scritti gnostici, in lingua copta, e che risale alla seconda metà del III secolo. È dunque più vecchio di almeno centocinquanta-duecento anni rispetto al vangelo canonico considerato più tardo, vale a dire quello di Giovanni. Su quali basi l’autore di questo testo l’avrà redatto? Perché mai dovremmo preferirlo ai testi canonici? Un mistero che Dan Brown non svela, limitandosi a passare oltre.

Le affermazioni dei personaggi del Codice da Vinci lasciano inoltre pensare che esista un testo bello, pulito e chiaro di questo «vangelo di Filippo». Peccato che, invece, le cose non stiano affatto così. Riportiamo i versetti 63,33-36, quelli centrali che descrivono il bacio tra Maria e il Nazareno:

«…la compagna del [Signore] è Maria Maddalena. [Il Signore amava lei] più di [tutti] i discepoli [e spesso] le dava un bacio sulla [bocca]». Che cosa significano tutte quelle parentesi quadre che spezzettano il frammento di testo? Significano che le parole tra parentesi sono state «ricostruite», perché il testo era lacunoso. Non c’era, era deteriorato, non si leggeva. Vale a dire che se ci fermassimo soltanto alle parole che sono arrivate intellegibili a noi, avremmo questo testo:

«…la compagna del… è Maria Maddalena. … più di … i discepoli … le dava un bacio sulla …». Molto chiaro, vero? È prassi comune per gli studiosi formulare ipotesi che permettano la ricostruzione di un testo antico lacunoso e non possiamo affatto escludere che le parole originali di questo vangelo gnostico di Filippo siano davvero quelle ricostruite. Ma non possiamo escludere che siano possibili altre soluzioni. Per esempio, quel «bacio» potrebbe essere stato dato sulla fronte o sulla guancia. Non è del tutto arbitrario trarre da un testo così tardo e lacunoso la «prova» (prova?) del matrimonio tra Cristo e la Maddalena? Tanto più che neanche in questo caso si parla di matrimonio? Perché mai, allora, Dan Brown propende con tale sicurezza verso il bacio sulla bocca, che sarebbe indicatore di una relazione amorosa? Questa interpretazione non è di Brown, ma di una studiosa, Karen King, docente all’università di Harvard, la quale, nel libro The Gospel of Mary of Magdala propende per il bacio sulla bocca per analogia con un altro passo del vangelo gnostico di Filippo (versetti 58, 34; 59,4) dove si parla esplicitamente di un bacio sulla bocca come segno di fratellanza tra i credenti. Il baciarsi ha il significato gnostico di accogliere nell’intimo gli insegnamenti spirituali impartiti: «…dalla bocca, [poiché] se il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo l’un l’altro. Noi siamo fecondi dalla grazia che è in ognuno di noi». Al lettore non sarà sfuggito che anche in questo caso, pur trovandoci di fronte a un inequivocabile bacio sulla bocca, questo non ha nulla a che vedere con una relazione amorosa tra chi se lo scambia: si tratta cioè di un segno di fratellanza, come quello dato sulla guancia. Anche se dunque correggessimo il testo lacunoso sulla base di questo passo successivo, e ipotizzassimo che il bacio di Gesù alla Maddalena sia stato dato sulla bocca, esso non avrebbe – lo si deduce chiaramente dal contesto – alcuna valenza sessuale.

Anche il vocabolo usato per indicare la Maddalena, «compagna», nel «vangelo di Filippo» è una traslitterazione in copto del termine greco «koinonos». «Questa parola», osserva Darrell L. Bock «può significare “moglie” o “sorella” in senso spirituale. Ma non è questo il termine usato in maniera specifica o comunemente per “moglie”, che in greco dovrebbe essere “gyne”». Nulla, insomma, indica un matrimonio o una relazione amorosa.

Dov’è, dunque, la «prova» di Dan Brown? Manca clamorosamente all’appello.

Esaminiamo ora un altro testo, questa volta tratto dall’apocrifo «vangelo di Maria Maddalena», dove si parla di una rivalità tra Pietro e la discepola. Ecco il passo (17, 10-18,21):

«Ma Andrea replicò e disse ai fratelli: “Dite che cosa pensate di quanto ella ha detto. Io, almeno, non credo che il Salvatore abbia detto ciò. Queste dottrine, infatti, sono sicuramente insegnamenti diversi”.

Riguardo a queste cose parlò anche Pietro. Egli interrogò in merito al Salvatore: “Ha egli forse parlato realmente in segreto e non apertamente a una donna, senza che noi lo sapessimo? Ci dobbiamo ricredere tutti e ascoltare lei? Forse egli l’ha anteposta a noi?”.

Maria allora pianse e disse a Pietro: “Pietro, fratello mio, che cosa credi dunque? Credi tu che io l’abbia inventato in cuor mio, o che io menta riguardo al Salvatore?”.

Levi replicò a Pietro dicendo: “Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come [fanno] gli avversari. Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v’è dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi. Dobbiamo piuttosto vergognarci, rivestirci dell’uomo perfetto, formarci come egli ci ha ordinato, e annunciare il vangelo senza emanare un’ulteriore legge, all’infuori di quanto ci disse il Salvatore”».

Da questo brano emerge che la Maddalena aveva avuto da Cristo una rivelazione che gli altri non avevano ricevuto. Osserva Darrell L. Bock: «Maria era inquieta e ferita dalla sfida di Pietro, ma Levi (probabilmente identificabile con Matteo) giunge a difenderla: il Signore ha scelto lei per questo ruolo specifico; l’ha resa degna e inoltre la conosceva bene. L’implicazione è che Gesù la conosceva abbastanza bene da sapere se fosse degna di ricevere una rivelazione autonoma. Da quella conoscenza derivava lo straordinario amore di Gesù: nessun richiamo a legami familiari. Maria era semplicemente beneficiaria di una speciale rivelazione da parte di Gesù. Il testo non indica nient’altro, tranne che Gesù apparve solo a lei».

Anche prendendo per buono e veritiero questo testo che – non ci stanchiamo di ripeterlo – è molto più tardo rispetto ai vangeli canonici, ci possiamo chiedere in tutta franchezza dove sia la «prova» che Gesù fosse sposato con la Maddalena. Da che cosa lo deduce Dan Brown? Quali arcani misteri è riuscito a scoprire l’autore del Codice da Vinci dietro queste pagine, che a noi comuni mortali invece sfugge? La realtà è che nemmeno dagli apocrifi più strani, dai testi gnostici meno ortodossi, noi riusciamo a ricavare un puntello per la strampalata teoria del matrimonio di Gesù e del conseguente «sangreal», vale a dire della discendenza di Cristo e della Maddalena. Ci sono soltanto quei due passi, soltanto quei due testi piuttosto tardi, che certamente non bastano nemmeno a puntellare la tesi di Dan Brown.

Secondo il Codice da Vinci, la spietata Chiesa delle origini avrebbe cancellato ogni traccia di questa donna e del principio femminile, tradendo in questo modo il mandato di Cristo. Stanno davvero così le cose? Davvero la prima comunità si è sbarazzata del «principio femminile»? Non si direbbe proprio, dato che proprio a una donna, Maria, la madre di Gesù, viene tributato un culto antichissimo ed è lei, una ragazza ebrea, a essere considerata il «vertice» della creazione. Proprio il culto mariano, rintracciabile nelle antiche iscrizioni e nei graffiti della grotta di Nazaret, scoperti in tempi relativamente recenti, vanifica le elucubrazioni di Dan Brown. L’elemento femminile non è affatto censurato, dunque. E proprio la valorizzazione della figura della Madonna rende piuttosto improbabile che invece di un’altra donna – la quale sarebbe stata addirittura la compagna di Gesù – si siano potute cancellare completamente le tracce, trasformandola da guida prescelta della comunità in personaggio secondario, seppure lasciandole il «primato» dell’iniziale apparizione del risorto. Se davvero Maria di Magdala fosse stata la moglie di Gesù, sarebbe stata adeguatamente celebrata, così com’è avvenuto per la madre del Nazareno.

Dan Brown, nel suo romanzo, a un certo punto fa dire a Teabing: «Poiché il suo nome era proibito dalla Chiesa, Maria Maddalena divenne nota sotto vari pseudonimi: il Calice, il Santo Graal, la Rosa…». Peccato che Santa Maria Maddalena sia venerata come tale, e con il suo vero nome, proprio dalla Chiesa cattolica, che ne festeggia la memoria liturgica il giorno 22 giugno. Ci sono poi almeno quattordici sante canonizzate che portano questo nome in onore della donna alla quale Gesù apparve appena risorto.

È giunto il momento, ora, di affrontare un altro tema di capitale importanza, collegato al precedente. Lasciamo perdere, per un momento, gli apocrifi gnostici che parlano di Gesù e della Maddalena, dai quali, come abbiamo visto, non si evince affatto l’esistenza di un matrimonio o di una relazione tra Gesù e la Maddalena. E chiediamoci: il Nazareno era sposato? La questione non è affatto secondaria, perché, nel Codice da Vinci si legge, a tale proposito, che Gesù «doveva» essere sposato, perché la cultura religiosa dell’epoca non prevedeva la figura del rabbino celibe e il celibato non era una condizione vista favorevolmente.

Nel sito www.beliefnet.com è stato pubblicato un dibattito sui problemi sollevati dal romanzo e uno studioso, John Dominic Crossan, interpellato sul possibile matrimonio di Gesù, ha risposto in modo ironico: «Esiste un antico e rispettabile principio nell’ambito dell’esegesi biblica che stabilisce che se qualcosa assomiglia a un’anatra, cammina come un’anatra e starnazza come un’anatra allora deve trattarsi di un cammello travestito. Applichiamo il principio alla domanda. Non ci sono prove che Gesù fosse sposato (assomiglia a un’anatra); molteplici indicazioni lo smentiscono (cammina come un’anatra); e nessuno dei testi più antichi lascia intendere che avesse moglie e figli (starnazza come un’anatra)… dunque doveva essersi sposato di nascosto (cammello travestito)».

«Per un certo verso – commenta Darrell L. Bock, nel suo Il Codice da Vinci, verità e menzogne – la domanda mi colpisce per la sua incongruità, dal momento che quasi tutti sostengono che Gesù era talmente assorbito dal suo magistero che rimase celibe». L’ironia di Crossan è determinata dal fatto che per taluni studiosi, ai vangeli, alla storia della vita di Gesù, vanno applicati criteri interpretativi che nulla hanno a che fare con i metodi scientifici usati per esaminare e analizzare ogni altro personaggio storico. I dubbi che vengono insinuati su ogni versetto evangelico, il fatto che diversi esegeti di grande fama arrivino a considerare non storica più della metà dei vangeli canonici, lascia spesso sconcertate altre categorie di esperti, come per esempio gli storici e in particolare gli storici che si occupano dell’epoca romana.

Un indizio di questo è la necessità – postulata da molti biblisti – di dover supporre che sia trascorso un certo lasso di tempo (preferibilmente molto tempo) tra gli avvenimenti narrati nei vangeli e la stesura dei testi che li raccontano: diventa così protagonista del vangelo la prima comunità cristiana, che redigendo e intervenendo su quei testi, li avrebbe più o meno «manipolati» a prescindere dai fatti stessi, inserendovi materiali che nulla hanno a che vedere con la storia e che sono invece finalizzati alla catechesi.

Un esempio. Sulla base degli studi più recenti, sugli «echi» del racconto evangelico nella letteratura romana del I secolo, la professoressa Marta Sordi, dell’Università Cattolica di Milano, ha affermato: «L’annuncio pasquale, così come ci è raccontato dagli evangelisti, non è una tardiva costruzione della comunità cristiana, ma sembra circolasse già in forma compiuta nella Roma imperiale del I secolo. Ancora una volta, dunque, ci troviamo di fronte a indizi che tendono a mettere in discussione la datazione ritenuta più probabile per la stesura dei quattro Vangeli. Qui entriamo in un campo che non ha più a che fare con la ricerca storica, con le fonti, con la paleografia e la papirologia. Qui entra in gioco un dibattito interno al mondo cristiano: per molti biblisti ed esegeti è infatti indispensabile supporre un tempo adeguato durante il quale la comunità cristiana avrebbe dato vita e forma al racconto evangelico. Per me, invece, il Vangelo di Marco è stato redatto attorno al 42, come affermavano importanti scrittori cristiani del II secolo, quali Papia vescovo di Gerapoli e Clemente d’Alessandria. Dunque una decina di anni dopo i fatti che narra. E l’eco del racconto evangelico che ritroviamo nella letteratura latina ci dovrebbe far supporre che questi testi fossero già completi diverso tempo prima rispetto all’epoca in cui vengono solitamente datati. Come storico, non ho il problema di dover supporre un tempo adeguato per l’intervento della comunità cristiana».

Abbiamo citato questo particolare perché si inserisce bene nell’ironica osservazione di Crossan.

Eppure, ritornando al nostro problema, il possibile matrimonio di Gesù è un argomento che non ha appassionato particolarmente gli esegeti. Gli studiosi sono infatti piuttosto concordi nell’affermare che il Nazareno fosse celibe e si tratta di uno dei pochi argomenti sul quale quasi tutti si dicono d’accordo. Dunque l’esempio dell’anatra e del cammello travestito, in questo caso, non è propriamente azzeccato, a meno di non mettere sullo stesso piano le obiezioni di studiosi di fama con le leggende accreditate da qualche setta esoterica e ripescate da Dan Brown.

Innanzitutto, dobbiamo precisare che non esiste alcuna prova del fatto che Gesù fosse sposato: non ci sono testi extra-evangelici che lo sostengano e gli stessi apocrifi gnostici, scritti un paio di secoli dopo Gesù, come abbiamo visto non raccontano affatto di una «liaison» tra Cristo e la Maddalena, ma accennano in un caso a un bacio alquanto confuso e carico di significati simbolici (senza riferimenti amorosi), e in un altro di un dissidio tra i primi discepoli per una «rivelazione» che Gesù avrebbe fatto a lei e non a loro. Non ci sono fonti antiche, esterne ai vangeli, che ci raccontano una storia diversa. Ovviamente non siamo neanche in possesso di un testo che ci attesti senza ombra di dubbio il fatto che Gesù fosse celibe.

Ma dobbiamo porci una domanda, a partire proprio dal testo evangelico. Marco, Matteo, Luca e Giovanni non presentano affatto, nei loro scritti, la condizione del celibato come «superiore» rispetto a quella degli uomini e delle donne sposate. Pietro era sposato (Gesù a Cafarnao guarì sua suocera), così come lo erano molti dei primi discepoli di Cristo. Dalle pagine dei vangeli, la figura del Nazareno ci viene presentata in tutta la sua umanità: mangia e beve, partecipa alle feste, si fa invitare in casa a cena dagli amici, prova dolore per la morte delle persone a cui vuole bene. Insomma, il suo essere figlio di Dio non rappresenta una diminuzione della sua natura umana. Perché mai, se fosse stato sposato, gli evangelisti non avrebbero dovuto annotarlo nei loro scritti? Per quale motivo avrebbero dovuto censurare questa sua caratteristica, nascondendola, facendola sparire? E per quale motivo avrebbero dovuto fare lo stesso anche altri autori, magari non appartenenti alla comunità cristiana? Anche se Gesù fosse stato sposato, questo fatto non avrebbe sminuito la sua pretesa divinità, quella divinità che in realtà – secondo Dan Brown – non esisteva ma che sarebbe stata costruita a tavolino da Costantino e dal Concilio di Nicea. Non si comprende, dunque, per quale motivo si sarebbe dovuto nascondere il matrimonio di Cristo, se questo davvero fosse esistito. Non vi sono dunque ragioni «teologiche» per giustificare l’inesistente complotto adombrato dal Codice da Vinci.

Ci sia permessa ora una piccola digressione, dedicata non direttamente al romanzo di Dan Brown, ma alla sua «musa ispiratrice», vale a dire al libro di Baigent, Leigh e Lincoln, The Holy Blood and the Holy Grail, pubblicato per la prima volta nel 1982 e attualmente disponibile con il titolo Il Santo Graal nella collana economica dei «Miti» Mondadori. I tre autori (due dei quali, lo ricordiamo, hanno citato in giudizio Brown accusandolo di aver sostanzialmente copiato le loro teorie), offrono un altro presunto appiglio alla condizione di uomo sposato di Gesù, riferendosi alle nozze di Cana. Vale la pena di riportare uno stralcio del loro libro, in modo che il lettore possa farsi un’idea più precisa di quali siano le «fonti» a cui ha attinto il fortunato autore del Codice da Vinci.

«Nel Quarto Vangelo c’è un episodio relato a un matrimonio che potrebbe essere appunto quello di Gesù. È l’episodio delle nozze di Cana, decisamente molto noto. Tuttavia, pone certi problemi salienti che meritano un’attenta considerazione («episodio relato»? Un’attenta considerazione meriterebbe innanzitutto la traduzione dell’edizione italiana, non certo brillante, nda). Secondo il racconto del Quarto Vangelo, le nozze di Cana sembrerebbero una modesta cerimonia locale, un tipico matrimonio di paese, e la sposa e lo sposo restano anonimi. A queste nozze Gesù è specificamente “invitato”, il che è un po’ strano, forse, perché non aveva ancora iniziato il suo magistero. Ancora più strano, però, è il fatto che c’era anche sua madre; e la presenza della madre sembra data per scontata. Di certo non viene spiegata in nessun modo. Ma c’è di più. È Maria che non soltanto suggerisce al figlio di provvedere altro vino ma praticamente glielo ordina. Si comporta esattamente come se fosse la padrona di casa: “Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno più vino. E Gesù rispose: Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora» (Giovanni 2,3-4). Maria, però, per nulla turbata, non bada alla protesta del figlio: “La madre dice ai servi: Fate quello che vi dirà”. I servitori obbediscono prontamente, come se fossero abituati a ricevere ordini da Maria e Gesù. Sebbene Gesù cerchi di eludere la sua richiesta, Maria ottiene ciò che desidera: Gesù compie il suo primo grande miracolo, la trasmutazione dell’acqua in vino. A quanto ci fanno sapere i Vangeli, in precedenza non ha mai mostrato i suoi poteri; e Maria non avrebbe neppure motivo di presumere che li possieda. Ma anche se lo sapesse, perché quei doni, unici e sacri, dovrebbero venire usati per uno scopo tanto banale? Perché Maria dovrebbe rivolgere al figlio una richiesta del genere? E soprattutto perché i suoi “ospiti” invitati a un matrimonio dovrebbero assumersi la responsabilità di provvedere al necessario, una responsabilità che per tradizione spetta al padrone di casa? A meno che, naturalmente, le nozze di Cana siano le nozze di Gesù. In tal caso, sarebbe stato suo compito fornire il vino. C’è un altro indizio che induce a pensare che le nozze di Cana siano le nozze di Gesù. Subito dopo il miracolo, “il maestro di tavola chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”… Queste parole sembrerebbero chiaramente rivolte a Gesù. Secondo il Vangelo, tuttavia, sono rivolte allo “sposo”. Una conclusione ovvia è che Gesù e lo “sposo” siano la stessa persona».

Conclusione ovvia? Abbiamo riprodotto il brano tratto da The Holy Blood and the Holy Grail, proprio perché tutti si potessero rendere conto di quali elucubrazioni siano alla base del Codice da Vinci. Dunque, ricapitoliamo: non esistono vangeli, canonici o apocrifi, che parlino del matrimonio di Gesù. Neanche i brani tardivi e appartenenti alla tradizione gnostica lo fanno. Ecco allora che i nostri autori pensano di rintracciare la «prova» del matrimonio di Cristo addirittura nelle nozze di Cana. Innanzitutto possiamo chiederci perché mai Gesù si sia sposato a Cana: Migdal, la città d’origine della Maddalena, sorge a circa otto chilometri a nord di Tiberiade, sul mare di Galilea, mentre Gesù, lo sappiamo, era il Nazareno, perché abitava a Nazaret. Al momento in cui avvengono le nozze di Cana, egli aveva già incontrato i primi discepoli. Cana non è molto distante da Nazaret, ma l’ipotesi di Baigent, Leigh e Lincoln rimane davvero oscura. Perché Cana di Galilea? Leggiamo meglio un passo decisivo del vangelo di Giovanni, che, unico tra i quattro estensori dei testi canonici, descrive l’episodio.

«Tre giorni dopo (il riferimento temporale è quello all’incontro tra Gesù e Natanaele, seguito al battesimo sul Giordano e al primo incontro tra il Nazareno e i primi due discepoli, Andrea, fratello di Pietro, e Giovanni, lo stesso evangelista, nda) ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea e c’era là la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli…».

L’evangelista è molto esplicito e davvero la sua descrizione non si presta ai doppi sensi proposti dai tre autori di The Holy Blood and the Holy Grail. Gesù viene invitato insieme ai suoi discepoli. Maria non si comporta da «padrona di casa», ma chiede aiuto al figlio, riesce a «strappargli» quel prodigio, senza il quale i veri padroni di casa avrebbero fatto una pessima figura con i numerosi ospiti. Quello che l’evangelista Giovanni non dice e non descrive, tra le parole di Gesù e l’ordine di Maria ai servi, è il gioco degli sguardi che dev’essere avvenuto in quel momento tra madre e figlio. E il figlio, che stando al testo greco non aveva alcuna intenzione di manifestare il suo potere in quell’occasione, lo fa perché la madre glielo ha chiesto. È probabile che Maria stesse aiutando le donne che si occupavano del banchetto. Gli sposalizi, all’epoca, erano delle feste che coinvolgevano l’intero paese e la Madonna si dev’essere accorta che il vino stava finendo. Non si capisce proprio da dove possa essere tratta la «conclusione ovvia» dei tre ispiratori di Dan Brown. I quali, tra l’altro, scrivono che Maria non avrebbe motivo di sapere che il figlio poteva fare miracoli: davvero strano, se pensiamo che la Madonna – stando al racconto evangelico – sapeva: 1) di aver portato in grembo il figlio di Dio, 2) che quel figlio era stato concepito per opera dello Spirito Santo, 3) che quel figlio era il messia atteso da Israele, 4) che quel figlio all’età di dodici anni era in grado di ammaestrare i sacerdoti del tempio di Gerusalemme.

Ma c’è un’altra considerazione, questa sì ovvia, che possiamo fare. Dimentichiamo per un attimo l’episodio e usiamo soltanto la logica. Secondo Baigent, Leigh e Lincoln, Giovanni adombra il matrimonio di Gesù, ma evidentemente non vuole esplicitare che si tratta delle nozze tra il Nazareno e la Maddalena (che hanno scelto il territorio «neutro» di Cana per questa celebrazione). Egli appartiene dunque a quei discepoli intenzionati a mettere il silenziatore all’evento, a nascondere il matrimonio, a ridimensionare la figura della «moglie» di Gesù, alla quale lo stesso Cristo avrebbe affidato, secondo la teoria dei tre autori consacrata da Dan Brown, la guida della stessa Chiesa.

Dobbiamo però chiederci per quale motivo Giovanni, invece di «mascherare» questo episodio, non lo abbia semplicemente cassato. Perché mai lo avrebbe descritto, se avesse saputo che le nozze di Cana erano in realtà quelle tra Gesù e la Maddalena? Perché mai avrebbe rischiato di far emergere questa scomoda «verità», faticosamente nascosta dalla prima comunità cristiana tutta intenta non all’annuncio della Buona Novella, ma alla caccia alla Maddalena e alla sua stirpe di «sangreal»? Nulla costringeva Giovanni, da tutti considerato l’autore canonico che scrive per ultimo, a citare nei particolari l’evento di Cana, il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, il primo prodigio che manifesta il potere di Gesù, all’inizio della sua vita pubblica. Tanto più che questo episodio non è presente in Marco, Matteo e Luca, vale a dire i tre «sinottici». Sarebbe bastato semplicemente non parlarne. È poi davvero curioso che questo evento, così rivelatore del matrimonio di Gesù con la Maddalena, non compaia nei vangeli apocrifi o gnostici, nei vangeli «segreti», frutto di tradizioni tardive e secondarie, e di redazioni lontane secoli dai fatti descritti. La «prova» del matrimonio del Nazareno sarebbe stata dunque citata solo da Giovanni, inspiegabilmente. Non dimentichiamoci, poi, di quanto abbiamo affermato nelle pagine precedenti: lo stesso presupposto della teoria di Dan Brown, vale a dire la volontà di manifestare una superiorità del celibato rispetto alla vita matrimoniale, non emerge affatto dai racconti evangelici. Se davvero a Cana si fosse sposato Gesù, l’evangelista Giovanni lo avrebbe semplicemente descritto. Se non l’ha fatto, e se nessuno degli altri autori dei vangeli canonici l’ha fatto, se nessuno dei testi a noi pervenuti parla delle nozze di Cristo, non è un’«ovvia conclusione» quella di affermare che queste nozze evidentemente non si sono mai verificate?

Alla festa di nozze, a Cana, Maria è invitata insieme a Gesù. Abbiamo detto che queste feste coinvolgevano tutto il paese, e dunque si spiega facilmente il fatto che insieme al Nazareno vi abbiano preso parte anche i suoi discepoli, da lui incontrati pochi giorni prima. È davvero contorto immaginare che essi abbiano preso parte alla festa di nozze del loro «maestro» ma che abbiano voluto cancellare questo evento e tutti gli altri indizi o «prove» di quel matrimonio, vale a dire del rapporto che avrebbe legato Cristo alla Maddalena.

Ciò che invece emerge dal brano evangelico, poi, è ben altro. Ci sia permesso di citare un’omelia di Sant’Agostino, dedicata al miracolo delle nozze di Cana (Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 8, 3):

«Di fronte a tanti prodigi compiuti per mezzo di Gesù Dio, c’è da meravigliarsi se l’acqua è mutata in vino per mezzo di Gesù uomo? Diventando uomo, egli non ha cessato di essere Dio: si è aggiunto l’uomo, non è venuto meno Dio. Chi ha compiuto questo prodigio è colui che ha creato tutte le cose. Non dobbiamo meravigliarci che Dio abbia fatto questo, ma piuttosto ringraziarlo perché lo ha fatto in mezzo a noi, e per la nostra salvezza. Attraverso le stesse circostanze egli ci vuole suggerire qualcosa, poiché ritengo che non senza una ragione il Signore intervenne alle nozze. A parte il miracolo, il contesto stesso adombra qualche mistero, qualche sacramento. Bussiamo perché ci apra e c’inebri del vino invisibile. Anche noi eravamo acqua e ci ha convertiti in vino, facendoci diventare sapienti; gustiamo infatti la sapienza che viene dalla fede in lui, noi che prima eravamo insipienti. Credo sia proprio mediante la sapienza – non disgiunta dall’onore reso a Dio, dalla lode della sua maestà e dall’amore della sua potentissima misericordia – che potremo pervenire all’intelligenza spirituale di questo miracolo». 

Rimane ancora da affrontare il problema della tradizione ebraica, quelle usanze secondo le quali un uomo come Gesù, un «rabbi», non poteva certo rimanere celibe. Come faceva infatti a essere celibe se quella cultura non contemplava questa possibilità?

«Gesù come uomo sposato ha infinitamente più senso che come scapolo», dice Teabing a Sophie Neveu, in una pagina del Codice da Vinci. E alla domanda della poliziotta crittografa sul perché di questa affermazione, ecco come risponde il professore nel romanzo: «“Perché Gesù era ebreo”… Secondo i costumi ebraici, il celibato era condannato e ogni padre aveva l’obbligo di trovare per il figlio una moglie adatta. Se Gesù non fosse stato sposato, almeno uno dei vangeli della Bibbia avrebbe accennato alla cosa e avrebbe fornito una spiegazione di quella innaturale condizione di celibato». Vediamo pure come trattano l’argomento gli ispiratori di Brown, nel loro The Holy Blood and the Holy Grail: «Se Gesù non predicava il celibato, non vi è neppure motivo di supporre che lo praticasse. Secondo il costume ebraico del tempo, era non soltanto usuale, ma quasi obbligatorio, che un uomo si sposasse… Per un padre ebreo, trovare una moglie al proprio figlio era obbligatorio quanto provvedere a farlo circoncidere. Se Gesù non fosse stato sposato, questo fatto avrebbe suscitato un notevole scalpore. Avrebbe attirato l’attenzione, e sarebbe stato usato per caratterizzarlo e identificarlo… L’assenza di riferimenti in proposito indicherebbe che Gesù, per quanto riguardava il celibato, seguisse le convenzioni dei suoi tempi e della sua cultura: indicherebbe, insomma, che era sposato. Solo questo potrebbe spiegare in modo soddisfacente il silenzio dei Vangeli al riguardo».

Cominciamo col dire che Gesù avrebbe potuto benissimo scegliere di non conformarsi alla mentalità dell’epoca e sappiamo che in taluni casi ha preso posizioni di aperta sfida a quella mentalità. «Proprio come sarebbe sbagliato ritrarre Gesù come qualcuno totalmente “in discontinuità” dal giudaismo dei suoi giorni, così è discutibile, alla luce del materiale autentico dei vangeli, ritrarlo sempre in accordo con il suo ambiente giudaico. Non sarebbe stato crocifisso se fosse stato tanto conformista», scrive John P. Meier nel suo Un ebreo marginale (vol. 1, Queriniana 2002, p. 329). Inoltre, ci si deve chiedere con quale corrente o con quale tendenza del giudaismo del I secolo Gesù fosse «in continuità» o «in discontinuità», dato che stiamo parlando di una realtà ricca, variegata e complessa. Non possiamo dunque essere certi, a priori, che la considerazione negativa sul celibato attraversasse tutte le correnti del giudaismo, da quella farisaica a quelle profetiche e apocalittiche.

Ma c’è di più. Anche in questo caso Dan Brown sembra proprio rifilare ai suoi lettori l’ennesima leggenda. Egli vuole infatti far credere che, non avendo trovato vere «prove» del matrimonio con la Maddalena, questo dovesse esistere sulla base di un ragionamento di principio: «doveva» essere sposato, perché tutti lo erano, perché così si usava allora, perché non poteva essere altrimenti. «Doveva» essere sposato perché se non lo fosse stato, gli evangelisti l’avrebbero sottolineato; perché rimanere celibi, all’epoca, non si poteva proprio. Perfetto, lineare, convincente. Peccato che sia, semplicemente, falso.

Vediamo subito il perché. È vero che esisteva un detto rabbinico, attribuito a rabbi Eliezer ben Ircano, tannaita del periodo 70-135 dopo Cristo, che recita: «Chi rifiuta di procreare è simile a un omicida». Ma all’epoca di Gesù non erano così rare le eccezioni. Pensiamo, per esempio, agli esseni, alla comunità che viveva a Qumran, sul Mar Morto. Plinio il Vecchio (che com’è noto non è un evangelista né un autore «canonico»…) scrive che essi vivevano senza donne e senza praticare l’amore con esse («Sine ulla femina, omni venere abdicata», Nat. Hist 5, 73) e dunque senza procreare discendenza. Anche Flavio Giuseppe, lo storico ebreo naturalizzato romano, nel libro Antichità Giudaiche (18, 20) parla di un gruppo di esseni spiegando che «presso di loro il matrimonio è spregiato». Ecco che cosa scrive questo autore:

«Merita inoltre tutta la nostra ammirazione il fatto che (gli esseni, nda) superino, quanto a rettitudine, tutti gli altri uomini che si dedicano alla pratica della virtù; e in tale misura che non si è mai visto alcuno, sia pure per breve tempo, né fra i greci né fra i barbari, che fosse in grado di resistere a lungo fra di loro. Il che è dovuto alla pratica che impone di condividere i loro beni personali; cosicché il ricco non gode della propria ricchezza più di quanto non ne goda chi non possiede nulla. Vi sono all’incirca quattromila uomini che vivono in questo modo, e né si sposano con donne né desiderano tenere servitori; dal momento che pensano che le prime portino gli uomini all’iniquità e i secondi siano fonte di discordie domestiche; ma, dato che vivono da soli, si assistono l’un l’altro».

E lo stesso Filone di Alessandria, filosofo ebreo del I secolo, esponente del sincretismo filosofico-religioso che tentava di conciliare la filosofia ebraica con il pensiero greco, parlando dei «terapeuti», afferma che essi amavano una vita libera da vincoli familiari: «Una volta dunque che si sono spogliati dei loro beni, non più schiavi di nessuno, fuggono senza voltarsi indietro dopo aver abbandonato i fratelli, i figli, le mogli, i genitori, la vasta parentela, la cerchia degli amici, la terra in cui furono generati e nutriti» (De vita contemplativa 18). Anche nel mondo greco, del resto, il celibato non era del tutto sconosciuto. Per esempio Epitteto, il filosofo greco rappresentante dello stoicismo (vissuto tra il 55 e il 135 dopo Cristo), lo considera una caratteristica del saggio: «Non è forse necessario che il cinico sia esente da distrazioni, completamente al servizio di Dio, per poter frequentare gli uomini senza essere legato a doveri privati né trattenuto da relazioni, trascurando le quali non potrebbe salvaguardarsi come uomo di perfetta virtù…».

Senza contare, poi, che lo stesso «precursore» di Gesù, Giovanni Battista, appariva un solitario che viveva lontano dai centri abitati e non aveva una famiglia. Osserva Giuseppe Barbaglio, nel libro Gesù ebreo di Galilea (EDB 2002, p. 129): «L’assenza di moglie e di figli (di Gesù, nda) trova la sua spiegazione più probabile nel fatto che egli non si era sposato. I vangeli sinottici, poi, parlano di donne che lo seguivano e ne menzionano anche, a volte, i nomi, ma di nessuna si dice che fosse sua moglie… Né mancano esegeti secondo i quali sarebbe stato in riferimento a se stesso che Gesù disse: “Ci sono eunuchi che così sono nati dal ventre della madre; ci sono eunuchi resi tali per mano umana; e ci sono eunuchi che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli” (Matteo 19,12). Non è escluso che così abbia risposto al motteggio di gente malevola che lo disprezzava, lui celibe, appunto come eunuco».

Per quanto riguarda la tradizione rabbinica, infine, se abbiamo la citazione di rabbi Eliezer ben Ircano, il quale paragona il non far figli all’omicidio, abbiamo anche l’eccezione di un altro rabbino, Simeon ben Azzai (contemporaneo del primo), che predicava il matrimonio e la procreazione ma non abbracciava questa condizione: «La mia anima è innamorata della Torà. Il mondo può essere portato avanti da altri». Dunque non possiamo assolutamente affermare che il celibato fosse una condizione inesistente all’epoca di Cristo e proprio nella giustificazione del rabbino ben Azzai, vale a dire un impegno totalizzante verso la parola di Dio che precludeva la vita matrimoniale, possiamo trovare un eco delle motivazioni che hanno spinto sia Giovanni Battista, sia Gesù a rimanere celibi.

«Se mettiamo in relazione tutte queste tendenze», ha scritto John P. Meier nel suo libro Un ebreo marginale (p. 338), «osserviamo che il I sec. d.C. era popolato da alcuni sorprendenti individui e gruppi celibi: alcuni esseni e qumraniani, i terapeuti, Giovanni Battista, Gesù, Paolo, Epitteto, Apollonio e vari cinici itineranti. Il celibato era sempre una scelta rara e talvolta sgradevole nel I sec. d.C. Era comunque una scelta fattibile». Piuttosto che andar dietro alle fantasticherie di Dan Brown, ci dovremmo invece domandare perché proprio il I secolo, in particolare, è stato segnato da un numero considerevole di celibi che hanno esercitato un’influenza nei movimenti religiosi e filosofici.

Insomma, conclude Meier, «i diversi contesti, prossimi e remoti, nel Nuovo Testamento e nel giudaismo, fanno della tesi che Gesù sia rimasto celibe per motivi religiosi l’ipotesi più probabile… Il silenzio totale su moglie e figli, in contesti in cui compaiono i suoi vari parenti, può ben indicare che non si sia mai sposato».

Quanto all’affermazione secondo la quale Gesù era un rabbino e come tale doveva essere sposato, bisogna precisare che gli apostoli lo chiamavano talvolta così non perché egli fosse stato ufficialmente investito della carica, quanto piuttosto perché rappresentava il loro «maestro». In effetti Luca, per definire il ruolo del Nazareno, usa proprio il termine di «maestro», non quello di rabbino. Il fatto che gli ebrei domandassero a Gesù in forza di quale autorità egli compisse certe azioni, sta proprio a indicare che Cristo non aveva alcuna carica precisa o pubblica nell’ambito del giudaismo dell’epoca. Anche questa obiezione, insomma, viene a cadere.

Aggiungiamo un’ulteriore considerazione basata sulla logica, traendola dal libro Contro il Codice da Vinci, di José Antonio Ullate Fabo (Sperling & Kupfer Editori, 2005, pp. 91-92). «Diamo per assodato ciò che sostiene Dan Brown e teniamo conto che i vangeli gnostici parlano anche del fatto che santa Maria Maddalena era una discepola del rabbino, cioè che conobbe Gesù quando erano entrambi adulti. Che senso avrebbe che Gesù fosse arrivato celibe ai trent’anni e si fosse sposato solo allora? Se davvero il celibato fosse stato uno scandalo insopportabile per gli ebrei, come sostengono i sapienti personaggi di Brown, quando Gesù fosse arrivato all’età giusta per prendere moglie san Giuseppe e la Vergine gli avrebbero trovato una ragazza di Nazaret, e si sarebbe sposato con lei prima dei diciotto anni, per esempio. La cosa assurda è voler vedere “sensato” il matrimonio con Maria Maddalena quando è la cosa più inverosimile».

A onor del vero, quando gli esegeti e i biblisti analizzano nei loro lavori lo «stato di famiglia» di Gesù, e si chiedono se egli fosse sposato, valutando i pro e i contro, e il «silenzio» in proposito delle fonti evangeliche, in nessun caso essi si spingono a ipotizzare come probabile o possibile un matrimonio con la Maddalena. Semplicemente per il fatto che se fosse stata lei la «moglie» di Cristo, i vangeli l’avrebbero citata come tale.

Dobbiamo in conclusione riportare un ultimo argomento, legato alla Prima lettera di Paolo ai Corinzi (9, 4-6), nella quale si legge: «Non abbiamo noi il diritto di mangiare e di bere? Non abbiamo noi il diritto di condurre con noi una donna sorella, come fanno gli altri apostoli, e i fratelli del Signore, e Pietro? Oppure soltanto io e Barnaba non abbiamo il diritto di dispensarci dal lavoro materiale per vivere?». In questa digressione, scrive Darrell L. Bock, «Paolo osserva che gli apostoli, i fratelli del Signore e Pietro avevano il diritto a una moglie. In altre parole, erano legittimati a sposarsi. Sarebbe stato semplice aggiungere che Gesù era sposato, se così fosse stato. L’argomento avrebbe suggellato la sua perorazione, senonché Paolo ignora il punto. Qualcuno potrebbe ribattere che egli nomina solo persone viventi. Ma la risposta a tale obiezione è che sta discutendo di diritti e di precedenti. Citare, per esempio, qualche predecessore sarebbe stato possibile e logico, se Gesù fosse stato sposato. La conclusione è che Paolo non ne fa menzione perché non avrebbe potuto. Il passo di 1 Corinzi 9 mostra che la Chiesa non era affatto imbarazzata nel rivelare che i suoi capi erano sposati, o nel suggerire che avevano il diritto di farlo. Lo stesso sarebbe accaduto per Gesù se fosse stato sposato. Difatti, se così fosse stato, Paolo non avrebbe avuto a disposizione un momento migliore per affermarlo».

Che cosa rimane, dunque, delle affermazioni contenute nel Codice da Vinci a proposito delle «nozze» di Gesù? Quale attendibilità hanno le tesi sostenute dal romanziere e da lui attinte, come abbiamo visto, da un libro pubblicato per la prima volta nel 1982?



http://apologetica.altervista.org/processo_codice_da_vinci_nozze.htm





Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gesu' maddalena nozze

permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 3:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
marzo        maggio

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte