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Articoli e Notizie sulla Religione Cristiana nel Mondo
CULTURA
7 giugno 2010
NELLA SINDONE LE TRE PROVE CHE DIO ESISTE
NELLA SINDONE LE TRE PROVE CHE DIO ESISTE
 
 
 
Di Antonio Socci- «Tutta la terra desidera il tuo volto». In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. È l’attrazione per colui che la Bibbia definiva «il più bello tra i figli dell’uomo«. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia.  

La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la s
ua ostensione. È “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa.

Sì, avete letto bene. Perché la sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei vangeli, ma documenta anche la sua resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme. Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua resurrezione. Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo.

Come nei vangeli

Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose.
Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret). Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore. Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore. Terza acquisizione certa, la più impressionante. Quel corpo – dopo quelle 36 ore – si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo.

Come fa la sindone a provare questo? Semplice. Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue. Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: «enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto». Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli. In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la resurrezione è il suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio. Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la resurrezione.
Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di «cieli nuovi e terra nuova».

La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la sua presenza fra i  suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi.
Ma la sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso).
È esattamente ciò che si riferisce nel vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla. Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile).

Non è riproducibile

La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce). Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso).
Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret. Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture.
Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.

www.antoniosocci.com

14/04/2010

 

 


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letteratura
9 novembre 2009
LETTERATURA: SARAMAGO, IL DIO DELLA BIBBIA E' CATTIVO E RANCOROSO
 

LETTERATURA: SARAMAGO, IL DIO DELLA BIBBIA E' CATTIVO E RANCOROSO

 
Lisbona, 22 ott. - (Adnkronos) - ''Il Dio della Bibbia e' vendicativo, rancoroso, cattivo e indegno di fiducia''. Cosi' lo scrittore portoghese Jose' Saramago, Premio Nobel della letteratura 1998, ha difeso il suo nuovo romanzo ''Caino'', arrivato nelle librerie portoghesi da un paio di giorni e subito stroncato dalla Chiesa lusitana. I vescovi portoghesi tramite il portavoce della conferenza episcopale nazionale, padre Manuel Morujao, hanno accusato, lunedi' scorso, lo scrittore di offendere milioni di cattolici in tutto il mondo e al tempo stesso hanno denunciato ''un'operazione pubblicitaria'' per promuovere il libro che propone una rilettura ''irriverente se non oltraggiosa'' dell'episodio biblico dell'uccisione di Caino, primogenito di Adamo ed Eva, da parte del fratello Abele. In una conferenza stampa a Lisbona, Jose' Saramago, 86 anni, ha replicato ai vertici della Chiesa accusandoli di suscitare ''nuovi odii'' e di alimentare ''rancori, incomprensioni e resistenze''. ''Nella Bibbia - ha detto tra l'altro lo scrittore portoghese che si dichiara ateo e comunista - si narrano crudelta', incesti, violenze di ogni genere, carneficine. Tutto cio' e' incontestabile, ma e' bastato che lo dicessi io, per suscitare una polemica''. ''La Chiesa - ha aggiunto Saramago - vorrebbe piazzare un teologo dietro ciascun lettore della Bibbia per spiegargli cio' che sta leggendo e sostenere che quello che legge va interpretato in modo simbolico''. Ma ''il diritto di riflettere appartiene a ciascun individuo'', ha dichiarato Saramago, denunciando ''l'intolleranza delle religioni organizzate''. Gli attacchi della Chiesa al Premio Nobel vengono ormai da lontano. Nel 1992, dopo lo scandalo suscitato in Portogallo dall'uscita di ''Il vangelo secondo Gesu' Cristo'', Jose Saramago' lascio' il suo paese per stabilirsi a Lanzarote nell'arcipelago spagnolo delle isole Canarie, dove tuttora risiede. In quel romanzo, Saramago racconta che Gesu' perse la sua verginita' con Maria Maddalena, venendo utilizzato da Dio per dominare il mondo.
 
 
 

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CULTURA
9 novembre 2009
Gesù, Messia e Figlio di Dio
 

LA STORICITÀ DI GESÙ

Gesù, Messia e Figlio di Dio

 

Per riprendere il cammino

LA DOMANDA FONDAMENTALE – Nell’affrontare la vicenda storica di Gesù, così come è narrata nei Vangeli, più volte ci siamo incontrati con la domanda: chi è dunque Gesù? La sua personalità singolare e sorprendente, la sua predicazione, i gesti da lui compiuti e, in particolare, la modalità della sua morte violenta, spingono a chiedersi: chi è realmente questo personaggio? Il fatto che sia stato identificato dai suoi discepoli e dalla primitiva comunità cristiana come Messia e Figlio di Dio è attendibile?

IL PROBLEMA – Questo è il problema che vogliamo affrontare: Gesù ha realmente affermato, nella sua vita terrena, di essere Messia e Figlio di Dio, oppure tale affermazione non è sua ma è stata messa sulla sua bocca dalla primitiva comunità cristiana? Siamo ricondotti, ancora una volta, al problema della credibilità storica dei vangeli: per dare risposta a una simile domanda, è necessario interrogarsi sulle caratteristiche della primitiva comunità cristiane e sulle modalità con cui il messaggio di Gesù è stato trasmesso.

 

La formazione dei vangeli e la loro credibilità

ALCUNE CERTEZZE MESSE IN DUBBIO – Fino a metà del secolo scorso la credibilità storica dei vangeli non era mai stata messa seriamente in discussione. Si riteneva che questi testi risalivano ad autori sicuri (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), che avevano conosciuto da vicino i fatti di cui parlavano e non avevano motivi per ingannare i loro ascoltatori. In seguito, però, la scoperta che i vangeli non sono una registrazione immediata di ciò che è avvenuto Luca e Marco non sono testimoni oculari), ma sono passati attraverso un processo di formazione (iniziato con la predicazione orale) ha fatto sorgere dei dubbi, accentuati dal fatto che questi testi sono chiaramente opera di credenti, i quali cercano di persuadere e istruire altri.

LA COMUNITA DI VITA DI GESÙ CON I DOCICI – Durante la sua vita terrena, Gesù aveva raccolto attorno a sé dei discepoli: non si è presentato in Israele come un profeta isolato, ma come un maestro, anche se originale. Contrariamente a quanto avveniva a quel tempo, quando erano le persone che desideravano dedicarsi allo studio della Legge a scegliersi i loro maestri tra i rabbì più noti e autorevoli, Gesù scelse lui stesso i suoi discepoli (i Dodici) nella cerchia più larga di persone che lo seguivano (tra cui non poche donne). Questa comunità di vita di Gesù con i Dodici è già tale, da sola, da favorire il sorgere di tradizioni sull’insegnamento di Gesù. Essa crea quel contatto familiare e quotidiano che fa assimilare in modo profondo le idee e i principi del maestro.

Ma c’è in Gesù una qualità particolare che favorisce ancora di più l’imprimersi dei ricordi. Il suo insegnamento non è di carattere puramente progressivo e teorico (come in una scuola), ma pratico e occasionale, legato alle circostanze della vita quotidiana, fatto di parole brevi e penetranti, espresso in formule originali e talora paradossali (non con un linguaggio astruso e incolore). Con molta probabilità, secondo il metodo comune ai maestri religiosi di allora, Gesù ripeteva più volte lo stesso insegnamento e anche la forma letteraria utilizzata era tale da facilitare l’apprendimento (ad esempio l’andamento ritmico delle frasi, l’uso di antitesi frequenti, le immagini prese dalla vita vissuta). Infine, la comunità di vita dei discepoli con il maestro, i fatti drammatici cui parteciparono insieme e soprattutto i momenti della passione, si impressero nella loro mente con quella intensità con cui si imprimono in noi quegli episodi di cui abbiamo particolarmente goduto o sofferto.

LA PREDICAZIONE DEGLI APOSTOLI – Nei Vangeli possiamo dunque risentire il timbro genuino di molte parole di Gesù. Ma tra la comunità di vita di Gesù con i Dodici e la stesura dei vangeli che noi possediamo c’è di mezzo un periodo abbastanza lungo (circa 30 anni): quello della primitiva predicazione. Quali caratteristiche aveva tale predicazione? Ha potuto cambiare l’insegnamento originale o inventare qualcosa?

  1. Prima di tutto si tratta di una predicazione che non si appoggia sulla fantasia o sul sentito dire, ma che voleva essere storicamente fondata, cioè riportare i fatti e i detti di Gesù così come i testimoni degni di fede li avevano percepiti.
  2. In secondo luogo, non si tratta di una predicazione lasciata alla libera iniziativa di chiunque, tanto meno di fanatici. Essa era rigorosamente riservata agli apostoli e a coloro che avevano ricevuto da essi il mandato di predicare. Le notizia che si tramandavano si Gesù erano quindi parte di una predicazione organizzata e controllata.
  3. Per di più, l’ambiente a cui gli Apostoli affidano la trasmissione del messaggio evangelico era un ambiente che dava grande valore alla “tradizione”. Proprio la tradizione orale garantisce la fedeltà nella trasmissione dei ricordi su Gesù ancor più di una registrazione meccanica che fissa il timbro di voce ma non riproduce l’anima.
  4. Evidentemente, questa predicazione apostolica era una predicazione “viva”. Pur mantenendosi fedelissima al messaggio di Gesù, essa poteva – come ogni predicazione – permettersi di adattare all’uditorio ciò che doveva essere detto. Proprio questa possibilità di adattamento garantiva la fedeltà al messaggio, affinché esso non restasse pura lettera, ma fosse inteso secondo il suo vero spirito. Inoltre, è una predicazione viva perché non si limita a ripetere materialmente le parole dei testimoni, ma è sorretta dalla fede nella risurrezione di Gesù (che permette di comprendere meglio il significato della sua vicenda storica) e dall’azione dello Spirito, espressamente promesso da Gesù.

GLI EVANGELISTI SCRIVONO – La predicazione primitiva, che viene chiamata anche il “vangelo orale”, ad un certo punto viene messa per iscritto. E’ una esigenza della comunità, sia per tornare sopra con più agio a quanto veniva trasmesso, sia per formare con più facilità nuovi predicatori. Se i testi che noi possediamo sono dunque scritti da credenti, ciò non toglie la certezza del loro valore storico, anzi, ne è una conferma: proprio perché scritti da persone che aderivano a Gesù, i vangeli e gli scritti del Nuovo Testamento mostrano la preoccupazione di riferire accuratamente i suoi fatti e le sue parole.

 

Possibilità di una frode

Abbiamo a questo punto, la certezza morale – l’unica che si può avere in campo storico – che i vangeli riportano sostanzialmente quanto ha detto e fatto Gesù di Nazareth, e quindi anche la sua affermazione di essere Messia (crocifisso) e Figlio (di Dio), sia pure espressa in maniera velata e allusiva (confermando le parole di altri e parlando di sé come del “Figlio dell’uomo”). Ci si può chiedere a questo punto se – nonostante quello che si è detto – non siano stati altri ad attribuire a Gesù i caratteri di Messia e di Figlio di Dio. Ciò non è storicamente possibile! Infatti, i primi che hanno creduto a Gesù Messia e Figlio di Dio erano ebrei, e quindi rigidi monoteisti, che mai avrebbero potuto pensare di dare a JHWH un figlio: se lo confessano, è perché Gesù stesso lo ha affermato. Inoltre, in quanto ebrei aspettavano il Messia davidico, glorioso e potente, e mai avrebbero creduto in Gesù, il Messia crocifisso, se Gesù non avesse spiegato loro tale messianicità.

Taluni asseriscono che sia stato Paolo di Tarso a fare di Gesù il Figlio di Dio; ma si deve ricordare che egli era un pio ebreo, della setta dei farisei, e aveva approvato l’uccisione di Stefano proprio perché questi, dinanzi al sinedrio, aveva confessato la divinità di Gesù. Alcuni hanno affermato che sono state le comunità ellenistiche a fare di Gesù un “uomo divino”, un “Figlio di Dio”, sull’esempio dei “semidei” che erano uomini divinizzati nella mitologia greca. In realtà, le comunità cristiane ellenistiche sono fondate e dirette da ebrei, come Paolo e Barnaba, e fin dal principio adorano Gesù come Figlio di Dio, Signore e Salvatore. Ora è impensabile che Paolo, da cristiano di origine ebraica qual era, assumesse dalla mitologia greca l’idea di “uomo divino” per attribuirla a Gesù. Gesù, dunque, ha parlato di sé come “Messia” e “Figlio di Dio”. Perché?

 

Gesù è stato sincero?

Gesù si è proclamato Messia e Figlio di Dio. Ha dunque avuto la piena e chiara coscienza di non essere semplicemente uomo, ma di essere il Messia promesso a Israele e, ancor più, di essere il Figlio, di avere cioè nei confronti di Dio un rapporto di figliolanza così singolare da poterlo chiamare “abbà” (Padre). Di fronte a questo fatto si pongono due domande.

CONTRO OGNI IPOCRISIA – Ciò che maggiormente risalta della personalità di Gesù, infatti, è la sua sincerità e ciò che egli ha maggiormente in orrore è l’ipocrisia e la menzogna. Gli stessi suoi avversari riconoscono la sua sincerità: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio” (Mc 12,14). Gesù smaschera con durezza ogni ipocrisia, dovunque essa si trovi e comunque si esprima, in particolare in campo religioso. Parrebbe impensabile che egli stesso sia caduto in ciò che così duramente condanna: che quindi sia stato insincero e ipocrita. Una simile evenienza è contro le leggi più elementari della psicologia. Del resto, i suoi avversari lo accusano di molte trasgressioni, ma non di essere falso e insincero.

SENZA CERCARE IL PROPRIO INTERESSE – Che Gesù, non solo nel comportamento esteriore, ma anche nel suo intimo, sia profondamente sincero e non cerchi di ingannare i suoi interlocutori lo mostra il fatto che egli non cerca il successo, il potere, la gloria e tanto meno il denaro. Non approfitta del successo riscosso tra le folle nei primi tempi della sua predicazione, stronca ogni entusiasmo messianico e proibisce di parlare di quanto egli ha fatto a favore dei malati. Gesù impone il segreto sulla sua persona tanto alle persone da lui guarite quanto ai discepoli che lo seguono, non volendo far credere loro di essere ciò che egli non era e non voleva essere, cioè un Messia “politico”, lungamente atteso da tutto Israele.

FINO ALLA MORTE – Ma non è tutto. La sua sincerità porta Gesù all’apparente fallimento della sua missione e alla morte. Egli lo sa e lo accetta. Potrebbe evitare questo tragico destino, ma solo a costo di essere insincero e falso, di non dire la verità, di mentire a se stesso e agli altri. All’inizio del suo ministero le folle gli corrono dietro: sono affascinate dalla sua parola e soprattutto dai segni che compie. Ma presto si manifesta fra lui e le folle una profonda incomprensione: le folle non accolgono il suo vangelo e l’invito alla conversione, ma cercano solo benefici materiali.

Ad un certo punto Gesù si distacca dalle folle che si diradano attorno a lui, deluse del fatto che egli non corrisponde alle loro attese, per consacrarsi all’istruzione e alla formazione dei pochi discepoli che gli rimangono fedeli, ma tra i quali non manca di serpeggiare una certa delusione, che a un certo momento sfocerà in un vero e proprio abbandono. Anche gli scribi e i farisei al principio non nutrono particolare avversione nei suoi riguardi, ma Gesù non cerca di accattivarsi il loro animo, anzi entra spesso in polemica con alcuni di loro, senza cercare facili accordi. Ma la sincerità di Gesù appare nella maniera più chiara e più forte quando compare di fronte al Sinedrio ebraico per essere giudicato. Pur sapendo di andare incontro alla morte, non retrocede.

GESÙ POTREBBE ESSERSI INGANNATO – Da quanto detto, non possiamo dubitare della sincerità di Gesù. Nasce però un secondo problema: se Gesù è stato assolutamente sincero e se non ha avuto la minima intenzione e volontà di ingannare, si può affermare con certezza che egli stesso non si sia ingannato, credendo di essere il Messia e il Figlio di Dio, mentre in realtà non lo era? Si può escludere che Gesù sia stato un “esaltato” in campo religioso, una persona affetta da megalomania religiosa, come ce ne sono stati tanti nel passato e ce ne sono ancora oggi? Per risolvere questo problema bisogna esaminare lo stato di salute fisica e mentale di Gesù.

LO STATO DI SALUTE FISICA DI GESÙ – Quanto allo stato di salute fisica, nei Vangeli non se ne parla direttamente. Non si parla mai, certo, di malattie di cui Gesù avrebbe sofferto; ma ciò è solo un indizio del suo buono stato di salute fisica, non però un argomento. Tuttavia Matteo ricorda che Gesù, guarendo i malati, ha adempiuto l profezia di Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17). Se Gesù fosse stato malato, l’evangelista avrebbe visto la realizzazione di tale profezia non nel fatto che Gesù ha preso su di sé, guarendole, le malattie degli altri, ma che, malato egli stesso, ha partecipato alla condizione umana, spesso toccata dalla malattia, e in tal modo ha caricato sulle sue spalle il male del mondo. Ad ogni modo, l’argomento più forte che si può portare a favore della perfetta sanità fisica di Gesù è l’enorme mole di lavoro apostolico che egli ha svolto nella sua vita, in condizioni di estremo disagio fisico e spirituale. Per oltre due anni ha condotto una vita itinerante, con giornate di intenso lavoro, passano spesso le notti in preghiera, senza avere a volte il tempo (né lui né i discepoli) di mangiare, tenuto d’occhio e quasi braccato dai suoi avversari.

LO STATO DI SANITA MENTALE DI GESÙ – Anche su questo punto i Vangeli non forniscono nessuna testimonianza diretta. Abbiamo però molti indizi indiretti che ci portano a concludere che Gesù ha goduto di una perfetta sanità mentale. Anzitutto, manca in lui ogni segno di esaltazione religiosa o che potrebbe far pensare a ciò. La sua religiosità è intima, profonda: frequenta come ogni pio ebreo la sinagoga, dove ogni tanto gli chiedono di leggere e di spiegare le Scritture, ma soprattutto ama la preghiera silenziosa e nascosta. Ed è ciò che insegna anche ai suoi discepoli. Non si notano in lui fenomeni di ordine mistico, come estasi, rapimenti, visioni di Dio o di esseri soprannaturali.

IL SANO REALISMO DI GESÙ – Ciò che meglio dimostra la sanità mentale di Gesù è il suo realismo. Gesù è tutt’altro che un sognatore. Ha invece i piedi ben piantati per terra. Non si fa perciò illusioni né sulle persone, né sul successo della sua predicazione, né sul suo destino finale che sarà un destino di morte. Certamente non è un pessimista, perché sa vedere, in particolare nei poveri, nei semplici e nei bambini, un’apertura a Dio, una disponibilità ad accogliere il suo messaggio, così come vede nei peccatori, nei pubblicani e nelle prostitute un cuore capace di aprirsi alla salvezza. Tuttavia, senza essere pessimista, è realista: egli sa che cosa c’è nel cuore dell’uomo (cfr. Gv 2,23-25). Questo realismo gli fa subito comprendere che la sua predicazione è destinata all’insuccesso (cfr. Mc 6,4). Non si fa perciò illusioni quando vede folle immense che si accalcano attorno a lui e neppure si fa illusioni sulla fedeltà dei suoi discepoli (cfr. Gv 6,64). Soprattutto Gesù non si fa illusioni su quale sarà il suo destino. Egli sente che la diffidenza che scribi e farisei nutrono nei suoi riguardi all’inizio del suo ministero, per il fatto che il suo modo di insegnare si discosta da quello tradizionale, si tramuterà presto in odio mortale.

 

Una conclusione ragionevole

Gesù dunque è veramente il Messia e il Figlio di Dio? Per quanto incredibile ciò possa sembrare, abbiamo valide ragioni per dire di sì. Non sono ragioni che “costringono” a compiere l’atto di fede, perché questo rimane sempre un atto libero dell’uomo che risponde all’invito di Dio. Sono però ragioni serie, le quali mostrano che l’atto libero di fede è ragionevole, è fondato su motivi validi.

Tale affermazione ha poi avuto “conferma” nella vittoria sulla morte. Ed è quanto vedremo.

http://holy.harmoniae.com/gesu_09_messia.htm


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CULTURA
18 settembre 2009
Dio è la sua legge
 

Dio è la sua legge

 

 

 

Dice san Paolo nella sua Lettera ai Romani (13,10): "(...) pieno compimento della legge è l'amore". Riflettiamo su queste parole.

 

Secondo la filosofia naturale e cristiana Dio non è al di là del bene e del male, ma è il Bene: la sua natura s’identifica con il Bene ed è costitutivamente buona. Molti sono portati a pensare alla creazione in un certo modo, ovvero che Dio, dopo aver creato l’uomo, si sia messo a riflettere: E adesso come lo faccio comportare? Gli do la possibilità di rubare o di non rubare, di dire le bugie o di non dire le bugie… Ora, se le cose fossero andate in questo modo, il bene sarebbe stato il male e il male il bene. Invece le cose non sono andate così. Dio non poteva non dire all'uomo "non rubare" o "non dire falsa testimonianza", perché la sua natura è "non rubare" e "non dire falsa testimonianza",  in quanto –come abbiamo detto prima- la sua natura è il bene.

 

Ecco perché la migliore definizione dei Comandamenti è questa: essi sono la natura di Dio codificata per la vita quotidiana degli uomini.

 

Da tutto questo si capisce una cosa molto importante: dal momento che la Legge di Dio s'identifica con la natura di Dio, accettare la Legge di Dio vuol dire abbracciare Dio stesso.

 

Molte volte si sente porre questo tipo di domanda: ma perché, per scegliere ed amare Dio, bisogna per forza rispettare delle norme morali? Indubbiamente si può rispondere a questa domanda dicendo che un amore che non diventi condivisione di volontà non può essere amore; per cui non si può amare Dio se non si aderisce alla sua volontà. E’ un argomento ottimo e vero, non c’è che dire. Ma ci si dimentica che il Cristianesimo offre anche un altro tipo di risposta, molto più persuasiva. Ovvero quello che abbiamo detto prima: la Legge di Dio è la sua stessa natura, per cui rispettare la Legge di Dio vuol dire di fatto abbracciarlo. E cosa ancora più decisiva: non è possibile abbracciare Dio se non si accetta e non si vive la Sua Legge.

 

Da ciò si capiscono ancora due cose: che il Cristianesimo non può essere ridotto né ad intellettualismo né a moralismo.  

 

Il Cristianesimo, infatti, rifugge qualsiasi tipo d'impostazione gnostica, per cui aderire a Dio non significa semplicemente conoscerlo o condividere le Sue idee (e quindi cadere in un’adesione esclusivamente intellettuale), ma abbracciare la Sua volontà e la Sua natura. Qui c’è da fare una precisazione. Abbiamo parlato della volontà di Dio e della Sua natura, ovvero che la volontà di Dio è parte integrante della Sua natura. Vi chiederete il perché di tale precisazione. Ve lo diciamo subito. Purtroppo nel corso della storia c’è stato qualcuno che ha voluto sganciare la volontà di Dio dalla Sua natura, arrivando a concepire Dio solo come volontà, giungendo pertanto ad ammettere non solo la possibilità che Dio possa contraddirsi ma anche che in Dio stesso vi sia la contraddizione. Dire invece che la volontà di Dio è ancorata alla Sua natura, vuol dire affermare che è ancorata alla natura razionale di Dio. Essendo Dio assoluta perfezione, tale natura non può avere in sé la contraddizione, dunque la volontà di Dio non può essere contraddittoria.

 

La seconda cosa che si capisce dal fatto che non è possibile abbracciare Dio se non si accetta e non si vive la Sua legge è che il Cristianesimo è lontano da qualsiasi deriva moralistica, deriva che conduce a ritenere il rispetto della legge come fine a se stesso. Per trascorsi scolastici, molti ricorderanno la filosofia di Kant. Ebbene, questo filosofo (che tanti guasti ha causato), parlando dell’etica, ha affermato che la cosiddetta morale deontologica sarebbe superiore a quella teolologica. La morale deontologica è quella per cui l’agire morale deve essere compiuto indipendentemente del fine: insomma, il bene andrebbe compiuto non in quanto procura una ricompensa successiva, per esempio la felicità, ma perché moralmente è giusto che lo si compia. La morale teolologica è invece quella indirizzata ad un fine ben preciso, appunto il raggiungimento della felicità: il bene va compiuto non in se stesso ma in quanto rimanda al possesso della verità e quindi dell’autentica felicità. E’ ovvio che il Cristianesimo faccia proprio la morale teolologica e non quella deontologica; mentre la modernità, nel suo scetticismo e indifferentismo religioso, non poteva non fare propria la prospettiva kantiana. Da qui, da una parte, il fallimento dell’autorità morale nella pedagogia moderna; dall’altra, l’accusa alla morale religiosa di “moralismo”, ovvero l’incapacità di capire perché la scelta di Dio debba accompagnarsi con il rispetto della Sua Legge. Ebbene, la teologia cattolica fa capire che così non è: la Legge di Dio è la Sua Natura; e –anzi- capovolge i termini della questione, indicando giustamente come moralista la posizione di chi è chiamato a rispettare la legge morale senza conoscerne né il fondamento né tantomeno il fine. Il moralismo non si misura dal numero delle rinunce (per cui più si mettono “paletti” nella propria vita, più si è moralisti), bensì dal numero delle motivazioni che sono alla base della rinuncia. Facciamo un esempio. Un ateo decide di non rubare. Decide di farlo per: 1.rispettare la roba degli altri, 2.per non andare in galera. Un credente che decide di non rubare avrà invece questi motivi: 1.rispettare la Legge di Dio, 2.rispettare la roba degli altri, 3.non andare in galera. Ebbene, il comportamento del credente sarà meno moralistico, in quanto egli, avendo una motivazione in più, riuscirà a dare più senso al suo sforzo di volontà. Quello dell’ateo, invece, avendo una motivazione in meno, avrà bisogno di uno sforzo di volontà maggiore, cadendo pertanto nel moralismo. 

   

Adesso rileggiamo le parole di san Paolo da cui siamo partiti: "pieno compimento della legge è l'amore". Pensiamo che il senso ora sia più chiaro.

 


Per leggere, o eventualmente scaricare le circolari precedenti, si può andare al sito de Il Cammino dei Tre Sentieri (www.itresentieri.it).

Si informa inoltre che si può visitare il sito degli Studi apologetici Joseph oboedientissimus (www.studiapologeticijo.com), editrice legata al Cammino dei Tre Sentieri.


 


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CULTURA
18 settembre 2009
LO STESSO DIO NELLA SACRA BIBBIA
 
Molti pensano che il.Dio del Vecchio Testameno è diverso da quello
del Nuovo Testamento, è mentre il primo è troppo severo il secondo
è pieno di misericordia.
Questi non conoscono le Sacre Scritture, infati nel Nuovo Testamento
non c'è solo amore, carità, umiltà, e misericordia, no, ma c'è anche
la spada della giustizia con i castighi divini.
 
Gesù spesso dimostra la sua severità, ecco alcuni esempi.
Dal Vangelo secondo Matteo :21,12-22
 

I venditori cacciati dal tempio

[12]Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere;

 rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe [13]e disse loro: «La Scrittura dice:

La mia casa sarà chiamata casa di preghiera
ma voi ne fate una spelonca di ladri».

[14]Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì. [15]Ma i sommi sacerdoti e gli scribi,

 vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide»,

si sdegnarono [16]e gli dissero: «Non senti quello che dicono?». Gesù rispose loro: «Sì, non avete mai letto:

Dalla bocca dei bambini e dei lattanti
ti sei procurata una lode?».

[17]E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

Il fico sterile e seccato. Fede e preghiera

[18]La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. [19]Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò,

ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te». E subito quel fico si seccò.

 [20]Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai il fico si è seccato immediatamente?».

[21]Rispose Gesù: «In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico,

ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. [22]E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

Ecco un altro eempio della severità di Gesu'.

Atti degli Apostoli : 9,1-8

 

La vocazione di Saulo

[1]Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore,

si presentò al sommo sacerdote [2]e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere

autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo,

che avesse trovati. [3]E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco,

 all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo [4]e cadendo a terra udì una voce che gli diceva:

 «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». [5]Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!

[6]Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». [7]Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano

 fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. [8]Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla.

Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, [9]dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.

Ora alcuni esempi riguardo agli Apostoli:

Atti degli Apostoli: 5,1-11.

 

La frode di Anania e di Saffira

[1]Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere [2]e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo

con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. [3]Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai satana

si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno?

[4]Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione?

Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». [5]All'udire queste parole,

Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. [6]Si alzarono allora i più giovani e,

avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono.

[7]Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. [8]Pietro le chiese:

«Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a tanto». [9]Allora Pietro le disse:

«Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro

che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te». [10]D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò.

 Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito.

 [11]E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.

ATTI degli Apostoli :13,6-12.

 [6]Attraversata tutta l'isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo,

 di nome Bar-Iesus, [7]al seguito del proconsole Sergio Paolo, persona di senno,

 che aveva fatto chiamare a sé Barnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio.

 [8]Ma Elimas, il mago, - ciò infatti significa il suo nome - faceva loro opposizione cercando

 di distogliere il proconsole dalla fede. [9]Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo,

 fissò gli occhi su di lui e disse: [10]«O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo,

nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore?

[11]Ecco la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole».

 Di colpo piombò su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano.

 [12]Quando vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dalla dottrina del Signore.

 

 CENTRO ANTI-BLASFEMIA
Eldomobarlion


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CULTURA
18 settembre 2009
Perchè Dio nel Vecchio Testamento è vendicativo e nel Nuovo predica l’amore e la misericordia attraverso Gesù?
 

Perchè Dio nel Vecchio Testamento è vendicativo e nel Nuovo predica l’amore e la misericordia attraverso Gesù? Ha cambiato idea? Ha capito di aver sbagliato modo di educare gli uomini? Se è così, dunque Dio è imperfetto?

Dio non è “vendicativo” solo nell’Antico Testamento, ma anche nel Nuovo, mai letta l’apocalisse?
Dio non è amorevole solo nel Nuovo e non nell’Antico e per saperlo, anche in questo caso, dovresti leggerlo personalmente nella Bibbia e non per sentito dire.
Quando Gesù disse ama il tuo prossimo come te stesso era in contraddizione con l’Antico Testamento?

Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il SIGNORE. (Levitico 19:18)

«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. (Matteo 5:17)

Quello che tu non riesci a conciliare sono due aspetti: la giustizia di Dio e l’Amore di Dio.
Secondo te non è possibile che un uomo possa essere amorevole e giusto?
Un giudice che non fa scontare la pena a un pedofilo e lo lascia in libertà è amorevole?
Allo stesso modo, Dio è amorevole, ma anche giusto.
La Sua giustizia si manifesta mettendo giustizia laddove l’uomo è stato ingiusto. Il Suo amore si manifesta nella pazienza che Ha nel non adempiere la Sua giustizia immediatamente, ma lascia all’uomo un tempo (l’intera sua vita) per convertirsi dalla Sua via.
Dopo di che Egli attuerà la sua giustizia con chi non ha voluto convertirsi dalle sue opere malvagie, ma nel frattempo il Suo amore con chi, come me, riconosce di essere peccatore e che qualcuno ha pagato al suo posto.
Perchè qualcuno ha dovuto pagare al mio posto?
Perchè Dio è amore!
Perchè chi ha pagato è stato Suo figlio?
Perchè Dio è giusto!

Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8)

Dio ti benedica!

 

http://rispostebibbia.com/2008/06/05/perche-dio-nel-vecchio-testamento-e-vendicativo-e-nel-nuovo-predica-lamore-e-la-misericordia-attraverso-gesu-ha-cambiato-idea-ha-capito-di-aver-sbagliato-modo-di-educare-gli-uomini-se-e-cosi-dun/


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CULTURA
29 aprile 2009
DOVE ERA DIO DURANTE IL TERREMOTO?
 

Ho sentito dire che qualcuno si è chiesto dove era Dio durante il terremoto dell’Aquila.

Addirittura sembra che qualcuno abbia perso la fede a causa di questo cataclisma.

Io mi chiedo: c’era veramente una fede radicata in coloro che hanno perso la loro fede  a causa del terremoto dell’Aquila? Era gente ben formata nella fede, questa? …..la risposta diretta che mi viene è la seguente: normalmente chi perde la fede a causa della sofferenza non aveva una fede veramente profonda.

La fede non è sentimento, stiamo bene attenti, la fede è intelligenza e volontà; la fede non si nutre di comodità o di benessere, si nutre di preghiera, di meditazione della Passione, di digiuno, di umiltà, di Sacramenti degnamente ricevuti……

La fede nasce e cresce all’ombra della Croce e della Risurrezione ….la fede sa che Dio non voleva la morte per l’uomo, la morte è stata causata da noi uomini, con il peccato, ….la fede sa che Dio non voleva la sofferenza, la sofferenza è stata causata dal peccato …..la fede sa che il più grande dono che Dio ci fa è la Croce ………la fede sa che l’Amore di Dio sta nel fatto che Lui ci vuole donare una eternità beata, dopo la morte ….la fede sa che la morte non è il momento più brutto della vita ma il più bello ….

Allora…che fede era quella di coloro che sono diventati increduli dopo il terremoto dell’Aquila? ….Io temo che quella, nella grandissima maggioranza dei casi, era una parvenza di fede ….era una fede umanizzata e paralizzata, era una fede distorta, che non ha saputo leggere rettamente gli eventi. Invece di prendersela con sé stessi e con il peccato, convertendosi, queste persone se la sono presa con Dio…… Sono caduti molto stoltamente nella trappola di satana che, come sapete, tende a rovesciare radicalmente la realtà per farci pensare che essa sia il contrario di ciò che realmente è……

Stiamo dunque bene attenti quando incontriamo persone che dicono di credere, verifichiamo bene che la loro fede sia reale e non un sentimento vago. Se verifichiamo che la loro fede è un sentimento avvertiamoli, svegliamoli, scuotiamoli, illuiminamoli prima che sia troppo tardi.

Dove era Dio durante il terremoto? Era nel cuore della gente per sostenerla, era negli eventi, per mettere noi uomini alla prova, era nei buoni che hanno rischiato per aiutare gli altri …..Dio era ed è più reale e più presente di tutto ….. La vera domanda da porsi è: dove erano e dove sono le menti e i cuori degli uomini ? …..la risposta pare che debba essere la seguente: i cuori degli uomini, in gran parte, erano e sono nel nulla del peccato, perciò arrivavano e arrivano a chiedersi dove era Dio durante il terremoto …..Solo una mente ottenebrata può chiedersi dove sia Colui che è, dovunque, super presente ….

 

 E poi, carissimi, rendiamoci sempre bene conto che il silenzio di Dio non esiste ……esiste invece la durezza dell’uomo e la sua sordità alle parole e alle verità che Dio continuamente insegna attraverso la sua Chiesa……Dio parla continuamente attraverso il vangelo, attraverso i buoni sacerdoti, vescovi etc. …Dio parla attraverso il Papa ……se gli uomini non vogliono ascoltare abbiano almeno l’onestà di dire che sono loro stessi, con la loro sordità, la causa dei loro mali……

 

 

Perché Dio non ascolta le mie preghiere?

 

Risposta: Dio “obbedisce” a chi gli obbedisce; la Madonna ha obbedito pienamente a Dio e perciò è Mediatrice di tutte le grazie ….

 

 

..e tu? …..è chiaro che se continui a disobbedirgli, Lo invocherai ma Lui non ti risponderà ……….

 

Qualche idea per farti arrivare alla perfetta obbedinza  ….

 

perché non ti trovi un confessore stabile e un direttore spirituale che possano guidarti e a cui tu puoi obbedire? I santi sono diventati tali anche attraverso l’umile obbedienza al direttore spirituale ….

 

..

Considera che Dio ascolta soprattutto le preghiere degli umili ….e la vita di umiltà consiste in ciò che dico qui di seguito ….

 

 

§. I. PRATICA DELL'UMILTÀ

 

Chi non è umile, non può piacere a Dio, il quale non può soffrire i superbi. Egli ha promesso di esaudir chi lo prega, ma se lo prega un superbo, il Signore non l'esaudisce; agli umili all'incontro diffonde le sue grazie: "Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam" (Iac. 4. 6). L'umiltà si distingue in umiltà d'"affetto" ed umiltà di "volontà". L'umiltà d'affetto consiste nel tenerci noi per quelli miseri che siamo, che niente sappiamo e niente possiamo, se non far male. Quanto abbiamo e facciamo di bene, tutto viene da Dio. Veniamo alla pratica. In quanto all'umiltà d'affetto dunque, per I. non mettiamo mai confidenza alle nostre forze ed a'1 nostri propositi; ma diffidiamo e temiamo sempre di noi. "Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 12).2 Dicea S. Filippo Neri:3 "Chi non teme, è caduto". Per 2. non ci gloriamo mai delle cose nostre, come de' nostri talenti, delle nostre azioni, della nostra nascita, de' nostri parenti e simili. Perciò è bene che non parliamo mai dell'opere

 nostre, se non per dire i nostri difetti. Ed il meglio è non parlar mai di noi, né di bene, né di male: perché anche nel dirne male, sorge spesso in noi la vanagloria d'esser lodati, o almeno d'esser tenuti per umili, sicché l'umiltà si riduce a superbia.

 

Per 3. non ci sdegniamo con noi stessi dopo il difetto. Ciò non è umiltà, ma superbia, ed è anche arte del demonio per farci diffidar

- 300 -

 

in tutto e lasciar la buona vita. Quando ci vediamo caduti, diciamo come dicea S. Caterina da Genova:4 "Signore, questi sono i frutti dell'orto mio". Allora umiliamoci e subito rialziamoci dal difetto commesso con un atto d'amore e di dolore, proponendo di più non ricadervi e confidando nell'aiuto di Dio. E se per disgrazia ritorniamo a cadervi, sempre facciamo così. Per 4. vedendo le cadute degli altri, non ce ne ammiriamo; ma compatiamoli e ringraziamo Dio, pregandolo a tenerci le mani sopra; altrimenti il Signore ci punirà con permettere che cadiamo negli stessi peccati e forse peggiori di quelli. Per 5. stimiamoci sempre i maggiori peccatori del mondo; e ciò quantunque sapessimo che altri abbiano più peccati de' nostri; poiché le nostre colpe commesse dopo tanti lumi e grazie divine peseranno più avanti a Dio, che le colpe degli altri, benché in maggior numero. Scrive S. Teresa:5 "Non credere d'aver fatto profitto nella perfezione, se non ti tieni per lo peggiore di tutti, e non desideri d'esser posposto a tutti".

 

L'umiltà poi di "volontà" consiste nel compiacerci d'essere disprezzati dagli altri. Chi si ha meritato l'inferno, merita d'essere calpestato da' demonii per sempre. Gesu-Cristo vuole che impariamo da lui ad essere mansueti ed umili

 di cuore: "Discite a me, quia mitis sum, et humilis corde" (Matth. 11. 29). Molti sono umili di bocca, ma non di cuore. Dicono: "Io sono il peggiore di tutti: merito mille inferni". Ma poi se uno li riprende, o lor dice una parola che non piace, si voltano con superbia. Questi fanno come i ricci,6 che subito che son

- 301 -

 

toccati, si fanno tutti spine. Ma come? voi dite che siete il peggiore di tutti e poi non potete soffrire una parola? Il vero umile, dice S. Bernardo,7 si stima vile e vuol essere riputato vile anche dagli altri.

 

Per I. dunque, se volete esser vero umile, quando ricevete qualche ammonizione, ricevetela con pace e ringraziate chi v'ammonisce.8 Dice il Grisostomo9 che il giusto, quando è corretto, si duole dell'errore commesso; ma il superbo si duole che sia conosciuto l'errore. I santi anche quando son incolpati a torto, non si difendono, se non quando la difesa è necessaria per evitare lo scandalo degli altri, altrimenti tacciono e tutto offeriscono a Dio.

 

Per 2. allorché ricevete qualche affronto, soffritelo con pazienza ed accrescete l'amore a chi vi disprezza. Questa è la pietra paragone per conoscere, se una persona è umile e santa. Se ella si risente, ancorché facesse miracoli, dite ch'è canna vacante. Dicea il Padre Baldassarre Alvarez10 che il tempo delle umiliazioni è tempo di guadagnare tesori di meriti. Guadagnerete più in ricever con pace un disprezzo, che se faceste dieci digiuni in pane ed acqua. Son buone le umiliazioni, che facciamo da per noi [davanti]11 agli altri, ma molto più vale l'accettar le umiliazioni che dagli altri vengono fatte a noi, perché in queste vi è meno del nostro, e vi è più di Dio; onde vi è assai maggior profitto, se lo sappiamo soffrire. Ma che sa fare un cristiano, se non sa soffrire un disprezzo per Dio? Quanti disprezzi Gesu-Cristo ha sofferti per noi? schiaffi, derisioni, flagelli, sputi in faccia? Eh se portassimo amore a Gesu-Cristo, non solo non faressimo12 risentimento negli affronti, ma ce ne compiaceressimo,13 vedendoci disprezzati, come fu disprezzato Gesu-Cristo.

 

 

 

Adesso ….probabilmente hai capito molto bene perché Dio non ti e non ci ascolta ……

….perciò, da oggi invece di chiederci perché Dio non ci ascolta domandiamoci perché noi non lo ascoltiamo ….cioè domandiamoci perché siamo poco obbedienti e poco umili ………

 

 

D. Tullio


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21 marzo 2009
GESU' L'AGNELLO DI DIO IL SALVATORE DEL MONDO
 
EBREI PER GESU'
 
GESU' L'AGNELLO DI DIO IL SALVATORE DEL MONDO
 
Riflessione di Simone Oren esperto nelle Sacre Scritture
 
 
 
 
 
====================================
 
Dall'Angelo del Signore sappiamo che Gesù  è nato in questo mondo
per salvare il suo popolo dai suoi peccati.
 
 
"Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria,
la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché lui salverà il suo popolo da tutti i suoi peccati".
(Matteo; 1: 20-21)
Gesù era senza peccato, ma quando venne il tempo si recò da Giovanni il Battezzatore,
con umiltà, ma Giovanni in virtù dello Spirito Santo, sapeva che Gesù era senza peccato e Santo
e non voleva battezzarlo.
 
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne fino al fiume Giordano e si avvicinò a Giovanni per farsi battezzare da lui.
Ma Giovanni non voleva e cercava di convincerlo dicendo: - Sono io che avrei bisogno di essere battezzato da te; e tu invece vieni da me?
Ma Gesù rispose:
 Lascia fare, per ora. Perché è bene che noi facciamo così la volontà di Dio sino in fondo.
Allora Giovanni accettò.
(Matteo; 3: 13-15)
 
Comunque Gesù risalì subito dall'acqua, perché non aveva peccati da confessare.
 
Appena battezzato, Gesù usci dall'acqua. All'improvviso il cielo si aprì, ed egli vide lo Spirito di Dio il quale,
 come una colomba, scendeva su di lui.
E dal cielo venne una voce: "Questo è il Figlio mio, che io amo. Io l'ho mandato".
(Matteo; 3: 16-17)
 
Qualche giorno dopo Giovanni testimonierà che Gesù è il Messia il Figlio di Dio.
 
Il giorno dopo, Giovanni vede Gesù venire verso di lui, e dice: "Ecco l'Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo.
parlavo di lui quando dicevo: dopo di me viene uno che è più grande di me, perché esisteva già prima di me.
 Anch'io non lo conoscevo, tuttavia Dio mi ha mandato a battezzare con acqua, per farlo conoscere al popolo d'Israele".
Poi Giovanni portò questa testimonianza: "Ho visto lo Spirito di Dio scendere come colomba dal cielo, e rimanere sopra di lui.
Anch'io non lo conoscevo quando Dio mi mandò a battezzare con acqua, ma Dio mi disse:
 "Vedrai lo Spirito scendere e fermarsi su un uomo - è lui che battezzerà con Spirito Santo".
Ebbene, io l'ho visto accadere, e posso testimoniare che Gesù è il Figlio di Dio".
Il giorno seguente Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli. passò Gesù.
Giovanni lo guardò e disse: "Ecco l'Agnello di Dio".
(Giovanni; 1: 29-36)
 
Gesù insegnò che era il Pane Celeste.
 
Io sono il pane che dà la vita. I vostri antenati, nel deserto, mangiarono la manna e poi morirono ugualmente;
invece, il pane venuto dal cielo è diverso: chi ne mangia non morirà.
 
 Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre.
Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita.
( Giovanni; 6: 48- 51)
 
Gesù poi la notte che fù tradito celebrò la Pasqua con i suoi Apostoli e completò l'insegnamento di questa verità.
 
Quando venne l'ora per la cena pasquale, Gesù si mise a tavola con i suoi apostoli. Poi disse loro:
"Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi prima di soffrire. Vi assicuro che non celebrerò più la Pasqua,
fino a quando non si realizzerà nel regno di Dio". Poi Gesù prese un calice, ringraziò Dio e disse:
"Prendete questo calice e fatelo passare tra di voi. Vi assicuro che da questo momento non berrò più vino fino a quando non verrà il regno di Dio".
 Poi prese il pane, fece la preghiera di ringraziamento, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse:
"Questo è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria di me". Allo stesso modo,
 alla fine della cena, offrì loro il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue, offerto per voi".
(Luca; 22: 14-20)
 
Citazioni Bibbia Tilc
 



 

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23 dicembre 2008
QUANDO VERRA' IL REGNO DI DIO ?
 
QUANDO VERRA' IL REGNO DI DIO ?
 
 
 
 
 
 
LUCA: 17, 20-37
 
 
17:20 Interrogato poi dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà:
17:21 "Eccolo qui", o "eccolo là"; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi".
17:22 Disse pure ai suoi discepoli: "Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, e non lo vedrete.
17:23 E vi si dirà: "Eccolo là", o "eccolo qui". Non andate, e non li seguite;
17:24 perché com'è il lampo che balenando risplende da una estremità all'altra del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno.
17:25 Ma prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia respinto da questa generazione.
17:26 Come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà ai giorni del Figlio dell'uomo.
17:27 Si mangiava, si beveva, si prendeva moglie, si andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell'arca, e venne il diluvio che li fece perire tutti.
17:28 Similmente, come avvenne ai giorni di Lot: si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si costruiva;
17:29 ma nel giorno che Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece perire tutti.
17:30 Lo stesso avverrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo sarà manifestato.
17:31 In quel giorno, chi sarà sulla terrazza e avrà le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così pure chi sarà nei campi non torni indietro.
17:32 Ricordatevi della moglie di Lot.
17:33 Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà.
17:34 Io vi dico: in quella notte, due saranno in un letto; l'uno sarà preso, e l'altro lasciato.
17:35 Due donne macineranno assieme; l'una sarà presa e l'altra lasciata.
17:36 [Due uomini saranno nei campi; l'uno sarà preso e l'altro lasciato.]"
17:37 I discepoli risposero: "Dove sarà, Signore?" Ed egli disse loro: "Dove sarà il corpo, là pure si raduneranno le aquile".
 

da: La Sacra Bibbia "Nuova Riveduta sui testi originali"
Copyright © 1994, Società Biblica di Ginevra - CH-1211 Ginevra

 

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23 dicembre 2008
DIO NON E' IL DIO DEI MORTI MA DEI VIVI
 
STUDIO BIBLICO
A cura di Giuliano Lattes e Martino Gerber
 
DIO NON E' IL DIO DEI MORTI MA DEI VIVI
___________________________________________
 
VANGELO SECONDO SAN LUCA: 20, 34-40
 
[34]Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;
[35]ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito;
 [36]e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 [37]Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
[38]Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». [39]Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene».
 [40]E non osavano più fargli alcuna domanda.
 
 

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