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29 aprile 2009
Esegesi Gv 3,36
 

Esegesi Gv 3,36

 

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».”( Gv. 3, 36)

Dice s.Beda riferendosi a questo testo “Non debet hic intelligi fides quae verbo tenus tenetur, sed quae operibus adimpletur. La traduzione di questo testo è la seguente: non si deve intendere qui con il termine fede quella che si tiene solo con la parola ma quella che si compie con le opere

Quanto appena detto significa, più generalmente, che  laddove i testi biblici neotestamentari parlano di fede essi non si riferiscono, in molti casi, solo alla fede ma alla fede unita alla carità, cioè non si riferiscono alla fede informe  ma alla fede perfetta che è appunto unita alla carità. Questa è la fede che porta la salvezza e la vita eterna in noi: la fede unita alla carità. Senza la carità noi siamo nel peccato e nella dannazione, con la carità la grazia e la salvezza sono in noi. Occorre dunque stare molto attenti allorché si parla di fede nella Bibbia per distinguere bene se si sta trattando della fede perfetta(unita alla carità) o della fede informe; allorché troviamo espressioni che affermano la salvezza in relazione alla fede esse vanno intese nel senso che la fede unita alla carità è salvifica, perché la vita di Dio, la grazia, viene in noi con la carità: Dio, infatti, è carità e la carità fa che Dio viva in noi.

 

D. Tullio


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 29/4/2009 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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