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CULTURA
29 aprile 2009
Precisazioni su Cristo e la sua sofferenza
 

Precisazioni su Cristo e la sua sofferenza:

1) Cristo non è persona insieme divina e umana. Mi pare radicalmente eretico affermare che è persona umana e divina .Cristo è solo e unicamente Persona divina: ma ha una natura divina e una natura umana.

CCC 612 Il calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo se stesso, 475 in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nell'agonia al Getsemani 476 facendosi « obbediente fino alla morte » (Fil 2,8). 477 Gesù prega: « Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! » (Mt 26,39). Egli esprime così l'orrore che la morte rappresenta per la sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è destinata alla vita eterna; in più, a differenza della nostra, è perfettamente esente dal peccato 478 che causa la morte; 479 ma soprattutto è assunta dalla Persona divina dell'« Autore della vita », 480 del « Vivente ». 481 Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, 482 Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per « portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce » (1 Pt 2,24).

616 È l'amore sino alla fine 495 che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo. Egli ci ha tutti conosciuti e amati nell'offerta della sua vita. 496 « L'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti » (2 Cor 5,14). Nessun uomo, fosse pure il più santo, era in grado di prendere su di sé i peccati di tutti gli uomini e di offrirsi in sacrificio per tutti. L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti.

626 Poiché l'« Autore della vita » che è stato ucciso 516 è anche il Vivente che « è risuscitato », 517 necessariamente la Persona divina del Figlio di Dio ha continuato ad assumere la sua anima e il suo corpo separati tra di loro dalla morte:

« La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo l'anima è stata separata dalla carne; poiché il corpo e l'anima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo; e nella morte, sebbene separati l'uno dall'altra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo ». 518

CCC 252
La Chiesa adopera il termine “sostanza” (reso talvolta anche con “essenza” o “natura”) per designare l'Essere divino nella sua unità, il termine “persona” o “ipostasi” per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine “relazione” per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une alle altre.

Concilio di Efeso (431)
CCC 466
L'eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. In contrapposizione ad essa san Cirillo di Alessandria e il terzo Concilio Ecumenico riunito a Efeso nel 431 hanno confessato che “il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un'anima razionale, si fece uomo” [Concilio di Efeso: Denz. -Schönm., 250]. L'umanità di Cristo non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio di Dio, che l'ha assunta e fatta sua al momento del suo concepimento. Per questo il Concilio di Efeso ha proclamato nel 431 che Maria in tutta verità è divenuta Madre di Dio per il concepimento umano del Figlio di Dio nel suo seno; “Madre di Dio. . . non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne” [Concilio di Efeso: Denz. -Schönm., 250].

Concilio Efesino

Lettera II di s. Cirillo alessandrino a Nestorio

“Così, diciamo che egli ha sofferto ed è risuscitato, non che il Verbo di Dio ha sofferto nella propria natura le percosse, i fori dei chiodi, e le altre ferite (la divinità, infatti non può soffrire, perché senza corpo); ma poiché queste cose le ha sopportate il corpo che era divenuto suo, si dice che egli abbia sofferto per noi: colui, infatti, che non poteva soffrire, era nel corpo che soffriva. Allo stesso modo spieghiamo la sua morte. Certo, il Verbo di Dio, secondo la sua natura, è immortale, incorruttibile, vita, datore di vita; ma, di nuovo, poiché il corpo da lui assunto, per grazia di Dio, come dice Paolo, ha gustato la morte per ciascuno di noi, si dice che egli abbia sofferto la morte per noi. Non che egli abbia provato la morte per quanto riguarda la sua natura (sarebbe stoltezza dire o pensare ciò), ma perché, come ho detto poco fa, la sua carne ha gustato la morte. Così pure, risorto il suo corpo, parliamo di resurrezione del Verbo; non perché sia stato soggetto alla corruzione - non sia mai detto - ma perché è risuscitato il suo corpo.

Concilio Efesino canoni

" Diciamo che Cristo
ha sofferto non per il fatto che Dio Verbo ha sofferto nella sua natura,
o abbia ricevuto piaghe o transfissione di chiodi (infatti Dio incorporeo
è fuori della passione) ma poiché quel corpo che è proprio di Lui stesso
ha sopportato questo, perciò tutte queste cose si dice che le ha sofferte.
Era infatti in quel corpo che soffriva, Dio che non poteva soffrire. E allo
stesso modo intendiamo la sua morte , infatti naturalmente Egli è Immortale
e incorruttibile , è vita e vivificante"(cap.14)

Concilio di Calcedonia (451)
CCC 467
I monofisiti affermavano che la natura umana come tale aveva cessato di esistere in Cristo, essendo stata assunta dalla Persona divina del Figlio di Dio. Opponendosi a questa eresia, il quarto Concilio Ecumenico, a Calcedonia, nel 451, ha confessato:

«Seguendo i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l'umanità, “simile in tutto a noi, fuorché nel peccato” (Eb 4,15), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l'umanità.
Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi» [Concilio di Calcedonia: Denz. -Schönm., 301-302].

Concilio di Costantinopoli II (553)
CCC 468
Dopo il Concilio di Calcedonia, alcuni fecero della natura umana di Cristo una sorta di soggetto personale. Contro costoro, il quinto Concilio Ecumenico, a Costantinopoli, nel 553, ha confessato riguardo a Cristo: vi è “una sola ipostasi [o Persona].. ., cioè il Signore nostro Gesù Cristo, Uno della Trinità ” [Concilio di Costantinopoli II: Denz. -Schönm., 424]. Tutto, quindi, nell'umanità di Cristo deve essere attribuito alla sua Persona divina come al suo soggetto proprio, [Cf già Concilio di Efeso: Denz. -Schönm., 255] non soltanto i miracoli ma anche le sofferenze [Cf Concilio di Costantinopoli II: Denz. -Schönm., 424] e così pure la morte: “Il Signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria e Uno della Santa Trinità” [Cf Concilio di Costantinopoli II: Denz.- Schönm., 424].

2) Cristo non era soggetto al patire quanto alla sua divinità ma solo ed unicamente quanto all’umanità (DH 166, 196s, 293s,297,300, 318, 367, 442,492, 504, 635,681, 801, 852, 2529); coloro che affermavano che Cristo soffrì anche quanto alla divinità erano gli eretici teopaschiti.

S. Tommaso afferma (S. Th. III q. 16 a. 8) “..Ea vero de quibus suspicari non potest quod divinae personae conveniant secundum seipsam, possunt simpliciter dici de christo ratione humanae naturae, sicut simpliciter dicimus Christum esse passum, mortuum et sepultum. ..” Quelle cose delle quali non si può sospettare che convengano alla divina Persona secondo sé stessa, possono dirsi semplicemente di Cristo secondo la natura umana.

Oggi però, aggiungo io, appunto per il fatto che ci sono alcuni che affermano falsamente che la natura divina soffra e sia mortale penso che sia bene precisare che Cristo ha sofferto ed è morto in quanto uomo

Dicendo questo noi seguiamo addirittura s. Pietro che afferma

1Pietro 4:1 Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti

E aggiunge più avanti S. Tommaso (S. Th. III q. 16 a. 8) “..Unde et ipse postea alibi subdit, ipsa una hypostasis, scilicet Christi, et increata est deitate, et creata est humanitate..” Cioè egli (s. Giov. Damasceno) successivamente in un altro luogo aggiunge (subdit) che la stessa unica ipostasi (Persona) è increata secondo la divinità e creata secondo l’umanità. Perciò è s. Tommaso stesso che mi ha invitato a fare quello che ho fatto.

Nota che anche s. Tommaso parla di Cristo secondo la natura umana e secondo la natura divina

“Sed utrum ad christum, secundum quod homo est, mittatur filius invisibiliter, vel spiritus sanctus visibiliter vel invisibiliter, dubium Est.

Più direttamente s. Tommaso usa la mia stessa terminologia in questi testi “Ad primum ergo dicendum, quod christus, secundum quod homo, est causa meritoria nostrae justificationis; sed secundum quod deus, est causa influens gratiam.”(In IV Sent d. 1 q. 1 a. 4 qc 4 ad 1m )

Ad secundum dicendum, quod redemptor dicitur dupliciter. Uno modo propter usum potestatis auctoritativae in absolvendo a peccato, et sic christus secundum quod deus, redemptor Est. Alio modo propter effectum humilitatis; et sic competit ei secundum quod homo, inquantum per humilitatem passionis nobis remissionem meruit peccatorum; et hoc pertinet ad potestatem excellentiae, ut dictum Est. .”(In IV Sent d. 5 q. 1 a. 1 ad 2m )

3) Per concludere: Benedetto XIV nella professione di fede da lui inviata agli orientali ha scritto

“ Venero …. il Concilio Calcedonese , quarto nell’ordine, e credo cioè che in esso è stato definito contro Eutiche e Dioscoro …. che l’unico e medesimo Figlio di Dio Signore nostro Gesù Cristo è perfetto nella divinità e nella umanità, vero Dio e vero uomo di corpo e anima razionale, consustanziale al Padre per la divinità e a noi consustanziale per l’umanità ….. Cristo Figlio di Dio che deve essere riconosciuto in due nature in modo: inconfuso, indiviso, inseparabile, immutabile senza che l’unione tolga la differenza delle nature ma piuttosto salva la proprietà di ciascuna natura concorrente in una persona …. Inoltre (credo ) che la divinità di Cristo nostro Signore, secondo la quale è consostanziale al Padre e allo Spirito Santo, è impassibile e immortale, e che lo stesso inoltre è stato crocifisso ed è morto solo secondo la carne, come parimenti è stato definito nel detto Concilio (Calcedonese) ….. per la cui definizione è condannata l’empia eresia di coloro che che al Trisagio consegnato dagli angeli e proclamato nel Concilio predetto “Santo Dio, santo forte, santo immortale” aggiungevano, “che è stato crocifisso per noi” e così dichiaravano mortale e passibile la divina natura delle Tre Persone”.(DH 2529)

Qui è proprio il Magistero che parla di Cristo secondo la divinità e secondo la carne (umanità) .

D. Tullio


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 29/4/2009 alle 11:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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