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letteratura
10 aprile 2009
IL LIBRO DI AUGIAS-MANCUSO
 
 

Gesù non si trova vagliando pro e contro
 


n. 84 del 2009-04-08 pagina 0

di Luca Doninelli

I libri più dannosi che esistano - e dannosi perché profondamente stupidi - sono quelli nei quali, su un tema fondamentale dell’esistenza, vengono presentate due tesi opposte per alimentare l’illusione (di chi ha voglia di farsi illudere) che gli argomenti pro e contro, messi su un piatto, possano consentire al lettore di operare la sua scelta.

Io credo che nessuno sia così sciocco da credere a queste cose, perché cinquemila anni di lavorìo intellettuale per costruire l’Occidente non si gettano via così. Tuttavia vengo smentito dal fatto che questi libri esistono, come dimostra Disputa su Dio e dintorni, un libro che l’editore (Mondadori, pagg. 270, euro 18,50) mi invia sapendo che ci cascherò e scriverò qualcosa. Come infatti avviene. Il libro è stato scritto a quattro mani dal teologo Vito Mancuso e dal giornalista culturale Corrado Augias. La foto sul retro ci presenta i due autori. La faccia di Augias (forse deformata alla ricerca di un’espressione intelligente: càpita a tutti) vuole dirci chiaramente che Dio non esiste e poche storie, quella di Mancuso lascia intendere che forse non è detta l’ultima parola.

Ma la storia dei testi a due tesi fa parte della storia del relativismo e dello scetticismo, con una delle due tesi destinata a prevalere sull’altra non per motivi di contenuto, non cioè perché una tesi sia migliore dell’altra, bensì per qualcosa che precede ogni contenuto, per un motivo cioè essenzialmente formale.

La forma di un libro coincide col suo destino. Due tesi presentate in modo neutro e contrapposte non si presentano al lettore senza chiedergli nulla: gli chiedono molto, anzi, e precisamente di sintonizzare la propria libertà sulla lunghezza d’onda di quella neutralità. La libertà del lettore deve essere il più neutra possibile: legge la tesi “a”, legge la tesi “b” e poi decide a seconda delle proprie inclinazioni.

Ma chi ha inclinazione per la tesi “b”, e cioè per le ragioni della fede, sa che non è questo il modo di usare la libertà, e perciò non può essere interessato a un libro come questo. Chi seguì Gesù Cristo non vagliò i pro e i contro, e chi, quasi certamente, lo fece, fu lo stesso che Lo tradì.

Un libro come questo è destinato agli scettici, a chi sa già in cuor suo che Augias ha ragione. Capisco tutti quei cattolici preoccupati di riposizionare il cattolicesimo e la Chiesa in un mondo che li ha già dichiarati inutili una volta conclusa la loro funzione anticomunista. Molti di loro credono in questo tipo di libri, pensano che sia un modo di dialogare oltretutto abbastanza vistoso.

Ma il dialogo presuppone un profondo interesse per l’altro, una stima antropologica che Augias ha già dimostrato di non avere. Né si scorge, in queste pagine, alcun ravvedimento in tal senso. Resta da domandarsi se un uomo di fede non debba ritenere più utile impiegare il tempo per scrivere un altro genere di libri.


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21 marzo 2009
VITO MANCUSO CONTRO CORRADO AUGIAS
 
 VITO MANCUSO CONTRO CORRADO AUGIAS

Non sarebbe difficile opporre un sostenuto fuoco di sbarramento all’ultimo libro di Corrado Augias, scritto insieme allo storico Remo Cacitti. Partiamo dall’incipit di Augias:

“Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione”. Come spiegare allora il suo ripetuto contrapporre in Matteo 5 “avete inteso che fu detto… ma io vi dico”, laddove il fu detto si riferisce alla religione ebraica e l’io vi dico al suo nuovo insegnamento?

Ancora Augias: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa”. Come spiegare allora il “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (Matteo 16,18)?

 Ancora: “Mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva”. Come spiegare allora quando dice di “essere venuto per dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45) e quando nell’ultima cena pronuncia sul calice le note parole “questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,28)?

Ancora: “Mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona”. Come spiegare allora “io e il Padre siamo una sola cosa” (Giovanni 10,30) o anche “io sono nel Padre e il Padre è in me” (Giovanni 14,10)?

Ancora: “Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore”. Come spiegare allora “se uno non è generato da acqua e da spirito non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3,5)?

Ancora: “Non ha mai istituito una gerarchia ecclesiastica finché fu in vita”. Come spiegare allora la vera e propria struttura piramidale data da folla, 72 discepoli, 12 apostoli, 3 apostoli più vicini (Pietro, Giacomo, Giovanni), infine il solo Pietro (“a te darò le chiavi del regno dei cieli”, da cui la popolare immagine di san Pietro portinaio del paradiso)?

Ancora: “Mai ha parlato di precetti, norme”. Come spiegare allora il testo menzionato dallo stesso Augias “non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti, non sono venuto ad abolire ma a dare compimento”, che poi continua: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, sarà considerato minimo nel regno dei cieli” (Matteo 5,17 e 19)?

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Un tale fuoco di sbarramento, prodotto qui per le prime dieci righe di Augias (a parte l’affermazione “non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio”, cui è obiettivamente impossibile contrapporre una frase di Gesù o a lui attribuita), potrebbe continuare per i testi di Cacitti. Due esempi al riguardo: 1) non è vero quanto affermato a pag. 213, cioè che “nei lezionari il testo dell’Apocalisse di Giovanni non compare mai”, si veda come esempio del contrario la prima lettura della messa di Tutti i Santi; 2) è altrettanto inesatto dire che il documento del Vaticano II che apre alla libertà religiosa sia la Nostra aetate, come si legge a pag. 246, perché il documento conciliare al proposito è la Dignitatis humanae (la Nostra aetate si occupa delle religioni non cristiane, come mostra di sapere bene Augias nell’intervento successivo). Sono due piccole inesattezze che a mio avviso svelano una determinata impostazione concettuale, quale si riflette sia nella valutazione dell’apocalittica (la cui scomparsa per Cacitti è un male da attribuire alla Chiesa post-costantiniana) sia nella valutazione dell’attuale pontificato, interpretato come “restaurazione confessionale” che minaccia la libertà religiosa (si può essere d’accordo su qualche aspetto di restaurazione, ma non si può onestamente negare a Benedetto XVI una continua e decisa azione a favore della libertà religiosa).

Tale fuoco di sbarramento però lo ritengo un’operazione sostanzialmente inutile, che non farebbe che riproporre uno scontro che dura da tempo senza che il pensiero proceda anche solo di un po’. Dietro le affermazioni di Augias riportate sopra vi sono infatti decenni di studi e di pubblicazioni specialistiche nel campo biblico, che Augias divulga con l’efficacia a tutti nota. Non è lui, sono autorevoli esegeti e teologi a sostenere che Gesù non volle fondare una nuova religione, né una Chiesa, né una morale, né una liturgia, e a separare nettamente sulla base di accurati studi il “Gesù della storia” (Yehoshua ben Yosef) dal “Cristo della fede” (la seconda persona della Trinità), ritenendo quest’ultimo una costruzione successiva, e illegittima, della Chiesa. È la medesima prospettiva sostenuta da Remo Cacitti: “Condivido la tesi che Gesù non avesse intenzione di fondare una Chiesa, tanto meno una religione diversa dal giudaismo da lui professato” (pag. 152), sicché “Paolo può essere considerato il vero fondatore del cristianesimo” (pag. 46). Il che significa che ovviamente non sarebbe difficile, per Augias, Cacitti e in genere i sostenitori della prospettiva che io chiamo “separazionista”, contrapporre ai testi da me citati sopra (ritenuti tardive aggiunte della comunità) altri testi evangelici considerati ben più originari, i soli autentici ipsissima verba Jesu. Questo è lo stato dell’arte, e non c’è nessuna possibilità di chiarirsi veramente le idee se si rimane al livello della critica storica e letteraria: tra le migliaia di versetti biblici ciascuno si sceglie quelli che più gli fanno comodo e li interpreta in conformità alle sue tesi. La frammentazione odierna del mondo protestante, di quel cristianesimo che a partire da Lutero ha voluto basarsi sulla sola Scrittura, è sotto gli occhi di tutti a palese dimostrazione dell’incapacità della Bibbia di produrre interpretazioni unitarie e unificanti.

In questa prospettiva il mio vero disaccordo con Augias, per stare sempre alla prima efficacissima pagina del libro, consiste nel fatto che ha presentato le sue affermazioni su Gesù come “incontestabili verità”, mentre si tratta solo di tesi certamente documentate ma quanto mai contestabili, e in effetti contestate da parte di esegeti e teologi autorevoli tanto quanto lo sono quelli sui quali Augias basa le sue argomentazioni. E sempre a proposito di forzature, mi sembra che siano definibili come tali anche le parole che Cacitti riserva al libro su Gesù di Joseph Ratzinger, dove si sostiene ovviamente la piena corrispondenza tra il Gesù della storia e il Cristo della fede. Di tale libro infatti Cacitti afferma che “basta leggerne l’introduzione” per capire che “l’obiettivo dichiarato del saggio è di tornare molto indietro, a prima degli studi storico-critici su Gesù”, per poi liquidarlo come “un esercizio mistico o forse spiritualistico” (pag. 39). Mi permetto di osservare, per amore di verità e senza il minimo desiderio di far parte della folta schiera degli apologeti di palazzo, due cose: 1) che l’obiettivo del testo papale non è tornare indietro ma procedere oltre gli studi storico-critici, avendo preso atto dell’impasse a cui ha condotto l’analitica ricerca storico-critica, cioè a quella “discussione continua e senza fine della storia delle tradizioni e delle redazioni” di cui parla uno dei più importanti esegeti del ‘900, Rudolf Schnackenburg, e di cui il conflitto di testi biblici presentato sopra è un piccolissimo saggio; 2) che come la storiografia ha un suo statuto epistemologico che va capito e rispettato, allo stesso modo ce l’ha la teologia cui il lavoro di Joseph Ratzinger appartiene, che non è serio definire “esercizio mistico o forse spiritualistico”. Sono cose del resto che lo stesso Cacitti dimostra di sapere bene, come quando a pag. 33 riconosce che vi sono esperienze non misurabili storicamente senza che ciò significhi “che esse non abbiano consistenza” perché “ce l’hanno su un altro piano”. Ma allora perché denigrare questo “altro piano” come “spiritualistico” qualche pagina dopo? Solo perché si tratta del libro di un papa che Cacitti dimostra di non amare particolarmente?

 

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Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti  
 Premessa

                                                      CHE COSA GESÙ NON HA DETTO

Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito.
Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.

In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

© 2008, Mondadori

Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 21/3/2009 alle 3:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
15 novembre 2008
CORRADO AUGIASUN ALTRO LIBRO CONTRO GESU' MA INTOVIGNE LO SMASCHERA
 

Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti  

“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”

È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.

Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.

Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo. 
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!


Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.

La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.  

Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.


Le prime pagine

                                                                       Premessa

                                                      CHE COSA GESÙ NON HA DETTO


Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.

In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

© 2008, Mondadori

Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008 
ISBN 978-88-04-58303-5


Gli autori


Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico. 
Le opere di Corrado Augias su Wuz

Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz


25 settembre 2008
 
 
Di Grazia Casagrande
 
 

Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti

di Massimo Introvigne

imgLa fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.

Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.

Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.

Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.

Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.

Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.

A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm

 

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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 15/11/2008 alle 4:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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